La laurea in giornalismo

Con decreto 11 aprile 1996 (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale
n. 140 del 17 giugno 1996), il ministro della Università, sentito il
Cun (Consiglio universitario nazionale) e l'Ordine nazionale dei
giornalisti, ha varato la laurea «lunga» in giornalismo, mandando in archivio quella «breve» varata con decreto 31 ottobre 1991.
I corsi in giornalismo (quinquennali) partiranno nell'autunno del 1997
nell'ambito delle Facoltà che hanno corsi di laurea in Scienze della
Comunicazione. L'università italiana ha quindi individuato i saperi
scientifici e tecnici della professione giornalistica. Gli insegnamenti
costitutivi dell'indirizzo in giornalismo comprendono storia del
giornalismo, diritto dell'informazione e della comunicazione, teoria e
tecniche del linguaggio giornalistico, teoria e tecniche del linguaggio
radiotelevisivo, teoria e tecniche dei nuovi media, economia della
comunicazione, economia e gestione delle imprese di comunicazione,
teoria e politica dello sviluppo, relazioni internazionali, storia
delle istituzioni politiche, metodologia e tecniche della ricerca
sociale, etica e deontologia della comunicazione, lingua italiana.
Negli insegnamenti opzionali figurano, tra l'altro, editoria
multimediale, storia della radio e della televisione, metodi e tecniche
di produzione grafica, storia critica del cinema, storia e tecnica
della fotografia. I programmi prevedono anche una pratica guidata che
abbraccia attività di laboratorio e di esercitazione, seminari
professionali, stages di formazione con inizio dal terzo anno e per una
durata di 18 mesi ("nel rispetto delle leggi sull'accesso alla
professione giornalistica"). I futuri laureati in giornalismo
sosterranno, quindi, automaticamente l'esame di Stato per
l'abilitazione all'esercizio professionale.

Va detto, però, che le scuole, sorte a partire dal 1977 (la prima a
Milano su iniziativa dell'Ordine della Lombardia e della Regione
Lombardia), hanno individuato un nucleo di saperi tecnici e scientifici
che danno sostanza alla professione giornalistica. Queste scuole
(Ifg-Milano, Cattolica Milano, Ifg-Bologna, Ifg-Urbino, Rai Perugia,
Luiss Roma) avranno un futuro: formeranno, con un corso biennale,
giornalisti laureati in altre discipline. Appare naturale, quindi, la
collaborazione tra gli Ifg e l'Università così come è stata prefigurata
dal Decreto ministeriale 11 aprile 1996 che ha dato disco verde alla
laurea in giornalismo.

E' il caso di sottolineare che i cittadini possono essere tutelati
dai giornalisti che tengono comportamenti riprovevoli sul piano etico
non abolendo la legge del 1963 ma in un solo modo: creando strumenti
adeguati che formino i giornalisti. Il vero e unico fine dei corsi
universitari di giornalismo è la tutela del cittadino,
dell'informazione e della democrazia dalle insidie della nostra
professione. Chi aspira a lavorare in un giornale o in tv va formato
alla professione del giornalista. I cittadini devono essere
salvaguardati dai giornalisti che operano nel disprezzo della
deontologia e delle leggi. Il giornalista esercita un potere enorme.
Questo ruolo presuppone che il giornalista abbia una preparazione di
primissimo livello tale da consentirgli di resistere anche alle
«manipolazioni» di chi ha il potere politico, giudiziario ed economico
e di servire con lealtà e competenza il suo unico padrone: il lettore.

I corsi universitari in giornalismo e l'Ordine (concepito dal Codice
civile come ente che organizza la professione) sono il mezzo
indispensabile per raggiungere il fine delle garanzie da offrire ai
cittadini lettori e telespettatori. Tutelando i cittadini,
l'informazione e la democrazia, è ovvio che si tutela anche il
giornalista, cioè il soggetto che è fonte dell'informazione. Dobbiamo
dire che, a fronte della professione giornalistica affermata per legge,
era assurdo e sbagliato che non ci fosse un corso di laurea in
giornalismo; era assurdo e sbagliato che il corso di laurea non fosse
nato nel 1963 in concomitanza con la nascita dell'Ordine. Il
legislatore per tanti decenni ha dormito sul problema cruciale della
formazione dei giornalisti: si va in effetti dall'Università
all'Ordine. Un Ordine dei Giornalisti senza laurea in giornalismo è un
controsenso, perché tutte le professioni intellettuali specifiche
nascono in Università. Va affermata la centralità del cittadino nel
sistema dell'informazione: il diritto del cittadino a ricevere una
informazione corretta va di pari passo con la formazione di giornalisti
che conoscono i saperi scientifici e tecnici della professione così
come sono stati individuati dalla Università. La laurea in giornalismo
e l'Ordine sono i mezzi indispensabili per garantire i diritti dei
cittadini a una informazione corretta nonché per rafforzare, quindi, la
stessa informazione e la democrazia italiana.