Riforma dei giornalisti primo passo verso la trasformazione degli Albi

Da "Il Sole 24 Ore" del 26 luglio 1997

Riforma dei giornalisti primo passo
verso la trasformazione degli Albi

di Franco Abruzzo

MILANO - Gli Ordini e i collegi professionali sono nell’occhio del
ciclone. Fa discutere la loro dimensione "pubblica" molto accentuata.
Il Codice civile (articolo 2229) individua nell’Ordine l’ente
organizzatore delle professioni intellettuali riconosciute per legge;
la Costituzione (articolo 33, V comma) prevede un esame di stato per
l’abilitazione all’esercizio professionale a tutela dei terzi fruitori
dei «servizi» assicurati dai professionisti.. Il ministero di Grazia e
Giustizia esercita l’alta vigilanza, mentre i ministeri del Tesoro,
della Funzione pubblica e di Grazia e Giustizia si occupano del
personale degli enti. La Corte dei conti, con sentenza n. 43 del 20
luglio 1995, ha stabilito che gli Ordini e i collegi - "nella qualità
di enti pubblici non economici" - sono «assoggettati al suo controllo»
(e su questo punto pende un giudizio di legittimità davanti alla Corte
costituzionale). Non è finita: Procure generali e procure della
Repubblica hanno iniziativa disciplinare nei confronti degli iscritti
negli Albi e potere di impugnazione delle delibere (da quelle
deontologiche a quelle di iscrizione negli Albi).

La decisione della commissione Affari costituzionali del Senato sul
futuro dell’Ordine dei Giornalisti (il «progetto Passigli», che ha
guadagnato l’aula, ne prevede la soppressione) ha accentuato il
dibattito nei gruppi parlamentari sulla organizzazione e sul
riconoscimento delle professioni, mentre al ministero di Grazia e
Giustizia è al lavoro da mesi la «Commissione Mirone» con l’obiettivo
di disegnare una legge-quadro (sugli enti professionali) che
sostituisca quella del 1944 (che è il Decreto luogotenenziale n. 382).

E’ emersa così una linea mediana tra chi punta all’abrogazione
radicale degli Ordini e chi, invece, si arrocca nella difesa
oltranzista delle attuali strutture. Questa linea di equilibrio mira al
recupero dell’articolo 1 (commi 35 e 36 punto d) della legge n.
537/1993 (legge finanziaria per il 1994) che conferiva al Governo la
delega di sei mesi (non utilizzata) per «riordinare» gli enti pubblici non economici (quali oggi sono gli Ordini professionali) e in particolare
«di trasformare in associazioni o persone giuridiche di diritto privato
gli enti a struttura associativa o che non svolgano funzioni o servizi
di rilevante interesse pubblico».

In sostanza gli Ordini, si osserva a Palazzo Madama e a Palazzo
Montecitorio, devono seguire la trasformazione delle casse
previdenziali di riferimento diventate Fondazioni o associazioni
privatizzate con il fine pubblico di assicurare le pensioni agli
iscritti. Il fine pubblico degli Ordini "privatizzati" è quello di
tenere gli Albi (collegati a un esame di stato) e di amministrare la
giustizia interna, facendo rispettare i Codici etici delle categorie.
Solo con il recupero del principio fissato dalla legge n. 537/1993 gli
Ordini e i collegi potrebbero diventare "leggeri" e con un numero
esiguo di vincoli burocratici e ministeriali. Per quanto riguarda i
giornalisti, il giudice disciplinare dovrebbe diventare (a livello
nazionale e regionale) il "Giurì per la lealtà e la correttezza
dell’informazione", il quale dovrebbe fungere anche da «tribunale»
delle violazioni della privacy applicando il «Codice deontologico»
previsto dall’articolo 25 della legge n. 675/1996 nonché da «tribunale»
nei confronti dei cronisti che infrangono la riservatezza con la quale
il Codice di proceduta penale (articolo 114, comma 6, e articolo 115)
protegge i minorenni protagonisti di fatti di attualità. Sempre per
quanto riguarda i giornalisti, la formazione in futuro avverrà in corsi
universitari e dovrebbe essere l’Università, come accade per le altre
professioni, a gestire l’esame di stato in virtù della legge 8 dicembre
1956 n. 1378 (sugli esami di Stato di abilitazione all’esercizio delle
professioni). L’esame di stato è un obbligo costituzionale che
condiziona l’esercizio e l’esistenza delle professioni intellettuali.
Ogni professione deve avere un «certificatore».

Mentre si discute, molti trattengono il fiato nell’attesa di
conoscere le conclusioni dell’indagine conoscitiva dell’Antitrust sulle
professioni. Questa autorità renderà noto, si presume tra il 15 e il 30
agosto, il suo orientamento in tema di accesso agli Albi e in tema di
tariffario. Si sa che la «squadra» di Giuliano Amato propende per una
visione che vede gli Ordini nel ruolo di «nemici» della concorrenza e i
singoli professionisti classificati come imprese (ma per i giornalisti,
è trapelato, verrà escluso che siano da considerare imprese).
L’Antitrust esprimerà in sostanza un parere non vincolante. Che, però,
è destinato a pesare, e a pesare moltissimo, a Montecitorio e a Palazzo
Madama