Etica professionale

Le regole etiche, calate negli articoli 2 e
48 della legge n. 69/1963 sull'ordinamento della professione
giornalistica, sono il cuore dell'autonomia della professione: questo
principio viene affermato solennemente dall'articolo 1 del Contratto
nazionale di lavoro giornalistico. Dice l'articolo 1 del Contratto: «La
legge sull'ordinamento della professione giornalistica del 3 febbraio
1963 n. 69 garantisce l'autonomia professionale dei giornalisti e fissa
i contenuti della loro deontologia professionale specificando che "è
diritto insopprimibile dei giornalisti la libertà di informazione di
critica, limitata dall'osservanza delle norme di legge dettate a tutela
della personalità altrui ed è loro obbligo inderogabile il rispetto
della verità sostanziale dei fatti, osservati sempre i doveri imposti
dalla lealtà e dalla buona fede"». E' inconcepibile, infatti, una
professione senza etica. Se dovesse essere abrogata la legge del 1963,
i giornalisti si troverebbero privi della tutela giuridica della loro
autonomia. Dalla legge professionale si ricava che il giornalismo è da
concepire come informazione critica. Il giornalismo non può essere
confuso con il messaggio pubblicitario esplicito o indiretto. La
cornice legislativa conferisce, quindi, al giornalista il massimo grado
di libertà. E in tempi di concentrazioni editoriali illiberali sarebbe
delittuoso privare i giornalisti di uno strumento giuridico di difesa,
che «garantisce» la loro autonomia professionale.

La legge professionale (articoli 2 e 48) fissa le regole
deontologiche che i giornalisti sono tenuti a osservare. Giornalisti ed
editori sono impegnati dalla legge, inoltre, a promuovere la fiducia
tra la stampa e i lettori. Questa obbligatorietà riguarda, quindi,
anche gli editori, tenuti a rispettare una legge dello Stato. Senza gli
articoli 2 e 48, i giornalisti si ridurrebbero a essere impiegati,
senza una deontologia vincolante da osservare. La forza dell'Ordine,
costituito per legge, sta anche nei poteri di ente pubblico: le sue
delibere non possono essere disapplicate (articolo 4 della legge 2248
del 20 marzo 1865, allegato E).

La legge istitutiva dell'Ordine detta (con le relative
sanzioni: avvertimento, censura, sospensione da 2 a 12 mesi e
radiazione) regole etiche fondamentali per l'attività giornalistica:

1) - libertà di informazione e di critica (valori che fanno definire il giornalismo come informazione critica);
2)
- osservanza delle norme che tutelano la personalità altrui e rispetto,
come obbligo inderogabile, della verità sostanziale dei fatti, principi
da intendere come limite alle libertà di informazione e di critica;
3) - l'esercizio delle libertà di informazione e di critica ancorato ai doveri imposti dalla buona fede e dalla lealtà;
4) - dovere di rettificare le notizie inesatte;
5) - dovere di riparare gli eventuali errori;
6) - rispetto del segreto professionale sulla fonte delle notizie, quando ciò sia richiesto dal carattere fiduciario di esse;
7) - dovere di promozione della fiducia tra la stampa e i lettori;
8) - mantenimento del decoro e della dignità professionali;
9) - rispetto della propria reputazione;
10) - rispetto della dignità dell'Ordine professionale;
11) - dovere di promozione dello spirito di collaborazione tra i colleghi;
12) - dovere di promozione della cooperazione tra giornalisti ed editori.

Nella legge professionale dovranno, in sede di riforma, essere
inseriti esplicitamente due principi etici già recepiti
nell'ordinamento giuridico dello Stato:

1) Il pubblico deve essere comunque posto in grado di
riconoscere il lavoro giornalistico dal messaggio
pubblicitario-promozionale. La pubblicità non deve fare ricorso né
visivamente né oralmente a persone che presentano regolarmente i
telegiornali e le rubriche di attualità;

2) E' vietata la pubblicazione delle generalità e delle
immagini dei minorenni imputati, testimoni e persone offese o
danneggiati dal reato. Sono anche vietate la pubblicazione e la
divulgazione, con qualsiasi mezzo, di notizie o immagini idonee a
consentire la identificazione del minorenne comunque coinvolto nel
procedimento penale. Nessun fanciullo potrà essere sottoposto ad
interferenze arbitrarie o illegali nella sua vita privata, nella sua
famiglia, nella sua casa o nella sua corrispondenza.

Nel campo etico anche l'apparire non corretto assume un peso
negativo. Devono essere valutati i comportamenti e non solo, quindi, i
fatti documentati da prove scritte e testimoniali; comportamenti, cioè,
che possono incidere sulla sfera del decoro, della reputazione e della
dignità, beni individuali e collettivi della categoria. In sintesi si
può affermare che l'essere corretto dei giornalisti è racchiuso
nell'articolo 2 della legge professionale, mentre l'apparire corretto è
racchiuso nell'articolo 48. In conclusione il giornalista deve
essere corretto e deve apparire corretto così come il magistrato deve
essere indipendente e deve apparire indipendente.