Professioni liberali: D’Alema chiede una svolta epocale

ROMA,
23 ottobre - Aprire alla concorrenza, superando i «lacci» e le
«corporazioni». All’obiettivo di liberalizzare i mercati dei servizi
professionali il neo presidente del Consiglio, Massimo D’Alema, dedica
più di due cartelle del suo discorso programmatico (tenuto ieri) alla Camera.

Il premier usa parole taglienti, accolte da un applauso della
maggioranza. Occorre - ha detto D’Alema - stabilire regole eque, perché
la competizione non sia falsata in partenza e non prevalgano i più
garantiti. Soprattutto, ha continuato, vanno superate le restrizioni
per l’accesso agli Ordini che frustrano «il talento e la
professionalità» dei giovani che non hanno «avuto la fortuna di nascere
nella famiglia giusta».
Dunque, D’Alema ripropone con forza il tema
della liberalizzazione delle professioni, nel quadro delle azioni del
Governo per favorire «la creazione di nuova impresa», ricchezza e
occupazione. Il passaggio del discorso, d’altra parte, riflette uno dei
punti definiti nel programma di Governo, secondo il quale l’apertura
degli accessi «costituisce un atto dovuto nei confronti delle giovani
generazioni». Per questo l’Esecutivo chiederà al Parlamento di
esaminare rapidamente la materia «a partire dal recentissimo disegno di
legge quadro».
Il Ddl delega approvato il 3 luglio scorso dal
Governo Prodi costituisce la premessa della discussione, senza tuttavia
escludere interventi per rendere la riforma più "coraggiosa". Da una
parte prevedendo, senza perifrasi, la fine delle tariffe minime e la
caduta del divieto di pubblicità, come chiede Giacinto Militello,
responsabile Ds per le libere professioni. Dall’altra, abbreviando i
tempi e semplificando la strada per l’accesso dei giovani agli Albi.
Le
parole di D’Alema sono accolte con favore dalla Lista Pannella, la cui
posizione è radicale: «Gli Ordini vanno aboliti per favorire i giovani
oggi tenuti ai margini, per alimentare la concorrenza, diminuire le
tariffe che incorporano inefficienti rendite di posizione e per
consentire una piena integrazione europea». Sul fronte opposto replica
Bruno Tucci, presidente dell’Ordine dei giornalisti del Lazio e Molise.
«Se il riferimento è al nostro Ordine - afferma - D’Alema è sulla
strada sbagliata. La stragrande maggioranza dei nuovi professionisti
viene dalle scuole, dove tutto si svolge alla luce del sole».
Intanto,
è di nuovo sul tappeto il problema di come arrivare a una
regolamentazione in tempi brevi delle società professionali, dopo che
il presidente del Senato, Nicola Mancino, ha ritenuto l’emendamento di
delega inserito nel Ddl 3369 sulle attività produttive «improponibile»
cioè estraneo al corpus del provvedimento.
Mancino, nella lettera al
presidente della commissione Industria Leonardo Caponi, che gli ha
proposto la questione pregiudiziale sollevata da An (si veda «Il
Sole-24 Ore» di ieri), riconosce «l’urgenza di definire la disciplina
legislativa delle società professionali, anche al fine di far fronte
alla concorrenza di altri Paesi europei». Per questo auspica che il
Governo trovi un «chiarimento» circa «la sede e la formulazione
testuale più idonea», anche per evitare conflitti di competenza da
parte della commissione Giustizia, sotto la cui "giurisdizione"
ricadono i provvedimenti che disciplinano in generale «Albi e
ordinamenti professionali».
I rilievi di Mancino sono limitati al
"contenitore" scelto per veicolare l’emendamento e toccano, in seconda
battuta, la sede scelta per affrontare la questione delle società
professionali. L’ipotesi di una "navetta" più veloce per la delega
relativa all’esercizio in comune da parte degli iscritti agli Albi,
rispetto all’iter necessario al disegno di legge quadro, sembra
rimanere legittima. Tanto più che Mancino non bolla il dispositivo
dell’emendamento-delega in contrasto con precedenti deliberazioni del
Senato, come invece ha denunciato An nella questione pregiudiziale.

Maria Carla De Cesari
(Il Sole 24 Ore di venerdì 23 ottobre 1998)

 


Il discorso del premier

Pubblichiamo un breve stralcio del discorso del presidente del Consiglio, Massino D'Alema, pronunciato alla Camera:

[...] Siamo consapevoli che, dopo la stagione dei sacrifici, ora
il Paese attende una svolta sul terreno delle riforme strutturali.
Questa, del resto, è la sfida che sta davanti a tutte le grandi società
moderne, in ogni parte del mondo.
Come realizzare un processo di
vera liberalizzazione della società, dell’economia, del mercato,
dell'accesso alle professioni, della libertà d'impresa. E garantire che
tutto questo si accompagni a una maggiore equità sociale, a una
espansione dei diritti individuali, a una partecipazione diffusa che
non si rinchiude nella difesa corporativa degli interessi. [...]
Le
culture iper-liberiste, negli ultimi vent'anni, hanno governato le
nostre società complesse accettando che un mercato privo di controlli
comprimesse i diritti sociali. Peraltro, senza ottenere con ciò
vantaggi significativi per la crescita e lo sviluppo. [...3
Uguaglianza di opportunità, innanzitutto e delle possibilità di condurre un'esistenza dignitosa. La possibilità di cambiare
nel corso della propria vita. Cambiare lavoro, città, professione.
Migliorare la condizione in rapporto al talento, al merito alle
capacità che si hanno Solo una reale uguaglianza delle opportunità
rende possibile la competizione. Senza regole uguali per tutti è
inevitabile che vinca il più forte, il più ricco, il più garantito. Non
si dà competizione senza un tessuto sociale robusto e sentito. [...]
Aprire
un negozio, avviare un'impresa che crea lavoro, ma anche muoversi,
viaggiare, studiare in un altro Paese, sono attività e che lo Stato
deve favorire e non ostacolare. Non deve seppellirle sotto mille
impicci e procedure.
Non è possibile che il talento e la
professionalità di un giovane debbano sottostare ai vincoli di un
Ordine professionale che non lo accoglie soltanto perché quel ragazzo
non ha avuto la fortuna di nascere nella famiglia "giusta".

D’Alema rinuncia alle azioni civili contro quattro testate

Roma, 21 ottobre - Massimo D'Alema ha dato incarico ai propri legali
di rinunciare agli atti di giudizio per tutte le cause civili intentate
nei confronti degli organi di stampa e segnatamente dei quotidiani
"Corriere della Sera", "Il Giornale", "Il Tempo" e "L'Espresso". Ne dà
notizia una nota dell'ufficio stampa di Botteghe Oscure. (Adnkronos).