I punti di una legge di riforma possibile

Il
referendum di Pannella ha un merito indubbio: quello di aver accelerato
il dibattito sulla legge del 1963 sull'ordinamento della professione
giornalistica. L'appartenenza all'Albo va legata, come si diceva,
esclusivamente al possesso di una laurea specifica in giornalismo (già
varata) o (per tutti gli altri laureati) alla frequenza obbligatoria di
un corso biennale presso una scuola riconosciuta dall'Ordine dei
Giornalisti. Laurea in giornalismo e frequenza delle scuole
riconosciute con diritto all'ammissione all'esame di Stato per
l'abilitazione all'esercizio della professione.

L'ancoraggio dell'appartenenza all'Albo a una laurea specifica
potrebbe preludere alla liberalizzazione dell'accesso secondo quanto è
previsto dalla normativa Ue per tutte le professioni e dal «diritto di
tutti di accedere al giornalismo professionale» in base al principio
sancito dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 11/1968. E non si
ripeta che «giornalisti si nasce» a prescindere dai titoli scolastici:
una frase, questa, che significa mestiere e non professione. Titolo e
lavoro non devono coincidere come finora è avvenuto. Oggi diventa
giornalista professionista chi riesce a farsi assumere da un editore;
domani diventerà giornalista professionista chi avrà conseguito la
laurea in giornalismo o, laureato in altre discipline, avrà frequentato
una scuola di giornalismo biennale e riconosciuta.

La Corte costituzionale ha spiegato che l'Ordine non è un ostacolo
alla libertà dei cittadini di manifestare il pensiero. L'Ordine tutela
la correttezza dell'esercizio della professione, ma non muove e non ha
mai mosso censure alla manifestazione del pensiero da parte dei propri
iscritti. L'abrogazione della legge porterebbe paradossalmente
all'abrogazione dell'etica e, quindi, implicherebbe la libertà degli
editori di intervenire senza limiti nella fattura dei giornali. La
riforma dell'Inpgi del 1995-1996 con la creazione anche di una gestione
separata per i free lance va nella direzione di affermare che ogni
professione, e anche quella giornalistica, può essere svolta in modi
diversi: in regime di autonomia, in regime coordinato e continuativo e
in regime di subordinazione. In sostanza i giornalisti hanno
abbandonato la visione di una professione che si possa svolgere
soltanto da «dipendenti». L'esistenza di un Ordine ha determinato
questa maturazione operativa.

La riforma della legge professionale, in questa attuale fase
politica, comporta la modifica puntuale della normativa esistente. E
significa anche prendere atto:

a) che l'esame di Stato per l'abilitazione all'esercizio
professionale è previsto dall'articolo 33, comma V, della Costituzione.
Esistendo una laurea in giornalismo, l'esame non può essere affidato,
come nel passato, all'Ordine professionale. La nuova normativa dovrebbe
essere così articolata: .

b) che quella dei giornalisti è una professione intellettuale
(art. 2229 del Cc) come le altre, che può essere esercitata in via
subordinata, autonoma o coordinata;

c) che lo Stato italiano ha istituito la laurea in
giornalismo con Decreto 11 aprile 1996 del ministro dell'Università
(Gazzetta Ufficiale n. 140 del 17.6.1996);

d) che esistono le scuole di giornalismo, riconosciute
dall'Ordine, presso le quali è possibile svolgere il praticantato
alternativo rispetto a quello previsto dal corso di laurea in
giornalismo;

