Campagne elettorali e mezzi di informazione Le norme che stabiliscono la parità di accesso ai mezzi di comunicazione

La legge 28/2000 (Disposizioni per la parità di accesso ai mezzi di
informazione durante le campagne elettorali e referendarie e per la
comunicazione politica) ha 14 articoli. I quattordici articoli della
legge confermano innanzitutto che non sono più previsti spot a
pagamento sulle reti tv nazionali private nè durante il periodo
protetto nè in quello non elettorale. I messaggi autogestiti a
pagamento potranno, ora, essere trasmessi solo sulle tv locali.


NO SPOT A PAGAMENTO, SÌ A CAROSELLI GRATIS:
la nuova legge vieta per tutto l'anno gli spot a pagamento e impone
"caroselli" gratuiti (definiti messaggi autogestiti) per la Rai da uno
a tre minuti (da 30 a 90 secondi per la radio). I privati invece sono
liberi di scegliere se trasmetterli. Per tutti, Rai e reti nazionali
private, valgono comunque le stesse regole: due contenitori al giorno e
un solo messaggio per soggetto politico, in ciascun contenitore, nel
periodo non elettorale con un tempo massimo a disposizione pari al 25%
dello spazio dedicato alla comunicazione politica. Nel periodo della
campagna elettorale i contenitori diventano quattro al giorno e, fermo
restando il limite di un solo passaggio per contenitore, ogni partito
può trasmettere due messaggi per ogni giornata. I contenitori non
possono interrompere i programmi.


COMUNICAZIONE POLITICA E TRIBUNE:
Rai e privati hanno l'obbligo di trasmettere gratis, sia in periodo non
elettorale che durante quello delle campagne elettorali, programmi
destinati alla comunicazione politica. Va assicurata a tutti i soggetti
politici, con imparzialità ed equità, l'accesso all'informazione e alla
comunicazione politica con parità di condizioni nell'esposizione di
opinioni e posizioni politiche nelle tribune, nei dibattiti, nelle
tavole rotonde, nelle presentazioni in contraddittorio di programmi
politici, nei confronti, nelle interviste e in ogni altra trasmissione
nella quale assuma carattere rilevante l'esposizione di opinioni e
valutazioni politiche. Comunque l'articolo 4 della legge prevede che
"dalla data di convocazione dei comizi elettorali la comunicazione
politica radiotelevisiva si svolge nelle seguenti forme: tribune
politiche, dibattiti, tavole rotonde, presentazione in contraddittorio
di candidati e di programmi politici, interviste e ogni altra forma che
consenta il confronto tra le posizioni politiche e in candidati in
competizione. Durante la campagna elettorale, gli spazi vengono
ripartiti secondo criteri articolati. Anche per la comunicazione
politica il controllo spetta alla Commissione parlamentare di vigilanza
per la Rai e all'Authority per le comunicazioni per le reti nazionali
private. Solo le emittenti locali potranno trasmettere facoltativamente
"messaggi autogestiti" a pagamento tutto l'anno (ma non c'è obbligo) ma
con regole diverse. In campagna elettorale è consentito mandare in onda
per ogni partito due messaggi a pagamento e uno gratuito con rimborso a
carico dello Stato inseriti in un massimo di sei contenitori. Nel
periodo non elettorale le emittenti locali possono trasmettere
"messaggi autogestiti" a pagamento purchè offrano spazi di
comunicazione politica gratuita per un tempo pari a quello dei
messaggi. Per i messaggi a pagamento le tv locali dovranno praticare
uno sconto del 50% sulle normali tariffe pubblicitarie.


SONDAGGI: negli ultimi 15 giorni
prima del voto è vietato rendere pubblici o diffondere sondaggi
sull'esito delle elezioni o sugli orientamenti politici e di voto degli
elettori, anche se effettuati prima di questo periodo. In ogni caso,
nel periodo precedente, i sondaggi devono esere realizzati sulla base
di criteri fissati dall'Autorità garante delle comunicazioni e possono
essere diffusi solo se accompagnati da precise indicazioni su chi li ha
realizzati, sul committente, sui criteri, sul metodo di raccolta e di
elaborazione dei dati, sul campione.


GIORNALI - durante il periodo della
campagna elettorale quotidiani e periodici sono obbligati a garantire
parità di condizioni nell'accesso ad eventuali messaggi politici
dandone comunicazione sulle rispettive testate. Da quest'obbligo sono
esclusi i giornali di partito. SANZIONI - il criterio che le ha
ispirate è quello di una rapida e facile applicazione. Sono perseguite
d'ufficio dell'Authority ma anche un soggetto politico interessato può
denunciare le violazioni entro 10 giorni dal fatto. È l'Authority che
stabilisce le sanzioni che hanno una gradualità e vanno dal ripristino
della parità con la concessione di spazi in grado di ristabilirla in
favore dei soggetti danneggiati sino all'immediata sospensione delle
trasmissioni che violano la legge.

La riforma in pillole

FINALITÀ

  • par condicio nell'accesso ai mass media per l'informazione politica

COMUNICAZIONE POLITICA

  • diffusione sui mass media di programmi contenenti opinioni e valutazioni politiche

  • par condicio nelle tribune politiche, dibattiti, tavole
    rotonde, presentazioni di programmi, confronti, interviste e ogni altra
    trasmissione

  • programmi obbligatori per concessionarie radiofoniche e televisive nazionali

  • partecipazione gratuita ai programmi

  • regole di dettaglio stabilite da commissione parlamentare di controllo e autorità delle comunicazioni

MESSAGGI POLITICI AUTOGESTITI

  • possono essere trasmessi da emittenti che offrono spazi di comunicazione poiitica
  • i messaggi possono essere gratuiti o a pagamento
  • la trasmissione di messaggi è facoltativa per le emittenti private
  • la trasmissione di messaggi è obbligatoria per la Rai
  • contenuto: motivata esposizione di un programma e di un'opinione
  • durata: da uno a tre minuti per la tv, da 30 a 90 secondi per le radio
  • nessuna interruzione ad altri programmi
  • autonoma collocazione in appositi contenitori
  • assegnazione degli spazi mediante sorteggio
  • niente ripetizione di messaggi nello stesso contenitore
  • obbligatoria l'indicazione del committente e la denominazione «messaggio autogestito gratuito o a pagamento»
  • emittenti nazionali obbligate a trasmettere messaggi gratuiti
  • emittenti locali praticano uno sconto del 50% sulle tariffe
  • radio e tv nazionali: messaggi non superiori al 25% della comunicazione politica; max due contenitori al giorno
  • radio e tv locali: messaggi per un tempo pari alla comunicazione politica gratuita; max 4 contenitori
  • max due messaggi al giorno su una emittente per ciascun soggetto politico

Così la campagna elettorale

COMUNICAZIONE POLITICA

  • ammesse: tribune politiche, dibattiti, tavole rotonde,
    presentazione di candidati e programmi in contraddittorio, interviste e
    confronti
  • spazi a disposizione:
    a) dei soggetti politici presenti in parlamento o nel parlamento europeo o nelle assemblee da rinnovare
    b) di tutte le liste e le coalizioni in competizione
    c) dei candidati ammessi al ballottaggio tra il primo e il secondo voto
    d) dei favorevoli o contrari al referendum

MESSAGGI AUTOGESTITI

  • Emittenti nazionali

messaggi gratuiti:
- durata da uno a tre minuti per le tv; da 30 a 90 secondi per le radio
- nessuna interruzione di programmi
- ammessi in appositi contenitori (max 4 al giorno)
- niente ripetizione di messaggi nei contenitori
- max due messaggi al giorno per soggetto politico
- obbligatoria l'indicazione di messaggio autogestito e del committente
- trasmissione obbligatoria per la Rai

  • Emittenti locali

- rimborso dello stato per ogni messaggio trasmesso gratuitamente
- max 6 contenitori al giorno
- max 1 messaggio al giorno su stessa emittente per ogni soggetto politico
-
possibilità di messaggi a pagamento: max 2 al giorno per soggetto
politico; sconto del 50% sulle tariffe; durata pari ai messaggi gratuiti

PROGRAMMI DI INFORMAZIONE

  • disciplina stabilita da commissione parlamentare e Autorità garante
  • in campagna elettorale vietate indicazioni o dichiarazioni di voto ai presentatori e registi (vietato influenzare gli utenti)

SONDAGGI POLITICI ED ELETTORALI

  • vietata la diffusione dei risultati nei 15 giorni precedenti le elezioni
  • per i sondaggi ammessi obbligatoria l’indicazione di:
    soggetto realizzatore, committente; metodo usato; numero interpellati;
    criteri per la formazione del campione, domande; percentuale di
    risposte a ciascuna domanda; data di realizzazione.

