CONSIGLIO D'EUROPA RISOLUZIONE DELL'ASSEMBLEA N. 1003 DEL 1 LUGLIO 1993 RELATIVA ALL'ETICA DEL GIORNALISMO

Traduzione di Giulio Votano da "Il diritto dell'informazione e dell'informatica" (n. 1/1995)

L'Assemblea afferma di seguito i princìpi etici del giornalismo e
ritiene che essi debbano essere applicati dalla professione in tutta
l'Europa.

INFORMAZIONI E OPINIONI

1. Oltre ai diritti e doveri giuridici sanciti dalle norme
giuridiche applicabili, i mezzi di comunicazione sociale assumono, nei
confronti dei cittadini e della società, una responsabilità morale che
deve essere sottolineata, segnatamente in un momento in cui
l'informazione e la comunicazione rivestono una grande importanza sia
per lo sviluppo della personalità dei cittadini, sia per l'evoluzione
della società e della vita democratica.

2. L'esercizio del giornalismo comporta diritti e doveri, libertà e responsabilità.

3. Il principio di base di ogni riflessione morale sul giornalismo
deve partire da una chiara distinzione tra notizie e opinioni,
prevenendo ogni possibile confusione. Le notizie sono informazioni,
fatti e dati, e le opinioni sono espressione di pensiero, di idee, di
convincimenti o giudizi di valore da parte dei mezzi di comunicazione
sociale, degli editori o dei giornalisti.

4. Le notizie devono essere diffuse rispettando il principio di
veridicità, dopo aver costituito oggetto di verifica di rigore, e
devono essere esposte, descritte e presentate con imparzialità. Non si
devono confondere informazioni e voci. I titoli e i sommari devono
costituire espressione il più possibile fedele del contenuto dei fatti
e dei dati.

5. L'espressione di opinioni può consistere in riflessioni o
commenti su idee generali o riferirsi a commenti su informazioni in
rapporto ad avvenimenti concreti. Nonostante l'espressione di opinioni
sia soggettiva e non si possa né debba pretenderne la veridicità, è
tuttavia possibile richiedere che l'espressione di opinioni sia
effettuata in base a esposizioni leali e corrette dal punto di vista
etico.

6. Le opinioni sotto forma di commento su avvenimenti o azioni
riguardanti persone o istituzioni non devono tendere a negare o
nascondere la realtà dei fatti o dei dati.

IL DIRITTO ALLA INFORMAZIONE COME DIRITTO FONDAMENTALE DELLE PERSONE
EDITORI PROPRIETARI E GIORNALISTI

7. I mezzi di comunicazione sociale adempiono a una funzione di
«mediazione» e di prestazione del servizio di informazione, e i diritti
che essi esercitano in relazione alla libertà dell'informazione
esistono in funzione dei destinatari, ossia dei cittadini.

8. L'informazione costituisce un diritto fondamentale, messo in luce
dalla giurisprudenza della Commissione e della Corte europea dei
Diritti dell'Uomo relative all'art. 10 della Convenzione europea dei
Diritti dell'Uomo e riconosciuto dall'art. 9 della Convenzione europea
sulla televisione transfrontaliera, come dalle Costituzioni
democratiche. Tale diritto spetta ai cittadini, che possono parimenti
pretendere che l'informazione fornita dal giornalista sia trasposta
fedelmente nelle notizie e commentata con lealtà, senza ingerenze
esterne sia da parte dei pubblici poteri, che da soggetti privati.

9. I poteri pubblici non devono considerarsi proprietari
dell'informazione. La rappresentanza pubblica consente di agire allo
scopo di garantire e sviluppare il pluralismo dei mezzi di
comunicazione sociale, e di assicurare le condizioni necessarie
all'esercizio della libertà di espressione e dei diritti alla
informazione, escludendo la censura preventiva. Il Comitato dei
Ministri ne è consapevole, come dimostra la Dichiarazione sulla libertà
di espressione e di informazione adottata il 29 aprile 1982.

10. È necessario tenere a mente che il giornalismo si poggia sui
mezzi di comunicazione sociale che sono supportati da una struttura
imprenditoriale all'interno della quale si distinguono editori,
proprietari e giornalisti. Per tale motivo è necessario garantire non
soltanto la libertà dei mezzi di comunicazione sociale, ma anche la
libertà nei mezzi di comunicazione sociale evitando le pressioni
interne.

11. Le imprese di informazione devono essere considerate come
imprese socio-economiche speciali, i cui obiettivi imprenditoriali
saranno limitati dalle condizioni intese a rendere possibile
l'esercizio di un diritto fondamentale.

12. Nelle imprese di informazione, è necessaria una totale
trasparenza in materia di proprietà e di gestione dei mezzi di
comunicazione sociale, perché i cittadini conoscano chiaramente
l'identità dei proprietari e il loro livello di coinvolgimento
economico nei mezzi di comunicazione sociale.

