Proposta di legge a «contenuto costituzionalmente vincolato» sulla professione giornalistica - Marzo 97

Una
legge che dia «contenuto costituzionalmente vincolato» alla normativa
sulla professione giornalistica deve avere come punto di partenza sia
la legge 3 febbraio 1963 n. 69 (bisognosa di numerosissimi e profondi
aggiornamenti) sia le sentenze della Corte costituzionale sulla materia
sia la dottrina sia la giurisprudenza.

TITOLO I - Dell'Ordine dei giornalisti

CAPO I
DEI CONSIGLI DELL'ORDINE REGIONALI O INTERREGIONALI

1. Ordine dei giornalisti.

È istituito l'Ordine dei giornalisti «con il compito:

a) di salvaguardare, erga omnes e nell'interesse della collettività, la dignità professionale e la libertà di informazione e di critica dei propri iscritti, considerando il carattere privato delle imprese editoriali che ne condizionano la possibilità di lavoro» (1);
b) di dettare norme sulla deontologia per favorire l'esercizio professionale del "diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione" (2);
c)
di «disciplinare l'esercizio dell'attività professionale giornalistica
e non l'uso del giornale come mezzo di libera manifestazione del
pensiero» (1);
d) di «tutelare la sicurezza, la libertà e
la dignità umana» di coloro che esercitano l'attività giornalistica in
via professionale (3).

All'Ordine appartengono i giornalisti professionisti e i pubblicisti, iscritti nei rispettivi elenchi dell'Albo.
Sono giornalisti professionisti coloro che esercitano in modo esclusivo e continuativo la professione di giornalista in forma autonoma, coordinata o subordinata.

Sono pubblicisti coloro che svolgono attività giornalistica non occasionale e retribuita e che esercitano altre professioni o impieghi pubblici o privati.

L'appartenenza all'Ordine «non è condizione necessaria per lo
svolgimento di un'attività giornalistica che non abbia rigorosa
caratteristica della professionalità» (1).

Le funzioni relative alla tenuta dell'Albo, e quelle relative alla
disciplina degli iscritti, sono esercitate, per ciascuna regione o
gruppo di regioni da determinarsi nel Regolamento, da un Consiglio
dell'Ordine, secondo le norme della presente legge.

Tanto gli Ordini regionali e interregionali, quanto l'Ordine
nazionale, ciascuno nei limiti della propria competenza, sono persone
giuridiche di diritto pubblico ed enti pubblici non economici.

(1) - Sentenze n. 11/1968; n. 71/1991 e n. 38/1997 della Corte Costituzionale.

(2) - Art. 21 della Costituzione.

(3) - Art. 41 della Costituzione

2. Diritti e doveri.

Per attività giornalistica deve intendersi la prestazione di
lavoro intellettuale volta alla raccolta, al commento e alla
elaborazione di notizie destinate a formare oggetto di comunicazione
interpersonale attraverso gli organi di informazione. Il giornalista si
pone pertanto come mediatore intellettuale tra il fatto e la diffusione
della conoscenza di esso (1).

È diritto insopprimibile dei giornalisti la libertà d'informazione e
di critica, limitata dall'osservanza delle norme di legge dettate a
tutela della personalità altrui ed è loro obbligo inderogabile il
rispetto della verità sostanziale dei fatti osservati sempre i doveri
imposti dalla lealtà e dalla buona fede. Il pubblico deve essere
comunque posto in grado di riconoscere (anche attraverso apposita
indicazione grafica o mezzi ottici o acustici di evidente percezione)
il lavoro giornalistico dal messaggio pubblicitario-promozionale (2).
La pubblicità non deve fare ricorso né visivamente né oralmente a
persone che presentano regolarmente i telegiornali e le rubriche di
attualità (3),

E' vietata la pubblicazione delle generalità e delle immagini dei
minorenni imputati, testimoni e persone offese o danneggiati dal reato.
Sono anche vietate la pubblicazione e la divulgazione, con qualsiasi
mezzo, di notizie o immagini idonee a consentire la identificazione del
minorenne comunque coinvolto nel procedimento penale. Nessun fanciullo
potrà essere sottoposto ad interferenze arbitrarie o illegali nella sua
vita privata, nella sua famiglia, nella sua casa o nella sua
corrispondenza (4).

Il Codice deontologico di cui all'articolo 25 della legge 31 dicembre 1996 n. 675 ("Tutela delle persone e di altri soggetti rispetto al trattamento dei dati personali") fa parte integrante di quest'articolo.

Devono essere rettificate le notizie che risultino inesatte, e riparati gli eventuali errori. Con
riferimento e con modifica del quinto comma dell'articolo 8 della legge
8 febbraio 1948 n. 47, il presidente del Consiglio regionale o
interregionale dell'Ordine dispone in via d'urgenza che i direttori
responsabili delle testate edite nella circoscrizione territoriale di
detto Ordine, su richiesta della parte offesa, pubblichino la rettifica
di cui allo stesso articolo 8 della legge n. 47/1948 e all'articolo 10
della legge 6 agosto 1990 n. 223 nei termini temporali e secondo le
modalità previsti dalle leggi citate. In caso di rifiuto motivato di
provvedimento da parte del Presidente dell'Ordine regionale o
interregionale, l'autore della richiesta di rettifica può chiedere al
pretore, ai sensi dell'art. 700 del Codice di procedura civile, che sia
ordinata la pubblicazione.

Giornalisti e editori sono tenuti a rispettare il segreto
professionale sulla fonte delle notizie, quando ciò sia richiesto dal
carattere fiduciario di esse, e a promuovere lo spirito di
collaborazione tra colleghi, la cooperazione fra giornalisti e editori,
e la fiducia tra la stampa e i lettori.

(1) Cass. Civ., sez. lav., 20 febbraio 1995, n. 1827.

(2) Articolo 8 (punto 2) della legge 9 agosto 1990 n. 223 e articolo 44 del Cnlg.

(3) articolo 13 (punto 4) della legge n. 327/1991.

(4) Articolo 114 (punto 6) del Cpp e articolo 16 della legge n. 176/1991.

3. Composizione dei Consigli regionali o interregionali.

I Consigli regionali o interregionali sono composti da 6
professionisti e 3 pubblicisti, scelti tra gli iscritti nei rispettivi
elenchi regionali o interregionali, che abbiano almeno 5 anni di
anzianità di iscrizione. Essi sono eletti rispettivamente dai
giornalisti professionisti e dai pubblicisti iscritti nell'Albo ed in
regola con il pagamento dei contributi dovuti all'Ordine, a scrutinio
segreto ed a maggioranza assoluta di voti.

4. Elezione dei Consigli dell'Ordine.

L'assemblea per l'elezione dei membri del Consiglio deve essere
convocata almeno venti giorni prima della scadenza del Consiglio in
carica. La convocazione si effettua mediante forme di pubblicità idonee
(1) di volta in volta stabilite dall'amministrazione medesima (avviso spedito
per posta agli iscritti, esclusi i sospesi, almeno 15 giorni prima del
voto e pubblicato sui due principali giornali della Regione, al quale
l'Ordine si riferisce, oppure sul periodico organo del Consiglio
regionale o interregionale ).

L'avviso deve contenere l'indicazione dell'oggetto dell'adunanza, e
stabilire il luogo, il giorno e le ore dell'adunanza stessa, in una unica convocazione.

L'assemblea è valida, qualunque sia il numero degli intervenuti.

(1) Articolo 8, terzo comma, della legge 7 agosto 1990 n. 241.

