Napoli, 7 giugno 2006.
Il SIC è stato quantificato in 22,144 miliardi di euro per il 2005. Il
settore radiotelevisivo ne rappresenta il 35%, per un valore pari a
7,742 miliardi di euro, seguito dalla stampa quotidiana e periodica che
vale 6,613 miliardi di euro, e dalla pubblicità sui cosiddetti mezzi
non classici (pubblicità esterna, sponsorizzazioni, iniziative di
comunicazione di prodotti e servizi), il cui valore ammonta a 4,338
miliardi di euro. L’editoria annuaristica ed elettronica ha un valore
di 2,019 miliardi di euro ed il cinema di 1,433 miliardi di euro.
Rispetto
al 2004, anno in cui il SIC ammontava a 21,567 miliardi di euro, i
mercati più dinamici sono stati quello della radiotelevisione (+6,7%) e
della pubblicità sui canali non classici (+2,7%); a distanza la stampa
quotidiana e periodica (+1,4%).
La
quantificazione del SIC è stato un processo articolato e complesso, che
si è avviato con la esatta definizione del perimetro merceologico delle
sette aree di attività economica e della natura delle dodici tipologie
di ricavi, così come definiti dalla legge Gasparri.
Dal
punto di vista delle aree economiche, quelle della stampa quotidiana e
periodica, della radio e televisione, dell’editoria annuaristica ed
elettronica, sono state analizzate attraverso una rilevazione diretta
presso le imprese del settore (oltre 300). In ogni caso, per le imprese
di minori dimensioni (come le televisioni locali) le informazioni sono
state acquisite tramite l’Informativa economica di sistema (IES) che
affianca il Registro degli operatori di comunicazione (ROC).
Per
le altre aree economiche, che non rientrano nella tradizionale attività
di monitoraggio dei mercati svolta dall’Autorità, sono state utilizzate
fonti informative esterne, le più affidabili a disposizione, in quanto
elaborate dalle rispettive associazioni di categoria. Peraltro, queste
informazioni sono state verificate con le suddette associazioni di
categoria, al fine di tenere conto soltanto delle tipologie di ricavo
indicate dalla legge Gasparri.
La
valutazione finale, relativamente ai dati 2004, consente un confronto
con i risultati prodotti da altre istituzioni. In particolare, si
registra una differenza di 2,4 miliardi di euro rispetto alla stima
prodotta dalla Fondazione Ugo Bordoni, pari a 23,9 miliardi di euro.
Tale differenza si spiega fondamentalmente con il fatto che, rispetto
agli altri studi che sono pervenuti alla misurazione del SIC, gli
Uffici dell’Agcom hanno proceduto ad un sostanziale censimento dei
ricavi con riferimento a tutti i settori tradizionalmente sottoposti
alla disciplina dell’Autorità (radio, televisione, editoria e stampa),
limitando soltanto ad alcuni mercati (cinema e pubblicità attraverso
canali non classici) una misurazione basata su fonti esterne e
procedure di stima. (www.agcom.it).
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MF - 8 giu 06
Il Biscione può crescere di 1 mld
Il sic vale 22,1 miliardi, mediaset e mondadori potranno raccogliere in tutto 4,4 mld.
Intanto
si apre un altro fronte per il gruppo di Berlusconi. Secondo la
ricognizione di Calabrò ha troppi impianti digitali, 900 contro i 143
Rai
Adesso
il gruppo Berlusconi ha le mani più libere. Mediaset potrà crescere sul
mercato della raccolta pubblicitaria senza il timore di sfondare i
tetti antitrust. Ieri Corrado Calabrò ha reso noto il valore del Sic,
il Sistema integrato delle comunicazioni, sul quale si calcola il
limite del 20% alla raccolta pubblicitaria. Per il 2005, il valore del
Sic come anticipato da MF, è stato stabilito in 22,1 miliardi di euro.
Questo significa che i gruppi editoriali potranno raccogliere risorse
per 4,4 miliardi. Mediaset nell'ultimo bilancio approvato, ha iscritto
una raccolta pubblicitaria di 2,955 miliardi di euro, alla quale va
aggiunta quella di Mondadori (sono altri 341 milioni). Da aggiungere
c'è anche Medusa, che però incide solo in maniera marginale. A conti
fatti, dunque, si arriva a circa 3,3 miliardi, ben al di sotto dei 4,4
di tetto massimo. I dati precisi, comunque saranno presto calcolati
anche se Mediaset si è affrettata a precisare di essere al 12% del Sic,
quindi ben sotto la soglia del 20% Ovviamente lo stesso discorso vale
anche per la Rai. Quello che resta da capire è quanto tempo reggerà il
Sic della Gasparri, visto che il neo ministro delle comunicazioni,
Paolo Gentiloni ha già detto di voler cambiare il sistema di calcolo
dei limiti Antitrust, con un ritorno alla situazione pre-Gasparri ossia
fissando il limite al 30% delle sole risorse Tv. In questo caso per
Mediaset ci sarebbe qualche grana in più. Le Tv di Berlusconi, infatti,
secondo le stime dell'Authority sono al 33% di quel mercato (che vale
poco più di 7 miliardi di euro) e quindi in teoria fuori dai parametri.
In realtà su questo fronte Calabrò potrebbe intervenire anche prima di
una modifica legislativa, perché la stessa legge Gasparri prevede che
il garante debba evitare il formarsi di posizioni dominanti nei singoli
mercati che compongono il Sic. Proprio per questo, sempre ieri,
Mediaset ha voluto precisare che il 33% della quota di mercato in
nessun paese europeo è considerata indice di posizione dominante.
Ma
se un fronte si chiude per il Biscione, un altro si apre. Ieri
l'Authority ha anche concluso l'indagine del mercato 18, quello sul
broadcasting televisivo. La sorpresa è arrivata nel mercato delle
frequenze digitali. Quando era stata fatta la ricognizione, nessun
operatore era stato considerato eccessivamente forte. Il mercato,
insomma, era stato definito concorrenziale. Peccato che, nel frattempo,
mentre Mediaset ha continuato ad acquisire frequenze per lo switch off,
la Rai si sia completamente fermata. Così la nuova situazione è che,
mentre viale Mazzini è inchiodata a 143 impianti digitali, Mediaset è
arrivata a 900. È vero che in questi ci sono i 450 di Europa Tv di
Tarak Ben Ammar che saranno utilizzati per il Dvbh (e quindi affittati
agli operatori di tlc), ma tanto è bastato all'Authority per mettere a
verbale un ´problema di concorrenzialità nel mercato'. Ora l'analisi è
stata spedita a Bruxelles e all'Antitrust per i pareri. Poi si deciderà
cosa fare.
MF - Denaro & Politica
Numero 112, pag. 3 del 8/6/2006
Autore: Andrea Bassi