e) che conseguentemente i pubblicisti sono obbligatoriamente soltanto coloro che svolgono altre professioni o altri impieghi in via subordinata, autonoma o coordinata. Secondo
il documento 19-20 dicembre 1996 della Fnsi, «fatte salve le opportune
disposizioni per la fase transitoria, la regolamentazione definitiva
della professione giornalistica deve essere fondata su un albo
contenente un unico elenco di quanti svolgono la professione
giornalistica come attività prevalente e retribuita, in forma
subordinata, coordinata o autonoma. All'Albo dovrà essere annesso un
elenco speciale per i direttori di pubblicazioni a carattere
tecnico-scientifico ed un elenco dei giornalisti stranieri non
appartenenti ai Paesi dell'Ue». Il Parlamento deve valutare se
tenere in vita questa figura storica, il pubblicista appunto, anche per
tenere vincolati all'etica professionale coloro che scrivono in maniera
non occasionale e retribuita (in passato chiamati "collaboratori");

f) Gli articoli 1 e 2 della nuova legge devono recuperare
tutti quei passaggi delle più significative sentenze della Corte
costituzionale tali da conferire alla nuova edizione della legge un
«contenuto costituzionalmente vincolato» (in relazione agli articoli 21 e 41 della Costituzione). «È istituito l'Ordine dei giornalisti «con il compito: a) di salvaguardare, erga omnes e nell'interesse della collettività, la dignità professionale e la libertà di informazione e di critica dei propri iscritti, considerando il carattere privato delle imprese editoriali che ne condizionano la possibilità di lavoro»; b) di dettare norme sulla deontologia per favorire l'esercizio professionale del "diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione"; c)
di «disciplinare l'esercizio dell'attività professionale giornalistica
e non l'uso del giornale come mezzo di libera manifestazione del
pensiero» sul presupposto che «l'appartenenza all'Ordine non è
condizione necessaria per lo svolgimento di un'attività giornalistica
che non abbia rigorosa caratteristica della professionalità»; d) di «tutelare la sicurezza, la libertà e la dignità umana» di coloro che esercitano l'attività giornalistica in via professionale.

La proposta della legge-ponte ha alcuni punti fondamentali così individuabili:

a) per l'iscrizione nell'elenco dei giornalisti professionisti
sono richiesti: il possesso della laurea in giornalismo o, per chi è in
possesso di altre lauree, la frequenza di una scuola di giornalismo
riconosciuta dall'Ordine per almeno 24 mesi; l'esito favorevole
dell'esame di Stato per l'abilitazione all'esercizio professionale
svolto in Università;

b) l'inserimento nei principi etici di questi due punti: 1)
Il pubblico deve essere comunque posto in grado di riconoscere il
lavoro giornalistico dal messaggio pubblicitario-promozionale. La
pubblicità non deve fare ricorso né visivamente né oralmente a persone
che presentano regolarmente i telegiornali e le rubriche di attualità;
2) E' vietata la pubblicazione delle generalità e delle immagini dei
minorenni imputati, testimoni e persone offese o danneggiati dal reato.
Sono anche vietate la pubblicazione e la divulgazione, con qualsiasi
mezzo, di notizie o immagini idonee a consentire la identificazione del
minorenne comunque coinvolto nel procedimento penale. Nessun fanciullo
potrà essere sottoposto ad interferenze arbitrarie o illegali nella sua
vita privata, nella sua famiglia, nella sua casa o nella sua
corrispondenza; 3) la definizione del concetto di attività giornalistica secondo l'insegnamento della Corte di Cassazione (sentenza n. 1827/1995 della Sezione lavoro); 4) richiamo esplicito del Codice deontologico di cui all'articolo 25 della legge 31 dicembre 1996 n. 675 ("Tutela delle persone e di altri soggetti rispetto al trattamento dei dati personali") per far scottare la sanzioni (previste dalla legge) nei confronti di chi violerà il Codice medesimo. Va
riaffermato il principio del raccordo dell'ente organizzatore della
professione (a livello regionale) con la Procura generale della
Repubblica, che oggi ha la facoltà di impugnare tutte le delibere
(disciplinari e di iscrizione all'Albo) e ha iniziativa disciplinare
nei riguardi degli iscritti all'Albo. La presenza della Procura è una
garanzia sull'osservanza delle procedure che toccano essenziali diritti
del cittadino-giornalista o del cittadino-aspirante giornalista. La
presenza della Procura significa anche che c'è un interesse pubblico -
interesse pubblico tutelato appunto dalla Procura - a vedere la
professione giornalistica svolta in maniera corretta e in maniera tale
anche da apparire svolta in maniera corretta;