13. Nell'impresa stessa, gli editori devono coabitare con i
giornalisti, tenendo conto della circostanza che il rispetto legittimo
dell'orientamento ideologico degli editori o dei proprietari è limitato
da irrinunciabili esigenze di veridicità delle notizie e di rettitudine
morale delle opinioni, richieste dal diritto fondamentale dei cittadini
all'informazione.

14. In funzione di tali esigenze, occorre rafforzare le garanzie di
libertà di espressione dei giornalisti che sono coloro i quali, in
ultima battuta, trasmettono l'informazione. A tal fine, è necessario
perfezionare giuridicamente e chiarire la natura della clausola di
coscienza e del segreto professionale sulle fonti confidenziali.
armo-nizzando le disposizioni nazionali, allo scopo di poterli
applicare nel più esteso quadro dello spazio democratico europeo.

15. Né gli editori, né i proprietari, né i giornalisti devono
ritenere che l'informazione appartenga loro. Nell'impresa che abbia
vocazione alla informazione, questa non deve essere come una merce ma
come un diritto fondamentale dei cittadini. Conseguentemente, né la
qualità delle informazioni o delle opinioni, né il significato di
queste devono essere sfruttati allo scopo di aumentare il numero dei
lettori o l'audience, e in linea di conseguenzialità le entrate
pubblicitarie.

16. Ogni informazione conforme agli imperativi etici richiede che i
suoi destinatari siano considerati quali persone e non come massa.

LA FUNZIONE DEL GIORNALISMO E LA SUA ATTIVITÀ ETICA

17. L'informazione e la comunicazione, funzioni svolte dal
giornalismo attraverso i mezzi di comunicazione sociale e con il
supporto formidabile delle nuove tecnologie, hanno una importanza
decisiva nello sviluppo individuale e sociale. Esse sono indispensabili
alla vita democratica, in quanto deve essere garantita la
partecipazione dei cittadini ai pubblici affari perché la democrazia
possa svilupparsi pienamente. E ciò sarebbe impossibile se i cittadini
non ricevessero l'informazione necessaria in materia di pubblici
affari, che devono fornire loro i mezzi di comunicazione sociale.

18. L'importanza dell'informazione e in particolare della radio e
della televisione, nella cultura e nella educazione, è stata
sottolineata nella

Raccomandazione 1067 dell'Assemblea. Le sue ripercussioni sull'opinione pubblica sono evidenti.

19. Sarebbe peraltro erroneo trarne la conclusione che i mezzi di
comunicazione sociale rappresentino l'opinione pubblica o che essi
debbano adempiere le funzioni proprie dei pubblici poteri o delle
istituzioni educative o culturali come la scuola.

20. Ciò condurrebbe alla trasformazione dei mezzi di comunicazione
sociale e del giornalismo in poteri e contropoteri («mediocrazia»),
senza che essi siano rappresentativi dei cittadini o soggetti ai
controlli democratici come i poteri pubblici, e senza che essi
posseggano la specializzazione delle istituzioni culturali o educative
competenti.

21. Di conseguenza, il giornalismo non deve condizionare o mediare
l'informazione vera o imparziale, né le opinioni corrette nella pretesa
di creare o di formare l'opinione pubblica, dato che la sua legittimità
risiede nel rispetto effettivo del diritto fondamentale dei cittadini
alla informazione nel quadro del rispetto dei valori democratici. In
tal senso il corretto giornalismo investigativo trova i suoi limiti
nella veridicità e correttezza delle informazioni e delle opinioni, ed
è incompatibile con qualsiasi campagna giornalistica realizzata sulla
base di prese di posizioni precostituite ed al servizio di interessi
particolari.

22. I giornalisti, nelle informazioni fornite e nelle opinioni
formulate, sono tenuti al rispetto della presunzione d'innocenza,
segnatamente nei casi ancora sub judice, evitando di formulare verdetti.

23. Il diritto delle persone alla riservatezza deve essere
rispettato. Le persone che esercitano funzioni pubbliche hanno diritto
alla protezione della propria vita privata salvo il caso in cui essa
abbia rilievo sulla vita pubblica. La circostanza che una persona
svolga una pubblica funzione non la priva del diritto alla riservatezza.

24. La ricerca di un equilibrio tra il diritto alla riservatezza,
sancito dall'art. 8 della Convenzione europea dei Diritti dell'Uomo, e
la libertà di espressione, sancita dall'art. 10, è compiutamente
illustrata dalla recente giurisprudenza della Commissione e della Corte
europea dei Diritti dell'Uomo.

25. Nell'esercizio della professione di giornalista, il fine non
giustifica i mezzi; l'informazione deve pertanto essere ottenuta con
mezzi legali e morali.

26. Su richiesta degli interessati, i mezzi di comunicazione
provvederanno alla rettifica automatica e sollecita, nelle opportune
forme informative, delle informazioni ed opinioni che si rivelino false
o erronee. La legislazione nazionale deve prevedere sanzioni adeguate
e, ove necessario, il risarcimento.