5. Votazioni.

Il presidente dell'Ordine, con proprio provvedimento almeno sette giorni prima dell'inizio delle operazioni di votazione, sceglie da 5 a 30 scrutatori fra i giornalisti professionisti e i pubblicisti iscritti all'Albo.
Il più anziano per iscrizione esercita le funzioni di presidente del
seggio. A parità di data di iscrizione prevale l'anzianità di nascita.

Durante la votazione è sufficiente la presenza di tre componenti dell'ufficio elettorale. Il presidente, qualora le esigenze lo richiedano, può integrare l'Ufficio elettorale con altri scrutatori.

Il segretario dell'Ordine o un notaio esercitano le funzioni di segretario di seggio. Nei
seggi staccati questa funzione e quella di presidente possono essere
svolte da scrutatori a ciò designati dal presidente dell'Ordine in
numero di tre (1).

(1) Articolo. 9 della legge n. 136/1976..

6. Scrutinio e proclamazione degli eletti.

Il voto si esprime per mezzo di schede (1) contenenti un numero di
nomi non superiore a quello dei componenti del Consiglio dell'Ordine,
per le rispettive categorie. Non è ammesso il voto per delega.

Decorse dodici ore (distribuite in due giorni)
dall'inizio delle operazioni di voto, il presidente del seggio, dopo
aver ammesso a votare gli elettori che in quel momento si trovino nella
sala, dichiara chiusa la votazione.

I seggi costituiti, fino a un massimo di due, in sedi
diverse da quella del Consiglio regionale o interregionale dell'Ordine,
restano aperti per un massimo di otto ore (concentrate in un solo
giorno) e funzionano con i compiti limitati esclusivamente alla
raccolta delle schede, che vengono portate alla sezione elettorale
della città dove ha sede l'Ordine regionale o interregionale per essere
immesse nelle urne previo riscontro, ad opera di un notaio, del loro
numero con quello degli elettori, che sono stati iscritti nell'apposita
lista (2). Solo successivamente a questa operazione, il
presidente del seggio procede pubblicamente con gli scrutatori alle
operazioni di scrutinio. Gli iscritti, residenti nelle province diverse
da quella dove ha sede il Consiglio regionale o interregionale, possono
votare presso il seggio elettorale centrale sito nel capoluogo
regionale soltanto nella seconda giornata delle votazioni.

Svolgendosi contemporaneamente le elezioni per il rinnovo del
Consiglio regionale con quelle per il rinnovo del Consiglio nazionale
dell'Ordine e una volta ultimato lo spoglio delle schede riferite al
Consiglio regionale, il presidente del seggio può rinviare lo spoglio
delle schede riferite al Consiglio nazionale alle 9 del giorno
successivo e in tal caso provvede, presente un notaio, a sigillare le
urne contenenti le schede votate, a chiudere e a sigillare il plico
contenente tutte le carte, i verbali e i timbri nonché la sala dello
scrutinio (3).

Compiuto lo scrutinio, il presidente ne dichiara il risultato, e
proclama eletti coloro che hanno ottenuto la maggioranza assoluta dei
voti.

Dopo l'elezione, il presidente dell'assemblea comunica al Ministero di Grazia e Giustizia l'avvenuta proclamazione degli eletti.

(1) L'articolo 5 della legge n. 136/1976 ha abolito la gommatura sul lembo di chiusura della scheda.

(2) Queste modalità sono previste dall'articolo 9 della legge n. 136/1976 per le sezioni elettorali speciali.

(3) Articolo 20 della legge n. 108/1968.

7. Durata in carica del Consiglio. Sostituzioni.

I componenti del Consiglio restano in carica quattro anni e possono essere rieletti.

Nel caso in cui uno dei componenti il Consiglio venisse a mancare,
per qualsiasi causa, lo sostituisce il primo dei non eletti del
rispettivo elenco. I consiglieri assenti (non per cause di forza
maggiore) per un periodo di oltre sei mesi consecutivi decadono e sono
sostituiti dai primi dei non eletti nel rispettivo elenco (1).

I componenti così eletti rimangono in carica fino alla scadenza del Consiglio.

(1) Articolo 15 del Decreto lgs lgt n. 382/1944.

8. Reclamo contro le operazioni elettorali.

Contro i risultati delle elezioni, ciascun iscritto agli elenchi
dell'Albo può proporre reclamo al Consiglio nazionale dell'Ordine,
entro dieci giorni dalla proclamazione. I reclami,
depositati presso il Consiglio regionale o interregionale, che
provvederà entro 30 giorni all'inoltro al Consiglio nazionale, devono
essere dai proponenti notificati ai controinteressati tramite ufficiale
giudiziario. I controinteressati e il Pg possono prendere visione degli
atti, proporre deduzioni ed esibire documenti.

Quando il reclamo investa l'elezione di tutto il Consiglio e sia
accolto, il Consiglio nazionale provvede, fissando un termine non
superiore a trenta giorni e con le modalità che saranno indicate nel
Regolamento, a rinnovare l'elezione dichiarata nulla.

9. Cariche del Consiglio.

Ciascun Consiglio elegge nel proprio seno un presidente, un vicepresidente, un segretario ed un tesoriere. Il presidente deve essere iscritto nell'elenco dei giornalisti professionisti dell'Albo.

Le aziende editrici di quotidiani, periodici e agenzie di stampa
nonché di teleradiogiornali, le amministrazioni e gli enti pubblici e
privati sono tenuti a concedere ai componenti i Consigli regionali e il
Collegio dei revisori dei conti i permessi retribuiti per il tempo
necessario allo svolgimento delle loro funzioni elettive.

10. Attribuzioni del presidente.

Il presidente, che dura in carica quattro anni, ha la
rappresentanza dell'Ordine; convoca e presiede l'assemblea degli
iscritti, ed esercita le altre attribuzioni conferitegli dal presente
ordinamento, dalla legge 7 agosto 1990 n. 241 e dal Decreto legislativo
n. 29/1993.

Il vicepresidente sostituisce il presidente in caso di assenza o di impedimento.

Se il presidente e il vicepresidente siano assenti o impediti, ne fa
le veci il membro più anziano per iscrizione nell'Albo, e, nel caso di
pari anzianità, il più anziano per età.

11. Attribuzioni del Consiglio.

Il Consiglio esercita le seguenti attribuzioni:

a) cura l'osservanza della legge professionale e di tutte le altre disposizioni in materia e tutela l'autonomia della professione del giornalista in qualunque sede, anche giudiziaria;

b) vigila per la tutela del titolo di giornalista in qualunque sede,
anche giudiziaria, e svolge ogni attività diretta alla repressione
dell'esercizio abusivo della professione;

c) cura la tenuta dell'Albo, e provvede alle iscrizioni e cancellazioni;

d) adotta i provvedimenti disciplinari;

e) provvede all'amministrazione dei beni di pertinenza dell'Ordine,
e compila annualmente il bilancio preventivo e il conto consuntivo da
sottoporre all'approvazione dell'assemblea;

f) vigila sulla condotta e sul decoro degli iscritti;

g) dispone la convocazione dell'assemblea;

h) fissa, con l'osservanza del limite massimo previsto dall'articolo
20, lettera g), le quote annuali dovute dagli iscritti e determina
inoltre i contributi per l'iscrizione nell'Albo e nel registro dei
praticanti e per il rilascio di certificati;

i) esercita le altre attribuzioni demandategli dalla legge e in
particolare esprime pareri sulla liquidazione dei compensi
professionali in osservanza del relativo Tariffario (approvato ogni
anno dal Consiglio nazionale) e degli articoli 633 e 636 del Codice di
procedura civile e 2233 del Codice civile

l) promuove e favorisce le iniziative finalizzate alla formazione e all'aggiornamento professionale degli iscritti;

m) nomina commissioni consultive e di studio..

