Dopo il mancato accordo sull’iter abbreviato parla Franco Abruzzo E ora con il referendum rischiamo di veder saltar tutto

da ItaliaOggi del 15 maggio 1997

Dopo il mancato accordo sull’iter abbreviato parla Franco Abruzzo

E ora con il referendum rischiamo di veder saltare tutto

di FABIANA GIACOMOTTI

Franco Abruzzo è furioso. E sfoga la sua rabbia. «Finiremo come il
vaso del Manzoni. Quello di coccio, naturalmente. Il 16 giugno, il
giorno dopo il referendum, potremmo svegliarci senza una tutela della
professione: etica, preparazione... Tutto cancellato. É un grosso
rischio: dovremmo ripartire da zero. In ogni caso ringraziamo il
senato, auspichiamo che il testo di legge segua il corso ordinario e
che la professione giornalistica possa continuare ad essere protetta.
Non è possibile invocare il libero mercato e non la tutela della
professione... Ah, ma non finisce qui: noi abbiamo già citato lo stato
italiano presso il tribunale dei diritti dell'uomo a Strasburgo: non ci
ha consentito di difenderci come soggetti passivi di referendum». Il
presidente dell'Ordine dei giornalisti della Lombardia è un fiume in
piena. È il primo pomeriggio di mercoledì 14 maggio. A palazzo Madama è
appena saltato l'accordo per discutere in sede deliberante in
commissione affari costituzionali il testo unificato per la riforma
della professione giornalistica che lo stesso Abruzzo, insieme con
Bruno Tucci, presidente dell'Ordine del Lazio e del Molise e Michele
Bellinetti, del Veneto, ha contribuito a stendere nella sua ultima,
attuale forma. Quel testo è stato bloccato dal no del capogruppo del
Cdu, Gian Guido Folloni, e dall'annuncio, da parte di Forza Italia, di
una correzione di rotta rispetto all'assenso dato in commissione. Un
doppio stop subordinato per quanto riguarda il Cdu all'approvazione di
alcune modifiche del testo proposte dal relatore Stefano Passigli (Sd),
prima fra tutte l'introduzione di un esame sulla deontologia e sulle
norme che regolano il diritto di rettifica.

Si allontana insomma la possibilità di approvare una legge rapida,
che superi il quesito referendario, visto che anche con la procedura
ordinaria il parlamento dovrebbe licenziare la legge entro gli inizi di
giugno, per presentarla alla Cassazione in tempo utile per bloccare
l'iter referendario. Ma per farlo, sottolineano tutte le parti in
causa, occorre un accordo politico generale.

E a Passigli, che proprio in mattinata ha annunciato l'accordo
raggiunto sull'iter abbreviato (sottolineando che le ultime riserve di
An e Lega Nord sui tempi e i modi della rettifica sono cadute), non
rimane che diramare un comunicato dove si denuncia come «la somma di
due oltranzismi, quello di chi vuole ad ogni costo un referendum le cui
richieste più importanti erano già accolte nel testo di legge elaborato
dal comitato ristretto con il concorso di tutte le forze politiche, e
quello corporativo e miope del presidente dell'Ordine nazionale che ha
deciso di far correre alla categoria il rischio della totale
cancellazione di qualsiasi tutela e garanzia, abbia prodotto
l'improvviso voltafaccia di Cdu e Fi e non ha reso possibile adottare
la sede deliberante. Scivoliamo dunque verso un referendum che può far
felice solo quanti credono nei referendum per i referendum
indipendentemente dai loro contenuti».

Commenta Abruzzo: «Miope, ecco, un atteggiamento miope. Sono
perfettamente d'accordo con Passigli». E mentre la spaccatura con il
presidente nazionale dell'Ordine, Mario Petrina, appare sempre più
evidente, Abruzzo difende il valore del testo («Questo è il terzo» ) su
cui ammette di aver «passato anche le ultime due notti. Abbiamo
lavorato come matti».

In buona sostanza, il testo rivoluziona l'accesso alla professione:
non occorrerà più superare un esame ma sarà sufficiente la laurea in
scienze dell'informazione a indirizzo giornalistico o un'altra laurea
integrata da un corso di specializzazione biennale. L'Ordine viene
quindi sostituito da una commissione nazionale di vigilanza preposta
alla tenuta di un albo nazionale dei giornalisti presso il Garante
della radiodiffusione e l'editoria (a tutt'oggi la sede legale
dell'Ordine si trova presso il ministero di grazia e giustizia).
All'Albo, peraltro, possono accedere di diritto tutti gli attuali
giornalisti professionisti, nonché quei giornalisti pubblicisti che
abbiano un rapporto regolato dagli articoli 2 (collaboratori fissi), 12
(corrispondenti) o 36 (redattore pubblicista a tempo pieno) del
contratto nazionale vigente. Inoltre viene riconosciuta come attività
giornalistica la «prestazione di lavoro intellettuale volta alla
raccolta, al commento e all'elaborazione di notizie... e il giornalista
si pone pertanto come mediatore intellettuale fra i fatti e documenti e
la diffusione della loro conoscenza». Altrettanto chiari i «doveri
inderogabili» dei giornalisti: «Verità sostanziale dei fatti» e
«diritto insopprimibile di critica». Ma i professionisti della notizia
saranno tenuti anche a rispettare tutte le norme deontologiche fissate
dallo statuto e saranno inoltre vincolati al rispetto del segreto
professionale sulla fonte delle notizie quando sia richiesto dal
carattere fiduciario delle stesse. Infine, la questione della
rettifica, sulla quale si era già raggiunto l'accordo con la Lega. Come
spiega Abruzzo, «è assicurata la tutela rapidissima e a costo zero dei
cittadini e delle formazioni sociali sulla rettifica. Con questo testo
noi tuteliamo l'attività giornalistica", aggiunge Abruzzo: «Io non
difendo l'Ordine, difendo la professione, di cui ho una visione molto
elevata. Ogni riforma sulla comunicazione», aggiunge, «deve mirare alla
tutela dei professionisti che la praticano. Deve essere tolto agli
editori il potere di decidere chi e quando accederà alla professione.

In un paese dove i grandi gruppi hanno in mano la stampa e regolano
anche la pubblicità deve esserci tutela. Macché libero mercato senza
tutela: chi ne parla favorevolmente sa di mentire. Libero mercato
significa indebolire la professione e colpire duramente anche il nostro
istituto di previdenza».