CARTA STAMPATA

  • sotto elezioni scatta la par condicio
  • ammessi annunci di dibattiti, tavole rotonde,
    conferenze, discorsi, presentazioni programmi, gruppi o candidati;
    confronti tra candidati.

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Legge 22 febbraio 2000 n. 28:
"Disposizioni per la parità di accesso ai mezzi di informazione durante
le campagne elettorali e referendarie e per la comunicazione politica"
(pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 43 del 22 febbraio 2000).


Articolo 1 (Finalità e ambito di applicazione)

1. La presente legge promuove e disciplina, al fine di
garantire la parità di trattamento e l’imparzialità rispetto a tutti I
soggetti politici, l’accesso ai mezzi di informazione per la
comunicazione politica.

2. La presente legge promuove e disciplina altresì, allo
stesso fine, l’accesso ai mezzi di informazione durante le campagne per
l’elezione al Parlamento europeo, per le elezioni politiche, regionali
e amministrative e per ogni referendum.

Articolo 2. (Comunicazione politica radiotelevisiva).

1. Le emittenti radiotelevisive devono assicurare a tutti i
soggetti politici con imparzialità ed equità l’accesso all’informazione
e alla comunicazione politica.

2. S’intende per comunicazione politica radiotelevisiva ai
fini della presente legge la diffusione sui mezzi radiotelevisivi di
programmi contenenti opinioni e valutazioni politiche. Alla
comunicazione politica si applicano le disposizioni dei commi
successivi. Esse non si applicano alla diffusione di notizie nei
programmi di informazione.

3. E assicurata parità di condizioni nell’esposizione di
Opinioni e Posizioni politiche nelle tribune Politiche, nei dibattiti,
nelle tavole rotonde, nelle presentazioni in contraddittorio di
Programmi Politici, nei confronti. nelle interviste e in ogni altra
trasmissione nella quale assuma carattere rilevante l’esposizione di
opinioni e valutazioni Politiche.

4. L’offerta di programma di comunicazione Politica
radiotelevisiva e obbligatoria per le concessionari, trasmettono in
chiaro. La partecipazione ai programmi medesimi è in ogni caso gratuita.

5. La Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la
vigilanza dei servizi radiotelevisivi, di seguito denominata "
Commissione " e l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, di
seguito denominata " Autorità ", previa consultazione tra loro e
ciascuna nell’ambito della propria competenza, stabiliscono le regole
per l’applicazione della disciplina prevista dal presente articolo.

Articolo 3. (Messaggi politici autogestiti).

1. Le emittenti radiofoniche e televisive che offrono spazi
di comunicazione politica gratuita ai sensi dell’articolo 2, comma 3,
possono trasmettere messaggi politici autogestiti, gratuiti o a
pagamento, di seguito denominati "messaggi".

2. La trasmissione di messaggi è facoltativa per le emittenti
private e obbligatoria per la concessionaria pubblica, che provvede a
mettere a disposizione dei richiedenti le strutture tecniche necessarie
per la realizzazione dei predetti messaggi.

3. I messaggi recano la motivata esposizione di un programma
o di una opinione politica e hanno una durata compresa tra uno e tre
minuti per le emittenti televisive e da trenta a novanta secondi per le
emittenti radiofoniche, a scelta del richiedente. I messaggi non
possono interrompere altri programmi, hanno un’autonoma collocazione
nella programmazione e sono trasmessi in appositi contenitori, di cui
ogni emittente comunica alla Commissione o all’Autorità, con almeno
quindici giorni di anticipo, la collocazione nel palinsesto. I messaggi
non sono computati nel calcolo dei limiti di affollamento pubblicitario
previsti dalla legge.

4. Per ciascuna emittente radiofonica e televisiva nazionale
gli spazi per i messaggi non possono superare il 25 per cento della
effettiva durata totale dei programmi di comunicazione politica
trasmessi ai sensi dell’articolo 2, comma 3, dalla medesima emittente o
sulla medesima rete nell’ambito della stessa settimana e nelle stesse
fasce orarie. Possono essere previsti fino a un massimo di due
contenitori per ogni giornata di programmazione,

5. Le emittenti radiofoniche e televisive locali che
intendono trasmettere messaggi politici autogestiti a pagamento devono
offrire spazi di comunicazione Politica gratuiti di cui all’articolo 2
per un tempo pari a quello dei messaggi effettivamente diffusi
nell’ambito di contenitori, che Possono essere al massimo in numero di
quattro. Nessun Soggetto Politico può diffondere più di due messaggi in
ciascuna giornata di programmazione sulla medesima emittente.

6. Gli spazi per i messaggi sono offerti in condizioni di
parità di trattamento ai soggetti Politici rappresentati negli organi
la cui elezione è richiamata all’articolo I, comma 2. L’assegnazione
degli spazi in ciascun contenitore è effettuata mediante sorteggio gli
spazi spettanti a un soggetto politico e non utilizzati non possono
essere offerti ad altro soggetto politico. Ciascun messaggio può essere
trasmesso una sola volta in ciascun contenitore. Nessuno può diffondere
più di un messaggio nel medesimo contenitore. Ogni messaggio reca la
denominazione "messaggio autogestito gratuito" o "messaggio autogestito
a pagamento" e l’indicazione del soggetto committente.

7. Le emittenti nazionali possono trasmettere esclusivamente
messaggi politici autogestiti gratuiti. Le emittenti locali praticano
uno sconto del 50 per cento sulle tariffe normalmente in vigore per i
messaggi pubblicitari nelle stesse fasce orarie.

8. L’Autorità e la Commissione, ciascuna nell’ambito delle
rispettive competenze, fissano i criteri di rotazione per l’utilizzo,
nel corso di ogni periodo mensile, degli spazi per i messaggi
autogestiti di cui ai commi precedenti e adottano le eventuali
ulteriori disposizioni necessarie per l’applicazione della disciplina
prevista dal presente articolo.

Articolo 4. (Comunicazione politica radiotelevisiva e messaggi radiotelevisivi autogestiti in campagna elettorale).

1. Dalla data di convocazione dei comizi elettorali la
comunicazione politica radio-televisiva si svolge nelle seguenti forme:
tribune politiche, dibattiti, tavole rotonde, presentazione in
contraddittorio di candidati e di programmi politici, interviste e ogni
altra forma che consenta il confronto tra le posizioni politiche e i
candidati in competizione.