12. Collegio dei revisori dei conti.

Ogni Ordine ha un Collegio dei revisori dei conti costituito da tre componenti.

Esso controlla la gestione dei fondi e verifica i bilanci predisposti dal Consiglio riferendone all'assemblea.

L'assemblea convocata per l'elezione del Consiglio elegge, con le
modalità stabilite dagli articoli 4, 5 e 6, il Collegio dei revisori
dei conti, scegliendone i componenti tra gli iscritti che non ricoprano
o che non abbiano ricoperto negli ultimi quattro anni la carica di Consigliere.

I revisori dei conti durano in carica quattro anni e sono rieleggibili.

13. Assemblea per l'approvazione dei conti.

L'assemblea per l'approvazione del bilancio preventivo e del conto consuntivo ha luogo nel mese di marzo di ogni anno.

14. Assemblea straordinaria.

Il presidente, oltre che nel caso di cui all'articolo precedente,
convoca l'assemblea ogni volta che lo deliberi il Consiglio di propria
iniziativa o quando ne sia fatta richiesta per iscritto, con
l'indicazione degli argomenti da trattare, da parte di almeno un quarto
degli iscritti nell'Albo dell'Ordine.

Tale convocazione deve essere fatta non oltre dieci giorni dalla deliberazione o dalla richiesta.

15. Norme comuni per le assemblee.

Il presidente e il segretario del Consiglio dell'Ordine assumono
rispettivamente le funzioni di presidente e di segretario
dell'assemblea. In caso di impedimento del presidente si applica il
disposto dell'art. 10; in caso di impedimento del segretario,
l'assemblea provvede alla nomina di un proprio segretario. Il segretario può essere sostituito da un notaio.

L'assemblea delibera a maggioranza assoluta dei voti dei presenti.

Per le assemblee previste dai due articoli precedenti si applica per quant'altro il disposto dell'art. 4.

 

CAPO II
DEL CONSIGLIO NAZIONALE DELL'ORDINE

16. Consiglio nazionale; composizione.

E' istituito, con sede presso il Ministero di grazia e giustizia, il Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti.

Il Consiglio nazionale è composto in ragione di due professionisti e
un pubblicista per ogni Ordine regionale o interregionale, iscritti nei
rispettivi elenchi.

Gli Ordini regionali o interregionali che hanno più di 1.000 professionisti iscritti eleggono un altro Consigliere nazionale appartenente alla medesima categoria ogni 1.000 professionisti eccedenti tale numero o frazione di 1.000 superiore alla metà. Conformemente, gli Ordini regionali o interregionali che hanno più di 2.000 pubblicisti iscritti eleggono un altro Consigliere nazionale appartenente alla medesima categoria ogni 2.000 pubblicisti eccedenti tale numero o frazione di 2.000 superiore alla metà.

L'elezione avviene a norma degli articolo 3 e seguenti, in quanto applicabili.

L'assemblea deve essere convocata almeno venti giorni prima della scadenza del Consiglio nazionale in carica.

Contro i risultati delle elezioni ciascun iscritto può proporre
reclamo al Consiglio nazionale, nel termine di 10 giorni dalla
proclamazione (rispettando le modalità previste dall'articolo 8).
In caso di accoglimento del reclamo, il Consiglio nazionale stesso
fissa un termine, non superiore a 30 giorni, perché da parte
dell'assemblea regionale o interregionale interessata sia provveduto al
rinnovo dell'elezione dichiarata nulla. Le operazioni di voto sono organizzate dagli organi del Consiglio in carica al momento della convocazione dell'assemblea.

17. Durata in carica del Consiglio nazionale - Sostituzioni.

I componenti del Consiglio nazionale dell'Ordine restano in carica quattro anni, e possono essere rieletti.

Si applicano al Consiglio nazionale le norme di cui al secondo e terzo comma dell'art. 7.

18. Incompatibilità.

Non si può far parte contemporaneamente di un Consiglio regionale o interregionale e del Consiglio nazionale.

Il componente di un Consiglio regionale o interregionale che venga
nominato membro del Consiglio nazionale, si intende decaduto, ove non
rinunzi alla nuova elezione nel termine di dieci giorni dalla
proclamazione, dalla carica di componente del Consiglio regionale o
interregionale.

19. Cariche.

Il Consiglio nazionale dell'Ordine elegge nel proprio seno un presidente, un vicepresidente, un segretario ed un tesoriere.

Elegge inoltre nel proprio seno un Comitato esecutivo,
composto da sei professionisti e tre pubblicisti; tra gli stessi sono
compresi il presidente, il vicepresidente, il segretario e il tesoriere.

Designa pure tre giornalisti perché esercitino le funzioni di revisore dei conti.

Il presidente, che rimane in carica quattro anni, deve essere
scelto tra gli iscritti nell'elenco dei professionisti, il
vicepresidente tra gli iscritti nell'elenco dei pubblicisti, i revisori
di conti tra gli iscritti che non ricoprano o non abbiano ricoperto
nell'ultimo quadriennio la carica di Consigliere presso gli Ordini o presso il Consiglio nazionale.

20. Attribuzioni del Consiglio.

Il Consiglio nazionale, oltre a quelle demandategli da altre norme, esercita le seguenti attribuzioni:

a) dà parere, quando ne sia richiesto, al Ministro per la grazia e
la giustizia, sui progetti di legge e di regolamento che riguardano la
professione di giornalista;

b) coordina e promuove le attività culturali dei Consigli degli
Ordini per favorire le iniziative intese al miglioramento ed al
perfezionamento professionale;

c) dà parere sullo scioglimento dei Consigli regionali o interregionali ai sensi del successivo art. 24;

d) decide, in via amministrativa, sui ricorsi avverso le
deliberazioni dei Consigli degli Ordini in materia di iscrizione e di
cancellazione dagli elenchi dell'Albo e dal registro, sui ricorsi in
materia disciplinare e su quelli relativi alle elezioni dei Consigli
degli Ordini e dei Collegi dei revisori;

e) redige il regolamento per la trattazione dei ricorsi e degli
affari di sua competenza, da approvarsi dal Ministro per la grazia e la
giustizia;

f) determina, con deliberazione da approvarsi dal Ministro per la
grazia e la giustizia, la misura delle quote annuali dovute dagli
iscritti per le spese del suo funzionamento;

g) stabilisce, ogni biennio, con deliberazione da approvarsi dal
Ministro per la grazia e la giustizia, il limite massimo delle quote
annuali dovute ai Consigli regionali o interregionali dai rispettivi
iscritti da riscuotere secondo le modalità previste dalla legge n. 292/1978.

h) riunisce i presidenti e i vicepresidenti dei
Consigli degli Ordini regionali e interregionali tutte le volte che lo
ritenga opportuno per il coordinamento delle rispettive iniziative ed
attività.

i) promuove e coordina (d'intesa con i Consigli
regionali o interregionali dell'Ordine, le Regioni interessate e il
ministero dell'Università e della Ricerca scientifica, sentite la Fieg
e la Fnsi) l'istituzione di scuole di giornalismo aperte a giovani
laureati, dove si svolge per un biennio la pratica professionale e la
cui frequenza a tempo pieno dà diritto di sostenere l'esame di Stato
per l'abilitazione all'esercizio professionale (articolo 33, V comma,
della Costituzione).

l) cura il massimario delle decisioni e dei provvedimenti dei Consigli regionali e dello stesso Consiglio nazionale.