27. Ai fini di una armonizzazione nell'esercizio di tale diritto
negli Stati membri del Consiglio d'Europa, è opportuno attivare la
Risoluzione (74) 26 sul diritto di rettifica - Situazione
dell'individuo nei confronti della stampa, adottata dal Comitato dei
Ministri il 2 luglio 1974, nonché le relative disposizioni della
Convenzione europea sulla televisione transfrontaliera.

28. Al fine di assicurare la qualità del lavoro giornalistico e la
sua indipendenza, è necessario garantire un trattamento economico
dignitoso e condizioni di lavoro, mezzi e strumenti di lavoro
appropriati.

29. Nelle relazioni che si renda necessario instaurare con i
pubblici poteri e gli ambienti economici, i giornalisti sono tenuti ad
evitare di creare situazioni di connivenza lesive dell'indipendenza ed
imparzialità della professione.

30. I giornalisti non devono confondere gli eventi conflittuali o
spettacolari con i fatti rilevanti dal punto di vista informativo.
Nell'esercizio della professione, essi non devono avere quale obiettivo
principale l'acquisizione del prestigio e l'esercizio di influenze
personali.

31. Data la complessità del processo informativo, il quale
presuppone sempre più l'impiego delle nuove tecnologie, della rapidità
e di un processo di sintesi, è necessario pretendere dal giornalista
una adeguata formazione professionale.

REGOLAMENTI RELATIVI ALLA REDAZIONE GIORNALISTICA

32. Nelle imprese di informazione, gli editori, i proprietari e i
giornalisti devono convivere. A tale scopo, è necessario elaborare dei
regolamenti della redazione giornalistica per disciplinare i rapporti
professionali dei giornalisti con i proprietari e gli editori
all'interno dei mezzi di comunicazione sociale, indipendentemente dalle
ordinarie obbligazioni tra parti sociali. Sarà possibile prevedere in
tali regolamenti l'esistenza di comitati di redazione.

SITUAZIONI DI CONFLITTO ED IPOTESI DI TUTELA SPECIALE

33. La società vive talvolta situazioni di conflitto e tensione
originate dalla pressione di fattori quali terrorismo, discriminazione
di minoranze, xenofobia o guerra. In tali circostanze, i mezzi di
comunicazione sociale hanno l'obbligo morale di difendere i valori
della democrazia: rispetto alla dignità umana e ricerca di soluzioni
con metodi pacifici e in uno spirito di tolleranza. Essi devono, di
conseguenza, opporsi alla violenza e al linguaggio odioso e
intollerante, rifiutando ogni discriminazione basata sulla cultura, il
sesso o la religione.

34. Nessuno deve mantenersi neutrale di fronte alla difesa dei
valori democratici. A tale scopo, i mezzi di comunicazione sociale
devono contribuire in misura determinante a prevenire i momenti di
tensione a favorire la mutua comprensione, la tolleranza e la fiducia
tra le diverse comunità nelle regioni in conflitto, come ha fatto il
Segretario Generale del Consiglio d'Europa incentivando l'adozione di
misure fiduciarie nel territorio della ex Jugoslavia.

35. Tenuto conto della specifica influenza dei mezzi di
comunicazione sociale, ed in particolare della televisione, sulla
sensibilità dei minori, è opportuno evitare la trasmissione di
programmi, messaggi o immagini che esaltino la violenza, sfruttino il
sesso e il consumo, ovvero facciano uso di un linguaggio
deliberatamente sconveniente.

ETICA E AUTODISCIPLINA DEL GIORNALISMO

36. Tenuto conto di quanto sopra, i mezzi di comunicazione sociale
devono impegnarsi a rispettare princìpi deontologici rigorosi che
garantiscano la libertà di espressione e il diritto fondamentale dei
cittadini a ricevere informazioni vere ed opinioni corrette.

37. Per la vigilanza sul rispetto di tali princìpi, è necessario
creare organismi o meccanismi di autocontrollo composti da editori,
giornalisti, associazioni di utenti dei mezzi di comunicazione sociale,
rappresentanti degli ambienti universitari e giudiziari, che elaborino
risoluzioni sul rispetto dei precetti deontologici da parte dei
giornalisti, che i mezzi di comunicazione sociale si impegneranno a
rendere pubblici. Ciò aiuterà il cittadino, titolare del diritto alla
informazione, a formarsi un'opinione critica sul lavoro dei giornalisti
e sulla loro credibilità.

38. Gli organismi o i meccanismi di autodisciplina come le
associazioni di utenti dei mezzi di comunicazione sociale e i
componenti istituti universitari potranno pubblicare annualmente le
ricerche effettuate a posteriori sulla veridicità delle
informazioni diffuse dai mezzi di comunicazione sociale, rispetto alla
realtà dei fatti. In tal modo, si avrà un barometro della credibilità
che informerà i cittadini sul valore etico di ogni mezzo di
comunicazione sociale o di ogni servizio, o di un giornalista in
particolare. I correttivi conseguentemente adottati consentiranno allo
stesso tempo di migliorare l'esercizio della professione di giornalista.