I giornalisti nella Costituzione

 .com del 10 maggio 2002


di Franco Abruzzo*

Si fa un gran parlare in questi giorni di pluralismo
dell’informazione e di libertà d’informazione. Le frasi "bulgare" del
presidente del Consiglio sull’attività "criminosa" di Enzo Biagi e
Michele Santoro hanno alimentato (e di molto) le polemiche. Dal
versante opposto le paure dettate dai nuovi presunti assetti
proprietari del maggiore quotidiano italiano, il "Corriere della Sera",
hanno spinto la discussione sui rischi connessi alla nascita di un
minaccioso "comunicatore unico", che evoca un’evoluzione dello Stato in
chiave hobbesiana. Anche la discussione sull’articolo 18 alimenta le
preoccupazioni, perché un giornalista precario è due volte in
difficoltà e non potrà mai essere considerato libero e critico. Anzi il
giornalista stabilmente precario appare dimezzato (in partenza).

L’Italia peraltro presenta anomalie uniche, rispetto agli altri
Paesi liberal-democratici occidentali, nel campo dell’informazione
radiotelevisiva e cartacea. In nessun Paese, il Parlamento ha poteri
diretti su tre reti televisive (controllate dal punto di vista
azionario dal Ministero dell’Economia e, quindi, dal Governo) e in
nessun Paese un soggetto privato, oggi con un rilevante ruolo pubblico
come Presidente del Consiglio dei Ministri, controlla tre reti
televisive. In effetti oggi all’uomo di Palazzo Chigi fanno capo le sei
principali reti televisive del Paese. Va precisato al riguardo che i
cinque membri del Consiglio di amministrazione della società, la Rai,
che gestisce le tre reti pubbliche, vengono nominati dai Presidenti del
Senato e della Camera, eletti dalla maggioranza parlamentare che
sorregge il Presidente del Consiglio dei ministri e il suo Governo.

Anche la carta stampata è saldamente controllata, salvo poche
eccezioni, da persone, che hanno i loro interessi principali in altri
settori dell’economia. La storia italiana del giornalismo, sin dalle
origini dello Stato unitario, mostra un intreccio perverso tra
industria, politica e stampa. Spesso i giornali e i giornalisti hanno
combattuto e combattono battaglie per conto di terzi e qualche volta in
nome di interessi tenuti sotto traccia.

Frattanto la Corte costituzionale ha elaborato un nuovo fondamentale
principio, quello dei cittadini titolari del diritto all’informazione,
una informazione che deve essere "completa, corretta, aperta al
dibattito tra le varie correnti ideali della politica, del mondo
religioso e della cultura". I giornalisti più attenti ripetono che "i
padroni dei giornali" sono i cittadini-lettori, che ogni mattina
acquistano i giornali. Retorica? Probabilmente sì.

L’autonomia e l’indipendenza dei giornalisti suonano, però, e sempre
più spesso, come parole vuote. E’ un fatto indubbio. Come rendere
davvero efficaci e concrete l’autonomia e l’indipendenza dei
giornalisti di fronte alla potenza degli editori, che ormai sono
accampati dovunque, dalle redazioni a Palazzo Chigi?

Bisogna, secondo me, ampliare l’articolo 21 della Costituzione,
riprendendo il discorso interrotto nel 1947 durante i lavori
dell’Assemblea costituente, e calare nella carta fondamentale alcuni
principi afferranti dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei
diritti dell’uomo e da alcune sentenze della Corte costituzionale. In
particolare i passaggi da recuperare sono tre:


a. "Ogni persona ha diritto alla libertà di espressione e
questo diritto comprende la libertà di opinione e la libertà di
ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere
interferenza di pubbliche autorità". E’ l’articolo 10 della
Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’Uomo e delle
Libertà fondamentali (legge 4 agosto 1955 n. 848), che tutela, nella
lettura della sentenza Goodwin della Corte di Strasburgo, la libertà
dei giornalisti di ricevere e di stampare notizie e commenti nonché il
loro segreto professionale.


b. "Il pluralismo, l'obiettività, la completezza e
l'imparzialità dell'informazione; il diritto dei cittadini
all’informazione e l'apertura alle diverse opinioni, tendenze
politiche, sociali, culturali e religiose rappresentano i princìpi
fondamentali del sistema dei media". Tale principio, - elaborato
dalla Corte costituzionale, figura nell’articolo 1 (II comma) della
legge 6 agosto 1990 n. 223 e nell’articolo 1 (II comma) della legge
14 aprile 1975 n. 103 -, garantisce la "missione" del libero
giornalista. Il giornalista rispetta in sostanza il decoro e la dignità
della professione nella misura in cui impronta, senza cedimenti, la sua
attività alla libertà di informazione e di critica (sentenza 11/19698
della Corte costituzionale).


c. "I giornalisti sono soggetti soltanto alla
deontologia professionale. La legge regola l’autonomia, l’indipendenza
e la formazione di chi esercita la professione giornalistica".
Questo assunto richiama gli articoli 101, 102 e 104 dedicati
all’autonomia e all’indipendenza dei magistrati. Anche i giornalisti,
come i magistrati, devono essere e apparire indipendenti e corretti e
soprattutto devono avere alle spalle un percorso universitario di
formazione ad hoc quale la laurea biennale specialistica in giornalismo.

L’ampliamento dell’articolo 21 servirebbe anche a delineare il ruolo
di editori e giornalisti: i primi rischiano i capitali, assumendo la
gestione dei giornali, e i secondi sarebbero liberi di servire i
lettori fornendo un’informazione completa e corretta, garantendo quel
minimo di obiettività descritto da Umberto Eco tanti anni fa:
pubblicando tutte le versioni esistenti su un determinato fatto e anche
"opinioni" contrastanti con la linea editoriale del giornale, operando
da "storici dell’istante o del presente" (con il ritorno delle
inchieste sui problemi scottanti del momento e non nascondendo le
notizie scomode), lontani dalla politica e dagli interessi economici di
questo o quel potentato. Sogno? Perché non provare?

* presidente dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia

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Il nuovo articolo 21 della Costituzione

 

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

Ogni persona ha diritto alla libertà di espressione e questo diritto
comprende la libertà di opinione e la libertà di ricevere o di
comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere interferenza
di pubbliche autorità (1).

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Il pluralismo, l'obiettività, la completezza e l'imparzialità
dell'informazione; il diritto dei cittadini all’informazione e
l'apertura alle diverse opinioni, tendenze politiche, sociali,
culturali e religiose rappresentano i princìpi fondamentali del sistema
dei media (2).
I giornalisti sono soggetti soltanto alla deontologia
professionale. La legge regola l’autonomia, l’indipendenza e la
formazione di chi esercita la professione giornalistica (3).

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato
dell'autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge
sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle
norme che la legge stessa prescriva per l'indicazione dei responsabili.
In
tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il
tempestivo intervento dell'autorità giudiziaria, il sequestro della
stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia
giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro
ore, fare denunzia all'autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida
nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s'intende revocato e
privo d'ogni effetto.
La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.
Sono
vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre
manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce
provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.

Note


1. Articolo 10 della Convenzione europea per la salvaguardia
dei diritti dell’Uomo e delle Libertà fondamentali (legge 4 agosto 1955
n. 848).
2. Articolo 1 (II comma) della legge 6 agosto 1990 n. 223 e articolo 1 (II comma) della legge 14 aprile 1975 n. 103
3. Questo comma richiama gli articoli 101, 102 e 104 di questa Costituzione.