2. La Commissione e l’Autorità, previa consultazione tra
loro, e ciascuna nell’ambito della propria competenza, regolano il
riparto degli spazi tra i soggetti politici secondo i seguenti criteri:

a) per il tempo intercorrente tra la data di convocazione dei
comizi elettorali e la data di presentazione delle candidature, gli
spazi sono ripartiti tra i soggetti politici presenti nelle assemblee
da rinnovare, nonché tra quelli in esse non rappresentati purché
presenti nel Parlamento europeo o in uno dei due rami del Parlamento;
b)
per il tempo intercorrente tra la data di presentazione delle
candidature e la data di chiusura della campagna elettorale, gli spazi
sono ripartiti secondo il principio della pari opportunità tra le
coalizioni e tra le liste in competizione che abbiano presentato
candidature in collegi o circoscrizioni che interessino almeno un
quarto degli elettori chiamati alla consultazione, fatta salva
l’eventuale presenza di soggetti politici rappresentativi di minoranze
linguistiche riconosciute, tenendo conto del sistema elettorale da
applicare e dell’ambito territoriale di riferimento;
c)
per il tempo intercorrente tra la prima e la seconda votazione nel caso
di ballottaggio, gli spazi sono ripartiti in modo uguale tra i due
candidati ammessi;
d) per il referendum, gli spazi sono ripartiti in misura uguale fra i favorevoli e i contrari al quesito referendario.

3. Dalla data di presentazione delle candidature per le
elezioni di cui all’articolo 1, comma 2, le emittenti radiofoniche e
televisive nazionali possono trasmettere messaggi autogestiti per la
presentazione non in contraddittorio di liste e programmi, secondo le
modalità stabilite dalla Commissione e dall’Autorità, sulla base dei
seguenti criteri:

a) gli Spazi per i messaggi sono ripartiti tra i diversi
soggetti politici. a parità di condizioni, anche con riferimento alle
fasce orarie di trasmissione;
b) i messaggi sono
organizzati in modo autogestito, sono trasmessi gratuitamente e devono
avere una durata sufficiente alla motivata esposizione di un programma
o di un’opinione politica, e comunque compresa, a scelta del
richiedente, tra uno e tre minuti per le emittenti televisive e tra
trenta e novanta secondi per le emittenti radiofoniche;
c)
i messaggi non possono interrompere altri programmi, né essere
interrotti, hanno un’autonoma collocazione nella programmazione e sono
trasmessi in appositi contenitori, prevedendo fino a un massimo di
quattro contenitori per ogni giornata di programmazione;
d) i messaggi non sono computati nel calcolo dei limiti di affollamento pubblicitario previsti dalla legge;
e) ciascun messaggio può essere trasmesso una sola volta in ciascun contenitore;
f) nessun soggetto politico può diffondere più di due messaggi in ciascuna giornata di programmazione;
g) ogni messaggio reca l’indicazione "messaggio autogestito" e l’indicazione del soggetto committente.

4. La trasmissione dei messaggi autogestiti di cui al comma 3
è obbligatoria per la concessione pubblica, che provvede a mettere a
disposizione dei richiedenti le strutture tecniche necessarie per la
realizzazione dei predetti messaggi.

5. Alle emittenti radiofoniche e televisive locali che
accettano di trasmettere messaggi autogestiti a titolo gratuito, nei
termini e con le modalità di cui al comma 3, è riconosciuto un rimborso
da parte dello Stato nella misura definita entro il 31 gennaio di ogni
anno con decreto del Ministro delle comunicazioni di concerto con il
Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica.
Alle emittenti radiofoniche è riservato almeno un terzo della somma
complessiva annualmente stanziata. In sede di prima attuazione il
rimborso per ciascun messaggio autogestito è determinato per le
emittenti radiofoniche in lire 12.000 e per le emittenti televisive in
lire 40.000, indipendentemente dalla durata del messaggio. La somma
annualmente stanziata è ripartita tra le regioni e le province autonome
di Trento e di Bolzano in proporzione al numero dei cittadini iscritti
nelle liste elettorali di ciascuna regione e provincia autonoma. Il
rimborso è erogato, entro i novanta giorni successivi alla conclusione
delle operazioni elettorali, per gli spazi effettivamente utilizzati e
congiuntamente attestati dalla emittente e dal soggetto politico, nei
limiti delle risorse disponibili, dalla regione che si avvale, per
l’attività istruttoria e la gestione degli spazi offerti dalle
emittenti, del comitato regionale per le comunicazioni o, ove tale
organo non sia ancora costituito del comitato regionale per i servizi
radio-televisivi. Nella regione Trentino-Alto Adige il rimborso è
erogato dalle province autonome, che si avvalgono, per l’attività
istruttoria, dei comitati provinciali per i servizi radiotelevisivi
sino alla istituzione di nuovi organi previsti dal comma 13
dell’articolo i della legge 31 luglio 1997, n 249.

6. Per le emittenti di cui al comma 5 i contenitori di cui al
comma 3, lettera c) sono previsti fino a un massimo di sei per ogni
giornata di programmazione. Ciascun soggetto politico può disporre al
massimo di un messaggio sulla stessa emittente in ciascuna giornata di
programmazione. L’Autorità regola il riparto degli spazi per i messaggi
tra i soggetti politici a parità di condizioni, anche con riferimento
alle fasce orarie di trasmissione, e fissa il numero complessivo dei
messaggi da ripartire tra i Soggetti politici richiedenti in relazione
alle risorse disponibili in ciascuna regione, avvalendosi dei
competenti comitati regionali per le comunicazioni o, ove non ancora
costituiti, dei comitati regionali per i servizi radiotelevisivi.

7. Le emittenti radiofoniche e televisive locali che
accettano di trasmettere messaggi autogestiti a titolo gratuito ai
sensi dei commi 5 e 6, nei termini e con le modalità di cui al comma 3,
hanno facoltà di diffondere messaggi a pagamento, fino ad un massimo di
due per ogni soggetto Politico per ciascuna giornata di programmazione,
alle condizioni stabilite dal comma 7 dell’articolo 3 e secondo le
modalità di cui alle lettere da b) a g> del comma 3 del presente
articolo. Il tempo complessivamente destinato alla diffusione dei
messaggi autogestiti a pagamento deve essere, di norma, pari,
nell’ambito della medesima settimana, a quello destinato alla
diffusione dei messaggi autogestiti a titolo gratuito

8. Le emittenti radiofoniche e televisive nazionali e locali
comunicano all’Autorità, entro il quinto giorno successivo alla data di
cui al comma 1, la collocazione nel palinsesto dei contenitori. Fino al
completamento delle operazioni elettorali, ogni Successiva
modificazione deve essere comunicata alla medesima Autorità con almeno
cinque giorni di anticipo

9. A partire dalla data di convocazione dei comizi elettorali
e fino alla chiusura della campagna elettorale, la trasmissione sui
mezzi radiotelevisivi di messaggi di propaganda, pubblicità o
comunicazione politica, comunque denominati, è ammessa esclusivamente
secondo la disciplina del presente articolo.

10. Per le consultazioni referendarie la disciplina relativa
alla diffusione della comunicazione politica e dei messaggi autogestiti
di cui ai commi precedenti si applica dalla data di indizione dei
referendum.

l1. La Commissione e l’Autorità, previa consultazione tra
loro, e ciascuna nell’ambito della propria competenza, stabiliscono
l’ambito territoriale di diffusione di cui ai commi precedenti anche
tenuto conto della rilevanza della consultazione sul territorio
nazionale.

Articolo 5. (Programmi d’informazione nei mezzi radiotelevisivi).

