A dieci anni dalla morte ricordiamo Carlo De Martino maestro di giornalismo e rigore

di Franco Abruzzo e Bruno Ambrosi*

Ricordiamo Carlo De Martino a dieci anni dalla morte in un momento
delicato e difficile per la professione minacciata di cancellazione.
Parlare di Carlo De Martino - presidente dell'Ordine dei giornalisti
della Lombardia dal 65 all'89 - significa sottolineare innanzitutto che
egli ha dato, in maniera disinteressata, 40 anni della sua vita ai
colleghi e alla società come giornalista impegnato nelle libere
istituzioni della categoria. Carlo De Martino appartiene a quella
generazione di giornalisti, che nel dopoguerra hanno lavorato per
garantire al giornalismo italiano autonomia e indipendenza attraverso
la rifondazione della Federazione della stampa, dell'Istituto di
previdenza "Giovanni Amendola" e dell'Ordine professionale.

Continuare l'impegno di De Martino comporta per noi lavorare su diversi fronti:

  • far funzionare l’Ordine concretamente come giudice disciplinare,
    perché il prestigio della professione è sempre di più legato
    all'affermazione dei principi deontologici;

  • dare slancio all'Istituto per la formazione al giornalismo
    (che giustamente porta il suo nome), allargandone il ruolo nella
    convinzione che soltanto la cultura e il rigore morale sono le armi che
    rafforzano l'indipendenza di chi opera nel mondo dell'informazione;

  • contribuire all'elevazione culturale della categoria stabilendo
    rapporti con le Università e anche attraverso i corsi per i praticanti
    chiamati a sostenere gli esami romani di idoneità;

  • garantire a tutti coloro che vivono della nostra professione
    l'accesso all'albo con l'adeguamento interpretativo della legge
    istitutiva dell'Ordine alle nuove realtà giornalistiche, che non
    coincidono soltanto con i quotidiani, i settimanali d'informazione e il
    grande sistema televisivo pubblico e privato;

  • tutelare il giornalismo dalle massicce infiltrazioni inquinanti
    della pubblicità anche per salvaguardare i diritti dei
    cittadini-lettori a una informazione corretta e completa: la lealtà
    verso i cittadini-lettori impone che il prodotto giornalistico e quello
    pubblicitario rimangano separati e inconfondibili;

  • sviluppare interventi a vasto raggio a difesa dell'accesso alle
    fonti e a difesa, quindi, del diritto di cronaca e di critica e in
    definitiva della crescita della fiducia tra la stampa e i lettori.

Restare fedeli all'insegnamento di Carlo De Martino vuoi dire
ispirarsi a una tradizione che onora il giornalismo italiano e
lombardo: battersi per una stampa libera espressa da giornalisti di
alta preparazione e garantire i diritti costituzionali di quanti per
professione esprimono il loro pensiero con lo scritto e la parola.
Restare fedeli all’insegnamento di Carlo De Martino significa anche
alimentare il dibattito politico sulla necessità inderogabile di
riformare la legge professionale sui temi dell’accesso, della
deontologia e della formazione.

L'eredità di Carlo De Martino, maestro di giornalismo e di rigore,
comporta impegno, dedizione agli altri, imparzialità delle decisioni.
Vogliamo ricordare il nostro primo presidente, pubblicando un suo
saggio sulla deontologia per trasmettere alle nuove generazioni che si
affacciano alla professione la lezione di un giornalista esemplare.
Carlo De Martino, infatti, era tale. Quel saggio è stato inserito anche
nel sito Internet dell’Ordine della Lombardia, perché Carlo De Martino
possa continuare ad additare la via maestra del buon giornalismo ai
colleghi giovani e meno giovani.


*rispettivamente presidente dell’Ordine dei Giornalisti della
Lombardia e presidente dell’Associazione "Walter Tobagi" per la
Formazione al Giornalismo


(da Tabloid, n. 5 - maggio 1999)