La professione giornalistica nell'ordinamento giuridico italiano: il direttore responsabile

La
propaganda referendaria grida che l'Ordine ha estorto ai cittadini il
diritto di assumere la direzione dei giornali. Si deve ripetere con la
Corte costituzionale (sentenze n. 98/1968 e n. 2/1971) questo
principio: «Le ragioni che rendono costituzionalmente legittimo
l'obbligo di iscrizione nell'Albo dei giornalisti, per i direttori o
vicedirettori responsabili, vanno ricercate nella esigenza di rendere
così possibile la vigilanza sulle attività svolte dai predetti da parte
dell'Ordine». L'etica è il cuore della professione e i direttori o
vicedirettori responsabili non possono essere svincolati
dall'osservanza delle norme deontologiche.

La figura del direttore responsabile è fissata nell'articolo 5 della
legge n. 47/1948 (o legge sulla stampa), che rinvia all'articolo 46
della legge n. 69/1963 sulla professione giornalistica. Il meccanismo
articolo 5 della legge n. 47/1948- articolo 46 della legge n. 69/1963 è
stato dichiarato legittimo dalla Corte costituzionale con la sentenza
n. 98/1968.

Il giornale è opera collettiva dell'ingegno di cui il direttore è
autore: questo principio è affermato dalla legge (n. 633) sul diritto
d'autore del 1941. Il ruolo del direttore è fissato, però, dal
Contratto nazionale. Dice l'articolo 6 del Contratto: "E' il direttore
che propone le assunzioni e, per motivi tecnico-professionali, i
licenziamenti dei giornalisti. Tenute presenti le norme dell'articolo
34 (Comitato di redazione), è competenza specifica ed esclusiva del
direttore fissare ed impartire le direttive politiche e
tecnico-professionali del lavoro redazionale, stabilire le mansioni di
ogni giornalista, adottare le decisioni necessarie per garantire
l'autonomia della testata, nei contenuti del giornale e di quanto può
essere diffuso con il medesimo, dare le disposizioni necessarie al
regolare andamento del servizio e stabilire gli orari (di lavoro)".

La legge sulla stampa del 1948 si limita a enunciare che "ogni
giornale o altro periodico deve avere un direttore responsabile" (art
3), che deve essere iscritto all'Albo dei giornalisti (art. 5). La
legge sulla stampa pone due obblighi al direttore: 1) è tenuto a fare
inserire gratuitamente nel giornale le rettifiche contenute entro il
limite di trenta righe (art. 8); 2) è tenuto a far inserire
gratuitamente nel giornale anche le sentenze quando il giudice
"pronuncia condanne per reato commesso mediante pubblicazione in un
periodico".

In base al Codice penale (articolo 57), il direttore risponde di
"omesso controllo" quando non impedisce che "con il mezzo della
pubblicazione siano commessi reati" (e se viene condannato, anche il
direttore risponde civilmente con l'autore dell'articolo incriminato e
in solido con il proprietario della pubblicazione e con l'editore, in
base all'articolo 11 della legge sulla stampa).

Dall'insieme delle norme citate e alla lettura degli articoli 6 e 44
(ultimo comma) del Contratto emerge l'anomalia italiana per quanto
riguarda il ruolo del direttore: gli organi societari non possono
mettere il dito nella struttura della redazione e nella fattura del
giornale una volta concordati con il direttore linea politica,
organizzazione e sviluppo del giornale. Gli accordi editore-direttore
devono essere "tali, in ogni caso, da non risultare in contrasto con le
norme dell'ordinamento della professione giornalistica e con quanto
stabilito dal contratto". Negli accordi editore-direttore evidentemente
non possono essere contenute clausole in contrasto con tali principi e
con i principi fissati dagli articoli 3 (che vieta le discriminazioni)
e 21 della Costituzione secondo il quale "la stampa non può essere
soggetta ad autorizzazioni o censure".

Nell'ambito del contratto, ad esempio, gli editori hanno assunto
l'impegno (articolo 44) a tenere separati chiaramente informazione e
messaggi pubblicitari e ciò "allo scopo di tutelare il diritto del
pubblico a ricevere una corretta informazione". I direttori, con la
nuova stesura dell'articolo 44 del contratto, "nell'esercizio dei
poteri previsti dall'articolo 6 sono garanti della correttezza e della
qualità dell'informazione anche per quanto attiene il rapporto tra
testo e pubblicità". Il direttore in conclusione attua la linea
politica concordata con l'editore, garantisce l'autonomia della testata
(e dei redattori) e anche la qualità dell'informazione.

Editore e direttore esprimono posizioni divergenti nell'impresa
editoriale. L'editore (che è quasi sempre il proprietario della
testata) rischia i capitali, gestisce l'azienda mirando naturalmente al
profitto, sceglie il mercato e la linea politica del giornale, nomina
il direttore. Il direttore, invece, si pone come punto di collegamento
tra editore e redattori e come garante della gestione della linea
politica fissata dall'editore.

Con la sentenza n. 98/1968, la Corte costituzionale ha, inoltre,
dichiarato che i pubblicisti possono svolgere le funzioni di direttore
responsabile di quotidiani e periodici al pari dei giornalisti
professionisti. La Corte di Cassazione (Cass. pen., 2 aprile 1971, in Riv. dir. sportivo,
1971, 121) ha stabilito esattamente la differenza fondamentale tra
pubblicisti e professionisti in base alla «professionalità esclusiva»
di questi ultimi, laddove i primi, pur svolgendo sempre un'attività non
occasionale e retribuita, possono anche esercitare altre professioni