21. Attribuzioni al Comitato esecutivo.

Il Comitato esecutivo provvede all'attuazione delle delibere del
Consiglio e collabora con il presidente nella gestione ordinaria
dell'Ordine. Adotta, altresì, in caso di assoluta urgenza, le delibere
di competenza del Consiglio stesso escluse quelle previste nelle
lettere a), d) ed e) dell'art. 20, con obbligo di sottoporle a ratifica
nella prima riunione, da convocarsi in ogni caso non oltre un mese.

22. Attribuzioni del presidente.

Il presidente del Consiglio nazionale convoca e presiede le riunioni
del Consiglio e del Comitato esecutivo, dà disposizioni per il regolare
funzionamento del Consiglio e del Comitato esecutivo stesso ed esercita
tutte le attribuzioni demandategli dal presente ordinamento e da altre
norme.

In caso di sua assenza o impedimento, si applicano le disposizioni dell'art. 10, secondo e terzo comma.

 

CAPO III
DISPOSIZIONI COMUNI

23. Riunioni dei Consigli e del Comitato esecutivo.

Per la validità delle sedute di un Consiglio regionale o
interregionale o del Consiglio nazionale dell'Ordine, occorre la
presenza della maggioranza dei componenti. Nelle votazioni, in caso di
parità, prevale il voto del presidente.

Fino all'insediamento del nuovo Consiglio dell'Ordine, rimane in carica il Consiglio uscente.

Le stesse norme si applicano al Comitato esecutivo.

24. Attribuzioni del Ministro di Grazia e Giustizia.

Il Ministro di Grazia e Giustizia esercita l'alta vigilanza sui Consigli dell'Ordine.

Egli può, con decreto motivato, sentito il parere del Consiglio
nazionale, sciogliere un Consiglio regionale o interregionale, che non
sia in grado di funzionare regolarmente; quando sia trascorso il
termine di legge senza che si sia provveduto all'elezione del nuovo
Consiglio o quando il Consiglio, richiamato all'osservanza degli
obblighi ad esso imposti, persista nel violarli.

Con lo stesso decreto il Ministro nomina, scegliendo fra i
giornalisti professionisti, un commissario straordinario, al quale sono
affidate le funzioni fino all'elezione del nuovo Consiglio, che deve
avere luogo entro novanta giorni dal decreto di scioglimento.

25. Ineleggibilità.

Non sono eleggibili alle cariche di cui agli articoli 9 e 19 i
pubblicisti iscritti anche ad altri Albi professionali o che siano
funzionari dello Stato.

 

TITOLO II - Dell'Albo Professionale

CAPO I
DELL'ISCRIZIONE NEGLI ELENCHI

26. Albo: istituzione.

Presso ogni Consiglio dell'Ordine regionale o interregionale è
istituito l'Albo dei giornalisti che hanno la loro residenza nel
territorio compreso nella circoscrizione del Consiglio.

L'Albo è ripartito in due elenchi, l'uno dei giornalisti professionisti l'altro dei pubblicisti.

I giornalisti professionisti e i pubblicisti che abbiano la loro abituale residenza fuori dal territorio della Repubblica sono iscritti nell'Albo di Roma.

27. Albo: contenuto.

L'Albo deve contenere il cognome, il nome, la data di nascita, la
residenza e l'indirizzo degli iscritti, nonché la data di iscrizione e
il titolo in base al quale è avvenuta. L'Albo è compilato secondo
l'ordine di anzianità di iscrizione e porta un indice alfabetico che
ripete il numero d'ordine di iscrizione.

L'anzianità è determinata dalla data di iscrizione nell'Albo.

A ciascun iscritto nell'Albo è rilasciata la tessera.

28. Elenchi speciali.

All'Albo dei giornalisti sono annessi gli elenchi dei giornalisti extracomunitari
e di coloro che, pur non esercitando l'attività di giornalista,
assumano la qualifica di direttore responsabile di periodici o riviste
a carattere tecnico, professionale o scientifico, esclusi quelli
sportivi e cinematografici.

Quando si controverta sulla natura della pubblicazione, decide
irrevocabilmente, su ricorso dell'interessato, il Consiglio nazionale
dell'Ordine.

29. Iscrizione nell'elenco dei professionisti.

Per l'iscrizione nell'elenco dei professionisti sono richiesti:
il possesso della laurea in giornalismo o, per chi è in possesso di
altre lauree, la frequenza di una scuola di giornalismo riconosciuta
dall'Ordine per almeno 24 mesi, il possesso dei requisiti di cui
all'art. 31, e l'esito favorevole dell'esame di Stato per
l'abilitazione all'esercizio professionale di cui all'art. 32.

L'iscrizione è deliberata dal competente Consiglio regionale o
interregionale entro sessanta giorni dalla presentazione della domanda.
Decorso tale termine inutilmente il richiedente può ricorrere entro 30
giorni al Consiglio nazionale che decide sulla domanda di iscrizione.

30. Rigetto della domanda.

Il provvedimento di rigetto della domanda di iscrizione all'Albo o
al registro dei praticanti deve essere motivato e deve essere
notificato all'interessato, a mezzo di ufficiale giudiziario, nel
termine di 15 giorni dalla deliberazione.

31. Modalità di iscrizione nell'elenco dei professionisti.

La domanda di iscrizione deve essere corredata dai seguenti documenti :

1) estratto dell'atto di nascita;

2) certificato di residenza;

3) certificato che attesti il superamento dell'esame di Stato per l'abilitazione all'esercizio professionale;

4) attestazione di versamento della tassa di concessione
governativa, nella misura prevista dalle disposizioni vigenti per le
iscrizioni negli Albi professionali.

5) certificato di cittadinanza italiana o comunitaria.

6) certificato penale.

Per l'accertamento dei requisiti della cittadinanza e dell'assenza
di precedenti penali del richiedente si può provvedere d'ufficio da
parte del Consiglio dell'Ordine.

Non possono essere iscritti nell'Albo coloro che abbiano riportato
condanna penale che importi interdizione dai pubblici uffici, per tutta
la durata dell'interdizione, salvo che sia intervenuta riabilitazione.

Nel caso di condanna che non importi interdizione dai pubblici
uffici, o se questa è cessata, il Consiglio dell'Ordine può concedere
l'iscrizione solo se, vagliate tutte le circostanze e specialmente la
condotta del richiedente successivamente alla condanna, ritenga che il
medesimo sia meritevole dell'iscrizione.

32. Esame di Stato per l'abilitazione all'esercizio professionale.

L'esame di Stato, di cui al precedente art. 29, che ha carattere
specificatamente professionale, comporta l'inserimento della
professione giornalistica tra quelle di cui all'articolo 1 della legge
8 dicembre 1956 n. 1378 (esami di Stato di abilitazione all'esercizio delle professioni). All'esame sono ammessi, con i laureati in giornalismo, anche gli allievi delle scuole di giornalismo riconosciute.

I programmi degli esami sono determinati mediante regolamento.
Con lo stesso regolamento vengono fissate anche le norme concernenti lo
svolgimento degli esami. I candidati agli esami di Stato sosterranno le
prove nelle Università che rilasciano la laurea in giornalismo
dislocate in città sedi di Ordini regionali o interregionali secondo
quanto prevedono gli articoli 1 e 9 della legge 8 dicembre 1956 n. 1378.

33. Registro dei praticanti.

Nel Registro dei praticanti possono essere iscritti coloro che
frequentano il terzo anno del corso di laurea in giornalismo (1) e
coloro che vengono ammessi alle scuole di giornalismo riconosciute
dall'Ordine.