1. La Commissione e l’Autorità, previa consultazione tra loro
e ciascuna nell’ambito della propria competenza, definiscono, non oltre
il quinto giorno successivo all’indizione dei comizi elettorali, i
criteri specifici ai quali, fino alla chiusura delle operazioni di
voto, debbono conformarsi la concessionaria pubblica e le emittenti
radiotelevisive private nei programmi di informazione, al fine di
garantire la parità di trattamento, l’obiettività, la completezza e
l’imparzialità dell’informazione.

2. Dalla data di convocazione dei comizi elettorali e fino
alla chiusura delle operazioni di voto in qualunque trasmissione
radiotelevisiva, è vietato fornire, anche in forma indiretta,
indicazioni di voto o manifestare le proprie preferenze di voto.

3. I registi e i conduttori sono altresì tenuti ad un
comportamento corretto ed imparziale nella gestione del programma, così
da non esercitare, anche in forma surrettizia, influenza sulle libere
scelte degli elettori.

4. Al comma 5 dell’articolo 1 della legge 10 dicembre 1993,
n.515, le parole: "A decorrere dal trentesimo giorno precedente la data
delle votazioni per l’elezione della Camera dei deputati e del senato
della Repubblica" sono sostituire dalle seguenti: "Dalla data di
convocazione dei comizi per l’elezione della Camera dei deputati e del
senato della Repubblica e fino alla chiusura delle operazioni di voto". 

Articolo 6. (Imprese radiofoniche di partiti politici)

1. Le disposizioni degli articoli da 1 a 5 non si applicano
alle imprese di radiodiffusione sonora di cui all’articolo 11, comma 2,
della legge 25 febbraio 1987, n. 67, e successive modificazioni. Per
tali imprese è comunque vietata la cessione, a titolo sia oneroso sia
gratuito, di spazi per messaggi autogestiti.

Articolo 7. (Messaggi politici elettorali su quotidiani e periodici).

1. Dalla data di convocazione dei comizi elettorali e fino a
tutto il penultimo giorno prima della data delle elezioni, gli editori
di quotidiani e periodici, qualora intendano diffondere a qualsiasi
titolo messaggi politici elettorali, devono darne tempestiva
comunicazione sulle testate edite, per consentire ai candidati e alle
forze politiche l’accesso ai relativi spazi in condizioni di parità fra
loro. La comunicazione deve essere effettuata secondo le modalità e con
i contenuti stabiliti dall’Autorità. 2. Sono ammesse soltanto le
seguenti forme di messaggio politico elettorale:

a) annunci di dibattiti, tavole rotonde, conferenze, discorsi;
b) pubblicazioni destinate alla presentazione dei programmi delle liste, dei gruppi di candidati e dei candidati;
c) pubblicazioni di confronto tra più candidati.

3. Le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 non si applicano
agli organi ufficiali di stampa dei partiti e dei movimenti politici e
alle stampe elettorali di liste, gruppi di candidati e candidati. Non
si applicano, altresì, agli altri quotidiani e periodici al di fuori
del periodo di cui al comma 1.

Articolo 8. (Sondaggi politici ed elettorali).

1. Nei quindici giorni precedenti la data delle votazioni è
vietato rendere pubblici o, comunque, diffondere i risultati di
sondaggi demoscopici sull’esito delle elezioni e sugli orientamenti
politici e di voto degli elettori, anche se tali sondaggi sono stati
effettuati in un periodo precedente a quello del divieto.

2. L’Autorità determina i criteri obbligatori in conformità dei quali devono essere realizzati i sondaggi di cui al comma 1.

3. I risultati dei sondaggi realizzati al di fuori del
periodo di cui al comma i possono essere diffusi soltanto se
accompagnati dalle seguenti indicazioni, delle quali è responsabile il
soggetto che ha realizzato il sondaggio, e se contestualmente resi
disponibili, nella loro integralità e con le medesime indicazioni, su
apposito sito informatico, istituito e tenuto a cura del Dipartimento
per l’informazione e l’editoria presso la Presidenza del Consiglio dei
ministri:

a) soggetto che ha realizzato il sondaggio;
b) committente e acquirente;
c) criteri seguiti per la formazione del campione;
d) metodo di raccolta delle informazioni e di elaborazione dei dati;
e) numero delle persone interpellate e universo di riferimento;
f) domande rivolte;
g) percentuale delle persone che hanno risposto a ciascuna domanda;
h) data in cui è stato realizzato il sondaggio. 

Articolo 9. (Disciplina della comunicazione istituzionale e obblighi di informazione).

1. Dalla data di convocazione dei comizi elettorali e fino
alla chiusura delle operazioni di voto è fatto divieto a tutte le
amministrazioni pubbliche di svolgere attività di comunicazione ad
eccezione di quelle effettuate in forma impersonale ed indispensabili
per l’efficace assolvimento delle proprie funzioni.

2. Le emittenti radiotelevisive pubbliche e private, su
indicazione delle istituzioni competenti, informano i cittadini delle
modalità di voto e degli orari di apertura e di chiusura dei seggi
elettorali. 

Articolo 10. (Provvedimenti e sanzioni)

1. Le violazioni delle disposizioni di cui alla presente
legge, nonché di quelle emanate dalla Commissione e dall’Autorità sono
perseguite d’ufficio da quest’ultima secondo le disposizioni del
presente articolo. Ciascun soggetto politico interessato può, comunque,
denunciare tali violazioni entro dieci giorni dal fatto. La denuncia è
comunicata, anche a mezzo telefax:

a) all’Autorità;
b) all’emittente privata o all’editore presso cui è avvenuta la violazione;
c)
al competente comitato regionale per le comunicazioni ovvero, ove il
predetto organo non sia ancora costituito, al comitato regionale per i
servizi radiotelevisivi;
d) al gruppo della Guardia
di finanza nella cui competenza territoriale rientra il domicilio
dell’emittente o dell’editore. Il predetto gruppo della Guardia di
finanza provvede al ritiro delle registrazioni interessate dalla
comunicazione dell’Autorità o dalla denuncia entro le successive dodici
ore.

2. L’Autorità, avvalendosi anche del competente comitato
regionale per le comunicazioni ovvero, ove il predetto organo non sia
ancora costituito, del comitato regionale per i servizi
radiotelevisivi, nonché del competente ispettorato territoriale del
Ministero delle comunicazioni e della Guardia di finanza, procede ad
una istruttoria sommaria e, contestati i fatti, anche a mezzo telefax,
sentiti gli interessati ed acquisite eventuali controdeduzioni, da
trasmettere entro ventiquattro ore dalla contestazione, provvede senza
indugio, e comunque entro le quarantotto ore successive
all’accertamento della violazione o alla denuncia, in deroga ai termini
e alle modalità procedimentali previste dalla legge 24 novembre 1981,
n. 689.

3. In caso di violazione degli articoli 2, 4, commi i e 2, e
6, l’Autorità ordina alle emittenti radiotelevisive la trasmissione di
programmi di comunicazione politica con prevalente partecipazione dei
soggetti politici che siano stati direttamente danneggiati dalle
violazioni.

4. In caso di violazione degli articoli 3 e 4, commi da 3 a
7’ l’Autorità ordina all’emittente interessata, oltre all’immediata
sospensione delle trasmissioni programmate in violazione della presente
legge:

a) la messa a disposizione di spazi, a titolo gratuito o a
pagamento, per la trasmissione di messaggi politici autogestiti in
favore dei soggetti danneggiati o illegittimamente esclusi, in modo da
ripristinare l’equilibrio tra le forze politiche;
b)
se del caso, il ripristino dell’equilibrio tra gli spazi destinati ai
messaggi e quelli destinati alla comunicazione politica gratuita.

