Dlgs 6 settembre 2001, n. 368 (1)


Dlgs 6 settembre 2001, n. 368 (1). Attuazione della direttiva
1999/70/CE relativa all'accordo quadro sul lavoro a tempo determinato
concluso dall'UNICE, dal CEEP e dal CES.


(1) Pubblicato nella Gazz. Uff. 9 ottobre 2001, n. 235.

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione;
Vista la direttiva
1999/70/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999, relativa all'accordo
quadro sul lavoro a tempo determinato concluso dalla CES, dall'UNICE e
dal CEEP;
Vista la legge 29 dicembre 2000, n. 422, ed, in particolare, l'articolo 1, commi 1 e 3, e l'allegato B;
Vista la deliberazione preliminare del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 28 giugno 2001;
Acquisiti i pareri delle permanenti commissioni parlamentari della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica;
Vista la deliberazione del Consiglio del Ministri, adottata nella riunione del 9 agosto 2001;
Sulla
proposta del Ministro per le politiche comunitarie, del Ministro del
lavoro e delle politiche sociali e del Ministro dell'economia e delle
finanze, di concerto con il Ministro degli affari esteri e con il
Ministro della giustizia;
Emana il seguente decreto legislativo:


1. Apposizione del termine.
1. È consentita
l'apposizione di un termine alla durata del contratto di lavoro
subordinato a fronte di ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo.
2.
L'apposizione del termine è priva di effetto se non risulta,
direttamente o indirettamente, da atto scritto nel quale sono
specificate le ragioni di cui al comma 1.
3. Copia dell'atto scritto
deve essere consegnata dal datore di lavoro al lavoratore entro cinque
giorni lavorativi dall'inizio della prestazione.
4. La scrittura non
è tuttavia necessaria quando la durata del rapporto di lavoro,
puramente occasionale, non sia superiore a dodici giorni.


2. Disciplina aggiuntiva per il trasporto aereo ed i servizi aeroportuali.
1.
È consentita l'apposizione di un termine alla durata del contratto di
lavoro subordinato quando l'assunzione sia effettuata da aziende di
trasporto aereo o da aziende esercenti i servizi aeroportuali ed abbia
luogo per lo svolgimento dei servizi operativi di terra e di volo, di
assistenza a bordo ai passeggeri e merci, per un periodo massimo
complessivo di sei mesi, compresi tra aprile ed ottobre di ogni anno, e
di quattro mesi per periodi diversamente distribuiti e nella
percentuale non superiore al quindici per cento dell'organico aziendale
che, al 1° gennaio dell'anno a cui le assunzioni si riferiscono,
risulti complessivamente adibito ai servizi sopra indicati. Negli
aeroporti minori detta percentuale può essere aumentata da parte delle
aziende esercenti i servizi aeroportuali, previa autorizzazione della
direzione provinciale del lavoro, su istanza documentata delle aziende
stesse. In ogni caso, le organizzazioni sindacali provinciali di
categoria ricevono comunicazione delle richieste di assunzione da parte
delle aziende di cui al presente articolo.


3. Divieti.
1. L'apposizione di un termine alla durata di un contratto di lavoro subordinato non è ammessa:
a) per la sostituzione di lavoratori che esercitano il diritto di sciopero;
b)
salva diversa disposizione degli accordi sindacali, presso unità
produttive nelle quali si sia proceduto, entro i sei mesi precedenti, a
licenziamenti collettivi ai sensi degli articoli 4 e 24 della legge 23
luglio 1991, n. 223, che abbiano riguardato lavoratori adibiti alle
stesse mansioni cui si riferisce il contratto di lavoro a tempo
determinato, salvo che tale contratto sia concluso per provvedere a
sostituzione di lavoratori assenti, ovvero sia concluso ai sensi
dell'articolo 8, comma 2, della legge 23 luglio 1991, n. 223, ovvero
abbia una durata iniziale non superiore a tre mesi;
c) presso unità
produttive nelle quali sia operante una sospensione dei rapporti o una
riduzione dell'orario, con diritto al trattamento di integrazione
salariale, che interessino lavoratori adibiti alle mansioni cui si
riferisce il contratto a termine;
d) da parte delle imprese che non
abbiano effettuato la valutazione dei rischi ai sensi dell'articolo 4
del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, e successive
modificazioni.