La domanda per l'iscrizione deve essere corredata dai documenti di cui ai numeri 1, 2, 4, 5 e 6 dell'art. 31. Deve
essere altresì corredata da una dichiarazione del preside del corso di
laurea in giornalismo oppure dal direttore della scuola di giornalismo.

(1) Decreto 11 aprile 1996 del Ministro dell'Università pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 140 del 17 giugno 1996.

34. Pratica giornalistica

Coloro che frequentano il corso di laurea in giornalismo devono
nell'ultimo triennio trascorrere periodi di formazione (attività di
laboratorio e di esercitazione, seminari professionali e stage) per
almeno 18 mesi. Gli stages nelle redazioni di quotidiani, di periodici,
di agenzie di stampa e di teleradiogiornali di emittenti nazionali,
regionali o provinciali dovranno svolgersi in regime di convenzione (1).

Coloro che, laureati in altra disciplina, svolgono il
praticantato presso una scuola di giornalismo dovranno trascorrere
nelle medesime redazioni un periodo di stage non inferiore a sei mesi
distribuito nel biennio di durata del corso.

(1) Decreto 11 aprile 1996 del Ministro dell'Università pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 140 del 17 giugno 1996.

34-bis. Norma transitoria sui praticanti giornalisti iscritti al Registro

I giornalisti praticanti iscritti in base alle vecchie norme degli
articoli 33 e 34 della legge n. 69/1963 mantengono il diritto di
sostenere l'esame di Stato per l'abilitazione all'esercizio
professionale secondo le modalità fissate dalla legge citata e dal Dpr
n. 115/1965 (e successive modificazioni).

35. Modalità d'iscrizione nell'elenco dei pubblicisti.

Per l'iscrizione all'elenco dei pubblicisti la domanda deve essere corredata oltre che dai documenti di cui ai numeri 1, 2, 4, 5 e 6
del primo comma dell'art. 31, anche dai giornali e periodici contenenti
scritti a firma del richiedente, e da certificati dei direttori delle
pubblicazioni e dei teleradiogiornali, che comprovino l'attività pubblicistica regolarmente retribuita da almeno due anni.

Si applica il disposto del secondo comma dell'art. 31.

35-bis. Norma transitoria sui pubblicisti «professionisti di fatto»

I pubblicisti, iscritti al relativo elenco dell'Albo, se
comprovino con documenti di data certa di avere per almeno due anni
esercitato (in maniera esclusiva) attività giornalistica ininterrotta e
retribuita in una o più testate giornalistiche (quotidiano, periodico,
agenzia di stampa, tg televisivo o radiogiornale), dotate di adeguata
struttura redazionale, possono chiedere, entro i due anni dalla entrata
in vigore della legge, di essere ammessi a sostenere l'esame di
idoneità professionale per l'iscrizione nell'elenco dei professionisti.
L'esame si svolgerà secondo i criteri fissati dalla legge n. 69/1963 e
dal Dpr 115/1965 (e successive modificazioni).

36. Giornalisti extracomunitari.

I cittadini extracomunitari residenti in Italia possono
ottenere l'iscrizione nell'elenco speciale di cui all'art. 28, se
abbiano compiuto i 21 anni e sempre che lo Stato di cui sono cittadini
pratichi il trattamento di reciprocità. Tale condizione non è
richiesta nei confronti del giornalista extracomunitario che abbia
ottenuto il riconoscimento del diritto di asilo politico (1).

La domanda di iscrizione deve essere corredata dai documenti di cui
ai numeri 1), 2) e 4) dell'art. 31 oltre che da un'attestazione del
Ministero degli affari esteri che provi che il richiedente è cittadino
di uno Stato con il quale esiste trattamento di reciprocità.

Si applica il disposto del secondo comma dell'art. 31.

(1) Comma così modificato dalla legge 10 giugno 1969, n. 308.

 

CAPO II
DEI TRASFERIMENTI E DELLA CANCELLAZIONE DALL'ALBO

37. Trasferimenti.

Nessuno può essere iscritto contemporaneamente in più di un Albo. In
caso di cambiamento di residenza, il giornalista deve chiedere il
trasferimento nell'Albo del luogo della nuova residenza; trascorsi tre
mesi dal cambiamento senza che ne sia fatta richiesta, il Consiglio
dell'Ordine procede di ufficio alla cancellazione dall'Albo del
giornalista che si è trasferito in altra sede ed alla comunicazione di
tale cancellazione al Consiglio nella cui giurisdizione è compreso il
luogo della nuova residenza, che provvederà ad iscrivere il giornalista
nel proprio Albo.

38. Cancellazione dall'Albo.

Il Consiglio dell'Ordine delibera di ufficio la cancellazione
dall'Albo in caso di perdita del godimento dei diritti civili, da
qualunque titolo derivata, o di perdita della cittadinanza italiana o comunitaria.

In questo secondo caso, tuttavia, il giornalista è iscritto nell'elenco speciale per gli extracomunitari, qualora concorrano le condizioni previste dall'art. 36, e ne faccia domanda.

39. Condanna penale.

Debbono essere cancellati dall'Albo coloro che abbiano riportato
condanne penali che importino interdizione perpetua dai pubblici uffici.

Nel caso di condanna che importi l'interdizione temporanea dai
pubblici uffici, l'iscritto è sospeso di diritto durante il periodo di
interdizione. Ove sia emesso ordine di custodia cautelare, gli effetti dell'iscrizione sono sospesi di diritto fino alla revoca del mandato o dell'ordine.

Nel caso di condanna penale che non importi la pena accessoria di
cui ai commi precedenti, il Consiglio dell'Ordine inizia procedimento
disciplinare ove ricorrano le condizioni previste dal primo comma
dell'art. 48.

40. Cessazione dell'attività professionale.

Il giornalista è cancellato dall'elenco dei professionisti, quando
risulti che sia venuto a mancare il requisito dell'esclusività
professionale.

In tal caso il professionista può essere trasferito nell'elenco dei
pubblicisti, ove ricorrano le condizioni di cui all'art. 35, e ne
faccia domanda.

41. Inattività.

È disposta la cancellazione dagli elenchi dei professionisti o dei
pubblicisti dopo due anni di inattività professionale. Tale termine è
elevato a tre anni per il giornalista che abbia almeno dieci anni di
iscrizione. Nel calcolo dei termini suindicati non si tiene conto del
periodo di inattività dovuta all'assunzione di cariche o di funzioni
amministrative, politiche o scientifiche; o all'espletamento degli
obblighi militari.

Non si fa luogo alla cancellazione per inattività professionale del
giornalista che abbia almeno quindici anni di iscrizione all'Albo,
salvo i casi di iscrizione in altro Albo o di svolgimento di altra
attività continuativa e lucrativa.

42. Reiscrizione.

Il giornalista cancellato dall'Albo può, a sua richiesta, essere
riammesso quando sono cessate le ragioni che hanno determinato la
cancellazione.

Se la cancellazione è avvenuta a seguito di condanna penale, ai
sensi dell'art. 39, primo comma, la domanda di nuova iscrizione può
essere proposta quando si è ottenuta la riabilitazione.

43. Notificazione delle deliberazioni del Consiglio.

Le deliberazioni del Consiglio regionale di cancellazione dall'Albo,
o di diniego di nuova iscrizione ai sensi dell'articolo precedente,
devono essere motivate e notificate all'interessato nei modi e nei
termini di cui all'art. 30.

