Il domicilio professionale determina l’appartenenza all’Albo o al Registro

Il domicilio professionale determina
l’appartenenza all’Albo o al Registro


 

L’articolo 16 della legge n. 526/1999 (Norme in materia di domicilio professionale) dice:
"Per i cittadini degli Stati membri dell'Unione europea, ai fini
dell'iscrizione o del mantenimento dell'iscrizione in albi, elenchi o
registri, il domicilio professionale è equiparato alla residenza".
Sul problema dell’iscrizione nell’Albo e nel Registro, è indubbio che i
Consigli degli Ordini dovranno attenersi all’indicazione data dal Cnog
con lettera 24 marzo 2000. A questa lettera è allegata
l’interpretazione (del Ministero della Giustizia) dell’articolo 16: in sostanza il domicilio professionale determina (al posto della residenza) l’appartenenza all’Albo o al Registro. Ed ecco le riflessioni, che si pongono:


Residenza e domicilio nel Codice civile. Dice l’articolo 16 della Costituzione: "Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale". L'articolo 43 del Codice civile fissa il domicilio di una persona "nel luogo in cui essa ha stabilito la sede principale dei suoi affari e interessi", mentre "la residenza è nel luogo in cui la persona ha la dimora abituale".


Il domicilio equiparato alla residenza. Conseguenze. Chi
trasferisce il domicilio professionale ha l’obbligo, in base al citato
articolo 16, di trasferire anche l'iscrizione nell'Albo del luogo dove
lavora senza bisogno di trasferire anche la residenza. Gli
Ordini, come avveniva per la residenza, possono chiedere d’ufficio il
trasferimento di giornalisti, che hanno il domicilio professionale
nella regione di competenza.


Procedura. Il giornalista può autocertificare che ha il
suo domicilio professionale in una città diversa da quella di
residenza. Chi opera allo sportello degli Uffici dell’Ordine ha
l'obbligo di accettare l'autocertificazione. A questo punto scatta la
fase istruttoria relativa all'iscrizione del richiedente negli elenchi
dell'Albo o nel Registro. Il presidente (come responsabile del
procedimento, ex articoli 4 e 5 della legge n. 241/1990) ha il potere
(ex articolo 6 della legge n. 241!1990) di sollecitare l'interessato a
comprovare che ha il domicilio professionale in un centro della
regione. Ciò è estremamente facile per chi lavora come redattore (ex
articoli 1 e 5; oppure 1 e 35, oppure 1 e 36) in un testata scritta,
radiofonica, televisiva o telematica. Più complessa è la posizione di
chi opera come libero professionista o free lance. In tali casi appare
risolutivo il modello Irpef 740 o Unico, che distingue tra residenza
anagrafica e domicilio fiscale. Va tenuto in conto anche un'altra
circostanza: il domicilio va, comunque, denunciato al Comune almeno per
gli aspetti fiscali legati ad esempio alla tassa sui rifiuti. Chi dice
di lavorare in una certa località dovrebbe essere in possesso di un
contratto di locazione. Informazioni dovranno essere richieste anche al
Consiglio dell'Ordine di provenienza. In sostanza chi chiede il
trasferimento deve dimostrare congruamente che ha nella regione "la
sede principale dei suoi affari e interessi ".


Conclusioni. Residenza e domicilio professionale possono
coesistere, ma possono essere anche scissi con la conseguenza che il
domicilio professionale, come detto, determina l’appartenenza all’Albo
o al Registro. Appare inaccettabile - dopo i fatti di Catanzaro - che
una persona, sollecitando contestualmente un certo provvedimento,
trasferisca la residenza nella Regione A, mantenendo il domicilio professionale nella Regione B. L’Ordine della Regione A ha l’obbligo di trasmettere il fascicolo all’Ordine della Regione B.

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Il Consiglio dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia ha preso atto di questo documento nella seduta del 25 settembre 2000