Messaggio di Ciampi alle Camere: "Non c'è democrazia senza pluralismo e imparzialità dell'informazione"

"La
Commissione di Vigilanza Rai dovrebbe estendere i suoi poteri di
controllo all'intero circuito mediatico, pubblico e privato allo scopo
di rendere uniforme e omogeneo il principio della par condicio"


Roma, 23 luglio 2002. Serve una nuova legge sul sistema
dell'informazione, per garantire il pluralismo e l'imparzialità, per
evitare le concentrazioni, per assicurare spazio a tutte le opinioni,
per far sì che anche le ragioni dell'opposizione trovino il giusto
spazio nel sistema mediatico. E' quanto ha sottolineato il Presidente
della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, in un messaggio inviato oggi ai
presidenti delle Camere. Nel messaggio, Ciampi evidenzia che ''la
garanzia del pluralismo e dell'imparzialità dell'informazione
costituisce strumento essenziale per la realizzazione di una democrazia
compiuta". Ed è un tema che investe ''l'intero sistema" dei mass media,
dai giornali alle tv, e che richiede ''un'attenta riflessione". Nel suo
messaggio vengono citate tutte quelle leggi dello Stato, le sentenze
della Corte Costituzionale e le direttive europee che richiamano il
principio del pluralismo. Nell'ambito dell' ''imponente processo di
trasformazione" nel settore dei mass media, sostiene Ciampi, è
necessario intervenire al più presto perché ''il pluralismo e
l'imparzialità dell'informazione non potranno essere conseguenza
automatica del processo tecnologico". Èd per questo che Ciampi chiede
l'emanazione di una ''legge di sistema", che dovrà ''regolare l'intera
materia delle comunicazioni, delle radiotelediffusioni, dell'editoria
di giornali e periodici e dei rapporti tra questi mezzi". La nuova
legge dovrà tener presente ''il ruolo centrale del servizio pubblico":
la tv pubblica dovrà continuare ad esistere e ad avere un ruolo di
primo piano. La legge chiesta da Ciampi dovrà garantire un'adeguata
tutela dei minori, ''troppo spesso non tenuta nella dovuta
considerazione nelle programmazioni delle emittenti televisive"; dovrà
tenere conto del ruolo nuovo delle regioni; dovrà farsi carico del
''bilanciamento dei diritti della maggioranza e dell'opposizione". È
per questo che, secondo Ciampi, la Commissione di Vigilanza Rai
dovrebbe estendere i suoi poteri di controllo ''all'intero circuito
mediatico, pubblico e privato" allo scopo di ''rendere uniforme e
omogeneo il principio della par condicio".

 


Il testo del messaggio del presidente della Repubblica alle Camere

 

Onorevoli Parlamentari, la garanzia del pluralismo e
dell'imparzialità dell'informazione costituisce strumento essenziale
per la realizzazione di una democrazia compiuta; si tratta di una
necessità avvertita dalle forze politiche, dal mondo della cultura,
dalla società civile.

Il principio fondamentale del pluralismo, sancito dalla Costituzione
e dalle norme dell'Unione Europea, è accolto in leggi dello Stato e
sviluppato in importanti sentenze della Corte Costituzionale. Il tema
investe l'intero sistema delle comunicazioni, dalla stampa quotidiana e
periodica alla radiotelediffusione, e richiede un'attenta riflessione
sugli apparati di comunicazione anche alla luce delle più recenti
innovazioni tecnologiche e della conseguente diffusione del sistema
digitale.

