Il disegno di legge del governo sulle intercettazioni ottiene il primo via libera dalla commissione Giustizia della Camera e ora è atteso in Aula per il 23 febbraio, ma solo per la discussione generale. Il nuovo Ddl contiene norme che prevedono il carcere fino a 3 anni per i giornalisti e un giro di vite per i magistrati che potranno essere sostituiti se indagati per rivelazione del segreto d'ufficio.
L'esame degli emendamenti e il voto continueranno probabilmente a marzo con i tempi di discussione contingentati. Pronta la reazioni dell'Ordine nazionale dei giornalisti, dell'Unione nazionale cronisti, della Federazione della stampa e della stessa Federazione degli editori. <Sbaglia gravamente chi lamenta un attentato al diritto di cronaca. Qui in gioco non ci sono i diritti dei giornalisti, ma quello essenziale dei cittadini a essere adeguatamente informati per poter esercitare con consapevolezza i loro diritti costituzionali - commentano i presidente e il segretario dell'Ordine nazionale dei giornalisti, Lorenzo del Boca ed Enzo Iacopino - La previsione di mandare in carcere giornalisti per fatti collegati al loro lavoro non è certo da Paese civile. I giornalisti non rivendicano diritti speciali, ma auspicano che il Parlamento non perseveri su una strada che impedisce di onorare i doveri che derivano loro dalla Costituzione>. E Guido Columba, presidente dell'Unci aggiunge: <La questione peggiore che emerge dagli emendamenti al Ddl Alfano approvati in Commissione Giustizia della Camera è l'imposizione dell'anonimato sull'operato dei magistrati>. Anche Fnsi e Fieg scendono in campo congiuntamente denunciando che sarebbe in atto una vera e propria eliminazione dell'informazione e di ogni possibilità di verifica su come procedono le inchieste e annunciano che nei prossimi giorni saranno messi a punto alcune determinazioni su tutti i profili del diritto di cronaca.I
n allegato una sintesi schematica del Ddl
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