CONTROINFORMAZIONE su una vicenda che mette a rischio l’attività del libero giornalismo


CONTROINFORMAZIONE su
una vicenda che mette a rischio
l’attività del libero giornalismo.
Abruzzo: "Il Csm deve intervenire"

Era stato arrestato con la doppia accusa
di depistaggio delle indagini e di calunnia

MOSTRO DI FIRENZE, LIBERATO
IL GIORNALISTA MARIO SPEZI

Lo ha deciso il Tribunale del riesame
di Perugia: infondato il provvedimento del Gip

Perugia, 29 aprile 2006. Torna in
libertà il giornalista Mario Spezi, che era stato arrestato il 7 aprile
scorso per calunnia e  per un presunto tentativo di depistare
l'indagine sulla morte del medico Francesco Narducci. Lo ha deciso il
Tribunale del riesame di Perugia, che ha annullato l'ordinanza di
custodia cautelare nei suoi confronti e nei riguardi del suo
“informatore”, Luigi Ruocco. I giudici hanno così accolto la tesi dei
difensori, gli avvocati Alessandro Traversi e Nino Filastò. Nei
prossimi giorni verranno, invece, depositate le motivazioni alla base
della decisione. Secondo il Pm, Giuliano Mignini, Spezi avrebbe tentato
di depistare le indagini sulla morte di Narducci, cercando di far
tornare l’attenzione sulla cosiddetta pista sarda con il ritrovamento
di reperti riconducibili al ”mostro di Firenze” in una villa delle
colline fiorentine frequentata da parenti di personaggi coinvolti in
passato nell’inchiesta. Mignini, in una memoria di 12 pagine, ha
puntato il dito su “un inspiegabile rancore verso le indagini” e sulla
“gravissima strumentalizzazione a livello di informazione e di coro
massmediatico che il soggetto riesce a controllare”. Il Pm spiega che
“la questione finita davanti al tribunale è solo la punta di un iceberg
dai contorni terribili”. (fonti: “Corriere della Sera”, “La Repubblica”, “Il Giornale” e “Libero”). ----------------- Dichiarazione di Franco Abruzzo: “Chiedo un intervento del Csm in difesa della libertà di criticare le tesi dei Pm e  la squadra antimostro (il Gides) di Michele Giuttari”   Milano, 30 aprile 2006. Franco Abruzzo, presidente dell’Ordine
dei Giornalisti della Lombardia, ha rilasciato la seguente
dichiarazione dopo la decisione drastica del Tribunale del riesame di
Perugia che ha annullato l’ordinanza di custodia cautelare emessa il 7
aprile nei riguardi del giornalista Mario Spezi. Quell’ordinanza, come
hanno riferito oggi i giornali, era infondata.  “Non è la prima volta
che la Procura di  Perugia   - ha dichiarato Abruzzo - metta
sotto inchiesta i giornalisti e i giornali. Nel novembre 2004 toccò al
settimanale ‘Gente”, al direttore Umberto Brindani, ai collaboratori
(tra cui Mario Spezi) e ai redattori del periodico milanese. Ora
basta! Faccio mio l’appello di Brindani: il Csm deve intervenire!
Chiedo  che il Csm difenda la libertà dei giornalisti di criticare le
tesi dei Pm e  la
squadra antimostro (il Gides) di Michele Giuttari”. Pubblichiamo l’articolo di Franco Abruzzo sui fatti del novembre 2004 e la nota/commento di Umberto Brindani.   °°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°° GENTE n. 49 (2 dicembre 2004) GIUSTIZIA E LIBERTÀ DI INFORMAZIONE: IL CASO DEL MOSTRO DI FIRENZE GIORNALISTA, STAI ZITTO! IL POLIZIOTTO DELLA SQUADRA ANTIMOSTRO, MICHELE GUTTARI, INDAGA. E
sotto accusa finiscono i cronisti che raccontano le sue imprese. Sul
diritto alla libera circolazione delle notizie, un intervento del
presidente dell’Ordine professionale della Lombardia   di Franco Abruzzo (presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia e
docente di Diritto dell’informazione all’Università degli Studi di
Milano Bicocca e all’Università Iulm di Milano).   Caro direttore, giornali (è il caso di Gente) e redattori (è il caso ancora di un giornalista di Gente
e di altri giornalisti di altre testate) continuano a subire
perquisizioni, intercettazioni telefoniche e incriminazioni, nonostante
nitide sentenze della Corte dei diritti dell’Uomo di Strasburgo di
segno opposto alle decisioni di giudici italiani (di Firenze, Genova,
Perugia). E’ diritto insopprimibile dei giornalisti quello di raccontare quel che accade, fatti e notizie su questioni di interesse generale.
Questo principio, che è l’incipit dell’articolo 2 della legge
professionale dei giornalisti italiani, è consacrato in una sentenza
della Corte di Strasburgo. La libertà di scrivere è sacra e cammina di
pari passo con l’osservanza della deontologia. Il rispetto del segreto
professionale è una regola fondamentale perché sul rovescio garantisce
il diritto dei cittadini all’informazione: “E' diritto dei giornalisti quello di comunicare
informazioni su questioni di interesse generale, purché ciò avvenga nel
rispetto dell'etica  giornalistica, che richiede che le informazioni
siano espresse correttamente e sulla base di fatti precisi e fonti
affidabili; costituisce, pertanto, un limite irragionevole alla
libertà di stampa la condanna per ricettazione di giornalisti che,
attenendosi alle norme deontologiche, abbiano pubblicato documenti di
interesse generale pervenuti loro in conseguenza del reato di
violazione di segreto professionale da altri commesso (nella specie,
copia delle denunzie dei redditi di un importante manager francese)”
(Corte europea diritti dell'Uomo, 21 gennaio 1999; Parti in causa Comm.
