La professione giornalistica nell'ordinamento giuridico italiano: i giornalismi

La legge istitutiva dell'Ordine (n. 69/1963) riconosce (all'articolo 34) tre figure di giornalisti: a)
della carta stampata (quotidiani e periodici); b) della radio; c) della
televisione. Il Regolamento di esecuzione della legge professionale
(Dpr n. 115/1965 così come modificato dai Dpr n. 212/1972 e n.
649/1976) ha introdotto le figure giornalistiche dei
tele-cine-foto-operatori (inseriti anche nell'articolo 27 della
legge-bis sull'editoria n. 67/1987) e dei grafici (previsti anche
dall'articolo 42 del Contratto nazionale di lavoro giornalistico). Il
contratto nazionale di lavoro giornalistico si applica ai giornalisti
fotocinereporter e telecineoperatori: l'articolo 34 del Dpr 115/1965
dice che i telecinefotoperatori "svolgono la loro attività per organi
di informazione attraverso immagini che completano o sostituiscono
l'informazione scritta"».

E' riconosciuta altresì come attività giornalistica quella compiuta: a) dal disegnatore (Corte d'Appello di Roma, sentenza 22 novembre 1944 in Luigi Caiazza, I rapporti di lavoro dei giornalisti, pag. 39; Trib. Roma, 4 settembre 1963, in Giur.It.,
1964, 463). Che la figura del disegnatore rientri nella concezione
tradizionale del giornalismo si evince anche dalla sua espressa
menzione nei più antichi contratti collettivi (14.12.1919; 1.10.1925;
5.3.1928 e 2.2.1932) nei quali, a differenza che nei successivi,
esistevano più precisi riferimenti alla mansione (in Domenico D'Amati, Il lavoro del giornalista, Cedam 1989, pag. 53); b)
dal vignettista (Trib. Venezia. 8 aprile 1974, Manzi c. Soc. Edit. San
Marco; Cassazione civile-Sezione Lavoro, 20 ottobre 1978, sentenza n.
4761 in Pietro Zanelli, Il contratto dei giornalisti, Zanichelli 1980, pag. 28 e in Domenico D'Amati, Il lavoro dei giornalisti, Cedam 1989, pag. 53).

Il giornalismo «grafico» è menzionato in non poche
sentenze della Cassazione civile tra le quali ricordiamo quelle n.
6574/1981; n. 552/1988; n. 4547/1990 e n. 536/1993 in cui è affermato
che il messaggio del giornalista può essere «scritto, verbale, grafico, visivo». La sentenza n. 3849/1984 rileva che il «discorso» comunicativo con il pubblico è costituito da «una composizione di elementi significativi (parole, immagini, segni in genere)». I quattro giornalismi - scritto, verbale, grafico, visivo - sono messi dalla Cassazione allo stesso livello.

La figura del redattore grafico è, come detto, solo nell'articolo 42 del vigente Contratto nazionale di lavoro giornalistico («Nelle
aziende che editano periodici la videoimpaginazione è opera esclusiva
del redattore grafico anche se si richiamano dal "magazzino" soluzioni
o schemi già catalogati. Le funzioni del redattore grafico sono
quelle inerenti la progettazione e realizzazione delle pagine secondo i
criteri tipici della sua professionalità. Le videostazioni devono
essere collocate all'interno delle redazioni e ad esse devono essere
adibiti solo redattori»). Il linguaggio grafico ha la stessa
dignità di quello alfanumerico e di quello delle immagini. La fonte
collettiva Contratto nazionale di lavoro giornalistico concepisce il
giornalista grafico come «progettista» (o «architetto») del giornale.

Con nota n. 68/1996 del 14 febbraio 1996 la Direzione regionale
delle entrate di Milano, rispondendo a un quesito posto dal presidente
dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, ha chiarito che, ai fini
della qualificazione fiscale, sono opere dell'ingegno (in base alla
legge n. 633/1941) tanto gli articoli quanto i servizi
telecinefotografici e i progetti grafici.