Commistione pubblicità-informazione: sanzionata con l’avvertimento Valeria Corbetta


Ordine di Milano/Delibera disciplinare
Commistione pubblicità-informazione:
sanzionata con l’avvertimento
Valeria Corbetta (direttore di Flair)

L’avviso disciplinare del 9 novembre 2005. Analisi.
In data 9 novembre 2005 il presidente del
Consiglio dell’OgL, nell’ambito dei poteri attribuitigli dagli
articoli 4, 5 e 6 della legge n. 241/1990, ha fatto notificare un
avviso disciplinare alla giornalista professionista Valeria Corbetta
(direttore responsabile della testata Flair – editore A. Mondadori),
ipotizzando (attraverso la citazione di alcuni articoli del Cnlg e
della legge professionale 69/1963 nonché di un paragrafo della Carta
dei Doveri del giornalista)
che la stessa abbia adottato decisioni
lesive dell’autonomia della professione giornalistica (art. 1, terzo
coma, del Cnlg) che si fonda sul rispetto delle regole fissate
nell’articolo 2 della legge n. 69/1963 e in contrasto con l’articolo 44
dello stesso Cnlg, il quale impone “di separare testi giornalistici e
messaggio pubblicitari” nonché con la Carta dei doveri del giornalista
(paragrafo informazione e pubblicità) secondo la quale “i
cittadini hanno il diritto di ricevere un'informazione corretta, sempre
distinta dal messaggio pubblicitario e non lesiva degli interessi dei
singoli. I messaggi pubblicitari devono essere sempre e comunque
distinguibili dai testi giornalistici attraverso chiare indicazioni. Il
giornalista è tenuto all'osservanza dei principi fissati dal Protocollo
d'intesa sulla trasparenza dell'informazione e dal Contratto nazionale
di lavoro giornalistico; deve sempre rendere riconoscibile
l'informazione pubblicitaria e deve comunque porre il pubblico in grado
di riconoscere il lavoro giornalistico dal messaggio promozionale”. La
legge professionale detta vincoli fondamentali per l'attività
giornalistica, impegnando il giornalista a essere e ad apparire
corretto. Fra i vincoli figurano: 1) l'esercizio delle libertà di informazione e di critica ancorato ai doveri imposti dalla buona fede e dalla lealtà; 2) il dovere di promuovere la fiducia tra la stampa e i lettori.
Il mensile Flair (numero di novembre) alle pagine 154-161, pubblica, a firma Monica Capuani, un’intervista a Rula Jebreal dal titolo “Sono musulmana. E mi sento europea”.
Alle pagine 158-159 e 160/161 le inserzioni Guerlain sono collocate
anche in mezzo all’articolo in modo da creare un’assonanza tra
testo/pubblicità e inserzioni e tali da farle apparire come riferibili
al contenuto dell'articolo con il fine di dare maggior vigore alla
pubbli­cità del marchio.  Quasi una forma di pubblicità sublimale. Chi
legge a sinistra (pag. 158) vede la pubblicità in piccolo e se guarda a
destra (pag. 159) vede la pubblicità in grande. La scena si ripete alle
pagine 160/161.
Di particolare richiamo sensuale è il rosso (le nouveau rouge) della pubblicità (pag. 158) e delle labbra rosso Guerlain della ragazza Guerlain Kisskiss (pag. 159) che ha una anticipazione “rossa” nella ragazza Gilli di pagina 157, mentre alle pagine 160 e 161 si gioca su diverse tonalità (“camomilla”) dell’Istant de Guerlain pour homme,
dei corpi nudi di lui e di lei nonché dei capelli di lei. Anche qui
l’assonanza è altamente suggestiva (la fusione dei corpi e delle mani
intrecciate verso l’alto). Quando si parla di pubblicità sublimale (da
“sublime”) si intende anche pubblicità che susciti istinti e desideri
nella persona suggestionata dal forte intreccio grafico delle pagine,
pubblicità che è pure manifestazione di un fatto
estetico/erotico/dannunziano nel suo massimo grado. Le pagine
157,158,159 e 160/161 vanno viste in chiave unitaria, in sequenza,
mentre “tagliano” e spezzano l’intervista.
 