europea dir. uomo c. Governo francese e altro; Riviste: Foro It., 2000,
IV, 153). La protezione delle fonti giornalistiche è uno dei pilastri della libertà di stampa. La
Convenzione europea dei diritti dell’Uomo (legge 4 agosto 1955 n. 848)
con l’articolo 10 tutela espressamente le fonti dei giornalisti,
stabilendo il diritto a “ricevere” notizie. Lo ha spiegato la
Corte di Strasburgo con la sentenza che ha al centro il caso del
giornalista inglese William Goodwin.L’ordinamento europeo peraltro
impedisce ai giudici nazionali di ordinare perquisizioni negli uffici e
nelle abitazioni dei giornalisti nonché nelle “dimore” dei loro
avvocati a caccia di prove sulle fonti confidenziali dei cronisti: “La
libertà d'espressione costituisce uno dei fondamenti essenziali di una
società democratica, e le garanzie da concedere alla stampa rivestono
un'importanza particolare. La protezione delle fonti giornalistiche è
uno dei pilastri della libertà di stampa. L'assenza di una tale
protezione potrebbe dissuadere le fonti giornalistiche dall'aiutare la
stampa a informare il pubblico su questioni d'interesse generale. Di
conseguenza, la stampa potrebbe essere meno in grado di svolgere il suo
ruolo indispensabile di "cane da guardia" e il suo atteggiamento nel
fornire informazioni precise e affidabili potrebbe risultare ridotto”.
Questi sono i principi sanciti nella sentenza “Roemen” 25 febbraio 2003
(Procedimento n. 51772/99) della quarta sezione della Corte di
Strasburgo. Le sentenze formano quel diritto vivente al quale i giudici
dei vari Stati contraenti sono chiamati ad adeguarsi sul modello della
giustizia inglese. Su questa linea si muove il principio affermato il
27 febbraio 2001 dalla Corte europea dei diritti dell’Uomo: ”I
giudici nazionali devono applicare le norme della Convenzione europea
dei Diritti dell'Uomo secondo i principi ermeneutici espressi nella
giurisprudenza della Corte europea dei Diritti dell'Uomo” (in Fisco, 2001, 4684). La Convenzione europea dei diritti dell’Uomo e le sentenze di
Strasburgo rendono forte il lavoro del cronista. Le vicende Goodwin e
Romen sono episodi che assumono valore strategico. Quelle sentenze
possono essere “usate”, quando i giudici nazionali mettono sotto
inchiesta, sbagliando, i giornalisti, che si avvalgono del segreto
professionale. I giornalisti devono rifiutarsi di rispondere ai giudici
in tema di segreto professionale, invocando, con le norme nazionali
(legge n. 69/1963 e dlgs n. 196/2003), la protezione dell’articolo 10
della Convenzione europea dei diritti dell’Uomo nonché le sentenze
Goodwin e Roemen della Corte di Strasburgo. Questa linea è l’unica
possibile anche per evitare, come scrive il Tribunale penale di
Treviso, di finire sulla graticola dell’incriminazione per violazione
del segreto d’ufficio in concorso con pubblici ufficiali (per lo più
ignoti), cioè con coloro che, - magistrati, cancellieri o ufficiali di
polizia giudiziaria -, hanno “spifferato” le notizie ai cronisti.. In
effetti l’eventuale responsabilità, collegata alla fuga di notizie,
grava solo sul pubblico ufficiale che diffonde la notizia coperta da
vincoli di segretezza e non sul giornalista che la riceve e che,
nell’ambito dell’esercizio del diritto-dovere di cronaca, la divulga.
Va affermato il principio secondo il quale il giornalista, che riceva
una notizia coperta da segreto, può pubblicarla senza incorrere nel
reato previsto dall’articolo 326 del Cp. E’ palese la differenza con il
reato di corruzione, che colpisce sia il corrotto sia il corruttore.
L’articolo 326, invece, punisce solo chi (pubblico ufficiale) viola il
segreto e non chi (giornalista) riceve l’informazione e la fa
circolare. Ferma restando, ad ogni modo, la prerogativa del giornalista
di non rivelare l’identità delle proprie fonti. Il giornalista, che
svela le sue fonti, rischia il procedimento disciplinare al quale non
può, comunque, sfuggire per l’evidente violazione deontologica. Una
lettura ragionevole dell’articolo 326 del Cp evita l’incriminazione
(assurda) del giornalista per concorso nel reato (con il pubblico
ufficiale…..loquace) e le perquisizioni, che sono un’arma ormai
spuntata dopo la sentenza “Roemen” della Corte di Strasburgo. Ma i
giudici italiani conoscono le sentenze di Strasburgo? Finirà la storia dei giornalisti arrestati e condannati perché difendono il segreto professionale anche come cittadini europei? Il Codice di procedura penale, in base alla relativa legge-delega, ”deve
adeguarsi alle norme delle convenzioni internazionali ratificate
dall’Italia e relative ai diritti della persona e al processo penale”. Il
Parlamento in sostanza deve calare nel Codice le sentenze Goodwin e
Roemen nonché l’articolo 10 della Convenzione, abolendo il potere del
Gip di interrogare il giornalista. Finirà la storia dei giornalisti
arrestati e condannati perché difendono il segreto professionale
anche come cittadini europei? L’articolo 200 del Cpp afferma il diritto
del giornalista professionista al segreto sulle sue fonti fiduciarie,
ma nel contempo autorizza il giudice a interrogarlo sulle sue fonti
fiduciarie. Potere, questo, che fa a pugni con la Convenzione e con la
giurisprudenza   della Corte di Strasburgo. Il Parlamento deve sancire
una volta per tutte la regola in base alla quale il giornalista ha
diritto al segreto professionale come gli altri professionisti. Punto e
basta. Non una parola in più. Strasburgo ha spiegato perché è
necessaria ed urgente questa svolta. Frattanto la Convenzione si
applica e si applicano anche le sentenze di Strasburgo. I giornali e i giornalisti, che hanno il diritto di fare