44. Comunicazioni.

Una copia dell'Albo deve essere depositata ogni anno, entro il mese
di gennaio, a cura dei Consigli regionali o interregionali, presso la
Cancelleria della Corte d'Appello del capoluogo della regione dove ha
sede il Consiglio, presso la Segreteria del Consiglio nazionale
dell'Ordine e presso il Ministero di grazia e giustizia.

Di ogni nuova iscrizione o cancellazione dovrà essere data
comunicazione entro due mesi al Ministro per la grazia e la giustizia,
alla Cancelleria della Corte d'Appello, al procuratore generale della
stessa Corte d'Appello ed al Consiglio nazionale.

 

CAPO III
DELL'ESERCIZIO DELLA PROFESSIONE DI GIORNALISTA

45. Esercizio della professione.

Nessuno può assumere il titolo né esercitare la professione di
giornalista, se non è iscritto nell'Albo professionale. La violazione
di tale disposizione è punita a norma degli art. 348 e 498 del Codice
penale, ove il fatto non costituisca un reato più grave (1). Tale articolo non si applica al giornalista straniero che abbia ottenuto il riconoscimento del diritto di asilo politico (1).

(1) Questo comma è costituzionalmente illegittimo rispetto
all'articolo 10 e all'articolo 21 della Costituzione limitatamente alla
sua applicabilità allo straniero al quale sia impedito nel Paese di
appartenenza l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite
dalla Costituzione italiana. In questi casi il presupposto di
reciprocità rischia di tradursi in un una grave menomazione della
libertà di quei soggetti ai quali la Costituzione ha voluto offrire
asilo politico e che devono poter godere, almeno in Italia, di tutti
quei fondamentali diritti democratici che non siano strettamente
inerenti allo «status civitatis» (Corte costituzionale, sentenza 21-23
marzo 1968, n. 11) 46. Direzione dei giornali.

Il direttore ed il vicedirettore responsabile di un giornale quotidiano o di un periodico o agenzia di stampa o di un radiotelegiornale di cui all'articolo 34, cittadini italiani o comunitari (1), devono essere iscritti nell'elenco dei giornalisti professionisti o nell'elenco dei pubblicisti, salvo quanto stabilito nel successivo art. 47 (2).

Per le altre pubblicazioni periodiche ed agenzie di stampa, il
direttore e il vicedirettore responsabile possono essere iscritti
nell'elenco dei professionisti oppure dei pubblicisti, salvo la
disposizione dell'art. 28 per le riviste a carattere tecnico,
professionale o scientifico.

(1) Articolo 9 della legge 6 febbraio 1996 n. 52.

(2) Per la Corte costituzionale (sentenza 2-10 luglio 1968, n. 98)
è costituzionalmente illegittimo, per contrasto con l'articolo 21 della
Costituzione, il comma I dell'articolo 46 della legge n. 68/1963
«..limitatamente alla parte in cui esclude che il direttore e il
vicedirettore responsabile di un giornale quotidiano o di un periodico
o agenzia di stampa, di cui al comma I dell'articolo 34, possa «essere
iscritto all'elenco dei pubblicisti.....è sufficiente l'iscrizione nell'albo
dei giornalisti indipendentemente che si tratti di professionisti o
pubblicisti...mentre l'ulteriore vincolo di scelta tra gli
iscritti nell'elenco dei professionisti significa aggravare il limite
posto alle libertà garantite dall'articolo 21 della Costituzione senza
un'adeguata giustificazione costituzionale»

47. Direzione affidata a persone non iscritte all'Albo.

La direzione di un giornale quotidiano o di altra pubblicazione periodica (comprese le agenzie di stampa) o di un teleradiogiornale, che siano organi di partiti o movimenti politici o di organizzazioni sindacali o del volontariato, può essere affidata a persona non iscritta all'Albo dei giornalisti.

Nei casi previsti dal precedente comma, i requisiti richiesti per la
registrazione o l'annotazione di un mutamento ai sensi della legge
sulla stampa sono titolo per l'iscrizione provvisoria del direttore
nell'elenco dei professionisti, se trattasi di quotidiani scritti o teleradiotrasmessi, o nell'elenco dei pubblicisti se trattasi di altra pubblicazione periodica.

Le disposizioni di cui ai precedenti commi sono subordinate alla contemporanea nomina di vicedirettore del quotidiano o del periodico (o dell'agenzia di stampa o del teleradiogiornale) di un giornalista professionista o di un pubblicista, al quale restano affidate le attribuzioni di cui all'art. 35 della presente legge (1).

Resta ferma la responsabilità stabilita dalle leggi civili e penali,
per il direttore non professionista, iscritto a titolo provvisorio
nell'Albo.

(1) La Corte costituzionale, con sentenza 2-10 luglio 1968 n. 98,
ha deciso per l'illegittimità consequenziale (art. 27 della legge 11
marzo 1953, 87), rispetto alla dichiarazione di illegittimità
dell'articolo 46 primo comma, dell'articolo 47, comma terzo di questa
legge, nella parte in cui, nell'ipotesi prevista dal primo comma,
esclude che possa essere nominato vicedirettore del quotidiano un
giornalista iscritto nell'elenco dei pubblicisti e vicedirettore del
periodico un giornalista iscritto nell'elenco dei professionisti.

 

TITOLO III - Della disciplina degli iscritti

48. Procedimento disciplinare.

Gli iscritti nell'Albo, negli elenchi o nel registro che si rendano
colpevoli di fatti non conformi al decoro e alla dignità professionale,
o di fatti che compromettano la propria reputazione o la dignità
dell'Ordine, sono sottoposti a procedimento disciplinare.

Il procedimento disciplinare è iniziato d'ufficio dal Consiglio
regionale o interregionale, o anche su richiesta del procuratore
generale competente ai sensi dell'art. 44.

49. Competenza.

La competenza per il giudizio disciplinare appartiene al Consiglio dell'Ordine presso il quale è iscritto l'incolpato.

Se l'incolpato è membro di tale Consiglio il procedimento
disciplinare è rimesso al Consiglio dell'Ordine designato dal Consiglio
nazionale.

50. Astensione o ricusazione dei membri del Consiglio dell'Ordine.

L'astensione e la ricusazione dei componenti del Consiglio sono
regolate dagli artt. 51 e 52 del codice di procedura civile, in quanto
applicabili.

Sull'astensione, quando è necessaria l'autorizzazione, e sulla ricusazione decide lo stesso Consiglio.

Se, a seguito di astensioni e ricusazioni viene a mancare il numero
legale, il presidente del Consiglio rimette gli atti al Consiglio
dell'Ordine designato dal Consiglio nazionale.

Il Consiglio competente a termini del comma precedente, se autorizza
l'astensione o riconosce legittima la ricusazione, si sostituisce al
Consiglio dell'Ordine cui appartengono i componenti che hanno chiesto
di astenersi o che sono stati ricusati; altrimenti restituisce gli atti
per la prosecuzione del procedimento.

51. Sanzioni disciplinari.

Le sanzioni disciplinari sono pronunciate con decisione motivata dal Consiglio, previa audizione dell'incolpato.

Esse sono:

a) l'avvertimento;

b) la censura;

c) la sospensione dall'esercizio della professione per un periodo non inferiore a due mesi e non superiore ad un anno;

d) la radiazione dall'Albo.

52. Avvertimento.

L'avvertimento da infliggere nei casi di abusi o mancanza di lieve
entità, consiste nel rilievo della mancanza commessa e nel richiamo del
giornalista all'osservanza dei suoi doveri.

Esso, quando non sia conseguente ad un giudizio disciplinare, è disposto dal presidente del Consiglio dell'Ordine.

