Unione europea (Ue) – Versioni consolidate del Trattato sull’Unione europea e del Trattato che istituisce la Comunità europea

(Gazzetta Ufficiale delle Comunità europee, 24 dicembre 2002, C325)  (Il
Trattato, sottoscritto  a Roma il 25 marzo 1957, recepito nella legge
1203/1957,  in vigore dal 1° gennaio 1958, è stato modificato dal
Trattato Unico Europeo sottoscritto a Maastricht il 7 febbraio 1992,
recepito nella legge 454/1992, in vigore dal 1° novembre 1993; dal
Trattato di Amsterdam fatto il 2 ottobre 1997, recepito nella legge
209/1998, in vigore dal 1° maggio 1999 e dal Trattato di Nizza, fatto a
Nizza il 26 febbraio 2001, recepito nella legge 11 maggio 2002 n. 102,
che modifica  il Trattato sull’Unione europea, i Trattati che
istituiscono le Comunità europee e alcuni atti connessi, con atto
finale, protocolli e dichiarazioni, in vigore dal 1° febbraio 2003).

INDICE

VERSIONE CONSOLIDATA DEL TRATTATO SULL'UNIONE EUROPEA

I. Testo del trattato
II. Elenco dei protocolli (testo non riprodotto)

VERSIONE CONSOLIDATA DEL TRATTATO CHE ISTITUISCE LA COMUNITÀ EUROPEA

I. Testo del trattato
II. Elenco dei protocolli (testo non riprodotto)

PROTOCOLLI ADOTTATI A NIZZA

— Protocollo sull'allargamento dell'Unione europea
— Protocollo sullo statuto della Corte di giustizia
— Protocollo relativo alle conseguenze finanziarie della scadenza del trattato CECA e al Fondo di ricerca carbone e acciaio
— Protocollo relativo all'articolo 67 del trattato che istituisce la Comunità europea

VERSIONE CONSOLIDATA
DEL TRATTATO
SULL'UNIONE EUROPEA

SOMMARIO

I. TESTO DEL TRATTATO

Preambolo

TITOLO I — Disposizioni comuni
TITOLO II — Disposizioni che modificano il trattato che istituisce la Comunità economica europea per creare la Comunità europea
TITOLO III — Disposizioni che modificano il trattato che istituisce la Comunità europea del carbone e dell'acciaio
TITOLO IV — Disposizioni che modificano il trattato che istituisce la Comunità europea dell'energia atomica
TITOLO V — Disposizioni relative alla politica estera e di sicurezza comune
TITOLO VI — Disposizioni sulla cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale
TITOLO VII — Disposizioni su una cooperazione rafforzata
TITOLO VIII — Disposizioni finali

II. PROTOCOLLI [testo non riprodotto ad eccezione dei quattro
protocolli adottati dalla conferenza intergovernativa di Nizza (cfr.
alla fine della presente pubblicazione)] (*)
(*) Per il testo dei
protocolli adottati in occasione delle conferenze intergovernative
precedenti a quelle di Nizza, il lettore è pregato di consultare le
pagg. 355 e segg. della Raccolta dei trattati, tomo I, volume I,
edizione 1999, pubblicato dall'Ufficio delle pubblicazioni ufficiali
delle Comunità europee, ISBN 92-824-1663-1.

Protocollo allegato al trattato sull'Unione europea:

— Protocollo (n. 1) sull'articolo 17 del trattato sull'Unione europea (1997)

Protocolli allegati al trattato sull'Unione europea e al trattato che istituisce la Comunità europea:

— Protocollo (n. 2) sull'integrazione dell'acquis di Schengen nell'ambito dell'Unione europea (1997)

Protocollo (n. 3) sull'applicazione di alcuni aspetti dell'articolo 14
del trattato che istituisce la Comunità europea al Regno Unito e
all'Irlanda (1997)
— Protocollo (n. 4) sulla posizione del Regno Unito e dell'Irlanda (1997)
— Protocollo (n. 5) sulla posizione della Danimarca (1997)

Protocollo allegato al trattato sull'Unione europea, al trattato che
istituisce la Comunità europea e al trattato che istituisce la Comunità
europea e al trattato che istituisce la Comunità europea dell'energia
atomica:

— Protocollo (n. 6) sullo statuto della Corte di giustizia (2001) (testo riprodotto in appresso)

Protocolli allegati al trattato sull'Unione europea e ai trattati
che istituiscono la Comunità europea, la Comunità europea del carbone e
dell'acciaio e la Comunità europea dell'energia atomica:

— Protocollo (n. 7) allegato al trattato sull'Unione europea e ai trattati che istituiscono le Comunità europee (1992)

Protocollo (n. 8) sulle sedi delle istituzioni e di determinati
organismi e servizi delle Comunità europee nonché di Europol (1997)
— Protocollo (n. 9) sul ruolo dei Parlamenti nazionali nell'Unione europea (1997)
— Protocollo (n. 10) sull'allargamento dell'Unione europea (2001)

SUA MAESTÀ IL RE DEI BELGI, SUA MAESTÀ LA REGINA DI DANIMARCA, IL
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA FEDERALE DI GERMANIA, IL PRESIDENTE DELLA
REPUBBLICA ELLENICA, SUA MAESTÀ IL RE DI SPAGNA, IL PRESIDENTE DELLA
REPUBBLICA FRANCESE, IL PRESIDENTE DELL'IRLANDA, IL PRESIDENTE DELLA
REPUBBLICA ITALIANA, SUA ALTEZZA REALE IL GRANDUCA DEL LUSSEMBURGO, SUA
MAESTÀ LA REGINA DEI PAESI BASSI, IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
PORTOGHESE, SUA MAESTÀ LA REGINA DEL REGNO UNITO DI GRAN BRETAGNA E
IRLANDA DEL NORD,

DECISI a segnare una nuova tappa nel processo di integrazione europea intrapreso con l'istituzione delle Comunità europee,

RAMMENTANDO l'importanza storica della fine della divisione del
continente europeo e la necessità di creare solide basi per
l'edificazione dell'Europa futura,

CONFERMANDO il proprio attaccamento ai principi della libertà, della
democrazia e del rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà
fondamentali nonché dello stato di diritto,

CONFERMANDO il proprio attaccamento ai diritti sociali fondamentali
quali definiti nella Carta sociale europea firmata a Torino il 18
ottobre 1961 e nella Carta comunitaria dei diritti sociali fondamentali
dei lavoratori del 1989,

DESIDERANDO intensificare la solidarietà tra i loro popoli rispettandone la storia, la cultura e le tradizioni,

DESIDERANDO rafforzare ulteriormente il funzionamento democratico ed
efficiente delle istituzioni in modo da consentire loro di adempiere in
modo più efficace, in un contesto istituzionale unico, i compiti loro
affidati,

DECISI a conseguire il rafforzamento e la convergenza delle proprie
economie e ad istituire un'Unione economica e monetaria che comporti,
in conformità dalle disposizioni del presente trattato, una moneta
unica e stabile,

DETERMINATI a promuovere il progresso economico e sociale dei loro
popoli, tenendo conto del principio dello sviluppo sostenibile nel
contesto della realizzazione del mercato interno e del rafforzamento
della coesione e della protezione dell'ambiente, nonché ad attuare
politiche volte a garantire che i progressi compiuti sulla via
dell'integrazione economica si accompagnino a paralleli progressi in
altri settori,

DECISI ad istituire una cittadinanza comune ai cittadini dei loro paesi,

DECISI ad attuare una politica estera e di sicurezza comune che
preveda la definizione progressiva di una politica di difesa comune,
che potrebbe condurre ad una difesa comune a norma delle disposizioni
dell'articolo 17, rafforzando così l'identità dell'Europa e la sua
indipendenza al fine di promuovere la pace, la sicurezza e il progresso
in Europa e nel mondo,

DECISI ad agevolare la libera circolazione delle persone, garantendo
nel contempo la sicurezza dei loro popoli, con l'istituzione di uno
spazio di libertà, sicurezza e giustizia, in conformità alle
disposizioni del presente trattato,

DECISI a portare avanti il processo di creazione di un'unione sempre
più stretta fra i popoli dell'Europa, in cui le decisioni siano prese
il più vicino possibile ai cittadini, conformemente al principio della
sussidiarietà,

IN PREVISIONE degli ulteriori passi da compiere ai fini dello sviluppo dell'integrazione europea,

HANNO DECISO di istituire un'Unione europea e a tal fine hanno designato come plenipotenziari:


(Elenco dei plenipotenziari non riprodotto)

I QUALI, dopo aver scambiato i loro pieni poteri, riconosciuti in
buona e debita forma, hanno convenuto le disposizioni che seguono:

TITOLO I

DISPOSIZIONI COMUNI

Articolo 1

Con il presente trattato, le ALTE PARTI CONTRAENTI istituiscono tra loro un'UNIONE EUROPEA, in appresso denominata «Unione».
Il
presente trattato segna una nuova tappa nel processo di creazione di
un'unione sempre più stretta tra i popoli dell'Europa, in cui le
decisioni siano prese nel modo più trasparente possibile e il più
vicino possibile ai cittadini.
L'Unione è fondata sulle Comunità
europee, integrate dalle politiche e forme di cooperazione instaurate
dal presente trattato. Essa ha il compito di organizzare in modo
coerente e solidale le relazioni tra gli Stati membri e tra i loro
popoli.

Articolo 2

L'Unione si prefigge i seguenti obiettivi:

— promuovere un progresso economico e sociale e un elevato livello
di occupazione e pervenire a uno sviluppo equilibrato e sostenibile, in
particolare mediante la creazione di uno spazio senza frontiere
interne, il rafforzamento della coesione economica e sociale e
l'instaurazione di un'unione economica e monetaria che comporti a
termine una moneta unica, in conformità dalle disposizioni del presente
trattato,
— affermare la sua identità sulla scena internazionale, in
particolare mediante l'attuazione di una politica estera e di sicurezza
comune, ivi compresa la definizione progressiva di una politica di
difesa comune, che potrebbe condurre ad una difesa comune, a norma
delle disposizioni dell'articolo 17,
— rafforzare la tutela dei
diritti e degli interessi dei cittadini dei suoi Stati membri mediante
l'istituzione di una cittadinanza dell'Unione,
— conservare e
sviluppare l'Unione quale spazio di libertà, sicurezza e giustizia in
cui sia assicurata la libera circolazione delle persone insieme a
misure appropriate per quanto concerne i controlli alle frontiere
esterne, l'asilo, l'immigrazione, la prevenzione della criminalità e la
lotta contro quest'ultima,
— mantenere integralmente l'acquis
comunitario e svilupparlo al fine di valutare in quale misura si renda
necessario rivedere le politiche e le forme di cooperazione instaurate
dal presente trattato allo scopo di garantire l'efficacia dei
meccanismi e delle istituzioni comunitarie.

Gli obiettivi dell'Unione saranno perseguiti conformemente alle
disposizioni del presente trattato, alle condizioni e secondo il ritmo
ivi fissati, nel rispetto del principio di sussidiarietà definito
all'articolo 5 del trattato che istituisce la Comunità europea.

Articolo 3

L'Unione dispone di un quadro istituzionale unico che assicura la
coerenza e la continuità delle azioni svolte per il perseguimento dei
suoi obiettivi, rispettando e sviluppando nel contempo l'acquis
comunitario.
L'Unione assicura in particolare la coerenza globale
della sua azione esterna nell'ambito delle politiche in materia di
relazioni esterne, di sicurezza, di economia e di sviluppo. Il
Consiglio e la Commissione hanno la responsabilità di garantire tale
coerenza e cooperano a tal fine. Essi provvedono, nell'ambito delle
rispettive competenze, ad attuare dette politiche.

Articolo 4

Il Consiglio europeo dà all'Unione l'impulso necessario al suo sviluppo e ne definisce gli orientamenti politici generali.
Il
Consiglio europeo riunisce i capi di Stato o di governo degli Stati
membri nonché il presidente della Commissione. Essi sono assistiti dai
ministri incaricati degli Affari esteri degli Stati membri e da un
membro della Commissione. Il Consiglio europeo si riunisce almeno due
volte l'anno sotto la presidenza del capo di Stato o di governo dello
Stato membro che esercita la presidenza del Consiglio.
Il Consiglio
europeo presenta al Parlamento europeo una relazione dopo ciascuna
delle sue riunioni, nonché una relazione scritta annuale sui progressi
compiuti dall'Unione.

Articolo 5

Il Parlamento europeo, il Consiglio, la Commissione, la Corte di
giustizia e la Corte dei conti esercitano le loro attribuzioni alle
condizioni e ai fini previsti, da un lato, dalle disposizioni dei
trattati che istituiscono le Comunità europee, nonché dalle
disposizioni dei successivi trattati e atti recanti modifiche o
integrazioni delle stesse e, dall'altro, dalle altre disposizioni del
presente trattato.

Articolo 6

1. L'Unione si fonda sui principi di libertà, democrazia, rispetto
dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, e dello stato di
diritto, principi che sono comuni agli Stati membri.

2. L'Unione rispetta i diritti fondamentali quali sono garantiti
dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e
delle libertà fondamentali, firmata a Roma il 4 novembre 1950, e quali
risultano dalle tradizioni costituzionali comuni degli Stati membri, in
quanto principi generali del diritto comunitario.

3. L'Unione rispetta l'identità nazionale dei suoi Stati membri.

4. L'Unione si dota dei mezzi necessari per conseguire i suoi obiettivi e per portare a compimento le sue politiche.

Articolo 7 (*)

1. Su proposta motivata di un terzo degli Stati membri, del
Parlamento europeo o della Commissione, il Consiglio, deliberando alla
maggioranza dei quattro quinti dei suoi membri previo parere conforme
del Parlamento europeo, può constatare che esiste un evidente rischio
di violazione grave da parte di uno Stato membro di uno o più principi
di cui all'articolo 6, paragrafo 1, e rivolgergli le appropriate
raccomandazioni. Prima di procedere a tale constatazione il Consiglio
ascolta lo Stato membro in questione e, deliberando secondo la medesima
procedura, può chiedere a delle personalità indipendenti di presentare
entro un termine ragionevole un rapporto sulla situazione nello Stato
membro in questione.
Il Consiglio verifica regolarmente se i motivi che hanno condotto a tale constatazione permangono validi.

2. Il Consiglio, riunito nella composizione dei capi di Stato o di
governo, deliberando all'unanimità su proposta di un terzo degli Stati
membri o della Commissione e previo parere conforme del Parlamento
europeo, può constatare l'esistenza di una violazione grave e
persistente da parte di uno Stato membro di uno o più principi di cui
all'articolo 6, paragrafo 1, dopo aver invitato il governo dello Stato
membro in questione a presentare osservazioni.

3. Qualora sia stata effettuata la constatazione di cui al paragrafo
2, il Consiglio, deliberando a maggioranza qualificata, può decidere di
sospendere alcuni dei diritti derivanti allo Stato membro in questione
dall'applicazione del presente trattato, compresi i diritti di voto del
rappresentante del governo di tale Stato membro in seno al Consiglio.
Nell'agire in tal senso, il Consiglio tiene conto delle possibili
conseguenze di una siffatta sospensione sui diritti e sugli obblighi
delle persone fisiche e giuridiche.
Lo Stato membro in questione continua in ogni caso ad essere vincolato dagli obblighi che gli derivano dal presente trattato.

4. Il Consiglio, deliberando a maggioranza qualificata, può
successivamente decidere di modificare o revocare le misure adottate a
norma del paragrafo 3, per rispondere ai cambiamenti nella situazione
che ha portato alla loro imposizione.

5. Ai fini del presente articolo, il Consiglio delibera senza tener
conto del voto del rappresentante dello Stato membro in questione. Le
astensioni dei membri presenti o rappresentati non ostano all'adozione
delle decisioni di cui al paragrafo 2. Per maggioranza qualificata si
intende una proporzione di voti ponderati dei membri del Consiglio
interessati pari a quella prevista all'articolo 205, paragrafo 2, del
trattato che istituisce la Comunità europea.
Il presente paragrafo si applica anche in caso di sospensione dei diritti di voto a norma del paragrafo 3.

6. Ai fini dei paragrafi 1 e 2, il Parlamento europeo delibera alla
maggioranza dei due terzi dei voti espressi, che rappresenta la
maggioranza dei suoi membri.

(*) Articolo modificato dal trattato di Nizza.

TITOLO II

DISPOSIZIONI CHE MODIFICANO IL TRATTATO CHE ISTITUISCE LA COMUNITÁ ECONOMICA EUROPEA PER CREARE LA COMUNITÁ EUROPEA


Articolo 8
(non riprodotto)

TITOLO III

DISPOSIZIONI CHE MODIFICANO IL TRATTATO CHE ISTITUISCE LA COMUNITÁ EUROPEA DEL CARBONE E DELL'ACCIAIO


Articolo 9
(non riprodotto)

TITOLO IV

DISPOSIZIONI CHE MODIFICANO IL TRATTATO CHE ISTITUISCE LA COMUNITÀ EUROPEA DELL'ENERGIA ATOMICA


Articolo 10
(non riprodotto)

TITOLO V

DISPOSIZIONI SULLA POLITICA ESTERA E DI SICUREZZA COMUNE

Articolo 11

1. L'Unione stabilisce ed attua una politica estera e di sicurezza
comune estesa a tutti i settori della politica estera e di sicurezza i
cui obiettivi sono i seguenti:

— difesa dei valori comuni, degli interessi fondamentali,
dell'indipendenza e dell'integrità dell'Unione conformemente ai
principi della Carta delle Nazioni Unite,
— rafforzamento della sicurezza dell'Unione in tutte le sue forme,

mantenimento della pace e rafforzamento della sicurezza internazionale,
conformemente ai principi della Carta delle Nazioni Unite, nonché ai
principi dell'atto finale di Helsinki e agli obiettivi della Carta di
Parigi, compresi quelli relativi alle frontiere esterne,
— promozione della cooperazione internazionale,

sviluppo e consolidamento della democrazia e dello stato di diritto,
nonché rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali.

2. Gli Stati membri sostengono attivamente e senza riserve la
politica estera e di sicurezza dell'Unione in uno spirito di lealtà e
di solidarietà reciproca.
Gli Stati membri operano congiuntamente
per rafforzare e sviluppare la loro reciproca solidarietà politica.
Essi si astengono da qualsiasi azione contraria agli interessi
dell'Unione o tale da nuocere alla sua efficacia come elemento di
coesione nelle relazioni internazionali.
Il Consiglio provvede affinché detti principi siano rispettati.

Articolo 12

L'Unione persegue gli obiettivi di cui all'articolo 11:

— definendo i principi e gli orientamenti generali della politica estera e di sicurezza comune,
— decidendo strategie comuni,
— adottando azioni comuni,
— adottando posizioni comuni,
— rafforzando la cooperazione sistematica tra gli Stati membri per la conduzione della loro politica.

Articolo 13

1. Il Consiglio europeo definisce i principi e gli orientamenti
generali della politica estera e di sicurezza comune, ivi comprese le
questioni che hanno implicazioni in materia di difesa.

2. Il Consiglio europeo decide strategie comuni che l'Unione deve
attuare nei settori in cui gli Stati membri hanno importanti interessi
in comune.
Le strategie comuni fissano i rispettivi obiettivi, la
durata nonché i mezzi che l'Unione e gli Stati membri devono mettere a
disposizione.

3. Il Consiglio prende le decisioni necessarie per la definizione e
l'attuazione della politica estera e di sicurezza comune in base agli
orientamenti generali definiti dal Consiglio europeo.
Il Consiglio
raccomanda strategie comuni al Consiglio europeo e le attua, in
particolare adottando azioni comuni e posizioni comuni.
Il Consiglio assicura l'unità, la coerenza e l'efficacia dell'azione dell'Unione.

Articolo 14

1. Il Consiglio adotta azioni comuni. Le azioni comuni affrontano
specifiche situazioni in cui si ritiene necessario un intervento
operativo dell'Unione. Esse definiscono gli obiettivi, la portata e i
mezzi di cui l'Unione deve disporre, le condizioni di attuazione e, se
necessario, la durata.

2. Se si produce un cambiamento di circostanze che ha una netta
incidenza su una questione oggetto di un'azione comune, il Consiglio
rivede i principi e gli obiettivi di detta azione e adotta le decisioni
necessarie. L'azione comune resta valida sinché il Consiglio non abbia
deliberato.

3. Le azioni comuni vincolano gli Stati membri nelle loro prese di posizione e nella conduzione della loro azione.

4. Il Consiglio può chiedere alla Commissione di sottoporgli
qualsiasi proposta appropriata relativa alla politica estera e di
sicurezza comune per assicurare l'attuazione di un'azione comune.

5. Qualsiasi presa di posizione o azione nazionale prevista in
applicazione di un'azione comune forma oggetto di informazione entro
termini che permettano, se necessario, una concertazione preliminare in
sede di Consiglio. L'obbligo dell'informazione preliminare non è
applicabile per le misure di semplice recepimento sul piano nazionale
delle decisioni del Consiglio.

6. In caso di assoluta necessità connessa con l'evoluzione della
situazione e in mancanza di una decisione del Consiglio, gli Stati
membri possono prendere d'urgenza le misure necessarie, tenuto conto
degli obiettivi generali dell'azione comune. Lo Stato membro che prende
tali misure ne informa immediatamente il Consiglio.

7. In caso di difficoltà rilevanti nell'applicazione di un'azione
comune, uno Stato membro ne investe il Consiglio che delibera al
riguardo e ricerca le soluzioni appropriate. Queste ultime non possono
essere in contrasto con gli obiettivi dell'azione né nuocere alla sua
efficacia.

Articolo 15

Il Consiglio adotta posizioni comuni. Le posizioni comuni
definiscono l'approccio dell'Unione su una questione particolare di
natura geografica o tematica. Gli Stati membri provvedono affinché le
loro politiche nazionali siano conformi alle posizioni comuni.

Articolo 16

Gli Stati membri si informano reciprocamente e si consultano in sede
di Consiglio in merito a qualsiasi questione di politica estera e di
sicurezza di interesse generale per garantire che l'influenza
dell'Unione si eserciti nel modo più efficace con un'azione convergente
e concertata.

Articolo 17 (*)

1. La politica estera e di sicurezza comune comprende tutte le
questioni relative alla sicurezza dell'Unione, ivi compresa la
definizione progressiva di una politica di difesa comune, che potrebbe
condurre a una difesa comune qualora il Consiglio europeo decida in tal
senso. In tal caso il Consiglio europeo raccomanda agli Stati membri di
adottare tale decisione secondo le rispettive norme costituzionali.
La
politica dell'Unione a norma del presente articolo non pregiudica il
carattere specifico della politica di sicurezza e di difesa di taluni
Stati membri, rispetta gli obblighi di alcuni Stati membri, i quali
ritengono che la loro difesa comune si realizzi tramite
l'Organizzazione del trattato del Nordatlantico (NATO), nell'ambito del
trattato dell'Atlantico del Nord, ed è compatibile con la politica di
sicurezza e di difesa comune adottata in tale contesto.
La
definizione progressiva di una politica di difesa comune sarà
sostenuta, se gli Stati membri lo ritengono opportuno, dalla loro
reciproca cooperazione nel settore degli armamenti.

2. Le questioni cui si riferisce il presente articolo includono le
missioni umanitarie e di soccorso, le attività di mantenimento della
pace e le missioni di unità di combattimento nella gestione di crisi,
ivi comprese le missioni tese al ristabilimento della pace.

3. L'adozione di decisioni che hanno implicazioni nel settore della
difesa, di cui al presente articolo, non pregiudica le politiche e gli
obblighi di cui al paragrafo 1, secondo comma.

4. Le disposizioni del presente articolo non ostano allo sviluppo di
una cooperazione rafforzata fra due o più Stati membri a livello
bilaterale, nell'ambito dell'Unione dell'Europa occidentale (UEO) e
della NATO, purché detta cooperazione non contravvenga a quella
prevista dal presente titolo e non la ostacoli.

5. Per favorire lo sviluppo degli obiettivi del presente articolo,
le disposizioni dello stesso saranno riesaminate in conformità
all'articolo 48.

(*) Articolo modificato dal trattato di Nizza.

Articolo 18

1. La presidenza rappresenta l'Unione per le materie che rientrano nella politica estera e di sicurezza comune.

2. La presidenza è responsabile dell'attuazione delle decisioni
adottate nell'ambito del presente titolo; a questo titolo essa esprime
in via di principio la posizione dell'Unione nelle organizzazioni
internazionali e nelle conferenze internazionali.

3. La presidenza è assistita dal segretario generale del Consiglio,
che esercita le funzioni di Alto rappresentante per la politica estera
e di sicurezza comune.

4. La Commissione è pienamente associata ai compiti di cui ai
paragrafi 1 e 2. La presidenza è assistita in tali compiti, se
necessario, dallo Stato membro che eserciterà la presidenza successiva.

5. Il Consiglio, ogniqualvolta lo ritenga necessario, può nominare
un rappresentante speciale con un mandato per problemi politici
specifici.

Articolo 19

1. Gli Stati membri coordinano la propria azione nelle
organizzazioni internazionali e in occasione di conferenze
internazionali. In queste sedi essi difendono le posizioni comuni.
Nelle
organizzazioni internazionali e in occasione di conferenze
internazionali alle quali non tutti gli Stati membri partecipano,
quelli che vi partecipano difendono le posizioni comuni.

2. Fatto salvo il paragrafo 1 e l'articolo 14, paragrafo 3, gli
Stati membri rappresentati nelle organizzazioni internazionali o nelle
conferenze internazionali alle quali non tutti gli Stati membri
partecipano, tengono informati questi ultimi in merito ad ogni
questione di interesse comune.
Gli Stati membri che sono anche
membri del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite si concerteranno
e terranno pienamente informati gli altri Stati membri. Gli Stati
membri che sono membri permanenti del Consiglio di sicurezza
assicureranno, nell'esercizio delle loro funzioni, la difesa delle
posizioni e dell'interesse dell'Unione, fatte salve le responsabilità
che loro incombono in forza delle disposizioni della Carta delle
Nazioni Unite.

Articolo 20

Le missioni diplomatiche e consolari degli Stati membri e le
delegazioni della Commissione nei paesi terzi e nelle conferenze
internazionali, nonché le loro rappresentanze presso le organizzazioni
internazionali, cooperano al fine di garantire il rispetto e
l'attuazione delle posizioni comuni e delle azioni comuni adottate dal
Consiglio.
Esse intensificano la loro cooperazione procedendo a
scambi di informazioni e a valutazioni comuni e contribuendo
all'attuazione delle disposizioni previste dall'articolo 20 del
trattato che istituisce la Comunità europea.

Articolo 21

La presidenza consulta il Parlamento europeo sui principali aspetti
e sulle scelte fondamentali della politica estera e di sicurezza comune
e provvede affinché le opinioni del Parlamento europeo siano
debitamente prese in considerazione. Il Parlamento europeo è
regolarmente informato dalla presidenza e dalla Commissione in merito
allo sviluppo della politica estera e di sicurezza dell'Unione.
Il
Parlamento europeo può rivolgere interrogazioni o formulare
raccomandazioni al Consiglio. Esso procede ogni anno ad un dibattito
sui progressi compiuti nell'attuazione della politica estera e di
sicurezza comune.

Articolo 22

1. Ogni Stato membro o la Commissione può sottoporre al Consiglio
questioni relative alla politica estera e di sicurezza comune e può
presentare proposte al Consiglio.

2. Nei casi che richiedono una decisione rapida, la presidenza
convoca, d'ufficio o a richiesta della Commissione o di uno Stato
membro, una riunione straordinaria del Consiglio, entro un termine di
quarantotto ore o, in caso di emergenza, entro un termine più breve.

Articolo 23 (*)

1. Le decisioni a norma del presente titolo sono adottate dal
Consiglio all'unanimità. Le astensioni di membri presenti o
rappresentati non impediscono l'adozione di tali decisioni.
In caso
di astensione dal voto, ciascun membro del Consiglio può motivare la
propria astensione con una dichiarazione formale a norma del presente
comma. In tal caso esso non è obbligato ad applicare la decisione, ma
accetta che essa impegni l'Unione. In uno spirito di mutua solidarietà,
lo Stato membro interessato si astiene da azioni che possano
contrastare o impedire l'azione dell'Unione basata su tale decisione, e
gli altri Stati membri rispettano la sua posizione. Qualora i membri
del Consiglio che motivano in tal modo la loro astensione rappresentino
più di un terzo dei voti secondo la ponderazione di cui all'articolo
205, paragrafo 2, del trattato che istituisce la Comunità europea, la
decisione non è adottata.

2. In deroga alle disposizioni di cui al paragrafo 1, il Consiglio delibera a maggioranza qualificata:

— quando adotta azioni comuni, posizioni comuni o quando adotta decisioni sulla base di una strategia comune,
— quando adotta decisioni relative all'attuazione di un'azione comune o di una posizione comune,
— quando nomina un rappresentante speciale ai sensi dell'articolo 18, paragrafo 5.

Se un membro del Consiglio dichiara che, per specificati e
importanti motivi di politica nazionale, intende opporsi all'adozione
di una decisione che richiede la maggioranza qualificata, non si
procede alla votazione. Il Consiglio, deliberando a maggioranza
qualificata, può chiedere che della questione sia investito il
Consiglio europeo, affinché si pronunci all'unanimità.
Ai voti dei
membri del Consiglio è attribuita la ponderazione di cui all'articolo
205, paragrafo 2, del trattato che istituisce la Comunità europea. Per
l'adozione delle decisioni sono richiesti almeno 62 voti a favore,
espressi da almeno 10 membri (**).
Il presente paragrafo non si applica alle decisioni che hanno implicazioni nel settore militare o della difesa.

3. Per le questioni procedurali il Consiglio delibera alla maggioranza dei suoi membri.

(*) Articolo modificato dal trattato di Nizza.
(**) Tale comma
sarà soggetto a modifica alla data del 1° gennaio 2005, conformemente
al protocollo sull'allargamento dell'Unione europea (cfr. l'allegato).

Articolo 24 (*)

1. Quando, ai fini dell'attuazione del presente titolo, occorre
concludere un accordo con uno o più Stati od organizzazioni
internazionali, il Consiglio può autorizzare la presidenza, assistita
se del caso dalla Commissione, ad avviare i negoziati a tal fine
necessari. Tali accordi sono conclusi dal Consiglio su raccomandazione
della presidenza.

2. Il Consiglio delibera all'unanimità quando l'accordo riguarda una
questione per la quale è richiesta l'unanimità per l'adozione di
decisioni sul piano interno.

3. Qualora l'accordo sia previsto per attuare un'azione comune o una
posizione comune, il Consiglio delibera a maggioranza qualificata
conformemente all'articolo 23, paragrafo 2.

4. Il presente articolo si applica anche alle materie di cui al
titolo VI. Quando l'accordo riguarda una questione per la quale è
richiesta la maggioranza qualificata per l'adozione di decisioni o di
misure sul piano interno, il Consiglio delibera a maggioranza
qualificata conformemente all'articolo 34, paragrafo 3.

5. Nessun accordo è vincolante per uno Stato membro il cui
rappresentante in sede di Consiglio dichiari che esso deve conformarsi
alle prescrizioni della propria procedura costituzionale; gli altri
membri del Consiglio possono convenire che nondimeno l'accordo si
applichi a titolo provvisorio.

6. Gli accordi conclusi alle condizioni indicate nel presente articolo sono vincolanti per le istituzioni dell'Unione.

(*) Articolo modificato dal trattato di Nizza.

Articolo 25 (*)

Fatto salvo l'articolo 207 del trattato che istituisce la Comunità
europea, un comitato politico e di sicurezza controlla la situazione
internazionale nei settori che rientrano nella politica estera e di
sicurezza comune e contribuisce a definire le politiche formulando
pareri per il Consiglio, a richiesta di questo o di propria iniziativa.
Esso controlla altresì l'attuazione delle politiche concordate, fatte
salve le competenze della presidenza e della Commissione.
Nel quadro
del presente titolo il comitato, sotto la responsabilità del Consiglio,
esercita il controllo politico e la direzione strategica delle
operazioni di gestione delle crisi.
Ai fini di un'operazione di
gestione delle crisi e per la durata della stessa, quali sono
determinate dal Consiglio, quest'ultimo può autorizzare il comitato a
prendere le decisioni appropriate in merito al controllo politico e
alla direzione strategica dell'operazione, fatto salvo l'articolo 47.

(*) Articolo modificato dal trattato di Nizza.

Articolo 26

Il segretario generale del Consiglio, Alto rappresentante per la
politica estera e di sicurezza comune, assiste il Consiglio nelle
questioni rientranti nel campo della politica estera e di sicurezza
comune, in particolare contribuendo alla formulazione, preparazione e
attuazione delle decisioni politiche e conducendo all'occorrenza, a
nome del Consiglio e su richiesta della presidenza, un dialogo politico
con terzi.

Articolo 27

La Commissione è pienamente associata ai lavori nel settore della politica estera e di sicurezza comune.

Articolo 27 A (**)

1. Le cooperazioni rafforzate in uno dei settori di cui al presente
titolo sono dirette a salvaguardare i valori e a servire gli interessi
dell'Unione nel suo insieme, affermando la sua identità come forza
coerente sulla scena internazionale. Esse rispettano:

— i principi, gli obiettivi, gli orientamenti generali e la coerenza
della politica estera e di sicurezza comune nonché le decisioni
adottate nel quadro di tale politica,
— le competenze della Comunità europea,
— la coerenza tra l'insieme delle politiche dell'Unione e l'azione esterna della stessa.

2. Gli articoli da 11 a 27 e gli articoli da 27 B a 28 si applicano
alle cooperazioni rafforzate previste dal presente articolo, salvo
disposizioni contrarie contenute nell'articolo 27 C e negli articoli da
43 a 45.

(**) Articolo inserito dal trattato di Nizza.

Articolo 27 B (**)

Le cooperazioni rafforzate di cui al presente titolo riguardano
l'attuazione di un'azione comune o di una posizione comune. Esse non
possono riguardare questioni aventi implicazioni militari o nel settore
della difesa.

(**) Articolo inserito dal trattato di Nizza.

Articolo 27 C (*)

Gli Stati membri che intendono instaurare tra loro una cooperazione
rafforzata a norma dell'articolo 27 B presentano una richiesta in tal
senso al Consiglio.
La richiesta è trasmessa alla Commissione e, per
informazione, al Parlamento europeo. La Commissione esprime un parere
segnatamente sulla coerenza della cooperazione rafforzata prevista con
le politiche dell'Unione. L'autorizzazione è concessa dal Consiglio che
delibera ai sensi dell'articolo 23, paragrafo 2, secondo e terzo comma,
nel rispetto degli articoli da 43 a 45.

(*) Articolo inserito dal trattato di Nizza.

Articolo 27 D (*)

Fatte salve le competenze della presidenza e della Commissione, il
segretario generale del Consiglio, Alto rappresentante per la politica
estera e di sicurezza comune, provvede in particolare affinché il
Parlamento europeo e tutti i membri del Consiglio siano pienamente
informati dell'attuazione delle cooperazioni rafforzate nel settore
della politica estera e di sicurezza comune.

(*) Articolo inserito dal trattato di Nizza.

Articolo 27 E (*)

Ogni Stato membro che desideri partecipare a una cooperazione
rafforzata instaurata a norma dell'articolo 27 C notifica tale
intenzione al Consiglio e informa la Commissione. La Commissione dà un
parere al Consiglio entro un termine di tre mesi dalla data di
ricezione della notifica. Entro quattro mesi dalla data di ricezione
della notifica il Consiglio decide sulla richiesta e sulle eventuali
misure specifiche che può ritenere necessarie. La decisione si intende
adottata a meno che il Consiglio, deliberando a maggioranza qualificata
entro il medesimo termine, decida di tenerla in sospeso; in tal caso il
Consiglio precisa i motivi della sua decisione e stabilisce un termine
per il riesame della stessa.
Ai fini del presente articolo il
Consiglio delibera a maggioranza qualificata. Per maggioranza
qualificata si intende una proporzione dei voti ponderati e una
proporzione del numero dei membri del Consiglio interessati pari a
quelle previste all'articolo 23, paragrafo 2, terzo comma.

(*) Articolo inserito dal trattato di Nizza.

Articolo 28

1. Gli articoli 189, 190, da 196 a 199, 203, 204, da 206 a 209, da
213 a 219, 255 e 290 del trattato che istituisce la Comunità europea si
applicano alle disposizioni relative ai settori di cui al presente
titolo.

2. Le spese amministrative che le istituzioni sostengono per le
disposizioni relative ai settori di cui al presente titolo sono a
carico del bilancio delle Comunità europee.

3. Le spese operative cui dà luogo l'attuazione di dette
disposizioni sono anch'esse a carico del bilancio delle Comunità
europee, eccetto le spese derivanti da operazioni che hanno
implicazioni nel settore militare o della difesa, e a meno che il
Consiglio, deliberando all'unanimità, decida altrimenti.
Nei casi in
cui non sono a carico del bilancio delle Comunità europee, le spese
sono a carico degli Stati membri secondo un criterio di ripartizione
basato sul prodotto nazionale lordo, a meno che il Consiglio,
deliberando all'unanimità, non stabilisca altrimenti. Per quanto
riguarda le spese derivanti da operazioni che hanno implicazioni nel
settore militare o della difesa, gli Stati membri i cui rappresentanti
in Consiglio hanno fatto una dichiarazione formale a norma
dell'articolo 23, paragrafo 1, secondo comma, non sono obbligati a
contribuire al loro finanziamento.

4. La procedura di bilancio stabilita nel trattato che istituisce la
Comunità europea si applica alle spese a carico del bilancio delle
Comunità europee.

TITOLO VI

DISPOSIZIONI SULLA COOPERAZIONE DI POLIZIA E GIUDIZIARIA IN MATERIA PENALE

Articolo 29 (*)

Fatte salve le competenze della Comunità europea, l'obiettivo che
l'Unione si prefigge è fornire ai cittadini un livello elevato di
sicurezza in uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia, sviluppando
tra gli Stati membri un'azione in comune nel settore della cooperazione
di polizia e giudiziaria in materia penale e prevenendo e reprimendo il
razzismo e la xenofobia.
Tale obiettivo è perseguito prevenendo e
reprimendo la criminalità, organizzata o di altro tipo, in particolare
il terrorismo, la tratta degli esseri umani ed i reati contro i minori,
il traffico illecito di droga e di armi, la corruzione e la frode,
mediante:

— una più stretta cooperazione fra le forze di polizia, le autorità
doganali e le altre autorità competenti degli Stati membri, sia
direttamente che tramite l'Ufficio europeo di polizia (Europol), a
norma degli articoli 30 e 32,
— una più stretta cooperazione tra le
autorità giudiziarie e altre autorità competenti degli Stati membri,
anche tramite l'Unità europea di cooperazione giudiziaria (Eurojust), a
norma degli articoli 31 e 32,
— il ravvicinamento, ove necessario, delle normative degli Stati membri in materia penale, a norma dell'articolo 31, lettera e).

(*) Articolo modificato dal trattato di Nizza.

Articolo 30

1. L'azione comune nel settore della cooperazione di polizia comprende:

a) la cooperazione operativa tra le autorità competenti degli Stati
membri, compresi la polizia, le dogane e altri servizi specializzati
incaricati dell'applicazione della legge, in relazione alla prevenzione
e all'individuazione dei reati e alle relative indagini;
b) la
raccolta, l'archiviazione, il trattamento, l'analisi e lo scambio, in
particolare attraverso Europol, delle pertinenti informazioni, comprese
quelle in possesso dei servizi incaricati dell'applicazione della legge
riguardo a segnalazioni di transazioni finanziarie sospette, nel
rispetto delle pertinenti disposizioni sulla protezione dei dati
personali;
c) la cooperazione e le iniziative comuni in settori
quali la formazione, lo scambio di ufficiali di collegamento, il
comando di funzionari, l'uso di attrezzature, la ricerca in campo
criminologico;
d) la valutazione in comune di particolari tecniche
investigative ai fini dell'individuazione di forme gravi di criminalità
organizzata.

2. Il Consiglio promuove la cooperazione tramite Europol e, in
particolare, entro cinque anni dall'entrata in vigore del trattato di
Amsterdam:

a) mette Europol in condizione di agevolare e sostenere la
preparazione, nonché di promuovere il coordinamento e l'effettuazione
di specifiche operazioni investigative da parte delle autorità
competenti degli Stati membri, comprese azioni operative di unità miste
cui partecipano rappresentanti di Europol con funzioni di supporto;
b)
adotta misure che consentono a Europol di richiedere alle autorità
competenti degli Stati membri di svolgere e coordinare le loro indagini
su casi specifici e di sviluppare competenze specifiche che possono
essere messe a disposizione degli Stati membri per assisterli nelle
indagini relative a casi di criminalità organizzata;
c) promuove
accordi di collegamento tra organi inquirenti sia di magistratura che
di polizia che si specializzano nella lotta contro la criminalità
organizzata in stretta cooperazione con Europol;
d) istituisce una rete di ricerca, documentazione e statistica sulla criminalità transnazionale.

Articolo 31 (*)

1. L'azione comune nel settore della cooperazione giudiziaria in materia penale comprende:

a) la facilitazione e l'accelerazione della cooperazione tra i
ministeri competenti e le autorità giudiziarie o autorità omologhe
degli Stati membri, ove appropriato anche tramite Eurojust, in
relazione ai procedimenti e all'esecuzione delle decisioni;
b) la facilitazione dell'estradizione fra Stati membri;
c)
la garanzia della compatibilità delle normative applicabili negli Stati
membri, nella misura necessaria per migliorare la suddetta cooperazione;
d) la prevenzione dei conflitti di giurisdizione tra Stati membri;
e)
la progressiva adozione di misure per la fissazione di norme minime
relative agli elementi costitutivi dei reati e alle sanzioni, per
quanto riguarda la criminalità organizzata, il terrorismo e il traffico
illecito di stupefacenti.

2. Il Consiglio incoraggia la cooperazione tramite Eurojust:

a) mettendo Eurojust in condizione di contribuire al buon
coordinamento tra le autorità nazionali degli Stati membri responsabili
dell'azione penale;
b) favorendo il concorso di Eurojust alle
indagini riguardanti i casi di criminalità transnazionale grave, in
particolare ove si tratti di criminalità organizzata, tenendo
segnatamente conto delle analisi di Europol;
c) agevolando una
stretta cooperazione fra Eurojust e la Rete giudiziaria europea, in
particolare allo scopo di facilitare l'esecuzione delle rogatorie e
delle domande di estradizione.

(*) Articolo modificato dal trattato di Nizza.

Articolo 32

Il Consiglio stabilisce le condizioni e i limiti entro i quali le
autorità competenti di cui agli articoli 30 e 31 possono operare nel
territorio di un altro Stato membro in collegamento e d'intesa con le
autorità di quest'ultimo.

Articolo 33

Il presente titolo non osta all'esercizio delle responsabilità
incombenti agli Stati membri per il mantenimento dell'ordine pubblico e
la salvaguardia della sicurezza interna.

Articolo 34

 

1. Nei settori di cui al presente titolo, gli Stati membri si
informano e si consultano reciprocamente, in seno al Consiglio, per
coordinare la loro azione; essi instaurano a tal fine una
collaborazione tra i servizi competenti delle loro amministrazioni.

2. Il Consiglio adotta misure e promuove, nella forma e secondo le
procedure appropriate di cui al presente titolo, la cooperazione
finalizzata al conseguimento degli obiettivi dell'Unione. A questo
scopo, deliberando all'unanimità, su iniziativa di uno Stato membro o
della Commissione, il Consiglio può:

a) adottare posizioni comuni che definiscono l'orientamento dell'Unione in merito a una questione specifica;
b)
adottare decisioni-quadro per il ravvicinamento delle disposizioni
legislative e regolamentari degli Stati membri. Le decisioni-quadro
sono vincolanti per gli Stati membri quanto al risultato da ottenere,
salva restando la competenza delle autorità nazionali in merito alla
forma e ai mezzi.
Esse non hanno efficacia diretta;
c) adottare
decisioni aventi qualsiasi altro scopo coerente con gli obiettivi del
presente titolo, escluso qualsiasi ravvicinamento delle disposizioni
legislative e regolamentari degli Stati membri. Queste decisioni sono
vincolanti e non hanno efficacia diretta. Il Consiglio, deliberando a
maggioranza qualificata, adotta le misure necessarie per l'attuazione
di tali decisioni a livello dell'Unione;
d) stabilire convenzioni di
cui raccomanda l'adozione agli Stati membri secondo le rispettive norme
costituzionali. Gli Stati membri avviano le procedure applicabili entro
un termine stabilito dal Consiglio.

Salvo disposizioni contrarie da esse previste, le convenzioni, una
volta adottate da almeno la metà degli Stati membri, entrano in vigore
per detti Stati membri. Le relative misure di applicazione sono
adottate in seno al Consiglio a maggioranza dei due terzi delle parti
contraenti.

3.(*) Qualora le deliberazioni del Consiglio richiedano la
maggioranza qualificata, ai voti dei membri è attribuita la
ponderazione prevista all'articolo 205, paragrafo 2, del trattato che
istituisce la Comunità europea e le deliberazioni sono valide se hanno
ottenuto almeno 62 voti favorevoli, espressi da almeno 10 membri.

4. Per le questioni procedurali il Consiglio delibera a maggioranza dei suoi membri.

(*) Questo paragrafo sarà soggetto a modifica alla data del 1°
gennaio 2005, conformemente al protocollo sull'allargamento dell'Unione
europea (cfr. l'allegato).

Articolo 35

1. La Corte di giustizia delle Comunità europee, alle condizioni
previste dal presente articolo, è competente a pronunciarsi in via
pregiudiziale sulla validità o l'interpretazione delle decisioni-quadro
e delle decisioni, sull'interpretazione di convenzioni stabilite ai
sensi del presente titolo e sulla validità e sull'interpretazione delle
misure di applicazione delle stesse.

2. Con una dichiarazione effettuata all'atto della firma del
trattato di Amsterdam o, successivamente, in qualsiasi momento, ogni
Stato membro può accettare che la Corte di giustizia sia competente a
pronunciarsi in via pregiudiziale, come previsto dal paragrafo 1.

3. Lo Stato membro che effettui una dichiarazione a norma del paragrafo 2 precisa che:

a) ogni giurisdizione di tale Stato avverso le cui decisioni non
possa proporsi un ricorso giurisdizionale di diritto interno può
chiedere alla Corte di giustizia di pronunciarsi in via pregiudiziale
su una questione sollevata in un giudizio pendente davanti a tale
giurisdizione e concernente la validità o l'interpretazione di un atto
di cui al paragrafo 1, se detta giurisdizione reputi necessaria una
decisione su tale punto per emanare la sua sentenza, o
b) ogni
giurisdizione di tale Stato può chiedere alla Corte di giustizia di
pronunciarsi in via pregiudiziale su una questione sollevata in un
giudizio pendente davanti a tale giurisdizione e concernente la
validità o l'interpretazione di un atto di cui al paragrafo 1, se detta
giurisdizione reputi necessaria una decisione su tale punto per emanare
la sua sentenza.

4. Ogni Stato membro, che abbia o meno fatto una dichiarazione a
norma del paragrafo 2, ha la facoltà di presentare alla Corte memorie
od osservazioni scritte nei procedimenti di cui al paragrafo 1.

5. La Corte di giustizia non è competente a riesaminare la validità
o la proporzionalità di operazioni effettuate dalla polizia o da altri
servizi incaricati dell'applicazione della legge di uno Stato membro o
l'esercizio delle responsabilità incombenti agli Stati membri per il
mantenimento dell'ordine pubblico e la salvaguardia della sicurezza
interna.

6. La Corte di giustizia è competente a riesaminare la legittimità
delle decisioni-quadro e delle decisioni nei ricorsi proposti da uno
Stato membro o dalla Commissione per incompetenza, violazione delle
forme sostanziali, violazione del presente trattato o di qualsiasi
regola di diritto relativa alla sua applicazione, ovvero per sviamento
di potere. I ricorsi di cui al presente paragrafo devono essere
promossi entro due mesi dalla pubblicazione dell'atto.

7. La Corte di giustizia è competente a statuire su ogni
controversia tra Stati membri concernente l'interpretazione o
l'applicazione di atti adottati a norma dell'articolo 34, paragrafo 2,
ogniqualvolta detta controversia non possa essere risolta dal Consiglio
entro sei mesi dalla data nella quale esso è stato adito da uno dei
suoi membri. La Corte è inoltre competente a statuire su ogni
controversia tra Stati membri e Commissione concernente
l'interpretazione o l'applicazione delle convenzioni stabilite a norma
dell'articolo 34, paragrafo 2, lettera d).

Articolo 36

1. È istituito un comitato di coordinamento composto di alti
funzionari che, oltre a svolgere un ruolo di coordinamento, ha il
compito:

— di formulare pareri per il Consiglio, a richiesta di quest'ultimo o di propria iniziativa,

di contribuire, fatto salvo l'articolo 207 del trattato che istituisce
la Comunità europea, alla preparazione dei lavori del Consiglio nei
settori contemplati dall'articolo 29.

2. La Commissione è pienamente associata ai lavori nei settori di cui al presente titolo.

Articolo 37

Nelle organizzazioni internazionali e in occasione delle conferenze
internazionali cui partecipano, gli Stati membri esprimono le posizioni
comuni adottate in base alle disposizioni del presente titolo.
Alle materie che rientrano nel presente titolo si applicano, per quanto opportuno, gli articoli 18 e 19.

Articolo 38

Gli accordi di cui all'articolo 24 possono riguardare materie rientranti nel presente titolo.

Articolo 39

1. Il Consiglio consulta il Parlamento europeo prima di adottare
qualsiasi misura di cui all'articolo 34, paragrafo 2, lettere b), c) e
d). Il Parlamento europeo esprime il suo parere entro un termine che il
Consiglio può fissare; tale termine non può essere inferiore a tre
mesi. In mancanza di parere entro detto termine, il Consiglio può
deliberare.

2. La presidenza e la Commissione informano regolarmente il
Parlamento europeo dei lavori svolti nei settori che rientrano nel
presente titolo.

3. Il Parlamento europeo può rivolgere al Consiglio interrogazioni o
raccomandazioni. Esso procede ogni anno a un dibattito sui progressi
compiuti nei settori di cui al presente titolo.

Articolo 40 (*)

1. Le cooperazioni rafforzate in uno dei settori di cui al presente
titolo sono dirette a consentire all'Unione di diventare più
rapidamente uno spazio di libertà, di sicurezza e di giustizia,
rispettando nel contempo le competenze della Comunità europea e gli
obiettivi stabiliti dal presente titolo.

2. Gli articoli da 29 a 39 e gli articoli 40 A, 40 B e 41 si
applicano alle cooperazioni rafforzate previste dal presente articolo,
salvo disposizioni contrarie contenute nell'articolo 40 A e negli
articoli da 43 a 45.

3. Le disposizioni del trattato che istituisce la Comunità europea
relative alle competenze della Corte di giustizia e all'esercizio di
dette competenze si applicano al presente articolo, nonché agli
articoli 40 A e 40 B.

(*) Articolo modificato dal trattato di Nizza.

Articolo 40 A (*)

1. Gli Stati membri che intendono instaurare tra loro una
cooperazione rafforzata a norma dell'articolo 40 trasmettono una
richiesta alla Commissione, che può presentare al Consiglio una
proposta al riguardo. Qualora la Commissione non presenti una proposta,
essa informa gli Stati membri interessati delle ragioni di tale
decisione. Questi ultimi possono in tal caso sottoporre al Consiglio
un'iniziativa volta a ottenere l'autorizzazione per la cooperazione
rafforzata in questione.