controinformazione, hanno il dovere di reagire in maniera ferma contro
lo strapotere di alcuni Pm e giudici. Con la parola e
con gli scritti. Deve vincere la nostra Costituzione, che vuole
giornalisti e stampa liberi, “non soggetti ad autorizzazioni o
censure”, guardiani (onesti e corretti) dei poteri (anche di quello
giudiziario). Sono alle nostre spalle le parole di Benito Mussolini
pronunciate il 10 ottobre 1928 davanti a 70 direttori di giornali
italiani: “Il giornalismo italiano è libero perché nell’ambito
delle leggi del Regime può esercitare, e le esercita, funzioni di
controllo, di critica, di propulsione. Io contesto nella maniera più
assoluta che la stampa italiana sia il regno della noia e della
uniformità”. Il duce mentiva ma sapeva di mentire, perché la
stampa era stata imbavagliata e ubbidiva ai suoi voleri. Ma oggi è,
purtroppo, tempo di imitatori occulti. ------------------------------------   Per capire la vicenda Ma il Csm non ha nulla da dire?   La settimana scorsa la Procura di Perugia, in seguito alle
indagini della squadra antimostro (il Gides) di Michele Giuttari, ha
iscritto nel registro degli indagati il giornalista freelance Mario
Spezi, collaboratore di numerosi giornali (fra cui Gente) e
televisioni. L'accusa: favoreggiamento. Il motivo: si è fattivamente
adoperato per "demolire" le ipotesi accusatorie [di Giuttari, ndr]
utilizzando i canali televisivi». Cioè: siccome Spezi critica la linea
investigativa di Giuttari, viene indagato. Non è che l’ultima
iniziativa in ordine di tempo del poliziotto-scrittore che, per
spiegare i delitti del Mostro di Firenze, lavora da anni, senza
risultati, sulla cosiddetta pista delle sette esoteriche. Nelle scorse
settimane è venuto fuori che nel registro degli indagati era finito
anche il giornalista di Gente Gennaro De Stefano, "colpevole" di aver
scritto due articoli non graditi a Giuttari: nel primo dava conto di un
richiamo scritto dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza per invitare
Giuttari ad astenersi da apparizioni tv, nel secondo raccontava
dell'irritazione della Procura fiorentina nei confronti delle lunghe e
inconcludenti indagini dei Gides. L’accusa per De Stefano: interruzione
di pubblico servizio. Anche il famoso caso G8, che i lettori dì Gente
conoscono, nasceva incredibilmente dalle indagini di Giuttari. De
Stefano (il cui telefono era stato messo sosto controllo in seguito
all'accusa precedente) e il direttore di Gente, Umberto Brindani, erano
stati addirittura accusati dì ricettazione, accusa poi rapidamente
caduta e archiviata dalla Procura di Genova. Giornalisti indagati e
messi sotto accusa per il loro lavoro, ipotesi di reato infamanti e
ingiustificate, un faro puntato sulla legittima attività dei cronisti,
una situazione che crea disagio e preoccupazione. Su tutto questo, in
difesa della libertà di stampa e del diritto dl cronaca, si sono già
espresse con forza al massimo livello le istituzioni professionali e
sindacali dei giornalisti italiani. La vicenda ha echi all'estero:
anche con riferimento ad alcune di queste vicende, “Reporter senza
frontiere” ha declassato l'Italia nella classifica della libertà di
stampa nel mondo. Forse sarebbe il caso che cominciasse a occuparsene
anche il Consiglio superiore della magistratura (si veda, in queste
pagine, l’intervento di Franco Abruzzo).
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CONTROINFORMAZIONE su una vicenda che mette a rischio l’attività del libero giornalismo. Pasqua 2006: da 9 giorni un  giornalista è in galera. Colpevole  di indagare sul “mostro” di Firenze seguendo una “pista” diversa  da quella del Pm. L’accusa: “Può depistare le indagini”. Il cronista: “Ma io avevo avvertito la polizia”. NON LASCIAMO SOLO MARIO SPEZI!!!   Caso Mario Spezi.  Dubbi e perplessità sull’arresto del cronista della “Nazione”. Dal presidente dell­­'Ordine di Milano Franco Abruzzo una richiesta forte e precisa: “Anch’io chiedo  piena luce sulle accuse, ma in tempi ragionevolmente brevi. I giornalisti possono cercare una verità diversa da quella dei Pm? Possono condurre contro-inchieste? Possono scrivere libri sui grandi fatti di cronaca o scrivere un libro diventa una prova di colpevolezza?”.   Il “Corriere della Sera” (15 aprile 2006) ha scritto: “Sono
passati 38 anni e più di venti morti dal primo delitto del “mostro di
Firenze”. Si possono inquinare le prove di quegli omicidi si quali
magistrati e investigatori hanno lavorato migliaia di ore…? Sì, secondo
il Gip di Perugia. Lo può fare un giornalista che, per questo, deve
trascorrere Pasqua in carcere. L’unico “colpevole” dietro le
sbarre dell’intera inchiesta sul “mostro”. Spezi è accusato di calunnia
e depistaggio. E, soprattutto, di seguire una ipotesi diversa da quella
del Pm perugino... il carcere preventivo continua a sembrare una misura
esagerata. Che ha il sapore della persecuzione”. --------------------------- La testimonianza di Pilade Del Buono. Mario Spezi “un cronista coscienzioso”   data: Wed, 12 Apr 2006 12:41:33 +0200 Da: <pi.delbuono@alice.it> A: <info@francoabruzzo.it> oggetto: Spezi    Caro Presidente, nei miei due anni fiorentini (1984/1985) ho
avuto modo di ben conoscere Spezi (e in quegli anni il Mostro colpì un
paio di volte e io curai edizioni straordinarie della Nazione). Era un
cronista coscienzioso che si applicava a quelle tragedie con attenzione
quasi maniacale (compilò centinaia di articoli). Già allora aveva edito
un libro sul Mostro. Ricordo perfettamente che, su suggerimento dei
colleghi amici, lo consigliai di prendersi un periodo di riposo tanto