L'avvertimento è rivolto oralmente dal presidente e se ne redige verbale sottoscritto anche dal segretario.

Entro i trenta giorni successivi, il giornalista al quale è stato
rivolto l'avvertimento può chiedere di essere sottoposto a procedimento
disciplinare.

53. Censura.

La censura, da infliggersi nei casi di abusi o mancanze di grave
entità, consiste nel biasimo formale per la trasgressione accertata.

54. Sospensione.

La sospensione dall'esercizio professionale può essere inflitta nei
casi in cui l'iscritto con la sua condotta abbia compromesso la dignità
professionale.

55. Radiazione.

La radiazione può essere disposta nel caso in cui l'iscritto con la
sua condotta abbia gravemente compromesso la dignità professionale fino
a rendere incompatibile con la dignità stessa la sua permanenza
nell'Albo, negli elenchi o nel registro.

56. Procedimento.

Nessuna sanzione disciplinare può essere inflitta senza che l'incolpato sia stato invitato a comparire davanti al Consiglio.

Il Consiglio, assunte sommarie informazioni, contesta all'incolpato
a mezzo di lettera raccomandata con ricevuta di ritorno i fatti che gli
vengono addebitati e le eventuali prove raccolte, e gli assegna un
termine non minore di trenta giorni per essere sentito nelle sue
discolpe. L'incolpato ha facoltà di presentare documenti e memorie
difensive. Il contraddittorio è indiretto. Si applicano al
procedimento disciplinare gli articoli dall'1 all'11 della legge 7
agosto 1990 n. 241 (1).

L'incolpato può ammettere l'addebito e concordare con il
Consiglio regionale, previo assenso di quest'ultimo, la sanzione
disciplinare, rinunciando ad ogni impugnazione. In tal senso la
sanzione applicata è ridotta (2).

(1) Dalla sentenza 14 dicembre 1995 n. 505 della Corte
costituzionale (che ha dichiarato non fondata la questione di
legittimità dell'articolo 56 della legge professionale a patto che
l'articolo sia letto in una prospettiva garantista, ndr) si possono
ricavare le regole del procedimento disciplinare: «Ove il Consiglio
regionale dell'Ordine - ha scritto la Corte - si limiti a preliminari,
«sommarie informazioni», devono ritenersi sufficienti la comunicazione
dell'inizio del procedimento e 1' invito all'interessato a «comparire».
Ma quando 1'istruttoria prosegua in quella sede per l'accertamento dei
«fatti» attraverso la raccolta di prove, la norma, pur non prevedendo
la presenza dell'interessato o del suo difensore nel momento
dell'assunzione delle prove a carico, contempla tuttavia per le forme
di contraddittorio e di difesa, stabilendo che i fatti gli siano
specificamente «addebitati» e riconoscendo all'incolpato stesso un
congruo termine, non solo per essere sentito, ma soprattutto per
provvedere alla sua «discolpa» come previsto dalla norma impugnata.
Affinché tale facoltà possa efficacemente realizzarsi è necessario sul
piano logico-giuridico che essa comprenda la confutabilità delle prove
su cui si fondano i pretesi illeciti, previa possibilità di visione dei
verbali e di utilizzo di ogni strumento di difesa, non solo attraverso
memorie illustrative ma anche con la presentazione di nuovi documenti o
con la deduzione di altre prove (compresa la richiesta di risentire
testimoni su fatti e circostanze specifiche rilevanti ed attinenti alle
contestazioni), che non possono considerarsi precluse. L'organo
disciplinare sarà tenuto a pronunciarsi motivando sulle richieste
probatorie, in modo da rendere possibile, nella successiva eventuale
fase di tutela giurisdizionale, una verifica sulla completezza e
sufficienza della istruttoria disciplinare e sul rispetto dei principi
in materia di partecipazione e difesa dell'incolpato.

Queste garanzie rispondono ad esigenze minime di ragionevolezza,
sia per la gravità delle conseguenze personali che le sanzioni
disciplinari, ma anche la sola pendenza del procedimento, determinano -
già dalla prima fase della procedura - sui diritti del giornalista, sia
per l'interesse pubblico alla completezza della istruttoria, alla
correttezza ed imparzialità del procedimento amministrativo
disciplinare».

(2) Con riferimento al primo comma dell'articolo 11 della legge 7 agosto 1990 n. 241.

57. Provvedimenti disciplinari: notificazione

I provvedimenti disciplinari sono adottati a votazione segreta.

Essi devono essere motivati, e sono notificati all'interessato ed al
pubblico ministero a mezzo di ufficiale giudiziario entro trenta giorni
dalla deliberazione

58. Prescrizione.

L'azione disciplinare si prescrive entro cinque anni dal fatto.

Nel caso che per il fatto sia stato promosso procedimento penale, il
termine suddetto decorre dal giorno in cui è divenuta irrevocabile la
sentenza di condanna o di proscioglimento.

La prescrizione è interrotta dalla notificazione degli addebiti
all'interessato, da eseguirsi nei modi di cui all'articolo precedente,
nonché dalle discolpe presentate per iscritto dall'incolpato.

La prescrizione interrotta ricomincia a decorrere dal giorno
dell'interruzione; se più sono gli atti interruttivi la prescrizione
decorre dall'ultimo di essi, ma in nessun caso il termine stabilito nel
primo comma può essere prolungato oltre la metà.

L'interruzione della prescrizione ha effetto nei confronti di tutti
coloro che abbiano concorso nel fatto che ha dato luogo al procedimento
disciplinare.

59. Reiscrizione dei radiati.

Il giornalista radiato dall'Albo, dagli elenchi o dal registro a
seguito di provvedimento disciplinare può chiedere di essere riammesso,
trascorsi cinque anni dal giorno della radiazione.

Il Consiglio regionale o interregionale competente delibera sulla
domanda; la deliberazione è notificata nei modi e nei termini di cui
all'art. 57.

 

TITOLO IV- Dei reclami contro le deliberazioni degli organi professionali

 

60. Ricorso al Consiglio nazionale.

Le deliberazioni del Consiglio dell'Ordine relative all'iscrizione o
cancellazione dall'Albo, dagli elenchi o dal registro e quelle
pronunciate in materia disciplinare possono essere impugnate
dall'interessato e dal pubblico ministero competente con ricorso al
Consiglio nazionale dell'Ordine nel termine di trenta giorni.

Il termine decorre per l'interessato dal giorno in cui gli è
notificato il provvedimento e per il pubblico ministero dal giorno
della notificazione per i provvedimenti in materia disciplinare e dal
giorno della comunicazione eseguita ai sensi dell'art. 44 per i
provvedimenti relativi alle iscrizioni o cancellazioni.

I ricorsi al Consiglio nazionale in materia elettorale, di cui agli artt. 8 e 16, non hanno effetto sospensivo (1). I
provvedimenti disciplinari e quelli relativi all'iscrizione o
cancellazione dall'Albo, se impugnati davanti al Consiglio nazionale,
si ritengono sospesi.

E' istituita in seno al Consiglio nazionale una Sezione ricorsi
la quale ha il compito di istruire e decidere i ricorsi relativi alla
iscrizione o cancellazione dagli elenchi dell'Albo e dal Registro dei
Praticanti. La Sezione è composta da 15 consiglieri nazionali - dei
quali non più di due provenienti da un solo Ordine regionale - e dura
in carica 24 mesi.