2. L'autorizzazione di cui al paragrafo 1 è concessa, nel rispetto
degli articoli da 43 a 45, dal Consiglio, che delibera a maggioranza
qualificata su proposta della Commissione o su iniziativa di almeno
otto Stati membri e previa consultazione del Parlamento europeo. Ai
voti dei membri del Consiglio è attribuita la ponderazione di cui
all'articolo 205, paragrafo 2, del trattato che istituisce la Comunità
europea.

Un membro del Consiglio può chiedere che la questione sia sottoposta
al Consiglio europeo. Una volta la questione sollevata in tale sede, il
Consiglio può deliberare ai sensi del primo comma del presente
paragrafo.

(*) Articolo inserito dal trattato di Nizza

Articolo 40 B (*)

 

Ogni Stato membro che desideri partecipare a una cooperazione
rafforzata instaurata a norma dell'articolo 40 A notifica tale
intenzione al Consiglio e alla Commissione, la quale, entro un termine
di tre mesi dalla data di ricezione della notifica, dà un parere al
Consiglio, eventualmente corredato di una raccomandazione sulle misure
specifiche che può ritenere necessarie perché tale Stato membro
partecipi alla cooperazione in questione. Entro quattro mesi dalla data
di ricezione della notifica il Consiglio decide sulla richiesta. La
decisione si intende adottata a meno che il Consiglio, deliberando a
maggioranza qualificata entro il medesimo termine, decida di tenerla in
sospeso; in tal caso il Consiglio precisa i motivi della sua decisione
e stabilisce un termine per il riesame della stessa.
Ai fini del presente articolo, il Consiglio delibera alle condizioni stabilite nell'articolo 44, paragrafo 1.

(*) Articolo inserito dal trattato di Nizza

Articolo 41

1. Gli articoli 189, 190, 195, da 196 a 199, 203, 204, 205,
paragrafo 3, da 206 a 209, da 213 a 219, 255 e 290 del trattato che
istituisce la Comunità europea si applicano alle disposizioni
concernenti i settori di cui al presente titolo.

2. Le spese amministrative che le istituzioni sostengono per le
disposizioni relative ai settori di cui al presente titolo sono a
carico del bilancio delle Comunità europee.

3. Le spese operative connesse con l'attuazione di dette
disposizioni sono anch'esse a carico del bilancio delle Comunità
europee, salvo che il Consiglio, deliberando all'unanimità, decida
altrimenti. Se non sono a carico del bilancio delle Comunità europee,
tali spese sono imputate agli Stati membri, secondo un criterio di
ripartizione basato sul prodotto nazionale lordo, salvo che il
Consiglio, deliberando all'unanimità, decida altrimenti.

4. La procedura di bilancio stabilita nel trattato che istituisce la
Comunità europea si applica alle spese a carico del bilancio delle
Comunità europee.

Articolo 42

Il Consiglio, deliberando all'unanimità su iniziativa della
Commissione o di uno Stato membro e previa consultazione del Parlamento
europeo, può decidere che un'azione in settori contemplati
dall'articolo 29 rientri nel titolo IV del trattato che istituisce la
Comunità europea, e stabilire nel contempo le relative condizioni di
voto. Esso raccomanda agli Stati membri di adottare tale decisione
secondo le rispettive norme costituzionali.

TITOLO VII

DISPOSIZIONI SU UNA COOPERAZIONE RAFFORZATA

Articolo 43 (*)

Gli Stati membri che intendono instaurare tra loro una cooperazione
rafforzata possono far ricorso alle istituzioni, alle procedure e ai
meccanismi previsti dal presente trattato e dal trattato che istituisce
la Comunità europea, a condizione che la cooperazione:

a) sia diretta a promuovere la realizzazione degli obiettivi
dell'Unione e della Comunità, a proteggere e servire i loro interessi e
a rafforzare il loro processo d'integrazione;
b) rispetti i suddetti trattati, nonché il quadro istituzionale unico dell'Unione;
c) rispetti l'acquis comunitario e le misure adottate a norma delle altre disposizioni dei suddetti trattati;
d)
rimanga nei limiti delle competenze dell'Unione o della Comunità e non
riguardi i settori che rientrano nell'ambito della competenza esclusiva
della Comunità;
e) non rechi pregiudizio al mercato interno quale
definito nell'articolo 14, paragrafo 2, del trattato che istituisce la
Comunità europea né alla coesione economica e sociale stabilita
conformemente al titolo XVII del medesimo trattato;
f) non
costituisca un ostacolo né una discriminazione per gli scambi tra gli
Stati membri e non provochi distorsioni di concorrenza tra questi
ultimi;
g) riunisca almeno otto Stati membri;
h) rispetti le competenze, i diritti e gli obblighi degli Stati membri che non vi partecipano;
i)
lasci impregiudicate le disposizioni del protocollo sull'integrazione
dell'acquis di Schengen nell'ambito dell'Unione europea;
j) sia aperta a tutti gli Stati membri, conformemente all'articolo 43 B.

(*) Articolo modificato dal trattato di Nizza.

Articolo 43 A (*)

Le cooperazioni rafforzate possono essere instaurate solo in ultima
istanza, qualora sia stato stabilito, in sede di Consiglio, che gli
obiettivi che esse si prefiggono non possono essere conseguiti, entro
un termine ragionevole, applicando le pertinenti disposizioni dei
trattati.

(*) Articolo modificato dal trattato di Nizza.

Articolo 43 B (*)

Al momento della loro instaurazione le cooperazioni rafforzate sono
aperte a tutti gli Stati membri. La partecipazione ad una cooperazione
rafforzata resta possibile in qualsiasi momento ai sensi degli articoli
27 E e 40 B del presente trattato e dell'articolo 11 A del trattato che
istituisce la Comunità europea, fatto salvo il rispetto della decisione
di base e delle decisioni adottate in tale ambito. La Commissione e gli
Stati membri che partecipano a una cooperazione rafforzata si adoperano
per promuovere la partecipazione del maggior numero possibile di Stati
membri.

(*) Articolo modificato dal trattato di Nizza.

Articolo 44 (*)

1. Ai fini dell'adozione degli atti e delle decisioni necessari per
l'attuazione di una cooperazione rafforzata di cui all'articolo 43, si
applicano le pertinenti disposizioni istituzionali del presente
trattato e del trattato che istituisce la Comunità europea. Tuttavia,
benché tutti i membri del Consiglio possano partecipare alle
deliberazioni, solo quelli che rappresentano Stati membri partecipanti
a detta cooperazione prendono parte all'adozione delle decisioni. Per
maggioranza qualificata si intende una proporzione di voti ponderati e
una proporzione del numero dei membri del Consiglio interessati pari a
quelle previste all'articolo 205, paragrafo 2, del trattato che
istituisce la Comunità europea e all'articolo 23, paragrafo 2, secondo
e terzo comma, del presente trattato per quanto riguarda una
cooperazione rafforzata stabilita sulla base dell'articolo 27 C.
L'unanimità è costituita unicamente dai membri del Consiglio
interessati.
Tali atti e decisioni non rientrano nell'acquis dell'Unione.

2. Gli Stati membri applicano, per quanto li riguarda, gli atti e le
decisioni adottati per l'attuazione della cooperazione rafforzata cui
partecipano. Tali atti e decisioni vincolano solo gli Stati membri
partecipanti e sono, se del caso, direttamente applicabili solo in
detti Stati. Gli Stati membri che non partecipano a tale cooperazione
non ne ostacolano l'attuazione da parte degli Stati membri che vi
partecipano.

(*) Articolo modificato dal trattato di Nizza.

Articolo 44 A (**)

Le spese derivanti dall'attuazione di una cooperazione rafforzata,
diverse dalle spese amministrative che devono sostenere le istituzioni,
sono a carico degli Stati membri partecipanti, salvo che il Consiglio,
deliberando all'unanimità di tutti i suoi membri previa consultazione
del Parlamento europeo, decida altrimenti.

(**) Articolo inserito dal trattato di Nizza (ex paragrafo 2 dell'articolo 44).

Articolo 45 (*)

Il Consiglio e la Commissione assicurano la coerenza delle azioni
intraprese sulla base del presente titolo, nonché la coerenza di dette
azioni con le politiche dell'Unione e della Comunità, e cooperano a
tale scopo.

(*) Articolo modificato dal trattato di Nizza.

TITOLO VIII

DISPOSIZIONI FINALI

Articolo 46 (*)

Le disposizioni del trattato che istituisce la Comunità europea, del
trattato che istituisce la Comunità europea del carbone e dell'acciaio
e del trattato che istituisce la Comunità europea dell'energia atomica
relative alle competenze della Corte di giustizia delle Comunità
europee ed all'esercizio di tali competenze si applicano soltanto alle
disposizioni seguenti del presente trattato:

a) le disposizioni che modificano il trattato che istituisce la
Comunità economica europea per creare la Comunità europea, il trattato
che istituisce la Comunità europea del carbone e dell'acciaio e il
trattato che istituisce la Comunità europea dell'energia atomica;
b) le disposizioni del titolo VI, alle condizioni previste dall'articolo 35;
c)
le disposizioni del titolo VII, alle condizioni previste dagli articoli
11 e 11 A del trattato che istituisce la Comunità europea e
dall'articolo 40 del presente trattato;
d) l'articolo 6, paragrafo
2, per quanto riguarda l'attività delle istituzioni, nella misura in
cui la Corte sia competente a norma dei trattati che istituiscono le
Comunità europee e a norma del presente trattato;
e) unicamente le
disposizioni di carattere procedurale di cui all'articolo 7, per le
quali la Corte delibera su richiesta dello Stato membro interessato,
entro un termine di un mese a decorrere dalla data in cui il Consiglio
procede alla constatazione prevista da detto articolo;
f) gli articoli da 46 a 53.

(*) Articolo modificato dal trattato di Nizza.

Articolo 47

Fatte salve le disposizioni che modificano il trattato che
istituisce la Comunità economica europea per creare la Comunità
europea, il trattato che istituisce la Comunità europea del carbone e
dell'acciaio ed il trattato che istituisce la Comunità europea
dell'energia atomica, nonché le presenti disposizioni finali, nessuna
disposizione del presente trattato pregiudica i trattati che
istituiscono le Comunità europee né i trattati e atti successivi che li
hanno modificati o completati.

Articolo 48

Il governo di qualsiasi Stato membro o la Commissione possono
sottoporre al Consiglio progetti intesi a modificare i trattati su cui
è fondata l'Unione.
Qualora il Consiglio, dopo aver consultato il
Parlamento europeo e, se del caso, la Commissione, esprima parere
favorevole alla convocazione di una conferenza dei rappresentanti dei
governi degli Stati membri, questa è convocata dal presidente del
Consiglio allo scopo di stabilire di comune accordo le modifiche da
apportare ai suddetti trattati. In caso di modifiche istituzionali nel
settore monetario viene consultata anche la Banca centrale europea.
Gli
emendamenti entreranno in vigore dopo essere stati ratificati da tutti
gli Stati membri conformemente alle loro rispettive norme
costituzionali.

Articolo 49

Ogni Stato europeo che rispetti i principi sanciti nell'articolo 6,
paragrafo 1, può domandare di diventare membro dell'Unione. Esso
trasmette la sua domanda al Consiglio, che si pronuncia all'unanimità,
previa consultazione della Commissione e previo parere conforme del
Parlamento europeo, che si pronuncia a maggioranza assoluta dei membri
che lo compongono.
Le condizioni per l'ammissione e gli adattamenti
dei trattati su cui è fondata l'Unione, da essa determinati, formano
l'oggetto di un accordo tra gli Stati membri e lo Stato richiedente.
Tale accordo è sottoposto a ratifica da tutti gli Stati contraenti
conformemente alle loro rispettive norme costituzionali.

Articolo 50

1. Sono abrogati gli articoli da 2 a 7 e da 10 a 19 del trattato che
istituisce un Consiglio unico e una Commissione unica delle Comunità
europee, firmato a Bruxelles l'8 aprile 1965.

2. Sono abrogati l'articolo 2, l'articolo 3, paragrafo 2 e il titolo
III dell'Atto unico europeo firmato a Lussemburgo il 17 febbraio 1986 e
all'Aia il 28 febbraio 1986.

Articolo 51

Il presente trattato è concluso per una durata illimitata.

Articolo 52

1. Il presente trattato sarà ratificato dalle Alte parti contraenti
conformemente alle loro rispettive norme costituzionali. Gli strumenti
di ratifica saranno depositati presso il governo della Repubblica
italiana.

2. Il presente trattato entrerà in vigore il 1° gennaio 1993, se
tutti gli strumenti di ratifica saranno stati depositati; altrimenti,
il primo giorno del mese successivo all'avvenuto deposito dello
strumento di ratifica da parte dello Stato firmatario che procederà per
ultimo a tale formalità.

Articolo 53

Il presente trattato, redatto in unico esemplare in lingua danese,
francese, greca, inglese, irlandese, italiana, olandese, portoghese,
spagnola e tedesca, i testi in ciascuna di queste lingue facenti
ugualmente fede, sarà depositato negli archivi del governo della
Repubblica italiana, che provvederà a trasmetterne copia certificata
conforme a ciascuno dei governi degli altri Stati firmatari.

In forza del trattato di adesione del 1994, fanno ugualmente fede le
versioni del presente trattato in lingua finlandese e svedese.

IN FEDE DI CHE, i plenipotenziari sottoscritti hanno apposto le loro firme in calce al presente trattato.

Fatto a Maastricht, addì sette febbraio millenovecentonovantadue

(Elenco dei firmatari non riprodotto)

VERSIONE CONSOLIDATA
DEL TRATTATO
CHE ISTITUISCE LA COMUNITÀ EUROPEA

SOMMARIO

I. TESTO DEL TRATTATO

Preambolo

Parte prima — Principi
Parte seconda — Cittadinanza dell'Unione
Parte terza — Politiche della Comunità

TITOLO I — Libera circolazione delle merci

Capo 1 — Unione doganale
Capo 2 — Divieto delle restrizioni quantitative fra gli Stati membri

TITOLO II — Agricoltura
TITOLO III — Libera circolazione delle persone, dei servizi e dei capitali

Capo 1 — I lavoratori
Capo 2 — Il diritto di stabilimento
Capo 3 — I servizi
Capo 4 — Capitali e pagamenti

TITOLO IV — Visti, asilo, immigrazione e altre politiche connesse con la libera circolazione delle persone
TITOLO V — Trasporti
TITOLO VI — Norme comuni sulla concorrenza, sulla fiscalità e sul ravvicinamento delle legislazioni

Capo 1 — Regole di concorrenza

Sezione 1 — Regole applicabili alle imprese
Sezione 2 — Aiuti concessi dagli Stati

Capo 2 — Disposizioni fiscali
Capo 3 — Ravvicinamento delle legislazioni

TITOLO VII — Politica economica e monetaria

Capo 1 — Politica economica
Capo 2 — Politica monetaria
Capo 3 — Disposizioni istituzionali
Capo 4 — Disposizioni transitorie

TITOLO VIII — Occupazione
TITOLO IX — Politica commerciale comune
TITOLO X — Cooperazione doganale
TITOLO XI — Politica sociale, istruzione, formazione professionale e gioventù

Capo 1 — Disposizioni sociali
Capo 2 — Il Fondo sociale europeo
Capo 3 — Istruzione, formazione professionale e gioventù

TITOLO XII — Cultura
TITOLO XIII — Sanità pubblica
TITOLO XIV — Protezione dei consumatori
TITOLO XV — Reti transeuropee
TITOLO XVI — Industria
TITOLO XVII — Coesione economica e sociale
TITOLO XVIII — Ricerca e sviluppo tecnologico
TITOLO XIX — Ambiente
TITOLO XX — Cooperazione allo sviluppo
TITOLO XXI (*) — Cooperazione economica, finanziaria e tecnica con i paesi terzi

Parte quarta — Associazione dei paesi e territori d'oltremare
Parte quinta — Le istituzioni della Comunità

TITOLO I — Disposizioni istituzionali

Capo 1 — Le istituzioni

Sezione 1 — Il Parlamento europeo
Sezione 2 — Il Consiglio
Sezione 3 — La Commissione
Sezione 4 — La Corte di giustizia
Sezione 5 — La Corte dei conti

Capo 2 — Disposizioni comuni a più istituzioni
Capo 3 — Il Comitato economico e sociale
Capo 4 — Il Comitato delle regioni
Capo 5 — Banca europea per gli investimenti

TITOLO II — Disposizioni finanziarie

Parte sesta — Disposizioni generali e finali

Disposizioni finali

*-*-*-*-*-*-

Allegato I — Elenco previsto dall'articolo 32 del trattato
Allegato II — Paesi e territori d'oltremare cui si applicano le disposizioni della parte quarta del trattato

 

II. PROTOCOLLI [testo non riprodotto fatta eccezione dei quattro
protocolli adottati dalla conferenza intergovernativa di Nizza (cfr.
alla fine della presente pubblicazione)] (**)

Protocolli allegati al trattato sull'Unione europea e al trattato che istituisce la Comunità europea

— Protocollo (n. 2) sull'integrazione dell'acquis di Schengen nell'ambito dell'Unione europea (1997)

Protocollo (n. 3) sull'applicazione di alcuni aspetti dell'articolo 14
del trattato che istituisce la Comunità europea al Regno Unito e
all'Irlanda (1997)
— Protocollo (n. 4) sulla posizione del Regno Unito e dell'Irlanda (1997)
— Protocollo (n. 5) sulla posizione della Danimarca (1997)

(*) Titolo inserito dal trattato di Nizza.
(**) Per il testo dei
protocolli adottati in occasione delle conferenze intergovernative
precedenti a quelle di Nizza, il lettore è pregato di consultare le
pagg. 355 e segg. della Raccolta dei trattati, tomo I, volume I,
edizione 1999, pubblicato dall'Ufficio delle pubblicazioni ufficiali
delle Comunità europee, ISBN 92-824-1663-1.

Per il testo dei protocolli 12, 13, 14 e 15 il lettore è pregato di
consultare le pagg. 213 e segg. della Raccolta dei trattati, tomo I,
volume II, edizione 1995, pubblicato dall'Ufficio delle pubblicazioni
ufficiali delle Comunità europee, ISBN 82-824-1182-6.

Protocolli allegati al trattato sull'Unione europea, al trattato che
istituisce la Comunità europea e al trattato che istituisce la Comunità
europea dell'energia atomica

— Protocollo (n. 6) sullo statuto della Corte di giustizia (2001) (testo riprodotto in appresso)

— Protocollo (n. 7) allegato al trattato sull'Unione europea e ai trattati che istituiscono le Comunità europee (1992)

— Protocollo (n. 8) sulle sedi delle istituzioni e di alcuni organismi e servizi delle Comunità europee nonché di Europol (1997)

— Protocollo (n. 9) sul ruolo dei Parlamenti nazionali nell'Unione europea (1997)

Protocollo (n. 10) sull'allargamento dell'Unione europea (2001) (testo riprodotto in appresso)

Protocolli allegati al trattato che istituisce la Comunità europea

— Protocollo (n. 11) sullo statuto della Banca europea per gli investimenti (1957)
— Protocollo (n. 12) concernente l'Italia (1957)

Protocollo (n. 13) relativo alle merci originarie e provenienti da
taluni paesi che beneficiano di un regime particolare all'importazione
in uno degli Stati membri (1957)
— Protocollo (n. 14) sulle
importazioni nella Comunità economica europea di prodotti del petrolio
raffinati nelle Antille olandesi (1962)
— Protocollo (n. 15) concernente il regime particolare applicabile alla Groenlandia (1985)
— Protocollo (n. 16) sull'acquisto di beni immobili in Danimarca (1992)
— Protocollo (n. 17) sull'articolo 141 del trattato che istituisce la Comunità europea (1992)
— Protocollo (n. 18) sullo statuto del Sistema europeo di banche centrali e della Banca centrale europea (1992)
— Protocollo (n. 19) sullo statuto dell'Istituto monetario europeo (1992)
— Protocollo (n. 20) sulla procedura per i disavanzi eccessivi (1992)
— Protocollo (n. 21) sui criteri di convergenza di cui all'articolo 121 del trattato che istituisce la Comunità europea (1992)
— Protocollo (n. 22) sulla Danimarca (1992)
— Protocollo (n. 23) sul Portogallo (1992)
— Protocollo (n. 24) sulla transizione alla terza fase dell'Unione economica e monetaria (1992)
— Protocollo (n. 25) su talune disposizioni relative al Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord (1992)
— Protocollo (n. 26) su talune disposizioni relative alla Danimarca (1992)
— Protocollo (n. 27) sulla Francia (1992)
— Protocollo (n. 28) sulla coesione economica e sociale (1992)
— Protocollo (n. 29) sull'asilo per i cittadini degli Stati membri dell'Unione europea (1997)
— Protocollo (n. 30) sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità (1997)
— Protocollo (n. 31) sulle relazioni esterne degli Stati membri in materia di attraversamento delle frontiere esterne (1997)
— Protocollo (n. 32) sul sistema di radiodiffusione pubblica negli Stati membri (1997)
— Protocollo (n. 33) sulla protezione ed il benessere degli animali (1997)

Protocollo (n. 34) relativo alle conseguenze finanziarie della scadenza
del trattato CECA e al Fondo di ricerca carbone e acciaio (2001) (testo
riprodotto in appresso)
— Protocollo (n. 35) relativo all'articolo
67 del trattato che istituisce la Comunità europea (2001) (testo
riprodotto in appresso)

Protocollo allegato ai trattati che istituiscono la Comunità europea e la Comunità europea dell'energia atomica:

— Protocollo (n. 36) sui privilegi e sulle immunità delle Comunità europee (1965)

 

SUA MAESTÀ IL RE DEI BELGI, IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA FEDERALE
DI GERMANIA, IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA FRANCESE, IL PRESIDENTE
DELLA REPUBBLICA ITALIANA, SUA ALTEZZA REALE LA GRANDUCHESSA DEL
LUSSEMBURGO, SUA MAESTÀ LA REGINA DEI PAESI BASSI (1),

DETERMINATI a porre le fondamenta di un'unione sempre più stretta fra i popoli europei,

DECISI ad assicurare mediante un'azione comune il progresso
economico e sociale dei loro paesi, eliminando le barriere che dividono
l'Europa,

ASSEGNANDO ai loro sforzi per scopo essenziale il miglioramento
costante delle condizioni di vita e di occupazione dei loro popoli,

RICONOSCENDO che l'eliminazione degli ostacoli esistenti impone
un'azione concertata intesa a garantire la stabilità nell'espansione,
l'equilibrio negli scambi e la lealtà nella concorrenza,

SOLLECITI di rafforzare l'unità delle loro economie e di assicurarne
lo sviluppo armonioso riducendo le disparità fra le differenti regioni
e il ritardo di quelle meno favorite,

DESIDEROSI di contribuire, grazie a una politica commerciale comune,
alla soppressione progressiva delle restrizioni agli scambi
internazionali,

NELL'INTENTO di confermare la solidarietà che lega l'Europa ai paesi
d'oltremare e desiderando assicurare lo sviluppo della loro prosperità
conformemente ai principi dello statuto delle Nazioni Unite,

RISOLUTI a rafforzare, mediante la costituzione di questo complesso
di risorse, le difese della pace e della libertà e facendo appello agli
altri popoli d'Europa, animati dallo stesso ideale, perché si associno
al loro sforzo,

DETERMINATI a promuovere lo sviluppo del massimo livello possibile
di conoscenza nelle popolazioni attraverso un ampio accesso
all'istruzione e attraverso l'aggiornamento costante,

HANNO DECISO di creare una COMUNITÀ EUROPEA e a questo effetto hanno designato come plenipotenziari:

(Elenco dei firmatari non riprodotto)

I QUALI, dopo avere scambiato i loro pieni poteri, riconosciuti in
buona e debita forma, hanno convenuto le disposizioni che seguono.

(1) Il Regno di Danimarca, la Repubblica ellenica, il Regno di
Spagna, l'Irlanda, la Repubblica d'Austria, la Repubblica portoghese,
la Repubblica di Finlandia, il Regno di Svezia e il Regno Unito di Gran
Bretagna e d'Irlanda del Nord sono in seguito diventati membri della
Comunità europea.

PARTE PRIMA

PRINCIPI

Articolo 1

Con il presente trattato, le ALTE PARTI CONTRAENTI istituiscono tra loro una COMUNITÀ EUROPEA.

Articolo 2

La Comunità ha il compito di promuovere nell'insieme della Comunità,
mediante l'instaurazione di un mercato comune e di un'unione economica
e monetaria e mediante l'attuazione delle politiche e delle azioni
comuni di cui agli articoli 3 e 4, uno sviluppo armonioso, equilibrato
e sostenibile delle attività economiche, un elevato livello di
occupazione e di protezione sociale, la parità tra uomIni e donne, una
crescita sostenibile e non inflazionistica, un alto grado di
competitività e di convergenza dei risultati economici, un elevato
livello di protezione dell'ambiente ed il miglioramento della qualità
di quest'ultimo, il miglioramento del tenore e della qualità della
vita, la coesione economica e sociale e la solidarietà tra Stati membri.

Articolo 3

1. Ai fini enunciati all'articolo 2, l'azione della Comunità
comporta, alle condizioni e secondo il ritmo previsti dal presente
trattato:

a) il divieto, tra gli Stati membri, dei dazi doganali e delle
restrizioni quantitative all'entrata e all'uscita delle merci come pure
di tutte le altre misure di effetto equivalente;
b) una politica commerciale comune;
c)
un mercato interno caratterizzato dall'eliminazione, fra gli Stati
membri, degli ostacoli alla libera circolazione delle merci, delle
persone, dei servizi e dei capitali;
d) misure riguardanti l'ingresso e la circolazione delle persone, come previsto dal titolo IV;
e) una politica comune nei settori dell'agricoltura e della pesca;
f) una politica comune nel settore dei trasporti;
g) un regime inteso a garantire che la concorrenza non sia falsata nel mercato interno;
h) il ravvicinamento delle legislazioni nella misura necessaria al funzionamento del mercato comune;
i)
la promozione del coordinamento tra le politiche degli Stati membri in
materia di occupazione al fine di accrescerne l'efficacia con lo
sviluppo di una strategia coordinata per l'occupazione;
j) una politica nel settore sociale comprendente un Fondo sociale europeo;
k) il rafforzamento della coesione economica e sociale;
l) una politica nel settore dell'ambiente;
m) il rafforzamento della competitività dell'industria comunitaria;
n) la promozione della ricerca e dello sviluppo tecnologico;
o) l'incentivazione della creazione e dello sviluppo di reti transeuropee;
p) un contributo al conseguimento di un elevato livello di protezione della salute;
q) un contributo ad un'istruzione e ad una formazione di qualità e al pieno sviluppo delle culture degli Stati membri;
r) una politica nel settore della cooperazione allo sviluppo;
s)
l'associazione dei paesi e territori d'oltremare, intesa ad
incrementare gli scambi e proseguire in comune nello sforzo di sviluppo
economico e sociale;
t) un contributo al rafforzamento della protezione dei consumatori;
u) misure in materia di energia, protezione civile e turismo.

2. L'azione della Comunità a norma del presente articolo mira ad
eliminare le inuguaglianze, nonché a promuovere la parità, tra uomini e
donne.

Articolo 4

1. Ai fini enunciati all'articolo 2, l'azione degli Stati membri e
della Comunità comprende, alle condizioni e secondo il ritmo previsti
dal presente trattato, l'adozione di una politica economica che è
fondata sullo stretto coordinamento delle politiche degli Stati membri,
sul mercato interno e sulla definizione di obiettivi comuni, condotta
conformemente al principio di un'economia di mercato aperta e in libera
concorrenza.

2. Parallelamente, alle condizioni e secondo il ritmo e le procedure
previsti dal presente trattato, questa azione comprende la fissazione
irrevocabile dei tassi di cambio che comporterà l'introduzione di una
moneta unica, l'ecu, nonché la definizione e la conduzione di una
politica monetaria e di una politica del cambio uniche, che abbiano
l'obiettivo principale di mantenere la stabilità dei prezzi e, fatto
salvo questo obiettivo, di sostenere le politiche economiche generali
nella Comunità conformemente al principio di un'economia di mercato
aperta e in libera concorrenza.

3. Queste azioni degli Stati membri e della Comunità implicano il
rispetto dei seguenti principi direttivi: prezzi stabili, finanze
pubbliche e condizioni monetarie sane nonché bilancia dei pagamenti
sostenibile.

Articolo 5

La Comunità agisce nei limiti delle competenze che le sono conferite
e degli obiettivi che le sono assegnati dal presente trattato.
Nei
settori che non sono di sua esclusiva competenza la Comunità
interviene, secondo il principio della sussidiarietà, soltanto se e
nella misura in cui gli obiettivi dell'azione prevista non possono
essere sufficientemente realizzati dagli Stati membri e possono dunque,
a motivo delle dimensioni o degli effetti dell'azione in questione,
essere realizzati meglio a livello comunitario.
L'azione della Comunità non va al di là di quanto necessario per il raggiungimento degli obiettivi del presente trattato.

Articolo 6

Le esigenze connesse con la tutela dell'ambiente devono essere
integrate nella definizione e nell'attuazione delle politiche e azioni
comunitarie di cui all'articolo 3, in particolare nella prospettiva di
promuovere lo sviluppo sostenibile.

Articolo 7

1. L'esecuzione dei compiti affidati alla Comunità è assicurata da:

— un PARLAMENTO EUROPEO,
— un CONSIGLIO,
— una COMMISSIONE,
— una CORTE DI GIUSTIZIA,
— una CORTE DEI CONTI.

Ciascuna istituzione agisce nei limiti delle attribuzioni che le sono conferite dal presente trattato.

2. Il Consiglio e la Commissione sono assistiti da un Comitato
economico e sociale e da un Comitato delle regioni, che svolgono
funzioni consultive.

Articolo 8

Sono istituiti, secondo le procedure previste dal presente trattato,
un Sistema europeo di banche centrali (in appresso denominato SEBC) e
una Banca centrale europea (in appresso denominata BCE), che agiscono
nei limiti dei poteri loro conferiti dal presente trattato e dallo
statuto del SEBC e della BCE (in appresso denominato «statuto del
SEBC») allegati al trattato stesso.

Articolo 9

È istituita una Banca europea per gli investimenti, che agisce nei
limiti delle attribuzioni che le sono conferite dal presente trattato e
dallo statuto allegato a quest'ultimo.

Articolo 10

Gli Stati membri adottano tutte le misure di carattere generale e
particolare atte ad assicurare l'esecuzione degli obblighi derivanti
dal presente trattato ovvero determinati dagli atti delle istituzioni
della Comunità. Essi facilitano quest'ultima nell'adempimento dei
propri compiti.
Essi si astengono da qualsiasi misura che rischi di compromettere la realizzazione degli scopi del presente trattato.

Articolo 11 (*)

1. Gli Stati membri che intendono instaurare tra loro una
cooperazione rafforzata in uno dei settori di cui al presente trattato
trasmettono una richiesta alla Commissione che può presentare al
Consiglio una proposta al riguardo. Qualora la Commissione non presenti
una proposta, essa informa gli Stati membri interessati delle ragioni
di tale decisione.

2. L'autorizzazione di procedere a una cooperazione rafforzata di
cui al paragrafo 1 è concessa, nel rispetto degli articoli da 43 a 45
del trattato sull'Unione europea, dal Consiglio, che delibera a
maggioranza qualificata su proposta della Commissione e previa
consultazione del Parlamento europeo. Se la cooperazione rafforzata
riguarda un settore che rientra nell'ambito della procedura di cui
all'articolo 251 del presente trattato, è richiesto il parere conforme
del Parlamento europeo.
Un membro del Consiglio può chiedere che la
questione sia sottoposta al Consiglio europeo. Una volta la questione
sollevata in tale sede, il Consiglio può deliberare ai sensi del primo
comma del presente paragrafo.

3. Gli atti e le decisioni necessari per l'attuazione delle attività
di cooperazione rafforzata sono soggetti a tutte le disposizioni
pertinenti del presente trattato, salvo disposizioni contrarie
contenute nel presente articolo e negli articoli da 43 a 45 del
trattato sull'Unione europea.

(*) Articolo modificato dal trattato di Nizza.

Articolo 11 A (**)

Ogni Stato membro che desideri partecipare a una cooperazione
rafforzata instaurata a norma dell'articolo 11 notifica tale intenzione
al Consiglio e alla Commissione, la quale, entro un termine di tre mesi
dalla data di ricezione della notifica, dà un parere al Consiglio.
Entro quattro mesi dalla data di ricezione della notifica, la
Commissione decide sulla richiesta e sulle eventuali misure specifiche
che può ritenere necessarie.

(**) Articolo inserito dal trattato di Nizza (ex paragrafo 3 dell'articolo 11).

Articolo 12

Nel campo di applicazione del presente trattato, e senza pregiudizio
delle disposizioni particolari dallo stesso previste, è vietata ogni
discriminazione effettuata in base alla nazionalità.
Il Consiglio,
deliberando secondo la procedura di cui all'articolo 251, può stabilire
regole volte a vietare tali discriminazioni.

Articolo 13 (*)

1. Fatte salve le altre disposizioni del presente trattato e
nell'ambito delle competenze da esso conferite alla Comunità, il
Consiglio, deliberando all'unanimità su proposta della Commissione e
previa consultazione del Parlamento europeo, può prendere i
provvedimenti opportuni per combattere le discriminazioni fondate sul
sesso, la razza o l'origine etnica, la religione o le convinzioni
personali, gli handicap, l'età o le tendenze sessuali.

2. In deroga al paragrafo 1, il Consiglio delibera secondo la
procedura di cui all'articolo 251 quando adotta misure di
incentivazione comunitarie, ad esclusione di qualsiasi armonizzazione
delle disposizioni legislative e regolamentari degli Stati membri,
destinate ad appoggiare le azioni degli Stati membri volte a
contribuire alla realizzazione degli obiettivi di cui al paragrafo 1.

(*) Articolo modificato dal trattato di Nizza.

Articolo 14

1. La Comunità adotta le misure destinate all'instaurazione del
mercato interno nel corso di un periodo che scade il 31 dicembre 1992,
conformemente alle disposizioni del presente articolo e degli articoli
15, 26, 47, paragrafo 2, 49, 80, 93 e 95 e senza pregiudizio delle
altre disposizioni del presente trattato.

2. Il mercato interno comporta uno spazio senza frontiere interne,
nel quale è assicurata la libera circolazione delle merci, delle
persone, dei servizi e dei capitali secondo le disposizioni del
presente trattato.

3. Il Consiglio, deliberando a maggioranza qualificata su proposta
della Commissione, definisce gli orientamenti e le condizioni necessari
per garantire un progresso equilibrato nell'insieme dei settori
considerati.

Articolo 15

Nella formulazione delle proprie proposte intese a realizzare gli
obiettivi dell'articolo 14, la Commissione tiene conto dell'ampiezza
dello sforzo che dovrà essere sopportato, nel corso del periodo di
instaurazione del mercato interno, da talune economie che presentano
differenze di sviluppo e può proporre le disposizioni appropriate.
Se
queste disposizioni assumono la forma di deroghe, esse debbono avere un
carattere temporaneo ed arrecare meno perturbazioni possibili al
funzionamento del mercato comune.

Articolo 16

Fatti salvi gli articoli 73, 86 e 87, in considerazione
dell'importanza dei servizi di interesse economico generale nell'ambito
dei valori comuni dell'Unione, nonché del loro ruolo nella promozione
della coesione sociale e territoriale, la Comunità e gli Stati membri,
secondo le rispettive competenze e nell'ambito del campo di
applicazione del presente trattato, provvedono affinché tali servizi
funzionino in base a principi e condizioni che consentano loro di
assolvere i loro compiti.

PARTE SECONDA

CITTADINANZA DELL'UNIONE

Articolo 17

1. È istituita una cittadinanza dell'Unione. È cittadino dell'Unione
chiunque abbia la cittadinanza di uno Stato membro. La cittadinanza
dell'Unione costituisce un complemento della cittadinanza nazionale e
non sostituisce quest'ultima.

2. I cittadini dell'Unione godono dei diritti e sono soggetti ai doveri previsti dal presente trattato.

Articolo 18 (*)

1. Ogni cittadino dell'Unione ha il diritto di circolare e di
soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri, fatte salve
le limitazioni e le condizioni previste dal presente trattato e dalle
disposizioni adottate in applicazione dello stesso.

2. Quando un'azione della Comunità risulti necessaria per
raggiungere questo obiettivo e salvo che il presente trattato non abbia
previsto poteri di azione a tal fine, il Consiglio può adottare
disposizioni intese a facilitare l'esercizio dei diritti di cui al
paragrafo 1. Esso delibera secondo la procedura di cui all'articolo 251.

3. Il paragrafo 2 non si applica alle disposizioni relative ai
passaporti, alle carte d'identità, ai titoli di soggiorno o altro
documento assimilato né alle disposizioni relative alla sicurezza
sociale o alla protezione sociale.

(*) Articolo modificato dal trattato di Nizza.

Articolo 19

1. Ogni cittadino dell'Unione residente in uno Stato membro di cui
non è cittadino ha il diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni
comunali nello Stato membro in cui risiede, alle stesse condizioni dei
cittadini di detto Stato. Tale diritto sarà esercitato con riserva
delle modalità che il Consiglio adotta, deliberando all'unanimità su
proposta della Commissione e previa consultazione del Parlamento
europeo; tali modalità possono comportare disposizioni derogatorie ove
problemi specifici di uno Stato membro lo giustifichino.

2. Fatte salve le disposizioni dell'articolo 190, paragrafo 4, e le
disposizioni adottate in applicazione di quest'ultimo, ogni cittadino
dell'Unione residente in uno Stato membro di cui non è cittadino ha il
diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni del Parlamento europeo
nello Stato membro in cui risiede, alle stesse condizioni dei cittadini
di detto Stato. Tale diritto sarà esercitato con riserva delle modalità
che il Consiglio adotta, deliberando all'unanimità su proposta della
Commissione e previa consultazione del Parlamento europeo; tali
modalità possono comportare disposizioni derogatorie ove problemi
specifici di uno Stato membro lo giustifichino.

Articolo 20

Ogni cittadino dell'Unione gode, nel territorio di un paese terzo
nel quale lo Stato membro di cui ha la cittadinanza non è
rappresentato, della tutela da parte delle autorità diplomatiche e
consolari di qualsiasi Stato membro, alle stesse condizioni dei
cittadini di detto Stato. Gli Stati membri stabiliscono tra loro le
disposizioni necessarie e avviano i negoziati internazionali richiesti
per garantire detta tutela.

Articolo 21

Ogni cittadino dell'Unione ha il diritto di petizione dinanzi al
Parlamento europeo conformemente all'articolo 194. Ogni cittadino
dell'Unione può rivolgersi al Mediatore istituito conformemente
all'articolo 195. Ogni cittadino dell'Unione può scrivere alle
istituzioni o agli organi di cui al presente articolo o all'articolo 7
in una delle lingue menzionate all'articolo 314 e ricevere una risposta
nella stessa lingua.

Articolo 22

La Commissione presenta una relazione al Parlamento europeo, al
Consiglio e al Comitato economico e sociale, ogni tre anni, in merito
all'applicazione delle disposizioni della presente parte. Tale
relazione tiene conto dello sviluppo dell'Unione.
Su questa base,
lasciando impregiudicate le altre disposizioni del presente trattato,
il Consiglio, deliberando all'unanimità su proposta della Commissione e
previa consultazione del Parlamento europeo, può adottare disposizioni
intese a completare i diritti previsti nella presente parte, di cui
raccomanderà l'adozione da parte degli Stati membri, conformemente alle
loro rispettive norme costituzionali.

PARTE TERZA

POLITICHE DELLA COMUNITÀ

TITOLO I

LIBERA CIRCOLAZIONE DELLE MERCI

Articolo 23

1. La Comunità è fondata sopra un'unione doganale che si estende al
complesso degli scambi di merci e comporta il divieto, fra gli Stati
membri, dei dazi doganali all'importazione e all'esportazione e di
qualsiasi tassa di effetto equivalente, come pure l'adozione di una
tariffa doganale comune nei loro rapporti con i paesi terzi.

2. Le disposizioni dell'articolo 25 e del capo 2 del presente titolo
si applicano ai prodotti originari degli Stati membri e ai prodotti
provenienti da paesi terzi che si trovano in libera pratica negli Stati
membri.

Articolo 24

Sono considerati in libera pratica in uno Stato membro i prodotti
provenienti da paesi terzi per i quali siano state adempiute in tale
Stato le formalità di importazione e riscossi i dazi doganali e le
tasse di effetto equivalente esigibili e che non abbiano beneficiato di
un ristorno totale o parziale di tali dazi e tasse.

CAPO 1

UNIONE DOGANALE

Articolo 25

I dazi doganali all'importazione o all'esportazione o le tasse di
effetto equivalente sono vietati tra gli Stati membri. Tale divieto si
applica anche ai dazi doganali di carattere fiscale.

Articolo 26

I dazi della tariffa doganale comune sono stabiliti dal Consiglio
che delibera a maggioranza qualificata su proposta della Commissione.

Articolo 27

Nell'adempimento dei compiti che le sono affidati ai sensi del presente capo, la Commissione s'ispira:

a) alla necessità di promuovere gli scambi commerciali fra gli Stati membri e i paesi terzi;
b)
all'evoluzione delle condizioni di concorrenza all'interno della
Comunità, nella misura in cui tale evoluzione avrà per effetto di
accrescere la capacità di concorrenza delle imprese;
c) alla
necessità di approvvigionamento della Comunità in materie prime e
semiprodotti, pur vigilando a che non vengano falsate fra gli Stati
membri le condizioni di concorrenza sui prodotti finiti;
d) alla
necessità di evitare gravi turbamenti nella vita economica degli Stati
membri e di assicurare uno sviluppo razionale della produzione e una
espansione del consumo nella Comunità.

CAPO 2

DIVIETO DELLE RESTRIZIONI QUANTITATIVE TRA GLI STATI MEMBRI

Articolo 28

Sono vietate fra gli Stati membri le restrizioni quantitative all'importazione nonché qualsiasi misura di effetto equivalente.

Articolo 29

Sono vietate fra gli Stati membri le restrizioni quantitative all'esportazione e qualsiasi misura di effetto equivalente.

Articolo 30

Le disposizioni degli articoli 28 e 29 lasciano impregiudicati i
divieti o restrizioni all'importazione, all'esportazione e al transito
giustificati da motivi di moralità pubblica, di ordine pubblico, di
pubblica sicurezza, di tutela della salute e della vita delle persone e
degli animali o di preservazione dei vegetali, di protezione del
patrimonio artistico, storico o archeologico nazionale, o di tutela
della proprietà industriale e commerciale. Tuttavia, tali divieti o
restrizioni non devono costituire un mezzo di discriminazione
arbitraria, né una restrizione dissimulata al commercio tra gli Stati
membri.

Articolo 31

1. Gli Stati membri procedono a un riordinamento dei monopoli
nazionali che presentano un carattere commerciale, in modo che venga
esclusa qualsiasi discriminazione fra i cittadini degli Stati membri
per quanto riguarda le condizioni relative all'approvvigionamento e
agli sbocchi.
Le disposizioni del presente articolo si applicano a
qualsiasi organismo per mezzo del quale uno Stato membro, de jure o de
facto, controlla, dirige o influenza sensibilmente, direttamente o
indirettamente, le importazioni o le esportazioni fra gli Stati membri.
Tali disposizioni si applicano altresì ai monopoli di Stato delegati.

2. Gli Stati membri si astengono da qualsiasi nuova misura contraria
ai principi enunciati nel paragrafo 1 o tale da limitare la portata
degli articoli relativi al divieto dei dazi doganali e delle
restrizioni quantitative fra gli Stati membri.

3. Nel caso di un monopolio a carattere commerciale che comporti una
regolamentazione destinata ad agevolare lo smercio o la valorizzazione
di prodotti agricoli, è opportuno assicurare, nell'applicazione delle
norme del presente articolo, garanzie equivalenti per l'occupazione e
il tenore di vita dei produttori interessati.

TITOLO II

AGRICOLTURA

Articolo 32

1. Il mercato comune comprende l'agricoltura e il commercio dei
prodotti agricoli. Per prodotti agricoli si intendono i prodotti del
suolo, dell'allevamento e della pesca, come pure i prodotti di prima
trasformazione che sono in diretta connessione con tali prodotti.

2. Salvo contrarie disposizioni degli articoli da 33 a 38 inclusi,
le norme previste per l'instaurazione del mercato comune sono
applicabili ai prodotti agricoli.

3. I prodotti cui si applicano le disposizioni degli articoli da 33
a 38 inclusi sono enumerati nell'elenco che costituisce l'allegato I
del presente trattato.

4. Il funzionamento e lo sviluppo del mercato comune per i prodotti
agricoli devono essere accompagnati dall'instaurazione di una politica
agricola comune.

Articolo 33

1. Le finalità della politica agricola comune sono:

a) incrementare la produttività dell'agricoltura, sviluppando il
progresso tecnico, assicurando lo sviluppo razionale della produzione
agricola come pure un impiego migliore dei fattori di produzione, in
particolare della manodopera;
b) assicurare così un tenore di vita
equo alla popolazione agricola, grazie in particolare al miglioramento
del reddito individuale di coloro che lavorano nell'agricoltura;
c) stabilizzare i mercati;
d) garantire la sicurezza degli approvvigionamenti;
e) assicurare prezzi ragionevoli nelle consegne ai consumatori.

2. Nell'elaborazione della politica agricola comune e dei metodi speciali che questa può implicare, si dovrà considerare:

a) il carattere particolare dell'attività agricola che deriva dalla
struttura sociale dell'agricoltura e dalle disparità strutturali e
naturali fra le diverse regioni agricole;
b) la necessità di operare gradatamente gli opportuni adattamenti;
c) il fatto che, negli Stati membri, l'agricoltura costituisce un settore intimamente connesso all'insieme dell'economia.

Articolo 34

 

1. Per raggiungere gli obiettivi previsti dall'articolo 33 è creata un'organizzazione comune dei mercati agricoli.
A seconda dei prodotti, tale organizzazione assume una delle forme qui sotto specificate:

a) regole comuni in materia di concorrenza;
b) un coordinamento obbligatorio delle diverse organizzazioni nazionali del mercato;
c) un'organizzazione europea del mercato.

2. L'organizzazione comune in una delle forme indicate al paragrafo
1 può comprendere tutte le misure necessarie al raggiungimento degli
obiettivi definiti all'articolo 33, e in particolare regolamentazioni
dei prezzi, sovvenzioni sia alla produzione che alla distribuzione dei
diversi prodotti, sistemi per la costituzione di scorte e per il
riporto, meccanismi comuni di stabilizzazione all'importazione o
all'esportazione.
Essa deve limitarsi a perseguire gli obiettivi
enunciati nell'articolo 33 e deve escludere qualsiasi discriminazione
fra produttori o consumatori della Comunità.
Un'eventuale politica comune dei prezzi deve essere basata su criteri comuni e su metodi di calcolo uniformi.

3. Per consentire all'organizzazione comune di cui al paragrafo 1 di
raggiungere i suoi obiettivi, potranno essere creati uno o più fondi
agricoli di orientamento e di garanzia.

Articolo 35

Per consentire il raggiungimento degli obiettivi definiti
dall'articolo 33, può essere in particolare previsto nell'ambito della
politica agricola comune:

a) un coordinamento efficace degli sforzi intrapresi nei settori
della formazione professionale, della ricerca e della divulgazione
dell'agronomia, che possono comportare progetti o istituzioni
finanziate in comune;
b) azioni comuni per lo sviluppo del consumo di determinati prodotti.

Articolo 36

 

Le disposizioni del capo relativo alle regole di concorrenza sono
applicabili alla produzione e al commercio dei prodotti agricoli
soltanto nella misura determinata dal Consiglio, nel quadro delle
disposizioni e conformemente alla procedura di cui all'articolo 37,
paragrafi 2 e 3, avuto riguardo agli obiettivi enunciati nell'articolo
33.
Il Consiglio può in particolare autorizzare la concessione di aiuti:

a) per la protezione delle aziende sfavorite da condizioni strutturali o naturali;
b) nel quadro di programmi di sviluppo economico.

Articolo 37

1. Per tracciare le linee direttrici di una politica agricola
comune, la Commissione convoca, non appena entrato in vigore il
trattato, una conferenza degli Stati membri per procedere al raffronto
delle loro politiche agricole, stabilendo in particolare il bilancio
delle loro risorse e dei loro bisogni.

2. La Commissione, avuto riguardo ai lavori della conferenza
prevista al paragrafo 1, dopo aver consultato il Comitato economico e
sociale, presenta, nel termine di due anni a decorrere dall'entrata in
vigore del trattato, delle proposte in merito all'elaborazione e
all'attuazione della politica agricola comune, ivi compresa la
sostituzione alle organizzazioni nazionali di una delle forme di
organizzazione comune previste dall'articolo 34, paragrafo 1, come pure
l'attuazione delle misure specificate nel presente titolo.
Tali proposte devono tener conto dell'interdipendenza delle questioni agricole menzionate nel presente titolo.
Su
proposta della Commissione, previa consultazione del Parlamento
europeo, il Consiglio, deliberando a maggioranza qualificata,
stabilisce regolamenti o direttive, oppure prende decisioni, senza
pregiudizio delle raccomandazioni che potrebbe formulare.

3. L'organizzazione comune prevista dall'articolo 34, paragrafo 1,
può essere sostituita alle organizzazioni nazionali del mercato, alle
condizioni previste dal paragrafo precedente, dal Consiglio, che
delibera a maggioranza qualificata:

a) quando l'organizzazione comune offra agli Stati membri che si
oppongono alla decisione e dispongono essi stessi di un'organizzazione
nazionale per la produzione di cui trattasi garanzie equivalenti per
l'occupazione ed il tenore di vita dei produttori interessati, avuto
riguardo al ritmo degli adattamenti possibili e delle specializzazioni
necessarie; e
b) quando tale organizzazione assicuri agli scambi
all'interno della Comunità condizioni analoghe a quelle esistenti in un
mercato nazionale.

4. Qualora un'organizzazione comune venga creata per talune materie
prime senza che ancora esista un'organizzazione comune per i prodotti
di trasformazione corrispondenti, le materie prime di cui trattasi,
utilizzate per i prodotti di trasformazione destinati all'esportazione
verso i paesi terzi, possono essere importate dall'esterno della
Comunità.

Articolo 38

Quando in uno Stato membro un prodotto è disciplinato da
un'organizzazione nazionale del mercato o da qualsiasi regolamentazione
interna di effetto equivalente che sia pregiudizievole alla concorrenza
di una produzione similare in un altro Stato membro, gli Stati membri
applicano al prodotto in questione in provenienza dallo Stato membro
ove sussista l'organizzazione ovvero la regolamentazione suddetta una
tassa di compensazione all'entrata, salvo che tale Stato non applichi
una tassa di compensazione all'esportazione.
La Commissione fissa
l'ammontare di tali tasse nella misura necessaria a ristabilire
l'equilibrio; essa può ugualmente autorizzare il ricorso ad altre
misure di cui determina le condizioni e modalità.

TITOLO III

LIBERA CIRCOLAZIONE DELLE PERSONE, DEI SERVIZI E DEI CAPITALI

CAPO 1

I LAVORATORI

Articolo 39

1. La libera circolazione dei lavoratori all'interno della Comunità è assicurata.

2. Essa implica l'abolizione di qualsiasi discriminazione, fondata
sulla nazionalità, tra i lavoratori degli Stati membri, per quanto
riguarda l'impiego, la retribuzione e le altre condizioni di lavoro.