appariva affaticato. Certo, la gente può cambiare pelle negli anni, ma
a leggere le imputazioni che gli vengono rivolte scuoto la testa. Ciao,
Pilade Del Buono ………………   Caso Spezi: il presidente dell'Ordine dei Giornalisti Lorenzo Del Boca esprime "massimo sconcerto". Documento dell'assemblea de "La Nazione" e della sede fiorentina di "Qn"   Roma, 7 aprile 2006. ''Massimo sconcerto'' per l'arresto
del giornalista Mario Spezi. Ad esprimerlo è il presidente nazionale
dell'Ordine dei Giornalisti Lorenzo del Boca, appena appresa la
notizia. Sconceratta anche l'assemblea dei redattori de "La Nazione" e
della sede fiorentina di "Qn"  ''Al di la' di ogni rispetto per il lavoro della magistratura
viene spontaneo - aggiunge il presidente del Boca - sperare che non
diventi sempre piu' pericoloso per i giornalisti fare il proprio
mestiere di approfondimento sulle inchieste piu' delicate''. Del Boca
''denuncia'' poi ''il fatto che, nell'ambito di un'inchiesta che dura
da molti anni, si assista al colpo di scena proprio con l'arresto di
Mario Spezi''. ''Ci auguriamo - conclude il presidente esprimendo piena
vicinanza a Spezi - che l'arresto non sia causato dal lavoro di
cronista svolto da Spezi in questi anni'', e augurandosi che gli
accertamenti della magistratura siano ''rapidi''. (ANSA) ………………… La Fnsi: “L’arresto suscita stupore e preoccupazione” Roma, 7 aprile 2006. La Federazione Nazionale della Stampa Italiana comunica: Suscita stupore e preoccupazione l’arresto del giornalista
Mario Spezi, da lungo tempo autore di inchieste e controinchieste sul
caso de “il mostro di Firenze”. Per questo motivo è stato già
indagato con la sconcertante contestazione di “essersi adoperato per
demolire le ipotesi accusatorie utilizzando canali televisivi”, una
sorta di censura al lavoro di indagine giornalistica da parte di chi ha
ritenuto, doverosamente, di andare a vedere non solo come siano andate
le inchieste giudiziarie sulla vicenda del mostro di Firenze ma anche
di cercare di scoprire quali e quanti fatti oscuri nasconda. A carico
del collega sarebbe stato anche ipotizzato il concorso (accusa respinta
con forza dal giornalista) nell’omicidio del medico perugino Francesco
Narducci, personaggio che era stato collegato alla storia del “mostro”.
Nei giorni scorsi alcuni giornali hanno pubblicato servizi che danno
conto di una serie di ombre non solo sull’intera vicenda, e di oscuri
avvertimenti subiti dal collega Spezi. Oggi improvvisamente l’ordine di
custodia cautelare. Non è in discussione la funzione della
Magistratura, ma è necessario che al più presto vengano chiariti tutti
i contorni giudiziari che hanno determinato l’assunzione di un
provvedimento così grave, come la privazione della libertà, a carico
del collega Spezi. Considerate tutte le implicazioni connesse con
l’esercizio della funzione della libera stampa, del diritto di cronaca,
della tutela delle fonti professionali, del dovere del giornalista di
indagare anche oltre qualsiasi verità ufficiale, la chiarezza è
elemento fondamentale per l’indispensabile rapporto di fiducia che deve
presiedere attività tanto delicate. (www.fnsi.it). ………….. Si terrà martedì prossimo l’interrogatorio di garanzia dei due arrestati, anche se si attende la conferma definitiva  Roma, 9 aprile 2006. Il difensore Sandro Traversi
spiegando che «è legittimo il divieto ai colloqui, per la verità
generalmente applicato in processi di ben altra portata, visto che qui
l'ordinanza di custodia cautelare riguarda non l'omicidio ma reati di
natura e di pericolosità ben diversa, comunque c'è questo divieto e ci
siamo attenuti», ed ha aggiunto che Spezi «professionalmente, ha
scritto articoli, in epoca assolutamente non sospetta di gran lunga
anteriori all'inizio delle indagini di Perugia» che sono dell'ottobre
2001. Il giornalista Spezi che è assistito anche da Nino Filastò è
stato arrestato per il concorso nell'omicidio del medico perugino su
richiesta del PM. Giuliano Mignini, che indaga sulla morte del
gastroenterologo Francesco Narducci, il cui corpo venne ripescato sulle
acque del Trasimeno il 13 ottobre del 1985. Quell'inchiesta prese il via nell'ottobre 2001 dopo alcune
intercettazioni telefoniche in cui si faceva riferimento ad un medico
morto nelle acque del lago. L'accusa per il giornalista-scrittore è
quindi quella di depistaggio, in relazione all'inchiesta sulla morte
del medico collegata a quella sul mostro di Firenze che vede anche
altri indagati; per il Ruocco è quella di calunnia e turbativa di
servizio pubblico. Secondo gli inquirenti, Spezi con i suoi articoli, avrebbe privilegiato la tesi dei sardi come autori dei delitti del Mostro di Firenze, «depistando»
perchè legato sempre secondo l'accusa, ai mandanti degli omicidi delle
coppiette, cioè alla «cupola», favorendo in questo modo - con scritti
ed articoli che puntavano ad allontanare le indagini sull'omicidio Narducci, che conosceva i «segreti del Mostro» e privilegiando
quindi - la pista sarda. Articoli e libri, ultimo dei quali sarà il
libreria il 19 aprile edito da Sonzogno (Le dolci colline di sangue,
scritto assieme allo scrittore statunitense Douglas Preston), in cui
vengono ricostruite le vicende seguite da fatti e documenti (anche
passi che riguardano la villa Bibbieni di Capraia dove doveva esservi
una pistola calibro 22 - quella che ha ucciso le coppiette? -) e alcune
scatole in metallo: un libro che sembra percorrere strade diverse
rispetto a quelle a cui erano arrivati il Pm Mignini e il capo del
Gides, Michele Giuttari, anche lui scrittore oltre che investigatore.
