Franco Bandini: Cincinnato della penna. Giornalista e storico dei grandi misteri (di Fabrizio De Marinis)

Si è spento, il 24 novembre, a 83 anni, nella sua fattoria Il Casalone, a Colle Val d’Elsa, in Toscana

 

Inviato speciale per oltre 40 anni del Corriere della Sera, della Domenica del Corriere, dell’Europeo e della rivista Tempo,
dopo trent’anni di servizi in tutto il mondo si era ritirato nella sua
terra d’origine, occupando metà della sua giornata a scrivere e l’altra
metà ad arare, abbattere alberi ed attendere alle viti. Profondo
conoscitore di storia della prima e seconda guerra mondiale e autore di
indimenticabili opere è stato il primo sostenitore dell’ipotesi della
doppia fucilazione di Mussolini, per mano prima di 007 legati
all’Inghilterra, e poi dei partigiani comunisti. Era considerato da
molti uno dei maggiori esperti europei di Intelligence.


 

 

Ululano ancora i lupi nelle sconfinate distese del Don e i leoni di
montagna ancora oggi si arrampicano sulle vette dell’Amba Alagi.
Soffiano le bufere di sabbia sugli altopiani di Makallè e nella pianura
di Adua. Le illustrazioni di Achille Beltrame sulla Domenica del Corriere sono preziose coccarde alle lunghe e minuziose inchieste di Franco Bandini, inviato speciale per oltre trent’anni prima della Domenica del Corriere e poi del Corriere della Sera.
Giornalista acuto, profondo, attento ai particolari fino
all’inverosimile, seppe documentare con doviziosa professionalità ogni
attimo dei grandi eventi che per oltre un lustro coinvolsero il nostro
Paese. Dalla Grande Guerra, alla nascita del Fascismo, alla Seconda
Guerra Mondiale. La televisione non c’era ancora e la radio era uno
strumento ancora ostico e giovane. Era allora la grande stampa con i
suoi rotocalchi a portare nelle case degli italiani le immagini crude e
spietate dei grandi eventi di cronaca e di storia. Alla matita colorata
dei grandi disegnatori alla Dudovich e alla Achille Beltrame il
rappresentare con cura la realtà. Alla penna di Bandini e dei suoi
colleghi come Barzini, Bartoli e Buzzati il descriverla perché il
lettore ne fosse partecipe. Bandini era nato alla scuola di quel grande
giornalismo italiano alla Barzini e alla Malaparte che non ha mai amato
le verità ufficiali, le "versioni" di regime, gli aggiustamenti dei
dichiarati politici e diplomatici. Cronista meticoloso e profondo,
praticante della prima ora in quel 1947 di cambiamenti e sovvertimenti,
con la tessera dell’Ordine di Milano numero 3067, seppe trasformarsi
negli anni in uno dei rari studiosi italiani capaci di accoppiare alla
serietà della ricerca sugli avvenimenti del passato, soprattutto quelli
dell’ultima guerra,una straordinaria sensibilità per la comprensione
della loro componente tecnico-militare: che non è mai vista, attraverso
la sua lente d’ingrandimento, come una quantità puramente materiale, ma
come derivante da un motore umano e, più ancora, intellettuale. Questo
accoppiamento, insolito negli scrittori di storia moderna, gli ha
permesso di fornire con le sue opere una interpretazione delle vicende,
segnatamente di quelle italiane degli ultimi conflitti, assolutamente
originale e tale da capovolgere le convinzioni di comodo e
le"ufficialità" comparse negli ultimi tre decenni. Nei suoi oltre
quindici libri, tra cui nel 1954, addirittura un romanzo di
fantascienza antesignano che prefigurava l’arrivo di tre uomini su
Marte, emerge una poliedricità e una padronanza profonda del vissuto
storico e d’attualità. Alcuni lavori più seri di Bandini, come "Tecnica
della Sconfitta" ( sui 40 giorni che precedettero e seguirono l’entrata
dell’Italia in guerra) e " Vita e Morte segreta di Mussolini" e "Le
ultime 95 ore di Mussolini", sono invece diventati testi di studio
anche nelle università italiane. Fu lui per primo ad avanzare la tesi
tutt’altro che peregrina della doppia fucilazione di Mussolini, prima
per mano di 007 inglesi e poi per mano dei partigiani italiani. Per la
sua capacità di leggere dietro le quinte e oltre gli eventi apparenti e
per la forza penetrativa e interpretativa dei grandi misteri che hanno
accompagnato la storia del nostro Paese nell’ultimo lustro, Bandini,
non a caso era considerato uno dei massimi storici ed esperti europei
di "intelligence". L’ultimo suo volume, "Cono d’Ombra", era stato
dedicato alla morte dei fratelli Rosselli e ai misteri che avvolsero
per anni l’evento, e il lavoro si era trasformato in un trattato di
indagine al di là di tutte le versioni ufficiali lasciando intravedere
una vastissima trama internazionale che da Parigi si spostava a Londra
e a Mosca.