3. Fatte salve le limitazioni giustificate da motivi di ordine
pubblico, pubblica sicurezza e sanità pubblica, essa importa il
diritto:

a) di rispondere a offerte di lavoro effettive;
b) di spostarsi liberamente a tal fine nel territorio degli Stati membri;
c)
di prendere dimora in uno degli Stati membri al fine di svolgervi
un'attività di lavoro, conformemente alle disposizioni legislative,
regolamentari e amministrative che disciplinano l'occupazione dei
lavoratori nazionali;
d) di rimanere, a condizioni che costituiranno
l'oggetto di regolamenti di applicazione stabiliti dalla Commissione,
sul territorio di uno Stato membro, dopo aver occupato un impiego.

4. Le disposizioni del presente articolo non sono applicabili agli impieghi nella pubblica amministrazione.

Articolo 40

Il Consiglio, deliberando in conformità della procedura di cui
all'articolo 251 e previa consultazione del Comitato economico e
sociale stabilisce, mediante direttive o regolamenti, le misure
necessarie per attuare la libera circolazione dei lavoratori, quale è
definita dall'articolo 39, in particolare:

a) assicurando una stretta collaborazione tra le amministrazioni nazionali del lavoro;
b)
eliminando quelle procedure e pratiche amministrative, come anche i
termini per l'accesso agli impieghi disponibili, contemplati dalla
legislazione interna ovvero da accordi conclusi in precedenza tra gli
Stati membri, il cui mantenimento sarebbe di ostacolo alla
liberalizzazione dei movimenti dei lavoratori;
c) abolendo tutti i
termini e le altre restrizioni previste dalle legislazioni interne
ovvero da accordi conclusi in precedenza tra gli Stati membri, che
impongano ai lavoratori degli altri Stati membri, in ordine alla libera
scelta di un lavoro, condizioni diverse da quelle stabilite per i
lavoratori nazionali;
d) istituendo meccanismi idonei a mettere in
contatto le offerte e le domande di lavoro e a facilitarne l'equilibrio
a condizioni che evitino di compromettere gravemente il tenore di vita
e il livello dell'occupazione nelle diverse regioni e industrie.

Articolo 41

Gli Stati membri favoriscono, nel quadro di un programma comune, gli scambi di giovani lavoratori.

Articolo 42

Il Consiglio, deliberando secondo la procedura di cui all'articolo
251, adotta in materia di sicurezza sociale le misure necessarie per
l'instaurazione della libera circolazione dei lavoratori, attuando in
particolare un sistema che consenta di assicurare ai lavoratori
migranti e ai loro aventi diritto:

a) il cumulo di tutti i periodi presi in considerazione dalle varie
legislazioni nazionali, sia per il sorgere e la conservazione del
diritto alle prestazioni sia per il calcolo di queste;
b) il pagamento delle prestazioni alle persone residenti nei territori degli Stati membri.

Il Consiglio delibera all'unanimità durante tutta la procedura di cui all'articolo 251.

CAPO 2

IL DIRITTO DI STABILIMENTO

Articolo 43

Nel quadro delle disposizioni che seguono, le restrizioni alla
libertà di stabilimento dei cittadini di uno Stato membro nel
territorio di un altro Stato membro vengono vietate. Tale divieto si
estende altresì alle restrizioni relative all'apertura di agenzie,
succursali o filiali, da parte dei cittadini di uno Stato membro
stabiliti sul territorio di un altro Stato membro.
La libertà di
stabilimento importa l'accesso alle attività non salariate e al loro
esercizio, nonché la costituzione e la gestione di imprese e in
particolare di società ai sensi dell'articolo 48, secondo comma, alle
condizioni definite dalla legislazione del paese di stabilimento nei
confronti dei propri cittadini, fatte salve le disposizioni del capo
relativo ai capitali.

Articolo 44

1. Per realizzare la libertà di stabilimento in una determinata
attività, il Consiglio, in conformità della procedura di cui
all'articolo 251 e previa consultazione del Comitato economico e
sociale, delibera mediante direttive.

2. Il Consiglio e la Commissione esercitano le funzioni loro
attribuite in virtù delle disposizioni che precedono, in particolare:

a) trattando, in generale, con precedenza le attività per le quali
la libertà di stabilimento costituisce un contributo particolarmente
utile all'incremento della produzione e degli scambi;
b) assicurando
una stretta collaborazione tra le amministrazioni nazionali competenti
al fine di conoscere le situazioni particolari all'interno della
Comunità delle diverse attività interessate;
c) sopprimendo quelle
procedure e pratiche amministrative contemplate dalla legislazione
interna ovvero da accordi precedentemente conclusi tra gli Stati
membri, il cui mantenimento sarebbe di ostacolo alla libertà di
stabilimento;
d) vigilando a che i lavoratori salariati di uno degli
Stati membri, occupati nel territorio di un altro Stato membro, possano
quivi rimanere per intraprendere un'attività non salariata, quando
soddisfino alle condizioni che sarebbero loro richieste se entrassero
in quello Stato nel momento in cui desiderano accedere all'attività di
cui trattasi;
e) rendendo possibile l'acquisto e lo sfruttamento di
proprietà fondiarie situate nel territorio di uno Stato membro da parte
di un cittadino di un altro Stato membro, sempre che non siano lesi i
principi stabiliti dall'articolo 33, paragrafo 2;
f) applicando la
graduale soppressione delle restrizioni relative alla libertà di
stabilimento in ogni ramo di attività considerato, da una parte alle
condizioni per l'apertura di agenzie, succursali o filiali sul
territorio di uno Stato membro e dall'altra alle condizioni di
ammissione del personale della sede principale negli organi di gestione
o di controllo di queste ultime;
g) coordinando, nella necessaria
misura e al fine di renderle equivalenti, le garanzie che sono
richieste, negli Stati membri, alle società a mente dell'articolo 48,
secondo comma per proteggere gli interessi tanto dei soci come dei
terzi;
h) accertandosi che le condizioni di stabilimento non vengano alterate mediante aiuti concessi dagli Stati membri.

Articolo 45

Sono escluse dall'applicazione delle disposizioni del presente capo,
per quanto riguarda lo Stato membro interessato, le attività che in
tale Stato partecipino, sia pure occasionalmente, all'esercizio dei
pubblici poteri.
Il Consiglio, deliberando a maggioranza qualificata
su proposta della Commissione, può escludere talune attività
dall'applicazione delle disposizioni del presente capo.

Articolo 46

1. Le prescrizioni del presente capo e le misure adottate in virtù
di queste ultime lasciano impregiudicata l'applicabilità delle
disposizioni legislative, regolamentari e amministrative che prevedano
un regime particolare per i cittadini stranieri e che siano
giustificate da motivi di ordine pubblico, di pubblica sicurezza e di
sanità pubblica.

2. Il Consiglio, deliberando secondo la procedura di cui
all'articolo 251, stabilisce direttive per il coordinamento delle
suddette disposizioni.

Articolo 47

1. Al fine di agevolare l'accesso alle attività non salariate e
l'esercizio di queste, il Consiglio, deliberando in conformità della
procedura di cui all'articolo 251, stabilisce direttive intese al
reciproco riconoscimento dei diplomi, certificati ed altri titoli.

2. In ordine alle stesse finalità, il Consiglio, deliberando secondo
la procedura di cui all'articolo 251 stabilisce le direttive intese al
coordinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e
amministrative degli Stati membri relative all'accesso alle attività
non salariate e all'esercizio di queste. Il Consiglio delibera
all'unanimità, durante tutta la procedura di cui all'articolo 251, per
quelle direttive la cui esecuzione, in uno Stato membro almeno,
comporti una modifica dei vigenti principi legislativi del regime delle
professioni, per quanto riguarda la formazione e le condizioni di
accesso delle persone fisiche. Negli altri casi il Consiglio delibera a
maggioranza qualificata.

3. Per quanto riguarda le professioni mediche, paramediche e
farmaceutiche, la graduale soppressione delle restrizioni sarà
subordinata al coordinamento delle condizioni richieste per il loro
esercizio nei singoli Stati membri.

Articolo 48

Le società costituite conformemente alla legislazione di uno Stato
membro e aventi la sede sociale, l'amministrazione centrale o il centro
di attività principale all'interno della Comunità, sono equiparate, ai
fini dell'applicazione delle disposizioni del presente capo, alle
persone fisiche aventi la cittadinanza degli Stati membri.
Per
società si intendono le società di diritto civile o di diritto
commerciale, ivi comprese le società cooperative, e le altre persone
giuridiche contemplate dal diritto pubblico o privato, ad eccezione
delle società che non si prefiggono scopi di lucro.

CAPO 3

I SERVIZI

Articolo 49

Nel quadro delle disposizioni seguenti, le restrizioni alla libera
prestazione dei servizi all'interno della Comunità sono vietate nei
confronti dei cittadini degli Stati membri stabiliti in un paese della
Comunità che non sia quello del destinatario della prestazione.
Il
Consiglio, deliberando a maggioranza qualificata su proposta della
Commissione, può estendere il beneficio delle disposizioni del presente
capo ai prestatori di servizi, cittadini di un paese terzo e stabiliti
all'interno della Comunità.

Articolo 50

Ai sensi del presente trattato, sono considerate come servizi le
prestazioni fornite normalmente dietro retribuzione, in quanto non
siano regolate dalle disposizioni relative alla libera circolazione
delle merci, dei capitali e delle persone.
I servizi comprendono in particolare:

a) attività di carattere industriale;
b) attività di carattere commerciale;
c) attività artigiane;
d) attività delle libere professioni.

Senza pregiudizio delle disposizioni del capo relativo al diritto di
stabilimento, il prestatore può, per l'esecuzione della sua
prestazione, esercitare, a titolo temporaneo, la sua attività nel paese
ove la prestazione è fornita, alle stesse condizioni imposte dal paese
stesso ai propri cittadini.

Articolo 51

1. La libera circolazione dei servizi, in materia di trasporti, è regolata dalle disposizioni del titolo relativo ai trasporti.

2. La liberalizzazione dei servizi delle banche e delle
assicurazioni che sono vincolati a movimenti di capitale deve essere
attuata in armonia con la liberalizzazione della circolazione dei
capitali.

Articolo 52

1. Per realizzare la liberalizzazione di un determinato servizio, il
Consiglio, su proposta della Commissione e previa consultazione del
Comitato economico e sociale e del Parlamento europeo, stabilisce
direttive, deliberando a maggioranza qualificata.

2. Nelle direttive di cui al paragrafo 1 sono in generale
considerati con priorità i servizi che intervengono in modo diretto nei
costi di produzione, ovvero la cui liberalizzazione contribuisce a
facilitare gli scambi di merci.

Articolo 53

Gli Stati membri si dichiarano disposti a procedere alla
liberalizzazione dei servizi in misura superiore a quella obbligatoria
in virtù delle direttive stabilite in applicazione dell'articolo 52,
paragrafo 1, quando ciò sia loro consentito dalla situazione economica
generale e dalla situazione del settore interessato.
La Commissione rivolge a tal fine raccomandazioni agli Stati membri interessati.

Articolo 54

Fino a quando non saranno soppresse le restrizioni alla libera
prestazione dei servizi, ciascuno degli Stati membri le applica senza
distinzione di nazionalità o di residenza a tutti i prestatori di
servizi contemplati dall'articolo 49, primo comma.

Articolo 55

Le disposizioni degli articoli da 45 a 48 inclusi sono applicabili alla materia regolata dal presente capo.

CAPO 4

CAPITALI E PAGAMENTI

Articolo 56

1. Nell'ambito delle disposizioni previste dal presente capo sono
vietate tutte le restrizioni ai movimenti di capitali tra Stati membri,
nonché tra Stati membri e paesi terzi.

2. Nell'ambito delle disposizioni previste dal presente capo sono
vietate tutte le restrizioni sui pagamenti tra Stati membri, nonché tra
Stati membri e paesi terzi.

Articolo 57

1. Le disposizioni di cui all'articolo 56 lasciano impregiudicata
l'applicazione ai paesi terzi di qualunque restrizione in vigore alla
data del 31 dicembre 1993 in virtù delle legislazioni nazionali o della
legislazione comunitaria per quanto concerne i movimenti di capitali
provenienti da paesi terzi o ad essi diretti, che implichino
investimenti diretti, inclusi gli investimenti in proprietà
immobiliari, lo stabilimento, la prestazione di servizi finanziari o
l'ammissione di valori mobiliari nei mercati finanziari.

2. Nell'ambito degli sforzi volti a conseguire, nella maggior misura
possibile e senza pregiudicare gli altri capi del presente trattato,
l'obiettivo della libera circolazione di capitali tra Stati membri e
paesi terzi, il Consiglio, che delibera a maggioranza qualificata su
proposta della Commissione, può adottare misure concernenti i movimenti
di capitali provenienti da paesi terzi o ad essi diretti, in relazione
a investimenti diretti, inclusi gli investimenti in proprietà
immobiliari, lo stabilimento, la prestazione di servizi finanziari o
l'ammissione di valori mobiliari nei mercati finanziari. È richiesta
l'unanimità per le misure adottate ai sensi del presente paragrafo che
comportino un regresso della legislazione comunitaria per quanto
riguarda la liberalizzazione dei movimenti di capitali provenienti da
paesi terzi o ad essi diretti.

Articolo 58

 

1. Le disposizioni dell'articolo 56 non pregiudicano il diritto degli Stati membri:

a) di applicare le pertinenti disposizioni della loro legislazione
tributaria in cui si opera una distinzione tra i contribuenti che non
si trovano nella medesima situazione per quanto riguarda il loro luogo
di residenza o il luogo di collocamento del loro capitale;
b) di
prendere tutte le misure necessarie per impedire le violazioni della
legislazione e delle regolamentazioni nazionali, in particolare nel
settore fiscale e in quello della vigilanza prudenziale sulle
istituzioni finanziarie, o di stabilire procedure per la dichiarazione
dei movimenti di capitali a scopo di informazione amministrativa o
statistica, o di adottare misure giustificate da motivi di ordine
pubblico o di pubblica sicurezza.

2. Le disposizioni del presente capo non pregiudicano
l'applicabilità di restrizioni in materia di diritto di stabilimento
compatibili con il presente trattato.

3. Le misure e le procedure di cui ai paragrafi 1 e 2 non devono
costituire un mezzo di discriminazione arbitraria, né una restrizione
dissimulata al libero movimento dei capitali e dei pagamenti di cui
all'articolo 56.


Articolo 59

Qualora, in circostanze eccezionali, i movimenti di capitali
provenienti da paesi terzi o ad essi diretti causino o minaccino di
causare difficoltà gravi per il funzionamento dell'Unione economica e
monetaria, il Consiglio, deliberando a maggioranza qualificata su
proposta della Commissione e previa consultazione della BCE, può
prendere nei confronti di paesi terzi, e se strettamente necessarie,
misure di salvaguardia di durata limitata, per un periodo non superiore
a sei mesi.

Articolo 60

1. Qualora, nei casi previsti all'articolo 301, sia ritenuta
necessaria un'azione della Comunità, il Consiglio, in conformità della
procedura di cui all'articolo 301, può adottare nei confronti dei paesi
terzi interessati, le misure urgenti necessarie in materia di movimenti
di capitali e di pagamenti.

2. Fatto salvo l'articolo 297 e fintantoché il Consiglio non abbia
adottato misure secondo quanto disposto dal paragrafo 1, uno Stato
membro può, per gravi ragioni politiche e per motivi di urgenza,
adottare misure unilaterali nei confronti di un paese terzo per quanto
concerne i movimenti di capitali e i pagamenti. La Commissione e gli
altri Stati membri sono informati di dette misure al più tardi alla
data di entrata in vigore delle medesime.
Il Consiglio, deliberando
a maggioranza qualificata su proposta della Commissione, può decidere
che lo Stato membro interessato modifichi o revochi tali misure. Il
presidente del Consiglio informa il Parlamento europeo in merito ad
ogni decisione presa dal Consiglio.

TITOLO IV

VISTI, ASILO, IMMIGRAZIONE ED ALTRE POLITICHE CONNESSE CON LA
LIBERA CIRCOLAZIONE DELLE PERSONE

Articolo 61

Allo scopo di istituire progressivamente uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia, il Consiglio adotta:

a) entro un periodo di cinque anni a decorrere dall'entrata in
vigore del trattato di Amsterdam, misure volte ad assicurare la libera
circolazione delle persone a norma dell'articolo 14, insieme a misure
di accompagnamento direttamente collegate in materia di controlli alle
frontiere esterne, asilo e immigrazione, a norma dell'articolo 62,
paragrafi 2 e 3 e dell'articolo 63, paragrafo 1, lettera a) e paragrafo
2, lettera a), nonché misure per prevenire e combattere la criminalità
a norma dell'articolo 31, lettera e), del trattato sull'Unione europea,
b)
altre misure nei settori dell'asilo, dell'immigrazione e della
salvaguardia dei diritti dei cittadini dei paesi terzi, a norma
dell'articolo 63,
c) misure nel settore della cooperazione giudiziaria in materia civile, come previsto all'articolo 65,
d) misure appropriate per incoraggiare e rafforzare la cooperazione amministrativa, come previsto all'articolo 66,
e)
misure nel settore della cooperazione di polizia e giudiziaria in
materia penale volte ad assicurare alle persone un elevato livello di
sicurezza mediante la prevenzione e la lotta contro la criminalità
all'interno dell'Unione, in conformità alle disposizioni del trattato
sull'Unione europea.

Articolo 62

Il Consiglio, deliberando secondo la procedura di cui all'articolo
67, entro un periodo di cinque anni a decorrere dall'entrata in vigore
del trattato di Amsterdam adotta:

1) misure volte a garantire, in conformità all'articolo 14, che non
vi siano controlli sulle persone, sia cittadini dell'Unione sia
cittadini di paesi terzi, all'atto dell'attraversamento delle frontiere
interne;

2) misure relative all'attraversamento delle frontiere esterne degli Stati membri, che definiscono:

a) norme e procedure cui gli Stati membri devono attenersi per
l'effettuazione di controlli sulle persone alle suddette frontiere;
b) regole in materia di visti relativi a soggiorni previsti di durata non superiore a tre mesi, che comprendono:

i) un elenco dei paesi terzi i cui cittadini devono essere in
possesso del visto all'atto dell'attraversamento delle frontiere
esterne e di quelli i cui cittadini sono esenti da tale obbligo;
ii) le procedure e condizioni per il rilascio dei visti da parte degli Stati membri;
iii) un modello uniforme di visto;
iv) norme relative a un visto uniforme;

3) misure che stabiliscono a quali condizioni i cittadini dei paesi
terzi hanno libertà di spostarsi all'interno del territorio degli Stati
membri per un periodo non superiore a tre mesi.

Articolo 63

Il Consiglio, deliberando secondo la procedura di cui all'articolo
67, entro un periodo di cinque anni dall'entrata in vigore del trattato
di Amsterdam adotta:

1) misure in materia di asilo, a norma della Convenzione di Ginevra
del 28 luglio 1951 e del protocollo del 31 gennaio 1967, relativo allo
status dei rifugiati, e degli altri trattati pertinenti, nei seguenti
settori:

a) criteri e meccanismi per determinare quale Stato membro è
competente per l'esame della domanda di asilo presentata da un
cittadino di un paese terzo in uno degli Stati membri;
b) norme minime relative all'accoglienza dei richiedenti asilo negli Stati membri;
c) norme minime relative all'attribuzione della qualifica di rifugiato a cittadini di paesi terzi;
d) norme minime sulle procedure applicabili negli Stati membri per la concessione o la revoca dello status di rifugiato;

2) misure applicabili ai rifugiati ed agli sfollati nei seguenti settori:

a) norme minime per assicurare protezione temporanea agli sfollati
di paesi terzi che non possono ritornare nel paese di origine e per le
persone che altrimenti necessitano di protezione internazionale;
b)
promozione di un equilibrio degli sforzi tra gli Stati membri che
ricevono i rifugiati e gli sfollati e subiscono le conseguenze
dell'accoglienza degli stessi;

3) misure in materia di politica dell'immigrazione nei seguenti settori:

a) condizioni di ingresso e soggiorno e norme sulle procedure per il
rilascio da parte degli Stati membri di visti a lungo termine e di
permessi di soggiorno, compresi quelli rilasciati a scopo di
ricongiungimento familiare;
b) immigrazione e soggiorno irregolari, compreso il rimpatrio delle persone in soggiorno irregolare;

4) misure che definiscono con quali diritti e a quali condizioni i
cittadini di paesi terzi che soggiornano legalmente in uno Stato membro
possono soggiornare in altri Stati membri.

Le misure adottate dal Consiglio a norma dei punti 3 e 4 non ostano
a che uno Stato membro mantenga o introduca, nei settori in questione,
disposizioni nazionali compatibili con il presente trattato e con gli
accordi internazionali.
Alle misure da adottare a norma del punto 2,
lettera b), del punto 3, lettera a), e del punto 4 non si applica il
suddetto periodo di cinque anni.

Articolo 64

1. Il presente titolo non osta all'esercizio delle responsabilità
incombenti agli Stati membri per il mantenimento dell'ordine pubblico e
la salvaguardia della sicurezza interna.

2. Qualora uno o più Stati membri debbano affrontare una situazione
di emergenza caratterizzata dall'afflusso improvviso di cittadini di
paesi terzi e fatto salvo il paragrafo 1, il Consiglio può, deliberando
a maggioranza qualificata su proposta della Commissione, adottare
misure temporanee di durata non superiore a sei mesi a beneficio degli
Stati membri interessati.

Articolo 65

Le misure nel settore della cooperazione giudiziaria in materia
civile che presenti implicazioni transfrontaliere, da adottare a norma
dell'articolo 67 e per quanto necessario al corretto funzionamento del
mercato interno, includono:

a) il miglioramento e la semplificazione:

— del sistema per la notificazione transnazionale degli atti giudiziari ed extragiudiziali,
— della cooperazione nell'assunzione dei mezzi di prova,
— del riconoscimento e dell'esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale, comprese le decisioni extragiudiziali;

b) la promozione della compatibilità delle regole applicabili negli
Stati membri ai conflitti di leggi e di competenza giurisdizionale;
c)
l'eliminazione degli ostacoli al corretto svolgimento dei procedimenti
civili, se necessario promuovendo la compatibilità delle norme di
procedura civile applicabili negli Stati membri.

Articolo 66

Il Consiglio, deliberando secondo la procedura di cui all'articolo
67, adotta misure atte a garantire la cooperazione tra i pertinenti
servizi delle amministrazioni degli Stati membri nelle materie
disciplinate dal presente titolo, nonché tra tali servizi e la
Commissione.

Articolo 67 (*)

1. Per un periodo transitorio di cinque anni dall'entrata in vigore
del trattato di Amsterdam, il Consiglio delibera all'unanimità su
proposta della Commissione o su iniziativa di uno Stato membro e previa
consultazione del Parlamento europeo.

2. Trascorso tale periodo di cinque anni:

— il Consiglio delibera su proposta della Commissione; la
Commissione esamina qualsiasi richiesta formulata da uno Stato membro
affinché essa sottoponga una proposta al Consiglio,
— il Consiglio,
deliberando all'unanimità previa consultazione del Parlamento europeo,
prende una decisione al fine di assoggettare tutti o parte dei settori
contemplati dal presente titolo alla procedura di cui all'articolo 251
e di adattare le disposizioni relative alle competenze della Corte di
giustizia.

3. In deroga ai paragrafi 1 e 2, le misure di cui all'articolo 62,
punto 2, lettera b), punti i) e iii), successivamente all'entrata in
vigore del trattato di Amsterdam, sono adottate dal Consiglio, che
delibera a maggioranza qualificata su proposta della Commissione e
previa consultazione del Parlamento europeo;

4. In deroga al paragrafo 2, le misure di cui all'articolo 62, punto
2, lettera b), punti ii) e iv), trascorso un periodo di cinque anni
dall'entrata in vigore del trattato di Amsterdam, sono adottate dal
Consiglio, che delibera secondo la procedura di cui all'articolo 251.

5. In deroga al paragrafo 1, il Consiglio adotta secondo la procedura di cui all'articolo 251:

— le misure previste all'articolo 63, punto 1) e punto 2), lettera
a), purché il Consiglio abbia preliminarmente adottato, ai sensi del
paragrafo 1 del presente articolo, una normativa comunitaria che
definisca le norme comuni e i principi essenziali che disciplinano tali
materie,
— le misure previste all'articolo 65, ad esclusione degli aspetti connessi con il diritto di famiglia.

(*) Articolo modificato dal trattato di Nizza.

Articolo 68

1. L'articolo 234 si applica al presente titolo nelle seguenti
circostanze e alle seguenti condizioni: quando è sollevata, in un
giudizio pendente davanti a una giurisdizione nazionale avverso le cui
decisioni non possa proporsi un ricorso giurisdizionale di diritto
interno, una questione concernente l'interpretazione del presente
titolo oppure la validità o l'interpretazione degli atti delle
istituzioni della Comunità fondati sul presente titolo, tale
giurisdizione, qualora reputi necessaria per emanare la sua sentenza
una decisione su tale punto, domanda alla Corte di giustizia di
pronunciarsi sulla questione.

2. La Corte di giustizia non è comunque competente a pronunciarsi
sulle misure o decisioni adottate a norma dell'articolo 62, punto 1, in
materia di mantenimento dell'ordine pubblico e di salvaguardia della
sicurezza interna.

3. Il Consiglio, la Commissione o uno Stato membro possono chiedere
alla Corte di giustizia di pronunciarsi sull'interpretazione del
presente titolo o degli atti delle istituzioni della Comunità fondati
sul presente titolo. La decisione pronunciata dalla Corte di giustizia
in risposta a siffatta richiesta non si applica alle sentenze degli
organi giurisdizionali degli Stati membri passate in giudicato.

Articolo 69

Il presente titolo si applica nel rispetto delle disposizioni del
protocollo sulla posizione del Regno Unito e dell'Irlanda e del
protocollo sulla posizione della Danimarca e fatto salvo il protocollo
sull'applicazione di alcuni aspetti dell'articolo 14 del trattato che
istituisce la Comunità europea al Regno Unito e all'Irlanda.

TITOLO V

TRASPORTI

Articolo 70

Gli Stati membri perseguono gli obiettivi del trattato per quanto
riguarda la materia disciplinata dal presente titolo, nel quadro di una
politica comune dei trasporti.

Articolo 71

 

1. Ai fini dell'applicazione dell'articolo 70 e tenuto conto degli
aspetti peculiari dei trasporti, il Consiglio, deliberando secondo la
procedura di cui all'articolo 251 e previa consultazione del Comitato
economico e sociale e del Comitato delle regioni, stabilisce:

a) norme comuni applicabili ai trasporti internazionali in partenza
dal territorio di uno Stato membro o a destinazione di questo, o in
transito sul territorio di uno o più Stati membri;
b) le condizioni per l'ammissione di vettori non residenti ai trasporti nazionali in uno Stato membro;
c) le misure atte a migliorare la sicurezza dei trasporti;
d) ogni altra utile disposizione.

2. In deroga alla procedura prevista al paragrafo 1, le disposizioni
riguardanti i principi del regime dei trasporti e la cui applicazione
potrebbe gravemente pregiudicare il tenore di vita e l'occupazione in
talune regioni, come pure l'uso delle attrezzature relative ai
trasporti, sono stabilite dal Consiglio, che delibera all'unanimità su
proposta della Commissione e previa consultazione del Parlamento
europeo e del Comitato economico e sociale, avuto riguardo alla
necessità di un adattamento allo sviluppo economico determinato
dall'instaurazione del mercato comune.

Articolo 72

Fino a che non siano emanate le disposizioni di cui all'articolo 71,
paragrafo 1, e salvo accordo unanime del Consiglio, nessuno degli Stati
membri può rendere meno favorevoli, nei loro effetti diretti o
indiretti nei confronti dei vettori degli altri Stati membri rispetto
ai vettori nazionali, le varie disposizioni che disciplinano la materia
al 1o gennaio 1958 o, per gli Stati aderenti, alla data della loro
adesione.

Articolo 73

Sono compatibili con il presente trattato gli aiuti richiesti dalle
necessità del coordinamento dei trasporti ovvero corrispondenti al
rimborso di talune servitù inerenti alla nozione di pubblico servizio.

Articolo 74

Qualsiasi misura in materia di prezzi e condizioni di trasporto,
adottata nell'ambito del presente trattato, deve tener conto della
situazione economica dei vettori.

Articolo 75

1. Devono essere abolite, nel traffico interno della Comunità, le
discriminazioni consistenti nell'applicazione, da parte di un vettore,
di prezzi e condizioni di trasporto differenti per le stesse merci e
per le stesse relazioni di traffico e fondate sul paese di origine o di
destinazione dei prodotti trasportati.

2. Il paragrafo 1 non esclude che il Consiglio possa adottare altre misure in applicazione dell'articolo 71, paragrafo 1.

3. Il Consiglio, con deliberazione a maggioranza qualificata,
stabilisce, su proposta della Commissione e previa consultazione del
Comitato economico e sociale, una regolamentazione intesa a garantire
l'attuazione delle disposizioni del paragrafo 1.
Esso può prendere
in particolare le disposizioni necessarie a permettere alle istituzioni
della Comunità di controllare l'osservanza della norma enunciata dal
paragrafo 1 e ad assicurarne l'intero beneficio agli utenti.

4. La Commissione, di sua iniziativa o a richiesta di uno Stato
membro, esamina i casi di discriminazioni contemplati dal paragrafo 1
e, dopo aver consultato ogni Stato membro interessato, prende le
necessarie decisioni, nel quadro della regolamentazione stabilita
conformemente alle disposizioni del paragrafo 3.

Articolo 76

1. È fatto divieto a uno Stato membro di imporre ai trasporti
effettuati all'interno della Comunità l'applicazione di prezzi e
condizioni che importino qualsiasi elemento di sostegno o di protezione
nell'interesse di una o più imprese o industrie particolari, salvo
quando tale applicazione sia autorizzata dalla Commissione.

2. La Commissione, di propria iniziativa o a richiesta di uno Stato
membro, esamina i prezzi e le condizioni di cui al paragrafo 1, avendo
particolare riguardo, da una parte, alle esigenze di una politica
economica regionale adeguata, alle necessità delle regioni
sottosviluppate e ai problemi delle regioni che abbiano gravemente
risentito di circostanze politiche e d'altra parte all'incidenza di
tali prezzi e condizioni sulla concorrenza tra i modi di trasporto.
Dopo aver consultato tutti gli Stati membri interessati, la Commissione prende le necessarie decisioni.

3. Il divieto di cui al paragrafo 1 non colpisce le tariffe concorrenziali.

Articolo 77

Le tasse o canoni che, a prescindere dai prezzi di trasporto, sono
percepiti da un vettore al passaggio delle frontiere non debbono
superare un livello ragionevole, avuto riguardo alle spese reali
effettivamente determinate dal passaggio stesso.
Gli Stati membri procurano di ridurre progressivamente le spese in questione.
La Commissione può rivolgere raccomandazioni agli Stati membri ai fini dell'applicazione del presente articolo.

Articolo 78

Le disposizioni del presente titolo non ostano alle misure adottate
nella Repubblica federale di Germania, sempre che tali misure siano
necessarie a compensare gli svantaggi economici cagionati dalla
divisione della Germania all'economia di talune regioni della
Repubblica federale che risentono di tale divisione.

Articolo 79

Presso la Commissione è istituito un comitato a carattere
consultivo, composto di esperti designati dai governi degli Stati
membri. La Commissione lo consulta in materia di trasporti, ogni
qualvolta lo ritenga utile, restando impregiudicate le attribuzioni del
Comitato economico e sociale.

Articolo 80

1. Le disposizioni del presente titolo si applicano ai trasporti ferroviari, su strada e per vie navigabili.

2. Il Consiglio, con deliberazione a maggioranza qualificata, potrà
decidere se, in quale misura e con quale procedura potranno essere
prese opportune disposizioni per la navigazione marittima e aerea.
Le disposizioni di procedura di cui all'articolo 71 sono applicabili.

TITOLO VI

NORME COMUNI SULLA CONCORRENZA, SULLA FISCALITÀ E SUL
RAVVICINAMENTO DELLE LEGISLAZIONI

CAPO 1

REGOLE DI CONCORRENZA

SEZIONE PRIMA

REGOLE APPLICABILI ALLE IMPRESE

Articolo 81

1. Sono incompatibili con il mercato comune e vietati tutti gli
accordi tra imprese, tutte le decisioni di associazioni di imprese e
tutte le pratiche concordate che possano pregiudicare il commercio tra
Stati membri e che abbiano per oggetto e per effetto di impedire,
restringere o falsare il gioco della concorrenza all'interno del
mercato comune ed in particolare quelli consistenti nel:

a) fissare direttamente o indirettamente i prezzi d'acquisto o di vendita ovvero altre condizioni di transazione;
b) limitare o controllare la produzione, gli sbocchi, lo sviluppo tecnico o gli investimenti;
c) ripartire i mercati o le fonti di approvvigionamento;
d)
applicare, nei rapporti commerciali con gli altri contraenti,
condizioni dissimili per prestazioni equivalenti, così da determinare
per questi ultimi uno svantaggio nella concorrenza;
e) subordinare
la conclusione di contratti all'accettazione da parte degli altri
contraenti di prestazioni supplementari, che, per loro natura o secondo
gli usi commerciali, non abbiano alcun nesso con l'oggetto dei
contratti stessi.

2. Gli accordi o decisioni, vietati in virtù del presente articolo, sono nulli di pieno diritto.

3. Tuttavia, le disposizioni del paragrafo 1 possono essere dichiarate inapplicabili:

— a qualsiasi accordo o categoria di accordi fra imprese,
— a qualsiasi decisione o categoria di decisioni di associazioni di imprese,

e

— a qualsiasi pratica concordata o categoria di pratiche concordate, 

che contribuiscano a migliorare la produzione o la distribuzione dei
prodotti o a promuovere il progresso tecnico o economico, pur
riservando agli utilizzatori una congrua parte dell'utile che ne
deriva, ed evitando di

a) imporre alle imprese interessate restrizioni che non siano indispensabili per raggiungere tali obiettivi;
b) dare a tali imprese la possibilità di eliminare la concorrenza per una parte sostanziale dei prodotti di cui trattasi.

Articolo 82

È incompatibile con il mercato comune e vietato, nella misura in cui
possa essere pregiudizievole al commercio tra Stati membri, lo
sfruttamento abusivo da parte di una o più imprese di una posizione
dominante sul mercato comune o su una parte sostanziale di questo.
Tali pratiche abusive possono consistere in particolare:

a) nell'imporre direttamente od indirettamente prezzi d'acquisto, di vendita od altre condizioni di transazione non eque;
b) nel limitare la produzione, gli sbocchi o lo sviluppo tecnico, a danno dei consumatori;
c)
nell'applicare nei rapporti commerciali con gli altri contraenti
condizioni dissimili per prestazioni equivalenti, determinando così per
questi ultimi uno svantaggio per la concorrenza;
d) nel subordinare
la conclusione di contratti all'accettazione da parte degli altri
contraenti di prestazioni supplementari, che, per loro natura o secondo
gli usi commerciali, non abbiano alcun nesso con l'oggetto dei
contratti stessi.

Articolo 83

1. I regolamenti e le direttive utili ai fini dell'applicazione dei
principi contemplati dagli articoli 81 e 82 sono stabiliti dal
Consiglio, che delibera a maggioranza qualificata su proposta della
Commissione e previa consultazione del Parlamento europeo.

2. Le disposizioni di cui al paragrafo 1 hanno, in particolare, lo scopo di:

a) garantire l'osservanza dei divieti di cui all'articolo 81,
paragrafo 1, e all'articolo 82, comminando ammende e penalità di mora;
b)
determinare le modalità di applicazione dell'articolo 81, paragrafo 3,
avendo riguardo alla necessità di esercitare una sorveglianza efficace
e, nel contempo, semplificare, per quanto possibile, il controllo
amministrativo;
c) precisare, eventualmente, per i vari settori economici, il campo di applicazione delle disposizioni degli articoli 81 e 82;
d)
definire i rispettivi compiti della Commissione e della Corte di
giustizia nell'applicazione delle disposizioni contemplate dal presente
paragrafo;
e) definire i rapporti fra le legislazioni nazionali da
una parte e le disposizioni della presente sezione nonché quelle
adottate in applicazione del presente articolo, dall'altra.

Articolo 84

Fino al momento dell'entrata in vigore delle disposizioni adottate
in applicazione dell'articolo 83, le autorità degli Stati membri
decidono in merito all'ammissibilità di intese e allo sfruttamento
abusivo di una posizione dominante nel mercato comune, in conformità
del diritto nazionale interno e delle disposizioni dell'articolo 81, in
particolare del paragrafo 3, e dell'articolo 82.

Articolo 85

1. Senza pregiudizio dell'articolo 84, la Commissione vigila perché
siano applicati i principi fissati dagli articoli 81 e 82. Essa
istruisce, a richiesta di uno Stato membro o d'ufficio e in
collegamento con le autorità competenti degli Stati membri che le
prestano la loro assistenza, i casi di presunta infrazione ai principi
suddetti. Qualora essa constati l'esistenza di un'infrazione, propone i
mezzi atti a porvi termine.

2. Qualora non sia posto termine alle infrazioni, la Commissione
constata l'infrazione ai principi con una decisione motivata. Essa può
pubblicare tale decisione e autorizzare gli Stati membri ad adottare le
necessarie misure, di cui definisce le condizioni e modalità, per
rimediare alla situazione.

Articolo 86

1. Gli Stati membri non emanano né mantengono, nei confronti delle
imprese pubbliche e delle imprese cui riconoscono diritti speciali o
esclusivi, alcuna misura contraria alle norme del presente trattato,
specialmente a quelle contemplate dagli articoli 12 e da 81 a 89
inclusi.

2. Le imprese incaricate della gestione di servizi di interesse
economico generale o aventi carattere di monopolio fiscale sono
sottoposte alle norme del presente trattato, e in particolare alle
regole di concorrenza, nei limiti in cui l'applicazione di tali norme
non osti all'adempimento, in linea di diritto e di fatto, della
specifica missione loro affidata. Lo sviluppo degli scambi non deve
essere compromesso in misura contraria agli interessi della Comunità.

3. La Commissione vigila sull'applicazione delle disposizioni del
presente articolo rivolgendo, ove occorra, agli Stati membri, opportune
direttive o decisioni.

SEZIONE 2

AIUTI CONCESSI DAGLI STATI

Articolo 87

1. Salvo deroghe contemplate dal presente trattato, sono
incompatibili con il mercato comune, nella misura in cui incidano sugli
scambi tra Stati membri, gli aiuti concessi dagli Stati, ovvero
mediante risorse statali, sotto qualsiasi forma che, favorendo talune
imprese o talune produzioni, falsino o minaccino di falsare la
concorrenza.

2. Sono compatibili con il mercato comune:

a) gli aiuti a carattere sociale concessi ai singoli consumatori, a
condizione che siano accordati senza discriminazioni determinate
dall'origine dei prodotti;
b) gli aiuti destinati a ovviare ai danni arrecati dalle calamità naturali oppure da altri eventi eccezionali;
c)
gli aiuti concessi all'economia di determinate regioni della Repubblica
federale di Germania che risentono della divisione della Germania,
nella misura in cui sono necessari a compensare gli svantaggi economici
provocati da tale divisione.

3. Possono considerarsi compatibili con il mercato comune:

a) gli aiuti destinati a favorire lo sviluppo economico delle
regioni ove il tenore di vita sia anormalmente basso, oppure si abbia
una grave forma di sottoccupazione;
b) gli aiuti destinati a
promuovere la realizzazione di un importante progetto di comune
interesse europeo oppure a porre rimedio a un grave turbamento
dell'economia di uno Stato membro;
c) gli aiuti destinati ad
agevolare lo sviluppo di talune attività o di talune regioni
economiche, sempre che non alterino le condizioni degli scambi in
misura contraria al comune interesse;
d) gli aiuti destinati a
promuovere la cultura e la conservazione del patrimonio, quando non
alterino le condizioni degli scambi e della concorrenza nella Comunità
in misura contraria all'interesse comune;
e) le altre categorie di
aiuti, determinate con decisione del Consiglio, che delibera a
maggioranza qualificata su proposta della Commissione.

Articolo 88

1. La Commissione procede con gli Stati membri all'esame permanente
dei regimi di aiuti esistenti in questi Stati. Essa propone a questi
ultimi le opportune misure richieste dal graduale sviluppo o dal
funzionamento del mercato comune.

2. Qualora la Commissione, dopo aver intimato agli interessati di
presentare le loro osservazioni, constati che un aiuto concesso da uno
Stato, o mediante fondi statali, non è compatibile con il mercato
comune a norma dell'articolo 87, oppure che tale aiuto è attuato in
modo abusivo, decide che lo Stato interessato deve sopprimerlo o
modificarlo nel termine da essa fissato.
Qualora lo Stato in causa
non si conformi a tale decisione entro il termine stabilito, la
Commissione o qualsiasi altro Stato interessato può adire direttamente
la Corte di giustizia, in deroga agli articoli 226 e 227.
A
richiesta di uno Stato membro, il Consiglio, deliberando all'unanimità,
può decidere che un aiuto, istituito o da istituirsi da parte di questo
Stato, deve considerarsi compatibile con il mercato comune, in deroga
alle disposizioni dell'articolo 87 o ai regolamenti di cui all'articolo
89, quando circostanze eccezionali giustifichino tale decisione.
Qualora la Commissione abbia iniziato, nei riguardi di tale aiuto, la
procedura prevista dal presente paragrafo, primo comma, la richiesta
dello Stato interessato rivolta al Consiglio avrà per effetto di
sospendere tale procedura fino a quando il Consiglio non si sia
pronunciato al riguardo.
Tuttavia, se il Consiglio non si è pronunciato entro tre mesi dalla data della richiesta, la Commissione delibera.

3. Alla Commissione sono comunicati, in tempo utile perché presenti
le sue osservazioni, i progetti diretti a istituire o modificare aiuti.
Se ritiene che un progetto non sia compatibile con il mercato comune a
norma dell'articolo 87, la Commissione inizia senza indugio la
procedura prevista dal paragrafo precedente. Lo Stato membro
interessato non può dare esecuzione alle misure progettate prima che
tale procedura abbia condotto a una decisione finale.

Articolo 89

Il Consiglio, con deliberazione a maggioranza qualificata su
proposta della Commissione e previa consultazione del Parlamento
europeo, può stabilire tutti i regolamenti utili ai fini
dell'applicazione degli articoli 87 e 88 e fissare in particolare le
condizioni per l'applicazione dell'articolo 88, paragrafo 3, nonché le
categorie di aiuti che sono dispensate da tale procedura.

CAPO 2

DISPOSIZIONI FISCALI

Articolo 90

Nessuno Stato membro applica direttamente o indirettamente ai
prodotti degli altri Stati membri imposizioni interne, di qualsivoglia
natura, superiori a quelle applicate direttamente o indirettamente ai
prodotti nazionali similari.
Inoltre, nessuno Stato membro applica
ai prodotti degli altri Stati membri imposizioni interne intese a
proteggere indirettamente altre produzioni.

Articolo 91

I prodotti esportati nel territorio di uno degli Stati membri non
possono beneficiare di alcun ristorno di imposizioni interne che sia
superiore alle imposizioni ad essi applicate direttamente o
indirettamente.

Articolo 92

Per quanto riguarda le imposizioni diverse dalle imposte sulla cifra
d'affari, dalle imposte di consumo e dalle altre imposte indirette, si
possono operare esoneri e rimborsi all'esportazione negli altri Stati
membri e introdurre tasse di compensazione applicabili alle
importazioni provenienti dagli Stati membri, soltanto qualora le misure
progettate siano state preventivamente approvate per un periodo
limitato dal Consiglio, che delibera a maggioranza qualificata su
proposta della Commissione.

Articolo 93

Il Consiglio, deliberando all'unanimità su proposta della
Commissione e previa consultazione del Parlamento europeo e del
Comitato economico e sociale, adotta le disposizioni che riguardano
l'armonizzazione delle legislazioni relative alle imposte sulla cifra
d'affari, alle imposte di consumo ed altre imposte indirette, nella
misura in cui detta armonizzazione sia necessaria per assicurare
l'instaurazione ed il funzionamento del mercato interno entro il
termine previsto dall'articolo 14.

CAPO 3

RAVVICINAMENTO DELLE LEGISLAZIONI

Articolo 94

Il Consiglio, deliberando all'unanimità su proposta della
Commissione e previa consultazione del Parlamento europeo e del
Comitato economico e sociale, stabilisce direttive volte al
ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed
amministrative degli Stati membri che abbiano un'incidenza diretta
sull'instaurazione o sul funzionamento del mercato comune.

Articolo 95

1. In deroga all'articolo 94 e salvo che il presente trattato non
disponga diversamente, si applicano le disposizioni seguenti per la
realizzazione degli obiettivi dell'articolo 14. Il Consiglio,
deliberando in conformità della procedura di cui all'articolo 251 e
previa consultazione del Comitato economico e sociale, adotta le misure
relative al ravvicinamento delle disposizioni legislative,
regolamentari ed amministrative degli Stati membri che hanno per
oggetto l'instaurazione ed il funzionamento del mercato interno.

2. Il paragrafo 1 non si applica alle disposizioni fiscali, a quelle
relative alla libera circolazione delle persone e a quelle relative ai
diritti ed interessi dei lavoratori dipendenti.

3. La Commissione, nelle sue proposte di cui al paragrafo 1 in
materia di sanità, sicurezza, protezione dell'ambiente e protezione dei
consumatori, si basa su un livello di protezione elevato, tenuto conto,
in particolare, degli eventuali nuovi sviluppi fondati su riscontri
scientifici. Anche il Parlamento europeo ed il Consiglio, nell'ambito
delle rispettive competenze, cercheranno di conseguire tale obiettivo.

4. Allorché, dopo l'adozione da parte del Consiglio o della
Commissione di una misura di armonizzazione, uno Stato membro ritenga
necessario mantenere disposizioni nazionali giustificate da esigenze
importanti di cui all'articolo 30 o relative alla protezione
dell'ambiente o dell'ambiente di lavoro, esso notifica tali
disposizioni alla Commissione precisando i motivi del mantenimento
delle stesse.

5. Inoltre, fatto salvo il paragrafo 4, allorché, dopo l'adozione da
parte del Consiglio o della Commissione di una misura di
armonizzazione, uno Stato membro ritenga necessario introdurre
disposizioni nazionali fondate su nuove prove scientifiche inerenti
alla protezione dell'ambiente o dell'ambiente di lavoro, giustificate
da un problema specifico a detto Stato membro insorto dopo l'adozione
della misura di armonizzazione, esso notifica le disposizioni previste
alla Commissione precisando i motivi dell'introduzione delle stesse.

6. La Commissione, entro sei mesi dalle notifiche di cui ai
paragrafi 4 e 5, approva o respinge le disposizioni nazionali in
questione dopo aver verificato se esse costituiscano o no uno strumento
di discriminazione arbitraria o una restrizione dissimulata nel
commercio tra gli Stati membri e se rappresentino o no un ostacolo al
funzionamento del mercato interno.
In mancanza di decisione della
Commissione entro detto periodo, le disposizioni nazionali di cui ai
paragrafi 4 e 5 sono considerate approvate.
Se giustificato dalla
complessità della questione e in assenza di pericolo per la salute
umana, la Commissione può notificare allo Stato membro interessato che
il periodo di cui al presente paragrafo può essere prolungato per un
ulteriore periodo di massimo sei mesi.

7. Quando uno Stato membro è autorizzato, a norma del paragrafo 6, a
mantenere o a introdurre disposizioni nazionali che derogano a una
misura di armonizzazione, la Commissione esamina immediatamente
l'opportunità di proporre un adeguamento di detta misura.

8. Quando uno Stato membro solleva un problema specifico di pubblica
sanità in un settore che è stato precedentemente oggetto di misure di
armonizzazione, esso lo sottopone alla Commissione che esamina
immediatamente l'opportunità di proporre misure appropriate al
Consiglio.

9. In deroga alla procedura di cui agli articoli 226 e 227, la
Commissione o qualsiasi Stato membro può adire direttamente la Corte di
giustizia ove ritenga che un altro Stato membro faccia un uso abusivo
dei poteri contemplati dal presente articolo.

10. Le misure di armonizzazione di cui sopra comportano, nei casi
opportuni, una clausola di salvaguardia che autorizza gli Stati membri
ad adottare, per uno o più dei motivi di carattere non economico di cui
all'articolo 30, misure provvisorie soggette ad una procedura
comunitaria di controllo.

Articolo 96

Qualora la Commissione constati che una disparità esistente nelle
disposizioni legislative, regolamentari o amministrative degli Stati
membri falsa le condizioni di concorrenza sul mercato comune e provoca,
per tal motivo, una distorsione che deve essere eliminata, essa
provvede a consultarsi con gli Stati membri interessati.
Se
attraverso tale consultazione non si raggiunge un accordo che elimini
la distorsione in questione, il Consiglio stabilisce, su proposta della
Commissione, le direttive all'uopo necessarie, deliberando a
maggioranza qualificata. La Commissione e il Consiglio possono adottare
ogni altra opportuna misura prevista dal presente trattato.

Articolo 97

1. Quando vi sia motivo di temere che l'emanazione o la modifica di
disposizioni legislative, regolamentari o amministrative provochi una
distorsione ai sensi dell'articolo precedente, lo Stato membro che
vuole procedervi consulta la Commissione. La Commissione, dopo aver
consultato gli Stati membri, raccomanda agli Stati interessati le
misure idonee ad evitare la distorsione in questione.

2. Se lo Stato che vuole emanare o modificare disposizioni nazionali
non si conforma alla raccomandazione rivoltagli dalla Commissione, non
si potrà richiedere agli altri Stati membri, nell'applicazione
dell'articolo 96, di modificare le loro disposizioni nazionali per
eliminare tale distorsione. Se lo Stato membro che ha trascurato la
raccomandazione della Commissione provoca una distorsione unicamente a
suo detrimento, non sono applicabili le disposizioni dell'articolo 96.

TITOLO VII

POLITICA ECONOMICA E MONETARIA

CAPO 1

POLITICA ECONOMICA

Articolo 98

Gli Stati membri attuano la loro politica economica allo scopo di
contribuire alla realizzazione degli obiettivi della Comunità definiti
all'articolo 2 e nel contesto degli indirizzi di massima di cui
all'articolo 99, paragrafo 2. Gli Stati membri e la Comunità agiscono
nel rispetto dei principi di un'economia di mercato aperta e in libera
concorrenza, favorendo un'efficace allocazione delle risorse,
conformemente ai principi di cui all'articolo 4.

Articolo 99

1. Gli Stati membri considerano le loro politiche economiche una
questione di interesse comune e le coordinano nell'ambito del
Consiglio, conformemente alle disposizioni dell'articolo 98.

2. Il Consiglio, deliberando a maggioranza qualificata su
raccomandazione della Commissione, elabora un progetto di indirizzi di
massima per le politiche economiche degli Stati membri e della
Comunità, e ne riferisce le risultanze al Consiglio europeo.
Il
Consiglio europeo, deliberando sulla base di detta relazione del
Consiglio, dibatte delle conclusioni in merito agli indirizzi di
massima per le politiche economiche degli Stati membri e della Comunità.
Sulla
base di dette conclusioni, il Consiglio, deliberando a maggioranza
qualificata, adotta una raccomandazione che definisce i suddetti
indirizzi di massima. Il Consiglio informa il Parlamento europeo in
merito a tale raccomandazione.