In seno al Consiglio nazionale sono altresì istituite una Sezione
disciplinare ed elettorale (di cui fanno obbligatoriamente parte il
presidente, il vicepresidente e il segretario dell'Ordine nazionale)
nonché una Sezione giuridica, una Sezione culturale e una Sezione
amministrativa, i cui componenti durano in carica 24 mesi. Le attività
delle Sezioni saranno stabilite con il Regolamento di esecuzione della
legge.

(1) La prima sezione civile della Corte di Cassazione con la
sentenza n.01053/1996 depositata il 10 febbraio 1996 (causa Consiglio
dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia contro Consiglio nazionale
dell'Ordine, vicenda Tedeschi-Corbia) ha dettato regole fondamentali
sul contraddittorio in materia elettorale: «Il deposito del ricorso
presso il Consiglio regionale è finalizzato alla
realizzazione del contraddittorio secondo le forme previste nel quarto
comma dello stesso articolo 61 (del Dpr n. 115/1965 o Regolamento per
l'esecuzione della legge n. 69/1963, ndr). Ed in
quest'ultima disposizione si prevede che l'interessato può prendere
visione degli atti depositati presso il Consiglio regionale "in tutti i
casi", e quindi anche nel caso del ricorso in materia elettorale. Ciò
che rileva, pertanto, non è il mero mancato deposito del ricorso presso
il Consiglio regionale, ma il fatto che tale inosservanza del primo
comma dell'articolo 61 abbia compromesso lo svolgimento del
contraddittorio secondo le forme previste dal quarto comma dello stesso
articolo 61....E' irrilevante, infine, che nell'articolo 61 del
Regolamento non sia prevista alcuna sanzione per l'ipotesi di sua
inosservanza. Il mancato deposito del ricorso presso il Consiglio
regionale e l'assenza del contraddittorio previsto nel quarto comma
dell'articolo 61 hanno determinato il venir meno di una intera fase del
procedimento amministrativo previsto dalla legge per la decisione del
ricorso, con la conseguente sussistenza di un vizio di violazione di
legge che determina la illegittimità del provvedimento
conclusivo.....L'invocato articolo 2 del Dpr n.
1199/1971, anche se lo si volesse ritenere applicabile ai rapporti tra
Consiglio regionale e Consiglio nazionale dell'Ordine dei Giornalisti,
pone rimedio all'erronea presentazione di un ricorso amministrativo, ma
non è idoneo a sanare le violazioni del principio del contraddittorio
verificatosi nella presente fattispecie». E' auspicabile che la legge
professionale recepisca la norma prevista dall'articolo 101 del Codice
di procedura civile: chi presenta un ricorso deve provvedere a
notificare il ricorso stesso ai controinteressati. Questo obbligo lo si
legge oggi tra le righe dell'articolo 61 del Regolamento o Dpr n.
115/1965.

61. Provvedimenti disciplinari.

Prima della deliberazione sui ricorsi in materia disciplinare, il Consiglio nazionale deve in ogni caso sentire il Procuratore generale della Repubblica.
Questi presenta per iscritto le sue conclusioni, che vengono comunicate
all'incolpato nei modi e con il termine di cui all'art. 56. Si
applicano per il resto le disposizioni di cui agli artt. 56 e 57, primo
comma.

62. Deliberazioni del Consiglio nazionale.

Le deliberazioni del Consiglio nazionale dell'Ordine, pronunziate
sui ricorsi in materia di iscrizione nell'Albo, negli elenchi o nel
registro e di cancellazione, nonché in materia disciplinare ed
elettorale, devono essere motivate e sono notificate, a mezzo di
ufficiale giudiziario, entro trenta giorni agli interessati, al
Consiglio dell'Ordine che ha emesso la deliberazione, nonché al
Procuratore generale presso lo Corte di Appello nel cui distretto ha
sede il Consiglio.

63. Azione giudiziaria.

Le deliberazioni indicate nell'articolo precedente possono essere
impugnate, nel termine di 30 giorni dalla notifica, innanzi al
Tribunale del capoluogo del distretto in cui ha sede il Consiglio
regionale o interregionale presso cui il giornalista è iscritto od ove
l'elezione contestata si è svolta.

Avverso la sentenza del Tribunale è dato ricorso alla Corte di
appello competente per il territorio, nel termine di 30 giorni dalla
notifica.

Sia presso il Tribunale sia presso la Corte di appello il Collegio è
integrato da un giornalista e da un pubblicista nominati in numero
doppio, ogni quadriennio, all'inizio dell'anno giudiziario dal
presidente della Corte di appello su designazione del Consiglio
nazionale dell'Ordine. Il giornalista professionista ed il pubblicista,
alla scadenza dell'incarico, non possono essere nuovamente nominati (1).

Possono proporre il reclamo all'Autorità giudiziaria sia
l'interessato sia il procuratore della Repubblica e il procuratore
generale competenti per territorio.

(1) Comma così sostituito dall'articolo 2 della legge 10
giugno 1969 n. 308. L'originario terzo comma dell'articolo 63 stabiliva
che «Sia presso il Tribunale che la Corte d'Appello il Collegio è
integrato da un giornalista professionista e da un pubblicista,
nominati in numero doppio all'inizio dell'anno giudiziario dal
Presidente della Corte d'Appello su designazione del Consiglio
nazionale dell'Ordine». Questo comma con sentenza 21-23 marzo 1968 n.
11 è stato dichiarato incostituzionale in relazione all'articolo 108
della Costituzione.

64. Procedimento.

Il Tribunale e la Corte d'appello provvedono, in camera di
Consiglio, con sentenza, sentiti il pubblico ministero e gli
interessati.

La sentenza può annullare, revocare o modificare la deliberazione impugnata.

Le sentenze sono notificate a cura della cancelleria al pubblico ministero e alle parti.

65. Ricorso per Cassazione.

Avverso le sentenze della Corte di appello è ammesso ricorso alla
Corte di cassazione, da parte del procuratore generale e degli
interessasti, nel termine di 60 giorni dalla notifica ed ai sensi
dell'art. 360 del Codice di procedura civile.

 

TITOLO V - Disposizioni finali e transitorie

 

66. (abrogato)

67. (abrogato)

68. (abrogato)

69. (abrogato)

70. (abrogato)

71. (abrogato)

72. Personale degli Ordini e del Consiglio nazionale.

Per la disciplina giuridica ed economica del personale degli
Ordini e del Consiglio nazionale si osservano le disposizioni contenute
nelle leggi sul pubblico impiego. Al personale si applica il contratto
nazionale di lavoro del comparto degli enti pubblici non economici (1).

(1) Con riferimento all'articolo 5 della legge-quadro sul
pubblico impiego 29 marzo 1983 n. 93, il Dpr 5 marzo 1986 n. 68
stabilisce che il personale degli Ordini professionali «appartiene» al
comparto degli enti pubblici non economici. Tale «collocazione» del
personale è stata ribadita dal Dpr 30 dicembre 1993 n. 593 con
riferimento all'articolo 45 (comma 3) del Decreto legislativo 3
febbraio 1993 n. 29.

73. Norme regolamentari.

Il Governo provvederà all'emanazione delle norme regolamentari entro
il termine di 90 giorni dalla pubblicazione della presente legge.

In sede di regolamento e in applicazione dell'art. 1 della presente
legge, non potrà farsi luogo all'istituzione di circoscrizioni
regionali o interregionali cui non appartengano almeno 200 giornalisti di cui non meno di 100 professionisti.

74. Abrogazione

Sono abrogati il Rd 26 febbraio 1928 n. 384, il Dlgslgt 23 ottobre
1944 n. 302 e ogni altra disposizione incompatibile con la presente
legge.

75. Entrata in vigore

La presente legge entra in vigore il giorno della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.