Ora quindi Spezi e Ruocco attenderanno martedì mattina per
l'interrogatorio di garanzia. (AGI), …………….. Spezi: secondo gli avvocati "il giornalista è abbastanza tranquillo e dimostrerà l'infondatezza delle accuse" Roma, 9 aprile 2006. ''Mario Spezi e' un giornalista e
come tale ha il diritto sacrosanto di criticare le indagini, di esporre
una teoria diversa da quella perseguita dagli organi inquirenti. E' un
suo diritto garantito costituzionalmente'': l'avvocato Nino Filasto',
uno dei difensori del giornalista arrestato ieri per ordine del gip di
Perugia, difende il suo assistito in maniera appassionata  Lo fa dopo un incontro con il sostituto procuratore Giuliano
Mignini che ha chiesto e ottenuto la misura cautelare per Spezi e per
il suo presunto complice Luigi Ruocco. L'ipotesi del pubblico ministero
e' che il giornalista abbia cercato di depistare l'indagine sul
presunto omicidio di Francesco Narducci nella quale lui stesso e'
inquisito come mandante del delitto. Accuse che Spezi ha sempre respinto sostenendo di avere solo
svolto un lavoro di approfondimento. ''Non ha fatto altro che questo''
ha sottolineato l'avvocato Filasto'. ''Lo ha fatto - ha aggiunto -
scrivendo libri, in maniera plateale, pubblica, presentandosi in
televisione e rilasciando interviste''. Il legale ha quindi evidenziato come gli addebiti mossi al
giornalista siano ''tutti collegati tra loro''. ''E' infatti accusato
di calunnia - ha sostenuto - per avere depistato le indagini sulla
morte di Narducci perché secondo il pubblico ministero lui stesso
sarebbe implicato in quel delitto. Ma Spezi non aveva nemmeno sentito
nominare Narducci fino a qualche mese fa, non sapeva nemmeno chi
fosse''. L'avvocato Filastò non ha potuto parlare con il suo assistito
rinchiuso nel carcere di Capanne. Il gip ha infatti disposto per lui il
divieto di incontrare i difensori ''per la gravità dei fatti contestati
e sussistendo specifiche ed eccezionali ragioni di cautela''. Una
misura chiesta dallo stesso pm Mignini. Chi invece ha fatto in tempo a
parlare con Spezi prima che il provvedimento fosse comunicato al
carcere è stato l'altro suo difensore, l'avvocato Alessandro Traversi.
''E' abbastanza tranquillo - ha detto il legale al termine del
colloquio - perché dopo avere letto l'ordinanza di custodia cautelare
ritiene di poter assolutamente dimostrare l'infondatezza delle accuse
che lo riguardano. Punto centrale della misura è infatti quello che
viene definito un interesse quasi ossessivo per le vicende del mostro
di Firenze. Ebbene, Spezi da sempre, per ragioni professionali, si e'
occupato di esse. Ancora prima che iniziasse l'inchiesta sulla morte di
Narducci''. Il legale ha quindi sottolineato che ''fin dall'inizio il
giornalista ha ritenuto la pista sarda fosse quella giusta per
individuare il mostro''. ''Personalmente - ha proseguito - apprezzo
tantissimo l'impegno profuso dal pm Mignini e dal gip Marina De
Robertis per la ricerca della verita'. Nel caso di Spezi ritengo pero'
che questo presunto interesse eccessivo per l'indagine sia stato male
interpretato''. Riguardo all'accusa di concorso in omicidio mossa a Spezi,
secondo l'avvocato Traversi ''c'e' ben poco da dire''. ''Perche' - ha
aggiunto - ritengo non ci sia alcun elemento che possa in alcun modo
far presumere un suo coinvolgimento in questo gravissimo delitto.
L'unico che posso individuare e' il 'solito' eccessivo interesse per
l'indagine che secondo gli inquirenti costituirebbe una prova. Per me -
ha concluso - evidentemente non lo e'''. Ragioni che Spezi e Ruocco
potranno esporre al gip nell'interrogatorio di garanzia che potrebbe
svolgersi martedi' prossimo. (ANSA) -------------- Oggi (11 aprile)  l'interrogatorio del giornalista in carcere. Il pm: ha agito come un servizio segreto deviato Mostro, microspie e denunce. E il giudice arrestò il cronista Spezi: cercavo notizie. Gli investigatori l'hanno bloccato    È una trama complessa quella che i magistrati di Perugia hanno
tessuto intorno al giornalista Mario Spezi. Perché nell'ordine di
cattura che lo ha fatto finire in carcere la scorsa settimana, il
cronista de La Nazione accusato di aver depistato le indagini sul
«mostro di Firenze» viene messo al centro di «un'operazione di
autentica "disinformazione", non dissimile da quella che potrebbe
svolgere un servizio segreto deviato». Il giudice la spiega così: «Ogni
agente agisce e si muove in vista di un fine da raggiungere, fine che
riguarda lui stesso e/o i suoi amici. A questa regola non possono fare
eccezione né Mario Spezi, né Francesco Calamandrei (il farmacista di
San Casciano amico del giornalista indagato come uno dei mandanti del
delitti delle coppiette, ndr) ». Sono accuse pesanti arrivate al termine di quella che si può
definire una vera e propria guerra tra i protagonisti di questa storia.