5. In caso di violazione dell’articolo 5, l’Autorità ordina
all’emittente interessata la trasmissione di servizi di informazione
elettorale con prevalente partecipazione dei soggetti politici che
siano stati direttamente danneggiati dalla violazione.

6. In caso di violazione dell’articolo 7, l’Autorità ordina
all’editore interessato la messa a disposizione di spazi di pubblicità
elettorale compensativa in favore dei soggetti politici che ne siano
stati illegittimamente esclusi.

7. In caso di violazione dell’articolo 8, l’Autorità ordina
all’emittente o all’editore interessato di dichiarare tale circostanza
sul mezzo di comunicazione che ha diffuso il sondaggio con il medesimo
rilievo, per fascia oraria, collocazione e caratteristiche editoriali,
con cui i sondaggi stessi sono stati pubblicizzati.

8. Oltre a quanto previsto nei commi 3, 4, 5, 6 e 7, l’Autorità ordina:

a) la trasmissione o la pubblicazione, anche ripetuta a
seconda della gravità, di messaggi recanti l’indicazione della
violazione commessa;
b) ove necessario, la
trasmissione o la pubblicazione, anche ripetuta a seconda della
gravità, di rettifiche, alle quali è dato un risalto non inferiore per
fascia oraria, collocazione e caratteristiche editoriali, della
comunicazione da rettificare.

9. L’Autorità può, inoltre, adottare anche ulteriori
provvedimenti d’urgenza al fine di ripristinare l’equilibrio
nell’accesso alla comunicazione politica.

10. I provvedimenti dell’Autorità di cui al presente articolo
Possono essere impugnati dinanzi al Tribunale amministrativo regionale
(TAR) del Lazio entro trenta giorni dalla comunicazione dei
provvedimenti stessi. In caso di inerzia dell’Autorità, entro lo stesso
termine i soggetti interessati possono chiedere al TAR del Lazio, anche
in sede cautelare, la condanna dell’Autorità Stessa a provvedere entro
tre giorni dalla pronunzia. In caso di richiesta cautelare, i soggetti
interessati possono trasmettere o depositare memorie entro cinque
giorni dalla notifica. Il TAR del Lazio, indipendentemente dalla
suddivisione del tribunale in sezioni, si pronunzia sulla domanda di
sospensione nella prima camera dì consiglio dopo la scadenza del
termine di cui al precedente periodo, e comunque non oltre il settimo
giorno da questo. Le stesse regole si applicano per l’appello dinanzi
al Consiglio di Stato.

Articolo 11. (Obblighi di comunicazione).

1. Entro trenta giorni dalla consultazione elettorale per
l’elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica ed
anche nel caso di elezioni Suppletive, i titolari di emittenti
radiotelevisive, nazionali e locali, e gli editori di quotidiani e
periodici comunicano ai Presidenti delle Camere nonché al Collegio
regionale di garanzia elettorale di cui all’articolo 13 della legge 10
dicembre 1993, n. 515, i servizi di comunicazione politica ed i
messaggi politici effettuati ai sensi dei precedenti articoli, i
nominativi di coloro che vi hanno partecipato, gli spazi concessi a
titolo gratuito o a tariffa ridotta, gli introiti realizzati ed i
nominativi dei Soggetti che hanno provveduto ai relativi pagamenti.

2. In caso di inosservanza degli obblighi stabiliti dal comma
1, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da lire dieci
milioni a lire cento milioni. 

Articolo 12. (Copertura finanziaria).

1. Agli oneri derivanti dall’attuazione della presente legge,
valutati in lire 20 miliardi a decorrere dall’anno 2000, si provvede
mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini
del bilancio triennale 2000-2002, nell’ambito dell’unità previsionale
di base di parte corrente Fondo speciale dello stato di previsione del
Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica per
l’anno 2000, parzialmente utilizzando per gli anni 2000 e 2002
l’accantonamento relativo al medesimo Ministero e per l’anno 2001
l’accantonamento relativo al Ministero delle finanze.

2. Il Ministro del tesoro, del bilancio e della
programmazione economica è autorizzato ad apportare, con propri
decreti, le occorrenti variazioni di bilancio. 

Articolo 13. (Abrogazione di norme).

1. Gli articoli 1, commi 2, 3 e 4, 2, 5, 6 e 8 della legge 10 dicembre 1993, n. 515, sono abrogati.

Articolo 14. (Entrata in vigore).

1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.


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La disciplina in materia di pubblicità elettorale prevista in Germania, Inghilterra, Francia e Stati Uniti d’America

GERMANIA - Sconti alle forze politiche per la pubblicità nell’etere
(Il Sole 24 Ore, 28 gennaio 2000 - Commenti ed inchieste)

FRANCOFORTE. Tradizionalmente severa nel
regolare la pubblicità commerciale sulle reti tv, la Germania è
piuttosto generosa con la pubblicità elettorale dei partiti. Questo in
linea con una tradizione che dal dopoguerra in avanti tende a favorire,
pur nel quadro di una precisa regolazione tipico del sistema tedesco,
la vita delle organizzazioni politiche e il dibattito fra le varie
forze. La Germania, con circa 300 miliardi all’anno di diretto
finanziamento ai partiti, più altre forme indirette che aumentano molto
il contributo pubblico alla politica, è fra i Paesi più generosi in
questo campo.

Le regole per gli spot televisivi sono semplici. Tutte le
forze politiche hanno diritto in campagna elettorale a una serie di
spot di due minuti e mezzo sui due canali pubblici, Ard e Zdf,
proporzionalmente grossomodo alla loro forza elettorale. In più possono
acquistare spazio pubblicitario, con sconti che variano dal 30 al 50%
rispetto alle normali tariffe commerciali, sulla ventina di reti
private di varia portata che operano in Germania.

Per lungo tempo una limitazione è stata imposta dalle regole
generali sulla pubblicità, che sono severe, provocano la continua
protesta di pubblicitari e stazioni tv, e vengono in parte aggirate con
ingegnosi sotterfugi. La norma impone che la pubblicità non può
superare il 20% del tempo di trasmissione globale nel corso della
giornata. Un programma di 90 minuti può essere interrotto solo due
volte, con una terza o quarta interruzione per ogni 20 minuti
successivi di programmazione. Con il 1° gennaio ’99 anche la Germania
si è adeguata, per quanto riguarda la pubblicità commerciale, alla
normativa Ue.

Le norme relative alla pubblicità elettorale sono gestite
dall’organismo collegiale che controlla le tv, in cui siedono i
presidenti dei 16 stati federali tedeschi o i loro rappresentanti. Una
intesa fra gli Stati per fornire una normativa uniforme è stata
introdotta nell’86 ed emendata l’ultima volta nel ’97. Ogni Land ha la
sua autorità per i media o Landesmedienanstalt. La Costituzione tedesca
infatti, in linea con una volontà di decentralizzazione favorita dagli
Alleati, assegna alle regioni l’autorità in materia. Quando l’allora
Cancelliere Konrad Adenauer volle lanciare una rete nazionale
sottoposta alle regole decise a Bonn, i Laender reagirono e la Corte
costituzionale dette loro ragione decretando, era il dicembre ’60, una
delle più cocenti sconfitte del vecchio Cancelliere.

La maggior parte dei tedeschi, dicono i sondaggi di opinione,
ritiene che i partiti spendano troppo per la propaganda elettorale.
Nelle elezioni federali del ’94 solo per la tv la spesa fu di circa 160
miliardi di lire. Da allora i partiti cercano di moderare la presenza
sulle reti private tv, perché troppa insistenza si è dimostrata
controproducente, oltre che costosa.