Il mondo appare sempre più un insieme di mezzi e di reti
interconnesse, che abbracciano l'editoria giornalistica, la
radiotelevisione, le telecomunicazioni. Per quanto riguarda il settore
della stampa, la legge 5 agosto 1981, n. 416, fissa limiti precisi alle
concentrazioni e detta norme puntuali per la loro eliminazione ove esse
vengano a costituirsi. Secondo i dati forniti dal presidente della
Autorità per le garanzie nelle comunicazioni nella sua Relazione
annuale sull'attività svolta, presentata il 12 luglio scorso, i limiti
posti dalla legge alle concentrazioni in materia di stampa risultano
rispettati. Per quanto concerne l'emittenza televisiva, dopo la
sentenza n. 826 del 1988, nella quale la Corte Costituzionale affermava
che il pluralismo ''non potrebbe in ogni caso considerarsi realizzato
dal concorso tra un polo pubblico e un polo privato", il Parlamento
approvò la legge 6 agosto 1990, n. 223, per disciplinare il sistema
radiotelevisivo pubblico e privato. Si tratta della prima legge
organica che, nel suo articolo 1, dopo aver affermato il preminente
interesse generale della diffusione di programmi radiofonici e
televisivi, definisce i principi fondamentali del sistema: ''il
pluralismo, l'obiettività, la completezza e l'imparzialità
dell'informazione, l'apertura alle diverse opinioni, tendenze
politiche, sociali, culturali e religiose, nel rispetto della libertà e
dei diritti garantiti dalla Costituzione".

La successiva legge 31 luglio 1997, n. 249, ha istituito l'Autorità
per le garanzie nelle comunicazioni e ha dettato norme con le quali ha
precorso, con lungimiranza, il tema della cosiddetta ''convergenza
multimediale", tra telecomunicazioni e radiotelevisione, attribuendo
all'Autorità indipendente competenza su entrambi i settori. Dato
essenziale della normativa in vigore è il divieto di posizioni
dominanti, considerate di per sè ostacoli oggettivi all'effettivo
esplicarsi del pluralismo.

La giurisprudenza costituzionale, sviluppatasi nell'arco di un
quarto di secolo, ha trovato la sua sintesi nella sentenza n. 420 del
1994, nella quale la Corte ha richiamato il vincolo, imposto dalla
Costituzione al legislatore, di assicurare il pluralismo delle voci,
espressione della libera manifestazione del pensiero, e di garantire,
in tal modo, il fondamentale diritto del cittadino all'informazione.

Questi principi hanno avuto conferma nell'aprile scorso nella
sentenza n. 155 del 2002 della stessa Corte che, richiamando i punti
essenziali delle precedenti decisioni, ha ribadito l'imperativo
costituzionale, secondo cui il diritto di informazione garantito
dall'art. 21 della Costituzione deve essere ''qualificato e
caratterizzato, tra l'altro, sia dal pluralismo delle fonti cui
attingere conoscenze e notizie - così da porre il cittadino in
condizione di compiere le proprie valutazioni avendo presenti punti di
vista e orientamenti culturali e politici differenti - sia
dall'obiettività e dall'imparzialità dei dati forniti, sia infine dalla
completezza, dalla correttezza e dalla continuità dell'attività di
informazione erogata". Tale sentenza è particolarmente significativa là
dove pone in rilievo che la sola presenza dell'emittenza privata
(cosiddetto pluralismo ''esterno") non è sufficiente a garantire la
completezza e l'obiettività della comunicazione politica, ove non
concorrano ulteriori misure ''sostanzialmente ispirate al principio
della parità di accesso delle forze politiche" (cosiddetto pluralismo
''interno").

I principi e i valori del pluralismo e dell'imparzialità
dell'informazione nel settore delle comunicazioni elettroniche sono
stati richiamati e hanno trovato sistemazione organica in quattro
recenti Direttive del Parlamento Europeo e del Consiglio dell'Unione
Europea, che dovranno essere recepite dai Paesi membri entro il luglio
del 2003. Il contenuto di queste Direttive è in sintonia con la Carta
dei diritti fondamentali dell'Unione Europea che, nel secondo comma
dell'articolo 11, sancisce espressamente il rispetto del pluralismo e
la libertà dei media. Nelle premesse di tali Direttive sono indicate le
finalità di una politica comune europea in materia di informazione.
Viene, in particolare, definito il concetto di libertà di espressione,
precisando che questa ''comprende la libertà di opinione e la libertà
di trasmettere informazioni e idee, nonchè la libertà dei mezzi di
comunicazione di massa e il loro pluralismo". In particolare, nella
Direttiva denominata ''Direttiva quadro":