3. Al fine di garantire un più stretto coordinamento delle politiche
economiche e una convergenza duratura dei risultati economici degli
Stati membri, il Consiglio, sulla base di relazioni presentate dalla
Commissione, sorveglia l'evoluzione economica in ciascuno degli Stati
membri e nella Comunità, nonché la coerenza delle politiche economiche
con gli indirizzi di massima di cui al paragrafo 2 e procede
regolarmente ad una valutazione globale.
Ai fini di detta
sorveglianza multilaterale, gli Stati membri trasmettono alla
Commissione le informazioni concernenti le misure di rilievo da essi
adottate nell'ambito della loro politica economica, nonché tutte le
altre informazioni da essi ritenute necessarie.

4. Qualora si accerti, secondo la procedura prevista al paragrafo 3,
che le politiche economiche di uno Stato membro non sono coerenti con
gli indirizzi di massima di cui al paragrafo 2 o rischiano di
compromettere il corretto funzionamento dell'Unione economica e
monetaria, il Consiglio, deliberando a maggioranza qualificata su
raccomandazione della Commissione, può rivolgere allo Stato membro in
questione le necessarie raccomandazioni. Il Consiglio, deliberando a
maggioranza qualificata su proposta della Commissione, può decidere di
rendere pubbliche le proprie raccomandazioni.
Il presidente del
Consiglio e la Commissione riferiscono al Parlamento europeo i
risultati della sorveglianza multilaterale. Se il Consiglio ha reso
pubbliche le proprie raccomandazioni, il presidente del Consiglio può
essere invitato a comparire dinanzi alla commissione competente del
Parlamento europeo.

5. Il Consiglio, deliberando in conformità della procedura di cui
all'articolo 252, può adottare le modalità della procedura di
sorveglianza multilaterale di cui ai paragrafi 3 e 4.

Articolo 100 (*)

1. Fatta salva ogni altra procedura prevista dal presente trattato,
il Consiglio, deliberando a maggioranza qualificata su proposta della
Commissione, può decidere in merito alle misure adeguate alla
situazione economica, in particolare qualora sorgano gravi difficoltà
nell'approvvigionamento di determinati prodotti.

2. Qualora uno Stato membro si trovi in difficoltà o sia seriamente
minacciato da gravi difficoltà a causa di calamità naturali o di
circostanze eccezionali che sfuggono al suo controllo, il Consiglio,
deliberando a maggioranza qualificata su proposta della Commissione,
può concedere a determinate condizioni un'assistenza finanziaria
comunitaria allo Stato membro interessato. Il presidente del Consiglio
informa il Parlamento europeo in merito alla decisione presa.

(*) Articolo modificato dal trattato di Nizza.

Articolo 101

1. È vietata la concessione di scoperti di conto o qualsiasi altra
forma di facilitazione creditizia, da parte della BCE o da parte delle
banche centrali degli Stati membri (in appresso denominate «banche
centrali nazionali»), a istituzioni o organi della Comunità, alle
amministrazioni statali, agli enti regionali, locali o altri enti
pubblici, ad altri organismi di diritto pubblico o a imprese pubbliche
degli Stati membri, così come l'acquisto diretto presso di essi di
titoli di debito da parte della BCE o delle banche centrali nazionali.

2. Le disposizioni del paragrafo 1 non si applicano agli enti
creditizi di proprietà pubblica che, nel contesto dell'offerta di
liquidità da parte delle banche centrali, devono ricevere dalle banche
centrali nazionali e dalla BCE lo stesso trattamento degli enti
creditizi privati.

Articolo 102

1. È vietata qualsiasi misura, non basata su considerazioni
prudenziali, che offra alle istituzioni o agli organi della Comunità,
alle amministrazioni statali, agli enti regionali, locali o altri enti
pubblici, ad altri organismi di diritto pubblico o a imprese pubbliche
degli Stati membri un accesso privilegiato alle istituzioni
finanziarie.

2. Anteriormente al 1o gennaio 1994, il Consiglio, deliberando in
conformità della procedura di cui all'articolo 252, precisa le
definizioni necessarie per l'applicazione del divieto di cui al
paragrafo 1.

Articolo 103

1. La Comunità non risponde né si fa carico degli impegni assunti
dalle amministrazioni statali, dagli enti regionali, locali, o altri
enti pubblici, da altri organismi di diritto pubblico o da imprese
pubbliche di qualsiasi Stato membro, fatte salve le garanzie
finanziarie reciproche per la realizzazione in comune di un progetto
economico specifico. Gli Stati membri non sono responsabili né
subentrano agli impegni dell'amministrazione statale, degli enti
regionali, locali o degli altri enti pubblici, di altri organismi di
diritto pubblico o di imprese pubbliche di un altro Stato membro, fatte
salve le garanzie finanziarie reciproche per la realizzazione in comune
di un progetto specifico.

2. Se necessario, il Consiglio, deliberando in conformità della
procedura di cui all'articolo 252, può precisare definizioni per
l'applicazione dei divieti di cui all'articolo 101 e al presente
articolo.

Articolo 104

1. Gli Stati membri devono evitare disavanzi pubblici eccessivi.

2. La Commissione sorveglia l'evoluzione della situazione di
bilancio e dell'entità del debito pubblico negli Stati membri, al fine
di individuare errori rilevanti. In particolare esamina la conformità
alla disciplina di bilancio sulla base dei due criteri seguenti:

a) se il rapporto tra il disavanzo pubblico, previsto o effettivo, e
il prodotto interno lordo superi un valore di riferimento, a meno che

— il rapporto non sia diminuito in modo sostanziale e continuo e
abbia raggiunto un livello che si avvicina al valore di riferimento,

oppure, in alternativa, il superamento del valore di riferimento sia
solo eccezionale e temporaneo e il rapporto resti vicino al valore di
riferimento;

b) se il rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo
superi un valore di riferimento, a meno che detto rapporto non si stia
riducendo in misura sufficiente e non si avvicini al valore di
riferimento con ritmo adeguato.

I valori di riferimento sono specificati nel protocollo sulla procedura per i disavanzi eccessivi allegato al presente trattato.

3. Se uno Stato membro non rispetta i requisiti previsti da uno o
entrambi i criteri menzionati, la Commissione prepara una relazione. La
relazione della Commissione tiene conto anche dell'eventuale differenza
tra il disavanzo pubblico e la spesa pubblica per gli investimenti e
tiene conto di tutti gli altri fattori significativi, compresa la
posizione economica e di bilancio a medio termine dello Stato membro.
La
Commissione può inoltre preparare una relazione se ritiene che in un
determinato Stato membro, malgrado i criteri siano rispettati, sussista
il rischio di un disavanzo eccessivo.

4. Il comitato previsto dall'articolo 114 formula un parere in merito alla relazione della Commissione.

5. La Commissione, se ritiene che in uno Stato membro esista o possa
determinarsi in futuro un disavanzo eccessivo, trasmette un parere al
Consiglio.

6. Il Consiglio, deliberando a maggioranza qualificata su
raccomandazione della Commissione e considerate le osservazioni che lo
Stato membro interessato ritenga di formulare, decide, dopo una
valutazione globale, se esiste un disavanzo eccessivo.

7. Se, ai sensi del paragrafo 6, viene deciso che esiste un
disavanzo eccessivo, il Consiglio formula raccomandazioni allo Stato
membro in questione al fine di far cessare tale situazione entro un
determinato periodo. Fatto salvo il disposto del paragrafo 8, dette
raccomandazioni non sono rese pubbliche.

8. Il Consiglio, qualora determini che nel periodo prestabilito non
sia stato dato seguito effettivo alle sue raccomandazioni, può rendere
pubbliche dette raccomandazioni.

9. Qualora uno Stato membro persista nel disattendere le
raccomandazioni del Consiglio, quest'ultimo può decidere di intimare
allo Stato membro di prendere, entro un termine stabilito, le misure
volte alla riduzione del disavanzo che il Consiglio ritiene necessaria
per correggere la situazione. In tal caso il Consiglio può chiedere
allo Stato membro in questione di presentare relazioni secondo un
calendario preciso, al fine di esaminare gli sforzi compiuti da detto
Stato membro per rimediare alla situazione.

10. I diritti di esperire le azioni di cui agli articoli 226 e 227
non possono essere esercitati nel quadro dei paragrafi da 1 a 9 del
presente articolo.

11. Fintantoché uno Stato membro non ottempera ad una decisione
presa in conformità del paragrafo 9, il Consiglio può decidere di
applicare o, a seconda dei casi, di intensificare una o più delle
seguenti misure:

— chiedere che lo Stato membro interessato pubblichi informazioni
supplementari, che saranno specificate dal Consiglio, prima
dell'emissione di obbligazioni o altri titoli,
— invitare la Banca europea per gli investimenti a riconsiderare la sua politica di prestiti verso lo Stato membro in questione,

richiedere che lo Stato membro in questione costituisca un deposito
infruttifero di importo adeguato presso la Comunità, fino a quando, a
parere del Consiglio, il disavanzo eccessivo non sia stato corretto,
— infliggere ammende di entità adeguata.

Il presidente del Consiglio informa il Parlamento europeo delle decisioni adottate.

12. Il Consiglio abroga alcune o tutte le decisioni di cui ai
paragrafi da 6 a 9 e 11 nella misura in cui ritiene che il disavanzo
eccessivo nello Stato membro in questione sia stato corretto. Se
precedentemente aveva reso pubbliche le sue raccomandazioni, il
Consiglio dichiara pubblicamente, non appena sia stata abrogata la
decisione di cui al paragrafo 8, che non esiste più un disavanzo
eccessivo nello Stato membro in questione.

13. Nell'adottare le decisioni di cui ai paragrafi da 7 a 9, 11 e
12, il Consiglio delibera su raccomandazione della Commissione alla
maggioranza dei due terzi dei voti dei propri membri conformemente
all'articolo 205, paragrafo 2, ed escludendo i voti del rappresentante
dello Stato membro in questione.

14. Ulteriori disposizioni concernenti l'attuazione della procedura
descritta nel presente articolo sono precisate nel protocollo sulla
procedura per i disavanzi eccessivi allegato al presente trattato.
Il
Consiglio, deliberando all'unanimità su proposta della Commissione e
previa consultazione del Parlamento europeo e della BCE, adotta le
opportune disposizioni che sostituiscono detto protocollo.
Fatte
salve le altre disposizioni del presente paragrafo, anteriormente al 1o
gennaio 1994, il Consiglio, deliberando a maggioranza qualificata su
proposta della Commissione e previa consultazione del Parlamento
europeo, precisa le modalità e le definizioni per l'applicazione delle
disposizioni di detto protocollo.

CAPO 2

POLITICA MONETARIA

Articolo 105

1. L'obiettivo principale del SEBC è il mantenimento della stabilità
dei prezzi. Fatto salvo l'obiettivo della stabilità dei prezzi, il SEBC
sostiene le politiche economiche generali nella Comunità al fine di
contribuire alla realizzazione degli obiettivi della Comunità definiti
nell'articolo 2. Il SEBC agisce in conformità del principio di
un'economia di mercato aperta e in libera concorrenza, favorendo una
efficace allocazione delle risorse e rispettando i principi di cui
all'articolo 4.

2. I compiti fondamentali da assolvere tramite il SEBC sono i seguenti:

— definire e attuare la politica monetaria della Comunità,
— svolgere le operazioni sui cambi in linea con le disposizioni dell'articolo 111,
— detenere e gestire le riserve ufficiali in valuta estera degli Stati membri,
— promuovere il regolare funzionamento dei sistemi di pagamento.

3. Il paragrafo 2, terzo trattino, non pregiudica la detenzione e la
gestione da parte dei governi degli Stati membri di saldi operativi in
valuta estera.

4. La BCE viene consultata:

— in merito a qualsiasi proposta di atto comunitario che rientri nelle sue competenze,

dalle autorità nazionali, sui progetti di disposizioni legislative che
rientrino nelle sue competenze, ma entro i limiti e alle condizioni
stabiliti dal Consiglio, secondo la procedura di cui all'articolo 107,
paragrafo 6.

La BCE può formulare pareri da sottoporre alle istituzioni o agli
organi comunitari competenti o alle autorità nazionali su questioni che
rientrano nelle sue competenze.

5. Il SEBC contribuisce ad una buona conduzione delle politiche
perseguite dalle competenti autorità per quanto riguarda la vigilanza
prudenziale degli enti creditizi e la stabilità del sistema finanziario.

6. Il Consiglio, deliberando all'unanimità su proposta della
Commissione e previa consultazione della BCE, nonché previo parere
conforme del Parlamento europeo, può affidare alla BCE compiti
specifici in merito alle politiche che riguardano la vigilanza
prudenziale degli enti creditizi e delle altre istituzioni finanziarie,
escluse le imprese di assicurazione.

Articolo 106

1. La BCE ha il diritto esclusivo di autorizzare l'emissione di
banconote all'interno della Comunità. La BCE e le banche centrali
nazionali possono emettere banconote. Le banconote emesse dalla BCE e
dalle banche centrali nazionali costituiscono le uniche banconote
aventi corso legale nella Comunità.

2. Gli Stati membri possono coniare monete metalliche con
l'approvazione della BCE per quanto riguarda il volume del conio. Il
Consiglio, deliberando in conformità della procedura di cui
all'articolo 252 e previa consultazione della BCE, può adottare misure
per armonizzare le denominazioni e le specificazioni tecniche di tutte
le monete metalliche destinate alla circolazione, nella misura
necessaria per agevolare la loro circolazione nella Comunità.

Articolo 107

1. Il SEBC è composto dalla BCE e dalle banche centrali nazionali.

2. La BCE ha personalità giuridica.

3. Il SEBC è retto dagli organi decisionali della BCE che sono il consiglio direttivo e il comitato esecutivo.

4. Lo statuto del SEBC è definito nel protocollo allegato al presente trattato.

5. Gli articoli 5, paragrafo 1, 5, paragrafo 2, 5, paragrafo 3, 17,
18, 19, paragrafo 1, 22, 23, 24, 26, 32, paragrafo 2, 32, paragrafo 3,
32, paragrafo 4, 32, paragrafo 6, 33, paragrafo 1, lettera a) e 36
dello statuto del SEBC possono essere emendati dal Consiglio che
delibera a maggioranza qualificata su raccomandazione della BCE, previa
consultazione della Commissione, oppure all'unanimità su proposta della
Commissione, previa consultazione della BCE. In entrambi i casi è
necessario il parere conforme del Parlamento europeo.

6. Il Consiglio, deliberando a maggioranza qualificata su proposta
della Commissione e previa consultazione del Parlamento europeo e della
BCE o deliberando su una raccomandazione della BCE e previa
consultazione del Parlamento europeo e della Commissione, adotta le
disposizioni di cui agli articoli 4, 5, paragrafo 4, 19, paragrafo 2,
20, 28, paragrafo 1, 29, paragrafo 2, 30, paragrafo 4 e 34, paragrafo
3, dello statuto del SEBC.

Articolo 108

Nell'esercizio dei poteri e nell'assolvimento dei compiti e dei
doveri loro attribuiti dal presente trattato e dallo statuto del SEBC,
né la BCE né una banca centrale nazionale né un membro dei rispettivi
organi decisionali possono sollecitare o accettare istruzioni dalle
istituzioni o dagli organi comunitari, dai governi degli Stati membri
né da qualsiasi altro organismo. Le istituzioni e gli organi comunitari
nonché i governi degli Stati membri si impegnano a rispettare questo
principio e a non cercare di influenzare i membri degli organi
decisionali della BCE o delle banche centrali nazionali
nell'assolvimento dei loro compiti.

Articolo 109

Ciascuno Stato membro assicura che, al più tardi alla data di
istituzione del SEBC, la propria legislazione nazionale, incluso lo
statuto della banca centrale nazionale, sarà compatibile con il
presente trattato e con lo statuto del SEBC.

Articolo 110

1. Per l'assolvimento dei compiti attribuiti al SEBC, la BCE, in
conformità delle disposizioni del presente trattato e alle condizioni
stabilite nello statuto del SEBC:

— stabilisce regolamenti nella misura necessaria per assolvere i
compiti definiti nell'articolo 3, paragrafo 1, primo trattino, negli
articoli 19, paragrafo 1, 22 o 25, paragrafo 2 dello statuto del SEBC e
nei casi che sono previsti negli atti del Consiglio di cui all'articolo
107, paragrafo 6,
— prende le decisioni necessarie per assolvere
compiti attribuiti al SEBC in virtù del presente trattato e dallo
statuto del SEBC,
— formula raccomandazioni o pareri.

2. Il regolamento ha portata generale. Esso è obbligatorio in tutti
i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati
membri.
Le raccomandazioni e i pareri non sono vincolanti.
La decisione è obbligatoria in tutti i suoi elementi per i destinatari da essa designati.
Gli articoli 253, 254 e 256 si applicano ai regolamenti ed alle decisioni adottati dalla BCE.
La BCE può decidere di pubblicare le sue decisioni, le sue raccomandazioni ed i suoi pareri.

3. Entro i limiti e alle condizioni stabiliti dal Consiglio in
conformità della procedura di cui all'articolo 107, paragrafo 6, la BCE
ha il potere di infliggere alle imprese ammende o penalità di mora in
caso di inosservanza degli obblighi imposti dai regolamenti e dalle
decisioni da essa adottati.

Articolo 111 (*)

1. In deroga all'articolo 300, il Consiglio, deliberando
all'unanimità su raccomandazione della BCE o della Commissione e previa
consultazione della BCE, nell'intento di pervenire ad un consenso
coerente con l'obiettivo della stabilità dei prezzi può, previa
consultazione del Parlamento europeo e conformemente alla procedura
prevista al paragrafo 3 per la fissazione delle modalità da questo
menzionate, concludere accordi formali su un sistema di tassi di cambio
dell'ecu nei confronti delle valute non comunitarie. Il Consiglio,
deliberando a maggioranza qualificata su raccomandazione della BCE o
della Commissione, e previa consultazione della BCE nell'intento di
pervenire ad un consenso coerente con l'obiettivo della stabilità dei
prezzi, può adottare, adeguare o abbandonare i tassi centrali dell'ecu
all'interno del sistema dei tassi di cambio. Il presidente del
Consiglio informa il Parlamento europeo dell'adozione, dell'adeguamento
o dell'abbandono dei tassi centrali dell'ecu.

2. In mancanza di un sistema di tassi di cambio rispetto ad una o
più valute non comunitarie, come indicato al paragrafo 1, il Consiglio,
deliberando a maggioranza qualificata su raccomandazione della
Commissione e previa consultazione della BCE, o su raccomandazione
della BCE, può formulare gli orientamenti generali di politica del
cambio nei confronti di dette valute. Questi orientamenti generali non
pregiudicano l'obiettivo prioritario del SEBC di mantenere la stabilità
dei prezzi.

3. In deroga all'articolo 300, qualora accordi in materia di regime
monetario o valutario debbano essere negoziati dalla Comunità con uno o
più Stati o organizzazioni internazionali, il Consiglio, deliberando a
maggioranza qualificata su raccomandazione della Commissione e previa
consultazione della BCE, decide le modalità per la negoziazione e la
conclusione di detti accordi. Tali modalità devono assicurare che la
Comunità esprima una posizione unica. La Commissione è associata a
pieno titolo ai negoziati.
Gli accordi conclusi conformemente al
presente paragrafo sono vincolanti per le istituzioni della Comunità,
per la BCE e per gli Stati membri.

4. Fatto salvo il paragrafo 1, il Consiglio, deliberando a
maggioranza qualificata su proposta della Commissione e previa
consultazione della BCE, decide in merito alla posizione della Comunità
sul piano internazionale per quanto riguarda questioni di particolare
importanza per l'Unione economica e monetaria, nonché in merito alla
sua rappresentanza in conformità della ripartizione dei poteri prevista
dagli articoli 99 e 105.

5. Senza pregiudizio della competenza della Comunità e degli accordi
comunitari relativi all'Unione economica e monetaria, gli Stati membri
possono condurre negoziati nelle istanze internazionali e concludere
accordi internazionali.

(*) Articolo modificato dal trattato di Nizza.

CAPO 3

DISPOSIZIONI ISTITUZIONALI

Articolo 112

1. Il consiglio direttivo della BCE comprende i membri del comitato
esecutivo della BCE nonché i governatori delle banche centrali
nazionali.

2. a) Il comitato esecutivo comprende il presidente, il vicepresidente e quattro altri membri.

b) Il presidente, il vicepresidente e gli altri membri del comitato
esecutivo sono nominati, tra persone di riconosciuta levatura ed
esperienza professionale nel settore monetario o bancario, di comune
accordo dai governi degli Stati membri a livello di capi di Stato o di
governo, su raccomandazione del Consiglio e previa consultazione del
Parlamento europeo e del consiglio direttivo della BCE.

Il loro mandato ha una durata di otto anni e non è rinnovabile.
Soltanto cittadini degli Stati membri possono essere membri del comitato esecutivo.

Articolo 113

1. Il presidente del Consiglio e un membro della Commissione possono
partecipare, senza diritto di voto, alle riunioni del Consiglio
direttivo della BCE.
Il presidente del Consiglio può sottoporre una mozione alla delibera del consiglio direttivo della BCE.

2. Il presidente della BCE è invitato a partecipare alle riunioni
del Consiglio quando quest'ultimo discute su argomenti relativi agli
obiettivi e ai compiti del SEBC.

3. La BCE trasmette al Parlamento europeo, al Consiglio e alla
Commissione nonché al Consiglio europeo, una relazione annuale
sull'attività del SEBC e sulla politica monetaria dell'anno precedente
e dell'anno in corso. Il presidente della BCE presenta tale relazione
al Consiglio e al Parlamento europeo, che può procedere su questa base
ad un dibattito generale.
Il presidente della BCE e gli altri membri
del comitato esecutivo possono, a richiesta del Parlamento europeo o di
propria iniziativa, essere ascoltati dalle commissioni competenti del
Parlamento europeo.

Articolo 114

1. Per promuovere il coordinamento delle politiche degli Stati
membri in tutta la misura necessaria al funzionamento del mercato
interno, è istituito un comitato monetario a carattere consultivo.
Il comitato monetario a carattere consultivo svolge i seguenti compiti:

— seguire la situazione monetaria e finanziaria degli Stati membri
della Comunità, nonché il regime generale dei pagamenti degli Stati
membri, e riferirne regolarmente al Consiglio ed alla Commissione,
— formulare pareri, sia a richiesta del Consiglio o della Commissione, sia di propria iniziativa, destinati a tali istituzioni,

fatto salvo l'articolo 207, contribuire alla preparazione dei lavori
del Consiglio di cui agli articoli 59, 60, 99, paragrafi 2, 3, 4 e 5,
100, 102, 103, 104, 116, paragrafo 2, 117, paragrafo 6, 119, 120, 121,
paragrafo 2 e 122, paragrafo 1,
— esaminare, almeno una volta
all'anno, la situazione riguardante i movimenti di capitali e la
libertà dei pagamenti quali risultano dall'applicazione del presente
trattato e dei provvedimenti presi dal Consiglio; l'esame riguarda
tutti i provvedimenti riguardanti i movimenti di capitali e i
pagamenti; il comitato riferisce alla Commissione e al Consiglio in
merito al risultato di tale esame.

Gli Stati membri e la Commissione nominano ciascuno due membri del comitato monetario.

2. All'inizio della terza fase verrà istituito un comitato economico
e finanziario. Il comitato monetario di cui al paragrafo 1 sarà sciolto.
Il comitato economico e finanziario svolge i seguenti compiti:

— formulare pareri, sia a richiesta del Consiglio o della Commissione, sia di propria iniziativa, destinati a tali istituzioni,

seguire la situazione economica e finanziaria degli Stati membri e
della Comunità e riferire regolarmente in merito al Consiglio e alla
Commissione, in particolare sulle relazioni finanziarie con i paesi
terzi e le istituzioni internazionali,
— fatto salvo l'articolo 207,
contribuire alla preparazione dei lavori del Consiglio di cui agli
articoli 59, 60, 99, paragrafi 2, 3, 4 e 5, 100, 102, 103, 104, 105,
paragrafo 6, 106, paragrafo 2, 107, paragrafi 5 e 6, 111, 119, 120,
paragrafi 2 e 3, 122, paragrafo 2, 123, paragrafi 4 e 5, nonché
svolgere gli altri compiti consultivi e preparatori ad esso affidati
dal Consiglio,
— esaminare, almeno una volta all'anno, la situazione
riguardante i movimenti di capitali e la libertà dei pagamenti, quali
risultano dall'applicazione del presente trattato e dei provvedimenti
presi dal Consiglio; l'esame riguarda tutti i provvedimenti riguardanti
i movimenti di capitali e i pagamenti; il comitato riferisce alla
Commissione e al Consiglio in merito al risultato di tale esame.

Gli Stati membri, la Commissione e la BCE nominano ciascuno non più di due membri del comitato.

3. Il Consiglio, deliberando a maggioranza qualificata su proposta
della Commissione e previa consultazione della BCE e del comitato di
cui al presente articolo, stabilisce disposizioni specifiche relative
alla composizione del comitato economico e finanziario. Il presidente
del Consiglio informa il Parlamento europeo in merito a tale decisione.

4. Oltre ai compiti di cui al paragrafo 2, se e fintantoché
sussistono Stati membri con la deroga di cui agli articoli 122 e 123,
il comitato tiene sotto controllo la situazione monetaria e finanziaria
nonché il sistema generale dei pagamenti di tali Stati membri e
riferisce periodicamente in merito al Consiglio e alla Commissione.

Articolo 115

Per questioni che rientrano nel campo di applicazione degli articoli
99, paragrafo 4, 104, eccettuato il paragrafo 14, 111, 121, 122 e 123
paragrafi 4 e 5, il Consiglio o uno Stato membro possono chiedere alla
Commissione di fare, secondo i casi, una raccomandazione o una
proposta. La Commissione esamina la richiesta e presenta senza indugio
le proprie conclusioni al Consiglio.

CAPO 4

DISPOSIZIONI TRANSITORIE

Articolo 116

1. La seconda fase per la realizzazione dell'Unione economica e monetaria inizia il 1o gennaio 1994.

2. Prima di tale data:

a) ciascuno Stato membro:

— adotta, se necessario, le misure adeguate per conformarsi ai
divieti di cui all'articolo 56, nonché agli articoli 101 e 102,
paragrafo 1,
— adotta, se necessario, per permettere la valutazione
di cui alla lettera b), programmi pluriennali destinati ad assicurare
la durevole convergenza necessaria alla realizzazione dell'Unione
economica e monetaria, in particolare per quanto riguarda la stabilità
dei prezzi e la solidità delle finanze pubbliche;

b) il Consiglio, in base ad una relazione della Commissione, valuta
i progressi compiuti verso la convergenza economica e monetaria, in
particolare per quanto riguarda la stabilità dei prezzi e la solidità
delle finanze pubbliche, nonché i progressi compiuti verso l'attuazione
della legislazione comunitaria riguardante il mercato interno.

3. Gli articoli 101, 102, paragrafo 1, 103, paragrafo 1 e 104,
esclusi i paragrafi 1, 9, 11 e 14, si applicano a decorrere dall'inizio
della seconda fase.
Gli articoli 100, paragrafo 2, 104, paragrafi 1,
9 e 11, 105, 106, 108, 111, 112, 113 e 114, paragrafi 2 e 4, si
applicano a decorrere dall'inizio della terza fase.

4. Nella seconda fase, gli Stati membri cercano di evitare disavanzi pubblici eccessivi.

5. Nella seconda fase, se necessario, ogni Stato membro avvia il
processo che conduce all'indipendenza della sua banca centrale,
conformemente alle disposizioni dell'articolo 109.

Articolo 117

1. A decorrere dall'avvio della seconda fase, viene costituito e
inizia la propria attività l'Istituto monetario europeo (in appresso
denominato «IME»); esso ha personalità giuridica e viene diretto e
gestito da un consiglio composto di un presidente e dei governatori
delle banche centrali nazionali, fra i quali sarà scelto il
vicepresidente.
Il presidente viene nominato di comune accordo dai
governi degli Stati membri a livello di capi di Stato o di governo, su
raccomandazione del consiglio dell'IME e previa consultazione del
Parlamento europeo e del Consiglio. Il presidente è scelto tra persone
di riconosciuta levatura ed esperienza professionale nel settore
monetario o bancario. Soltanto cittadini degli Stati membri possono
essere nominati presidente dell'IME. Il consiglio dell'IME nomina il
vicepresidente.
Lo statuto dell'IME è definito nel protocollo allegato al presente trattato.

2. L'IME:

— rafforza la cooperazione tra le banche centrali nazionali degli Stati membri,
— rafforza il coordinamento delle politiche monetarie degli Stati membri allo scopo di garantire la stabilità dei prezzi,
— sorveglia il funzionamento del sistema monetario europeo,

procede a consultazioni su questioni che rientrano nelle competenze
delle banche centrali nazionali e riguardano la stabilità degli
istituti e dei mercati finanziari,
— assume i compiti del Fondo
europeo di cooperazione monetaria che sarà sciolto; le relative
modalità sono esposte nello statuto dell'IME,
— agevola l'impiego
dell'ecu ed esercita la supervisione sul suo sviluppo, compreso il
regolare funzionamento del sistema di compensazione dell'ecu.

3. Al fine di preparare la terza fase, l'IME:

— prepara gli strumenti e le procedure necessarie per attuare la politica monetaria unica nella terza fase;

promuove l'armonizzazione, laddove necessario, delle norme che
disciplinano la raccolta, la compilazione e la distribuzione delle
statistiche nella sua sfera di competenza,
— prepara le norme per le operazioni che le banche centrali nazionali devono intraprendere nell'ambito del SEBC,
— promuove l'efficienza dei pagamenti comunitari transfrontalieri,
— esercita la supervisione sulla preparazione tecnica delle banconote in ecu.

Al più tardi il 31 dicembre 1996, l'IME specifica il quadro
regolamentare, organizzativo e logistico necessario perché il SEBC
assolva i suoi compiti nella terza fase. Questo quadro sarà sottoposto
alla BCE alla data della sua istituzione affinché decida in proposito.

4. L'IME, deliberando a maggioranza dei due terzi dei membri del suo consiglio, può:

— formulare pareri o raccomandazioni sull'orientamento generale
della politica monetaria e della politica del cambio, nonché sulle
relative misure adottate in ciascuno Stato membro,
— presentare
pareri o raccomandazioni indirizzati ai governi e al Consiglio sulle
politiche che possono influire sulla situazione monetaria interna o
esterna della Comunità e, in particolare, sul funzionamento del sistema
monetario europeo,
— fare raccomandazioni alle autorità monetarie degli Stati membri in merito alla loro politica monetaria.

5. L'IME, deliberando all'unanimità, può decidere di pubblicare i propri pareri e le proprie raccomandazioni.

6. L'IME viene consultato dal Consiglio su ciascuna proposta di atto comunitario che rientri nella sua competenza.
Entro
i limiti e alle condizioni stabiliti dal Consiglio, che delibera a
maggioranza qualificata su proposta della Commissione e previa
consultazione del Parlamento europeo e dell'IME, quest'ultimo viene
consultato dalle autorità degli Stati membri su ogni proposta di
provvedimento legislativo che rientri nella sua competenza.

7. Il Consiglio, deliberando all'unanimità su proposta della
Commissione e previa consultazione del Parlamento europeo e dell'IME,
può conferire all'IME altri compiti per la preparazione della terza
fase.

8. Nei casi in cui il presente trattato prevede un ruolo consultivo
della BCE, i riferimenti alla BCE vanno intesi come riferimenti all'IME
prima dell'istituzione della BCE.

9. Nel corso della seconda fase, per «BCE» di cui agli articoli 230, 232, 233, 234, 237 e 288 si intende l'IME.

Articolo 118

La composizione valutaria del paniere dell'ecu non sarà modificata.
Dall'inizio della terza fase, il valore dell'ecu sarà fissato irrevocabilmente, in conformità dell'articolo 123, paragrafo 4.

Articolo 119

1. In caso di difficoltà o di grave minaccia di difficoltà nella
bilancia dei pagamenti di uno Stato membro, provocate sia da uno
squilibrio globale della sua bilancia dei pagamenti, sia dal tipo di
valuta di cui esso dispone, e capaci in particolare di compromettere il
funzionamento del mercato comune o la graduale attuazione della
politica commerciale comune, la Commissione procede senza indugio a un
esame della situazione dello Stato in questione e dell'azione che
questo ha intrapreso o può intraprendere conformemente alle
disposizioni del presente trattato, facendo appello a tutti i mezzi di
cui esso dispone. La Commissione indica le misure di cui raccomanda
l'adozione da parte dello Stato interessato.
Se l'azione intrapresa
da uno Stato membro e le misure consigliate dalla Commissione non
appaiono sufficienti ad appianare le difficoltà o minacce di difficoltà
incontrate, la Commissione raccomanda al Consiglio, previa
consultazione del comitato di cui all'articolo 114, il concorso
reciproco e i metodi del caso.
La Commissione tiene informato regolarmente il Consiglio della situazione e della sua evoluzione.

2. Deliberando a maggioranza qualificata, il Consiglio accorda il
concorso reciproco; stabilisce le direttive o decisioni fissandone le
condizioni e modalità. Il concorso reciproco può assumere in
particolare la forma di:

a) un'azione concordata presso altre organizzazioni internazionali, alle quali gli Stati membri possono ricorrere;
b)
misure necessarie ad evitare deviazioni di traffico quando il paese in
difficoltà mantenga o ristabilisca restrizioni quantitative nei
confronti dei paesi terzi;
c) concessione di crediti limitati da parte di altri Stati membri, con riserva del consenso di questi.

3. Quando il concorso reciproco raccomandato dalla Commissione non
sia stato accordato dal Consiglio ovvero il concorso reciproco
accordato e le misure adottate risultino insufficienti, la Commissione
autorizza lo Stato che si trova in difficoltà ad adottare delle misure
di salvaguardia di cui essa definisce le condizioni e le modalità.
Tale
autorizzazione può essere revocata e le condizioni e modalità
modificate dal Consiglio, che delibera a maggioranza qualificata.

4. Fatto salvo l'articolo 122, paragrafo 6, il presente articolo non è più applicabile dall'inizio della terza fase.

Articolo 120

1. In caso di improvvisa crisi nella bilancia dei pagamenti e
qualora non intervenga immediatamente una decisione ai sensi
dell'articolo 119, paragrafo 2, lo Stato membro interessato può
adottare, a titolo conservativo, le misure di salvaguardia necessarie.
Tali misure devono provocare il minor turbamento possibile nel
funzionamento del mercato comune e non andare oltre la portata
strettamente indispensabile a ovviare alle difficoltà improvvise
manifestatesi.

2. La Commissione e gli Stati membri devono essere informati in
merito a tali misure di salvaguardia al più tardi al momento della loro
entrata in vigore. La Commissione può proporre al Consiglio il concorso
reciproco ai termini dell'articolo 119.

3. Su parere della Commissione e previa consultazione del comitato
monetario di cui all'articolo 114, il Consiglio può, deliberando a
maggioranza qualificata, decidere che lo Stato interessato debba
modificare, sospendere o abolire le suddette misure di salvaguardia.

4. Fatto salvo l'articolo 122, paragrafo 6, il presente articolo non è più applicabile dall'inizio della terza fase.

Articolo 121

1. La Commissione e l'IME riferiscono al Consiglio sui progressi
compiuti dagli Stati membri nell'adempimento dei loro obblighi relativi
alla realizzazione dell'Unione economica e monetaria. Dette relazioni
comprendono un esame della compatibilità tra la legislazione nazionale
di uno Stato membro, incluso lo statuto della sua banca centrale, da un
lato, e gli articoli 108 e 109 nonché lo statuto del SEBC, dall'altro.
Le relazioni devono anche esaminare la realizzazione di un alto grado
di sostenibile convergenza con riferimento al rispetto dei seguenti
criteri da parte di ciascuno Stato membro:

— il raggiungimento di un alto grado di stabilità dei prezzi; questo
risulterà da un tasso d'inflazione prossimo a quello dei tre Stati
membri, al massimo, che hanno conseguito i migliori risultati in
termini di stabilità dei prezzi,
— la sostenibilità della situazione
della finanza pubblica; questa risulterà dal conseguimento di una
situazione di bilancio pubblico non caratterizzata da un disavanzo
eccessivo secondo la definizione di cui all'articolo 104, paragrafo 6,

il rispetto dei margini normali di fluttuazione previsti dal meccanismo
di cambio del Sistema monetario europeo per almeno due anni, senza
svalutazioni nei confronti della moneta di qualsiasi altro Stato membro,

i livelli dei tassi di interesse a lungo termine che riflettano la
stabilità della convergenza raggiunta dallo Stato membro e della sua
partecipazione al meccanismo di cambio del Sistema monetario europeo.

I quattro criteri esposti nel presente paragrafo e i periodi
pertinenti durante i quali devono essere rispettati sono definiti
ulteriormente in un protocollo allegato al presente trattato. Le
relazioni della Commissione e dell'IME tengono inoltre conto dello
sviluppo dell'ecu, dei risultati dell'integrazione dei mercati, della
situazione e dell'evoluzione delle partite correnti delle bilance dei
pagamenti, di un esame dell'evoluzione dei costi unitari del lavoro e
di altri indici di prezzo.

2. In base a queste relazioni il Consiglio, deliberando a maggioranza qualificata su raccomandazione della Commissione, valuta:

— se i singoli Stati membri soddisfino alle condizioni necessarie per l'adozione di una moneta unica,
— se la maggioranza degli Stati membri soddisfi alle condizioni necessarie per l'adozione di una moneta unica;

esso trasmette le sue conclusioni, sotto forma di raccomandazioni,
al Consiglio riunito nella composizione dei capi di Stato o di governo.
Il Parlamento europeo viene consultato e trasmette il proprio parere al
Consiglio riunito nella composizione dei capi di Stato o di governo.

3. Tenendo debito conto delle relazioni di cui al paragrafo 1 e del
parere del Parlamento europeo di cui al paragrafo 2, il Consiglio,
riunito nella composizione dei capi di Stato o di governo, deliberando
a maggioranza qualificata entro e non oltre il 31 dicembre 1996:

— decide, sulla base delle raccomandazioni del Consiglio di cui al
paragrafo 2, se la maggioranza degli Stati membri soddisfa le
condizioni necessarie per l'adozione di una moneta unica,
— decide se sia opportuno che la Comunità passi alla terza fase dell'Unione

e, in caso affermativo,

— stabilisce la data di inizio della terza fase.

4. Se entro la fine del 1997 la data di inizio della terza fase non
sarà stata fissata, la terza fase inizierà il 1o gennaio 1999.
Anteriormente al 1o luglio 1998, il Consiglio, riunito nella
composizione dei capi di Stato o di governo, dopo la ripetizione della
procedura di cui ai paragrafi 1 e 2, ad eccezione del secondo trattino
del paragrafo 2, presi in considerazione le relazioni di cui al
paragrafo 1 e il parere del Parlamento europeo, deliberando a
maggioranza qualificata sulla base delle raccomandazioni del Consiglio
di cui al paragrafo 2, conferma quali Stati membri soddisfano alle
condizioni necessarie per l'adozione di una moneta unica.

Articolo 122

1. Qualora sia stato deciso di fissare la data conformemente
all'articolo 121, paragrafo 3, il Consiglio, sulla base delle sue
raccomandazioni di cui all'articolo 121, paragrafo 2, deliberando a
maggioranza qualificata su raccomandazione della Commissione, decide se
ed a quali Stati membri si applica la deroga di cui al paragrafo 3 del
presente articolo. Tali Stati membri sono in appresso denominati «Stati
membri con deroga».
Qualora il Consiglio abbia confermato quali
Stati membri soddisfano alle condizioni necessarie per l'adozione di
una moneta unica, conformemente all'articolo 121, paragrafo 4, agli
Stati membri che non soddisfano a tali condizioni si applica una deroga
quale definita al paragrafo 3 del presente articolo.
Tali Stati membri sono in appresso denominati «Stati membri con deroga».

2. Almeno una volta ogni due anni o a richiesta di uno Stato membro
con deroga, la Commissione e la BCE riferiscono al Consiglio in
conformità della procedura dell'articolo 121, paragrafo 1. Previa
consultazione del Parlamento europeo e dopo dibattito in seno al
Consiglio nella composizione dei capi di Stato o di governo, il
Consiglio, deliberando a maggioranza qualificata su proposta della
Commissione, decide quali Stati membri con deroga soddisfano alle
condizioni necessarie sulla base dei criteri di cui all'articolo 121,
paragrafo 1, e abolisce le deroghe degli Stati membri in questione.

3. La deroga di cui al paragrafo 1 comporta che allo Stato membro in
questione non si applichino i seguenti articoli: 104, paragrafi 9 e 11,
105, paragrafi 1, 2, 3 e 5, 106, 110, 111 e 112, paragrafo 2, lettera
b). L'esclusione di detto Stato membro e della sua banca centrale
nazionale dai diritti e dagli obblighi nel quadro del SEBC è oggetto
del capo IX dello statuto del SEBC.

4. Agli articoli 105, paragrafi 1, 2 e 3, 106, 110, 111 e 112,
paragrafo 2, lettera b), per «Stati membri» si intende «Stati membri
senza deroga».

5. I diritti di voto degli Stati membri con deroga sono sospesi per
le decisioni del Consiglio di cui agli articoli del presente trattato
elencati al paragrafo 3. In tal caso, in deroga agli articoli 205 e
250, paragrafo 1, la maggioranza qualificata corrisponde ai due terzi
dei voti dei rappresentanti degli Stati membri senza deroga ponderati
conformemente alle disposizioni dell'articolo 205, paragrafo 2; per un
atto che richiede l'unanimità è richiesta l'unanimità di tali Stati
membri.

6. Gli articoli 119 e 120 continuano ad applicarsi agli Stati membri con deroga.

Articolo 123 (*)

1. Non appena presa la decisione sulla data d'inizio della terza
fase conformemente all'articolo 121, paragrafo 3, o, secondo i casi,
immediatamente dopo il 1o luglio 1998:

— il Consiglio adotta le disposizioni di cui all'articolo 107, paragrafo 6,

i governi degli Stati membri senza deroga nominano, in conformità della
procedura di cui all'articolo 50 dello statuto del SEBC, il presidente,
il vicepresidente e gli altri membri del comitato esecutivo della BCE.
Se vi sono Stati membri con deroga, il numero dei membri del comitato
esecutivo può essere inferiore a quello previsto dall'articolo 11,
paragrafo 1, dello statuto del SEBC, ma in nessun caso può essere
inferiore a quattro.

Non appena è stato nominato il comitato esecutivo, il SEBC e la BCE
entrano in funzione e si preparano a svolgere appieno le loro attività
come indicato nel presente trattato e nello statuto del SEBC. Il pieno
esercizio dei loro poteri ha inizio a decorrere dal primo giorno della
terza fase.

2. Non appena è stata istituita la BCE, essa, se necessario, assume
i compiti dell'IME. Con l'istituzione della BCE, l'IME viene posto in
liquidazione; le relative modalità sono definite nello statuto
dell'IME.

3. Se e fintantoché vi sono Stati membri con deroga e fatto salvo
l'articolo 107, paragrafo 3, del presente trattato, il consiglio
generale della BCE di cui all'articolo 45 dello statuto del SEBC sarà
costituito in quanto terzo organo decisionale della BCE.

4. Alla data di inizio della terza fase, il Consiglio, deliberando
all'unanimità degli Stati membri senza deroga, su proposta della
Commissione e previa consultazione della BCE, adotta i tassi di
conversione ai quali le rispettive monete sono irrevocabilmente
vincolate e il tasso irrevocabilmente fissato al quale l'ecu viene a
sostituirsi a queste valute, e sarà quindi valuta a pieno diritto.
Questa misura di per sé non modifica il valore esterno dell'ecu. Il
Consiglio, deliberando alla maggioranza qualificata di detti Stati
membri su proposta della Commissione e previa consultazione della BCE,
adotta le altre misure necessarie per la rapida introduzione dell'ecu
come moneta unica di quegli Stati membri. Si applica l'articolo 122,
paragrafo 5, seconda frase.

5. Se si decide, conformemente alla procedura di cui all'articolo
122, paragrafo 2, di abolire una deroga, il Consiglio, deliberando
all'unanimità degli Stati membri senza deroga e dello Stato membro in
questione, su proposta della Commissione e previa consultazione della
BCE, adotta il tasso al quale l'ecu subentra alla moneta dello Stato
membro in questione e prende le altre misure necessarie per
l'introduzione dell'ecu come moneta unica nello Stato membro
interessato.

(*) Articolo modificato dal trattato di Nizza.

Articolo 124

1. Fino all'inizio della terza fase dell'Unione economica e
monetaria, ogni Stato membro considera la propria politica del cambio
come un problema di interesse comune. A tal fine e nel rispetto delle
competenze esistenti, gli Stati membri tengono conto delle esperienze
acquisite grazie alla cooperazione nell'ambito del Sistema monetario
europeo (SME) e allo sviluppo dell'ecu.

2. A decorrere dall'inizio della terza fase e fintantoché uno Stato
membro è oggetto di deroga, il paragrafo 1 si applica, per analogia,
alla politica del cambio di detto Stato membro.

TITOLO VIII

OCCUPAZIONE

Articolo 125

Gli Stati membri e la Comunità, in base al presente titolo, si
adoperano per sviluppare una strategia coordinata a favore
dell'occupazione, e in particolare a favore della promozione di una
forza lavoro competente, qualificata, adattabile e di mercati del
lavoro in grado di rispondere ai mutamenti economici, al fine di
realizzare gli obiettivi di cui all'articolo 2 del trattato sull'Unione
europea e all'articolo 2 del presente trattato.

Articolo 126

1. Gli Stati membri, attraverso le loro politiche in materia di
occupazione, contribuiscono al raggiungimento degli obiettivi di cui
all'articolo 125 in modo coerente con gli indirizzi di massima per le
politiche economiche degli Stati membri e della Comunità adottati a
norma dell'articolo 99, paragrafo 2.

2. Gli Stati membri, tenuto conto delle prassi nazionali in materia
di responsabilità delle parti sociali, considerano la promozione
dell'occupazione una questione di interesse comune e coordinano in sede
di Consiglio le loro azioni al riguardo, in base alle disposizioni
dell'articolo 128.

Articolo 127

1. La Comunità contribuisce ad un elevato livello di occupazione
promuovendo la cooperazione tra gli Stati membri nonché sostenendone e,
se necessario, integrandone l'azione. Sono in questo contesto
rispettate le competenze degli Stati membri.

2. Nella definizione e nell'attuazione delle politiche e delle
attività comunitarie si tiene conto dell'obiettivo di un livello di
occupazione elevato.

Articolo 128

1. In base a una relazione annuale comune del Consiglio e della
Commissione, il Consiglio europeo esamina annualmente la situazione
dell'occupazione nella Comunità e adotta le conclusioni del caso.

2. Sulla base delle conclusioni del Consiglio europeo, il Consiglio,
deliberando a maggioranza qualificata su proposta della Commissione,
previa consultazione del Parlamento europeo, del Comitato economico e
sociale, del Comitato delle regioni e del comitato per l'occupazione di
cui all'articolo 130, elabora annualmente degli orientamenti di cui
devono tener conto gli Stati membri nelle rispettive politiche in
materia di occupazione. Tali orientamenti sono coerenti con gli
indirizzi di massima adottati a norma dell'articolo 99, paragrafo 2.

3. Ciascuno Stato membro trasmette al Consiglio e alla Commissione
una relazione annuale sulle principali misure adottate per l'attuazione
della propria politica in materia di occupazione, alla luce degli
orientamenti in materia di occupazione di cui al paragrafo 2.

4. Il Consiglio, sulla base delle relazioni di cui al paragrafo 3 e
dei pareri del comitato per l'occupazione, procede annualmente ad un
esame dell'attuazione delle politiche degli Stati membri in materia di
occupazione alla luce degli orientamenti in materia di occupazione. Il
Consiglio, deliberando a maggioranza qualificata su raccomandazione
della Commissione, può, se lo considera opportuno sulla base di detto
esame, rivolgere raccomandazioni agli Stati membri.

5. Sulla base dei risultati di detto esame, il Consiglio e la
Commissione trasmettono al Consiglio europeo una relazione annuale
comune in merito alla situazione dell'occupazione nella Comunità e
all'attuazione degli orientamenti in materia di occupazione.

Articolo 129

Il Consiglio, deliberando secondo la procedura di cui all'articolo
251 e previa consultazione del Comitato economico e sociale e del
Comitato delle regioni, può adottare misure di incentivazione dirette a
promuovere la cooperazione tra Stati membri e a sostenere i loro
interventi nel settore dell'occupazione, mediante iniziative volte a
sviluppare gli scambi di informazioni e delle migliori prassi, a
fornire analisi comparative e indicazioni, nonché a promuovere approcci
innovativi e a valutare le esperienze realizzate, in particolare
mediante il ricorso a progetti pilota.
Tali misure non comportano l'armonizzazione delle disposizioni legislative e regolamentari degli Stati membri.

Articolo 130

Il Consiglio, previa consultazione del Parlamento europeo,
istituisce un comitato per l'occupazione a carattere consultivo, al
fine di promuovere il coordinamento tra gli Stati membri per quanto
riguarda le politiche in materia di occupazione e di mercato del
lavoro. Il comitato è incaricato di:

— seguire la situazione dell'occupazione e le politiche in materia di occupazione negli Stati membri e nella Comunità,

fatto salvo l'articolo 207, formulare pareri su richiesta del Consiglio
o della Commissione o di propria iniziativa, e contribuire alla
preparazione dei lavori del Consiglio di cui all'articolo 128.

Nell'esercizio delle sue funzioni, il comitato consulta le parti sociali.
Ogni Stato membro e la Commissione nominano due membri del comitato.

TITOLO IX

POLITICA COMMERCIALE COMUNE

Articolo 131

Con l'instaurare un'unione doganale fra loro, gli Stati membri
intendono contribuire, secondo l'interesse comune, allo sviluppo
armonico del commercio mondiale, alla graduale soppressione delle
restrizioni agli scambi internazionali ed alla riduzione delle barriere
doganali.
La politica commerciale comune tiene conto dell'incidenza
favorevole che la soppressione dei dazi fra gli Stati membri può
esercitare sullo sviluppo delle capacità di concorrenza delle imprese
di tali Stati.

Articolo 132

1. Senza pregiudizio degli impegni assunti dagli Stati membri
nell'ambito di altre organizzazioni internazionali, i regimi di aiuti
concessi dagli Stati membri alle esportazioni nei paesi terzi saranno
progressivamente armonizzati nella misura necessaria per evitare che
venga alterata la concorrenza fra le imprese della Comunità.
Su proposta della Commissione, il Consiglio stabilisce, a maggioranza qualificata, le direttive necessarie a tal fine.

2. Le disposizioni che precedono non si applicano ai ristorni di
dazi doganali o di tasse di effetto equivalente né ai ristorni di
imposizioni indirette, ivi comprese le imposte sulla cifra d'affari, le
imposte di consumo e le altre imposte indirette, concessi all'atto
dell'esportazione di una merce da uno Stato membro in un paese terzo,
nella misura in cui tali ristorni non siano superiori agli oneri che
hanno gravato direttamente o indirettamente sui prodotti esportati.

Articolo 133 (*)

1. La politica commerciale comune è fondata su principi uniformi,
specialmente per quanto concerne le modificazioni tariffarie, la
conclusione di accordi tariffari e commerciali, l'uniformazione delle
misure di liberalizzazione, la politica di esportazione, nonché le
misure di difesa commerciale, tra cui quelle da adottarsi in casi di
dumping e di sovvenzioni.

