Sulle professioni l’Unione europea ha deciso: gli Ordini restano come longa manus dello Stato


La direttiva 2005/36/Ce (o “direttiva Zappalà”)
Sulle professioni l’Unione europea ha deciso:
gli Ordini restano come longa manus dello Stato

La direttiva 2005/36/Ce (“direttiva Zappalà”)
sulle qualifiche professionale (pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale
dell'Unione europea L 255/22 del 30 settembre 2005) consente agli Stati
membri di delegare parte della gestione delle professioni a organismi
autonomi, come gli Ordini professionali. Ora, gli Stati avranno due
anni di tempo, sino a settembre 2007, per adeguarsi. La normativa
riguarda sia il lavoro subordinato che autonomo,
La direttiva
“Zappalà” riconosce e definisce la specificità delle professioni
liberali. La specificità si concretizza nella personalità, nella
responsabilità individuale e nell'indipendenza di chi svolge una
professione liberale. Il professionista svolge prestazioni di natura
intellettuale (distinte da quelle esecutive), nell'interesse del
cliente e della collettività.
Le professioni liberali, proprio
perché perseguono l'interesse generale, possono essere esonerate dalla
disciplina tipica di chi pratica il commercio e l'industria, come la
libera concorrenza, purché ciò avvenga nei limiti di quanto è
strettamente necessario a tali obiettivi. In questo quadro, gli Stati
Ue potranno prevedere regole che pongono limiti all'esercizio della
professione, stabiliti per legge ma anche attraverso codici di
autoregolamentazione degli organismi professionali.
La direttiva
consente la valorizzazione degli Ordini (o delle associazioni laddove
esse siano chiamate a svolgere funzioni analoghe dagli ordinamenti
nazionali). Infatti, gli Stati possono delegare questi organismi a
svolgere competenze che la direttiva lascia alla competenza nazionale.
Tra queste: il ricevimento e la valutazione della dichiarazione
preventiva in occasione del primo spostamento del professionista che
intende esercitare in libera prestazione dei servizi; la verifica, in
occasione della prima prestazione di servizi delle qualifiche
professionali aventi impatto sulla salute e la sicurezza che non siano
disciplinate dalla sezione specifica della direttiva; lo scambio
d'informazioni nell'ambito della cooperazione amministrativa; la
conferma dell'autenticità dei documenti forniti dal prestatore di
servizi; l'esame della richiesta di autorizzazione per l'esercizio
della professione.
In realtà la direttiva non fa che prendere atto
della situazione esistente nella maggior parte degli Stati membri, ove
i poteri pubblici delegano parte della gestione delle professioni a
organismi autonomi.
Tuttavia, la direttiva non prevede alcun
obbligo di riconoscimento delle associazioni se non per quelle
britanniche e irlandesi tassativamente elencate. La professione
esercitata dagli iscritti è assimilata alle professioni regolamentate e
le associazioni sono ora sottoposte agli obblighi in materia di
riconoscimento e iscrizione. In questo modo le associazioni britanniche
e irlandesi non potranno più rifiutare l'iscrizione ai cittadini di
altri Paesi Ue. obiettando che la professione può essere esercitata da
un cittadino di un altro Paese Ue senza riconoscimento perché non
regolamentata.
La legittimazione degli organismi rappresentativi delle professioni non ha rilievo solo a livello nazionale ma anche europeo.
Infatti,
se desiderano dotarsi di un sistema specifico di riconoscimento basato
sul coordinamento degli standard di formazione, anziché soggiacere al
sistema generale, possono presentare alla Commissione una domanda
motivata. La Commissione è tenuta a valutare la fondatezza della
richiesta e a proporre eventuali integrazioni alla direttiva.
Le
organizzazioni professionali hanno la possibilità di proporre
piattaforme comuni per facilitare il riconoscimento e partecipano alla
definizione delle misure di esecuzione della direttiva (comitologia).