4. Disciplina della proroga.
1. Il termine del contratto a
tempo determinato può essere, con il consenso del lavoratore, prorogato
solo quando la durata iniziale del contratto sia inferiore a tre anni. In questi casi la proroga è ammessa una sola volta e
a condizione che sia richiesta da ragioni oggettive e si riferisca alla
stessa attività lavorativa per la quale il contratto è stato stipulato
a tempo determinato. Con esclusivo riferimento a tale ipotesi la durata complessiva del rapporto a termine non potrà essere superiore ai tre anni.
2.
L'onere della prova relativa all'obiettiva esistenza delle ragioni che
giustificano l'eventuale proroga del termine stesso è a carico del
datore di lavoro.


5. Scadenza del termine e sanzioni Successione dei contratti.
1.
Se il rapporto di lavoro continua dopo la scadenza del termine
inizialmente fissato o successivamente prorogato ai sensi dell'articolo
4, il datore di lavoro è tenuto a corrispondere al lavoratore una
maggiorazione della retribuzione per ogni giorno di continuazione del
rapporto pari al venti per cento fino al decimo giorno successivo, al
quaranta per cento per ciascun giorno ulteriore.
2. Se il rapporto
di lavoro continua oltre il ventesimo giorno in caso di contratto di
durata inferiore a sei mesi, ovvero oltre il trentesimo giorno negli
altri casi, il contratto si considera a tempo indeterminato dalla
scadenza dei predetti termini.
3. Qualora il lavoratore venga
riassunto a termine, ai sensi dell'articolo 1, entro un periodo di
dieci giorni dalla data di scadenza di un contratto di durata fino a
sei mesi, ovvero venti giorni dalla data di scadenza di un
contratto di durata superiore ai sei mesi, il secondo contratto si
considera a tempo indeterminato.
4. Quando si tratta di due
assunzioni successive a termine, intendendosi per tali quelle
effettuate senza alcuna soluzione di continuità, il rapporto di lavoro
si considera a tempo indeterminato dalla data di stipulazione del primo
contratto.


6. Principio di non discriminazione.
1. Al prestatore
di lavoro con contratto a tempo determinato spettano le ferie e la
gratifica natalizia o la tredicesima mensilità, il trattamento di fine
rapporto e ogni altro trattamento in atto nell'impresa per i lavoratori
con contratto a tempo indeterminato comparabili, intendendosi per tali
quelli inquadrati nello stesso livello in forza dei criteri di
classificazione stabiliti dalla contrattazione collettiva, ed in
proporzione al periodo lavorativo prestato sempre che non sia
obiettivamente incompatibile con la natura del contratto a termine.


7. Formazione.
1. Il lavoratore assunto con contratto
a tempo determinato dovrà ricevere una formazione sufficiente ed
adeguata alle caratteristiche delle mansioni oggetto del contratto, al
fine di prevenire rischi specifici connessi alla esecuzione del lavoro.
2.
I contratti collettivi nazionali di lavoro stipulati dai sindacati
comparativamente più rappresentativi possono prevedere modalità e
strumenti diretti ad agevolare l'accesso dei lavoratori a tempo
determinato ad opportunità di formazione adeguata, per aumentarne la
qualificazione, promuoverne la carriera e migliorarne la mobilità
occupazionale.


8. Criteri di computo.
1. Ai fini di cui all'articolo
35 della legge 20 maggio 1970, n. 300, i lavoratori con contratto a
tempo determinato sono computabili ove il contratto abbia durata
superiore a nove mesi.


