La posizione della Fieg

La
Fieg (Federazione italiana editori giornali) ha preso posizione sulla
questione di un «nuovo ordinamento della professione giornalistica» con
un documento datato 11 febbraio 1992. Questo il testo del documento:

«Nessun paese della CEE, salvo l'Italia, prevede l'esame di Stato
per l'accesso alla professione giornalistica (in Grecia l'esame avviene
di fronte ad una Commissione sindacale). Ciò non significa, peraltro,
che in alcuni paesi il titolo e la professione non trovino
riconoscimento e protezione di tipo legislativo.

E' quanto avviene in Belgio, Francia, Lussemburgo Portogallo. In
questi paesi l'accesso alla professione è sostanzialmente libero e non
richiede esami professionali salvo verifiche di legittimità di
commissioni miste di editori e giornalisti; può esistere peraltro una
protezione legislativa del titolo di giornalista.

Questo è il caso del sistema francese nell'ambito del quale la
definizione legale del giornalista è contenuta nell'articolo L 762-2
del codice del lavoro in questi termini: "Giornalista è colui che ha
per professione principale, abituale e retribuita, l'esercizio della
sua professione in una o più pubblicazioni, quotidiane e periodiche o
in una o più agenzie di stampa e da cui ricava la sua entrata
principale. Sono assimilati ai giornalisti professionisti i seguenti
diretti collaboratori della redazione: redattori-traduttori, redattori
stenografi, redattori-revisori, redattori-disegnatori e redattori
fotografici".

Il giornalista come sopra definito ottiene la tessera professionale deliberata e rilasciata da una Commissione
paritaria che conferma automaticamente la decisione dell'editore. Va
rilevato che in Francia si può addirittura esercitare la professione
legalmente senza avere alcuna tessera professionale, cioè senza essere
riconosciuti giornalisti professionisti. La mancanza di riconoscimento
comporta solo la perdita dei vantaggi fiscali e tariffari previsti
dalle leggi francesi.

Paesi senza alcuna regola legale della professione sono invece
Danimarca, Germania, Gran Bretagna, Grecia, Irlanda, Olanda. In alcuni
paesi, come ad esempio l'Olanda, chiunque può attribuirsi il titolo di
giornalista e svolgere professionalmente la libera attività. In altri
come la Gran Bretagna, l'iscrizione al sindacato può essere titolo
utile ma non indispensabile per l'esercizio della professione.

E' da ritenere che una sostanziale modifica del regime giuridico
della professione giornalistica in Italia non possa prescindere del
tutto dalle condizioni storiche e dalle esperienze amministrative
finora attuate sulla base della legge 3 febbraio 1963 n. 69. Il nuovo
ordinamento, pertanto, potrebbe ispirarsi al sistema adottato dai Paesi
che accordano tutela legale alla professione pur ammettendo libertà di
accesso alla medesima sulla base del solo riconoscimento effettuato
dall'editore.

La nuova normativa - che dovrebbe esplicitamente prevedere
l'abrogazione della legge 3 febbraio 1963, n. 69 e dei successivi
provvedimenti ad essa inerenti - potrebbe ispirarsi ai seguenti
principi:

1) abolizione dell'esame di idoneità professionale e
liberalizzazione dell'accesso alla professione mediante l'istituzione
della "tessera stampa" che sulla base della dichiarazione dell'editore
dovrebbe essere rilasciata da una commissione paritetica composta da
rappresentanti degli editori e dei giornalisti:

2) La legge, come già avviene in base all'art. 1 della legge
n. 69 e secondo quanto previsto ad esempio dall'art. L 761-1 e seguenti
del codice del lavoro francese, dovrebbe contenere la definizione
legale di giornalista e fissare i requisiti di carattere generale per
la concessione della "tessera stampa".

3) L'Ordine professionale, nella sua sola espressione di
Consiglio Nazionale, potrebbe essere mantenuto quale organo di
disciplina professionale della categoria, di elaborazione di dati
statistici e di ricerca sui problemi della categoria ed infine quale
struttura propulsiva e di collegamento con gli Istituti e gli enti
interessati alla preparazione professionale del giornalista.

4) La Commissione paritetica sopra indicata potrebbe operare
autonomamente presso l'Ordine professionale, essendo limitata la sua
funzione al controllo di legittimità sulla esistenza dei requisiti di
legge per l'esercizio dell'attività professionale. La Commissione
dovrebbe anche essere abilitata al ritiro della tessera professionale
in mancanza dei requisiti richiesti.

5) La Commissione dovrebbe rinnovare ogni due anni la tessera
professionale al possesso della quale dovrebbero essere collegate le
varie provvidenze di cui quali possono usufruire i giornalisti.

6) La nuova legge dovrebbe prevedere l'obbligatorietà di un
periodo di praticantato di due anni riducibili ad un anno per i
laureati presso facoltà di giornalismo. L'inizio e l'esaurimento del
praticantato dovrebbero essere registrati dall'editore interessato con
il rilascio di un tesserino professionale e con l'attestazione di fine
praticantato.

7) Nessuna interferenza da parte dell'Ordine dovrebbe quindi
essere prevista per l'accesso alla professione, l'esercizio e lo
sviluppo della stessa, salvo gli aspetti di deontologia professionale
da specificare nel contesto legislativo. Va rilevato che l'abolizione
dell'esame di stato comporterebbe automaticamente la non
applicabilità nei confronti dei giornalisti dell'art. 348 del codice
penale relativo all'abusivo esercizio di una professione. Verrebbe
inoltre meno la distinzione tra giornalista professionista e
pubblicista che non avrebbe più ragione di essere.

8) La liberalizzazione della professione giornalistica in
Italia appare indispensabile per realizzare i1 principio della libera
circolazione dei lavoratori garantendo a tutti i cittadini europei la
possibilità di esercitare la professione giornalistica in Italia sulla
base di regole uniformi valide anche per i cittadini italiani. Non
appare infatti ammissibile, come risulta invece dal contesto della
legge 29 dicembre 1990, n. 428, che un cittadino degli stati membri
della Cee possa dal 1 gennaio 1993 esercitare la professione
giornalistica in Italia, alle dipendenze di un giornale italiano, in
base alla semplice iscrizione nell'elenco speciale previsto dall'art.
28 della legge 3 febbraio 1963 n. 69, e quindi senza nessuna formalità
ed esame professionale, mentre, dalla stessa data i1 cittadino italiano
dovrà continuare ad essere sottoposto ad esame di stato per diventare
giornalista. La disparità di trattamento a sfavore del cittadino
italiano sarebbe troppo evidente per non essere eliminata dagli organi
giurisdizionali europei».

(La Fieg ignora completamente l'articolo 33, V comma, della
Costituzione che prevede un esame di Stato per l'abilitazione
all'esercizio professionale. Ma è corretto che l'accesso a una
professione sia nelle mani esclusive del datore di lavoro? Nel
frattempo le leggi comunitarie, come detto, stabiliscono che i
cittadini della Ue possono diventare giornalisti professionisti in
Italia sostenendo nella loro lingua l'esame di Stato).