2. La Commissione presenta al Consiglio proposte per l'attuazione della politica commerciale comune.

3. Qualora si debbano negoziare accordi con uno o più Stati o
organizzazioni internazionali, la Commissione presenta raccomandazioni
al Consiglio, che l'autorizza ad aprire i negoziati necessari. Spetta
al Consiglio e alla Commissione adoperarsi affinché gli accordi
negoziati siano compatibili con le politiche e norme interne della
Comunità.
Tali negoziati sono condotti dalla Commissione in
consultazione con un comitato speciale designato dal Consiglio per
assisterla in questo compito e nel quadro delle direttive che il
Consiglio può impartirle. La Commissione riferisce periodicamente al
comitato speciale sui progressi dei negoziati.
Le pertinenti disposizioni dell'articolo 300 sono applicabili.

4. Nell'esercizio delle competenze che gli sono conferite dal
presente articolo, il Consiglio delibera a maggioranza qualificata.

5. I paragrafi da 1 a 4 si applicano anche alla negoziazione e alla
conclusione di accordi nei settori degli scambi di servizi e degli
aspetti commerciali della proprietà intellettuale, nella misura in cui
detti accordi non rientrino in detti paragrafi e fatto salvo il
paragrafo 6.
In deroga al paragrafo 4, il Consiglio delibera
all'unanimità per la negoziazione e la conclusione di un accordo in uno
dei settori di cui al primo comma qualora tale accordo contenga
disposizioni per le quali è richiesta l'unanimità per l'adozione di
norme interne o qualora l'accordo riguardi un settore nel quale la
Comunità non ha ancora esercitato, con l'adozione di norme interne, le
sue competenze in virtù del presente trattato.
Il Consiglio delibera
all'unanimità per la negoziazione e conclusione di un accordo di natura
orizzontale nella misura in cui questo riguardi anche il precedente
comma o il paragrafo 6, secondo comma.
Il presente paragrafo lascia
impregiudicata la facoltà degli Stati membri di mantenere o concludere
accordi con paesi terzi o con organizzazioni internazionali, purché
tali accordi siano conformi al diritto comunitario e agli altri accordi
internazionali pertinenti.

6. Il Consiglio non può concludere un accordo contenente
disposizioni che esulino dalle competenze interne della Comunità, in
particolare ove esse comportino un'armonizzazione delle disposizioni
legislative o regolamentari degli Stati membri in un settore in cui il
presente trattato esclude tale armonizzazione.
Al riguardo, in
deroga al paragrafo 5, primo comma, gli accordi nei settori degli
scambi di servizi culturali e audiovisivi, di servizi didattici nonché
di servizi sociali e relativi alla salute umana rientrano nella
competenza ripartita della Comunità e degli Stati membri. La loro
negoziazione richiede pertanto, oltre a una decisione comunitaria
adottata conformemente alle pertinenti disposizioni dell'articolo 300,
il comune accordo degli Stati membri. Gli accordi così negoziati sono
conclusi congiuntamente dalla Comunità e dagli Stati membri.
La
negoziazione e la conclusione di accordi internazionali nel settore dei
trasporti restano soggette alle disposizioni del titolo V e
dell'articolo 300.

7. Fatto salvo il paragrafo 6, primo comma, il Consiglio,
deliberando all'unanimità su proposta della Commissione e previa
consultazione del Parlamento europeo, può estendere l'applicazione dei
paragrafi da 1 a 4 ai negoziati e accordi internazionali in materia di
proprietà intellettuale, nella misura in cui essi non rientrino nel
paragrafo 5.

(*) Articolo modificato dal trattato di Nizza.

Articolo 134

Per assicurare che l'esecuzione delle misure di politica commerciale
adottate dagli Stati membri conformemente al presente trattato non sia
impedita da deviazioni di traffico, ovvero qualora delle disparità
nelle misure stesse provochino difficoltà economiche in uno o più
Stati, la Commissione raccomanda i metodi con i quali gli altri Stati
membri apportano la necessaria cooperazione. In mancanza, la
Commissione può autorizzare gli Stati membri ad adottare le misure di
protezione necessarie definendone condizioni e modalità.
In caso
d'urgenza gli Stati membri chiedono che la Commissione si pronunci al
più presto al fine di autorizzarli ad adottare direttamente le misure
necessarie, che poi notificano agli altri Stati membri. La Commissione
può decidere in qualsiasi momento che gli Stati membri interessati
devono modificare o abolire le misure in questione.
In ordine di
priorità, devono essere scelte le misure capaci di provocare il minor
turbamento possibile nel funzionamento del mercato comune.

TITOLO X

COOPERAZIONE DOGANALE

Articolo 135

Nel quadro del campo di applicazione del presente trattato, il
Consiglio, deliberando secondo la procedura di cui all'articolo 251,
adotta misure per rafforzare la cooperazione doganale tra gli Stati
membri e tra questi ultimi e la Commissione. Tali misure non riguardano
l'applicazione del diritto penale nazionale o l'amministrazione della
giustizia negli Stati membri.

TITOLO XI

POLITICA SOCIALE, ISTRUZIONE; FORMAZIONE PROFESSIONALE

E GIOVENTÙ

CAPO 1

DISPOSIZIONI SOCIALI

Articolo 136

La Comunità e gli Stati membri, tenuti presenti i diritti sociali
fondamentali, quali quelli definiti nella Carta sociale europea firmata
a Torino il 18 ottobre 1961 e nella Carta comunitaria dei diritti
sociali fondamentali dei lavoratori del 1989, hanno come obiettivi la
promozione dell'occupazione, il miglioramento delle condizioni di vita
e di lavoro, che consenta la loro parificazione nel progresso, una
protezione sociale adeguata, il dialogo sociale, lo sviluppo delle
risorse umane atto a consentire un livello occupazionale elevato e
duraturo e la lotta contro l'emarginazione.
A tal fine, la Comunità
e gli Stati membri mettono in atto misure che tengono conto della
diversità delle prassi nazionali, in particolare nelle relazioni
contrattuali, e della necessità di mantenere la competitività
dell'economia della Comunità.
Essi ritengono che una tale evoluzione
risulterà sia dal funzionamento del mercato comune, che favorirà
l'armonizzarsi dei sistemi sociali, sia dalle procedure previste dal
presente trattato e dal ravvicinamento delle disposizioni legislative,
regolamentari e amministrative.

Articolo 137 (*)

1. Per conseguire gli obiettivi previsti all'articolo 136, la
Comunità sostiene e completa l'azione degli Stati membri nei seguenti
settori:

a) miglioramento, in particolare, dell'ambiente di lavoro, per proteggere la sicurezza e la salute dei lavoratori;
b) condizioni di lavoro;
c) sicurezza sociale e protezione sociale dei lavoratori;
d) protezione dei lavoratori in caso di risoluzione del contratto di lavoro;
e) informazione e consultazione dei lavoratori;
f)
rappresentanza e difesa collettiva degli interessi dei lavoratori e dei
datori di lavoro, compresa la cogestione, fatto salvo il paragrafo 5;
g) condizioni di impiego dei cittadini dei paesi terzi che soggiornano legalmente nel territorio della Comunità;
h) integrazione delle persone escluse dal mercato del lavoro, fatto salvo l'articolo 150;
i) parità tra uomini e donne per quanto riguarda le opportunità sul mercato del lavoro ed il trattamento sul lavoro;
j) lotta contro l'esclusione sociale;
k) modernizzazione dei regimi di protezione sociale, fatto salvo il disposto della lettera c).

2. A tal fine il Consiglio:

a) può adottare misure destinate a incoraggiare la cooperazione tra
Stati membri attraverso iniziative volte a migliorare la conoscenza, a
sviluppare gli scambi di informazioni e di migliori prassi, a
promuovere approcci innovativi e a valutare le esperienze fatte, ad
esclusione di qualsiasi armonizzazione delle disposizioni legislative e
regolamentari degli Stati membri;
b) può adottare nei settori di cui
al paragrafo 1, lettere da a) a i), mediante direttive, le prescrizioni
minime applicabili progressivamente, tenendo conto delle condizioni e
delle normative tecniche esistenti in ciascuno Stato membro. Tali
direttive evitano di imporre vincoli amministrativi, finanziari e
giuridici di natura tale da ostacolare la creazione e lo sviluppo di
piccole e medie imprese.

Il Consiglio delibera secondo la procedura di cui all'articolo 251
previa consultazione del Comitato economico e sociale e del Comitato
delle regioni, tranne che nei settori di cui al paragrafo 1, lettere
c), d), f) e g), del presente articolo, per i quali il Consiglio
delibera all'unanimità, su proposta della Commissione e previa
consultazione del Parlamento europeo e di detti Comitati. Il Consiglio,
deliberando all'unanimità, su proposta della Commissione e previa
consultazione del Parlamento europeo, può decidere di rendere
applicabile al paragrafo 1, lettere d), f) e g), del presente articolo,
la procedura di cui all'articolo 251.

3. Uno Stato membro può affidare alle parti sociali, a loro
richiesta congiunta, il compito di mettere in atto le direttive prese a
norma del paragrafo 2.
In tal caso esso si assicura che, al più
tardi alla data in cui una direttiva deve essere recepita a norma
dell'articolo 249, le parti sociali abbiano stabilito mediante accordo
le necessarie disposizioni, fermo restando che lo Stato membro
interessato deve adottare le misure necessarie che gli permettano di
garantire in qualsiasi momento i risultati imposti da detta direttiva.

4. Le disposizioni adottate a norma del presente articolo:

— non compromettono la facoltà riconosciuta agli Stati membri di
definire i principi fondamentali del loro sistema di sicurezza sociale
e non devono incidere sensibilmente sull'equilibrio finanziario dello
stesso,
— non ostano a che uno Stato membro mantenga o stabilisca
misure, compatibili con il presente trattato, che prevedano una
maggiore protezione.

5. Le disposizioni del presente articolo non si applicano alle
retribuzioni, al diritto di associazione, al diritto di sciopero né al
diritto di serrata.

(*) Articolo modificato dal trattato di Nizza.

Articolo 138

1. La Commissione ha il compito di promuovere la consultazione delle
parti sociali a livello comunitario e prende ogni misura utile per
facilitarne il dialogo provvedendo ad un sostegno equilibrato delle
parti.

2. A tal fine la Commissione, prima di presentare proposte nel
settore della politica sociale, consulta e parti sociali sul possibile
orientamento di un'azione comunitaria.

3. Se, dopo tale consultazione, ritiene opportuna un'azione
comunitaria, la Commissione consulta le parti sociali sul contenuto
della proposta prevista. Le parti sociali trasmettono alla Commissione
un parere o, se opportuno, una raccomandazione.

4. In occasione della consultazione le parti sociali possono
informare la Commissione della loro volontà di avviare il processo
previsto dall'articolo 139. La durata della procedura non supera nove
mesi, salvo proroga decisa in comune dalle parti sociali interessate e
dalla Commissione.

Articolo 139 (*)

1. Il dialogo fra le parti sociali a livello comunitario può
condurre, se queste lo desiderano, a relazioni contrattuali, ivi
compresi accordi.

2. Gli accordi conclusi a livello comunitario sono attuati secondo
le procedure e le prassi proprie delle parti sociali e degli Stati
membri o, nell'ambito dei settori contemplati dall'articolo 137, e a
richiesta congiunta delle parti firmatarie, in base ad una decisione
del Consiglio su proposta della Commissione.
Il Consiglio delibera a
maggioranza qualificata, salvo allorché l'accordo in questione contiene
una o più disposizioni relative ad uno dei settori per i quali è
richiesta l'unanimità a norma dell'articolo 137, paragrafo 2. In tal
caso il Consiglio delibera all'unanimità.

(*) Articolo modificato dal trattato di Nizza.

Articolo 140

Per conseguire gli obiettivi dell'articolo 136 e fatte salve le
altre disposizioni del presente trattato, la Commissione incoraggia la
cooperazione tra gli Stati membri e facilita il coordinamento della
loro azione in tutti i settori della politica sociale contemplati dal
presente capo, in particolare per le materie riguardanti:

— l'occupazione,
— il diritto del lavoro e le condizioni di lavoro,
— la formazione e il perfezionamento professionale,
— la sicurezza sociale,
— la protezione contro gli infortuni e le malattie professionali,
— l'igiene del lavoro;
— il diritto di associazione e la contrattazione collettiva tra datori di lavoro e lavoratori.

A tal fine la Commissione opera a stretto contatto con gli Stati
membri mediante studi e pareri e organizzando consultazioni, sia per i
problemi che si presentano sul piano nazionale, che per quelli che
interessano le organizzazioni internazionali.
Prima di formulare i pareri previsti dal presente articolo, la Commissione consulta il Comitato economico e sociale.

Articolo 141

1. Ciascuno Stato membro assicura l'applicazione del principio della
parità di retribuzione tra lavoratori di sesso maschile e quelli di
sesso femminile per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore.

2. Per retribuzione si intende, a norma del presente articolo, il
salario o trattamento normale di base o minimo e tutti gli altri
vantaggi pagati direttamente o indirettamente, in contanti o in natura,
dal datore di lavoro al lavoratore in ragione dell'impiego di
quest'ultimo.
La parità di retribuzione, senza discriminazione fondata sul sesso, implica:

a) che la retribuzione corrisposta per uno stesso lavoro pagato a cottimo sia fissata in base a una stessa unità di misura;
b) che la retribuzione corrisposta per un lavoro pagato a tempo sia uguale per uno stesso posto di lavoro.

3. Il Consiglio, deliberando secondo la procedura di cui
all'articolo 251 e previa consultazione del Comitato economico e
sociale, adotta misure che assicurino l'applicazione del principio
delle pari opportunità e della parità di trattamento tra uomini e donne
in materia di occupazione e impiego, ivi compreso il principio della
parità delle retribuzioni per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari
valore.

4. Allo scopo di assicurare l'effettiva e completa parità tra uomini
e donne nella vita lavorativa, il principio della parità di trattamento
non osta a che uno Stato membro mantenga o adotti misure che prevedano
vantaggi specifici diretti a facilitare l'esercizio di un'attività
professionale da parte del sesso sottorappresentato ovvero a evitare o
compensare svantaggi nelle carriere professionali.

Articolo 142

Gli Stati membri si adoperano a mantenere l'equivalenza esistente nei regimi di congedo retribuito.

Articolo 143

La Commissione elabora una relazione annuale sugli sviluppi nella
realizzazione degli obiettivi dell'articolo 136, compresa la situazione
demografica nella Comunità. Essa trasmette la relazione al Parlamento
europeo, al Consiglio e al Comitato economico e sociale.
Il
Parlamento europeo può invitare la Commissione ad elaborare relazioni
su problemi particolari concernenti la situazione sociale.

Articolo 144 (*)

Il Consiglio, previa consultazione del Parlamento europeo,
istituisce un comitato per la protezione sociale a carattere
consultivo, al fine di promuovere la cooperazione in materia di
protezione sociale tra gli Stati membri e con la Commissione. Il
comitato è incaricato:

— di seguire la situazione sociale e lo sviluppo delle politiche di protezione sociale negli Stati membri e nella Comunità,
— di agevolare gli scambi di informazioni, esperienze e buone prassi tra gli Stati membri e con la Commissione,

fatto salvo l'articolo 207, di elaborare relazioni, formulare pareri o
intraprendere altre attività nei settori di sua competenza, su
richiesta del Consiglio o della Commissione o di propria iniziativa.

Nell'esercizio delle sue funzioni, il comitato stabilisce contatti appropriati con le parti sociali.
Ogni Stato membro e la Commissione nominano due membri del comitato.

(*) Articolo modificato dal trattato di Nizza.

Articolo 145

La Commissione dedica, nella sua relazione annuale al Parlamento
europeo, un capitolo speciale all'evoluzione della situazione sociale
nella Comunità.
Il Parlamento europeo può invitare la Commissione a
elaborare delle relazioni su problemi particolari concernenti la
situazione sociale.

CAPO 2

IL FONDO SOCIALE EUROPEO

Articolo 146

Per migliorare le possibilità di occupazione dei lavoratori
nell'ambito del mercato interno e contribuire così al miglioramento del
tenore di vita, è istituito, nel quadro delle disposizioni seguenti, un
Fondo sociale europeo che ha l'obiettivo di promuovere all'interno
della Comunità le possibilità di occupazione e la mobilità geografica e
professionale dei lavoratori, nonché di facilitare l'adeguamento alle
trasformazioni industriali e ai cambiamenti dei sistemi di produzione,
in particolare attraverso la formazione e la riconversione
professionale.

Articolo 147

L'amministrazione del Fondo spetta alla Commissione.
In tale
compito la Commissione è assistita da un comitato, presieduto da un
membro della Commissione e composto di rappresentanti dei governi e
delle organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro.

Articolo 148

Il Consiglio, deliberando seconda la procedura di cui all'articolo
251 e previa consultazione del Comitato economico e sociale e del
Comitato delle regioni, adotta le decisioni di applicazione relative al
Fondo sociale europeo.

CAPO 3

ISTRUZIONE, FORMAZIONE PROFESSIONALE E GIOVENTÙ

Articolo 149

1. La Comunità contribuisce allo sviluppo di un'istruzione di
qualità incentivando la cooperazione tra Stati membri e, se necessario,
sostenendo ed integrando la loro azione nel pieno rispetto della
responsabilità degli Stati membri per quanto riguarda il contenuto
dell'insegnamento e l'organizzazione del sistema di istruzione, nonché
delle loro diversità culturali e linguistiche.

2. L'azione della Comunità è intesa:

— a sviluppare la dimensione europea dell'istruzione, segnatamente
con l'apprendimento e la diffusione delle lingue degli Stati membri,

a favorire la mobilità degli studenti e degli insegnanti, promuovendo
tra l'altro il riconoscimento accademico dei diplomi e dei periodi di
studio,
— a promuovere la cooperazione tra gli istituti di insegnamento,
— a sviluppare lo scambio di informazioni e di esperienze sui problemi comuni dei sistemi di istruzione degli Stati membri,
— a favorire lo sviluppo degli scambi di giovani e di animatori di attività socioeducative,
— a incoraggiare lo sviluppo dell'istruzione a distanza.

3. La Comunità e gli Stati membri favoriscono la cooperazione con i
paesi terzi e le organizzazioni internazionali competenti in materia di
istruzione, in particolare con il Consiglio d'Europa.

4. Per contribuire alla realizzazione degli obiettivi previsti dal presente articolo, il Consiglio adotta:

— deliberando in conformità della procedura di cui all'articolo 251
e previa consultazione del Comitato economico e sociale e del Comitato
delle regioni, azioni di incentivazione, ad esclusione di qualsiasi
armonizzazione delle disposizioni legislative e regolamentari degli
Stati membri,
— deliberando a maggioranza qualificata su proposta della Commissione, raccomandazioni.

Articolo 150

1. La Comunità attua una politica di formazione professionale che
rafforza ed integra le azioni degli Stati membri, nel pieno rispetto
della responsabilità di questi ultimi per quanto riguarda il contenuto
e l'organizzazione della formazione professionale.

2. L'azione della Comunità è intesa:

— a facilitare l'adeguamento alle trasformazioni industriali, in
particolare attraverso la formazione e la riconversione professionale,

a migliorare la formazione professionale iniziale e la formazione
permanente, per agevolare l'inserimento e il reinserimento
professionale sul mercato del lavoro,
— a facilitare l'accesso alla
formazione professionale ed a favorire la mobilità degli istruttori e
delle persone in formazione, in particolare dei giovani,
— a stimolare la cooperazione in materia di formazione tra istituti di insegnamento o di formazione professionale e imprese,
— a sviluppare lo scambio di informazioni e di esperienze sui problemi comuni dei sistemi di formazione degli Stati membri.

3. La Comunità e gli Stati membri favoriscono la cooperazione con i
paesi terzi e le organizzazioni internazionali competenti in materia di
formazione professionale.

4. Il Consiglio, deliberando secondo la procedura di cui
all'articolo 251 e previa consultazione del Comitato economico e
sociale e del Comitato delle Regioni, adotta le misure atte a
contribuire alla realizzazione degli obiettivi di cui al presente
articolo, ad esclusione di qualsiasi armonizzazione delle disposizioni
legislative e regolamentari degli Stati membri.

TITOLO XII

CULTURA

Articolo 151

1. La Comunità contribuisce al pieno sviluppo delle culture degli
Stati membri nel rispetto delle loro diversità nazionali e regionali,
evidenziando nel contempo il retaggio culturale comune.

2. L'azione della Comunità è intesa ad incoraggiare la cooperazione
tra Stati membri e, se necessario, ad appoggiare e ad integrare
l'azione di questi ultimi nei seguenti settori:

— miglioramento della conoscenza e della diffusione della cultura e della storia dei popoli europei,
— conservazione e salvaguardia del patrimonio culturale di importanza europea,
— scambi culturali non commerciali,
— creazione artistica e letteraria, compreso il settore audiovisivo.

3. La Comunità e gli Stati membri favoriscono la cooperazione con i
paesi terzi e le organizzazioni internazionali competenti in materia di
cultura, in particolare con il Consiglio d'Europa.

4. La Comunità tiene conto degli aspetti culturali nell'azione che
svolge a norma di altre disposizioni del presente trattato, in
particolare ai fini di rispettare e promuovere la diversità delle sue
culture.

5. Per contribuire alla realizzazione degli obiettivi previsti dal presente articolo, il Consiglio adotta:

— deliberando in conformità della procedura di cui all'articolo 251
e previa consultazione del Comitato delle regioni, azioni di
incentivazione, ad esclusione di qualsiasi armonizzazione delle
disposizioni legislative e regolamentari degli Stati membri. Il
Consiglio delibera all'unanimità durante tutta la procedura di cui
all'articolo 251,
— deliberando all'unanimità su proposta della Commissione, raccomandazioni.

TITOLO XIII

SANITÀ PUBBLICA

Articolo 152

1. Nella definizione e nell'attuazione di tutte le politiche ed
attività della Comunità è garantito un livello elevato di protezione
della salute umana.
L'azione della Comunità, che completa le
politiche nazionali, si indirizza al miglioramento della sanità
pubblica, alla prevenzione delle malattie e affezioni e
all'eliminazione delle fonti di pericolo per la salute umana. Tale
azione comprende la lotta contro i grandi flagelli, favorendo la
ricerca sulle loro cause, la loro propagazione e la loro prevenzione,
nonché l'informazione e l'educazione in materia sanitaria.
La
Comunità completa l'azione degli Stati membri volta a ridurre gli
effetti nocivi per la salute umana derivanti dall'uso di stupefacenti,
comprese l'informazione e la prevenzione.

2. La Comunità incoraggia la cooperazione tra gli Stati membri nei
settori di cui al presente articolo e, ove necessario, appoggia la loro
azione.
Gli Stati membri coordinano tra loro, in collegamento con la
Commissione, le rispettive politiche ed i rispettivi programmi nei
settori di cui al paragrafo 1. La Commissione può prendere, in stretto
contatto con gli Stati membri, ogni iniziativa utile a promuovere detto
coordinamento.

3. La Comunità e gli Stati membri favoriscono la cooperazione con i
paesi terzi e con le organizzazioni internazionali competenti in
materia di sanità pubblica.

4. Il Consiglio, deliberando secondo la procedura di cui
all'articolo 251 e previa consultazione del Comitato economico e
sociale e del Comitato delle regioni, contribuisce alla realizzazione
degli obiettivi previsti dal presente articolo, adottando:

a) misure che fissino parametri elevati di qualità e sicurezza degli
organi e sostanze di origine umana, del sangue e degli emoderivati;
tali misure non ostano a che gli Stati membri mantengano o introducano
misure protettive più rigorose;
b) in deroga all'articolo 37, misure
nei settori veterinario e fitosanitario il cui obiettivo primario sia
la protezione della sanità pubblica;
c) misure di incentivazione
destinate a proteggere e a migliorare la salute umana, ad esclusione di
qualsiasi armonizzazione delle disposizioni legislative e regolamentari
degli Stati membri.

Il Consiglio, deliberando a maggioranza qualificata su proposta
della Commissione, può altresì adottare raccomandazioni per i fini
stabiliti dal presente articolo.

5. L'azione comunitaria nel settore della sanità pubblica rispetta
appieno le competenze degli Stati membri in materia di organizzazione e
fornitura di servizi sanitari e assistenza medica. In particolare le
misure di cui al paragrafo 4, lettera a), non pregiudicano le
disposizioni nazionali sulla donazione e l'impiego medico di organi e
sangue.

TITOLO XIV

PROTEZIONE DEI CONSUMATORI

Articolo 153

1. Al fine di promuovere gli interessi dei consumatori ed assicurare
un livello elevato di protezione dei consumatori, la Comunità
contribuisce a tutelare la salute, la sicurezza e gli interessi
economici dei consumatori nonché a promuovere il loro diritto
all'informazione, all'educazione e all'organizzazione per la
salvaguardia dei propri interessi.

2. Nella definizione e nell'attuazione di altre politiche o attività
comunitarie sono prese in considerazione le esigenze inerenti alla
protezione dei consumatori.

3. La Comunità contribuisce al conseguimento degli obiettivi di cui al paragrafo 1 mediante:

a) misure adottate a norma dell'articolo 95 nel quadro della realizzazione del mercato interno;
b) misure di sostegno, di integrazione e di controllo della politica svolta dagli Stati membri.

4. Il Consiglio, deliberando secondo la procedura di cui
all'articolo 251 e previa consultazione del Comitato economico e
sociale, adotta le misure di cui al paragrafo 3, lettera b).

5. Le misure adottate a norma del paragrafo 4 non impediscono ai
singoli Stati membri di mantenere o di introdurre misure di protezione
più rigorose. Tali misure devono essere compatibili con il presente
trattato. Esse sono notificate alla Commissione.

TITOLO XV

RETI TRANSEUROPEE

Articolo 154

1. Per contribuire al raggiungimento degli obiettivi di cui agli
articoli 14 e 158 e per consentire ai cittadini dell'Unione, agli
operatori economici e alle collettività regionali e locali di
beneficiare pienamente dei vantaggi derivanti dall'instaurazione di uno
spazio senza frontiere interne, la Comunità concorre alla costituzione
e allo sviluppo di reti transeuropee nei settori delle infrastrutture
dei trasporti, delle telecomunicazioni e dell'energia.

2. Nel quadro di un sistema di mercati aperti e concorrenziali,
l'azione della Comunità mira a favorire l'interconnessione e
l'interoperabilità delle reti nazionali, nonché l'accesso a tali reti.
Essa tiene conto in particolare della necessità di collegare alle
regioni centrali della Comunità le regioni insulari, prive di sbocchi
al mare e periferiche.

Articolo 155

1. Per conseguire gli obiettivi di cui all'articolo 154, la Comunità:

— stabilisce un insieme di orientamenti che contemplino gli
obiettivi, le priorità e le linee principali delle azioni previste nel
settore delle reti transeuropee; in detti orientamenti sono individuati
progetti di interesse comune,
— intraprende ogni azione che si
riveli necessaria per garantire l'interoperabilità delle reti, in
particolare nel campo dell'armonizzazione delle norme tecniche,

può appoggiare progetti di interesse comune sostenuti dagli Stati
membri, individuati nell'ambito degli orientamenti di cui al primo
trattino, in particolare mediante studi di fattibilità, garanzie di
prestito o abbuoni di interesse; la Comunità può altresì contribuire al
finanziamento negli Stati membri, mediante il Fondo di coesione
istituito conformemente all'articolo 161, di progetti specifici nel
settore delle infrastrutture dei trasporti.

L'azione della Comunità tiene conto della potenziale validità economica dei progetti.

2. Gli Stati membri coordinano tra loro, in collegamento con la
Commissione, le politiche svolte a livello nazionale che possono avere
un impatto rilevante sulla realizzazione degli obiettivi di cui
all'articolo 154. La Commissione può prendere, in stretta
collaborazione con gli Stati membri, qualsiasi iniziativa utile per
favorire detto coordinamento.

3. La Comunità può decidere di cooperare con i paesi terzi per
promuovere progetti di interesse comune e garantire l'interoperabilità
delle reti.

Articolo 156

Gli orientamenti e le altre misure di cui all'articolo 155,
paragrafo 1, sono adottati dal Consiglio, che delibera in conformità
della procedura di cui all'articolo 251 e previa consultazione del
Comitato economico e sociale e del Comitato delle regioni.
Gli
orientamenti ed i progetti di interesse comune che riguardano il
territorio di uno Stato membro esigono l'approvazione dello Stato
membro interessato.

TITOLO XVI

INDUSTRIA

Articolo 157 (*)

1. La Comunità e gli Stati membri provvedono affinché siano
assicurate le condizioni necessarie alla competitività dell'industria
della Comunità.

A tal fine, nell'ambito di un sistema di mercati aperti e concorrenziali, la loro azione è intesa:

— ad accelerare l'adattamento dell'industria alle trasformazioni strutturali,

a promuovere un ambiente favorevole all'iniziativa ed allo sviluppo
delle imprese di tutta la Comunità, segnatamente delle piccole e medie
imprese,
— a promuovere un ambiente favorevole alla cooperazione tra imprese,

a favorire un migliore sfruttamento del potenziale industriale delle
politiche d'innovazione, di ricerca e di sviluppo tecnologico.

2. Gli Stati membri si consultano reciprocamente in collegamento con
la Commissione e, per quanto è necessario, coordinano le loro azioni.
La Commissione può prendere ogni iniziativa utile a promuovere detto
coordinamento.

3. La Comunità contribuisce alla realizzazione degli obiettivi di
cui al paragrafo 1 attraverso politiche ed azioni da essa attuate ai
sensi di altre disposizioni del presente trattato. Il Consiglio,
deliberando secondo la procedura di cui all'articolo 251 e previa
consultazione del Comitato economico e sociale, può decidere misure
specifiche, destinate a sostenere le azioni svolte negli Stati membri
al fine di realizzare gli obiettivi di cui al paragrafo 1.
Il
presente titolo non costituisce una base per l'introduzione da parte
della Comunità di qualsivoglia misura che possa generare distorsioni di
concorrenza o che comporti disposizioni fiscali o disposizioni relative
ai diritti ed interessi dei lavoratori dipendenti.

(*) Articolo modificato dal trattato di Nizza.

TITOLO XVII

COESIONE ECONOMICA E SOCIALE

Articolo 158

Per promuovere uno sviluppo armonioso dell'insieme della Comunità,
questa sviluppa e prosegue la propria azione intesa a realizzare il
rafforzamento della sua coesione economica e sociale.
In particolare
la Comunità mira a ridurre il divario tra i livelli di sviluppo delle
varie regioni ed il ritardo delle regioni meno favorite o insulari,
comprese le zone rurali.

Articolo 159 (*)

Gli Stati membri conducono la loro politica economica e la
coordinano anche al fine di raggiungere gli obiettivi dell'articolo
158. L'elaborazione e l'attuazione delle politiche e azioni
comunitarie, nonché l'attuazione del mercato interno tengono conto
degli obiettivi dell'articolo 158 e concorrono alla loro realizzazione.
La Comunità appoggia questa realizzazione anche con l'azione che essa
svolge attraverso fondi a finalità strutturale (Fondo europeo agricolo
di orientamento e di garanzia, sezione «orientamento», Fondo sociale
europeo, Fondo europeo di sviluppo regionale), la Banca europea per gli
investimenti e gli altri strumenti finanziari esistenti.
La
Commissione presenta ogni tre anni al Parlamento europeo, al Consiglio,
al Comitato economico e sociale e al Comitato delle regioni una
relazione sui progressi compiuti nella realizzazione della coesione
economica e sociale e sul modo in cui i vari strumenti previsti dal
presente articolo vi hanno contribuito.
Tale relazione è corredata, se del caso, di appropriate proposte.
Le
azioni specifiche che si rivelassero necessarie al di fuori dei Fondi,
fatte salve le misure decise nell'ambito delle altre politiche della
Comunità, possono essere adottate dal Consiglio, che delibera secondo
la procedura di cui all'articolo 251 e previa consultazione del
Comitato economico e sociale e del Comitato delle regioni.

(*) Articolo modificato dal trattato di Nizza.

Articolo 160

Il Fondo europeo di sviluppo regionale è destinato a contribuire
alla correzione dei principali squilibri regionali esistenti nella
Comunità, partecipando allo sviluppo e all'adeguamento strutturale
delle regioni in ritardo di sviluppo nonché alla riconversione delle
regioni industriali in declino.

Articolo 161 (*)

Fatto salvo l'articolo 162, il Consiglio, deliberando all'unanimità
su proposta della Commissione, previo parere conforme del Parlamento
europeo e previa consultazione del Comitato economico e sociale e del
Comitato delle regioni, definisce i compiti, gli obiettivi prioritari e
l'organizzazione dei fondi a finalità strutturale, elemento
quest'ultimo che può comportare il raggruppamento dei fondi. Il
Consiglio definisce inoltre, secondo la stessa procedura, le norme
generali applicabili ai fondi, nonché le disposizioni necessarie per
garantire l'efficacia e il coordinamento dei fondi tra loro e con gli
altri strumenti finanziari esistenti.
Un Fondo di coesione è
istituito dal Consiglio secondo la stessa procedura per l'erogazione di
contributi finanziari a progetti in materia di ambiente e di reti
transeuropee nel settore delle infrastrutture dei trasporti.

A decorrere dal 1o gennaio 2007, il Consiglio delibera a maggioranza
qualificata su proposta della Commissione, previo parere conforme del
Parlamento europeo e previa consultazione del Comitato economico e
sociale e del Comitato delle regioni, nel caso in cui le prospettive
finanziarie pluriennali applicabili a decorrere dal 1o gennaio 2007 e
il pertinente accordo interistituzionale siano stati adottati a tale
data. In caso contrario la procedura prevista nel presente comma è
applicabile a decorrere dalla data della loro adozione.

(*) Articolo modificato dal trattato di Nizza.

Articolo 162

Le decisioni d'applicazione relative al Fondo europeo di sviluppo
regionale sono adottate dal Consiglio, che delibera secondo la
procedura di cui all'articolo 251 e previa consultazione del Comitato
economico e sociale e del Comitato delle regioni.
Per quanto
riguarda il Fondo europeo agricolo di orientamento e di garanzia,
sezione «orientamento», ed il Fondo sociale europeo restano applicabili
rispettivamente gli articoli 37 e 148.

TITOLO XVIII

RICERCA E SVILUPPO TECNOLOGICO

Articolo 163

1. La Comunità si propone l'obiettivo di rafforzare le basi
scientifiche e tecnologiche dell'industria della Comunità, di favorire
lo sviluppo della sua competitività internazionale e di promuovere le
azioni di ricerca ritenute necessarie ai sensi di altri capi del
presente trattato.

2. A tal fine essa incoraggia nell'insieme della Comunità le
imprese, comprese le piccole e le medie imprese, i centri di ricerca e
le università nei loro sforzi di ricerca e di sviluppo tecnologico di
alta qualità; essa sostiene i loro sforzi di cooperazione, mirando
soprattutto a permettere alle imprese di sfruttare appieno le
potenzialità del mercato interno grazie, in particolare, all'apertura
degli appalti pubblici nazionali, alla definizione di norme comuni ed
all'eliminazione degli ostacoli giuridici e fiscali a detta
cooperazione.

3. Tutte le azioni della Comunità ai sensi del presente trattato,
comprese le azioni dimostrative, nel settore della ricerca e dello
sviluppo tecnologico sono decise e realizzate conformemente alle
disposizioni del presente titolo.

Articolo 164

Nel perseguire tali obiettivi, la Comunità svolge le azioni seguenti, che integrano quelle intraprese dagli Stati membri:

a) attuazione di programmi di ricerca, sviluppo tecnologico e
dimostrazione, promuovendo la cooperazione con e tra le imprese, i
centri di ricerca e le università;
b) promozione della cooperazione
in materia di ricerca, sviluppo tecnologico e dimostrazione comunitari
con i paesi terzi e le organizzazioni internazionali;
c) diffusione
e valorizzazione dei risultati delle attività in materia di ricerca,
sviluppo tecnologico e dimostrazione comunitari;
d) impulso alla formazione e alla mobilità dei ricercatori della Comunità.

Articolo 165

1. La Comunità e gli Stati membri coordinano la loro azione in
materia di ricerca e sviluppo tecnologico per garantire la coerenza
reciproca delle politiche nazionali e della politica comunitaria.

2. La Commissione, in stretta collaborazione con gli Stati membri,
può prendere ogni iniziativa utile a promuovere il coordinamento di cui
al paragrafo 1.

Articolo 166

1. Il Consiglio, deliberando secondo la procedura di cui
all'articolo 251 e previa consultazione del Comitato economico e
sociale, adotta un programma quadro pluriennale che comprende l'insieme
delle azioni della Comunità.

Il programma quadro:

— fissa gli obiettivi scientifici e tecnologici da realizzare
mediante le azioni previste dall'articolo 164 e le relative priorità,
— indica le grandi linee di dette azioni,

stabilisce l'importo globale massimo e le modalità della partecipazione
finanziaria della Comunità al programma quadro, nonché le quote
rispettive di ciascuna delle azioni previste.

2. Il programma quadro viene adattato o completato in funzione dell'evoluzione della situazione.

3. Il programma quadro è attuato mediante programmi specifici
sviluppati nell'ambito di ciascuna azione. Ogni programma specifico
precisa le modalità di realizzazione del medesimo, ne fissa la durata e
prevede i mezzi ritenuti necessari. La somma degli importi ritenuti
necessari, fissati dai programmi specifici, non può superare l'importo
globale massimo fissato per il programma quadro e per ciascuna azione.

4. Il Consiglio, deliberando a maggioranza qualificata su proposta
della Commissione e previa consultazione del Parlamento europeo e del
Comitato economico e sociale, adotta i programmi specifici.

Articolo 167

Per l'attuazione del programma quadro pluriennale, il Consiglio:

— fissa le norme per la partecipazione delle imprese, dei centri di ricerca e delle università,
— fissa le norme applicabili alla divulgazione dei risultati della ricerca.

Articolo 168

Nell'attuazione del programma quadro pluriennale possono essere
decisi programmi complementari cui partecipano soltanto alcuni Stati
membri che ne assicurano il finanziamento, fatta salva un'eventuale
partecipazione della Comunità.
Il Consiglio adotta le norme
applicabili ai programmi complementari, in particolare in materia di
divulgazione delle conoscenze e di accesso di altri Stati membri.

Articolo 169

Nell'attuazione del programma quadro pluriennale la Comunità può
prevedere, d'intesa con gli Stati membri interessati, la partecipazione
a programmi di ricerca e sviluppo avviati da più Stati membri, compresa
la partecipazione alle strutture instaurate per l'esecuzione di detti
programmi.

Articolo 170

Nell'attuazione del programma quadro pluriennale la Comunità può
prevedere una cooperazione in materia di ricerca, sviluppo tecnologico
e dimostrazione comunitari con paesi terzi o organizzazioni
internazionali.
Le modalità di questa cooperazione possono formare
oggetto di accordi, negoziati e conclusi conformemente all'articolo
300, tra la Comunità e i terzi interessati.

Articolo 171

La Comunità può creare imprese comuni o qualsiasi altra struttura
necessaria alla migliore esecuzione dei programmi di ricerca, sviluppo
tecnologico e dimostrazione comunitari.

Articolo 172

Il Consiglio, deliberando a maggioranza qualificata su proposta
della Commissione e previa consultazione del Parlamento europeo e del
Comitato economico e sociale, adotta le disposizioni di cui
all'articolo 171.
Il Consiglio, deliberando secondo la procedura di
cui all'articolo 251 e previa consultazione del Comitato economico e
sociale, adotta le disposizioni di cui agli articoli 167, 168 e 169.
L'adozione dei programmi complementari richiede l'accordo degli Stati
membri interessati.

Articolo 173

All'inizio di ogni anno la Commissione presenta una relazione al Parlamento europeo e al Consiglio.
Detta
relazione verte in particolare sulle attività svolte in materia di
ricerca e di sviluppo tecnologico e di divulgazione dei risultati
durante l'anno precedente nonché sul programma di lavoro dell'anno in
corso.

TITOLO XIX

AMBIENTE

Articolo 174

1. La politica della Comunità in materia ambientale contribuisce a perseguire i seguenti obiettivi:

— salvaguardia, tutela e miglioramento della qualità dell'ambiente,
— protezione della salute umana,
— utilizzazione accorta e razionale delle risorse naturali,
— promozione sul piano internazionale di misure destinate a risolvere i problemi dell'ambiente a livello regionale o mondiale.

2. La politica della Comunità in materia ambientale mira a un
elevato livello di tutela, tenendo conto della diversità delle
situazioni nelle varie regioni della Comunità. Essa è fondata sui
principi della precauzione e dell'azione preventiva, sul principio
della correzione, in via prioritaria alla fonte, dei danni causati
all'ambiente, nonché sul principio «chi inquina paga».
In tale
contesto, le misure di armonizzazione rispondenti ad esigenze di
protezione dell'ambiente comportano, nei casi opportuni, una clausola
di salvaguardia che autorizza gli Stati membri a prendere, per motivi
ambientali di natura non economica, misure provvisorie soggette ad una
procedura comunitaria di controllo.

3. Nel predisporre la sua politica in materia ambientale la Comunità tiene conto:

— dei dati scientifici e tecnici disponibili,
— delle condizioni dell'ambiente nelle varie regioni della Comunità,
— dei vantaggi e degli oneri che possono derivare dall'azione o dall'assenza di azione,
— dello sviluppo socioeconomico della Comunità nel suo insieme e dello sviluppo equilibrato delle sue singole regioni.

4. Nel quadro delle loro competenze rispettive, la Comunità e gli
Stati membri cooperano con i paesi terzi e le organizzazioni
internazionali competenti. Le modalità della cooperazione della
Comunità possono formare oggetto di accordi, negoziati e conclusi
conformemente all'articolo 300, tra questa ed i terzi interessati.

Il comma precedente non pregiudica la competenza degli Stati membri
a negoziare nelle sedi internazionali e a concludere accordi
internazionali.

Articolo 175 (*)

1. Il Consiglio, deliberando secondo la procedura di cui
all'articolo 251 e previa consultazione del Comitato economico e
sociale e del Comitato delle regioni, decide in merito alle azioni che
devono essere intraprese dalla Comunità per realizzare gli obiettivi
dell'articolo 174.

2. In deroga alla procedura decisionale di cui al paragrafo 1 e
fatto salvo l'articolo 95, il Consiglio, deliberando all'unanimità su
proposta della Commissione e previa consultazione del Parlamento
europeo, del Comitato economico e sociale e del Comitato delle regioni,
adotta:

a) disposizioni aventi principalmente natura fiscale;
b) misure aventi incidenza;

— sull'assetto territoriale,
— sulla gestione quantitativa delle risorse idriche o aventi rapporto diretto o indiretto con la disponibilità delle stesse,
— sulla destinazione dei suoli, ad eccezione della gestione dei residui;

c) misure aventi una sensibile incidenza sulla scelta di uno Stato
membro tra diverse fonti di energia e sulla struttura generale
dell'approvvigionamento energetico del medesimo.

Il Consiglio, deliberando alle condizioni stabilite nel primo comma,
può definire le materie cui è fatto riferimento nel presente paragrafo
sulle quali le decisioni devono essere prese a maggioranza qualificata.

3. In altri settori il Consiglio, deliberando secondo la procedura
di cui all'articolo 251 e previa consultazione del Comitato economico e
sociale e del Comitato delle regioni, adotta programmi generali
d'azione che fissano gli obiettivi prioritari da raggiungere.
Il
Consiglio, deliberando alle condizioni previste dal paragrafo 1 o,
secondo i casi, dal paragrafo 2, adotta le misure necessarie
all'attuazione di tali programmi.

4. Fatte salve talune misure di carattere comunitario, gli Stati
membri provvedono al finanziamento e all'esecuzione della politica in
materia ambientale.

5. Fatto salvo il principio «chi inquina paga», qualora una misura
basata sul paragrafo 1 implichi costi ritenuti sproporzionati per le
pubbliche autorità di uno Stato membro, il Consiglio stabilisce,
nell'atto recante adozione di tale misura, disposizioni appropriate in
forma di

— deroghe temporanee e/o
— sostegno finanziario del Fondo di coesione istituito in conformità dell'articolo 161.

(*) Articolo modificato dal trattato di Nizza.

Articolo 176

I provvedimenti di protezione adottati in virtù dell'articolo 175
non impediscono ai singoli Stati membri di mantenere e di prendere
provvedimenti per una protezione ancora maggiore. Tali provvedimenti
devono essere compatibili con il presente trattato. Essi sono
notificati alla Commissione.

TITOLO XX

COOPERAZIONE ALLO SVILUPPO

Articolo 177

1. La politica della Comunità nel settore della cooperazione allo
sviluppo, che integra quelle svolte dagli Stati membri, favorisce:

— lo sviluppo economico e sociale sostenibile dei paesi in via di sviluppo, in particolare di quelli più svantaggiati,
— l'inserimento armonioso e progressivo dei paesi in via di sviluppo nell'economia mondiale,
— la lotta contro la povertà nei paesi in via di sviluppo.

2. La politica della Comunità in questo settore contribuisce
all'obiettivo generale di sviluppo e consolidamento della democrazia e
dello Stato di diritto, nonché al rispetto dei diritti dell'uomo e
delle libertà fondamentali.

3. La Comunità e gli Stati membri rispettano gli impegni e tengono
conto degli obiettivi riconosciuti nel quadro delle Nazioni Unite e
delle altre organizzazioni internazionali competenti.

Articolo 178

La Comunità tiene conto degli obiettivi di cui all'articolo 177
nelle politiche da essa svolte che potrebbero avere un'incidenza sui
paesi in via di sviluppo.

Articolo 179

1. Fatte salve le altre disposizioni del presente trattato, il
Consiglio, deliberando secondo la procedura di cui all'articolo 251,
adotta le misure necessarie al conseguimento degli obiettivi di cui
all'articolo 177. Tali misure possono assumere la forma di programmi
pluriennali.

2. La Banca europea per gli investimenti contribuisce, alle
condizioni previste dal suo statuto, all'attuazione delle misure di cui
al paragrafo 1.

3. Le disposizioni del presente articolo non pregiudicano la
cooperazione con i paesi dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico
nell'ambito della convenzione ACP-CE.

Articolo 180

1. La Comunità e gli Stati membri coordinano le rispettive politiche
in materia di cooperazione allo sviluppo e si concertano sui rispettivi
programmi di aiuto, anche nelle organizzazioni internazionali e in
occasione di conferenze internazionali. Essi possono intraprendere
azioni congiunte. Gli Stati membri contribuiscono, se necessario,
all'attuazione dei programmi di aiuto comunitario.

2. La Commissione può prendere qualsiasi iniziativa utile a promuovere il coordinamento di cui al paragrafo 1.

Articolo 181

Nell'ambito delle rispettive competenze, la Comunità e gli Stati
membri collaborano con i paesi terzi e con le competenti organizzazioni
internazionali. Le modalità della cooperazione della Comunità possono
formare oggetto di accordi, negoziati e conclusi conformemente
all'articolo 300, tra questa ed i terzi interessati.
Il comma
precedente non pregiudica la competenza degli Stati membri a negoziare
nelle sedi internazionali e a concludere accordi internazionali.

TITOLO XXI (*)

COOPERAZIONE ECONOMICA, FINANZIARIA E TECNICA CON I PAESI TERZI

(*) Titolo aggiunto dal trattato di Nizza.

Articolo 181 A

1. Fatte salve le altre disposizioni del presente trattato,
segnatamente quelle del titolo XX, la Comunità conduce, nel quadro
delle sue competenze, azioni di cooperazione economica, finanziaria e
tecnica con paesi terzi. Tali azioni sono complementari a quelle
condotte dagli Stati membri e coerenti con la politica di sviluppo
della Comunità.
La politica della Comunità in questo settore
contribuisce all'obiettivo generale di sviluppo e consolidamento della
democrazia e dello Stato di diritto, nonché al rispetto dei diritti
dell'uomo e delle libertà fondamentali.

2. Il Consiglio, deliberando a maggioranza qualificata su proposta
della Commissione e previa consultazione del Parlamento europeo, adotta
le misure necessarie per dare attuazione al paragrafo 1.
Il
Consiglio delibera all'unanimità per gli accordi di associazione di cui
all'articolo 310 nonché per gli accordi da concludere con Stati
candidati all'adesione all'Unione.

3. Nell'ambito delle rispettive competenze, la Comunità e gli Stati
membri cooperano con i paesi terzi e con le competenti organizzazioni
internazionali. Le modalità della cooperazione della Comunità possono
formare oggetto di accordi tra questa e i terzi interessati, negoziati
e conclusi conformemente all'articolo 300.
Il primo comma non
pregiudica la competenza degli Stati membri a negoziare nelle sedi
internazionali e a concludere accordi internazionali.

PARTE QUARTA

ASSOCIAZIONE DEI PAESI E TERRITORI D'OLTREMARE

Articolo 182

Gli Stati membri convengono di associare alla Comunità i paesi e i
territori non europei che mantengono con la Danimarca, la Francia, i
Paesi Bassi e il Regno Unito delle relazioni particolari. Questi paesi
e territori, qui di seguito chiamati paesi e territori, sono enumerati
nell'elenco che costituisce l'allegato II del presente trattato.
Scopo
dell'associazione è di promuovere lo sviluppo economico e sociale dei
paesi e territori e l'instaurazione di strette relazioni economiche tra
essi e la Comunità nel suo insieme.
Conformemente ai principi
enunciati nel preambolo del presente trattato, l'associazione deve in
primo luogo permettere di favorire gli interessi degli abitanti di
questi paesi e territori e la loro prosperità, in modo da condurli allo
sviluppo economico, sociale e culturale che essi attendono.

Articolo 183

L'associazione persegue gli obiettivi seguenti:

1) Gli Stati membri applicano ai loro scambi commerciali con i paesi
e territori il regime che si accordano tra di loro, in virtù del
presente trattato;

2) Ciascun paese o territorio applica ai suoi scambi commerciali con
gli Stati membri e gli altri paesi e territori il regime che applica
allo Stato europeo con il quale mantiene relazioni particolari.

3) Gli Stati membri contribuiscono agli investimenti richiesti dallo sviluppo progressivo di questi paesi e territori.

4) Per gli investimenti finanziati dalla Comunità, la partecipazione
alle aggiudicazioni e alle forniture è aperta, a parità di condizioni,
a tutte le persone fisiche e giuridiche appartenenti agli Stati membri
e ai paesi e territori.

5) Nelle relazioni fra gli Stati membri e i paesi e territori, il
diritto di stabilimento dei cittadini e delle società è regolato
conformemente alle disposizioni e mediante applicazione delle procedure
previste al capo relativo al diritto di stabilimento e su una base non
discriminatoria, fatte salve le disposizioni particolari prese in virtù
dell'articolo 187.

Articolo 184

1. Le importazioni originarie dei paesi e territori beneficiano, al
loro ingresso negli Stati membri, del divieto dei dazi doganali che
interviene fra gli Stati membri conformemente alle disposizioni del
presente trattato.

2. All'entrata in ciascun paese e territorio i dazi doganali
gravanti sulle importazioni dagli Stati membri e dagli altri paesi e
territori sono vietati conformemente alle disposizioni dell'articolo 25.

3. Tuttavia, i paesi e territori possono riscuotere dei dazi
doganali che rispondano alle necessità del loro sviluppo e ai bisogni
della loro industrializzazione o dazi di carattere fiscale che abbiano
per scopo di alimentare il loro bilancio.
I dazi di cui al comma
precedente non possono eccedere quelli gravanti sulle importazioni dei
prodotti in provenienza dallo Stato membro con il quale ciascun paese o
territorio mantiene relazioni particolari.