- viene specificato che ''la politica audiovisiva e la
regolamentazione dei contenuti perseguono obiettivi di interesse
generale, quali la libertà di espressione, il pluralismo dei mezzi di
informazione, l'imparzialità, la diversità culturale e linguistica,
l'inclusione sociale, la protezione dei consumatori e la tutela dei
minori";

- si fa obbligo agli Stati membri di ''garantire l'indipendenza
delle autorità nazionali di regolamentazione in modo da assicurare
l'imparzialità delle loro decisioni";

- è riservato grande spazio all'assetto del mercato e all'esigenza di assicurare un regime concorrenziale.

Nel volgere di pochi anni anche l'Italia disporrà delle nuove
possibilità che l'evoluzione della tecnologia mette a disposizione
dell'emittenza radiotelevisiva. Questo sviluppo produrrà un
allargamento delle occasioni di mercato e rappresenterà un freno alla
costituzione o al rafforzamento di posizioni dominanti, pur nella
necessaria considerazione delle dimensioni richieste dalle esigenze
della competizione nell'ambito del più ampio mercato europeo e mondiale.

La legge 30 marzo 2001, n. 66, prevede, in proposito, che ''le
trasmissioni televisive dei programmi e dei servizi multimediali su
frequenze terrestri devono essere irradiate esclusivamente in tecnica
digitale entro l'anno 2006''.

E, tuttavia, il pluralismo e l'imparzialità dell'informazione non
potranno essere conseguenza automatica del progresso tecnologico.
Saranno, quindi, necessarie nuove politiche pubbliche per guidare
questo imponente processo di trasformazione. È questo un problema
comune a tutti i paesi europei, oggetto di vivaci dibattiti e di
proposte innovative.

Onorevoli Parlamentari, la prospettiva della nuova realtà
tecnologica, il quadro normativo offerto dalle recenti Direttive
comunitarie e le chiare indicazioni della Corte Costituzionale
richiedono l'emanazione di una legge di sistema, intesa a regolare
l'intera materia delle comunicazioni, delle radiotelediffusioni,
dell'editoria di giornali e periodici e dei rapporti tra questi mezzi.
Nel redigere tale legge occorrerà tenere presente, per quanto riguarda
la radiotelevisione, il ruolo centrale del servizio pubblico. II
trattato di Amsterdam, che vincola tutti i paesi dell'Unione Europea,
muove dal presupposto ''che il sistema di radiodiffusione pubblica
negli Stati membri è direttamente collegato elle esigenze democratiche,
sociali e culturali di ogni società, nonchè all'esigenza di preservare
il pluralismo dei mezzi di comunicazione".

Nell'atteso testo normativo dovrà trovare coerente sistemazione la
disciplina della tutela dei minori, troppo spesso non tenuta nella
dovuta considerazione nelle programmazioni delle emittenti televisive.

È fondamentale, inoltre, che la nuova legge sia conforme al Titolo V
della Costituzione, che all'articolo 117 ha assegnato alle Regioni un
preciso ruolo nella comunicazione, considerando questa materia
ricompresa nella legislazione concorrente insieme a quella della
promozione e dell'organizzazione di attività culturali, che ne
costituisce un logico corollario. Secondo la riforma costituzionale,
spetta allo Stato di determinare i principi fondamentali in dette
materie, mentre alle Regioni è conferito il compito di sviluppare una
legislazione che valorizzi il criterio dell'articolazione territoriale
della comunicazione come espressione delle identità e delle culture
locali.

Nella definizione di tali principi fondamentali, lo Stato svolge la
sua essenziale funzione di salvaguardia dell'unità della Nazione e
della identità culturale italiana. Essi costituiscono la più valida
cornice entro la quale trova esplicazione il pluralismo culturale,
ricchezza inestimabile del nostro Paese, sorgente di libera formazione
della pubblica opinione.

La cultura - questo è mio convincimento profondo - è il fulcro della
nostra identità nazionale; identità che ha le sue radici nella
formazione della lingua italiana e che, negli ultimi due secoli, si è
sviluppata in una continuità di ideali e di valori dal Risorgimento
alla Resistenza, alla Costituzione repubblicana.

