La Commissione europea chiede l'abolizione delle restrizioni ingiustificate della concorrenza


Servizi professionali.
La Commissione europea chiede
l'abolizione delle restrizioni
ingiustificate della concorrenza

Bruxelles, 9 febbraio 2004. La
Commissione europea chiede agli Stati membri, ai liberi professionisti
e agli ordini professionali di riformare o eliminare la fissazione dei
prezzi e le altre restrizioni che impediscono la concorrenza, in
particolare per categorie professionali quali gli avvocati e gli
architetti, ad eccezione di quando esse siano chiaramente giustificate
da motivi di interesse pubblico. Il commissario Mario Monti ha
dichiarato: "Il settore dei servizi è il principale motore di
crescita dell'Unione europea e i servizi professionali forniscono un
importante contributo a tale settore. L'alleggerimento della
regolamentazione permetterebbe di offrire servizi più competitivi alle
imprese e ai consumatori e quindi contribuirebbe a far crescere la
competitività dell'Europa in linea con l'agenda di Lisbona". In una
relazione sulla concorrenza nei servizi professionali adottata oggi la
Commissione ha concluso che per la maggior parte delle restrizioni è
opportuno intervenire a livello nazionale poiché la loro portata è per
lo più nazionale. Tale approccio è anche in linea con l'applicazione
decentrata delle regole di concorrenza prevista a partire dal 1°
maggio. Attraverso la rete europea della concorrenza la Commissione
vigilerà sul lavoro delle autorità nazionali garanti della concorrenza
ma continuerà ad intervenire per le violazioni che non possono essere
trattate a livello nazionale.   Attraverso vaste ricerche sulla situazione della concorrenza nelle
professioni degli avvocati, notai, contabili, architetti, ingegneri e
farmacisti (1) la Commissione europea è giunta alla conclusione che
l'esistenza di restrizioni dei prezzi e della pubblicità e di
limitazioni di altro genere impedisce che l'economia e i consumatori in
particolare beneficino dei vantaggi della concorrenza.   Dato che tali restrizioni hanno soprattutto portata nazionale, la
relazione adottata oggi dalla Commissione (2) chiede ai governi
nazionali, alle autorità di concorrenza e alle stesse organizzazioni
professionali di sottoporre a riforma tali restrizioni o di eliminarle
se non sono debitamente giustificate.   Tale approccio è in linea con l'entrata in vigore, prevista per il
mese di maggio, di nuove regole che decentralizzano l'applicazione
delle norme antitrust dell'UE, attribuendo alle autorità nazionali
garanti della concorrenza e agli organi giurisdizionali nazionali un
ruolo più importante nella valutazione delle norme e delle regole delle
professioni (regolamento n. 1/2003 concernente l'applicazione delle
regole di concorrenza di cui agli articoli 81 e 82 del trattato). La
Commissione continuerà a svolgere un ruolo essenziale del nuovo sistema
garantendo l'applicazione coerente della normativa di concorrenza nella
rete europea della concorrenza e svolgendo quando necessario le proprie
indagini su scala più ampia.   I servizi costituiscono il principale motore di crescita dell'UE e
rappresentano il 54% del PIL e il 67% dell'occupazione, secondo dati
forniti da Eurostat. Le libere professioni svolgono un ruolo importante
in tale settore e il permanere di restrizioni rallenta la produttività
e la crescita(3).   Le restrizioni sono ancora numerose   Da un accurato esame svolto dalla Commissione lo scorso anno è
emerso che le restrizioni sono ancora numerose e spesso non hanno
giustificazioni oggettive.   In Italia e Germania continuano ad esistere prezzi minimi per le
attività di architetti, ingegneri e avvocati, accompagnati in alcuni
casi da prezzi massimi. L'esperienza dei paesi che hanno eliminato la
regolamentazione dei prezzi, la Francia per quanto riguarda i servizi
legali e il Regno Unito per i servizi di registrazione dei passaggi di
proprietà e per i servizi offerti dagli architetti, ha dimostrato che
il controllo dei prezzi non è uno strumento essenziale per garantire
standard qualitativi elevati.   Alcuni paesi inoltre continuano a proibire ai liberi
professionisti di pubblicizzare i loro servizi cosicché per i
consumatori la ricerca della qualità e dei prezzi più adatti alle loro
esigenze diventa più difficile e più costosa. È il caso dei revisori