LE LINEE GUIDA. I principali contenuti della direttiva qualifiche
I destinatari.
Tutti i cittadini Ue che desiderano praticare una libera professione in
uno Stato diverso da quello in cui hanno conseguito la qualifica
professionale
La definizione. Le direttiva
definisce le professioni liberali come quelle esercitate sulla base di
qualifiche professionali in modo personale, responsabile e
professionalmente indipendente da coloro che forniscono servizi
intellettuali e di concetto negli interessi dei clienti e del pubblico
Tessera del professionista.
Sarà creato un certificato professionale europeo per consentire la
riconoscibilità del professionista e per garantire i clienti.
L'introduzione, a livello europeo, di tessere professionali da parte di
associazioni o organizzazioni professionali potrebbe agevolare la
mobilità dei professionisti, in particolare accelerando lo scambio di
informazioni tra lo Stato membro ospitante e quello di origine.
Formazione.
La direttiva fa riferimento alla necessità della formazione continua
(la cui disciplina è lasciata agli Stati) per garantire l'aggiornamento
delle conoscenze dei professionisti
Sussidiarietà.
La direttiva rispetta il principio di sussidiarietà: gli Stati membri
non perdono competenze sull'organizzazione della professione
Le esclusioni.
La direttiva non si applica, fra gli altri, a notai, revisori (solo per
le norme sulla libera prestazioni dei servizi), intermediari
assicurativi e professionisti del settore trasporti. La distribuzione
geografica delle farmacie e il monopolio della distribuzione dei
farmaci restano di competenza degli Stati membri
Ordini professionali.
La direttiva consente agli Stati membri di delegare parte della
gestione delle professioni a organismi autonomi, come gli Ordini
professionali
L'uso del titolo. Il professionista potrà utilizzare il titolo previsto dal suo Paese di origine (espresso nella sua lingua)
Libera prestazione. É l'attività temporanea e occasionale svolta in un Paese diverso da quello in cui il professionista è stabilito
I casi particolari.
Nel settore della salute e della sicurezza è previsto un vero e proprio
riconoscimento della qualifica (in alcuni casi, con test attitudinale).
Per le professioni non regolamentate nel Paese di stabilimento, il
prestatore di servizi dovrà provare di aver esercitato la professione
Libertà di stabilimento.
É previsto un sistema generale di riconoscimento per le professioni.
Sono fissati cinque livelli di qualifica in relazione alla durata della
formazione richiesta per l'accesso alla professione.
Le deroghe.
L'esercizio della professione negli Stati Ue può essere oggetto, a
norma del Trattato, di specifici limiti legali sulla base della
legislazione nazionale e delle disposizioni di legge stabilite
autonomamente dagli organismi professionali rappresentativi 

La
direttiva armonizza, accorpa e modernizza le 15 direttive sinora
esistenti in materia, stabilendo norme omogenee per chi intende
svolgere all'interno della Ue, in maniera temporanea o permanente,
autonoma o subordinata, la professione per la quale si è formato nel
Paese d'origine. Il riconoscimento dei titoli (esclusi i notai) si
applicherà sulla base di parametri minimi di formazione, articolati su
cinque livelli in relazione alla durata della formazione per l'accesso
e avverrà al "grado" equivalente nel Paese di stabilimento. In ogni
caso, il professionista potrà ottenere il riconoscimento al livello di
qualifica che gli consenta di svolgere le stesse attività esercitate
nello Stato di origine. Sono fatti salvi, inoltre, i diritti acquisiti
del professionista che ha seguito una formazione "precedente", che non
risponde più al livello di formazione prevista nello Stato d'origine.
Per quanto riguarda la prestazione di servizi "temporanea" si prevede
che il professionista sia soggetto in molti casi alle disposizioni in
vigore nello Stato di destinazione del servizio.
Con questo direttiva, comunque, l’Unione europea ha deciso: gli Ordini restano in vita come longa manus dello Stato.
(Fonte: Enrico Brivio, Il Sole 24 Ore dell’11 maggio 2005; Antonio Preto, Il Sole 24 Ore del 14 giugno 2005)