4. Il paragrafo 2 non è applicabile ai paesi e territori i quali, a
causa degli obblighi internazionali particolari cui sono soggetti,
applicano già una tariffa doganale non discriminatoria.

5. L'introduzione o la modifica di dazi che colpiscano le merci
importate nei paesi e territori non deve provocare, in linea di diritto
o in linea di fatto, una discriminazione diretta o indiretta tra le
importazioni in provenienza dai diversi Stati membri.

Articolo 185

Se il livello dei dazi applicabili alle merci in provenienza da un
paese terzo alla loro entrata in un paese o territorio, avuto riguardo
alle disposizioni dell'articolo 184, paragrafo 1, è tale da provocare
deviazioni di traffico a detrimento di uno degli Stati membri, questo
può domandare alla Commissione di proporre agli altri Stati membri le
misure necessarie per porre rimedio a questa situazione.

Articolo 186

Fatte salve le disposizioni che regolano la pubblica sanità, la
pubblica sicurezza e l'ordine pubblico, la libertà di circolazione dei
lavoratori dei paesi e territori negli Stati membri e dei lavoratori
degli Stati membri nei paesi e territori sarà regolata da convenzioni
successive per le quali è richiesta l'unanimità degli Stati membri.

Articolo 187

Il Consiglio, deliberando all'unanimità, stabilisce, muovendo dalle
realizzazioni acquisite, nell'ambito dell'associazione tra i paesi e
territori e la Comunità, e basandosi sui principi inscritti nel
presente trattato, le disposizioni relative alle modalità e alla
procedura dell'associazione tra i paesi e territori e la Comunità.

Articolo 188

Gli articoli da 182 a 187 si applicano alla Groenlandia fatte salve
le disposizioni specifiche per la Groenlandia che figurano nel
protocollo concernente il regime particolare applicabile alla
Groenlandia, allegato al presente trattato.

PARTE QUINTA

LE ISTITUZIONI DELLA COMUNITÀ

TITOLO I

DISPOSIZIONI ISTITUZIONALI

CAPO 1

LE ISTITUZIONI

SEZIONE 1

IL PARLAMENTO EUROPEO

Articolo 189 (*)

Il Parlamento europeo, composto di rappresentanti dei popoli degli
Stati riuniti nella Comunità, esercita i poteri che gli sono attribuiti
dal presente trattato.
Il numero dei membri del Parlamento europeo non può essere superiore a settecentotrentadue.

(*) Articolo modificato dal trattato di Nizza.

Articolo 190 (*)

1. I rappresentanti, al Parlamento europeo, dei popoli degli Stati
riuniti nella Comunità sono eletti a suffragio universale diretto.

2. (**) Il numero dei rappresentanti eletti in ogni Stato membro è fissato come segue:

Belgio    25   
Danimarca   16
Germania   99
Grecia  25
Spagna    64
Francia  87
Irlanda 15
Italia  87
Lussemburgo  6
Paesi Bassi 31
Austria   21
Portogallo 25
Finlandia  16
Svezia   22
Regno Unito 87

In caso di modifiche del presente paragrafo, il numero dei
rappresentanti eletti in ciascuno Stato membro deve garantire
un'adeguata rappresentanza dei popoli degli Stati riuniti nella
Comunità.

3. I rappresentanti sono eletti per un periodo di cinque anni.

4. Il Parlamento europeo elabora un progetto volto a permettere
l'elezione a suffragio universale diretto, secondo una procedura
uniforme in tutti gli Stati membri o secondo principi comuni a tutti
gli Stati membri.
Il Consiglio, con deliberazione unanime, previo
parere conforme del Parlamento europeo che si pronuncia alla
maggioranza dei membri che lo compongono, stabilirà le disposizioni di
cui raccomanderà l'adozione da parte degli Stati membri, conformemente
alle loro rispettive norme costituzionali.

5. Previo parere della Commissione e con l'approvazione del
Consiglio, che delibera a maggioranza qualificata, il Parlamento
europeo stabilisce lo statuto e le condizioni generali per l'esercizio
delle funzioni dei suoi membri. Per le norme o le condizioni relative
al regime fiscale dei membri o ex membri è richiesta l'unanimità in
sede di Consiglio.

(*) Articolo modificato dal trattato di Nizza.
(**) Questo
paragrafo sarà modificato alla data del 1o gennaio 2004, conformemente
al protocollo sull'allargamento dell'Unione europea (cfr. l'allegato).

Articolo 191 (*)

I partiti politici a livello europeo sono un importante fattore per
l'integrazione in seno all'Unione. Essi contribuiscono a formare una
coscienza europea e ad esprimere la volontà politica dei cittadini
dell'Unione.
Il Consiglio, deliberando secondo la procedura di cui
all'articolo 251, determina lo statuto dei partiti politici a livello
europeo, in particolare le norme relative al loro finanziamento.

(*) Articolo modificato dal trattato di Nizza.

Articolo 192

Nella misura prevista dal presente trattato, il Parlamento europeo
partecipa al processo per l'adozione degli atti comunitari, esercitando
le sue funzioni nell'ambito delle procedure di cui agli articoli 251 e
252, nonché formulando pareri conformi o pareri consultivi.
A
maggioranza dei suoi membri, il Parlamento europeo può chiedere alla
Commissione di presentare adeguate proposte sulle questioni per le
quali reputa necessaria l'elaborazione di un atto della Comunità ai
fini dell'attuazione del presente trattato.

Articolo 193

Nell'ambito delle sue funzioni, il Parlamento europeo, su richiesta
di un quarto dei suoi membri, può costituire una commissione temporanea
d'inchiesta incaricata di esaminare, fatti salvi i poteri conferiti dal
presente trattato ad altre istituzioni o ad altri organi, le denunce di
infrazione o di cattiva amministrazione nell'applicazione del diritto
comunitario, salvo quando i fatti di cui trattasi siano pendenti
dinanzi ad una giurisdizione e fino all'espletamento della procedura
giudiziaria.
La commissione temporanea d'inchiesta cessa di esistere con il deposito della sua relazione.
Le
modalità per l'esercizio del diritto d'inchiesta sono fissate di comune
accordo dal Parlamento europeo, dal Consiglio e dalla Commissione.

Articolo 194

Qualsiasi cittadino dell'Unione, nonché ogni persona fisica o
giuridica che risieda o abbia la sede sociale in uno Stato membro, ha
il diritto di presentare, individualmente o in associazione con altri
cittadini o persone, una petizione al Parlamento europeo su una materia
che rientra nel campo di attività della Comunità e che lo (la) concerne
direttamente.

Articolo 195

1. Il Parlamento europeo nomina un Mediatore, abilitato a ricevere
le denunce di qualsiasi cittadino dell'Unione o di qualsiasi persona
fisica o giuridica che risieda o abbia la sede sociale in uno Stato
membro, e riguardanti casi di cattiva amministrazione nell'azione delle
istituzioni o degli organi comunitari, salvo la Corte di giustizia e il
Tribunale di primo grado nell'esercizio delle loro funzioni
giurisdizionali.
Conformemente alla sua missione, il Mediatore, di
propria iniziativa o in base alle denunce che gli sono state presentate
direttamente o tramite un membro del Parlamento europeo, procede alle
indagini che ritiene giustificate, tranne quando i fatti in questione
formino o abbiano formato oggetto di una procedura giudiziaria. Qualora
il Mediatore constati un caso di cattiva amministrazione, egli ne
investe l'istituzione interessata, che dispone di tre mesi per
comunicargli il suo parere. Il Mediatore trasmette poi una relazione al
Parlamento europeo e all'istituzione interessata. La persona che ha
sporto denuncia viene informata del risultato dell'indagine.
Ogni anno il Mediatore presenta una relazione al Parlamento europeo sui risultati delle sue indagini.

2. Il Mediatore è nominato dopo ogni elezione del Parlamento europeo per la durata della legislatura.
Il suo mandato è rinnovabile.
Il
Mediatore può essere dichiarato dimissionario dalla Corte di giustizia,
su richiesta del Parlamento europeo, qualora non risponda più alle
condizioni necessarie all'esercizio delle sue funzioni o abbia commesso
una colpa grave.

3. Il Mediatore esercita le sue funzioni in piena indipendenza.
Nell'adempimento dei suoi doveri, egli non sollecita né accetta
istruzioni da alcun organismo. Per tutta la durata del suo mandato, il
Mediatore non può esercitare alcuna altra attività professionale,
remunerata o meno.

4. Previo parere della Commissione e con l'approvazione del
Consiglio che delibera a maggioranza qualificata, il Parlamento europeo
fissa lo statuto e le condizioni generali per l'esercizio delle
funzioni del Mediatore.

Articolo 196

Il Parlamento europeo tiene una sessione annuale. Esso si riunisce di diritto il secondo martedì del mese di marzo.
Il
Parlamento europeo può riunirsi in sessione straordinaria a richiesta
della maggioranza dei suoi membri, del Consiglio o della Commissione.

Articolo 197

Il Parlamento europeo designa tra i suoi membri il presidente e l'ufficio di presidenza.
A tutte le sedute possono assistere i membri della Commissione e, a nome di quest'ultima, essere uditi a loro richiesta.
La
Commissione risponde oralmente o per iscritto alle interrogazioni che
le sono presentate dal Parlamento europeo o dai membri di questa.
Il Consiglio è udito dal Parlamento europeo, secondo le modalità che esso stesso definisce nel suo regolamento interno.

Articolo 198

Salvo contrarie disposizioni del presente trattato, il Parlamento europeo delibera a maggioranza assoluta dei suffragi espressi.
Il regolamento interno fissa il numero legale.

Articolo 199

Il Parlamento europeo stabilisce il proprio regolamento interno a maggioranza dei membri che lo compongono.
Gli atti del Parlamento europeo sono pubblicati conformemente alle condizioni previste da detto regolamento.

Articolo 200

Il Parlamento europeo, in seduta pubblica, procede all'esame della
relazione generale annuale, che gli è sottoposta dalla Commissione.

Articolo 201

Il Parlamento europeo, cui sia presentata una mozione di censura
sull'operato della Commissione, non può pronunciarsi su tale mozione
prima che siano trascorsi almeno tre giorni dal suo deposito e con
scrutinio pubblico.
Se la mozione di censura è approvata a
maggioranza di due terzi dei voti espressi e a maggioranza dei membri
che compongono il Parlamento europeo i membri della Commissione devono
abbandonare collettivamente le loro funzioni. Essi continuano a curare
gli affari di ordinaria amministrazione fino alla loro sostituzione
conformemente all'articolo 214. In questo caso, il mandato dei membri
della Commissione nominati per sostituirli scade alla data in cui
sarebbe scaduto il mandato dei membri della Commissione costretti a
dimettersi collettivamente.

SEZIONE 2

IL CONSIGLIO

Articolo 202

Per assicurare il raggiungimento degli scopi stabiliti dal presente trattato e alle condizioni da questo previste, il Consiglio:

— provvede al coordinamento delle politiche economiche generali degli Stati membri,
— dispone di un potere di decisione,

conferisce alla Commissione, negli atti che esso adotta, le competenze
di esecuzione delle norme che stabilisce. Il Consiglio può sottoporre
l'esercizio di tali competenze a determinate modalità. Il Consiglio può
anche riservarsi, in casi specifici, di esercitare direttamente
competenze di esecuzione.

Le suddette modalità devono rispondere ai principi e alle norme che
il Consiglio, deliberando all'unanimità su proposta della Commissione
previo parere del Parlamento europeo, avrà stabilito in via preliminare.

Articolo 203

Il Consiglio è formato da un rappresentante di ciascuno Stato membro
a livello ministeriale, abilitato ad impegnare il governo di detto
Stato membro.
La presidenza è esercitata a turno da ciascun membro
nel Consiglio per una durata di sei mesi secondo l'ordine stabilito dal
Consiglio, che delibera all'unanimità.

Articolo 204

Il Consiglio si riunisce su convocazione del suo presidente, per
iniziativa di questi, di uno dei suoi membri o della Commissione.

Articolo 205 (*)

1. Salvo contrarie disposizioni del presente trattato, le
deliberazioni del Consiglio sono valide se approvate a maggioranza dei
membri che lo compongono.

2. Per le deliberazioni del Consiglio che richiedono una maggioranza
qualificata, ai voti dei membri è attribuita la seguente ponderazione:

Belgio    5   
Danimarca   3
Germania   10
Grecia  5
Spagna    8
Francia  10
Irlanda 3
Italia  10
Lussemburgo  2
Paesi Bassi 5
Austria   4
Portogallo 5
Finlandia  3
Svezia   4
Regno Unito 10

Le deliberazioni sono valide se hanno raccolto almeno:

— sessantadue voti quando, in virtù del presente trattato, debbono essere prese su proposta della Commissione,
— sessantadue voti che esprimano il voto favorevole di almeno dieci membri, negli altri casi.

3. Le astensioni dei membri presenti o rappresentati non ostano
all'adozione delle deliberazioni del Consiglio per le quali è richiesta
l'unanimità.

(*) Questo articolo sarà modificato alla data del 1o gennaio 2005,
conformemente al protocollo sull'allargamento dell'Unione europea (cfr.
l'allegato).

Articolo 206

In caso di votazione, ciascun membro del Consiglio può ricevere delega da uno solo degli altri membri.

Articolo 207 (*)

1. Un Comitato costituito dai rappresentanti permanenti degli Stati
membri è responsabile della preparazione del lavoro del Consiglio e
dell'esecuzione dei compiti che il Consiglio gli assegna. Il Comitato
può adottare decisioni di procedura nei casi previsti dal regolamento
interno del Consiglio.

2. Il Consiglio è assistito dal segretariato generale, sotto la
responsabilità di un segretario generale, Alto rappresentante per la
politica estera e di sicurezza comune, coadiuvato da un segretario
generale aggiunto che è responsabile del funzionamento del segretariato
generale. Il segretario generale ed il segretario generale aggiunto
sono nominati dal Consiglio, che delibera a maggioranza qualificata.
Il Consiglio decide in merito all'organizzazione del segretariato generale.

3. Il Consiglio adotta il proprio regolamento interno.
Ai fini
dell'applicazione dell'articolo 255, paragrafo 3, il Consiglio
definisce nel proprio regolamento interno le condizioni alle quali il
pubblico accede ai suoi documenti. Ai fini del presente paragrafo il
Consiglio definisce i casi in cui si deve considerare che esso deliberi
in qualità di legislatore onde consentire, in tali casi, un maggior
accesso ai documenti, preservando nel contempo l'efficacia del processo
decisionale. In ogni caso, quando il Consiglio delibera in qualità di
legislatore, i risultati delle votazioni, le dichiarazioni di voto e le
dichiarazioni a verbale sono resi pubblici.

(*) Articolo modificato dal trattato di Nizza.

Articolo 208

Il Consiglio può chiedere alla Commissione di procedere a tutti gli
studi che esso ritiene opportuni ai fini del raggiungimento degli
obiettivi comuni e di sottoporgli tutte le proposte del caso.

Articolo 209

Il Consiglio stabilisce, previo parere della Commissione, lo statuto dei comitati previsti dal presente trattato.

Articolo 210 (*)

Il Consiglio, deliberando a maggioranza qualificata, fissa gli
stipendi, indennità e pensioni del presidente e dei membri della
Commissione, del presidente, dei giudici, degli avvocati generali e del
cancelliere della Corte di giustizia, nonché dei membri e del
cancelliere del Tribunale di primo grado. Esso fissa altresì, sempre a
maggioranza qualificata, tutte le indennità sostitutive di retribuzione.

(*) Articolo modificato dal trattato di Nizza.

SEZIONE 3

LA COMMISSIONE

Articolo 211

Al fine di assicurare il funzionamento e lo sviluppo del mercato comune nella Comunità, la Commissione:

— vigila sull'applicazione delle disposizioni del presente trattato
e delle disposizioni adottate dalle istituzioni in virtù del trattato
stesso,
— formula raccomandazioni o pareri nei settori definiti dal
presente trattato, quando questo esplicitamente lo preveda ovvero
quando la Commissione lo ritenga necessario,
— dispone di un proprio
potere di decisione e partecipa alla formazione degli atti del
Consiglio e del Parlamento europeo, alle condizioni previste dal
presente trattato,
— esercita le competenze che le sono conferite dal Consiglio per l'attuazione delle norme da esso stabilite.

Articolo 212

La Commissione pubblica ogni anno, almeno un mese prima
dell'apertura della sessione del Parlamento europeo, una relazione
generale sull'attività della Comunità.

Articolo 213

1. (*) La Commissione è composta di venti membri, scelti in base
alla loro competenza generale e che offrano ogni garanzia di
indipendenza.
Il numero dei membri della Commissione può essere modificato dal Consiglio, che delibera all'unanimità.
Soltanto cittadini degli Stati membri possono essere membri della Commissione.
La
Commissione deve comprendere almeno un cittadino di ciascuno Stato
membro, senza che il numero dei membri cittadini di uno stesso Stato
sia superiore a due.

2. I membri della Commissione esercitano le loro funzioni in piena indipendenza nell'interesse generale della Comunità.
Nell'adempimento
dei loro doveri, essi non sollecitano né accettano istruzioni da alcun
governo né da alcun organismo. Essi si astengono da ogni atto
incompatibile con il carattere delle loro funzioni.
Ciascuno Stato
membro si impegna a rispettare tale carattere e a non cercare di
influenzare i membri della Commissione nell'esecuzione dei loro compiti.
I
membri della Commissione non possono, per la durata delle loro
funzioni, esercitare alcun'altra attività professionale, rimunerata o
meno. Fin dal loro insediamento, essi assumono l'impegno solenne di
rispettare, per la durata delle loro funzioni e dopo la cessazione di
queste, gli obblighi derivanti dalla loro carica, ed in particolare i
doveri di onestà e delicatezza per quanto riguarda l'accettare, dopo
tale cessazione, determinate funzioni o vantaggi. In caso di violazione
degli obblighi stessi, la Corte di giustizia, su istanza del Consiglio
o della Commissione, può, a seconda dei casi, pronunciare le dimissioni
d'ufficio alle condizioni previste dall'articolo 216 ovvero la
decadenza dal diritto a pensione dell'interessato o da altri vantaggi
sostitutivi.

(*) Questo paragrafo sarà modificato, alla data del 1° gennaio 2005
e, in seguito, quando l'Unione annoveri 27 Stati membri, conformemente
al protocollo sull'allargamento dell'Unione europea (cfr. l'allegato).

Articolo 214 (*)

1. I membri della Commissione sono nominati, per una durata di
cinque anni, secondo la procedura prevista al paragrafo 2, fatte salve,
se del caso, le disposizioni dell'articolo 201.
Il loro mandato è rinnovabile.

2. Il Consiglio, riunito a livello di capi di Stato o di governo e
deliberando a maggioranza qualificata, designa la persona che intende
nominare presidente della Commissione; tale designazione è approvata
dal Parlamento europeo.
Il Consiglio, deliberando a maggioranza
qualificata e di comune accordo con il presidente designato, adotta
l'elenco delle altre persone che intende nominare membri della
Commissione, redatto conformemente alle proposte presentate da ciascuno
Stato membro.
Il presidente e gli altri membri della Commissione
così designati sono soggetti, collettivamente, ad un voto di
approvazione da parte del Parlamento europeo. Dopo l'approvazione del
Parlamento europeo, il presidente e gli altri membri della Commissione
sono nominati dal Consiglio, che delibera a maggioranza qualificata.

(*) Articolo modificato dal trattato di Nizza.

Articolo 215 (*)

A parte i rinnovi regolari e i decessi, le funzioni dei membri della
Commissione cessano individualmente per dimissioni volontarie o
d'ufficio.
Il membro dimissionario o deceduto è sostituito per la
restante durata del suo mandato da un nuovo membro, nominato dal
Consiglio che delibera a maggioranza qualificata. Il Consiglio,
deliberando all'unanimità, può decidere che non vi è motivo di
procedere ad una sostituzione.
In caso di dimissioni volontarie, di
dimissioni d'ufficio o di decesso, il presidente è sostituito per la
restante durata del suo mandato. Per la sua sostituzione si applica la
procedura prevista dall'articolo 214, paragrafo 2.
Salvo in caso di
dimissioni d'ufficio, previste dall'articolo 216, i membri della
Commissione restano in carica fino a quando non si sia provveduto alla
loro sostituzione ovvero fintanto che il Consiglio decida che non vi è
motivo di procedere alla sostituzione, conformemente al secondo comma
del presente articolo.

(*) Articolo modificato dal trattato di Nizza.

Articolo 216

Qualsiasi membro della Commissione che non risponda più alle
condizioni necessarie all'esercizio delle sue funzioni o che abbia
commesso una colpa grave può essere dichiarato dimissionario dalla
Corte di giustizia, su istanza del Consiglio o della Commissione.

Articolo 217 (*)

1. La Commissione agisce nel quadro degli orientamenti politici del
suo presidente, che ne decide l'organizzazione interna per garantire la
coerenza, l'efficacia e la collegialità della sua azione.

2. Le competenze che spettano alla Commissione sono strutturate e
ripartite fra i membri dal presidente. Il presidente può modificare la
ripartizione delle competenze nel corso del mandato. I membri della
Commissione esercitano le funzioni loro attribuite dal presidente,
sotto la sua autorità.

3. Previa approvazione del collegio, il presidente nomina dei vicepresidenti tra i membri della Commissione.

4. Un membro della Commissione rassegna le dimissioni se il presidente, previa approvazione del collegio, glielo chiede.

(*) Articolo modificato dal trattato di Nizza.

Articolo 218

1. Il Consiglio e la Commissione procedono a reciproche
consultazioni e definiscono di comune accordo le modalità della loro
collaborazione.

2. La Commissione stabilisce il proprio regolamento interno allo
scopo di assicurare il proprio funzionamento e quello dei propri
servizi alle condizioni previste dai trattati. Essa provvede alla
pubblicazione del regolamento.

Articolo 219 (*)

Le deliberazioni della Commissione sono prese a maggioranza del numero dei suoi membri previsto dall'articolo 213.
La Commissione può tenere una seduta valida solo se è presente il numero dei membri stabilito nel suo regolamento interno.

SEZIONE 4

LA CORTE DI GIUSTIZIA

Articolo 220 (*)

La Corte di giustizia e il Tribunale di primo grado assicurano,
nell'ambito delle rispettive competenze, il rispetto del diritto
nell'interpretazione e nell'applicazione del presente trattato.

Al Tribunale di primo grado possono inoltre essere affiancate, alle
condizioni di cui all'articolo 225 A, camere giurisdizionali incaricate
di esercitare, in taluni settori specifici, competenze giurisdizionali
previste dal presente trattato.

(*) Articolo modificato dal trattato di Nizza.

Articolo 221 (*)

La Corte di giustizia è composta di un giudice per Stato membro.
La
Corte di giustizia si riunisce in sezioni o in grande sezione,
conformemente alle regole previste a tal fine dallo statuto della Corte
di giustizia.
Ove ciò sia previsto dallo statuto, la Corte di giustizia può riunirsi anche in seduta plenaria.

(*) Articolo modificato dal trattato di Nizza.

Articolo 222 (*)

La Corte di giustizia è assistita da otto avvocati generali. Ove ciò
sia richiesto dalla Corte di giustizia, il Consiglio, deliberando
all'unanimità, può aumentare il numero degli avvocati generali.

L'avvocato generale ha l'ufficio di presentare pubblicamente, con
assoluta imparzialità e in piena indipendenza, conclusioni motivate
sulle cause che, conformemente allo statuto della Corte di giustizia,
richiedono il suo intervento.

(*) Articolo modificato dal trattato di Nizza.

Articolo 223 (*)

I giudici e gli avvocati generali della Corte di giustizia, scelti
tra personalità che offrano tutte le garanzie di indipendenza e che
riuniscano le condizioni richieste per l'esercizio, nei rispettivi
paesi, delle più alte funzioni giurisdizionali, ovvero che siano
giureconsulti di notoria competenza, sono nominati di comune accordo
per sei anni dai governi degli Stati membri.
Ogni tre anni si
procede a un rinnovo parziale dei giudici e degli avvocati generali,
alle condizioni previste dallo statuto della Corte di giustizia.
I giudici designano tra loro, per tre anni, il presidente della Corte di giustizia. Il suo mandato è rinnovabile.
I giudici e gli avvocati generali uscenti possono essere nuovamente nominati.
La Corte di giustizia nomina il proprio cancelliere, di cui fissa lo statuto.
La
Corte di giustizia stabilisce il proprio regolamento di procedura. Tale
regolamento è sottoposto all'approvazione del Consiglio, che delibera a
maggioranza qualificata.

(*) Articolo modificato dal trattato di Nizza.

Articolo 224 (*)

Il Tribunale di primo grado è composto di almeno un giudice per
Stato membro. Il numero dei giudici è stabilito dallo statuto della
Corte di giustizia. Lo statuto può prevedere che il Tribunale sia
assistito da avvocati generali.
I membri del Tribunale di primo
grado sono scelti tra persone che offrano tutte le garanzie di
indipendenza e possiedano la capacità per l'esercizio di alte funzioni
giurisdizionali. Essi sono nominati di comune accordo per sei anni dai
governi degli Stati membri. Ogni tre anni si procede a un rinnovo
parziale. I membri uscenti possono essere nuovamente nominati.
I giudici designano tra loro, per tre anni, il presidente del Tribunale di primo grado. Il suo mandato è rinnovabile.
Il Tribunale di primo grado nomina il proprio cancelliere, di cui fissa lo statuto.
Il
Tribunale di primo grado stabilisce il proprio regolamento di procedura
di concerto con la Corte di giustizia. Tale regolamento è sottoposto
all'approvazione del Consiglio, che delibera a maggioranza qualificata.
Salvo
quanto diversamente disposto dallo statuto della Corte di giustizia, le
disposizioni del presente trattato relative alla Corte di giustizia
sono applicabili al Tribunale di primo grado.

(*) Articolo modificato dal trattato di Nizza.

Articolo 225 (*)

1. Il Tribunale di primo grado è competente a conoscere in primo
grado dei ricorsi di cui agli articoli 230, 232, 235, 236 e 238, ad
eccezione di quelli attribuiti a una camera giurisdizionale e di quelli
che lo statuto riserva alla Corte di giustizia. Lo statuto può
prevedere che il Tribunale di primo grado sia competente per altre
categorie di ricorsi.
Le decisioni emesse dal Tribunale di primo
grado ai sensi del presente paragrafo possono essere oggetto di
impugnazione dinanzi alla Corte di giustizia per i soli motivi di
diritto e alle condizioni ed entro i limiti previsti dallo statuto.

2. Il Tribunale di primo grado è competente a conoscere dei ricorsi
proposti contro le decisioni delle camere giurisdizionali istituite in
applicazione dell'articolo 225 A.
Le decisioni emesse dal Tribunale
di primo grado ai sensi del presente paragrafo possono eccezionalmente
essere oggetto di riesame da parte della Corte di giustizia, alle
condizioni ed entro i limiti previsti dallo statuto, ove sussistano
gravi rischi che l'unità o la coerenza del diritto comunitario siano
compromesse.

3. Il Tribunale di primo grado è competente a conoscere delle
questioni pregiudiziali, sottoposte ai sensi dell'articolo 234, in
materie specifiche determinate dallo statuto.
Il Tribunale di primo
grado, ove ritenga che la causa richieda una decisione di principio che
potrebbe compromettere l'unità o la coerenza del diritto comunitario,
può rinviare la causa dinanzi alla Corte di giustizia affinché si
pronunci.
Le decisioni emesse dal Tribunale di primo grado su
questioni pregiudiziali possono eccezionalmente essere oggetto di
riesame da parte della Corte di giustizia, alle condizioni ed entro i
limiti previsti dallo statuto, ove sussistano gravi rischi che l'unità
o la coerenza del diritto comunitario siano compromesse.

(*) Articolo modificato dal trattato di Nizza.

Articolo 225 A (**)

Il Consiglio, deliberando all'unanimità su proposta della
Commissione e previa consultazione del Parlamento europeo e della Corte
di giustizia, o su richiesta della Corte di giustizia e previa
consultazione del Parlamento europeo e della Commissione, può istituire
camere giurisdizionali incaricate di conoscere in primo grado di talune
categorie di ricorsi proposti in materie specifiche.
La decisione
sull'istituzione di una camera giurisdizionale stabilisce le regole
relative alla composizione di tale camera e precisa la portata delle
competenze ad essa conferite.
Le decisioni delle camere
giurisdizionali possono essere oggetto di impugnazione per i soli
motivi di diritto o, qualora la decisione sull'istituzione della camera
lo preveda, anche per motivi di fatto, dinanzi al Tribunale di primo
grado.
I membri delle camere giurisdizionali sono scelti tra persone
che offrano tutte le garanzie di indipendenza e possiedano la capacità
per l'esercizio di funzioni giurisdizionali. Essi sono nominati dal
Consiglio, che delibera all'unanimità.
Le camere giurisdizionali
stabiliscono il proprio regolamento di procedura di concerto con la
Corte di giustizia. Tale regolamento è sottoposto all'approvazione del
Consiglio, che delibera a maggioranza qualificata.
Salvo ove
diversamente disposto dalla decisione sull'istituzione della camera
giurisdizionale, le disposizioni del presente trattato relative alla
Corte di giustizia e le disposizioni dello statuto della Corte di
giustizia si applicano alle camere giurisdizionali.

(**) Articolo inserito dal trattato di Nizza.

Articolo 226

La Commissione, quando reputi che uno Stato membro abbia mancato a
uno degli obblighi a lui incombenti in virtù del presente trattato,
emette un parere motivato al riguardo, dopo aver posto lo Stato in
condizioni di presentare le sue osservazioni.
Qualora lo Stato in
causa non si conformi a tale parere nel termine fissato dalla
Commissione, questa può adire la Corte di giustizia.

Articolo 227

Ciascuno degli Stati membri può adire la Corte di giustizia quando
reputi che un altro Stato membro ha mancato a uno degli obblighi a lui
incombenti in virtù del presente trattato.
Uno Stato membro, prima
di proporre contro un altro Stato membro un ricorso fondato su una
pretesa violazione degli obblighi che a quest'ultimo incombono in virtù
del presente trattato, deve rivolgersi alla Commissione.
La
Commissione emette un parere motivato dopo che gli Stati interessati
siano posti in condizione di presentare in contraddittorio le loro
osservazioni scritte e orali.
Qualora la Commissione non abbia
formulato il parere nel termine di tre mesi dalla domanda, la mancanza
del parere non osta alla facoltà di ricorso alla Corte di giustizia.

Articolo 228

1. Quando la Corte di giustizia riconosca che uno Stato membro ha
mancato ad uno degli obblighi ad esso incombenti in virtù del presente
trattato, tale Stato è tenuto a prendere i provvedimenti che
l'esecuzione della sentenza della Corte di giustizia comporta.

2. Se ritiene che lo Stato membro in questione non abbia preso detti
provvedimenti, la Commissione, dopo aver dato a tale Stato la
possibilità di presentare le sue osservazioni, formula un parere
motivato che precisa i punti sui quali lo Stato membro in questione non
si è conformato alla sentenza della Corte di giustizia.

Qualora lo Stato membro in questione non abbia preso entro il
termine fissato dalla Commissione i provvedimenti che l'esecuzione
della sentenza della Corte comporta, la Commissione può adire la Corte
di giustizia. In questa azione essa precisa l'importo della somma
forfetaria o della penalità, da versare da parte dello Stato membro in
questione, che consideri adeguato alle circostanze.
La Corte di
giustizia, qualora riconosca che lo Stato membro in questione non si è
conformato alla sentenza da essa pronunciata, può comminargli il
pagamento di una somma forfettaria o di una penalità.
Questa procedura lascia impregiudicate le disposizioni dell'articolo 227.

Articolo 229

I regolamenti adottati congiuntamente dal Parlamento europeo e dal
Consiglio e dal Consiglio in virtù delle disposizioni del presente
trattato possono attribuire alla Corte di giustizia una competenza
giurisdizionale anche di merito per quanto riguarda le sanzioni
previste nei regolamenti stessi.

Articolo 229 A (*)

Fatte salve le altre disposizioni del presente trattato, il
Consiglio, deliberando all'unanimità su proposta della Commissione e
previa consultazione del Parlamento europeo, può adottare disposizioni
intese ad attribuire alla Corte di giustizia, nella misura da esso
stabilita, la competenza a pronunciarsi su controversie connesse con
l'applicazione degli atti adottati in base al presente trattato che
creano titoli comunitari di proprietà industriale. Il Consiglio
raccomanda l'adozione di siffatte disposizioni da parte degli Stati
membri conformemente alle loro rispettive norme costituzionali.

(*) Articolo inserito dal trattato di Nizza.

Articolo 230 (**)

La Corte di giustizia esercita un controllo di legittimità sugli
atti adottati congiuntamente dal Parlamento europeo e dal Consiglio,
sugli atti del Consiglio, della Commissione e della BCE che non siano
raccomandazioni o pareri, nonché sugli atti del Parlamento europeo
destinati a produrre effetti giuridici nei confronti di terzi.
A tal
fine, la Corte è competente a pronunciarsi sui ricorsi per
incompetenza, violazione delle forme sostanziali, violazione del
presente trattato o di qualsiasi regola di diritto relativa alla sua
applicazione, ovvero per sviamento di potere, proposti da uno Stato
membro, dal Parlamento europeo, dal Consiglio o dalla Commissione.
La
Corte di giustizia è competente, alle stesse condizioni, a pronunciarsi
sui ricorsi che la Corte dei conti e la BCE propongono per
salvaguardare le proprie prerogative.
Qualsiasi persona fisica o
giuridica può proporre, alle stesse condizioni, un ricorso contro le
decisioni prese nei suoi confronti e contro le decisioni che, pur
apparendo come un regolamento o una decisione presa nei confronti di
altre persone, la riguardano direttamente ed individualmente.
I
ricorsi previsti dal presente articolo devono essere proposti nel
termine di due mesi a decorrere, secondo i casi, dalla pubblicazione
dell'atto, dalla sua notificazione al ricorrente ovvero, in mancanza,
dal giorno in cui il ricorrente ne ha avuto conoscenza.

(**) Articolo modificato dal trattato di Nizza.

Articolo 231

Se il ricorso è fondato, la Corte di giustizia dichiara nullo e non avvenuto l'atto impugnato.
Tuttavia,
per quanto concerne i regolamenti, la Corte di giustizia, ove lo reputi
necessario, precisa gli effetti del regolamento annullato che devono
essere considerati come definitivi.

Articolo 232

Qualora, in violazione del presente trattato, il Parlamento europeo,
il Consiglio o la Commissione si astengano dal pronunciarsi, gli Stati
membri e le altre istituzioni della Comunità possono adire la Corte di
giustizia per far constatare tale violazione.
Il ricorso è
ricevibile soltanto quando l'istituzione in causa sia stata
preventivamente richiesta di agire. Se, allo scadere di un termine di
due mesi da tale richiesta, l'istituzione non ha preso posizione, il
ricorso può essere proposto entro un nuovo termine di due mesi.
Ogni
persona fisica o giuridica può adire la Corte di giustizia alle
condizioni stabilite dai commi precedenti per contestare ad una delle
istituzioni della Comunità di avere omesso di emanare nei suoi
confronti un atto che non sia una raccomandazione o un parere.
La
Corte di giustizia è competente, alle stesse condizioni, a pronunciarsi
sui ricorsi proposti dalla BCE nei settori che rientrano nella sua
competenza o proposti contro di essa.

Articolo 233

L'istituzione o le istituzioni da cui emana l'atto annullato o la
cui astensione sia stata dichiarata contraria al presente trattato sono
tenute a prendere i provvedimenti che l'esecuzione della sentenza della
Corte di giustizia comporta.
Tale obbligo non pregiudica quello eventualmente risultante dall'applicazione dell'articolo 288.
Il presente articolo si applica anche alla BCE.

Articolo 234

La Corte di giustizia è competente a pronunciarsi, in via pregiudiziale:

a) sull'interpretazione del presente trattato;
b) sulla validità e l'interpretazione degli atti compiuti dalle istituzioni della Comunità e della BCE;
c) sull'interpretazione degli statuti degli organismi creati con atto del Consiglio, quando sia previsto dagli statuti stessi.

Quando una questione del genere è sollevata dinanzi ad una
giurisdizione di uno degli Stati membri, tale giurisdizione può,
qualora reputi necessaria per emanare la sua sentenza una decisione su
questo punto, domandare alla Corte di giustizia di pronunciarsi sulla
questione.
Quando una questione del genere è sollevata in un
giudizio pendente davanti a una giurisdizione nazionale, avverso le cui
decisioni non possa proporsi un ricorso giurisdizionale di diritto
interno, tale giurisdizione è tenuta a rivolgersi alla Corte di
giustizia.

Articolo 235

La Corte di giustizia è competente a conoscere delle controversie
relative al risarcimento dei danni di cui all'articolo 288, secondo
comma.

Articolo 236

La Corte di giustizia è competente a pronunciarsi su qualsiasi
controversia tra la Comunità e gli agenti di questa, nei limiti e alle
condizioni determinati dallo statuto o risultanti dal regime
applicabile a questi ultimi.

Articolo 237

La Corte di giustizia è competente, nei limiti sotto specificati, a conoscere delle controversie in materia di:

a) esecuzione degli obblighi degli Stati membri derivanti dallo
statuto della Banca europea per gli investimenti. Il consiglio di
amministrazione della Banca dispone a tale riguardo dei poteri
riconosciuti alla Commissione dall'articolo 226;
b) deliberazioni
del consiglio dei governatori della Banca europea per gli investimenti.
Ciascuno Stato membro, la Commissione e il consiglio di amministrazione
della Banca possono proporre un ricorso in materia, alle condizioni
previste dall'articolo 230;
c) deliberazioni del consiglio di
amministrazione della Banca europea per gli investimenti. I ricorsi
avverso tali deliberazioni possono essere proposti, alle condizioni
fissate dall'articolo 230, soltanto dagli Stati membri o dalla
Commissione e unicamente per violazione delle norme di cui all'articolo
21, paragrafo 2 e paragrafi da 5 a 7 inclusi, dello statuto della Banca;
d)
esecuzione, da parte delle banche centrali nazionali, degli obblighi
derivanti dal presente trattato e dallo statuto del SEBC. Il consiglio
della BCE dispone al riguardo, nei confronti delle banche centrali
nazionali, dei poteri riconosciuti alla Commissione dall'articolo 226
nei confronti degli Stati membri.

Quando la Corte di giustizia riconosca che una banca centrale
nazionale ha mancato ad uno degli obblighi ad essa incombenti in virtù
del presente trattato, essa è tenuta a prendere i provvedimenti che
l'esecuzione della sentenza della Corte di giustizia comporta.

Articolo 238

La Corte di giustizia è competente a giudicare in virtù di una
clausola compromissoria contenuta in un contratto di diritto pubblico o
di diritto privato stipulato dalla Comunità o per conto di questa.

Articolo 239

La Corte di giustizia è competente a conoscere di qualsiasi
controversia tra Stati membri in connessione con l'oggetto del presente
trattato, quando tale controversia le venga sottoposta in virtù di un
compromesso.

Articolo 240

Fatte salve le competenze attribuite alla Corte di giustizia dal
presente trattato, le controversie nelle quali la Comunità sia parte
non sono, per tale motivo, sottratte alla competenza delle
giurisdizioni nazionali.

Articolo 241

Nell'eventualità di una controversia che metta in causa un
regolamento adottato congiuntamente dal Parlamento europeo e dal
Consiglio o un regolamento del Consiglio, della Commissione o della
BCE, ciascuna parte può, anche dopo lo spirare del termine previsto
dall'articolo 230, quinto comma, valersi dei motivi previsti
dall'articolo 230, secondo comma, per invocare dinanzi alla Corte di
giustizia l'inapplicabilità del regolamento stesso.

Articolo 242

I ricorsi proposti alla Corte di giustizia non hanno effetto
sospensivo. Tuttavia, la Corte può, quando reputi che le circostanze lo
richiedano, ordinare la sospensione dell'esecuzione dell'atto impugnato.

Articolo 243

La Corte di giustizia, negli affari che le sono proposti, può ordinare i provvedimenti provvisori necessari.

Articolo 244

Le sentenze della Corte di giustizia hanno forza esecutiva alle condizioni fissate dall'articolo 256.

Articolo 245 (*)

Lo statuto della Corte di giustizia è stabilito con un protocollo separato.
Il
Consiglio, deliberando all'unanimità su richiesta della Corte di
giustizia e previa consultazione del Parlamento europeo e della
Commissione, o su richiesta della Commissione e previa consultazione
del Parlamento europeo e della Corte di giustizia, può modificare le
disposizioni dello statuto, ad eccezione del titolo I dello stesso.

(*) Articolo modificato dal trattato di Nizza.

SEZIONE 5

LA CORTE DEI CONTI

Articolo 246

La Corte dei conti assicura il controllo dei conti.

Articolo 247 (*)

1. La Corte dei conti è composta di un cittadino di ciascuno Stato membro.

2. I membri della Corte dei conti sono scelti tra personalità che
fanno o hanno fatto parte, nei rispettivi paesi, delle istituzioni di
controllo esterno o che posseggono una qualifica specifica per tale
funzione. Essi devono offrire tutte le garanzie d'indipendenza.

3. I membri della Corte dei conti sono nominati per un periodo di
sei anni. Il Consiglio, deliberando a maggioranza qualificata previa
consultazione del Parlamento europeo, adotta l'elenco dei membri,
redatto conformemente alle proposte presentate da ciascuno Stato
membro. Il mandato dei membri della Corte dei conti è rinnovabile.
I membri designano tra loro, per tre anni, il presidente della Corte dei conti. Il suo mandato è rinnovabile.

4. I membri della Corte dei conti esercitano le loro funzioni in piena indipendenza, nell'interesse generale della Comunità.
Nell'adempimento
dei loro doveri, essi non sollecitano né accettano istruzioni da alcun
governo né da alcun organismo. Essi si astengono da ogni atto
incompatibile con il carattere delle loro funzioni.

5. I membri della Corte dei conti non possono, per la durata delle
loro funzioni, esercitare alcun'altra attività professionale,
remunerata o meno. Fin dal loro insediamento, essi assumono l'impegno
solenne di rispettare, per la durata delle loro funzioni e dopo la
cessazione di queste, gli obblighi derivanti dalla loro carica ed in
particolare i doveri di onestà e delicatezza per quanto riguarda
l'accettare, dopo tale cessazione, determinate funzioni o vantaggi.

6. A parte rinnovamenti regolari e i decessi, le funzioni dei membri
della Corte dei conti cessano individualmente per dimissioni volontarie
o per dimissioni d'ufficio dichiarate dalla Corte di giustizia
conformemente alle disposizioni del paragrafo 7.
L'interessato è sostituito per la restante durata del mandato.
Salvo
il caso di dimissioni d'ufficio, i membri della Corte dei conti restano
in carica fino a quando non si sia provveduto alla loro sostituzione.

7. I membri della Corte dei conti possono essere destituiti dalle
loro funzioni oppure essere dichiarati decaduti dal loro diritto alla
pensione o da altri vantaggi sostitutivi soltanto se la Corte di
giustizia constata, su richiesta della Corte dei conti, che essi non
sono più in possesso dei requisiti necessari o non soddisfano più agli
obblighi derivanti dalla loro carica.

8. Il Consiglio, deliberando a maggioranza qualificata, fissa le
condizioni di impiego, in particolare stipendi, indennità e pensioni,
del presidente e dei membri della Corte dei conti. Esso fissa altresì,
deliberando a maggioranza qualificata, tutte le indennità sostitutive
di retribuzione.

9. Le disposizioni del protocollo sui privilegi e sulle immunità
delle Comunità europee applicabili ai giudici della Corte di giustizia
sono applicabili anche ai membri della Corte dei conti.

(*) Articolo modificato dal trattato di Nizza.

Articolo 248 (*)

1. La Corte dei conti esamina i conti di tutte le entrate e le spese
della Comunità. Esamina del pari i conti di tutte le entrate e le spese
di ogni organismo creato dalla Comunità, nella misura in cui l'atto
costitutivo non escluda tale esame.
La Corte dei conti presenta al
Parlamento europeo e al Consiglio una dichiarazione in cui attesta
l'affidabilità dei conti e la legittimità e la regolarità delle
relative operazioni, che è pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.
Detta dichiarazione può essere completata da valutazioni specifiche per
ciascuno dei settori principali dell'attività comunitaria.

2. La Corte dei conti controlla la legittimità e la regolarità delle
entrate e delle spese ed accerta la sana gestione finanziaria.
Nell'esercitare tale controllo, essa riferisce in particolare su ogni
caso di irregolarità.
Il controllo delle entrate si effettua in base agli accertamenti ed ai versamenti delle entrate alla Comunità.
Il controllo delle spese si effettua in base agli impegni ed ai pagamenti.
Tali controlli possono essere effettuati prima della chiusura dei conti dell'esercizio di bilancio considerato.

3. Il controllo ha luogo tanto sui documenti quanto, in caso di
necessità, sul posto, presso le altre istituzioni della Comunità, nei
locali di qualsiasi organismo che gestisca le entrate o le spese per
conto della Comunità e negli Stati membri, compresi i locali di persone
fisiche o giuridiche che ricevano contributi a carico del bilancio. Il
controllo negli Stati membri si effettua in collaborazione con le
istituzioni nazionali di controllo o, se queste non hanno la necessaria
competenza, con i servizi nazionali competenti. La Corte dei conti e le
istituzioni nazionali di controllo degli Stati membri cooperano in uno
spirito di reciproca fiducia, pur mantenendo la loro indipendenza. Tali
istituzioni o servizi comunicano alla Corte dei conti se intendono
partecipare al controllo.
Le altre istituzioni della Comunità, gli
organismi che gestiscono le entrate o le spese per conto della
Comunità, le persone fisiche o giuridiche che ricevono contributi a
carico del bilancio e le istituzioni nazionali di controllo o, se
queste non hanno la necessaria competenza, i servizi nazionali
competenti trasmettono alla Corte dei conti, a sua richiesta, i
documenti e le informazioni necessari all'espletamento delle sue
funzioni.
Per quanto riguarda l'attività della Banca europea per gli
investimenti in merito alla gestione delle entrate e delle spese della
Comunità, il diritto della Corte di accedere alle informazioni in
possesso della Banca è disciplinato da un accordo tra la Corte, la
Banca e la Commissione. In mancanza di un accordo, la Corte ha tuttavia
accesso alle informazioni necessarie al controllo delle entrate e delle
spese della Comunità gestite dalla Banca.

4. Dopo la chiusura di ciascun esercizio, la Corte dei conti stende
una relazione annua. Questa è trasmessa alle altre istituzioni della
Comunità ed è pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea, accompagnata dalle risposte delle istituzioni alle osservazioni della Corte dei conti.
La
Corte dei conti può inoltre presentare in ogni momento le sue
osservazioni su problemi particolari sotto forma, tra l'altro, di
relazioni speciali e dare pareri su richiesta di una delle altre
istituzioni della Comunità.
Essa adotta le relazioni annue, le relazioni speciali o i pareri a maggioranza dei membri che la compongono.
Ha
tuttavia la possibilità di istituire nel suo ambito delle sezioni per
adottare talune categorie di relazioni o di pareri, alle condizioni
previste nel suo regolamento interno.
Essa assiste il Parlamento europeo e il Consiglio nell'esercizio della loro funzione di controllo dell'esecuzione del bilancio.
La
Corte dei conti stabilisce il proprio regolamento interno. Tale
regolamento è sottoposto all'approvazione del Consiglio, che delibera a
maggioranza qualificata.

(*) Articolo modificato dal trattato di Nizza.

CAPO 2

DISPOSIZIONI COMUNI A PIÙ ISTITUZIONI

Articolo 249

Per l'assolvimento dei loro compiti e alle condizioni contemplate
dal presente trattato il Parlamento europeo congiuntamente con il
Consiglio, il Consiglio e la Commissione adottano regolamenti e
direttive, prendono decisioni e formulano raccomandazioni o pareri.
Il
regolamento ha portata generale. Esso è obbligatorio in tutti i suoi
elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
La
direttiva vincola lo Stato membro cui è rivolta per quanto riguarda il
risultato da raggiungere, salva restando la competenza degli organi
nazionali in merito alla forma e ai mezzi.
La decisione è obbligatoria in tutti i suoi elementi per i destinatari da essa designati.
Le raccomandazioni e i pareri non sono vincolanti.

Articolo 250

1. Quando, in virtù del presente trattato, un atto del Consiglio
viene adottato su proposta della Commissione, il Consiglio può emanare
un atto che costituisca emendamento della proposta solo deliberando
all'unanimità, fatte salve le disposizioni dell'articolo 251, paragrafi
4 e 5.

2. Fintantoché il Consiglio non ha deliberato, la Commissione può
modificare la propria proposta in ogni fase delle procedure che portano
all'adozione di un atto comunitario.

Articolo 251

1. Quando nel presente trattato si fa riferimento al presente
articolo per l'adozione di un atto, si applica la procedura che segue.

2. La Commissione presenta una proposta al Parlamento europeo e al Consiglio.
Il Consiglio, deliberando a maggioranza qualificata e previo parere del Parlamento europeo:

— se approva tutti gli emendamenti contenuti nel parere del Parlamento europeo, può adottare l'atto proposto così emendato,
— se il Parlamento europeo non propone emendamenti, può adottare l'atto proposto,

adotta altrimenti una posizione comune e la comunica al Parlamento
europeo. Il Consiglio informa esaurientemente il Parlamento europeo dei
motivi che l'hanno indotto ad adottare la posizione comune. La
Commissione informa esaurientemente il Parlamento europeo della sua
posizione.

Se, entro un termine di tre mesi da tale comunicazione, il Parlamento europeo:

a) approva la posizione comune o non si è pronunciato, l'atto in
questione si considera adottato in conformità con la posizione comune;
b) respinge la posizione comune, a maggioranza assoluta dei membri che lo compongono, l'atto proposto si considera non adottato,
c)
propone emendamenti alla posizione comune, a maggioranza assoluta dei
membri che lo compongono, il testo così emendato viene comunicato al
Consiglio e alla Commissione che formula un parere su tali emendamenti.

3. Se, entro un termine di tre mesi dal ricevimento degli
emendamenti del Parlamento europeo, il Consiglio, deliberando a
maggioranza qualificata, approva tutti gli emendamenti, l'atto in
questione si considera adottato nella forma della posizione comune così
emendata; tuttavia il Consiglio deve deliberare all'unanimità sugli
emendamenti su cui la Commissione ha dato parere negativo. Se il
Consiglio non approva tutti gli emendamenti, il presidente del
Consiglio, d'intesa con il presidente del Parlamento europeo, convoca
entro sei settimane il comitato di conciliazione.

4. Il comitato di conciliazione, che riunisce i membri del Consiglio
o i loro rappresentanti ed altrettanti rappresentanti del Parlamento
europeo, ha il compito di giungere ad un accordo su un progetto comune
a maggioranza qualificata dei membri del Consiglio o dei loro
rappresentanti e a maggioranza dei rappresentanti del Parlamento
europeo. La Commissione partecipa ai lavori del comitato di
conciliazione e prende tutte le iniziative necessarie per favorire un
ravvicinamento fra le posizioni del Parlamento europeo e del Consiglio.
Nell'adempiere tale compito il comitato di conciliazione si richiama
alla posizione comune in base agli emendamenti proposti dal Parlamento
europeo.