Il Casalone, la sua fortezza, ormeggiata come una grande
cannoniera tra bionde onde di argilla e creta, era diventata la sua
base dal 1970, quando aveva deciso con la moglie, Paola Montini, di
lasciare Milano. Ed è da qui che Franco Bandini cannoneggiava contro le
versioni ufficiali ricordando a tutti, com’era della vera scuola del
cronismo italiano alla Barzini, che un giornalista grande inviato,
quale era lui, non poteva che perseguire le verità e le profondità
della storia, prima di ogni altra cosa, per restare fedele ai grandi
ideali dell’informazione. Ufficiale d’artiglieria nella Campagna di
Russia con l’Armir, aveva mantenuto quel piglio minuzioso e delle
grandi profondità d’indagine della migliore scuola militare. Il suo
grande studio-biblioteca ne è piena testimonianza, le finestre danno su
un immenso oceano di verde da dove si scruta l’infinito e poi le
migliaia di ricordi, le armi le sciabole, la bussola di navigazione e
gli strumenti di puntamento appesi alle pareti e il ritratto di un
fedele Ascaro. Minuti oggetti della memoria, atti d’amore per eventi e
trascorsi di vita. Sulla sua scrivania la chimera d’Arezzo, simbolo
della sua terra etrusca e della grande passione per l’archeologia,
compassi, precisi strumenti di misura, millimetriche squadre simboli di
una visione della vita e della profondità di studio e d’indagine. Due
proiettili di mitragliatrice pesante memorie di chi sa quali battaglie.

Era qui che mio marito amava trascorrere ormai gran parte delle ore
del giorno. Tra i suoi ricordi e il suo archivio - racconta la moglie
Paola Montini, sua fedele compagna, amica e fino alla fine per oltre
sei anni infaticabile e premurosa infermiera - si rammaricava per una
professionalità giornalistica ormai inesistente, per un mondo che a suo
avviso correva veloce verso il baratro biblico. Lui abituato a scavare
in profondità, poliedrico e tumultuoso, severo e puntiglioso
all’inverosimile, ma capace di un’umanità e una solidarietà d’altri
tempi. Non dovrei dirlo io che ne sono stata la moglie. Un uomo ai miei
occhi ancora incredibile con il quale il tempo correva tumultuoso
nell’avventura"

E’ vero Bandini era nato alla scuola della grande avventura
giornalistica, quando un inviato partiva via nave con la Campagnola al
seguito con su scritto a grandi lettere " Corriere della Sera" e mappe
e bussola alla mano era capace di percorrere tutta l’Africa, come
Barzini fece in Asia, fino a Pechino partendo da Parigi. Di riportare
indietro le lancette dell’orologio e ricostruire meticolosamente ogni
campo di battaglia, ogni trincea, da Adua a Makallè, all’Amba Alagi a
Mogadiscio. Un giornalismo che forse purtroppo non esiste più. Una
scuola di pensiero e d’azione. Bandini ne era un simbolo. Lo si capisce
e lo si intuisce dai suoi oggetti della memoria disseminati in ogni
angolo della fattoria-fortezza ideale dall’amorevole cura che ne ha la
moglie, dai grandi spazi della casa dedicati al pensiero e alla
riflessione. Fino al suo inedito di nove capitoli " 1943. L’estate
delle tre tavolette" sui grandi misteri del dopoguerra, da Churchil a
Stalin, ai trascorsi italici. Amante di aforismi, in prima pagina ha
scritto, come condensato di un certo modo di vedere la vita: " Non
fidatevi mai delle statistiche, se nonsiete stati voi a falsificarle",
Paul Kalpholz.