c) tutela rapidissima (e a costo zero) dei cittadini
con questo comma inserito nell'articolo 2: «Devono essere rettificate
le notizie che risultino inesatte, e riparati gli eventuali errori. Con
riferimento e con modifica del quinto comma dell'articolo 8 della legge
8 febbraio 1948 n. 47, il presidente del Consiglio regionale o
interregionale dell'Ordine dispone in via d'urgenza che i direttori
responsabili delle testate edite nella circoscrizione territoriale di
detto Ordine, su richiesta della parte offesa, pubblichino la rettifica
di cui allo stesso articolo 8 della legge n. 47/1948 e all'articolo 10
della legge 6 agosto 1990 n. 223 nei termini temporali e secondo le
modalità previsti dalle leggi citate. In caso di rifiuto motivato di
provvedimento da parte del Presidente dell'Ordine regionale o
interregionale, l'autore della richiesta di rettifica può chiedere al
pretore, ai sensi dell'art. 700 del Codice di procedura civile, che sia
ordinata la pubblicazione».

d) durata di 4 anni per il Consiglio nazionale e i Consigli regionali;

e) notifica ai controinteressati dei ricorsi elettorali e disciplinari da parte dei firmatari dei ricorsi medesimi;

f) recepimento delle norme garantiste fissate dalla Corte
costituzionale con la sentenza n. 505/1995 e dalla legge 7 agosto 1990
n. 241 (con gli articoli dall'1 all'11) a tutela del «giusto
procedimento» (sia disciplinare che elettorale);

g) votazioni per il rinnovo del Consiglio nazionale e dei
Consigli regionale in un solo turno. Seggio centrale e seggi staccati
funzionanti anche con riferimento agli articoli 9 della legge 136/1976
e 20 della legge 108/1968;

h) elenchi degli Albi aperti ai cittadini comunitari nel
rispetto delle leggi comunitarie n. 428/1990 e n. 52/1996. Esame di
Stato nella lingua dei cittadini comunitari (articolo 8 del Dpr n.
384/1993).

i) Albo unico con due elenchi, quello dei giornalisti
professionisti e quello dei pubblicisti. All'Albo unico è annesso il
Registro dei praticanti (gli studenti universitari di giornalismo a
partire dal 3 anno e gli studenti delle scuole di giornalismo); un
elenco speciale per i direttori di pubblicazioni a carattere tecnico,
scientifico, professionale e del volontariato; un elenco dei
giornalisti extracomunitari residenti in Italia.

l) sanatoria per chi oggi è «professionista di fatto»: «I
pubblicisti, iscritti al relativo elenco dell'Albo, se comprovino con
documenti di data certa di avere per almeno due anni esercitato (in
maniera esclusiva) attività giornalistica ininterrotta e retribuita in
una o più testate giornalistiche (quotidiano, periodico, agenzia di
stampa, tg televisivo o radiogiornale), dotate di adeguata
struttura redazionale, possono chiedere, entro i due anni dalla entrata
in vigore della legge, di essere ammessi a sostenere l'esame di
idoneità professionale per l'iscrizione nell'elenco dei professionisti».

m) misura di salvaguardia per gli attuali praticanti: «I
giornalisti praticanti iscritti in base alle vecchie norme degli
articoli 33 e 34 mantengono il diritto di sostenere l'esame di Stato
per l'abilitazione all'esercizio professionale».

In sostanza la legge sulla professione giornalistica deve essere
riformata profondamente. Va detto che se scompare l'Ordine, conteranno
nel mondo dell'informazione solo gli ordini degli editori!