Mario Margiocco

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INGHILTERRA - Rigidi paletti a garanzia di un’assoluta imparzialità
(Il Sole 24 Ore, 28 gennaio 2000 - Commenti ed inchieste)

LONDRA. La "par condicio" regna
sul mondo politico britannico. Come nota un portavoce della Itc, l’ente
che regola la propaganda in campagna elettorale sulle tv commerciali
(Itv, Channel 4, Channel 5, Bskyb), "essa è dettata dall’assoluta
imparzialità, per evitare che chi dispone di maggiori fondi ottenga
maggiore copertura". Peraltro non esiste pubblicità elettorale a
pagamento. Le reti televisive mettono infatti a disposizione
gratuitamente uno spazio di pochi minuti (da tre a cinque) per spot che
sono autogestiti dai partiti. Questi non devono però oltrepassare i
limiti della decenza né essere insolenti. Normalmente vanno in onda
nella fascia serale. Gli spazi sono dati proporzionalmente al risultato
ottenuto dai partiti alle elezioni precedenti. Conta però, nel caso di
nuovi partiti, anche il numero di candidati che essi presentano. Chi ha
candidati per almeno un sesto dei seggi ha diritto almeno a cinque
minuti.

Quanto ai fondi per la campagna, i partiti hanno bilanci
pubblicati e la legge prevede comunque limiti chiari alla disponibilità
di spesa di ciascun candidato. Le apparizioni degli uomini politici in
tv derivano esclusivamente da una valutazione editoriale legata
all’interesse di un argomento in un dato momento. Se si dà voce a un
esponente del Governo, normalmente viene dato spazio anche a un membro
dell’opposizione. Il giudizio giornalistico è insindacabile poiché
"blindato" dagli statuti della Bbc (tramite la Royal Charter) o della
Itc (che discendono dal "broadcasting act").

"Poiché alla tv si richiede imparzialità — prosegue il
portavoce di Itc — le regole sono rigide. Sui giornali le maglie sono
più larghe, anche perché il pubblico conosce già le loro tendenze".
Altro discorso vale infatti per la pubblicità elettorale in genere.
Finora la Asa (Advertising Standards Authority) decideva sui contenuti
di tutta la pubblicità per valutarne la veridicità. La campagna
anti­Blair dei conservatori nel ’97 (che dipingeva il leader laburista
come un demonio mentitore) fu in breve tempo ritirata. Provocando però
mille polemiche. Così, dal 31 gennaio di quest’anno, è stato deciso che
la pubblicità dei partiti (spesso a effetto) sarà sottratta alla
supervisione dell’Asa e sottoposta all’autogoverno delle stesse
formazioni politiche. Un portavoce dell’Asa nota che "mentre è facile
decidere se una società di dentifrici o di auto mente sui propri
prodotti, in politica tutto è più sfumato". Per ora però i partiti non
sono ancora giunti ad alcun accordo.

In teoria un partito potrebbe invadere di propaganda strade e
giornali. Gli esperti rilevano però che il bilancio dei partiti, i
limiti di spesa ai singoli candidati e la rapida saturazione del
pubblico nei confronti dei messaggi politici, esercitano
automaticamente un fattore di riequilibrio tra i contendenti.

Marco Niada


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FRANCIA - È la regola dei "tre terzi" che garantisce l’"egalité"
(Il Sole 24 Ore, 28 gennaio 2000 - Commenti ed inchieste)

PARIGI. In Francia non esiste
alcuna legge specifica sulla par condicio. Ma niente paura: il rispetto
dell’egalité, così importante per i francesi, è garantito da 30 anni da
una "regola d’oro", quella dei 3/3, controllata da vicino e
costantemente monitorata dal Csa (Conseil superieur de l’audiovisuel),
un’autorità amministrativa indipendente, creata negli Anni 80, che
vigila sulla parità.

La regola dei 3/3 dice che gli interventi televisivi devono
essere suddivisi per un terzo ciascuno tra il Governo, la maggioranza
parlamentare e l’opposizione. I partiti che non sono rappresentati in
Parlamento sono quindi esclusi. "Solo le televisioni — spiega un
portavoce del Csa — sono interessate da questo regolamento, in quanto
sono poche. Le radio, invece, che in Francia sono numerose, non devono
sottostare a questo dispositivo, in quanto esiste una certa
compensazione tra di loro". Assolutamente vietata è invece la
pubblicità televisiva a fini politico­elettorali.

La Tv, quindi è obbligata a vegliare sull’equilibrio politico
e più in generale culturale dei suoi programmi. E lo fa con estrema
attenzione, tanto che le lamentele sono poche, così come non ci sono
state mai sanzioni nei loro confronti. "Da parte nostra — continua il
portavoce — per garantire l’imparzialità misuriamo secondo per secondo
gli interventi dei politici e alla fine stiliamo un bilancio che
mensilmente inviamo ai partiti e alle Tv stesse. E se si verificano dei
problemi, mettiamo in guardia i responsabili delle emittenti".

Ma quali i problemi più frequenti? A esempio quando un
ministro, come nel caso di quello dell’Ambiente, è anche segretario di
un partito. Come considerare il suo intervento? Oppure quando
all’interno dello stesso partito ci sono dei conflitti (lo scorso anno,
a esempio, nel Fronte nazionale) e la copertura delle Tv è massiccia.
Si tratta comunque di casi isolati, che non pongono dei problemi
particolari.

Il sistema di controllo, secondo il Csa, è perfettibile, ma
nello stesso tempo è perfetto. Negli ultimi 30 anni ha infatti
funzionato bene, garantendo l’equilibrio e l’imparzialità della
copertura dei dibattito politico. "Le regole — prosegue il portavoce
del Csa — sono in costante discussione ed è probabile che in futuro
possano subire dei cambiamenti in modo da accogliere anche i partiti
che non sono rappresentati in Parlamento".

E per quanto riguarda i periodi elettorali, queste regole
subiscono dei cambiamenti? "Rafforziamo i nostri controlli — conclude
il portavoce — tenuto conto che i partiti politici hanno un premio a
seconda della loro rappresentatività in Parlamento. Inoltre, per
garantire l’imparzialità e la massima trasparenza, tiriamo a sorte
l’orario delle trasmissioni e il partito che le deve coprire. Così non
ci sono discussioni e si fa in modo che ci sia un regolare turnover".

Michele Calcaterra

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La "par condicio" negli Stati Uniti d’America

L'accesso alle trasmissioni radiotelevisive da parte dei
candidati all'elezione per pubblici uffici negli Stati Uniti d'America
è disciplinato sia da apposite norme del Federal Communications Act del
1934 regolanti lo svolgimento della campagna elettorale, sia dai
generali principi di imparzialità e pluralismo dell'informazione, sia
dalla giurisprudenza elaborata in materia dalla Federal Communications
Commission (FCC), che è l’autorità federale di vigilanza, e dalla Corte
suprema.


L'articolo 135 del Federal Communications Act del 1934 disciplina la campagna elettorale sui mezzi radiotelevisivi.

A norma di tale articolo "se il titolare di una licenza
permette ad un soggetto che abbia presentato formale candidatura per
qualunque ufficio pubblico di utilizzare una stazione radiotelevisiva,
egli dovrà concedere a tutti gli altri candidati a quell'ufficio pari
opportunità nell'uso di tale stazione".

La norma chiarisce che non viene imposto alcun obbligo in
capo ai titolari di licenza di permettere l'uso della stazione
radiotelevisiva: tuttavia, qualora essi permettano tale uso ad un
candidato, dovranno per quanto sopra detto - concederlo a tutti gli
altri candidati.