dei conti (Francia, Lussemburgo Spagna e Portogallo) o dei notai
(Francia, Italia, Spagna e Grecia). Queste ed altre professioni sono
anche soggette a notevoli limitazioni per quanto riguarda la pubblicità
in altri paesi.   Altre restrizioni meno visibili riguardano l'accesso alle professioni
stesse e si presentano sotto forma di regolamentazioni eccessive per
quanto riguarda le licenze o di limitazioni basate su criteri
demografici e geografici imposte ad esempio per i farmacisti e i notai
in alcuni paesi.   Alcuni rappresentanti delle professioni sostengono talvolta che la regolamentazione restrittiva protegge i consumatori. La Commissione teme che il solo effetto sia di proteggere le professioni stesse da una salutare concorrenza
e intende studiare insieme alle associazioni di consumatori quali siano
le maniere alternative per aiutare i consumatori a trovare i servizi
che desiderano e a valutarne la qualità.   La Commissione riconosce che una regolamentazione può essere
necessaria, ad esempio per impedire la pubblicità ingannevole, la
costruzione di edifici di cattiva qualità o una revisione contabile non
accurata. Le restrizioni, tuttavia, devono essere esaminate con molta
attenzione per valutare se un obiettivo legittimo di interesse pubblico
non possa essere conseguito con mezzi meno restrittivi della
concorrenza.   La discussione è aperta   L'esercizio avviato dalla Commissione nel gennaio 2003 con la
pubblicazione di uno studio commissionato all'Istituto per gli studi
superiori di Vienna ha già avviato un dibattito in Germania ed Italia.
Le autorità garanti della concorrenza di Danimarca, Irlanda, Paesi
Bassi, Finlandia e Regno Unito hanno inoltre già adottato o stanno
adottando un programma generale di azione per riformare il settore.
Quasi tutte le autorità garanti della concorrenza hanno ricevuto
notificazioni o denunce.   La giurisprudenza recente della Corte di giustizia europea ha
inoltre fornito un orientamento per quanto riguarda la compatibilità di
alcune pratiche con le regole di concorrenza europee. In particolare in
una causa che vedeva l'autorità italiana garante della concorrenza
opposta al consorzio italiano di imprese produttrici di fiammiferi la
Corte europea ha stabilito che le autorità di concorrenza nazionali
hanno l'obbligo di porre termine a una condotta contraria alla
concorrenza anche se tale condotta è prescritta o facilitata da misure
o leggi dello Stato.   La Commissione presenterà una relazione nel 2005 sui progressi
conseguiti nell'eliminazione di regole restrittive e ingiustificate
nelle libere professioni. Nel frattempo essa continuerà a svolgere un
ruolo attivo(4) opponendosi a tali restrizioni quando sarà necessario,
verificando le opinioni dei liberi professionisti e dei consumatori,
collaborando con le autorità nazionali ed estendendo la sua attività di
promozione della concorrenza e di accertamento dei fatti ai 10 nuovi
Stati membri.   (1) Fino ad ora sono state esaminate solo queste professioni ed è stata esclusa la professione medica.   (2) Si veda il testo integrale della relazione allindirizzo.
HYPERLINK
"http://europa.eu.int/comm/competition/antitrust/legislation/#liberal"
http://europa.eu.int/comm/competition/antitrust/legislation/#liberal   (3) Lautorità garante della concorrenza italiana ha calcolato
che in Italia mediamente il 6% delle spese delle imprese esportatrici
sia imputabile ai servizi professionali.   (4) La Commissione ha adottato tre decisioni i cui principi di
fondo sono stati confermati dagli organi giurisdizionali europei. Le
decisioni riguardavano le tariffe degli spedizionieri doganali in
Italia, le tariffe dei consulenti in materia di brevetti in Spagna e il
codice di condotta dei consulenti in materia di brevetti dellUfficio
europeo dei brevetti. Nel novembre 2003 la Commissione ha inoltre
informato l'associazione belga degli architetti di avere concluso in
via preliminare che il tariffario minimo raccomandato dall'associazione
costituiva una violazione dell'articolo 81 del trattato per la quale
poteva essere imposta un'ammenda.  
Approfondimento
All'interno della
Relazione sulla concorrenza, al capitolo 4, adottato dalla Commissione
europea, vengono esaminate cinque categorie principali di restrizioni
riguardanti i servizi professionali. Il MNLF richiama l'attenzione sul
IV capitolo riguardanti i requisiti di accesso e i diritti esclusivi.