Una disputa fatta di denunce, intrusioni, addirittura finti furti. Come
quello raccontato un mese fa ai carabinieri proprio da Spezi che ha
sollecitato indagini contro il pubblico ministero Giuliano Mignini e il
capo del Gides Michele Giuttari. L'INTERROGATORIO — Questa mattina il giornalista
risponderà alle domande del gip che ha disposto il suo «isolamento» con
l'unica eccezione di avergli consentito di votare in cella. In aula ci
sarà anche il pm Mignini. Al giornalista viene contestato di aver
tentato di far ritrovare «tracce dei delitti» del mostro a «Villa
Bibbiani» nella campagna fiorentina. Il casale, aveva denunciato lui
stesso alla polizia preparando un'informativa, era frequentato da
Antonio Vinci (nipote di quel Salvatore Vinci inizialmente coinvolto
nelle indagini sugli omicidi del «mostro») e da altri sardi implicati
in sequestri di persona. Ad aiutarlo in quella che il gip ha definito
«una manovra», il pregiudicato napoletano Luigi Ruocco (anche lui
arrestato) e l'ex poliziotto Ferdinando Zaccaria. Al suo avvocato Alessandro Traversi il cronista ha già
anticipato la linea di difesa: «Stavo cercando nuovi elementi per dare
sostegno a quello che ho sempre sostenuto e cioè che dietro i delitti
c'è la pista sarda. Ruocco mi disse che nella villa si potevano trovare
elementi utili e io informai i poliziotti». Nel suo appartamento è
stato trovato un foglio dattiloscritto per «il dottor Bernabei» (capo
della Digos di Firenze) nel quale si «parla di una fonte confidenziale
attendibile che indica la presenza di armi e altro all'interno della
proprietà di Villa Bibbiani». LE DENUNCE — Un mese fa Spezi si è accorto che qualcuno
aveva forzato la sua vettura e rubato l'autoradio. Ma quando ha portato
la macchina dal carrozziere ha scoperto che in un vano erano stati
inseriti una microspia e un localizzatore Gps. Qualche
giorno dopo, esattamente il 16 marzo, la procura di Perugia ha firmato
un «verbale di restituzione» e ha disposto la consegna al giornalista
di «un apparecchio autoradio ed audiocassetta marca Pioneer, vecchio
modello, mancante del volume di sua proprietà». A Spezi tanto è bastato
per presentare una denuncia ai magistrati di Firenze perché «come
risulta in maniera esplicita dal documento di restituzione, a
commissionare il furto fu il dottor Giuliano Mignini che aveva incaricato dell'esecuzione il gruppo di polizia denominato Gides di cui è responsabile il dottor Michele Giuttari». Lo scorso anno era stato lo stesso Mignini a denunciare «pressioni» compiute dal procuratore di Firenze Ubaldo Nannucci
per «aiutare» Spezi. Il primo esposto è stato archiviato dalla procura
di Genova (competente quando sono coinvolti magistrati del capoluogo
toscano). Sul secondo, nato dalla registrazione di una conversazione
nella quale il pubblico ministero Paolo Canessa, titolare delle
indagini sui delitti del «mostro», affermerebbe che l'indagine è «ferma
per volere di Nannucci», sono ancora in corso accertamenti. L'ennesimo
capitolo di una storia infinita. Fiorenza Sarzanini www.corriere.it -11 aprile 2006 ………………. Spezi: reperti? segnalati a polizia Giornalista si difende davanti a gip: ho girato segnalazione   Perugia, 11 aprile 2006. Le presunte scatole con reperti del
mostro di Firenze sono solo una segnalazione generica ricevuta e girata
alla polizia. Il giornalista Mario Spezi si è difeso così oggi davanti
al gip di Perugia. L'interrogatorio di garanzia nel carcere del
capoluogo umbro è durato 4 ore. Qui il giornalista si trova rinchiuso
da venerdì scorso con l’accusa di avere cercato di depistare le
indagini sul presunto omicidio di Francesco Narducci. (ANSA) ……………… Il giornalista in carcere accusato di concorso in omicidio del medico legato alla vicenda del mostro di  Firenze Spezi: «Non ho mai conosciuto Narducci»   Perugia, 11 aprile 2006. Si comincia bene. Prima domanda
del pubblico ministero al giornalista Mario Spezi, arrestato per fatti
collegati ai delitti del «Mostro di Firenze»: «Perché s’interessava in
modo così ossessivo, a questo caso?» Risposta: «Perché faccio il
giornalista ed ero incaricato dal mio giornale, ‘’La Nazione’’, dai
primi anni ottanta di seguire la cronaca giudiziaria». Aggiunge di
essere stato il primo a scrivere sul quotidiano di possibili analogie
fra il delitto dell’estate 1968, e quello del ‘74. Ha commentato il
difensore Alessandro Traversi: «Un’intuizione poi verificata dalla
magistratura fiorentina. Fu infatti accertato che per i due delitti
venne utilizzata la stessa pistola. Gratificato per la fondatezza di
questa intuizione si è sempre occupato attivamente, ma solo a livello
professionale della vicenda, come ha spiegato lui stesso al gip,
scrivendo libri e articoli». Le 9 di ieri, carcere di Capanne, porte di
Perugia, sala avvocati, al piano terra. All’«interrogatorio di
garanzia», diretto da Marina De Robertis, giudice per le indagini
preliminari, e condotto da Giuliano Mignini, sostituto procuratore,
sono presenti un uditore giudiziario, due uomini del Gruppo
investigativo delitti seriali, l’imputato e i difensori Nino Filastò e
Traversi. Difficile per tutti nascondere la tensione: eppure, il pm
vuole semplicemente sapere la verità e Spezi vuole semplicemente
raccontarla. E allora avanti. «Lei ha scritto un libro, ‘’Le sette
di Satana’’: perché?» «Perché me lo ha chiesto l’editore Sonzogno». La
parola passa al la dottoressa De Robertis che pare voler cambiare
stile: «Ma lei partecipa a qualche setta?» «Guardi che l’unica
associazione di cui faccio parte è quella dei giornalisti». Non ci siamo, questo non dà l’impressione di voler collaborare, tanto meno confessare. Anzi, respinge tutte le accuse. Si va avanti per quattro ore, ma tempo e fatica non spaventano
il dottor Mignini che, come sottolinea nel suo ultimo libro il
poliziotto-scrittore, o viceversa, Michele Giuttari, è «un uomo integro
e coraggioso, che va diritto per la sua strada, non si piega alle
pressioni e non si lascia intimidire da nessuno». Ciò è una garanzia.