9. Informazioni.
1. I contratti collettivi nazionali
di lavoro stipulati dai sindacati comparativamente più rappresentativi
definiscono le modalità per le informazioni da rendere ai lavoratori a
tempo determinato circa i posti vacanti che si rendessero disponibili
nell'impresa, in modo da garantire loro le stesse possibilità di
ottenere posti duraturi che hanno gli altri lavoratori.
2. I
medesimi contratti collettivi nazionali di lavoro definiscono modalità
e contenuti delle informazioni da rendere alle rappresentanze dei
lavoratori in merito al lavoro a tempo determinato nelle aziende.


10. Esclusioni e discipline specifiche.
1. Sono esclusi dal campo di applicazione del presente decreto legislativo in quanto già disciplinati da specifiche normative:
a) i contratti di lavoro temporaneo di cui alla legge 24 giugno 1997, n. 196, e successive modificazioni;
b) i contratti di formazione e lavoro;
c)
i rapporti di apprendistato, nonché le tipologie contrattuali legate a
fenomeni di formazione attraverso il lavoro che, pur caratterizzate
dall'apposizione di un termine, non costituiscono rapporti di lavoro.
2.
Sono esclusi dalla disciplina del presente decreto legislativo i
rapporti di lavoro tra i datori di lavoro dell'agricoltura e gli operai
a tempo determinato così come definiti dall'articolo 12, comma 2, del
decreto legislativo 11 agosto 1993, n. 375.
3. Nei settori del
turismo e dei pubblici esercizi è ammessa l'assunzione diretta di
manodopera per l'esecuzione di speciali servizi di durata non superiore
a tre giorni, determinata dai contratti collettivi stipulati con i
sindacati locali o nazionali aderenti alle confederazioni maggiormente
rappresentative sul piano nazionale. Dell'avvenuta assunzione deve
essere data comunicazione al centro per l'impiego entro cinque giorni.
Tali rapporti sono esclusi dal campo di applicazione del presente
decreto legislativo.
4. È consentita la stipulazione di contratti di
lavoro a tempo determinato, purché di durata non superiore a cinque
anni, con i dirigenti, i quali possono comunque recedere da essi
trascorso un triennio e osservata la disposizione dell'articolo 2118
del codice civile. Tali rapporti sono esclusi dal campo di applicazione
del presente decreto legislativo, salvo per quanto concerne le
previsioni di cui agli articoli 6 e 8.
5. Sono esclusi i rapporti
instaurati con le aziende che esercitano il commercio di esportazione,
importazione ed all'ingresso di prodotti ortofrutticoli.
6. Restano
in vigore le discipline di cui all'articolo 8, comma 2, della legge 23
luglio 1991, n. 223, all'articolo 10 della legge 8 marzo 2000, n. 53,
ed all'articolo 75 della legge 23 dicembre 2000, n. 388.
7. La
individuazione, anche in misura non uniforme, di limiti quantitativi di
utilizzazione dell'istituto del contratto a tempo determinato stipulato
ai sensi dell'articolo 1, comma 1, è affidata ai contratti collettivi
nazionali di lavoro stipulati dai sindacati comparativamente più
rappresentativi. Sono in ogni caso esenti da limitazioni quantitative i
contratti a tempo determinato conclusi:
a) nella fase di avvio di
nuove attività per i periodi che saranno definiti dai contratti
collettivi nazionali di lavoro anche in misura non uniforme con
riferimento ad aree geografiche e/o comparti merceologici;
b) per
ragioni di carattere sostitutivo, o di stagionalità, ivi comprese le
attività già previste nell'elenco allegato al decreto del Presidente
della Repubblica 7 ottobre 1963, n. 1525, e successive modificazioni;
c) per l'intensificazione dell'attività lavorativa in determinati periodi dell'anno;
d)
per specifici spettacoli ovvero specifici programmi radiofonici o
televisivi. Sono esenti da limitazioni quantitative i contratti a tempo
determinato stipulati a conclusione di un periodo di tirocinio o di
stage, allo scopo di facilitare l'ingresso dei giovani nel mondo del
lavoro, ovvero stipulati con lavoratori di età superiore ai
cinquantacinque anni, o conclusi quando l'assunzione abbia luogo per
l'esecuzione di un'opera o di un servizio definiti o predeterminati nel
tempo aventi carattere straordinario o occasionale.
8. Sono esenti
da limitazioni quantitative i contratti a tempo determinato non
rientranti nelle tipologie di cui al comma 7, di durata non superiore
ai sette mesi, compresa la eventuale proroga, ovvero non superiore alla
maggiore durata definita dalla contrattazione collettiva con
riferimento a situazioni di difficoltà occupazionale per specifiche
aree geografiche. La esenzione di cui al precedente periodo non si
applica a singoli contratti stipulati per le durate suddette per lo
svolgimento di prestazioni di lavoro che siano identiche a quelle che
hanno formato oggetto di altro contratto a termine avente le medesime
caratteristiche e scaduto da meno di sei mesi.
9. È affidata ai
contratti collettivi nazionali di lavoro stipulati dai sindacati
comparativamente più rappresentativi, la individuazione di un diritto
di precedenza nella assunzione presso la stessa azienda e con la
medesima qualifica, esclusivamente a favore dei lavoratori che abbiano
prestato attività lavorativa con contratto a tempo determinato per le
ipotesi già previste dall'articolo 23, comma 2, della legge 28 febbraio
1987, n. 56. I lavoratori assunti in base al suddetto diritto di
precedenza non concorrono a determinare la base di computo per il
calcolo della percentuale di riserva di cui all'articolo 25, comma 1,
della legge 23 luglio 1991, n. 223.
10. In ogni caso il diritto di
precedenza si estingue entro un anno dalla data di cessazione del
rapporto di lavoro ed il lavoratore può esercitarlo a condizione che
manifesti in tal senso la propria volontà al datore di lavoro entro tre
mesi dalla data di cessazione del rapporto stesso.