Nel preparare la nuova legge, va considerato che il pluralismo e
l'imparzialità dell'informazione, così come lo spazio da riservare nei
mezzi di comunicazione alla dialettica delle opinioni, sono fattori
indispensabili di bilanciamento dei diritti della maggioranza e
dell'opposizione: questo tanto più in un sistema come quello italiano,
passato dopo mezzo secolo di rappresentanza proporzionale alla scelta
maggioritaria.

Quando si parla di ''statuto" delle opposizioni e delle minoranze in
un sistema maggioritario, le soluzioni più efficaci vanno ricercate
anzitutto nel quadro di un adeguato assetto della comunicazione, che
consenta l'equilibrio dei flussi di informazione e di opinione.

Anche a tal fine, la vigilanza del Parlamento, in coordinamento con
l'Autorità di garanzia, potrebbe estendersi all'intero circuito
mediatico, pubblico e privato, allo scopo di rendere uniforme ed
omogeneo il principio della ''par condicio".

Parametri di ogni riforma devono, in ogni caso, essere i concetti di
pluralismo e di imparzialità, diretti alla formazione di una opinione
pubblica critica e consapevole, in grado di esercitare responsabilmente
i diritti della cittadinanza democratica.

Riassumo le considerazioni fin qui svolte, dalle quali emergono alcuni obiettivi essenziali:

- specificazione normativa - tenendo conto delle variazioni
introdotte dalle innovazioni tecnologiche in continua evoluzione - dei
principi contenuti nella legislazione vigente e nella giurisprudenza
della Corte Costituzionale;

- attuazione delle Direttive comunitarie che l'Italia dovrà recepire
entro il luglio del 2003; definizione di un quadro normativo par
l'attivazione della competenza concorrente delle Regioni nel settore
delle comunicazioni, secondo quanto previsto dall'articolo 117 del
nuovo Titolo V della Costituzione;

- perseguimento dello scopo fondamentale di meglio garantire,
attraverso il pluralismo e l'imparzialità dell'informazione, i diritti
fondamentali dell'opposizione e delle minoranze.

Onorevoli Parlamentari, ho voluto sottoporre ai rappresentanti
eletti della Nazione queste riflessioni, perchè avverto che sta a noi
tutti provvedere per il presente e, al tempo stesso, guardare al
futuro, prefigurando e preparando con lungimiranza un sistema di valori
e di regole che salvaguardi e sostenga la vita e l'azione delle nuove
generazioni.

Lo sviluppo delle tecnologie dell'informazione e delle reti di
comunicazione è qualcosa di più di un avanzamento tecnico: configura un
salto di qualità; muta il contesto nel quale si esplica la vita
culturale e politica dei popoli; apre straordinarie possibilità di
conoscenza, di nuovi servizi, di partecipazione, di crescita
individuale e collettiva.

Dobbiamo vivere questo momento di transizione con consapevolezza e
fiducia. Un processo di innovazione affidato alle forze della società,
promosso e accompagnato dall'azione pubblica in una appropriata cornice
normativa, è la base per una nuova stagione di sviluppo morale e
materiale della Nazione.

È questa una sfida che coinvolge tutte le istituzioni: saper
tradurre l'innovazione in una grande opportunità di formazione per i
cittadini.

Non c'è democrazia senza pluralismo e imparzialità
dell'informazione: sono fiducioso che l'azione del Parlamento saprà
convergere verso la realizzazione piena di questo principio.

Il cuore del "conflitto di interessi" è nel sistema radiotelevisivo
pubblico e privato. La medicina è la creazione di un "giudice"
(nazionale e regionale) che ripari subito le violazioni alla par condicio nel
campo politicosociale nonché l’estensione dell’azione della Commissione
parlamentare di vigilanza al sistema radiotelevisivo privato.
Garantire, con un sistema veloce e a costo zero, anche il diritto dei
cittadini alla rettifica e a una informazione non inquinata dalla
pubblicità