Questo il testo   4.4 RESTRIZIONI ALL'ACCESSO ALLA PROFESSIONE E ATTIVITA' RISERVATE 48. L'accesso alle professioni è soggetto a restrizioni
qualitative nella maggior parte degli stati membri. Tali restrizioni
possono consistere in periodi minimi di formazione, esami professionali
e periodi minimi di esperienza professionale. In molti casi le
restrizioni di accesso vanno di pari passo con i diritti esclusivi di
prestazioni di taluni servizi. In taluni stati membri farmacisti e
notai sono persino soggetti a restrizioni di accesso quantitativi
basate su criteri demografici e geografici.   49. Le restrizioni di accesso qualitative, abbinate ai diritti
esclusivi, garantiscono che solo i professionisti dotati di qualifiche
e competenze appropriate possano svolgere talune attività. Esse
contribuiscono pertanto in maniera significativa ad assicurare la
qualità dei servizi professionali.   50. Tuttavia è probabile che una regolamentazione eccessiva in
materia di autorizzazione all'esercizio della professione riduca il
numero di prestatori di servizi, con conseguenze negative per la
concorrenza e la qualità dei servizi. Studi empirici hanno indicato che
in alcuni casi restrizioni eccessive in materia di autorizzazione hanno
determinato un aumento dei prezzi senza garantire una migliore qualità.
In una relazione del 1990, per esempio, la Federal trade commission Usa
(Ftc) ha esaminato una serie di studi empirici sulle restrizioni di
autorizzazione. In esito a tale esame la Ftc ha rilevato che per quanto
alcuni studi indicassero che le restrizioni all'esercizio della
professione hanno comportato un miglioramento della qualità, nella
maggior parte degli studi risulta che la qualità non è influenzata
dalle restrizioni in materia di autorizzazione o di esercizio
professionale connesse all'autorizzazione. In talune circostanze le
restrizioni di autorizzazione hanno addirittura esercitato un effetto
negativo sulla qualità.   51. per contro, in alcuni paesi l'ammorbidimento delle restrizioni
in talune professioni ha determinato una riduzione dei prezzi, senza
detrimento apparente per la qualità. In Australia, per esempio, la
soppressione dei diritti esclusivi degli avvocati di fornire servizi di
trasferimento della proprietà e del monopolio della rappresentanza in
giudizio per i barrister ha contribuito a una diminuzione dei costi
legali complessivi pari al 12%. Anche nel Regno Unito la riduzione dei
diritti esclusivi di fornire servizi di trasferimento della proprietà
negli anni 80 ha prodotto un calo dei prezzi. Nei Paesi Bassi
l'abolizione delle restrizioni di accesso per gli agenti immobiliari
alla fine degli anni 90 ha provocato un aumento degli accessi alla
professione, una riduzione dei costi per le operazioni immobiliari e
maggiore flessibilità nella prestazione dei servizi.   52. Queste esperienze suggeriscono che in taluni casi le
regolamentazioni in materia di autorizzazione sono eccessivamente
restrittive e che i consumatori potrebbero trarre beneficio da un
allentamento delle regole esistenti.   53. In primo luogo potrebbero esistere margini per ridurre i
requisiti di accesso quando appaiono sproporzionati rispetto alla
complessità delle funzioni professionali.   54. In secondo luogo, potrebbe esservi spazio per restringere le
attività esclusive di una professione. In talune circostanze
professioni altamente qualificate, oltre a svolgere le loro attività di
base, detengono diritti esclusivi di prestare altri servizi meno
complessi. In alcuni stati membri, per esempio, avvocati o notai hanno
il diritto esclusivo di fornire servizi di trasferimento della
proprietà e di autenticazione nonché il diritto esclusivo di prestare
consulenza giuridica. In tali casi un gruppo più ampio di prestatori di
servizi potrebbe essere in grado di eseguire i compiti meno complessi.   55. In terzo luogo potrebbero esservi margini per sopprimere i
diritti esclusivi nei casi in cui vi siano meccanismi meno restrittivi
per garantire la qualità. In alcuni mercati si potrebbero per esempio
garantire la qualità anche attraverso la certificazione o controlli di
qualità indipendenti. In tali mercati i consumatori sarebbero liberi di
scegliere se desiderano utilizzare un prestatore di servizi qualificato
o certificato.   56. Le restrizioni quantitative in materia di accesso riducono il
numero di prestatori di servizi e pertanto la scelta dei consumatori.