5. Se, entro un termine di sei settimane dopo la sua convocazione,
il comitato di conciliazione approva un progetto comune, il Parlamento
europeo e il Consiglio dispongono di un termine di sei settimane a
decorrere dall'approvazione per adottare l'atto in questione in base al
progetto comune, a maggioranza assoluta dei voti espressi per quanto
concerne il Parlamento europeo e a maggioranza qualificata per quanto
concerne il Consiglio. In mancanza di approvazione da parte di una
delle due istituzioni entro tale termine, l'atto in questione si
considera non adottato.

6. Se il comitato di conciliazione non approva un progetto comune, l'atto proposto si considera non adottato.

7. I termini di tre mesi e di sei settimane di cui al presente
articolo sono prorogati rispettivamente di un mese e di due settimane,
al massimo, su iniziativa del Parlamento europeo o del Consiglio.

Articolo 252

Quando nel presente trattato si fa riferimento al presente articolo
per l'adozione di un atto, si applica la seguente procedura:

a) il Consiglio, deliberando a maggioranza qualificata, su proposta
della Commissione e previo parere del Parlamento europeo, adotta una
posizione comune;
b) la posizione comune del Consiglio viene
comunicata al Parlamento europeo. Il Consiglio e la Commissione
informano esaurientemente il Parlamento europeo dei motivi che hanno
indotto il Consiglio ad adottare la posizione comune, nonché della
posizione della Commissione.
Se, entro un termine di tre mesi da
tale comunicazione, il Parlamento europeo approva la posizione comune,
ovvero se esso non si è pronunciato entro detto termine, il Consiglio
adotta definitivamente l'atto in questione in conformità della
posizione comune;
c) entro il termine di tre mesi indicato alla
lettera b) il Parlamento europeo può, a maggioranza assoluta dei membri
che lo compongono, proporre emendamenti alla posizione comune del
Consiglio.
Il Parlamento europeo può anche, alla stessa maggioranza,
respingere la posizione comune del Consiglio. Il risultato delle
delibere è trasmesso al Consiglio e alla Commissione.
Qualora il
Parlamento europeo abbia respinto la posizione comune del Consiglio,
quest'ultimo può deliberare in seconda lettura soltanto all'unanimità;
d)
la Commissione, sulla scorta degli emendamenti proposti dal Parlamento
europeo, riesamina entro il termine di un mese la proposta in base alla
quale il Consiglio ha adottato la propria posizione comune.
La
Commissione trasmette al Consiglio, contemporaneamente alla proposta
riesaminata, gli emendamenti del Parlamento europeo che essa non ha
recepito, esprimendo il suo parere sugli stessi. Il Consiglio può
adottare all'unanimità detti emendamenti;
e) il Consiglio, deliberando a maggioranza qualificata, adotta la proposta riesaminata dalla Commissione.
Il Consiglio può modificare la proposta riesaminata dalla Commissione soltanto all'unanimità;
f)
nei casi di cui alle lettere c), d) e e), il Consiglio deve deliberare
entro il termine di tre mesi. In mancanza di una decisione entro detto
termine, la proposta della Commissione si considera non adottata;
g)
i termini di cui alle lettere b) e f) possono essere prorogati di un
mese al massimo di comune accordo tra il Consiglio e il Parlamento
europeo.

Articolo 253

I regolamenti, le direttive e le decisioni, adottati congiuntamente
dal Parlamento europeo e dal Consiglio, nonché detti atti adottati dal
Consiglio o dalla Commissione sono motivati e fanno riferimento alle
proposte o ai pareri obbligatoriamente richiesti in esecuzione del
presente trattato.

Articolo 254 (*)

1. I regolamenti, le direttive e le decisioni adottati in conformità
della procedura di cui all'articolo 251 sono firmati dal presidente del
Parlamento europeo e dal presidente del Consiglio e pubblicati nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.
Essi entrano in vigore alla data da essi stabilita ovvero, in mancanza
di data, nel ventesimo giorno successivo alla loro pubblicazione.

2. I regolamenti del Consiglio e della Commissione, nonché le
direttive di queste istituzioni che sono rivolte a tutti gli Stati
membri, sono pubblicati nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.
Essi entrano in vigore alla data da essi stabilita ovvero, in mancanza
di data, nel ventesimo giorno successivo alla loro pubblicazione.

3. Le altre direttive e le decisioni sono notificate ai loro destinatari e hanno efficacia in virtù di tale notificazione.

(*) Articolo modificato dal trattato di Nizza.

Articolo 255

1. Qualsiasi cittadino dell'Unione e qualsiasi persona fisica o
giuridica che risieda o abbia la sede sociale in uno Stato membro ha il
diritto di accedere ai documenti del Parlamento europeo, del Consiglio
e della Commissione, secondo i principi e alle condizioni da definire a
norma dei paragrafi 2 e 3.

2. I principi generali e le limitazioni a tutela di interessi
pubblici o privati applicabili al diritto di accesso ai documenti sono
stabiliti dal Consiglio, che delibera secondo la procedura di cui
all'articolo 251 entro due anni dall'entrata in vigore del trattato di
Amsterdam.

3. Ciascuna delle suddette istituzioni definisce nel proprio
regolamento interno disposizioni specifiche riguardanti l'accesso ai
propri documenti.

Articolo 256

Le decisioni del Consiglio o della Commissione che importano, a
carico di persone che non siano gli Stati, un obbligo pecuniario
costituiscono titolo esecutivo.
L'esecuzione forzata è regolata
dalle norme di procedura civile vigenti nello Stato sul cui territorio
essa viene effettuata. La formula esecutiva è apposta, con la sola
verificazione dell'autenticità del titolo, dall'autorità nazionale che
il governo di ciascuno degli Stati membri designerà a tal fine,
informandone la Commissione e la Corte di giustizia.
Assolte tali
formalità a richiesta dell'interessato, quest'ultimo può ottenere
l'esecuzione forzata richiedendola direttamente all'organo competente,
secondo la legislazione nazionale.
L'esecuzione forzata può essere sospesa soltanto in virtù di una decisione della Corte di giustizia.
Tuttavia, il controllo della regolarità dei provvedimenti esecutivi è di competenza delle giurisdizioni nazionali.

CAPO 3

IL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE

Articolo 257 (*)

È istituito un Comitato economico e sociale, a carattere consultivo.
Il
Comitato è costituito da rappresentanti delle varie componenti di
carattere economico e sociale della società civile organizzata, in
particolare dei produttori, agricoltori, vettori, lavoratori,
commercianti e artigiani, nonché delle libere professioni, dei
consumatori e dell'interesse generale.

(*) Articolo modificato dal trattato di Nizza.

Articolo 258 (*)

Il numero dei membri del Comitato economico e sociale non può essere superiore a trecentocinquanta.
Il numero dei membri del Comitato è fissato come segue:

Belgio    12   
Danimarca   9
Germania   24
Grecia  12
Spagna    21
Francia  24
Irlanda 9
Italia  24
Lussemburgo  6
Paesi Bassi 12
Austria   12
Portogallo 12
Finlandia  9
Svezia   12
Regno Unito 24

I membri del Comitato non devono essere vincolati da alcun mandato
imperativo. Essi esercitano le loro funzioni in piena indipendenza,
nell'interesse generale della Comunità.
Il Consiglio, deliberando a maggioranza qualificata, fissa le indennità dei membri del Comitato.

(*) Articolo modificato dal trattato di Nizza.

Articolo 259 (*)

1. I membri del Comitato sono nominati su proposta degli Stati
membri per quattro anni. Il Consiglio, deliberando a maggioranza
qualificata, adotta l'elenco dei membri redatto conformemente alle
proposte presentate da ciascuno Stato membro. Il mandato dei membri del
Comitato è rinnovabile.

2. Il Consiglio consulta la Commissione. Esso può chiedere il parere
delle organizzazioni europee rappresentative dei diversi settori
economici e sociali interessati all'attività della Comunità.

(*) Articolo modificato dal trattato di Nizza.

Articolo 260

Il Comitato designa tra i suoi membri il presidente e l'ufficio di presidenza per una durata di due anni.
Esso stabilisce il proprio regolamento interno.
Il
Comitato è convocato dal presidente su richiesta del Consiglio o della
Commissione. Esso può altresì riunirsi di propria iniziativa.

Articolo 261

Il Comitato comprende delle sezioni specializzate per i principali settori contemplati dal presente trattato.
L'attività
delle sezioni specializzate si svolge nell'ambito delle competenze
generali del Comitato. Le sezioni specializzate non possono essere
consultate indipendentemente dal Comitato.
Presso il Comitato
possono essere, d'altra parte, istituiti sottocomitati incaricati di
elaborare, per questioni o settori determinati, progetti di parere da
sottoporre alle deliberazioni del Comitato.
Il regolamento interno
stabilisce le modalità di composizione e le norme relative alla
competenza delle sezioni specializzate e dei sottocomitati.

Articolo 262

Il Consiglio o la Commissione sono tenuti a consultare il Comitato nei casi previsti dal presente trattato.
Tali
istituzioni possono consultarlo in tutti i casi in cui lo ritengano
opportuno. Il Comitato, qualora lo ritenga opportuno, può formulare un
parere di propria iniziativa.
Qualora lo reputino necessario, il
Consiglio o la Commissione fissano al Comitato, per la presentazione
del suo parere, un termine che non può essere inferiore ad un mese a
decorrere dalla data della comunicazione inviata a tal fine al
presidente. Allo spirare del termine fissato, si può non tener conto
dell'assenza di parere.
Il parere del Comitato e il parere della
sezione specializzata sono trasmessi al Consiglio e alla Commissione,
unitamente a un resoconto delle deliberazioni.
Il Comitato può essere consultato dal Parlamento europeo.

CAPO 4

IL COMITATO DELLE REGIONI

Articolo 263 (*)

È istituito un comitato a carattere consultivo, in appresso
designato «Comitato delle regioni», composto di rappresentanti delle
collettività regionali e locali, titolari di un mandato elettorale
nell'ambito di una collettività regionale o locale oppure politicamente
responsabili dinanzi a un'assemblea eletta.
Il numero dei membri del Comitato delle regioni non può essere superiore a trecentocinquanta.
Il numero dei membri del Comitato è fissato come segue:

Belgio    12   
Danimarca   9
Germania   24
Grecia  12
Spagna    21
Francia  24
Irlanda 9
Italia  24
Lussemburgo  6
Paesi Bassi 12
Austria   12
Portogallo 12
Finlandia  9
Svezia   12
Regno Unito 24

I membri del Comitato nonché un numero uguale di supplenti sono
nominati, su proposta dei rispettivi Stati membri, per quattro anni. Il
loro mandato è rinnovabile. Il Consiglio, deliberando a maggioranza
qualificata, adotta l'elenco dei membri e dei supplenti redatto
conformemente alle proposte presentate da ciascuno Stato membro. Alla
scadenza del mandato di cui al primo comma in virtù del quale sono
stati proposti, il mandato dei membri del Comitato termina
automaticamente e essi sono sostituiti per la restante durata di detto
mandato secondo la medesima procedura. I membri del Comitato non
possono essere nel contempo membri del Parlamento europeo.
I membri
del Comitato non devono essere vincolati da alcun mandato imperativo.
Essi esercitano le loro funzioni in piena indipendenza, nell'interesse
generale della Comunità.

(*) Articolo modificato dal trattato di Nizza.

Articolo 264

Il Comitato delle regioni designa tra i suoi membri il presidente e l'ufficio di presidenza per la durata di due anni.
Esso stabilisce il proprio regolamento interno.
Il
Comitato è convocato dal presidente su richiesta del Consiglio o della
Commissione. Esso può altresì riunirsi di propria iniziativa.

Articolo 265

Il Consiglio o la Commissione consultano il Comitato delle regioni
nei casi previsti dal presente trattato e in tutti gli altri casi in
cui una di tali due istituzioni lo ritenga opportuno, in particolare
nei casi concernenti la cooperazione transfrontaliera.
Qualora lo
reputino necessario, il Consiglio o la Commissione fissano al Comitato,
per la presentazione del suo parere, un termine che non può essere
inferiore a un mese a decorrere dalla data della comunicazione inviata
a tal fine al presidente. Allo spirare del termine fissato, si può non
tener conto dell'assenza di parere.
Quando il Comitato economico e
sociale è consultato in applicazione dell'articolo 262, il Consiglio o
la Commissione informano il Comitato delle regioni di tale domanda di
parere. Il Comitato delle regioni, qualora ritenga che sono in causa
interessi regionali specifici, può formulare un parere in materia.
Il Comitato delle regioni può essere consultato dal Parlamento europeo.
Il Comitato delle regioni, qualora lo ritenga utile, può formulare un parere di propria iniziativa.
Il parere del Comitato è trasmesso al Consiglio e alla Commissione, unitamente a un resoconto delle deliberazioni.

CAPO 5

LA BANCA EUROPEA PER GLI INVESTIMENTI

Articolo 266 (*)

La Banca europea per gli investimenti è dotata di personalità giuridica.
Sono membri della Banca europea per gli investimenti gli Stati membri.
Lo
statuto della Banca europea per gli investimenti costituisce l'oggetto
di un protocollo allegato al presente trattato. Il Consiglio,
deliberando all'unanimità su richiesta della Banca europea per gli
investimenti e previa consultazione del Parlamento europeo e della
Commissione, o su richiesta della Commissione e previa consultazione
del Parlamento europeo e della Banca europea per gli investimenti, può
modificare gli articoli 4, 11 e 12 e l'articolo 18, paragrafo 5, di
detto statuto.

(*) Articolo modificato dal trattato di Nizza.

Articolo 267

La Banca europea per gli investimenti ha il compito di contribuire,
facendo appello al mercato dei capitali ed alle proprie risorse, allo
sviluppo equilibrato e senza scosse del mercato comune nell'interesse
della Comunità. A tal fine facilita, mediante la concessione di
prestiti e garanzie, senza perseguire scopi di lucro, il finanziamento
dei seguenti progetti in tutti i settori dell'economia:

a) progetti contemplanti la valorizzazione delle regioni meno sviluppate;
b)
progetti contemplanti l'ammodernamento o la riconversione di imprese
oppure la creazione di nuove attività richieste dalla graduale
realizzazione del mercato comune che, per la loro ampiezza o natura,
non possono essere interamente assicurati dai vari mezzi di
finanziamento esistenti nei singoli Stati membri;
c) progetti di
interesse comune per più Stati membri che, per la loro ampiezza o
natura, non possono essere completamente assicurati dai vari mezzi di
finanziamento esistenti nei singoli Stati membri.

Nello svolgimento dei suoi compiti la Banca facilita il
finanziamento di programmi di investimento congiuntamente con gli
interventi dei fondi strutturali e degli altri strumenti finanziari
della Comunità.

TITOLO II

DISPOSIZIONI FINANZIARIE

Articolo 268

Tutte le entrate e le spese della Comunità, ivi comprese quelle
relative al Fondo sociale europeo, devono costituire oggetto di
previsioni per ciascun esercizio finanziario ed essere iscritte nel
bilancio.
Le spese amministrative risultanti per le istituzioni
dalle disposizioni del trattato sull'Unione europea relative alla
politica estera e di sicurezza comune ed alla cooperazione nei settori
della giustizia e degli affari interni sono a carico del bilancio. Le
spese operative risultanti dall'attuazione di dette disposizioni
possono, alle condizioni ivi previste, essere messe a carico del
bilancio.
Nel bilancio, entrate e spese devono risultare in pareggio.

Articolo 269

Il bilancio, fatte salve le altre entrate, è finanziato integralmente tramite risorse proprie.
Il
Consiglio, deliberando all'unanimità su proposta della Commissione e
previa consultazione del Parlamento europeo, stabilisce le disposizioni
relative al sistema delle risorse proprie della Comunità di cui
raccomanda l'adozione da parte degli Stati membri, in conformità delle
loro rispettive norme costituzionali.

Articolo 270

Per mantenere la disciplina di bilancio la Commissione, prima di
presentare proposte di atti comunitari o di modificare le proprie
proposte o di adottare misure di esecuzione che possono avere incidenze
rilevanti sul bilancio, deve assicurare che dette proposte o misure
possono essere finanziate entro i limiti delle risorse proprie della
Comunità derivanti dalle disposizioni stabilite dal Consiglio ai sensi
dell'articolo 269.

Articolo 271

Le spese iscritte nel bilancio sono autorizzate per la durata di un
esercizio finanziario, salvo contrarie disposizioni del regolamento
stabilito in esecuzione dell'articolo 279.
Alle condizioni che
saranno determinate in applicazione dell'articolo 279, i crediti, che
non siano quelli relativi alle spese di personale e che alla fine
dell'esercizio finanziario siano rimasti inutilizzati, potranno essere
riportati all'esercizio successivo e limitatamente a questo.
I
crediti sono specificatamente registrati in capitoli che raggruppano le
spese a seconda della loro natura o della loro destinazione e
ripartiti, per quanto occorra, in conformità del regolamento stabilito
in esecuzione dell'articolo 279.
Le spese del Parlamento europeo,
del Consiglio, della Commissione e della Corte di giustizia sono
iscritte in parti separate del bilancio, senza pregiudizio di un regime
speciale per determinate spese comuni.

Articolo 272

1. L'esercizio finanziario ha inizio il 1o gennaio e si chiude al 31 dicembre.

2. Ciascuna istituzione della Comunità elabora, anteriormente al 1o
luglio, uno stato di previsione delle proprie spese. La Commissione
raggruppa tali stati di previsione in un progetto preliminare di
bilancio, allegandovi un parere che può comportare previsioni
divergenti.
Tale progetto preliminare comprende una previsione delle entrate ed una previsione delle spese.

3. La Commissione deve sottoporre al Consiglio il progetto
preliminare di bilancio non oltre il 1° settembre dell'anno che precede
quello dell'esecuzione del bilancio.
Ogniqualvolta il Consiglio
intenda discostarsi dal progetto preliminare, consulta la Commissione
ed eventualmente le altre istituzioni interessate.
Il Consiglio, con
deliberazione a maggioranza qualificata, stabilisce il progetto di
bilancio e lo trasmette al Parlamento europeo.

4. Il progetto di bilancio deve essere sottoposto al Parlamento
europeo non oltre il 5 ottobre dell'anno che precede quello
dell'esecuzione del bilancio.
Il Parlamento europeo, deliberando
alla maggioranza dei membri che lo compongono, ha il diritto di
emendare il progetto di bilancio e, deliberando a maggioranza assoluta
dei suffragi espressi, di proporre al Consiglio modificazioni al
progetto per quanto riguarda le spese derivanti obbligatoriamente dal
trattato o dagli atti adottati a sua norma.
Qualora, entro un
termine di quarantacinque giorni dalla comunicazione del progetto di
bilancio, il Parlamento europeo abbia dato la sua approvazione, il
bilancio è definitivamente adottato. Qualora, entro tale termine, il
Parlamento europeo non abbia emendato il progetto di bilancio ovvero
non abbia proposto modificazioni a quest'ultimo, il bilancio si
considera definitivamente adottato.
Qualora, entro tale termine, il
Parlamento europeo abbia adottato emendamenti o proposto modificazioni,
il progetto di bilancio così emendato o corredato di proposte di
modificazione è trasmesso al Consiglio.

5. Il Consiglio, dopo aver discusso con la Commissione ed
eventualmente con le altre istituzioni interessate in merito al
progetto di bilancio, delibera alle condizioni che seguono:

a) il Consiglio può, deliberando a maggioranza qualificata,
modificare ciascuno degli emendamenti adottati dal Parlamento europeo;
b) per quanto concerne le proposte di modifica:

— qualora una modificazione proposta dal Parlamento europeo non
abbia l'effetto di aumentare l'importo globale delle spese di
un'istituzione, segnatamente in quanto l'aumento delle spese che ne
deriverebbe è espressamente compensato da una o più modificazioni
proposte, comportanti una corrispondente riduzione delle spese, il
Consiglio può, deliberando a maggioranza qualificata, rigettare tale
proposta di modificazione. In mancanza di decisione di rigetto, la
proposta di modificazione è accettata,
— qualora una modificazione
proposta dal Parlamento europeo abbia l'effetto di aumentare l'importo
globale delle spese di un'istituzione, il Consiglio può, deliberando a
maggioranza qualificata, accettare tale proposta di modificazione. In
mancanza di decisione di accettazione, la proposta di modificazione è
rigettata,
— qualora, in applicazione delle disposizioni di uno dei
precedenti commi, il Consiglio abbia rigettato una proposta di
modificazione, esso può, deliberando a maggioranza qualificata, sia
mantenere l'importo che figura nel progetto di bilancio sia fissare un
altro importo.

Il progetto di bilancio è modificato in funzione delle proposte di modifica accettate dal Consiglio.
Qualora,
entro un termine di quindici giorni dalla comunicazione del progetto di
bilancio, il Consiglio non abbia modificato alcun emendamento adottato
dal Parlamento europeo e le proposte di modificazione da esso
presentate siano state accettate, il bilancio si considera
definitivamente adottato. Il Consiglio informa il Parlamento europeo
del fatto che non ha modificato alcun emendamento e che le proposte di
modificazione sono state accettate.
Qualora, entro tale termine, il
Consiglio abbia modificato uno o più emendamenti adottati dal
Parlamento europeo o le proposte di modificazione da esso presentate
siano state rigettate o modificate, il progetto di bilancio modificato
è trasmesso nuovamente al Parlamento europeo. Il Consiglio espone a
quest'ultimo il risultato delle proprie deliberazioni.

6. Entro un termine di quindici giorni dalla comunicazione del
progetto di bilancio, il Parlamento europeo, informato dell'esito delle
proprie proposte di modificazione, può, deliberando a maggioranza dei
membri che lo compongono e dei tre quinti dei suffragi espressi,
emendare o rigettare le modificazioni apportate dal Consiglio ai suoi
emendamenti e adotta quindi il bilancio. Qualora entro tale termine il
Parlamento europeo non si sia pronunciato, il bilancio si considera
definitivamente adottato.

7. Quando la procedura di cui al presente articolo è espletata, il
presidente del Parlamento europeo constata che il bilancio è
definitivamente adottato.

8. Tuttavia il Parlamento europeo, che delibera a maggioranza dei
membri che lo compongono e dei due terzi dei suffragi espressi, può,
per importanti motivi, rigettare il progetto di bilancio e chiedere che
gli venga presentato un nuovo progetto.

9. Per l'insieme delle spese diverse da quelle derivanti
obbligatoriamente dal trattato o dagli atti adottati a sua norma, è
fissato ogni anno un tasso massimo di aumento rispetto alle spese della
stessa natura dell'esercizio in corso.
La Commissione, dopo aver consultato il comitato di politica economica, constata tale tasso massimo che risulta:

— dall'evoluzione in volume del prodotto nazionale lordo nella Comunità,
— dalla variazione media dei bilanci degli Stati membri,

e

— dall'evoluzione del costo della vita durante l'ultimo esercizio.

Il tasso massimo è comunicato anteriormente al 1o maggio a tutte le
istituzioni della Comunità. Queste sono tenute a rispettarlo durante la
procedura di bilancio, fatte salve le disposizioni del quarto e del
quinto comma del presente paragrafo.
Qualora, per le spese diverse
da quelle derivanti obbligatoriamente dal trattato o dagli atti
adottati a sua norma, il tasso di aumento risultante dal progetto di
bilancio stabilito dal Consiglio sia superiore alla metà del tasso
massimo, il Parlamento europeo, nell'esercizio del proprio diritto di
emendamento, può ancora aumentare l'importo totale di tali spese nei
limiti della metà del tasso massimo.
Quando il Parlamento europeo,
il Consiglio o la Commissione ritengono che le attività delle Comunità
esigono che il tasso stabilito secondo la procedura definita al
presente paragrafo sia superato, può essere fissato un nuovo tasso
mediante accordo tra il Consiglio, che delibera a maggioranza
qualificata, e il Parlamento europeo, che delibera alla maggioranza dei
membri che lo compongono e dei tre quinti dei suffragi espressi.

10. Ciascuna istituzione esercita i poteri ad essa attribuiti dal
presente articolo nel rispetto delle disposizioni del trattato e degli
atti adottati a sua norma, in particolare in materia di risorse proprie
delle Comunità e di equilibrio delle entrate e delle spese.

Articolo 273

Se, all'inizio dell'esercizio finanziario, il bilancio non è stato
ancora votato, le spese possono essere effettuate mensilmente per
capitolo o seguendo un'altra suddivisione, in base alle disposizioni
del regolamento stabilito in esecuzione dell'articolo 279, nel limite
di un dodicesimo dei crediti aperti nel bilancio dell'esercizio
precedente, senza che tale misura possa avere per effetto di mettere a
disposizione della Commissione crediti superiori al dodicesimo di
quelli previsti nel progetto di bilancio in preparazione.
Il
Consiglio, con deliberazione a maggioranza qualificata, può autorizzare
spese superiori al limite del dodicesimo, sempre che siano osservate le
altre condizioni di cui al primo comma.
Se tale decisione concerne
spese diverse da quelle che derivano obbligatoriamente dal trattato o
dagli atti adottati a sua norma, il Consiglio la trasmette
immediatamente al Parlamento europeo; entro un termine di trenta giorni
il Parlamento europeo, deliberando a maggioranza dei membri che lo
compongono e dei tre quinti dei suffragi espressi, può prendere una
decisione differente su queste spese per quanto riguarda la parte
superiore al dodicesimo di cui al primo comma. Questa parte della
decisione del Consiglio è sospesa sino al momento in cui il Parlamento
europeo abbia preso la decisione. Se nel termine precitato il
Parlamento europeo non ha preso una decisione diversa da quella del
Consiglio, quest'ultima viene considerata definitivamente adottata.
Le
decisioni di cui ai commi secondo e terzo prevedono le misure
necessarie in materia di risorse per garantire l'applicazione del
presente articolo.

Articolo 274

La Commissione cura l'esecuzione del bilancio, in base alle
disposizioni del regolamento stabilito in esecuzione dell'articolo 279,
sotto la propria responsabilità e nei limiti dei crediti stanziati, in
conformità del principio della buona gestione finanziaria. Gli Stati
membri cooperano con la Commissione per garantire che gli stanziamenti
siano utilizzati secondo i principi della buona gestione finanziaria.
Il regolamento prevede le modalità particolari secondo le quali ogni istituzione partecipa all'esecuzione delle proprie spese.
All'interno
del bilancio, la Commissione può procedere, nei limiti e alle
condizioni fissate dal regolamento stabilito in esecuzione
dell'articolo 279, a trasferimenti di crediti, sia da capitolo a
capitolo, sia da suddivisione a suddivisione.

Articolo 275

Ogni anno la Commissione sottopone al Consiglio e al Parlamento
europeo i conti dell'esercizio trascorso concernenti le operazioni del
bilancio. Inoltre, essa comunica loro un bilancio finanziario che
espone l'attivo e il passivo della Comunità.

Articolo 276

1. Il Parlamento europeo, su raccomandazione del Consiglio che
delibera a maggioranza qualificata, dà atto alla Commissione
dell'esecuzione del bilancio. A tale scopo esso esamina,
successivamente al Consiglio, i conti e il bilancio finanziario di cui
all'articolo 275, la relazione annua della Corte dei conti,
accompagnata dalle risposte delle istituzioni controllate alle
osservazioni della Corte stessa, la dichiarazione di affidabilità di
cui all'articolo 248, paragrafo 1, secondo comma, nonché le pertinenti
relazioni speciali della Corte.

2. Prima di dare atto alla Commissione, o per qualsiasi altro fine
nel quadro dell'esercizio delle attribuzioni di quest'ultima in materia
di esecuzione del bilancio, il Parlamento europeo può chiedere di
ascoltare la Commissione sull'esecuzione delle spese o sul
funzionamento dei sistemi di controllo finanziario. La Commissione
fornisce al Parlamento europeo, su richiesta di quest'ultimo, tutte le
informazioni necessarie.

3. La Commissione compie tutti i passi necessari per dar seguito
alle osservazioni che accompagnano le decisioni di scarico ed alle
altre osservazioni del Parlamento europeo concernenti l'esecuzione
delle spese, nonché alle osservazioni annesse alle raccomandazioni di
scarico adottate dal Consiglio.
La Commissione, su richiesta del
Parlamento europeo o del Consiglio, sottopone relazioni in merito alle
misure adottate sulla scorta di tali osservazioni e in particolare alle
istruzioni impartite ai servizi incaricati dell'esecuzione del
bilancio. Dette relazioni sono trasmesse altresì alla Corte dei conti.

Articolo 277

Il bilancio è stabilito nell'unità di conto fissata conformemente
alle disposizioni del regolamento adottato in esecuzione dell'articolo
279.

Articolo 278

La Commissione, con riserva di informare le autorità competenti
degli Stati membri interessati, può trasferire nella moneta di uno di
questi Stati gli averi che essa detiene nella moneta di un altro Stato
membro, nella misura necessaria alla loro utilizzazione per gli scopi
cui sono destinati dal presente trattato. La Commissione evita, per
quanto possibile, di procedere a tali trasferimenti quando detenga
averi disponibili o realizzabili nelle monete di cui ha bisogno.
La Commissione comunica con i singoli Stati membri per il tramite dell'autorità da essi designata.
Nell'esecuzione
delle operazioni finanziarie essa ricorre alla banca di emissione dello
Stato membro interessato oppure ad altri istituti finanziari da questo
ultimo autorizzati.

Articolo 279 (*)

1. Il Consiglio, deliberando all'unanimità su proposta della
Commissione e previa consultazione del Parlamento europeo e parere
della Corte dei conti:

a) stabilisce i regolamenti finanziari che specificano in
particolare le modalità relative all'elaborazione ed esecuzione del
bilancio e al rendimento e alla verifica dei conti;
b) determina le norme ed organizza il controllo della responsabilità dei controllori finanziari, ordinatori e contabili.

A decorrere dal 1o gennaio 2007, il Consiglio delibera a maggioranza
qualificata su proposta della Commissione e previa consultazione del
Parlamento europeo e parere della Corte dei conti.

2. Il Consiglio, deliberando all'unanimità su proposta della
Commissione e previa consultazione del Parlamento europeo e parere
della Corte dei conti, fissa le modalità e la procedura secondo le
quali le entrate di bilancio previste dal regime delle risorse proprie
della Comunità sono messe a disposizione della Commissione e determina
le misure da applicare per far fronte eventualmente alle esigenze di
tesoreria.

(*) Articolo modificato dal trattato di Nizza.

Articolo 280

1. La Comunità e gli Stati membri combattono contro la frode e le
altre attività illegali che ledono gli interessi finanziari della
Comunità stessa mediante misure adottate a norma del presente articolo,
che siano dissuasive e tali da permettere una protezione efficace negli
Stati membri.

2. Gli Stati membri adottano, per combattere contro la frode che
lede gli interessi finanziari della Comunità, le stesse misure che
adottano per combattere contro la frode che lede i loro interessi
finanziari.

3. Fatte salve altre disposizioni del presente trattato, gli Stati
membri coordinano l'azione diretta a tutelare gli interessi finanziari
della Comunità contro la frode. A tale fine essi organizzano, assieme
alla Commissione, una stretta e regolare cooperazione tra le autorità
competenti.

4. Il Consiglio, deliberando secondo la procedura di cui
all'articolo 251, previa consultazione della Corte dei conti, adotta le
misure necessarie nei settori della prevenzione e lotta contro la frode
che lede gli interessi finanziari della Comunità, al fine di pervenire
a una protezione efficace ed equivalente in tutti gli Stati membri.
Tali misure non riguardano l'applicazione del diritto penale nazionale
o l'amministrazione della giustizia negli Stati membri.

5. La Commissione, in cooperazione con gli Stati membri, presenta
ogni anno al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione sulle
misure adottate ai fini dell'attuazione del presente articolo.

PARTE SESTA

DISPOSIZIONI GENERALI E FINALI

Articolo 281

La Comunità ha personalità giuridica.

Articolo 282

In ciascuno degli Stati membri, la Comunità ha la più ampia capacità
giuridica riconosciuta alle persone giuridiche dalle legislazioni
nazionali; essa può in particolare acquistare o alienare beni immobili
e mobili e stare in giudizio. A tale fine, essa è rappresentata dalla
Commissione.

Articolo 283

Il Consiglio, deliberando a maggioranza qualificata, su proposta
della Commissione e previa consultazione delle altre istituzioni
interessate, stabilisce lo statuto dei funzionari delle Comunità
europee e il regime applicabile agli altri agenti di tali Comunità.

Articolo 284

Per l'esecuzione dei compiti affidatile, la Commissione può
raccogliere tutte le informazioni e procedere a tutte le necessarie
verifiche, nei limiti e alle condizioni fissate dal Consiglio
conformemente alle disposizioni del presente trattato.

Articolo 285

1. Fatto salvo l'articolo 5 del protocollo dello statuto del Sistema
europeo di banche centrali e della Banca centrale europea, il
Consiglio, deliberando secondo la procedura di cui all'articolo 251,
adotta misure per l'elaborazione di statistiche laddove necessario per
lo svolgimento delle attività della Comunità.

2. L'elaborazione delle statistiche della Comunità presenta i
caratteri dell'imparzialità, dell'affidabilità, dell'obiettività,
dell'indipendenza scientifica, dell'efficienza economica e della
riservatezza statistica; essa non comporta oneri eccessivi per gli
operatori economici.

Articolo 286

1. A decorrere dal 1o gennaio 1999 gli atti comunitari sulla
protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati
personali nonché alla libera circolazione di tali dati si applicano
alle istituzioni e agli organismi istituiti dal presente trattato o
sulla base del medesimo.

2. Anteriormente alla data di cui al paragrafo 1 il Consiglio,
deliberando secondo la procedura di cui all'articolo 251, istituisce un
organo di controllo indipendente incaricato di sorvegliare
l'applicazione di detti atti alle istituzioni e agli organismi
comunitari e adotta, se del caso, tutte le altre pertinenti
disposizioni.

Articolo 287

I membri delle istituzioni della Comunità, i membri dei comitati e
parimenti i funzionari e agenti della Comunità sono tenuti, anche dopo
la cessazione dalle loro funzioni, a non divulgare le informazioni che
per loro natura siano protette dal segreto professionale e in
particolare quelle relative alle imprese e riguardanti i loro rapporti
commerciali ovvero gli elementi dei loro costi.

Articolo 288

La responsabilità contrattuale della Comunità è regolata dalla legge applicabile al contratto in causa.
In
materia di responsabilità extracontrattuale, la Comunità deve
risarcire, conformemente ai principi generali comuni ai diritti degli
Stati membri, i danni cagionati dalle sue istituzioni o dai suoi agenti
nell'esercizio delle loro funzioni.
Il secondo comma si applica alle
stesse condizioni ai danni cagionati dalla Banca centrale europea o dai
suoi agenti nell'esercizio delle loro funzioni.
La responsabilità
personale degli agenti nei confronti della Comunità è regolata dalle
disposizioni che stabiliscono il loro statuto o il regime loro
applicabile.

Articolo 289

La sede delle istituzioni della Comunità è fissata d'intesa comune dai governi degli Stati membri.

Articolo 290 (*)

Il regime linguistico delle istituzioni della Comunità è fissato,
senza pregiudizio delle disposizioni previste dallo statuto della Corte
di giustizia, dal Consiglio, che delibera all'unanimità.

(*) Articolo modificato dal trattato di Nizza.

Articolo 291

La Comunità gode, sul territorio degli Stati membri, delle immunità
e dei privilegi necessari all'assolvimento dei suoi compiti, alle
condizioni definite dal protocollo dell'8 aprile 1965 sui privilegi e
sulle immunità delle Comunità europee. Lo stesso vale per la Banca
centrale europea, per l'Istituto monetario europeo e per la Banca
europea per gli investimenti.

Articolo 292

Gli Stati membri si impegnano a non sottoporre una controversia
relativa all'interpretazione o all'applicazione del presente trattato a
un modo di composizione diverso da quelli previsti dal trattato stesso.

Articolo 293

Gli Stati membri avvieranno fra loro, per quanto occorra, negoziati intesi a garantire, a favore dei loro cittadini:

— la tutela delle persone, come pure il godimento e la tutela dei
diritti alle condizioni accordate da ciascuno Stato ai propri cittadini,
— l'eliminazione della doppia imposizione fiscale all'interno della Comunità,

il reciproco riconoscimento delle società a mente dell'articolo 48,
comma secondo, il mantenimento della personalità giuridica in caso di
trasferimento della sede da un paese a un altro e la possibilità di
fusione di società soggette a legislazioni nazionali diverse,
— la
semplificazione delle formalità cui sono sottoposti il reciproco
riconoscimento e la reciproca esecuzione delle decisioni giudiziarie e
delle sentenze arbitrali.

Articolo 294

Fatta salva l'applicazione delle altre disposizioni del presente
trattato, gli Stati membri applicano la disciplina nazionale nei
confronti della partecipazione finanziaria dei cittadini degli altri
Stati membri al capitale delle società a mente dell'articolo 48.

Articolo 295

Il presente trattato lascia del tutto impregiudicato il regime di proprietà esistente negli Stati membri.

Articolo 296

1. Le disposizioni del presente trattato non ostano alle norme seguenti:

a) nessuno Stato membro è tenuto a fornire informazioni la cui
divulgazione sia dallo stesso considerata contraria agli interessi
essenziali della propria sicurezza;
b) ogni Stato membro può
adottare le misure che ritenga necessarie alla tutela degli interessi
essenziali della propria sicurezza e che si riferiscano alla produzione
o al commercio di armi, munizioni e materiale bellico; tali misure non
devono alterare le condizioni di concorrenza nel mercato comune per
quanto riguarda i prodotti che non siano destinati a fini
specificamente militari.

2. Il Consiglio, deliberando all'unanimità su proposta della
Commissione, può apportare modificazioni all'elenco, stabilito il 15
aprile 1958, dei prodotti cui si applicano le disposizioni del
paragrafo 1, lettera b).

Articolo 297

Gli Stati membri si consultano al fine di prendere di comune accordo
le disposizioni necessarie ad evitare che il funzionamento del mercato
comune abbia a risentire delle misure che uno Stato membro può essere
indotto a prendere nell'eventualità di gravi agitazioni interne che
turbino l'ordine pubblico, in caso di guerra o di grave tensione
internazionale che costituisca una minaccia di guerra ovvero per far
fronte agli impegni da esso assunti ai fini del mantenimento della pace
e della sicurezza internazionale.

Articolo 298

Quando delle misure adottate nei casi contemplati dagli articoli 296
e 297 abbiano per effetto di alterare le condizioni di concorrenza nel
mercato comune, la Commissione esamina con lo Stato interessato le
condizioni alle quali tali misure possono essere rese conformi alle
norme sancite dal presente trattato.
In deroga alla procedura di cui
agli articoli 226 e 227, la Commissione o qualsiasi Stato membro può
ricorrere direttamente alla Corte di giustizia, ove ritenga che un
altro Stato membro faccia un uso abusivo dei poteri contemplati dagli
articoli 296 e 297. La Corte di giustizia giudica a porte chiuse.

Articolo 299

1. Il presente trattato si applica al Regno del Belgio, al Regno di
Danimarca, alla Repubblica federale di Germania, alla Repubblica
ellenica, al Regno di Spagna, alla Repubblica francese, all'Irlanda,
alla Repubblica italiana, al Granducato del Lussemburgo, al Regno dei
Paesi Bassi, alla Repubblica d'Austria, alla Repubblica portoghese,
alla Repubblica di Finlandia, al Regno di Svezia e al Regno Unito di
Gran Bretagna e Irlanda del Nord.

2. Le disposizioni del presente trattato si applicano ai
dipartimenti francesi d'oltremare, alle Azzorre, a Madera e alle isole
Canarie.
Tuttavia, tenuto conto della situazione socioeconomica
strutturale dei dipartimenti francesi d'oltremare, delle Azzorre, di
Madera e delle isole Canarie, aggravata dalla loro grande distanza,
dall'insularità, dalla superficie ridotta, dalla topografia e dal clima
difficili, dalla dipendenza economica da alcuni prodotti, fattori la
cui persistenza e il cui cumulo recano grave danno al loro sviluppo, il
Consiglio, deliberando a maggioranza qualificata su proposta della
Commissione e previa consultazione del Parlamento europeo, adotta
misure specifiche volte, in particolare, a stabilire le condizioni di
applicazione del presente trattato a tali regioni, ivi comprese
politiche comuni.
Il Consiglio, all'atto dell'adozione delle
pertinenti misure di cui al secondo comma, prende in considerazione
settori quali politiche doganali e commerciali, politica fiscale, zone
franche, politiche in materia di agricoltura e di pesca, condizioni di
fornitura delle materie prime e di beni di consumo primari, aiuti di
Stato e condizioni di accesso ai fondi strutturali e ai programmi
orizzontali della Comunità. Il Consiglio adotta le misure di cui al
secondo comma tenendo conto delle caratteristiche e dei vincoli
specifici delle regioni ultraperiferiche senza compromettere
l'integrità e la coerenza dell'ordinamento giuridico comunitario, ivi
compresi il mercato interno e le politiche comuni.

3. I paesi e i territori d'oltremare, il cui elenco figura
nell'allegato II del presente trattato, costituiscono l'oggetto dello
speciale regime di associazione definito nella quarta parte del
trattato stesso.
Il presente trattato non si applica ai paesi e
territori d'oltremare che mantengono relazioni particolari con il Regno
Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord non menzionati nell'elenco
precitato.

4. Le disposizioni del presente trattato si applicano ai territori
europei di cui uno Stato membro assume la rappresentanza nei rapporti
con l'estero.

5. Le disposizioni del presente trattato si applicano alle isole
Åland conformemente alle disposizioni contenute nel protocollo n. 2
dell'atto relativo alle condizioni di adesione della Repubblica
d'Austria, della Repubblica di Finlandia e del Regno di Svezia.

6. In deroga ai paragrafi precedenti:

a) il presente trattato non si applica alle Faeröer;
b) il presente trattato non si applica alle zone di sovranità del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord a Cipro;
c)
le disposizioni del presente trattato sono applicabili alle isole
Normanne ed all'isola di Man soltanto nella misura necessaria per
assicurare l'applicazione del regime previsto per tali isole dal
trattato relativo all'adesione di nuovi Stati membri alla Comunità
economica europea e alla Comunità europea dell'energia atomica, firmato
il 22 gennaio 1972.

Articolo 300 (*)

1. Quando le disposizioni del presente trattato prevedano la
conclusione di accordi tra la Comunità e uno o più Stati ovvero
un'organizzazione internazionale, la Commissione sottopone
raccomandazioni al Consiglio, che la autorizza ad avviare i necessari
negoziati. I negoziati sono condotti dalla Commissione, in
consultazione con i comitati speciali designati dal Consiglio per
assisterla in questo compito e nel quadro delle direttive che il
Consiglio può impartirle.
Nell'esercizio delle competenze
attribuitegli dal presente paragrafo, il Consiglio delibera a
maggioranza qualificata, salvo nei casi in cui il primo comma del
paragrafo 2 richiede l'unanimità.

2. Fatte salve le competenze riconosciute alla Commissione in questo
settore, la firma, eventualmente accompagnata da una decisione
riguardante l'applicazione provvisoria prima dell'entrata in vigore, e
la conclusione degli accordi sono decise dal Consiglio, che delibera a
maggioranza qualificata su proposta della Commissione. Il Consiglio
delibera all'unanimità quando l'accordo riguarda un settore per il
quale è richiesta l'unanimità sul piano interno, nonché per gli accordi
di cui all'articolo 310.
In deroga alle norme previste dal paragrafo
3, si applicano le stesse procedure alle decisioni volte a sospendere
l'applicazione di un accordo e allo scopo di stabilire le posizioni da
adottare a nome della Comunità in un organismo istituito da un accordo,
se tale organismo deve adottare decisioni che hanno effetti giuridici,
fatta eccezione per le decisioni che integrano o modificano il quadro
istituzionale dell'accordo.
Il Parlamento europeo è immediatamente e
pienamente informato di qualsiasi decisione, adottata a norma del
presente paragrafo, relativa all'applicazione provvisoria o alla
sospensione di accordi, ovvero alla definizione della posizione della
Comunità nell'ambito di un organismo istituito da un accordo.

3. Il Consiglio conclude gli accordi previa consultazione del
Parlamento europeo, salvo per gli accordi di cui all'articolo 133,
paragrafo 3, inclusi i casi in cui l'accordo riguarda un settore per il
quale è richiesta sul piano interno la procedura di cui all'articolo
251 o quella di cui all'articolo 252. Il Parlamento europeo formula il
suo parere nel termine che il Consiglio può fissare in funzione
dell'urgenza.
In mancanza di parere entro detto termine il Consiglio può deliberare.
In
deroga al comma precedente, gli accordi di cui all'articolo 310, nonché
gli altri accordi che creano un quadro istituzionale specifico
organizzando procedure di cooperazione, gli accordi che hanno
ripercussioni finanziarie considerevoli per la Comunità e gli accordi
che implicano la modifica di un atto adottato secondo la procedura di
cui all'articolo 251 sono conclusi previo parere conforme del
Parlamento europeo.
In caso d'urgenza, il Consiglio e il Parlamento europeo possono concordare un termine per il parere conforme.

4. All'atto della conclusione di un accordo, il Consiglio, in deroga
al paragrafo 2, può abilitare la Commissione ad approvare a nome della
Comunità gli adattamenti di cui l'accordo in questione prevede
l'adozione con una procedura semplificata o da parte di un organo
istituito dall'accordo stesso, corredando eventualmente questa
abilitazione di condizioni specifiche.

5. Quando il Consiglio prevede di concludere accordi che implicano
emendamenti del presente trattato, questi ultimi devono essere
precedentemente adottati secondo la procedura prevista nell'articolo 48
del trattato sull'Unione europea.

6. Il Parlamento europeo, il Consiglio, la Commissione o uno Stato
membro possono domandare il parere della Corte di giustizia circa la
compatibilità di un accordo previsto con le disposizioni del presente
trattato. Quando la Corte di giustizia abbia espresso parere negativo,
l'accordo può entrare in vigore soltanto alle condizioni stabilite
dall'articolo 48 del trattato sull'Unione europea.

7. Gli accordi conclusi alle condizioni indicate nel presente
articolo sono vincolanti per le istituzioni della Comunità e per gli
Stati membri.

Articolo 301

Quando una posizione comune o un'azione comune adottata in virtù
delle disposizioni del trattato sull'Unione europea relative alla
politica estera e di sicurezza comune prevedano un'azione della
Comunità per interrompere o ridurre parzialmente o totalmente le
relazioni economiche con uno o più paesi terzi, il Consiglio,
deliberando a maggioranza qualificata su proposta della Commissione,
prende le misure urgenti necessarie.

Articolo 302

La Commissione assicura ogni utile collegamento con gli organi delle
Nazioni Unite e degli istituti specializzati delle Nazioni Unite.
La Commissione assicura inoltre i collegamenti che ritiene opportuni con qualsiasi organizzazione internazionale.

Articolo 303

La Comunità attua ogni utile forma di cooperazione col Consiglio dell'Europa.

Articolo 304

La Comunità attua con l'Organizzazione per la cooperazione e lo
sviluppo economici una stretta collaborazione le cui modalità saranno
fissate d'intesa comune.

Articolo 305

1. Le disposizioni del presente trattato non modificano quelle del
trattato che istituisce la Comunità europea del carbone e dell'acciaio,
in particolare per quanto riguarda i diritti e gli obblighi degli Stati
membri, i poteri delle istituzioni di tale Comunità e le norme sancite
da tale trattato per il funzionamento del mercato comune del carbone e
dell'acciaio.

2. Le disposizioni del presente trattato non derogano a quanto
stipulato dal trattato che istituisce la Comunità europea per l'energia
atomica.

Articolo 306

Le disposizioni del presente trattato non ostano all'esistenza e al
perfezionamento delle unioni regionali tra il Belgio e il Lussemburgo,
come pure tra il Belgio, il Lussemburgo e i Paesi Bassi, nella misura
in cui gli obiettivi di tali unioni regionali non sono raggiunti in
applicazione del presente trattato.

Articolo 307

Le disposizioni del presente trattato non pregiudicano i diritti e
gli obblighi derivanti da convenzioni concluse, anteriormente al 1°
gennaio 1958 o, per gli Stati aderenti, anteriormente alla data della
loro adesione, tra uno o più Stati membri da una parte e uno o più
Stati terzi dall'altra.
Nella misura in cui tali convenzioni sono
incompatibili col presente trattato, lo Stato o gli Stati membri
interessati ricorrono a tutti i mezzi atti ad eliminare le
incompatibilità constatate. Ove occorra, gli Stati membri si forniranno
reciproca assistenza per raggiungere tale scopo, assumendo
eventualmente una comune linea di condotta.
Nell'applicazione delle
convenzioni di cui al primo comma, gli Stati membri tengono conto del
fatto che i vantaggi consentiti nel presente trattato da ciascuno degli
Stati membri costituiscono parte integrante dell'instaurazione della
Comunità e sono, per ciò stesso, indissolubilmente connessi alla
creazione di istituzioni comuni, all'attribuzione di competenze a
favore di queste ultime e alla concessione degli stessi vantaggi da
parte di tutti gli altri Stati membri.

Articolo 308

Quando un'azione della Comunità risulti necessaria per raggiungere,
nel funzionamento del mercato comune, uno degli scopi della Comunità,
senza che il presente trattato abbia previsto i poteri d'azione a tal
uopo richiesti, il Consiglio, deliberando all'unanimità su proposta
della Commissione e dopo aver consultato il Parlamento europeo, prende
le disposizioni del caso.

Articolo 309 (*)

1. Qualora sia stato deciso di sospendere i diritti di voto del
rappresentante del governo di uno Stato membro a norma dell'articolo 7,
paragrafo 3, del trattato sull'Unione europea, i suddetti diritti di
voto sono sospesi anche per quanto concerne il presente trattato.

2. Inoltre, qualora sia stata constatata, a norma dell'articolo 7,
paragrafo 2 del trattato sull'Unione europea, l'esistenza di una
violazione grave e persistente da parte di uno Stato membro dei
principi di cui all'articolo 6, paragrafo 1, il Consiglio, deliberando
a maggioranza qualificata, può decidere di sospendere, per lo Stato
membro in questione, alcuni dei diritti derivanti dall'applicazione del
presente trattato. Nell'agire in tal senso, il Consiglio tiene conto
delle possibili conseguenze di una siffatta sospensione sui diritti e
sugli obblighi delle persone fisiche e giuridiche.
Gli obblighi
dello Stato membro in questione a norma del presente trattato
continuano comunque ad essere vincolanti per lo Stato medesimo.

3. Il Consiglio, deliberando a maggioranza qualificata, può
successivamente decidere di modificare o revocare le misure adottate a
norma del paragrafo 2, per rispondere ai cambiamenti nella situazione
che ha portato alla loro imposizione.

4. Quando adotta le decisioni di cui ai paragrafi 2 e 3, il
Consiglio delibera senza tener conto del voto del rappresentante del
governo dello Stato membro in questione. In deroga all'articolo 205,
paragrafo 2, per maggioranza qualificata si intende una proporzione di
voti ponderati dei membri del Consiglio interessati equivalente a
quella prevista all'articolo 205, paragrafo 2.
Il presente paragrafo si applica anche in caso di sospensione dei diritti di voto a norma del paragrafo 1.
In
tali casi, le decisioni che richiedono l'unanimità sono adottate senza
il voto del rappresentante del governo dello Stato membro in questione.

(*) Articolo modificato dal trattato di Nizza.

Articolo 310

La Comunità può concludere con uno o più Stati o organizzazioni
internazionali accordi che istituiscono un'associazione caratterizzata
da diritti ed obblighi reciproci, da azioni in comune e da procedure
particolari.

Articolo 311

I protocolli che, di comune accordo tra gli Stati membri, saranno
allegati al presente trattato ne costituiscono parte integrante.