Il principio di pari opportunità investe non
solo l'accesso al mezzo radiotelevisivo, ma anche le modalità delle
trasmissioni. L'emittente è libera di stabilire la propria linea: può,
cioè, decidere di ignorare del tutto una determinata campagna
elettorale; può confinare i servizi e le trasmissioni ad essa dedicati
in particolari fasce orarie; può offrire spazi a titolo gratuito, a
titolo oneroso o parte gratuitamente e parte no. Quale che sia pero la
sua linea, essa deve essere applicata nello stesso modo a tutti i
candidati: così la FCC ha chiarito la necessità di garantire la stessa
fascia oraria, oltre che la stessa durata di trasmissione, ai candidati
che richiedano di usufruire dell’equal time. Tuttavia, non
sussiste l’obbligo per le emittenti di invitare tutti i candidati a
partecipare al medesimo programma, ne il corrispondente diritto in capo
ai candidati.

L'emittente deve inoltre assicurare la stessa pubblicità e
promozione alle varie trasmissioni: la FCC ha infatti deciso che la
circostanza che un dibattito tra i candidati dei maggiori partiti
raccolga maggiore audience di quella di un dibattito cui hanno
partecipato i candidati minori non costituisce violazione dell'art. 135
purché l’emittente abbia pubblicato e promosso i due programmi
sostanzialmente nello stesso modo.

La legge non obbliga le emittenti ad informare candidati o
partiti del fatto che è stato venduto o offerto uno spazio ad altri
candidati al fine di offrire loro eguali opportunità; tuttavia, se ne
venga richiesta, l'emittente è tenuta a dare tutte le informazioni
sullo spazio concesso. A tal fine le emittenti sono tenute a registrare
in un apposito archivio, dove saranno conservate per i successivi due
anni, ogni richiesta proveniente dai candidati, nonché le condizioni
offerte e le eventuali tariffe praticate per ogni trasmissione, onde
garantire l’equal treatment.

La FCC ha peraltro osservato che quando venga offerto
gratuitamente uno spazio in prossimità del giorno delle elezioni, la
mancata notifica agli altri candidati può di fatto annullare il diritto
alle pari opportunità.

Le richieste di usufruire di spazi di trasmissione in base al principio di equal time
debbono essere avanzate dal candidato o dal suo rappresentante entro 7
giorni dalla trasmissione che ha originato la richiesta (o della
formalizzazione della propria candidatura, se successiva).

L'articolo 135 stabilisce, inoltre, che il titolare di
licenza non ha alcun potere di controllo preventivo o di censura sul
materiale trasmesso a norma dell'articolo stesso: poiché la finalità
della norma è, come ha chiarito la Corte Suprema, quella di assicurare
una piena e libera discussione di political issues da parte dei
candidati, il candidato è libero di utilizzare il tempo a sua
disposizione come meglio crede e senza alcun filtro. Il candidato può
anche decidere, ad esempio, di utilizzare il tempo a sua disposizione
per parlare di argomenti non connessi alla propria candidatura.
L'emittente non può imporre ai candidati la loro presenza dal vivo
nelle trasmissioni, poiché la libertà che l'art. 315 assicura ai
candidati permette loro di scegliere le modalità di fruizione degli
spazi televisivi: essi possono, quindi, legittimamente usare tali spazi
attraverso la messa in onda di video o films preregistrati.

L'emittente, ha chiarito la Corte Suprema, non può rimuovere
dalla trasmissione le eventuali dichiarazioni diffamatorie contenute
nei discorsi dei candidati; essa sarà peraltro esente da ogni
responsabilità civile o penale per il contenuto delle trasmissioni
stesse.

Tale divieto di controllo e di censura abbraccia, più in
generale anche il tipo di trasmissione stessa: a questo proposito la
FCC ha chiarito che l'emittente non può fare un’offerta del tipo
"prendere o lasciare" stabilendo unilateralmente la durata, l'orario di
trasmissione, gli ulteriori partecipanti, il formato della trasmissione
coartando in tal modo la libera determinazione del candidato cui spetti
di usufruire dell'equal time.

Quando un'emittente decida di vendere spazi a candidati essa
non deve garantire la realizzazione di una pari presenza di tutti i
candidati, ma solo eguali opportunità di acquisto degli spazi stessi.

Quando vi sia un'offerta di spazi gratuiti il rifiuto da
parte di un candidato non impedisce agli altri candidati di accettare
tale proposta, sempreché l'emittente decida di mantenere tale proposta:
infatti, l'offerta fatta al primo candidato se è seguita da un rifiuto
non dà agli altri candidati alcun diritto di fruizione di spazi
gratuiti, poiché l'art. 315 si applica solo quando vi sia stata
partecipazione di un candidato ad una trasmissione.

Nel caso in cui il titolare di licenza si candidi egli stesso
ad elezioni per una carica pubblica, vige un particolare obbligo di
correttezza.

Il principio di equal opportunities espresso dall'art.
315 non si applica però indiscriminatamente a tutti i tipi di
partecipazione di un candidato ad una trasmissione; nel 1959 all'art.
315 è stato aggiunto un comma che esclude l'applicabilità del principio
di equal opportunities quando il candidato sia intervenuto o
apparso nei seguenti tipi di trasmissione: notiziari, interviste nel
corso di un programma di informazione, documentari (se l'apparizione
del candidato è inevitabilmente connessa all'argomento trattato dal
documentario), reportage giornalistici su particolari avvenimenti
realizzati direttamente sul luogo dell'evento. Requisito necessario
affinché tali apparizioni non comportino l'applicazione del principio
di equal opportunities è che le trasmissioni sopra elencate
siano state realizzate seguendo il principio di "bona fides", ossia
quando siano stati rispettati criteri di deontologia professionale in
materia di imparzialità e completezza dell'informazione giornalistica.
In questi casi le emittenti sono comunque soggette agli obblighi - di
minore intensità - della fairness doctrine.

La giurisprudenza e le decisioni della FCC hanno peraltro
esteso la tipologia di apparizioni e interventi di candidati che non
comportano l'applicazione dell'art. 315, ritenendo l'elenco ivi
contenuto esemplificativo e non tassativo. La FCC per determinare in
concreto se una trasmissione sia esente dagli obblighi derivanti
dall'art. 315 verifica la sussistenza dei seguenti requisiti: a) previo
inserimento della trasmissione nella regolare programmazione; b) il
pieno controllo da parte dell’emittente sul formato, sul contenuto e
sui partecipanti alla trasmissione; c) se le scelte in materia di
formato, contenuto, partecipanti alla trasmissione siano fatte
dall'emittente sulla base della valutazione di rilevanza giornalistica
piuttosto che del vantaggio politico del candidato; d) se la selezione
delle persone da intervistare e degli argomenti sia basata sulla loro
rilevanza giornalistica. Così non dà luogo al diritto di equal time la trasmissione dei discorsi di accettazione alle conventions per
la candidatura a presidente o vicepresidente; la messa in onda di
cerimonie in cui appaiano, tra gli altri, uno o più candidati; di
trasmissioni già programmate in cui al candidato vengono poste domande
dal pubblico o dai telespettatori, senza che egli possa in alcun modo
avere il controllo sul contenuto delle domande e, più in generale, di
talk-shows e di ogni altro programma che soddisfi i requisiti sopra
illustrati (e di volta in volta accertati dall'FCC quando sorga
controversia). I dibattiti tra candidati organizzati e gestiti dalle
emittenti, infine, rientrano secondo la FCC tra i casi di reportage
giornalistici su particolari avvenimenti realizzati sul luogo e, come
tali, non danno luogo al diritto di equal opportunities da
parte di altri candidati, mentre l'eventuale riprogrammazione dello
stesso dibattito vi dà luogo. Egualmente esenti dagli obblighi
dell'articolo 315 sono le apparizioni del Presidente connesse al suo
compito di riferire su una crisi nazionale o internazionale, o di
candidati durante una convention di partito all'interno di un
notiziario. Viceversa, le apparizioni in programmi di varietà, in
cerimonie - se il candidato faccia un discorso mandato in onda -, in
programmi non politici, in qualità di intrattenitore, comportano il
diritto degli altri candidati all'equal time. Per quanto
riguarda le conferenze stampa, la FCC all'inizio ritenne che esse non
rientrassero tra le eccezioni e dovessero pertanto essere sottoposte all’equal opportunities rule,
una tale impostazione è stata dopo 10 anni mutata e sanzionata dalle
Corti di Appello. Non c'è dunque un diritto ad una eguale copertura
delle conferenze stampa, sulla quale le emittenti hanno una sostanziale
discrezionalità.