Inoltre in taluni casi le restrizioni quantitative possono creare
monopoli locali.   57. E' stato argomentato che le restrizioni quantitative basate su
criteri demografici sono necessari per salvaguardare l'accesso a
servizi importanti. In primo luogo si è suggerito che le restrizioni
quantitative aumentano la redditività proteggendo la resa dei punti
vendita in aree scarsamente popolate. In secondo luogo si è sostenuto
che le restrizioni quantitative arrestano la redistribuzione dei
servizi verso le aree scarsamente popolate (per esempio, nel caso di
farmacisti e notai).   58. Dati gli effetti potenzialmente negativi si dovrebbe tuttavia
esaminare se vi siano mezzi meno restrittivi e più trasparenti (per
esempio, compensazioni per servizio pubblico) per garantire la
prestazione di tali servizi in aree scarsamente popolate. In ogni caso
le restrizioni quantitative di accesso non sembrano giustificate per
aree che non sono scarsamente popolate e dove pertanto non vi è il
pericolo di offerta insufficiente di prestazioni  ------------------  IL MERCATO EUROPEO DELLE PROFESSIONI Articolo pubblicato sul GDC di giugno 2005 e da Knos del 7.12.2005   Il Parlamento europeo ha finalmente approvato il nuovo testo della
direttiva sul riconoscimento delle qualifiche professionali in tutta
l'Unione europea. La direttiva detta le regole per "la libera prestazione di servizi
e la libertà di stabilimento" di tutti i professionisti europei
attuando una sorta di riconoscimento automatico delle professioni in
tutta l'Ue, riducendo la burocrazia e prevedendo procedure più snelle
che consentono ai professionisti degli Stati membri di circolare
liberamente in tutto il territorio comunitario. Gli Stati membri, qualora lo ritengano opportuno, potranno
comunque richiedere al professionista ospite requisiti specifici sulla
base della legislazione nazionale, rendendo, quindi, impossibile il
riconoscimento di professioni che non sono in linea con le regole Ue e
con le norme del paese nel quale si vuole avere accesso. Nessun vincolo
per le associazioni che, al pari degli Ordini e Collegi, potranno
essere riconosciute come autorità competenti in materia dallo Stato
membro. A questo punto dovremo attendere la pubblicazione sulla Gazzetta
Ufficiale e poi scatterà il periodo transitorio di due anni entro i
quali gli Stati membri dovranno adeguare la propria legislazione. E qui iniziano le dolenti note!! Per quanto attiene il mondo accademico la direttiva prevede cinque
livelli di qualifiche normative alle quali devono corrispondere
altrettante competenze professionali. Saranno, di conseguenza,
riconosciute automaticamente dallo stato ospitante tutte quelle
professioni che presentano lo stesso livello di qualificazione, mentre,
in caso di differenze sostanziali, lo Stato ospitante potrà chiedere
un'integrazione dei titoli o chiedere al professionista di frequentare
un tirocinio. Il problema è che non tutte le lauree triennali e
quinquennali istituite in Italia sono conformi al modello europeo,
secondo il quale ad un titolo di studio deve, di riflesso,
corrispondere automaticamente una qualifica professionale. C'è da
chiedersi cosa ne sarà delle migliaia di lauree triennali italiane. Per quanto attiene il mondo delle professioni occorre sottolineare
che in Italia non c'è alcun riconoscimento delle associazioni, a
differenza di quanto accade in gran parte degli altri Stati membri.
Occorre forse operare un distinguo terminologico: le associazioni di
cui parla la Direttiva assomigliano in tutto e per tutto ai nostri
Ordini professionali e non sono in nessun caso assimilabili alle nostre
associazioni non regolamentate che fanno parte di un sistema duale che,
ovviamente, non ha eguali in tutta Europa. La nuova normativa compie un'importante passo in avanti per lo
sviluppo del sistema professionale europeo. Per la prima volta l'Europa
ha fatto chiarezza sulla differenza che passa tra un libero
professionista ed un'azienda, evidenziando che, pur essendo
strutturalmente un'entità economica paragonabile all'impresa, il libero
professionista risponde anche ad altre logiche, in primis quella
deontologica. Appare, ormai, non più procrastinabile il varo della riforma delle
professioni naufragata miseramente nel "decreto competitività", e visti
i tempi parlamentari non rimane che attendere la nuova legislatura. La
riforma del mercato delle professioni, oggi non più competitivo,
necessita di un confronto aperto con il mondo delle professioni stesso,
delle imprese, dei sindacati, dei consumatori. Sorgono spontanee delle domande ma quale è il limite di
sostenibilità dello sviluppo? Quali sono i veri vincoli allo sviluppo
ed alla libera competitività? Sono forse le tariffe dei professionisti?
