Il futuro del giornalismo: i risultati del convegno. Ora una grande vertenza sulla libertà dell'informazione

<Siamo pronti a una vertenza generale sulla libertà d’informazione che coinvolga, come protagonisti e soggetti del confronto, giornalisti, editori, centri media, agenzie di pubblicità e lettori-consumatori>: questa è la dichiarazione di Letizia Gonzales, presidente dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia, a chiusura del convegno su “Il futuro del giornalismo. Le notizie, le idee, gli italiani, la pubblicità” che si è svolto ieri nell’aula magna dell’Università Statale di Milano.

Il convegno (oltre 500 i partecipanti) è stato l’occasione per presentare i risultati di una ricerca scientifica che l’Ordine dei giornalisti della Lombardia ha commissionato a Enrico Finzi di AstraRicerche. Lo studio demoscopico (il primo del genere in Italia) ha preso in esame tre filoni: l’immagine dei giornalisti tra i lettori, il ruolo di Internet e l’efficacia della pubblicità. I risultati della ricerca sono stati poi dibattuti in una tavola rotonda moderata da Enrico Regazzoni (Direttore dell’Istituto per la formazione al giornalismo di Milano) con Lorenzo Del Boca, presidente Ordine nazionale giornalisti (“Oggi non è più il giornalista che cerca le notizia, ma sono le notizie che cercano il giornalista. Internet ha cambiato il “mestiere” e messo in difficoltà la nostra professione. Abbiamo di fronte una sfida che dobbiamo affrontare e vincere, ma la società civile dica se vuole un giornalismo omologato o se vuole ancora che il giornalismo sia cane da guardia del potere”), Maurizio Belpietro, direttore di Panorama (“siamo troppo autoreferenziali. Rappresentiamo un sistema di potere che parla al potere. Oggi c’è un’overdose d’informazioni, il lettore chiede di capire e di essere orientato”), Emilio Carelli, direttore di Sky Tg 24 (“Nostro obietivo è fare Tg indipendenti e non schierati: è l’unico modo per differenziarci. Su Internet si leggono troppo spesso delle bufale: è necessario verificarle, sempre. In questo senso il ruolo del giornalista va difeso a oltranza”), Giampiero Gramaglia, direttore Ansa (“è nostro dovere selezionare, scegliere e certificare le notizie. Per noi, poi, è tempestivo non chi dà per primo la notizia, ma chi sa mettere in evidenza gli elementi essenziali e certi”), Carlo Malinconico, presidente Fieg (“il numero delle copie vendute dai giornali è in continuo calo, ma la domanda e il ruolo del giornalista rimane fondamentale. La presenza di nuovi soggetti sul mercato deve essere interpretata come risorsa. Ma chi lavora in questo mondo ha ancora troppe barriere che coinvolgono il sistema, dalla produzione alla distribuzione”), Rosanna Massarenti, direttore di Altroconsumo (“abbiamo 300mila abbonati e niente pubblicità. Siamo quindi, per nostra natura, indipendenti e vogliamo fare servizi e inchieste con un tipo di informazione che risponde solo ai lettori e su prodotti anche usando il metodo comparativo. E’ un tipo di giornalismo che altri media preferiscono non fare”), Roberto Natale, presidente Fnsi (“il contratto può servire per diminuire quella forbice tra i giudizi negativi e le aspettative positive dei lettori. Il precariato abbassa la qualità. Puntiamo su un accesso qualificato e sulla deontologia come punti cardine per una riforma radicale dell’Ordine. Se i giudizi dei lettori s’incontrano col ‘grillismo’ che chiede l’abolizione, le conseguenze saranno pesantissime”), Giancarlo Santalmassi, direttore di  Radio 24 Il Sole 24 Ore (“i giornalisti devono essere chiari e farsi capire. Oggi la distinzione fra buon  giornalismo e cattivo giornalismo è diventata oscura. In Italia la politica ha mangiato tutto e svuotato, è necessario che il giornalismo faccia ancora il cane da guardia al potere, non del potere”), Carlo Verdelli, direttore de La Gazzetta dello Sport (“bisogna rimettere il lettore al centro di tutto. Sia in Vanity Fair sia nella Gazzetta dello Sport non ho fatto altro che inserire argomenti che prima non avevano spazio, ma va combattuta l’overdose d’informazioni”), Emanuele Pirella, presidente Lowe Pirella Fronzoni (La pubblicità non è necessariamente un elemento di disturbo, può invece essere un mezzo per dare vitalità e nuove idee. Con la sua creatività e imprevedibilità può dare una mano, l’importante è che venga mantenuta la separazione tra contenitore e contenuto”). Sono state, inoltre, proiettate alcune videointerviste registrate (e realizzate dagli allievi della Scuola di giornalismo di Milano) a Ferruccio De Bortoli, direttore de Il Sole 24Ore, don Antonio Sciortino, direttore di Famiglia Cristiana, Ezio Mauro, direttore de La Repubblica, Concita De Gregorio, direttore de L’Unità, Valentino Parlato, presidente de Il Manifesto e Vincenzo Vitelli, vice Presidente Upa. <Non vogliamo arrivare impreparati all’appuntamento con la storia. C’è chi profetizza che, fra cinque o sei anni, in America i quotidiani cartacei lasceranno il posto al web. Sul mercato italiano e occidentale le previsioni sono diverse. Per questo stiamo creando un Osservatorio su come sta cambiando il lavoro del giornalista in Italia. La ricerca di Finzi mette in evidenza non solo la cattiva reputazione dei giornalisti, ma anche il grande bisogno d’informazione di qualità e la richiesta dei lettori di essere orientati a capire. La qualità globale dei giornali serve ai giornalisti, agli editori, ai pubblicitari e ai lettori. Il sapere e il conoscere è democrazia>, spiega Letizia Gonzales. Al convegno ha portato i suoi saluti il rettore dell’Università Statale di Milano Enrico Decleva. Tra gli ospiti: Piergaetano Marchetti, presidente di Rcs, Giampaolo Roidi, direttore di Metro, Franco Siddi, segretario della Fnsi, Giovanni Negri, presidente dell’Associazione lombarda dei giornalisti e Roberto Antoniotti, esperto internazionale di tecnologie applicate al giornalismo e collaboratore dell’Associazione internazionale dei quotidiani. News e aggiornamenti nel form a fianco.

 

Milano 2 ottobre 2008