Svolta della Fnsi, mentre il Parlamento rafforza la professione giornalistica

La Camera dei deputati il 18 dicembre 1996 ha approvato definitivamente la legge n. 675 sulla privacy informatica ("Tutela delle persone e di altri soggetti rispetto al trattamento dei dati personali").
L'articolo 7 impone a chi procede a un trattamento di dati personali
l'obbligo di darne notificazione al «Garante per la tutela delle
persone»: gli iscritti agli albi professionali possono effettuare la
notificazione anche tramite il proprio Ordine professionale. L'articolo
12 (lettera e) afferma che il consenso non è richiesto quando il
trattamento «è effettuato nell'esercizio della professione di
giornalista e per l'esclusivo perseguimento delle relative finalità,
nel rispetto del Codice di deontologia di cui all'articolo 25».
L'articolo 13 (punto 5) afferma che «restano ferme le norme sul segreto
professionale degli esercenti la professione di giornalista,
limitatamente alla fonte della notizia». L'articolo 20 (lettera d)
ribadisce che la comunicazione e la diffusione dei dati personali da
parte di privati e di enti pubblici economici sono ammessi
«nell'esercizio della professione di giornalista e per l'esclusivo
perseguimento delle relative finalità, nei limiti del diritto di
cronaca posti a tutela della riservatezza ed in particolare
dell'essenzialità dell'informazione riguardo a fatti di interesse
pubblico e nel rispetto del Codice di deontologia di cui all'articolo
25». L'articolo 25 disciplina «il trattamento di dati particolari
nell'esercizio della professione di giornalista». Dice ancora
l'articolo 25: «Il Garante promuove l'adozione, da parte del Consiglio
nazionale dell'Ordine dei Giornalisti, di un apposito Codice di
deontologia relativo al trattamento dei dati, effettuato nell'esercizio
della professione di giornalista, che preveda misure e accorgimenti (a
garanzia degli interessati) rapportati alla natura dei dati. Nella fase
di formazione del Codice, ovvero successivamente, il Garante prescrive
eventuali misure e accorgimenti a garanzia degli interessati, che il
Consiglio è tenuto a recepire...In caso di violazione delle
prescrizioni contenute nel Codice di deontologia il Garante può vietare
il trattamento...». Questa legge, che contiene una solenne affermazione
della professione giornalistica e del ruolo del suo Consiglio nazionale
in campo etico, dovrebbe portare la Corte costituzionale a negare
l'ammissibilità al referendum sull'abrogazione della legge varata nel
1963 sull'ordinamento della professione giornalistica. E'
impensabile che possa esistere un «Codice di deontologia» in un campo
così delicato senza che esista in parallelo il «giudice» che sanzioni i
comportamenti scorretti.

Nel frattempo il Consiglio nazionale della Federazione della stampa
italiana (Fnsi) nella seduta del 19-20 dicembre 1996 ha approvato un
documento che chiede al Parlamento una legge rinnovata sulla
professione giornalistica e sull'ente - l'Ordine - che la organizza.
Anche la Fnsi, come l'Ordine di Milano, sottolinea che «per accedere
alla professione giornalistica sia indispensabile, con una effettiva
liberalizzazione, una formazione professionale altamente qualificata
superando l'attuale sistema della "cooptazione" da parte delle imprese
editoriali». La soluzione proposta dalla Consiglio nazionale della Fnsi
in tema di accesso «è di corsi di laurea in giornalismo o con indirizzo
giornalistico, oppure di corsi post-universitari per i laureati di
altre facoltà». L'abilitazione si otterrà attraverso un esame di stato
post-laurea (previsto dall'articolo 33 della Costituzione). Secondo il
documento della Fnsi, all'Ordine spettano il potere disciplinare
(attraverso la tutela delle norme deontologiche e dei principi
fondativi della professione giornalistica), la tenuta dell'Albo
professionale, l'organizzazione dell'esame di stato per l'abilitazione
alla professione nonché la definizione, d'intesa con il sistema
universitario, del percorso formativo per l'accesso alla professione.

Secondo la Fnsi «è indispensabile definire i confini della
professione giornalistica in relazione al profondo cambiamento
tecnologico e sociale che ha investito il sistema dell'informazione
anche al livello dell'Ue e internazionale (libera circolazione dei
professionisti, diritto d'autore, ecc.)». La definizione,
suggerisce la Fnsi, dovrà tener conto della sentenza n. 1827/1995 della
Sezione lavoro della Cassazione civile: «Per attività giornalistica
deve intendersi la prestazione di lavoro intellettuale volta alla
raccolta, al commento e alla elaborazione di notizie destinate a
formare oggetto di comunicazione interpersonale attraverso gli organi
di informazione; il giornalista si pone pertanto come mediatore
intellettuale tra il fatto e la diffusione della conoscenza di
esso...... differenziandosi la professione giornalistica da altre
professioni intellettuali proprio in ragione di una tempestività di
informazione diretta a sollecitare i cittadini a prendere conoscenza e
coscienza di tematiche meritevoli, per la loro novità, della dovuta
attenzione e considerazione».