Sono l'obbligo di rispettare le regole fissate da norme deontologiche?
Sinceramente non ci sembra, non ci sembra davvero. Ed è questo il
dubbio che si deve sciogliere subito ed una volta per tutte. Occorre sgombrare il campo da troppi pregiudizi, i tempi sono
cambiati. Non è possibile paragonare le libere professioni alle caste,
infatti, tranne casi specifici (notai, medici ed avvocati) non esistono
esclusive vincolanti. Sicuramente il sistema delle professioni va
riformato, ma conservando e mantenendo le positività. I capisaldi delle
professioni sono e devono rimanere il rispetto del codice deontologico,
l'indipendenza e la presenza di standard qualitativi di formazione
garantiti. È ovvio che, ldei tempi impone una riflessione sul sistema
delle tariffe professionali e sui percorsi d'accesso agli albi. In
entrambi i casi il mantenimento di norme di riferimento non deve essere
visto come il mantenimento di gabelle medievali o di barriere
all'accesso, ma piuttosto come la necessità di avere certezze. Si dovranno poi affrontare una volta per tutte questioni delicate
quali il riconoscimento delle professioni non regolamentate a
condizione che non svolgano attività riservate agli Ordini esistenti,
l'introduzione delle società tra professionisti, il superamento delle
tariffe minime (da non leggere in antitesi con il mantenimento di
regole per determinare gli onorari), la pubblicità. La condizione posta per il riconoscimento delle professioni non
regolamentate non deve essere interpretata come una politica di
retroguardia atta alla mera conservazione dei propri "orticelli" come
ama dire qualcuno, ma quanto l'affermazione del diritto ad evidenziare
e riconoscere il percorso formativo che il professionista ha compiuto. In un sistema dove proliferano le certificazioni (di processo, di
prodotto, di tutela ambientale, di rispetto dei lavoratori, ecc…), non
si comprende come possa essere così poco considerato il mondo dei
servizi professionali. Per loro natura le prestazioni sono intangibili
e scarsamente valutabili da parte del consumatore/utente, per cui avere
un sistema di controllo / garanzia che vigili su quanti vogliono
operare nel mercato è assolutamente necessario, a condizione che il
controllo sia reale. Come sempre noi giovani dottori commercialisti siamo pronti ad
essere attori protagonisti e non comprimari del processo di
rinnovamento, purchè ci venga data l'opportunità di partecipare alla
formazione del pensiero innovatore.   Francesco Fiscella Giunta UNGDC  ----------------------- Qualifiche professionali pubblicata direttiva UE Riconoscimento dei titoli mediante il confronto dei livelli di formazione --------------------------------------------------------------------------------   07/10/2005 - È stata pubblicata sulla Gazzetta dell’Unione Europea
del 30 settembre scorso la direttiva 2005/36/Ce relativa al
riconoscimento delle qualifiche professionali, per facilitare la libera
circolazione dei professionisti nell’Unione Europea.   La direttiva armonizza e accorpa quindici direttive settoriali per
professioni regolamentate (tra cui architetti, medici e dentisti)
stabilendo regole omogenee per svolgere nella Ue la professione per la
quale si è studiato nel Paese d’origine.   Il riconoscimento dei titoli avverrà secondo parametri minimi di
formazione: sono fissati cinque livelli di riferimento che
corrispondono ad altrettanti cicli di formazione nei diversi Stati
membri. Questo sistema consentirà di mettere a confronto le qualifiche
dei professionisti che provengono da Paesi diversi. Nell'ambito delle
autonomie nazionali ogni governo decide quali sono i livelli di cultura
e di formazione minima per l'accesso alle singole professioni e chi
deve autorizzarne l'esercizio e controllarne lo svolgimento.   Ai fini del reciproco riconoscimento, lo Stato membro ospitante
autorizza il professionista che ne ha fatto richiesta sulla base di un
attestato di competenza o di un titolo di formazione con livello di
qualifica almeno immediatamente anteriore a quello richiesto nel suo
Stato di origine.   Lo Stato ospitante può, inoltre, richiedere provvedimenti di
compensazione, come tirocini o prove, nel caso in cui non ci sia
perfetta corrispondenza tra la qualifica conseguita e quella richiesta
per la professione. Accordi tra gli Stati potranno far sì che
determinate professioni saranno riconosciute in maniera automatica.   Relativamente alle prestazioni temporanee, si prevede che il