Spetta quindi alle emittenti decidere se mandare in onda o
meno una conferenza stampa del Presidente e se concedere la stessa
opportunità ad un opposto candidato (dello stesso partito).

Egualmente esse sono libere di escludere candidati
presidenziali di partiti minori dai dibattiti televisivi tra i
candidati dei due maggiori partiti, il partito Repubblicano e il
partito Democratico. Le corti hanno negato in questi casi ai candidati
tali diritti legali e costituzionali, non perché ritenessero che
altrimenti si sarebbe violata la libertà delle emittenti di cui al
Primo Emendamento: la ratio è che il Federal Communications Act
riconosce soltanto un limitato diritto di accesso ai candidati politici
per acquistare spazi dai titolari di licenze.

In ogni caso, non vi è negli Stati Uniti una tradizione di
pari accesso alla televisione da parte del Governo e dell'opposizione.

Come si è visto, la garanzia dell'equo trattamento si
riferisce ai candidati; come ha chiarito la FCC, infatti, l'articolo
315 non conferisce alcun diritto ai partiti politici, ma si applica
esclusivamente in favore di candidati ufficiali.

L'esistenza di una candidatura ufficiale si desume
dall'avvenuto pubblico annuncio della candidatura stessa e dalla
sussistenza in capo alla persona in questione dei requisiti di legge
per l'elezione all'ufficio pubblico per il quale concorre, quando
sorgano dubbi o controversie, l'onere di provare la propria idoneità ed
eleggibilità alla carica grava sul candidato. Pertanto, quando un
soggetto non abbia pubblicamente dichiarato di volersi presentare per
l'elezione ad una determinata carica e non abbia compiuto tutti i
necessari adempimenti a ciò connessi (presentazione dei necessari
documenti presso gli uffici competenti, pagamento della prevista
cauzione, ecc.), la sua apparizione in televisione non crea, in capo
agli altri candidati alla carica, il diritto all'equal time.

Di una particolare tutela godono, poi, i candidati alle
cariche elettive federali: a costoro il Federal Communications Act
garantisce un vero e proprio diritto di accesso, sanzionato dalla
revoca della licenza nel caso di violazione da parte di un'emittente.
Stabilisce, infatti, l'art. 312, che "la Commissione (ossia la FCC)
può revocare la licenza (...) in caso di consapevole e ripetuto rifiuto
di concedere un ragionevole accesso o di permettere l'acquisto di
ragionevoli spazi di trasmissione per l'uso dell’emittente da parte di
un candidato ufficiale ad una carica federale elettiva per il sostegno
della propria candidatura".

Come ha chiarito la Corte Suprema, l'art. 312 crea un vero e
proprio diritto di accesso in capo ai candidati a uffici federali e
rappresenta un compromesso costituzionalmente accettabile tra il
diritto del pubblico di essere informato da un lato e i diritti
editoriali e la libertà delle emittenti derivanti dallo stesso primo
emendamento alla costituzione federale dall'altro.

La norma richiamata è stata inserita con un emendamento del
1971 ed è volta a garantire per le cariche più importanti (quelle
federali, appunto) il diritto ad un ragionevole accesso; tale diritto è
stato ritenuto compatibile con il primo emendamento da parte della
Corte Suprema. Va rilevato che comunque i candidati non hanno diritto a
spazi gratuiti nemmeno in un’ottica di bilanciamento degli spazi a
pagamento acquistati dai loro più ricchi rivali.

Più in generale, ed anche con riferimento a periodi non elettorali, ha avuto vigore negli Stati Uniti la cd fairness doctrine (letteralmente dottrina dell'imparzialità);
questa fu canonizzata dalla FCC nel 1949, benché alcune applicazioni
dei principi propri di tale dottrina avessero già trovato applicazione
nel corso dei tardi anni '30 e negli anni '40 ad opera di alcune
decisioni della FCC. Tuttavia, la sua affermazione autoritativa è
contenuta nella relazione della FCC sulle politiche editoriali delle
emittenti televisive. In questo rapporto la FCC sostenne la
"responsabilità in capo ai licenziatari di mettere a disposizione
ragionevoli spazi per la messa in onda (...) di programmi dedicati alla
discussione ed all'esame di argomenti di pubblico interesse" e stabiliva inoltre che il licenziatario doveva "operare
attenendosi ad una completa imparzialità, mettendo le proprie strutture
a disposizione dell'espressione delle visioni contrastanti di tutti gli
elementi responsabili della comunità sui vari oggetti di pubblico
dibattito che dovessero sorgere".

Questi sono i due principi generali in cui si sostanzia la fairness doctrine. Il
diritto di replica, derivante dal secondo principio, è stato oggetto di
pronunce della Corte Suprema. Tra queste la più significativa e la
decisione sul caso Red Lion.

Nel caso Red Lion la FCC chiarì il principio del diritto di
replica affermando che quando viene trasmesso un attacco sull'onesta,
integrità o qualità simili di un individuo o gruppo, bisogna accordare
in un ragionevole lasso di tempo, e comunque non oltre una settimana
dalla trasmissione, il diritto di replica, anche gratuita. La Corte
Suprema, successivamente investita del caso, riconobbe la
costituzionalità del principio e della fairness doctrine nel
suo complesso, ed affermò che le emittenti non godono di una libertà
assoluta di espressione del pensiero sulla base del primo emendamento,
anche sulla base del fatto che il mezzo televisivo presenta particolari
problemi applicativi della libertà di espressione del pensiero in
considerazione del limitato numero di frequenze disponibili. In questo
senso veniva ritenuto legittimo che la FCC richiedesse alle emittenti
di limitare la propria libertà di espressione fornendo l’opportunità di
replicare agli attacchi personali, e comunque una presentazione
equilibrate delle opposte correnti di pensiero.

Le applicazioni della dottrina suscitarono, tuttavia, con il
passare del tempo, sempre maggiori dubbi di costituzionalità: la stessa
FCC nel 1985 in un suo rapporto sostenne che essa non era più
giustificata poiché non promuoveva il dibattito, bensì lo inibiva;
tuttavia fu solo nel 1987 che si giunse ad un più approfondito
ripensamento. La FCC ritenne che la dottrina fosse ormai contraria al
pubblico interesse poiché inibiva la trasmissione da parte delle
emittenti di programmi aventi ad oggetto questioni controverse per
timore di dover poi soddisfare richieste di diritto di replica,
contrariamente agli intenti di promozione dello scambio di idee
perseguito dalla FCC. La dottrina appare ormai superata, per la FCC, in
considerazione dell'aumento del numero di frequenze radio e TV e della
crescita dei sistemi via cavo. La revoca della dottrina è tuttavia
oggetto di dibattito. A tale revoca è comunque sopravvissuta la
disciplina regolante il caso degli attacchi personali, canonizzata dal
caso Red Lion.