da Il Sole 24 Ore del 15 maggio 1997 Sui giornalisti niente accordo: è referendum

da Il Sole 24 Ore del 15 maggio 1997

Sui giornalisti niente accordo: è referendum

Roma — Ordine dei giornalisti, si va al referendum. Il tentativo di
approvare la riforma sul filo di lana è fallito. Cdu e Forza Italia
hanno preannunciato il «no» all'esame della commissione Affari
costituzionali del Senato in sede deliberante: una decisione che, visti
i tempi stretti e nonostante formalmente sia ancora possibile un
accordo, equivale alla scelta di far svolgere il referendum.
La
situazione è precipitata in poche ore: dopo una mattina consumata nelle
ultime trattative, il relatore del progetto di legge Stefano Passigli
(Sd) ha annunciato la disponibilità di tutti i gruppi a concedere la
sede deliberante. Vinte le resistenze di An e della Lega la strada
sembrava spianata. Ma proprio nelle stesse ore in cui il relatore stava
limando il suo testo si apriva un nuovo fronte: a un convegno
sull'informazione organizzato dall'Ucsi il Cdu si diceva contrario al
progetto. Nel pomeriggio cadevano tutte le illusioni: insieme al Cdu
anche Forza Italia, fino a ieri silenziosa, decideva di dare via libera
al referendum. E immediatamente è scoppiata la polemica.
«La somma
di due oltranzismi — spiega Passigli —, quello di chi vuole a ogni
costo un referendum e quello corporativo del presidente dell'Ordine
nazionale, ha prodotto l'improvviso voltafaccia di Cdu e Forza Italia.
Ora si va verso un voto che può far felici solo quanti credono nei
referendum per i referendum».
Un atteggiamento, quello di Forza
Italia, che lascia molte perplessità, visto che il gruppo, alla Camera,
aveva presentato un suo progetto di riforma. L'impressione è che dietro
questa scelta vi sia la volontà politica di non depotenziare il round
di referendum di giugno.
«In realtà — dice Emidio Novi (Fi), membro
del comitato ristretto che ha discusso il Ddl — noi siamo per principio
favorevoli allo svolgimento dei referendum. Poi non ci convincono le
soluzioni ipotizzate per i pubblicisti e l'eccesso di burocratizzazione
che potrebbe derivare da un accesso alla professione legato agli studi
universitari. Abbiamo atteso fino all'ultimo un cambiamento di linea:
poi abbiamo deciso di bloccare tutto». Secondo Gian Guido Folloni (Cdu)
lo stop è giustificato «da una proposta non decorosa». Per il Cdu,
inoltre, manca la previsione di un esame su deontologia e diritto alla
rettifica.
Resta la consapevolezza spiega Antonio Duva (Misto), che
«la definizione di un testo unificato è un risultato positivo. Per cui
sarebbe sorprendente che questo sforzo fosse frustrato da improvvisi ripensamenti per il consenso alla sede deliberante».
Quasi
tutti i gruppi sembrano disposti a ripartire proprio dal testo definito
da Passigli, dopo il referendum e qualunque ne sia l'esito, per cercare
di regolamentare l'attività giornalistica. La spaccatura attraversa
anche il mondo giornalistico: mentre il presidente dell’Ordine
nazionale Mario Petrina, che non condivide il Ddl, sostiene che il
Parlamento non può muoversi solo sulla spinta referendaria, il
segretario della Fnsi Paolo Serventi Longhi esprime «rammarico per la
decisione di alcune forze politiche, minoritarie di non approvare la
deliberante» e chiede che il testo sia approvato secondo le procedure
ordinarle. (J.M.D.)