Abruzzo: «Innovativo il lavoro svolto dal sen. Stefano Passigli»

Comunicato stampa

Milano, 24 luglio 1997

Testo di legge di riforma approvato alla Commissione Affari costituzionali del Senato

Abruzzo: «Innovativo il lavoro svolto
dal sen. Stefano Passigli, ma va recuperato l’Ordine concepito come
ente organizzatore della professione. L’esame di stato è un obbligo
costituzionale che condiziona l’esercizio e l’esistenza delle
professioni intellettuali»

Il presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia, Franco Abruzzo, ha rilasciato la seguente dichiarazione:

«Giudico fortemente innovativo il lavoro svolto dal sen. Stefano Passigli, relatore di sei disegni di legge (il primo a firma dei senatori Tino Bedin e Antonio D'uva, ndr)
di riforma dell’ordinamento della professione giornalistica e artefice
del testo unificato approvato dalla Commissione Affari costituzionali
del Senato. Il testo unificato va, però, arricchito con la
riaffermazione del ruolo dell’ente organizzatore della professione che
è soltanto un Ordine completamente rinnovato. Chiedo al Senato della
Repubblica di compiere un salto di qualità:

a) recuperando l’articolo 1 (commi 35 e 36 punto d) della
legge n. 537/1993 (legge finanziaria per il 1994) che conferiva al
Governo la delega di sei mesi (non utilizzata) per «riordinare» gli enti pubblici non economici (quali oggi sono gli Ordini professionali) e in particolare
«di trasformare in associazioni o persone giuridiche di diritto privato
gli enti a struttura associativa o che non svolgano funzioni o servizi
di rilevante interesse pubblico». Gli Ordini devono seguire la
trasformazione delle casse previdenziali di riferimento diventate
Fondazioni o associazioni privatizzate con il fine pubblico di
assicurare le pensioni agli iscritti. Il fine pubblico degli Ordini
"privatizzati" è quello di tenere gli Albi (collegati a un esame di
stato) e di amministrare la giustizia interna attraverso la
costituzione (a livello nazionale e regionale) di un "Giurì per la lealtà e la correttezza dell’informazione".

b) trasferendo l’esame di stato all’Università con
l’inserimento della professione giornalistica tra quelle di cui
all’articolo 1 della legge 8 dicembre 1956 n. 1378 (esami di Stato di
abilitazione all’esercizio delle professioni). L’esame di stato è un
obbligo costituzionale che condiziona l’esercizio e l’esistenza delle
professioni intellettuali. Ogni professione deve avere un
«certificatore».

Restano punti irrinunciabili della riforma - conclude Abruzzo -
l’inserimento del Giurì nel rinnovato Ordine professionale, il recupero
(a pieno titolo) alla professione dei "precari", la tutela del lavoro
giornalistico autonomo, l’accesso esclusivamente per via universitaria,
le garanzie da offrire ai cittadini soprattutto in tema di difesa del
loro diritto a vedersi rettificate le notizie inesatte o diffamatorie,
il Codice deontologico da scrivere con il Garante della privacy».