Anche per l’imputato Spezi, che spiega perché la così detta «pista
sarda» debbaessere presa ancora in considerazione. Punti di vista,
naturalmente: il problema è che le convinzioni dell’accusa divergono
dalle spiegazioni del giornalista. E il fatto che non sembrano emergere
prove provate, rischia di risultare un semplice dettaglio. Depistaggio
e calunnia: sei scatolette, che avrebbero forse contenuto i reperti
strappati alle vittime dal maniaco, si dovevano far trovare alla
polizia, così da incolpare «i sardi», quelli sfiorati dal primo duplice
omicidio. «Ma io di quelle ne ho soltanto sentito parlare, non le ho
mai viste», afferma Spezi. Poi Traversi commenta: «Nell’ordinanza si fa
riferimento a quelle come a oggetti reali, ma non è così». Sullo sfondo
rimane quell’accusa di concorso in omicidio che pur tuttavia non ha
fatto scattare le manette perché, secondo il gip, merita ancora di
essere approfondita. Ma forse oggi è il momento buono per chiarire la
cosa. E allora l’avvocato Filastò chiede all’improvviso: «Lei
conosceva il dottor Narducci?» «No, mai conosciuto». Al termine i
difensori presentano istanza di scarcerazione o, in subordine, per gli
arresti domiciliari. E sta per esser varato un ricorso al
tribunale del riesame. Anche Luigi Ruocco ha respinto le accuse. Sul
serio si comincia bene. ( La Stampa del 12 aprile 2006) ---------------------  MOSTRO DI FIRENZE Resta in carcere Mario Spezi Negata la custodia cautelare al giornalista arrestato la settimana scorsa con l'accusa di depistaggio sul caso Narducci    Perugia, 14 aprile 2006 - Il Gip di Perugia Marina De
Robertis ha depositato questa mattina al Tribunale di Perugia il
provvedimento di rigetto per la revoca della custodia cautelare in
carcere sia per Mario Spezi che per Luigi Ruocco, il giornalista e il
muratore arrestati la scorsa settimana. Spezi, 61 anni, giornalista de «la Nazione», era stato
prelevato dalla sua casa fiorentina e quindi arrestato nel pomeriggio
dello scorso venerdì 7 aprile dagli uomini del Gides (gruppo
investigativo delitti seriali) e dai carabinieri di Perugia con
l'accusa di depistaggio e calunnia nell'ambito dell'inchiesta sulla
morte del medico perugino Francesco Narducci e degli omicidi delle
coppiette attribuiti al mostro di Firenze. Secondo l'accusa del pm Giuliano Mignini, Spezi avrebbe
depistato le indagini per allontanare da sè i sospetti per questi
omicidi riportando l'attenzione degli investigatori su un'ipotizzata
pista sarda, mentre il giornalista, che si è sempre dichiarato estraneo
ai fatti, afferma di aver seguito queste vicende solo per motivi
professionali. In base alla ricostruzione del pm, invece, Spezi avrebbe
incaricato Ruocco, pregiudicato campano di 55 anni, di aiutarlo a
raccogliere del materiale utile al fine del depistaggio in una villa a
Capraia Limite. «La motivazione di questo rigetto - ha dichiarato uno dei due
legali di Spezi, Alessandro Traversi - è abbastanza scarna e fa
riferimento ad un pericolo di reiterazione e di inquinamento
probatorio. Un po' ce lo aspettavamo, però è un provvedimento che noi
francamente riteniamo inadeguato rispetto ai titoli di reato contestati
a Spezi, tanto più che riteniamo che questi reati assolutamente non
sussistano. Come del resto, è stato evidenziato nel ricorso contro
l'ordinanza cautelare per cui Spezi è stato arrestato, che stamani
stesso ho presentato al Tribunale del Riesame». Appena uscito dal Tribunale l'avvocato Traversi ha raggiunto il
suo assistito nel carcere di Capanne, a Perugia, dove l'uomo è
rinchiuso da sette giorni. L'avvocato Traversi ha presentato, inoltre,
questa mattina ricorso contro l'ordinanza di custodia cautelare,
proprio in previsione di questo rigetto. Sulla richiesta di revoca della custodia cautelare in carcere,
con previsione dell'alternativa degli arresti domiciliari, presentata
dagli avvocati Filastò e Traversi per Mario Spezi e dall'avvocato Luigi
Cianferoni per Luigi Ruocco, si era già pronunciato ieri il pubblico
ministero Giuliano Mignini, che aveva espresso parere favorevole per il
muratore, probabilmente per la sua collaborazione con gli inquirenti,
mentre si era dichiarato sfavorevole per la concessione del beneficio
dei domiciliari per il giornalista. (“http://qn.quotidianonazionale.net”, 14 aprile 2006) ……………. Isf: "Un caso di censura l'arresto del giornalista?" Roma, 9 aprile 2006. ''L'arresto del giornalista Mario
Spezi e' un caso di censura?''. E' quanto chiede l'associazione Isf
(Information safety and freedom), l'associazione per la liberta' di
stampa del mondo che sulla vicenda del free lance italiano arrestato
dalla procura di Perugia nell'ambito delle indagini sulla morte di
Francesco Narducci collegate a quelle dei delitti del mostro di Firenze,
lancia ''un'allarme internazionale rivolgendosi a International
federation of journalist, Reporters sans frontieres e Committee for to
protect journalists''  ''La vicenda di Spezi - si spiega in una nota di Isf diffusa a
Firenze - ricorda le procedure attuate nei Paesi dove la liberta' di
stampa viene negata e dove vige la censura sul lavoro dei giornalisti.