11. Abrogazioni e disciplina transitoria.
1. Dalla data di
entrata in vigore del presente decreto legislativo sono abrogate la
legge 18 aprile 1962, n. 230, e successive modificazioni, l'articolo
8-bis della legge 25 marzo 1983, n. 79, l'articolo 23 della legge 28
febbraio 1987, n. 56, nonché tutte le disposizioni di legge che sono
comunque incompatibili e non sono espressamente richiamate nel presente
decreto legislativo.
2. In relazione agli effetti derivanti dalla
abrogazione delle disposizioni di cui al comma 1, le clausole dei
contratti collettivi nazionali di lavoro stipulate ai sensi
dell'articolo 23 della citata legge n. 56 del 1987 e vigenti alla data
di entrata in vigore del presente decreto legislativo, manterranno, in
via transitoria e salve diverse intese, la loro efficacia fino alla
data di scadenza dei contratti collettivi nazionali di lavoro.
3. I
contratti individuali definiti in attuazione della normativa
previgente, continuano a dispiegare i loro effetti fino alla scadenza.
4. Al personale artistico e tecnico delle fondazioni di produzione musicale previste dal decreto legislativo 29 giugno 1996, n. 367, non si applicano le norme di cui agli articoli 4 e 5.

12. Sanzioni.
1. Nei casi di inosservanza degli obblighi
derivanti dall'articolo 6, il datore di lavoro è punito con la sanzione
amministrativa da L. 50.000 (pari a 25,82 euro) a L. 300.000 (pari a
154,94 euro). Se l'inosservanza si riferisce a più di cinque
lavoratori, si applica la sanzione amministrativa da L. 300.000 (pari a
154,94 euro) a L. 2.000.000 (pari a 1.032,91 euro).