Antesignano delle incredulità sulle certezze del dopoguerra e di
quanto Giampaolo Pansa illustrerà sulle degenerazioni della guerra
civile seguita all’Armistizio, con le decimazioni di massa, compiute
dai vincitori, nella prefazione del libro di Piero Ciabattini su
Coltano, il campo dove furono richiusi per lunghissimi mesi 33 mila
fascisti e dove sparirono a centinaia senza né processi, né spiegazioni
o traccia successiva, Bandini scrisse: "I cultori di Storia,
professori, studiosi o dilettanti che siano, si dividono in due grandi
corporazioni, sotterraneamente ostili l’una all’altra: le "aquile" e le
"formiche". Le Aquile non tollerano di volare basse, poiché ritengono
che il loro unico dovere sia quello di abbracciare in una sola occhiata
la più gran parte possibile dello sterminato e fratturato panorama
della Storia, allo scopo di redigere monumentali carte geografiche
dalle quali si capisca quale è stato il cammino dell’umanità, e perché
quello e non altri. Le Formiche non hanno di queste ali, ma soltanto
antenne assai sensibili. Esse dicono: " Io sono nato qui, nell’anno Tal
dei Tali, ho partecipato a queste e queste vicende, ed ora ve le narro,
con tutta la minuzia e l’onestà di cui sono capace: e questi che vi
cito sono i testimoni". Personalmente, quando leggo le sofisticate ed
intelligenti costruzioni di un’Aquila, provo l’irrefrenabile voglia di
lamentarmi che in esse non si trovi mai un adeguato corredo di
Formiche, con le loro minute memorie. E l’inverso mi accade leggendo un
diario di Formica, poiché subito mi chiedo in che modo una tal tessera
di mosaico possa essere collocata in una costruzione più generale, per
ricavarne un senso ed una possibile valutazione. Il che basta ed avanza
per dire che un metodo esclude forzatamente l’altro, ed occorre
scegliere. E Bandini nel corso della sua professione ha saputo
scegliere: " Si pontifica oggi contro il "revisionismo". Ma questi
anatemi sono, se mai ce ne fosse bisogno, un’ulteriore dimostrazione
del più funesto dei malanni italiani, quello di non volersi mai voltare
indietro per vedere come e dove si è sbagliato e perché. Nessuno degli
odierni Catoni sembra aver compreso che quando una Nazione arriva ad
una durissima guerra civile, vuol dire che gli errori compiuti sono
stati veramente madornali, remoti ed inescusabili. Ne siamo figli
tutti, gli uni per alcune ragioni, gli altri per altre. Consolarsi con
la supposta palingenesi della "nuova Italia", nata dalla guerra, non è
servito ad altro che a spezzare lo specchio nel quale avremmo dovuto
cercar le cause delle nostre disgrazie. Questo libro di Piero
Ciabattini è una scheggia di quello specchio: sta diventando urgente
raccoglierne altre, tutte, se fosse possibile". "Faccetta Nera", " I
paesi dell’Est 10 anni dopo", "La Grande Guerra", "Italiani nella
Bufera", usciti negli anni sulla Domenica del Corriere e la grande inchiesta sugli ospedali italiani, restano monumenti da grande inviato. Bandini ha voluto essere cremato. Arrivederci Franco, giornalista delle verità.


LIBRI PUBBLICATI DA FRANCO BANDINI

1954 – Ed. E.U.B. – "I pirati dello Spazio. Tre uomini su Marte"
1955 – Ed Longanesi – "Il Petrolio italiano"
1959 – Ed Sugar- "Le ultime 95 ore di Mussolini"
1960 – Ed Sugar – "Claretta"
1963 – Ed Sugar – "Tecnica della Sconfitta"
1969 – Ed Longanesi – " Il Piave mormorava"
1970 – Ed Longanesi – "Gli italiani in Africa"
1971-  Ed. Longanesi – "Io c’ero"
1972 – Ed. Nardini – Il Mistero dei Dischi volanti"
1978 – Ed. Mondatori – " Vita e morte segreta di Mussolini"
1979 – Ed Rusconi Ed. Rusconi – "Il maschio in estinzione"
1990 – Ed. Sugar – "Il Cono d’Ombra"