4. Le conclusioni.
Valeria Corbetta si è difesa affermando:
a) “Flair è un giornale nuovo che lavora
molto sull'immagine e c'è molta informazione scritta. C'è informazione
moda, c'è informazione bellezza e soprattutto c'è una grossa ricerca
sul piano dell'immagine fotografica; vive questo giornale molto di
immagine. Il giornale pone moltissima attenzione alla fotografia, cosa
che non succede in altri giornali. Lavoriamo con un pool di fotografi
internazionali, lavoriamo tra qui e gli Stati Uniti ed ha come
obiettivo proprio l'internazionalizzazione… Chi ci compra – sono tanti
e vorremmo che fossero di più, molti di più – sa benissimo il contesto
in cui si trova, cioè si trova in un giornale che esplora anche nuove
strade di impaginazione, che non sono in conflitto con la deontologia.
Quando abbiamo fatto le prime ricerche su questo giornale è venuto
fuori un dato al quale io tengo molto: la rivista viene comprata per i
suoi contenuti principalmente ma anche per come li pone ed anche per il
livello delle inserzioni pubblicitarie ....l'informazione pubblicitaria
diventa ....un altro tipo di informazione per questo tipo di pubblico
che capisce perfettamente quali siano (almeno questi sono i risultati
della ricerca) i messaggi che veicola ed è incuriosito anche dalla
qualità dell'immagine che viene messa in queste campagne. Per fare la
campagna Guerlain io credo che abbiano speso delle miliardate perché si
sa cos'è questo mondo come dire della produzione. Quindi sono d'accordo
con l'avvocato, diverso è un contesto di un giornale il cui il lettore
ha meno strumenti e diverso è invece un contesto di un giornale i cui
lettori hanno parecchi strumenti e parecchie curiosità, insomma. È per
questo che non ho rilevato, come dire, conflitto”.
b) la pubblicità Guerlain è immediatamente riconoscibile ed è di livello molto alto.
c) la “continuità (con Gilly) in realtà è puramente
casuale nel senso che non so neanche che cosa viene messo al di là di
casi speciali oppure in realtà come viene impaginato il giornale dalla
pubblicità: lo scopro in fase diciamo nel senso che non sono io che
impagino la pubblicità”.
d) ha avuto “la proposta da parte dell’Ufficio pubblicità
della Mondadori di questo formato speciale di pubblicità e ha ritenuto
che non fosse assolutamente in conflitto sotto il profilo deontologico”.
 
e) «il problema me lo sono posto e proprio per questo ho
preteso degli accorgimenti nel senso che ci fosse un riquadro intorno
alla fotografia, che in effetti c'è…».
 