professionista sarà soggetto, nella gran parte dei casi, alla normativa
vigente nel Paese nel quale presterà il servizio.   Gli Stati membri hanno ora due anni di tempo (fino a settembre 2007) per adeguarsi alla nuova normativa.   Relativamente alla situazione italiana, la nuova direttiva si
inserisce nella discussione in atto in questi mesi sulla riforma delle
professioni: la direttiva europea individua le autorità competenti ad
espletare le procedure di riconoscimento delle qualifiche, confermando
il ruolo di ordini e collegi ma rendendo necessaria la regolamentazione
delle associazioni per quelle professioni oggi non organizzate ---   L'Europa mette Ordine -------------------------------------------------------------------------------- da Panorama di Anna Maria Angalone 19/10/2005     Su quasi 2 milioni fra avvocati, notai, ingegneri e dentisti pende
la scure di Bruxelles, intenzionata a liberalizzare il mercato dei
servizi. A meno che l'Italia...   Forse non avverrà subito, magari neppure tutto in una volta, ma la
sorte degli ordini professionali in Italia sembra ormai segnata. Ad
assestare il primo colpo destinato a smantellare le longeve e potenti
«caste» dei liberi professionisti potrebbero essere la Commissione
europea e la Corte di giustizia di Lussemburgo. O lo stesso governo
italiano, qualora decidesse di far suo quanto proposto dal ministro
alle Politiche comunitarie, Giorgio La Malfa.   Che, in questi giorni, è tornato a parlare di liberalizzare i
servizi. Un provvedimento che avrebbe un impatto anche sui
professionisti. L'intenzione di cambiare le regole su accesso, tariffe e
pubblicità delle libere professioni c'è da tempo. Di eliminare le reti
di protezione delle categorie professionali, e aprirle così alla piena
concorrenza, si discute da più di un decennio.   Ma l'impegno a una riforma, inserita nell'agenda di governo, era
divenuto capitolo morto qualche mese fa, quando il guardasigilli
Roberto Castelli, responsabile della riforma, aveva lasciato cadere la
questione per mancanza di «condizioni politiche». A remare contro sono in parecchi. Tra avvocati, dentisti, notai,
architetti, ingegneri, in Italia si contano 27 ordini per quasi 2
milioni di persone. Vanno aggiunti gli aspiranti (circa 700 mila
giovani, iscritti come praticanti ogni anno nei vari albi). Se l'Italia
ha preso tempo, nonostante i richiami dell'Antitrust, l'Europa va
diritta per la sua strada.   A luglio, il commissario europeo al Mercato interno Charlie
McCreevy ha inviato all'Italia due «lettere di messa in mora», primo
passo per avviare una procedura d'infrazione.   Il punto contestato riguarda i tariffari fissati dagli albi
nazionali di avvocati, ingegneri e architetti, giudicati incompatibili
con le norme Ue, improntate alla libera concorrenza e al mercato.
L'Italia ha replicato a Bruxelles a metà settembre, inviando le sue
osservazioni, ora aspetta il verdetto.   Se le prove di discolpa saranno insufficienti, si procederà con il
secondo atto e il contenzioso andrà avanti. Altrimenti, la questione
decadrà. Ma solo per il momento. Davanti ai giudici di Lussemburgo sull'Italia pendono infatti
diversi casi riguardanti singoli cittadini e due, in particolare, hanno
al centro proprio gli onorari degli avvocati. L'udienza è fissata il 25
ottobre e le sentenze potrebbero portare qualche novità in materia di
tariffari e consulenze.   Non basta. Un'indagine di Bruxelles svolta su sei professioni
(avvocati, notai, ingegneri, architetti, farmacisti,
commercialisti-contabili-consulenti fiscali), in base a cinque tipi di
restrizioni della concorrenza, ha rilevato che alcuni paesi sono ancora
troppo regolamentati. E l'Italia è fra questi. La classifica sull'apertura delle libere professioni la vede al
penultimo posto, davanti alla Grecia. Secondo Bruxelles, l'importanza
dei servizi professionali (nell'Ue il settore rappresenta 12 milioni di
posti di lavoro, pari al 3 per cento del pil) impone interventi rapidi
e decisi per la salute dell'economia e la competitività. Ma anche per le tasche dei consumatori: nei paesi meno «chiusi», infatti, le parcelle sono sensibilmente diminuite.   Non solo. Pochi sanno che ogni anno, almeno mille professionisti si spostano
da altri paesi europei per stabilirsi in Italia. Ma, per loro,
esercitare l'attività è ancora un percorso a ostacoli.