Articolo 312

Il presente trattato è concluso per una durata illimitata.

 

DISPOSIZIONI FINALI

Articolo 313

Il presente trattato sarà ratificato dalle Alte parti contraenti
conformemente alle loro norme costituzionali rispettive. Gli strumenti
di ratifica saranno depositati presso il governo della Repubblica
italiana.
Il presente trattato entrerà in vigore il primo giorno del
mese successivo all'avvenuto deposito dello strumento di ratifica da
parte dello Stato firmatario che procederà per ultimo a tale formalità.
Tuttavia, qualora tale deposito avvenisse meno di quindici giorni prima
dell'inizio del mese seguente, l'entrata in vigore del trattato sarà
rinviata al primo giorno del secondo mese successivo alla data del
deposito stesso.

Articolo 314

Il presente trattato, redatto in unico esemplare, in lingua
francese, in lingua italiana, in lingua olandese e in lingua tedesca, i
quattro testi tutti facenti ugualmente fede, sarà depositato negli
archivi del governo della Repubblica italiana che provvederà a
rimetterne copia certificata conforme a ciascuno dei governi degli
altri Stati firmatari.
In forza dei trattati di adesione, fanno
ugualmente fede le versioni del presente trattato in lingua danese,
finlandese, greca, inglese, irlandese, portoghese, spagnola e svedese.

IN FEDE DI CHE, i plenipotenziari sottoscritti hanno apposto le loro firme in calce al presente trattato.

Fatto a Roma, il venticinque marzo millenovecentocinquantasette.

(Elenco dei firmatari non riprodotto)

 

ALLEGATI

ALLEGATO I


ELENCO
previsto dall'articolo 32 del trattato

 

(1)

Numeri della nomenclatura di Bruxelles

(2)

Denominazione dei prodotti

Capitolo 1

Animali vivi

Capitolo 2

Carni e frattaglie commestibili

Capitolo 3

Pesci, crostacei e molluschi

Capitolo 4

Latte e derivati del latte; uova di volatili; miele naturale

Capitolo 5

 

05.04

Budella, vesciche e stomachi di animali, interi o in pezzi, esclusi quelli di pesci

05.15

Prodotti di origine animale, non nominati né compresi altrove;
animali morti dei capitoli 1 o 3, non atti all'alimentazione umana

Capitolo 6

Piante vive e prodotti della floricoltura

Capitolo 7

Legumi, ortaggi, piante, radici e tuberi, mangerecci

Capitolo 8

Frutta commestibile; scorze di agrumi e di meloni

Capitolo 9

Caffè, tè e spezie, escluso il matè (voce n. 09.03)

Capitolo 10

Cereali

Capitolo 11

Prodotti della macinazione; malto; amidi e fecole; glutine; inulina

Capitolo 12

Semi e frutti oleosi; semi, sementi e frutti diversi; piante industriali e medicinali; paglie e foraggi

Capitolo 13

 

ex 13.03

Pectina

Capitolo 15

 

15.01

Strutto ed altri grassi di maiale pressati o fusi; grasso di volatili pressato o fuso

15.02

Sevi (della specie bovina, ovina e caprina) greggi o fusi, compresi i sevi detti «primo sugo»

15.03

Stearina solare; oleo-stearina; olio di strutto e oleomargarina non emulsionata, non mescolati

né altrimenti preparati

15.04

Grassi e oli di pesci e di mammiferi marini, anche raffinati

15.07

Oli vegetali fissi, fluidi o concreti, greggi, depurati o raffinati

15.12

Grassi e oli animali o vegetali idrogenati anche raffinati, ma non preparati

15.13

Margarina, imitazioni dello strutto e altri grassi alimentari preparati

15.17

Residui provenienti dalla lavorazione delle sostanze grasse, o delle cere animali o vegetali

Capitolo 16

Preparazioni di carni, di pesci, di crostacei e di molluschi

Capitolo 17

 

17.01

Zucchero di barbabietola e di canna, allo stato solido

17.02

Altri zuccheri; sciroppi; succedanei del miele, anche misti con miele naturale; zuccheri e melassi, caramellati

17.03

Melassi, anche decolorati

17.05 (*)

Zuccheri, sciroppi e melassi aromatizzati o coloriti (compreso lo
zucchero vanigliato, alla vaniglia o alla vaniglina), esclusi i succhi
di frutta addizionali di zucchero in qualsiasi proporzione

Capitolo 18

 

18.01

Cacao in grani anche infranto, greggio o torrefatto

18.02

Gusci, bucce, pellicole e cascami di cacao

Capitolo 20

Preparazioni di ortaggi, di piante mangerecce, di frutti e di altre piante o parti di piante

Capitolo 22

 

22.04

Mosti di uva parzialmente fermentati anche mutizzati con metodi diversi dall'aggiunta di alcole

22.05

Vini di uve fresche; mosti di uve fresche mutizzati con l'alcole (mistelle)

22.07

Sidro, sidro di pere, idromele ed altre bevande fermentate

ex 22.08 (*)

ex 22.09 (*)

Alcole etilico, denaturato o no, di qualsiasi gradazione, ottenuto a
partire da prodotti agricoli compresi nell'allegato I del trattato, ad
esclusione di acquaviti, liquori ed altre bevande alcoliche,
preparazioni alcoliche composte (dette estratti concentrati) per la
fabbricazione di bevande

ex 22.10 (*)

Aceti commestibili e loro succedanei commestibili

Capitolo 23

Residui e cascami delle industrie alimentari; alimenti preparati per gli animali

Capitolo 24

 

24.01

Tabacchi greggi o non lavorati; cascami di tabacco

Capitolo 45

 

45.01

Sughero naturale greggio e cascami di sughero; sughero frantumato, granulato o polverizzato

Capitolo 54

 

54.01

Lino greggio, macerato, stigliato, pettinato o altrimenti preparato, ma non filato; stoppa e cascami (compresi gli sfilacciati)

Kapitel 57

 

57.01

Canapa (Cannabis sativa) greggia, macerata, stigliata, pettinata o
altrimenti preparata, ma non filata; stoppa e cascami (compresi gli
sfilacciati)

(*)

Voce aggiunta dall'articolo 1 del regolamento n. 7 bis del Consiglio
della Comunità economica europea del 18 dicembre 1959 (GU 7 del
30.1.1961, pag. 71/61).

ALLEGATO II

PAESI E TERRITORI D'OLTREMARE

cui si applicano le disposizioni della parte quarta del trattato

— Groenlandia
— Nuova Caledonia e dipendenze
— Polinesia francese
— Terre australi ed antartiche francesi
— Isole Wallis e Futuna
— Mayotte
— Saint Pierre e Miquelon
— Aruba
— Antille Olandesi:

— Bonaire
— Curaçao
— Saba
— Sint Eustatius
— Sint Maarten

— Anguilla
— Isole Cayman
— Isole Falkland
— Georgia del Sud e isole Sandwich del Sud
— Montserrat
— Pitcairn
— Sant'Elena e dipendenze
— Territori dell'Antartico britannico
— Territori britannici dell'Oceano indiano
— Isole Turks e Caicos
— Isole Vergini britanniche
— Le Bermude

PROTOCOLLI ADOTTATI A NIZZA

PROTOCOLLO

SULL'ALLARGAMENTO DELL'UNIONE EUROPEA

 

LE ALTE PARTI CONTRAENTI

HANNO ADOTTATO le seguenti disposizioni, che sono allegate al
trattato sull'Unione europea e ai trattati che istituiscono le Comunità
europee:


Articolo 1
Abrogazione del protocollo sulle istituzioni

Il protocollo sulle istituzioni nella prospettiva dell'allargamento
dell'Unione europea, allegato al trattato sull'Unione europea e ai
trattati che istituiscono le Comunità europee, è abrogato.


Articolo 2
Disposizioni relative al Parlamento europeo

1. Dal 1° gennaio 2004 e con effetto a decorrere dall'inizio della
legislatura 2004-2009, all'articolo 190, paragrafo 2, del trattato che
istituisce la Comunità europea e all'articolo 108, paragrafo 2, del
trattato che istituisce la Comunità europea dell'energia atomica, il
primo comma è sostituito dal seguente:

«Il numero dei rappresentanti eletti in ogni Stato membro è fissato come segue:

Belgio    22   
Danimarca   13
Germania   99
Grecia  22
Spagna    50
Francia  72
Irlanda 12
Italia  72
Lussemburgo  6
Paesi Bassi 25
Austria   17
Portogallo 22
Finlandia  13
Svezia   18
Regno Unito 72

2. Fatto salvo il paragrafo 3, il numero totale dei rappresentanti
al Parlamento europeo per la legislatura 2004-2009 è pari al numero dei
rappresentanti figurante nell'articolo 190, paragrafo 2, del trattato
che istituisce la Comunità europea e all'articolo 108, paragrafo 2, del
trattato che istituisce la Comunità europea dell'energia atomica,
maggiorato del numero di rappresentanti dei nuovi Stati membri
stabilito nei trattati di adesione firmati al più tardi il 1° gennaio
2004.

3. Qualora il numero totale dei membri di cui al paragrafo 2 sia
inferiore a settecentotrentadue, è applicata una correzione
proporzionale al numero di rappresentanti da eleggere in ciascuno Stato
membro, in modo che il numero totale sia il più possibile vicino a
settecentotrentadue, senza che detta correzione risulti in un numero di
rappresentanti da eleggere in ciascuno Stato membro superiore a quello
previsto all'articolo 190, paragrafo 2, del trattato che istituisce la
Comunità europea e all'articolo 108, paragrafo 2, del trattato che
istituisce la Comunità europea dell'energia atomica, per la legislatura
1999-2004.
Il Consiglio adotta una decisione a tal fine.

4. In deroga all'articolo 189, secondo comma, del trattato che
istituisce la Comunità europea e all'articolo 107, secondo comma, del
trattato che istituisce la Comunità europea dell'energia atomica, in
caso di entrata in vigore di trattati di adesione dopo l'adozione della
decisione del Consiglio di cui al paragrafo 3, secondo comma, del
presente articolo, il numero dei membri del Parlamento europeo può
essere temporaneamente superiore a settecentotrentadue durante il
periodo di applicazione di detta decisione. La stessa correzione
prevista al paragrafo 3, primo comma, del presente articolo sarà
applicata al numero di rappresentanti da eleggere negli Stati membri in
questione.


Articolo 3
Disposizioni relative alla ponderazione dei voti in sede di Consiglio

1. Dal 1° gennaio 2005:

a) all'articolo 205 del trattato che istituisce la Comunità europea
e all'articolo 118 del trattato che istituisce la Comunità europea
dell'energia atomica:

i) il paragrafo 2 è sostituito dal seguente:

«2. Per le deliberazioni del Consiglio che richiedono una
maggioranza qualificata, ai voti dei membri è attribuita la seguente
ponderazione:

Belgio    12   
Danimarca   7
Germania   29
Grecia  12
Spagna    27
Francia  29
Irlanda 7
Italia  29
Lussemburgo  4
Paesi Bassi 13
Austria   10
Portogallo 12
Finlandia  7
Svezia   10
Regno Unito 29

Le deliberazioni sono valide se hanno ottenuto almeno
centosessantanove voti che esprimano il voto favorevole della
maggioranza dei membri quando, in virtù del presente trattato, debbono
essere prese su proposta della Commissione.
Negli altri casi le
deliberazioni sono valide se hanno ottenuto almeno centosessantanove
voti che esprimano il voto favorevole di almeno due terzi dei membri»;

ii) è aggiunto il paragrafo 4 seguente:

«4. Un membro del Consiglio può chiedere che, in caso di adozione da
parte del Consiglio di una decisione a maggioranza qualificata, si
verifichi che gli Stati membri che compongono tale maggioranza
qualificata rappresentino almeno il 62 % della popolazione totale
dell'Unione.

Qualora tale condizione non sia soddisfatta, la decisione non è adottata.»

b) all'articolo 23, paragrafo 2, del trattato sull'Unione europea, il terzo comma è sostituito dal seguente:

«Ai voti dei membri del Consiglio è attribuita la ponderazione di
cui all'articolo 205, paragrafo 2, del trattato che istituisce la
Comunità europea. Per l'adozione delle decisioni sono richiesti almeno
centosessantanove voti che esprimano il voto favorevole di almeno due
terzi dei membri. Un membro del Consiglio può chiedere che, in caso di
adozione da parte del Consiglio di una decisione a maggioranza
qualificata, si verifichi che gli Stati membri che compongono tale
maggioranza qualificata rappresentino almeno il 62 % della popolazione
totale dell'Unione. Qualora tale condizione non sia soddisfatta, la
decisione non è adottata.»;

c) all'articolo 34 del trattato sull'Unione europea, il paragrafo 3 è sostituito dal seguente:

«3. Qualora le deliberazioni del Consiglio richiedano la maggioranza
qualificata, ai voti dei membri è attribuita la ponderazione prevista
all'articolo 205, paragrafo 2, del trattato che istituisce la Comunità
europea e le deliberazioni sono valide se hanno ottenuto almeno
centosessantanove voti che esprimano il voto favorevole di almeno due
terzi dei membri. Un membro del Consiglio può chiedere che, in caso di
adozione da parte del Consiglio di una decisione a maggioranza
qualificata, si verifichi che gli Stati membri che compongono tale
maggioranza qualificata rappresentino almeno il 62 % della popolazione
totale dell'Unione. Qualora tale condizione non sia soddisfatta, la
decisione non è adottata.».

2. All'atto di ciascuna adesione, la soglia di cui all'articolo 205,
paragrafo 2, secondo comma, del trattato che istituisce la Comunità
europea e all'articolo 118, paragrafo 2, secondo comma, del trattato
che istituisce la Comunità europea dell'energia atomica è calcolata in
modo che la soglia della maggioranza qualificata espressa in voti non
superi quella risultante dalla tabella che figura nella dichiarazione
relativa all'allargamento dell'Unione europea iscritta nell'atto finale
del trattato di Nizza.


Articolo 4
Disposizioni relative alla Commissione

1. Dal 1° gennaio 2005 e con effetto a decorrere dall'entrata in
funzione della prima Commissione successiva a tale data, all'articolo
213 del trattato che istituisce la Comunità europea e all'articolo 126
del trattato che istituisce la Comunità europea dell'energia atomica,
il paragrafo 1 è sostituito dal seguente:

«1. I membri della Commissione sono scelti in base alla loro competenza generale e offrono ogni garanzia di indipendenza.

La Commissione comprende un cittadino di ciascuno Stato membro.

Il numero dei membri della Commissione può essere modificato dal Consiglio, che delibera all'unanimità.»

2. Quando l'Unione annoveri 27 Stati membri, all'articolo 213 del
trattato che istituisce la Comunità europea e all'articolo 126 del
trattato che istituisce la Comunità europea dell'energia atomica, il
paragrafo 1 è sostituito dal seguente:

«1. I membri della Commissione sono scelti in base alla loro competenza generale e offrono ogni garanzia di indipendenza.

Il numero dei membri della Commissione è inferiore al numero di
Stati membri. I membri della Commissione sono scelti in base a una
rotazione paritaria le cui modalità sono stabilite dal Consiglio, che
delibera all'unanimità.

Il numero dei membri della Commissione è fissato dal Consiglio, che delibera all'unanimità.»

Questa modifica si applica a decorrere dalla data di entrata in
funzione della prima Commissione successiva alla data di adesione del
ventisettesimo Stato membro dell'Unione.

3. Il Consiglio, deliberando all'unanimità dopo la firma del trattato di adesione del ventisettesimo

Stato membro dell'Unione, stabilisce:

— il numero dei membri della Commissione,
— le modalità della
rotazione paritaria che indicano l'insieme dei criteri e delle regole
necessari per la fissazione automatica della composizione dei collegi
successivi, in base ai principi seguenti:

a) gli Stati membri sono trattati su un piano di assoluta parità per
quanto concerne la determinazione dell'avvicendamento e del periodo di
permanenza dei loro cittadini in seno alla Commissione; pertanto lo
scarto tra il numero totale dei mandati detenuti da cittadini di due
Stati membri non può mai essere superiore a uno;
b) fatta salva la
lettera a), ciascuno dei collegi successivi è costituito in modo da
riflettere in maniera soddisfacente la molteplicità demografica e
geografica degli Stati membri dell'Unione.

4. Ogni Stato che aderisce all'Unione ha diritto a che, all'atto
dell'adesione, un suo cittadino sia nominato membro della Commissione
finché non si applichi il paragrafo 2.

PROTOCOLLO

SULLO STATUTO DELLA CORTE DI GIUSTIZIA

LE ALTE PARTI CONTRAENTI,

DESIDERANDO definire lo statuto della Corte di giustizia previsto
all'articolo 245 del trattato che istituisce la Comunità europea e
all'articolo 160 del trattato che istituisce la Comunità europea
dell'energia atomica,

HANNO CONVENUTO le seguenti disposizioni che sono allegate al
trattato sull'Unione europea, al trattato che istituisce la Comunità
europea e al trattato che istituisce la Comunità europea dell'energia
atomica:

Articolo 1

La Corte di giustizia è costituita ed esercita le proprie funzioni
conformemente alle disposizioni del trattato sull'Unione europea
(trattato UE), del trattato che istituisce la Comunità europea
(trattato CE), del trattato che istituisce la Comunità europea
dell'energia atomica (trattato CEEA) e del presente statuto.

TITOLO I

STATUTO DEI GIUDICI E DEGLI AVVOCATI GENERALI

Articolo 2

Ogni giudice, prima di assumere le proprie funzioni, deve, in seduta
pubblica, prestare giuramento di esercitare tali funzioni in piena
imparzialità e secondo coscienza e di nulla divulgare del segreto delle
deliberazioni.

Articolo 3

I giudici godono dell'immunità di giurisdizione. Per quanto concerne
gli atti da loro compiuti in veste ufficiale, comprese le loro parole e
i loro scritti, essi continuano a godere dell'immunità dopo la
cessazione dalle funzioni.
La Corte, riunita in seduta plenaria, può togliere l'immunità.
Qualora,
tolta l'immunità, venga promossa un'azione penale contro un giudice,
questi può essere giudicato, in ciascuno degli Stati membri, soltanto
dall'organo competente a giudicare i magistrati appartenenti alla più
alta giurisdizione nazionale.
Gli articoli da 12 a 15 e l'articolo
18 del protocollo sui privilegi e sulle immunità delle Comunità europee
sono applicabili ai giudici, agli avvocati generali, al cancelliere e
ai relatori aggiunti della Corte, senza pregiudizio delle disposizioni
relative all'immunità di giurisdizione dei giudici che figurano nei
commi precedenti.

Articolo 4

I giudici non possono esercitare alcuna funzione politica o amministrativa.
Essi
non possono, salvo deroga concessa a titolo eccezionale dal Consiglio,
esercitare alcuna attività professionale rimunerata o meno.
Al
momento del loro insediamento, essi assumono l'impegno solenne di
rispettare, per la durata delle loro funzioni e dopo la cessazione da
queste, gli obblighi derivanti dalla loro carica, in particolare i
doveri di onestà e di discrezione per quanto riguarda l'accettare, dopo
tale cessazione, determinate funzioni o vantaggi.
In caso di dubbio, la Corte decide.

Articolo 5

A parte i rinnovi regolari e i decessi, le funzioni di giudice cessano individualmente per dimissioni.
In
caso di dimissioni di un giudice, la lettera di dimissioni è
indirizzata al presidente della Corte per essere trasmessa al
presidente del Consiglio. Quest'ultima notificazione importa vacanza di
seggio.
Salvo i casi in cui si applica l'articolo 6, ogni giudice
rimane in carica fino a quando il suo successore non assuma le proprie
funzioni.

Articolo 6

I giudici possono essere rimossi dalle loro funzioni oppure essere
dichiarati decaduti dal loro diritto a pensione o da altri vantaggi
sostitutivi soltanto qualora, a giudizio unanime dei giudici e degli
avvocati generali della Corte, non siano più in possesso dei requisiti
previsti ovvero non soddisfino più agli obblighi derivanti dalla loro
carica. L'interessato non prende parte a tali deliberazioni.
Il
cancelliere comunica la decisione della Corte ai presidenti del
Parlamento europeo e della Commissione e la notifica al presidente del
Consiglio.
Quest'ultima notificazione, in caso di decisione che rimuove un giudice dalle sue funzioni, importa vacanza di seggio.

Articolo 7

I giudici le cui funzioni cessano prima dello scadere del loro
mandato sono sostituiti per la restante durata del mandato stesso.

Articolo 8

Le disposizioni degli articoli da 2 a 7 sono applicabili agli avvocati generali.

 

TITOLO II

ORGANIZZAZIONE

Articolo 9

Il rinnovo parziale dei giudici, che ha luogo ogni tre anni, riguarda alternatamente otto e sette giudici.
Il rinnovo parziale degli avvocati generali, che ha luogo ogni tre anni, riguarda ogni volta quattro avvocati generali.

Articolo 10

Il cancelliere presta giuramento davanti alla Corte di esercitare le
proprie funzioni in piena imparzialità e secondo coscienza e di nulla
divulgare del segreto delle deliberazioni.

Articolo 11

La Corte predispone la sostituzione del cancelliere in caso di impedimento di questi.

Articolo 12

Funzionari e altri agenti sono addetti alla Corte allo scopo di
assicurarne il funzionamento. Essi dipendono dal cancelliere sotto
l'autorità del presidente.

Articolo 13

Una deliberazione unanime del Consiglio, presa su proposta della
Corte, può prevedere la nomina di relatori aggiunti e definirne lo
statuto. I relatori aggiunti possono essere chiamati, alle condizioni
che saranno definite dal regolamento di procedura, a partecipare
all'istruzione delle cause sottoposte all'esame della Corte e a
collaborare con il giudice relatore.
I relatori aggiunti, scelti tra
persone che offrano ogni garanzia di indipendenza e abbiano le
qualificazioni giuridiche necessarie, sono nominati dal Consiglio. Essi
prestano giuramento davanti alla Corte di esercitare le loro funzioni
in piena imparzialità e secondo coscienza e di nulla divulgare del
segreto delle deliberazioni.

Articolo 14

I giudici, gli avvocati generali e il cancelliere devono risiedere dove la Corte ha la propria sede.

Articolo 15

La Corte funziona in modo permanente. La durata delle vacanze
giudiziarie è fissata dalla Corte, tenuto conto delle necessità del
servizio.

Articolo 16

La Corte istituisce nel proprio ambito sezioni composte di tre e di
cinque giudici. I giudici eleggono nel loro ambito i presidenti delle
sezioni. I presidenti delle sezioni di cinque giudici sono eletti per
una durata di tre anni. Il loro mandato è rinnovabile una volta.
La
grande sezione comprende undici giudici. Essa è presieduta dal
presidente della Corte. Fanno parte della grande sezione anche i
presidenti delle sezioni di cinque giudici nonché altri giudici
designati alle condizioni definite dal regolamento di procedura.
La Corte si riunisce in grande sezione quando lo richieda uno Stato membro o un'istituzione delle Comunità che è parte in causa.
La
Corte si riunisce in seduta plenaria quando è adita ai sensi
dell'articolo 195, paragrafo 2, dell'articolo 213, paragrafo 2,
dell'articolo 216 o dell'articolo 247, paragrafo 7, del trattato CE
oppure ai sensi dell'articolo 107 D, paragrafo 2, dell'articolo 126,
paragrafo 2, dell'articolo 129 o dell'articolo 160 B, paragrafo 7, del
trattato CEEA.
Inoltre, ove reputi che un giudizio pendente dinanzi
ad essa rivesta un'importanza eccezionale, la Corte può decidere,
sentito l'avvocato generale, di rinviare la causa alla seduta plenaria.

Articolo 17

La Corte può deliberare validamente soltanto in numero dispari.
Le deliberazioni delle sezioni composte di tre o cinque giudici sono valide soltanto se prese da tre giudici.
Le deliberazioni della grande sezione sono valide soltanto se sono presenti nove giudici.
Le deliberazioni della Corte riunita in seduta plenaria sono valide soltanto se sono presenti undici giudici.
In
caso di impedimento di uno dei giudici componenti una sezione, si può
ricorrere a un giudice che faccia parte di un'altra sezione, alle
condizioni definite dal regolamento di procedura.

Articolo 18

I giudici e gli avvocati generali non possono partecipare alla
trattazione di alcuna causa nella quale essi siano in precedenza
intervenuti come agenti, consulenti o avvocati di una delle parti, o
sulla quale essi siano stati chiamati a pronunciarsi come membri di un
tribunale, di una commissione d'inchiesta o a qualunque altro titolo.
Qualora,
per un motivo particolare, un giudice o un avvocato generale reputi di
non poter partecipare al giudizio o all'esame di una causa determinata,
ne informa il presidente. Qualora il presidente reputi che un giudice o
un avvocato generale non debba, per un motivo particolare, giudicare o
concludere in una causa determinata, ne avverte l'interessato.
In caso di difficoltà nell'applicazione del presente articolo, la Corte decide.
Una
parte non può invocare la nazionalità di un giudice, né l'assenza in
seno alla Corte o ad una sua sezione di un giudice della propria
nazionalità, per richiedere la modificazione della composizione della
Corte o di una delle sue sezioni.

TITOLO III

PROCEDURA

Articolo 19

Tanto gli Stati membri quanto le istituzioni delle Comunità sono
rappresentati davanti alla Corte da un agente nominato per ciascuna
causa; l'agente può essere assistito da un consulente o da un avvocato.
Allo
stesso modo sono rappresentati gli Stati parti contraenti dell'accordo
sullo Spazio economico europeo diversi dagli Stati membri e l'Autorità
di vigilanza AELS (EFTA) prevista da detto accordo.
Le altre parti devono essere rappresentate da un avvocato.
Solo
un avvocato abilitato al patrocinio dinanzi ad un organo
giurisdizionale di uno Stato membro o di un altro Stato parte
contraente dell'accordo sullo Spazio economico europeo può
rappresentare o assistere una parte dinanzi alla Corte.
Gli agenti,
i consulenti e gli avvocati che compaiano davanti alla Corte godono dei
diritti e delle garanzie necessarie per l'esercizio indipendente delle
loro funzioni, alle condizioni che saranno determinate dal regolamento
di procedura.
La Corte gode, nei confronti dei consulenti e degli
avvocati che si presentano davanti ad essa, dei poteri normalmente
riconosciuti in materia alle corti e ai tribunali, alle condizioni che
saranno determinate dallo stesso regolamento.
I professori cittadini
degli Stati membri la cui legislazione riconosce loro il diritto di
patrocinare godono davanti alla Corte dei diritti riconosciuti agli
avvocati dal presente articolo.

Articolo 20

La procedura davanti alla Corte comprende due fasi: l'una scritta, l'altra orale.
La
procedura scritta comprende la comunicazione alle parti, nonché alle
istituzioni delle Comunità le cui decisioni sono in causa, delle
istanze, memorie, difese e osservazioni e, eventualmente, delle
repliche, nonché di ogni atto e documento a sostegno, ovvero delle loro
copie certificate conformi.
Le comunicazioni sono fatte a cura del cancelliere secondo l'ordine e nei termini fissati dal regolamento di procedura.
La
procedura orale comprende la lettura della relazione presentata da un
giudice relatore, l'audizione da parte della Corte degli agenti, dei
consulenti e degli avvocati e delle conclusioni dell'avvocato generale
e, ove occorra, l'audizione dei testimoni e dei periti.
Ove ritenga
che la causa non sollevi nuove questioni di diritto, la Corte può
decidere, sentito l'avvocato generale, che la causa sia giudicata senza
conclusioni dell'avvocato generale.

Articolo 21

La Corte è adita mediante istanza trasmessa al cancelliere.
L'istanza deve contenere l'indicazione del nome e del domicilio
dell'istante e della qualità del firmatario, l'indicazione della parte
o delle parti avverso le quali è proposta, l'oggetto della
controversia, le conclusioni ed un'esposizione sommaria dei motivi
invocati.
All'istanza deve essere allegato, ove occorra, l'atto di
cui è richiesto l'annullamento ovvero, nell'ipotesi contemplata dagli
articoli 232 del trattato CE e 148 del trattato CEEA, un documento che
certifichi la data della richiesta prevista da tali articoli. Se questi
documenti non sono stati allegati all'istanza, il cancelliere invita
l'interessato a produrli entro un termine ragionevole, senza che si
possa eccepire decadenza qualora la regolarizzazione intervenga dopo la
scadenza del termine per ricorrere.

Articolo 22

Nei casi contemplati dall'articolo 18 del trattato CEEA, la Corte è
adita mediante ricorso trasmesso al cancelliere. Il ricorso deve
contenere l'indicazione del nome e del domicilio del ricorrente e della
qualità del firmatario, l'indicazione della decisione avverso la quale
è proposto ricorso, l'indicazione delle parti avverse, l'oggetto della
causa, le conclusioni e un'esposizione sommaria dei motivi invocati.
Al ricorso deve essere allegata una copia conforme della decisione del collegio arbitrale che viene impugnata.
Se la Corte rigetta il ricorso, la decisione del collegio arbitrale diventa definitiva.
Se
la Corte annulla la decisione del collegio arbitrale la procedura può
essere ripresa, eventualmente, a cura di una delle parti in causa,
dinanzi al collegio arbitrale. Quest'ultimo deve uniformarsi ai
principi di diritto enunciati dalla Corte.

Articolo 23

Nei casi contemplati dall'articolo 35, paragrafo 1, del trattato UE,
dall'articolo 234 del trattato CE e dall'articolo 150 del trattato
CEEA, la decisione del giudice nazionale che sospende la procedura e si
rivolge alla Corte è notificata a quest'ultima a cura di tale giudice
nazionale. Tale decisione è quindi notificata a cura del cancelliere
della Corte alle parti in causa, agli Stati membri e alla Commissione,
nonché al Consiglio o alla Banca centrale europea, quando l'atto di cui
si contesta la validità o l'interpretazione emani da questi ultimi, e
al Parlamento europeo e al Consiglio quando l'atto di cui si contesta
la validità o l'interpretazione sia stato emanato congiuntamente da
queste due istituzioni.
Nel termine di due mesi da tale ultima
notificazione, le parti, gli Stati membri, la Commissione e, quando ne
sia il caso, il Parlamento europeo, il Consiglio e la Banca centrale
europea hanno il diritto di presentare alla Corte memorie ovvero
osservazioni scritte.
Nei casi contemplati dall'articolo 234 del
trattato CE, la decisione del giudice nazionale è inoltre notificata, a
cura del cancelliere della Corte, agli Stati parti contraenti
dell'accordo sullo Spazio economico europeo diversi dagli Stati membri
nonché all'Autorità di vigilanza AELS (EFTA) prevista da detto accordo,
i quali, entro due mesi dalla notifica, laddove si tratti di uno dei
settori di applicazione dell'accordo, possono presentare alla Corte
memorie ovvero osservazioni scritte.

Articolo 24

La Corte può richiedere alle parti di produrre tutti i documenti e
di dare tutte le informazioni che essa reputi desiderabili. In caso di
rifiuto, ne prende atto.
La Corte può parimenti richiedere agli
Stati membri e alle istituzioni che non siano parti in causa tutte le
informazioni che ritenga necessarie ai fini del processo.

Articolo 25

In ogni momento, la Corte può affidare una perizia a qualunque persona, ente, ufficio, commissione od organo di sua scelta.

Articolo 26

Alle condizioni che saranno determinate dal regolamento di procedura si può procedere all'audizione di testimoni.

Articolo 27

La Corte gode, nei confronti dei testimoni non comparsi, dei poteri
generalmente riconosciuti in materia alle corti e ai tribunali e può
infliggere sanzioni pecuniarie, alle condizioni che saranno determinate
dal regolamento di procedura.

Articolo 28

I testimoni e i periti possono essere uditi sotto il vincolo del
giuramento, secondo la formula stabilita dal regolamento di procedura
ovvero secondo le modalità previste dalla legislazione nazionale del
testimone o del perito.

Articolo 29

La Corte può ordinare che un testimone o un perito sia udito dall'autorità giudiziaria del suo domicilio.
Tale
ordinanza è diretta, per la sua esecuzione, all'autorità giudiziaria
competente, alle condizioni stabilite dal regolamento di procedura. Gli
atti derivanti dall'esecuzione della rogatoria sono rimessi alla Corte
alle stesse condizioni.
La Corte sostiene le spese, con riserva di porle, quando ne sia il caso, a carico delle parti.

Articolo 30

Ogni Stato membro considera qualsiasi violazione dei giuramenti dei
testimoni e dei periti alla stregua del corrispondente reato commesso
davanti a un tribunale nazionale giudicante in materia civile. Su
denuncia della Corte esso procede contro gli autori di tale reato
davanti al giudice nazionale competente.

Articolo 31

L'udienza è pubblica, salvo decisione contraria presa dalla Corte, d'ufficio o su richiesta delle parti, per motivi gravi.

Articolo 32

Nel corso del dibattimento la Corte può interrogare i periti, i
testimoni e le parti stesse. Tuttavia queste ultime possono provvedere
alla propria difesa orale soltanto tramite il proprio rappresentante.

Articolo 33

Di ogni udienza è redatto un verbale firmato dal presidente e dal cancelliere.

Articolo 34

Il ruolo delle udienze è fissato dal presidente.

Articolo 35

Le deliberazioni della Corte sono e restano segrete.

Articolo 36

Le sentenze sono motivate. Esse menzionano i nomi dei giudici che hanno partecipato alla deliberazione.

Articolo 37

Le sentenze sono firmate dal presidente e dal cancelliere. Esse sono lette in pubblica udienza.

Articolo 38

La Corte delibera sulle spese.

Articolo 39

Il presidente della Corte può decidere secondo una procedura
sommaria che deroghi, per quanto necessario, ad alcune norme contenute
nel presente statuto e che sarà fissata dal regolamento di procedura,
in merito alle conclusioni intese sia ad ottenere la sospensione
prevista dall'articolo 242 del trattato CE e dall'articolo 157 del
trattato CEEA, sia all'applicazione dei provvedimenti provvisori a
norma dell'articolo 243 del trattato CE o dell'articolo 158 del
trattato CEEA, sia alla sospensione dell'esecuzione forzata
conformemente all'articolo 256, quarto comma, del trattato CE o
all'articolo 164, terzo comma, del trattato CEEA.
Il presidente, in caso d'impedimento, è sostituito da un altro giudice alle condizioni determinate dal regolamento di procedura.
L'ordinanza
pronunciata dal presidente o dal suo sostituto ha soltanto carattere
provvisorio e non pregiudica in nulla la decisione della Corte sul
merito.

Articolo 40

Gli Stati membri e le istituzioni delle Comunità possono intervenire nelle controversie proposte alla Corte.
Uguale
diritto spetta ad ogni altra persona che dimostri di avere un interesse
alla soluzione di una controversia proposta alla Corte, ad esclusione
delle controversie fra Stati membri, fra istituzioni delle Comunità
ovvero fra Stati membri da una parte e istituzioni delle Comunità
dall'altra.
Salvo quanto dispone il secondo comma, gli Stati parti
contraenti dell'accordo sullo Spazio economico europeo diversi dagli
Stati membri nonché l'Autorità di vigilanza AELS (EFTA) prevista da
detto accordo possono intervenire nelle controversie proposte alla
Corte quando queste riguardano uno dei settori di applicazione dello
stesso accordo.
Le conclusioni dell'istanza d'intervento possono avere come oggetto soltanto l'adesione alle conclusioni di una delle parti.

Articolo 41

Quando la parte convenuta, regolarmente chiamata in causa, si
astiene dal depositare conclusioni scritte, la sentenza viene
pronunziata in sua contumacia. La sentenza può essere impugnata entro
il termine di un mese a decorrere dalla sua notificazione. Salvo
decisione contraria della Corte, l'opposizione non sospende
l'esecuzione della sentenza pronunziata in contumacia.

Articolo 42

Gli Stati membri, le istituzioni delle Comunità e ogni altra persona
fisica o giuridica possono, nei casi e alle condizioni che saranno
determinati dal regolamento di procedura, proporre opposizione di terzo
contro le sentenze pronunziate senza che essi siano stati chiamati in
causa, qualora tali sentenze siano pregiudizievoli ai loro diritti.

Articolo 43

In caso di difficoltà sul senso e la portata di una sentenza, spetta
alla Corte d'interpretarla, a richiesta di una parte o di una
istituzione delle Comunità che dimostri di avere a ciò interesse.

Articolo 44

La revocazione delle sentenze può essere richiesta alla Corte solo
in seguito alla scoperta di un fatto di natura tale da avere
un'influenza decisiva e che, prima della pronunzia della sentenza, era
ignoto alla Corte e alla parte che domanda la revocazione.
La
procedura di revocazione si apre con una sentenza della Corte che
constata espressamente l'esistenza di un fatto nuovo, ne riconosce i
caratteri che consentono l'adito alla revocazione e dichiara per questo
motivo ricevibile l'istanza.
Nessuna istanza di revocazione può essere proposta dopo la scadenza di un termine di dieci anni dalla data della sentenza.

Articolo 45

Il regolamento di procedura stabilirà termini in ragione della distanza.
Nessuna
decadenza risultante dallo spirare dei termini può essere eccepita
quando l'interessato provi l'esistenza di un caso fortuito o di forza
maggiore.

Articolo 46

Le azioni contro le Comunità in materia di responsabilità
extracontrattuale si prescrivono in cinque anni a decorrere dal momento
in cui avviene il fatto che dà loro origine. La prescrizione è
interrotta sia dall'istanza presentata alla Corte, sia dalla preventiva
richiesta che il danneggiato può rivolgere all'istituzione competente
delle Comunità. In quest'ultimo caso l'istanza deve essere proposta nel
termine di due mesi previsto dall'articolo 230 del trattato CE e
dall'articolo 146 del trattato CEEA; sono applicabili, quando ne sia il
caso, rispettivamente le disposizioni di cui all'articolo 232, secondo
comma, del trattato CE e dall'articolo 148, secondo comma, del trattato
CEEA.

TITOLO IV

IL TRIBUNALE DI PRIMO GRADO DELLE COMUNITÀ EUROPEE

Articolo 47

Gli articoli da 2 a 8, gli articoli 14 e 15, l'articolo 17, primo,
secondo, quarto e quinto comma, e l'articolo 18 si applicano al
Tribunale e ai suoi membri. Il giuramento di cui all'articolo 2 è
prestato dinanzi alla Corte e le decisioni di cui agli articoli 3, 4 e
6 sono adottate da quest'ultima, previa consultazione del Tribunale.
L'articolo 3, quarto comma, e gli articoli 10, 11 e 14 si applicano, coi necessari adattamenti, al cancelliere del Tribunale.

Articolo 48

Il Tribunale è composto di quindici giudici.

Articolo 49

I membri del Tribunale possono essere chiamati ad esercitare le funzioni di avvocato generale.
L'avvocato
generale ha l'ufficio di presentare pubblicamente, con assoluta
imparzialità e piena indipendenza, conclusioni motivate su determinate
cause sottoposte al Tribunale, per assistere quest'ultimo
nell'adempimento della sua missione.
I criteri per la determinazione
di dette cause, nonché le modalità di designazione degli avvocati
generali sono stabiliti dal regolamento di procedura del Tribunale.
Un
membro del Tribunale chiamato ad esercitare le funzioni di avvocato
generale in una causa non può prendere parte alla decisione di detta
causa.

Articolo 50

Il Tribunale si riunisce in sezioni, composte di tre o cinque
giudici. I giudici eleggono nel loro ambito i presidenti delle sezioni.
I presidenti delle sezioni di cinque giudici sono eletti per una durata
di tre anni.
Il loro mandato è rinnovabile una volta.
La
composizione delle sezioni e l'assegnazione ad esse delle cause sono
disciplinate dal regolamento di procedura. In determinati casi
disciplinati dal regolamento di procedura il Tribunale può riunirsi in
seduta plenaria o statuire nella persona di un giudice unico.
Il
regolamento di procedura può inoltre prevedere che il Tribunale si
riunisca in grande sezione nei casi e alle condizioni da esso definite.

Articolo 51

In deroga alla norma di cui all'articolo 225, paragrafo 1, del
trattato CE e all'articolo 140 A, paragrafo 1, del trattato CEEA, i
ricorsi proposti dagli Stati membri, dalle istituzioni delle Comunità e
dalla Banca centrale europea sono di competenza della Corte.

Articolo 52

Il presidente della Corte e il presidente del Tribunale stabiliscono
di comune accordo le condizioni alle quali funzionari e altri agenti
addetti alla Corte possono prestare servizio presso il Tribunale onde
assicurarne il funzionamento. Taluni funzionari o altri agenti
dipendono dal cancelliere del Tribunale sotto l'autorità del presidente
del Tribunale.

Articolo 53

La procedura dinanzi al Tribunale è disciplinata dal titolo III.
La
procedura dinanzi al Tribunale è precisata e completata, per quanto
necessario, dal suo regolamento di procedura. Il regolamento di
procedura può derogare all'articolo 40, quarto comma e all'articolo 41
per tener conto delle peculiarità del contenzioso nel settore della
proprietà intellettuale.
In deroga all'articolo 20, quarto comma, l'avvocato generale può presentare per iscritto le sue conclusioni motivate.

Articolo 54

Se un'istanza o un altro atto processuale destinati al Tribunale
sono depositati per errore presso il cancelliere della Corte, questo li
trasmette immediatamente al cancelliere del Tribunale; allo stesso
modo, se un'istanza o un altro atto processuale destinati alla Corte
sono depositati per errore presso il cancelliere del Tribunale, questo
li trasmette immediatamente al cancelliere della Corte.
Quando il
Tribunale constata d'essere incompetente a conoscere di un ricorso che
rientri nella competenza della Corte, rinvia la causa alla Corte; allo
stesso modo, la Corte, quando constata che un determinato ricorso
rientra nella competenza del Tribunale, rinvia la causa a quest'ultimo,
che non può in tal caso declinare la propria competenza.
Quando la
Corte e il Tribunale sono investiti di cause che abbiano lo stesso
oggetto, sollevino lo stesso problema d'interpretazione o mettano in
questione la validità dello stesso atto, il Tribunale, dopo aver
ascoltato le parti, può sospendere il procedimento sino alla pronunzia
della sentenza della Corte.
Laddove si tratti di ricorsi diretti
all'annullamento dello stesso atto, il Tribunale può anche declinare la
propria competenza, affinché la Corte di giustizia statuisca anche su
tali ricorsi. Nei casi contemplati dal presente comma, anche la Corte
può decidere di sospendere il procedimento dinanzi ad essa; in tal caso
continua il procedimento dinanzi al Tribunale.

Articolo 55

Le decisioni del Tribunale che concludono il procedimento, le
pronunzie che decidono parzialmente la controversia nel merito o che
pongono termine ad un incidente di procedura relativo ad un'eccezione
di incompetenza o di irricevibilità vengono notificate dal cancelliere
del Tribunale a tutte le parti come pure a tutti gli Stati membri e
alle istituzioni delle Comunità anche qualora non siano parti
intervenienti nella controversia dinanzi al Tribunale.

Articolo 56

Può essere proposta impugnazione dinanzi alla Corte, entro un
termine di due mesi a decorrere dalla notifica della decisione
impugnata, contro le decisioni del Tribunale che concludono il
procedimento nonché contro le pronunzie che decidono parzialmente la
controversia nel merito o che pongono termine ad un incidente di
procedura relativo ad un'eccezione di incompetenza o di irricevibilità.
L'impugnazione
può essere proposta da qualsiasi parte che sia rimasta parzialmente o
totalmente soccombente nelle sue conclusioni. Tuttavia le parti
intervenienti diverse dagli Stati membri e dalle istituzioni delle
Comunità possono proporre impugnazione soltanto qualora la decisione
del Tribunale le concerna direttamente.
Ad eccezione delle cause
relative a controversie tra le Comunità e i loro agenti, l'impugnazione
può essere proposta anche dagli Stati membri o dalle istituzioni delle
Comunità che non siano intervenuti nella controversia dinanzi al
Tribunale. In tal caso, gli Stati membri e le istituzioni si trovano in
una posizione identica a quella di Stati membri o istituzioni che siano
intervenuti in primo grado.

Articolo 57

Può essere proposta impugnazione dinanzi alla Corte contro le
decisioni del Tribunale che respingono un'istanza d'intervento, entro
un termine di due settimane a decorrere dalla notifica della decisione
di rigetto, da qualsiasi soggetto la cui istanza sia stata respinta.
Contro
le decisioni adottate dal Tribunale ai sensi dell'articolo 242 o 243 o
dell'articolo 256, quarto comma del trattato CE, oppure ai sensi
dell'articolo 157 o 158 o dell'articolo 164, terzo comma, del trattato
CEEA, può essere proposta impugnazione dinanzi alla Corte dalle parti
del procedimento entro un termine di due mesi a decorrere dalla
notifica delle decisioni.
La Corte provvede conformemente alla
procedura di cui all'articolo 39 sull'impugnazione proposta ai sensi
del primo e secondo comma del presente articolo.

Articolo 58

L'impugnazione proposta dinanzi alla Corte deve limitarsi ai motivi
di diritto. Essa può essere fondata su motivi relativi all'incompetenza
del Tribunale, a vizi della procedura dinanzi al Tribunale recanti
pregiudizio agli interessi della parte ricorrente, nonché alla
violazione del diritto comunitario da parte del Tribunale.
L'impugnazione non può avere ad oggetto unicamente l'onere e l'importo delle spese.

Articolo 59

In caso d'impugnazione proposta contro una decisione del Tribunale,
il procedimento dinanzi alla Corte consta di una fase scritta e di una
fase orale. La Corte può, sentiti l'avvocato generale e le parti,
statuire senza trattazione orale, alle condizioni stabilite dal
regolamento di procedura.

Articolo 60

L'impugnazione non ha effetto sospensivo, salvi gli articoli 242 e
243 del trattato CE o gli articoli 157 e 158 del trattato CEEA.
In
deroga all'articolo 244 del trattato CE e all'articolo 159 del trattato
CEEA, le decisioni del Tribunale che annullano un regolamento hanno
effetto soltanto a decorrere dalla scadenza del termine contemplato
nell'articolo 56, primo comma, del presente statuto, oppure, se entro
tale termine è stata proposta impugnazione, a decorrere dal relativo
rigetto, salva la facoltà delle parti di presentare alla Corte, in
forza degli articoli 242 e 243 del trattato CE o degli articoli 157 e
158 del trattato CEEA, un'istanza volta alla sospensione dell'efficacia
del regolamento annullato o all'adozione di un qualsiasi altro
provvedimento provvisorio.

Articolo 61

Quando l'impugnazione è accolta, la Corte annulla la decisione del
Tribunale. In tal caso, essa può statuire definitivamente sulla
controversia qualora lo stato degli atti lo consenta, oppure rinviare
la causa al Tribunale affinché sia decisa da quest'ultimo.
In caso di rinvio, il Tribunale è vincolato dalla decisione emessa dalla Corte sui punti di diritto.
Quando
un'impugnazione proposta da uno Stato membro o da una istituzione delle
Comunità che non sono intervenuti nel procedimento dinanzi al Tribunale
è accolta, la Corte può, ove lo reputi necessario, precisare gli
effetti della decisione annullata del Tribunale che debbono essere
considerati definitivi nei confronti delle parti della controversia.

Articolo 62

Nei casi di cui all'articolo 225, paragrafi 2 e 3, del trattato CE e
all'articolo 140 A, paragrafi 2 e 3, del trattato CEEA, il primo
avvocato generale, allorché ritiene che esista un grave rischio per
l'unità o la coerenza del diritto comunitario, può proporre alla Corte
di riesaminare la decisione del Tribunale.
La proposta deve essere
presentata entro un mese a decorrere dalla pronuncia della decisione
del Tribunale. La Corte decide, entro un mese a decorrere dalla
proposta presentatale dal primo avvocato generale, sull'opportunità o
meno di riesaminare la decisione.

TITOLO V

DISPOSIZIONI FINALI

Articolo 63

I regolamenti di procedura della Corte e del Tribunale contengono
tutte le disposizioni necessarie per applicare e, per quanto
necessario, completare il presente statuto.

Articolo 64

Sino all'adozione delle norme relative al regime linguistico
applicabile alla Corte e al Tribunale nel presente statuto, le
disposizioni del regolamento di procedura della Corte e del regolamento
di procedura del Tribunale relative al regime linguistico restano
applicabili. Ogni modifica o abrogazione di tali disposizioni deve
essere effettuata secondo la procedura prevista per la modifica del
presente statuto.

 

PROTOCOLLO

RELATIVO ALLE CONSEGUENZE FINANZIARIE
DELLA SCADENZA DEL TRATTATO CECA E AL FONDO
DI RICERCA CARBONE E ACCIAIO

 

LE ALTE PARTI CONTRAENTI,

DESIDEROSE di risolvere talune questioni connesse con la scadenza
del trattato che istituisce la Comunità europea del carbone e
dell'acciaio (CECA),

VOLENDO trasferire la proprietà dei fondi CECA alla Comunità europea,

TENENDO CONTO del desiderio di utilizzare tali fondi a fini di
ricerca in settori correlati all'industria del carbone e dell'acciaio e
della conseguente necessità di prevedere talune norme specifiche al
riguardo,

HANNO CONVENUTO le seguenti disposizioni, che sono allegate al trattato che istituisce la Comunità europea:

Articolo 1

1. Tutte le attività e passività della CECA, esistenti al 23 luglio
2002, sono trasferite alla Comunità europea a partire dal 24 luglio
2002.

2. Il valore netto di dette attività e passività, quali iscritte nel
bilancio della CECA al 23 luglio 2002, corretto in base alle eventuali
maggiorazioni o decurtamenti, conseguenti alle operazioni di
liquidazione, è considerato patrimonio destinato alla ricerca in
settori correlati all'industria del carbone e dell'acciaio e denominato
«CECA in liquidazione». A liquidazione conclusa il patrimonio assume la
denominazione di «Patrimonio del Fondo di ricerca carbone e acciaio».

3. Le entrate derivanti da detto patrimonio, denominate «Fondo di
ricerca carbone e acciaio», sono utilizzate esclusivamente a fini di
ricerca in settori correlati all'industria del carbone e dell'acciaio
al di fuori del programma quadro di ricerca, conformemente alle
disposizioni del presente protocollo e degli atti in virtù di esso
adottati.

Articolo 2

Il Consiglio, deliberando all'unanimità su proposta della
Commissione e previa consultazione del Parlamento europeo, adotta tutte
le disposizioni necessarie all'attuazione del presente protocollo, ivi
compresi i principi essenziali e le appropriate procedure decisionali,
in particolare per l'adozione degli orientamenti finanziari pluriennali
per la gestione del patrimonio del Fondo di ricerca carbone e acciaio e
degli orientamenti tecnici per il programma di ricerca di detto Fondo.

Articolo 3

Salvo se altrimenti previsto dal presente protocollo e dagli atti in
virtù di esso adottati, si applicano le disposizioni del trattato che
istituisce la Comunità europea.

Articolo 4

Il presente protocollo si applica a decorrere dal 24 luglio 2002.

 

PROTOCOLLO

RELATIVO ALL'ARTICOLO 67 DEL TRATTATO
CHE ISTITUISCE LA COMUNITÀ EUROPEA

 

LE ALTE PARTI CONTRAENTI,

HANNO CONVENUTO la seguente disposizione, che è allegata al trattato che istituisce la Comunità europea:

Articolo unico

A decorrere dal 1° maggio 2004 il Consiglio delibera a maggioranza
qualificata, su proposta della Commissione e previa consultazione del
Parlamento europeo, per adottare le misure di cui all'articolo 66 del
trattato che istituisce la Comunità europea.