L'accusa in base alla quale il collega e' stato arrestato e' quella di
'aver tentato di depistare le indagini' sul cosiddetto mostro di
Firenze 'riportando l'attenzione sulla pista sarda'. Ma da quando e' un
reato proporre una pista investigativa diversa da quella degli
inquirenti?''. ''Gia' le perquisizioni effettuate dal Gides, lo speciale
gruppo investigativo della polizia di Firenze diretto da Michele
Giuttari ¨ prosegue la nota di Isf ¨ figurano nel rapporto 2005 di Rsf
sull'Italia. Ora Mario Spezi e' chiuso in una cella e gli viene persino
negato il diritto di incontrare i propri difensori. Siamo certi che vi
siano prove a suo carico, tali da giustificare atteggiamenti cosi'
gravi e cosi' inediti per le procedure giudiziarie italiane? Forse il
Csm dovrebbe verificare cosa sta accadendo alla procura di Perugia. E
il Viminale dovrebbe chiarire l'attivita' del Gides e del suo capo che
aveva gia' perseguito un altro giornalista fiorentino gravandolo di
pesanti accuse sulla vicenda del mostro, che si sono poi rivelate
infondate''. (ANSA) ……………. Lo scrittore Douglas Preston: "E' una persecuzione contro il giornalista che fa il suo mestiere" Roma, 9 aprile 2006. ''E' incredibile quanto accaduto.
E' una persecuzione contro un giornalista che fa il suo mestiere.
L'Italia e' un paese civile, ma quanto accaduto non e' normale''.
Raggiunto al telefono nella sua casa nel Maine, lo scrittore americano
Douglas Preston commenta cosi' gli ultimi sviluppi dell'inchiesta
perugina sulla morte del medico Francesco Narducci, collegata alle
indagini sul mostro di Firenze, che ha portato in carcere il
giornalista Mario Spezi, suo amico e con cui ha scritto ''Dolci colline
di sangue'', contro inchiesta sui delitti attribuiti al maniaco, in
uscita il 19 aprile  Lo stesso Preston figura fra gli indagati dalla magistratura
perugina, per le stesse accuse per le quali Spezi ieri e' finito in
carcere, ovvero aver cercato di depistare le indagini sulla morte di
Narducci e i delitti del mostro. ''Sono accuse totalmente false -
commenta Preston - e' una teoria, per la quale si cercano indizi e non
se ne trovano. Noi siamo giornalisti, facciamo il nostro mestiere,
cerchiamo la verita' sul mostro''. Preston il 22 febbraio scorso, mentre si trovava in Italia per
una vacanza con la sua famiglia, e' stato anche interrogato dal pm
perugino Giuliano Mignini, che coordina le indagini suNarducci. Sentito
come persona informata sui fatti e' stato poi indagato per reticenza.
''Durante l'interrogatorio sono stato accusato, con Mario, di essere
andato in una villa sulle colline di Firenze a mettere prove illegali
per incastrare un innocente, ma e' falso. Mario aveva saputo, da una
sua fonte, che quella villa sarebbe stata frequentata da persone
collegate alla cosiddetta pista sarda per i delitti del mostro e che
nei terreni della proprieta' sarebbe stata nascosta la pistola
utilizzata per gli omicidi, la Beretta calibro 22. Sono stato io a
chiedergli di andare a vedere questa villa, per curiosita'. E' aperta
al pubblico perche' vende vino e olio. Non abbiamo visitato la
proprieta'. Dopo dieci minuti ce ne siamo andati. Mario ha poi deciso
di fare una denuncia per spiegare che forse nella villa c'erano indizi
o prove, perche' verificassero. Ha fatto una cosa giusta, che ogni
cittadino deve fare. Gli inquirenti pensano invece che abbiamo lasciato
delle prove, ma questa e' una teoria, senza riscontri, come se fossero
scrittori come me''. Preston ha spiegato anche che, apprese le notizie su Mario
Spezi e dell'indagini a suo carico, ha chiamato l' ambasciata americana
a Roma affinche' contattasse la procura di Perugia per sapere ''quali
prove mi accusano''. Giornalista e scrittore di thriller, Preston ha vissuto anche a
Firenze per due anni, per documentarsi per un suo romanzo. Nel
capoluogo toscano ha conosciuto Spezi e ha scoperto la storia
dell'inchiesta sul ''mostro'', una vicenda ''affascinante, incredibile,
quasi unica al mondo. Per questo con Mario abbiamo deciso di scrivere
un libro, che muove critiche nei confronti dell'inchiesta ufficiale,
orientata sulle sette sataniche. Questo e' l'inizio della faccenda. Mi domando se sia una
coincidenza che tutto quanto sia accaduto dodici giorni prima
dell'uscita del libro''. (ANSA) …………….. Il procuratore Miriano: "Il comunicato della Fnsi è garbato e responsabile"   Roma, 9 aprile 2006. Il procuratore della repubblica
presso il tribunale di Perugia, Nicola Miriano, ha definito il
comunicato della Fnsi sull'arresto del giornalista Mario Spezi
''garbato, molto responsabile ed appassionato'' ''Prendo atto del
comunicato - ha detto il procuratore - ma una mia valutazione ed un
giudizio su quanto accaduto in questa fase del processo sarebbero fuori
luogo''. Dopo avere sottolineato di avere il ''massimo rispetto'' per
l' attivita' dei giornalisti, Miriano, ha riferito di essere stato
informato dal dott. Mignini della sua iniziativa ma che non sarebbe
''corretto'' da parte sua ''esprimere giudizi su una attivita'
embrionale. Ho la massima stima del collega ma questo - ha detto - non
vuole dire approvazione o disapprovazione di questa sua attivita'. Sono
fiducioso che quanto da lui fatto non violi le prerogative di alcuno,
ma ritengo giusta la preoccupazione del sindacato dei giornalisti che
non vengano calpestate certe prerogative. Quella della Fnsi e' una
presa di posizione serena ed equilibrata che apprezzo ancora di piu' -
ha detto Miriano - in un momento in cui invece dominano la rabbia e l'
urlo''. (ANSA). -------------