Smentito il sottosegretario Luciano Modica


Smentito il sottosegretario
Luciano Modica

Mussi non ha ritirato
il Dpr Siliquini
sulle professioni.
E non pensa di farlo.

(In allegato, in coda
ai testi, analisi
di Franco Abruzzo
sul "Dpr Siliquini")

Milano, 5 giugno 2006. Il
Ministro dell’Università, Fabio Mussi, non ha mai ritirato il “Dpr
Siliquini” sulle professioni, firmato dal presidente della Repubblica,
e dall’11 aprile all’esame della Corte dei Conti per la
registrazione. Non solo: il ministro Mussi non ha mai pensato di dover
chiedere al Consiglio dei Ministri una delibera propedeutica al ritiro
del “Dpr Siliquini”. E non lo farà in futuro. Questa smentita, netta e
limpida, è stata comunicata nella tarda mattinata di oggi dall’Ufficio
stampa del Ministero dell’Università al presidente dell’Ordine dei
Giornalisti
della Lombardia. Franco Abruzzo si è detto soddisfatto e ha
sottolineato che l’articolo 1 (comma 18) della legge 4/1999 raccorda le
lauree della riforma universitaria all’esame di Stato delle professioni
intellettuali disciplinate con legge, dando al Governo il potere di
procedere in tal senso con regolamento. “La professione di giornalista
– ha detto Abruzzo – è
in credito con il
Governo al quale chiede con forza un atto legislativo in base al quale
giornalisti professionisti si diventa soltanto con corsi universitari e
non per decisione graziosa degli editori. La legge 4/1999 porta la
firma del presidente del Consiglio dell’epoca, Massimo D’Alema”.
L’equivoco è collegato agli articoli apparsi su
“ItaliaOggi” il 31 maggio e il 1° giugno, che in buona fede hanno
raccolto le informazioni e le dichiarazioni incaute del sottosegretario
al Miur, Luciano Modica: “Le polemiche, che hanno accompagnato l’ter del Dpr, ci hanno imposto una pausa”.  
Modica è incorso in una gaffe. Ha parlato senza coordinarsi con il suo
ministro. Per quanto riguarda i giornalisti, il Dpr ratifica le due vie
d’accesso: via redazioni (con diploma) e via università (master e Ifg,
che richiedono il possesso di una laurea almeno triennale). Il testo
del Dpr, varato il 22 dicembre 2005 dal Consiglio dei Ministri,
prevedeva, invece, il doppio binario fino al 2012 e poi il binario
unico, quello universitario. Questa soluzione è stata stoppata dal
Consiglio di Stato, che ha ignorato sia la legge 4/1999 sia la
direttiva 89/48/Cee (Dlgs n. 115/1992) in base alla quale i
professionisti regolamentati devono avere alle spalle almeno un laurea
triennale. Il Consiglio dei Ministri, nella seduta del 29 marzo 2006,
ha così approvato  il testo del doppio binario, che i giornalisti
accettano in via provvisoria.

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Mussi ha “ritirato”
il “Dpr Siliquini
sulle professioni

Roma, 2 giugno 2006. Dal
portale del Miur si apprende che “in data 22/05/2006 il Ministro
dell'Università e della Ricerca, on. Fabio Mussi , ha disposto il
ritiro dei seguenti Decreti ministeriali:

- DM 10 aprile 2006, n° 216 “Definizione delle linee generali d'indirizzo della programmazione delle Università per il triennio 2007- 2009”
- DM 11 aprile 2006 n° 217
“Individuazione dei parametri e dei criteri per il monitoraggio e la
valutazione dei risultati dell'attuazione dei programmi delle
Università” (per una modifica di parti insoddisfacenti o sbagliate, ed
una rapida nuova stesura che consenta l'emanazione del nuovo testo
entro l'estate).
- Decreti riguardanti la determinazione delle classi
di laurea, laurea magistrale, lauree magistrali sanitarie e scienze
criminologiche e della sicurezza, trasmessi con nota prot. n° 4540 del
22/3/2006
(per una finale registrazione delle norme e per l'attuazione da parte di tutte le Università all'anno 2007-2008)”.
Almeno, fino al 2 giugno, giorno in
cui scriviamo, non c’è una parola, nel portale del Miur, relativa alla
notizia riportata da ItaliaOggi il 31 maggio, a firma Ignazio Marino,
circa il blocco del “Dpr Siliquini”, varato il 29 marzo dal Governo
Berlusconi e firmato l’11 aprile dal Presidente della Repubblica Carlo
Azeglio Ciampi. Il Dpr – che detta le regole sull’accesso alle
professioni intellettuali compresa quella di giornalista – era
all’esame della Corte dei Conti per la registrazione. Dal Miur fanno
trapelare informalmente che il ritiro prelude soltanto ad aggiustamenti
marginali. La vicenda è seguita in particolare dal sottosegretario al
Miur, Luciano Modica, il quale ha dichiarato: “Le polemiche, che hanno
accompagnato il suo iter, ci hanno imposto una pausa”. Per quanto
riguarda i giornalisti, il Dpr ratifica le due vie d’accesso: via
redazioni (con diploma) e via università (master  e Ifg, che richiedono
il possesso di una laurea almeno triennale).
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Il Ministro della Giustizia in visita al Consiglio nazionale

Mastella: “Lavorerò per la riforma
della legge che riguarda i giornalisti”
  
Roma, 31 maggio 2006. Il ministro della
Giustizia, Clemente Mastella, si è recato oggi in visita al Consiglio
nazionale dell'Ordine dei giornalisti e ha offerto la sua disponibilità
a seguire l'iter della riforma della legge del 1963 che riguarda la
categoria. 
Mastella, anch'egli giornalista, ha esordito dicendo: ''Vengo come collega tra i colleghi. Troverete sempre in me un interlocutore franco, disponibile e pronto a discutere''.
Il guardasigilli ha reso noto di aver oggi assegnato le deleghe ai sottosegretari e - ha sottolineato - ''una di queste riguarda gli ordini professionali. Uno di questi ordini, quello dei giornalisti, resterà di mia competenza''.
Il presidente dell'Ordine, Lorenzo Del Boca, ha
indicato tra i problemi principali della categoria l'accesso alla
professione, la riforma dei reati di diffamazione a mezzo stampa e la
necessità di rivedere la legge voluta più di 40 anni fa da Guido
Gonella e il numero degli stessi consiglieri nazionali.
Al termine dell'incontro è stata donata a Mastella
una medaglia raffigurante proprio Gonella, tra gli illustri
predecessori di Mastella a via Arenula.
Il ministro della Giustizia ha concluso
sottolineando che ''il giornalismo è il sale di una democrazia. Quando
la stampa non è libera il Paese si impoverisce in democrazia e
cultura''. (ANSA)
 
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Allegati: siliquini-dpr-ok-29mz06_1.rtf

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