Secondo la difesa, Valeria Corbetta “il problema se lo è posto subito” e ha affermato: «Io pubblico il messaggio Guerlain, ma si deve capire che è un messaggio pubblicitario» per cui ha detto: «Ho
preteso questi correttivi e cioè non l'immagine spot e poi la
pubblicità dopo tre pagine ma la pagina di pubblicità a fianco del
richiamo della pagina precedente
» in maniera tale che fosse
percepibile immediatamente che era la foto della pubblicità ...separata
dall'articolo. Il direttore non ha inteso “rigettare un discorso
sofisticato che peraltro attira anche il lettore, perché la pubblicità
non è il demonio, la pubblicità consente a tutti quanti di andare
avanti e quindi ho messo in atto tutti i correttivi che impediscono gli
equivoci”.
Valeria Corbetta ha esaminato il problema per cercare di risolverlo: “Cioè non è una roba che è stata fatta a cuor leggero”. E, d'altronde, lei dice: «Attenzione
a rigettare questi tipi di messaggi (tra virgolette) "pubblicitari" che
sono sofisticati, innovativi e che non creano confusione con la mia
attività di giornalista per cui non me la sono sentita di rifiutarla».
Secondo la difesa, Valeria Corbetta ha ragionato così: «Lo
pubblico il messaggio frazionato ma a condizione che sia pubblicata la
fotografia, che nella pagina a fianco ci sia la foto pubblicitaria, in
maniera tale che il lettore viene sì incuriosito da questa formula ma
sa immediatamente che è una pubblicità. Quindi questo è il primo
correttivo. Il secondo correttivo che non contrasti, cioè che faccia
capire che non fa parte dell'opera del giornalista, che l'articolo non
sia dedicato ad un argomento che possa parlare di profumi e di rossetti
– ed infatti qui si tratta di un'intervista ad una vostra collega,
peraltro musulmana e quindi tutto il contrario della donna musulmana,
che lavora – e quindi con nessuna attinenza all'articolo; il secondo
discorso è che ci fossero quantomeno delle pagine di testo completo e
senza pubblicità e dopo cominciasse il discorso pubblicitario. Ultimo,
terzo correttivo o quarto se si vuole parlare anche del testo, che ci
fosse comunque un riquadro, ovviamente esteticamente
sofisticato, perché tutta l'impaginazione è molto sofisticata in questo
tipo di giornale, che lo separasse dall'articolo e quindi, in effetti,
c'è questo riquadro diciamo bianco intorno alla fotografia che, come
posso dire, lo tira fuori dal testo dell'articolo. Questo ha ritenuto
il direttore in buona fede. Quindi, ripeto, c'è stata un'analisi della
giornalista che si è posta le due problematiche: quella che non venisse
inficiato il suo lavoro di direttore, di giornalista come soggetto che
fa commistione con la pubblicità e nello stesso tempo che non fossero
ostacolati i messaggi pubblicitari....”.
Il Consiglio ritiene che Valeria Corbetta non sia
riuscita nell’opera di demolire l’incolpazione, elevata a suo carico
sia con l’avviso disciplinare sia con la delibera di apertura del
procedimento. La giornalista ha in effetti adottato decisioni in
contrasto con l’articolo 44 del Cnlg, che (come la Carta dei doveri)
impone “di separare testi giornalistici e messaggio pubblicitari”, mentre
la legge professionale vincola il giornalista al dovere di promuovere
la fiducia tra la stampa e i lettori. La nuova tecnica pubblicitaria,
di cui Flair si è fatto portavoce,
è in conflitto con la deontologia giornalistica. Gli “accorgimenti” sono risultati vani e insufficienti.
Il mensile Flair (numero di novembre) alle pagine 154-161, pubblica, a firma Monica Capuani, un’intervista a Rula Jebreal dal titolo “Sono musulmana. E mi sento europea”.
Alle pagine 158-159 e 160/161 le inserzioni Guerlain sono collocate
anche in mezzo all’articolo in modo da creare un’assonanza tra
testo/pubblicità e inserzioni e tali da farle apparire come riferibili
al contenuto dell'articolo con il fine di dare maggior vigore alla
pubbli­cità del marchio. Chi legge a sinistra (pag. 158) vede la
pubblicità in piccolo e se guarda a destra (pag. 159) vede la
pubblicità in grande. La scena si ripete alle pagine 160/161. Di
particolare richiamo sensuale è il rosso (le nouveau rouge) della
pubblicità (pag. 158) e delle labbra rosso Guerlain della ragazza Guerlain Kisskiss (pag. 159) che ha una anticipazione “rossa” nella ragazza Gilli di pagina 157, mentre alle pagine 160 e 161 si gioca su diverse tonalità (“camomilla”) dell’Istant de Guerlain pour homme. Le pagine 157,158,159 e 160/161 formano una escalation
e vanno viste in chiave unitaria, in sequenza, mentre “tagliano” e
spezzano l’intervista. La rivista si rivolge a un pubblico in
prevalenza femminile, che ha bisogno di simboli come il rosso Guerlain
I pubblicitari avvertono il rischio che la gente
legga gli articoli e non guardi la pubblicità e allora per rafforzare
l'attenzione del lettore sul messaggio pubblicitario spezzano gli
articoli con un richiamo che è riferito alla pagina pubblicitaria
successiva. Questa è una tecnica che è innovativa, fortemente
innovativa. In sostanza il giornale dev'essere percepito dal lettore
come un tutt'uno senza differenze tra informazione e pubblicità
commerciale. Nuove filosofie di comunicazione sostengono che il
periodico dev'essere omogeneo al punto tale che per essere appunto
totalizzante, compatto, la pubblicità in qualche modo deve confondersi
con il testo e viceversa. È un nuovo modo, ma sleale, di porre la
comunicazione commerciale, sleale perché non tutela con priorità il
rapporto di fiducia e di credibilità con i lettori.Valeria Corbetta
porta intera la responsabilità di non aver opposto e reso pubblico il
proprio dissenso rispetto alle pretese dell’Ufficio
pubblicità/marketing della A. Mondadori;  principio ribadito
nella sentenza n. 1827/2003 della prima sezione civile della Corte
d’Appello di Milano e diffuso dall’Ordine di Milano con lettere ai
direttori nonché attraverso il mensile Tabloid e il portale dell’ente. In sostanza la Corte d’Appello ha affermato la responsabilità soggettiva del direttore per culpa in vigilando: "Il direttore quantomeno avrebbe potuto evidenziare – scrivono i giudici
- il proprio dissenso all'ufficio marketing...... Al contrario non ha
ritenuto di intervenire in alcun modo ed in questa inerzia non può che
ravvisarsi una sua grave omissione. ..”;
 
                                                     PQM
 
il Consiglio dell'Ordine dei giornalisti della Lombardia, valutati i fatti addebitati,
 
                                                             delibera
 
di sanzionare con l’avvertimento (articolo 52
legge n. 69/1963) la giornalista professionista Valeria Corbetta,
direttore responsabile di “Flair”, che viene “richiamata all'osservanza dei suoi doveri”.
 
Milano, 20 giugno 2006