Mike Bongiorno (pubblicista): procedimento disciplinare pubblicità/informazione

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  1. Delibera di apertura
  2. Memoria difensiva
  3. Sentenza

1. Delibera di apertura

Prot. n. 4880/08/LG/eg                                                        Milano, 27 novembre 2008           
                                              
                        DELIBERA DI  APERTURA PROCEDIMENTO DISCIPLINARE

Il Consiglio dell’Ordine regionale della Lombardia  nella seduta del 26 novembre 2008,

  • letto l'esposto di…………………………..
  • su iniziativa d'ufficio;

ha deliberato l’apertura di un procedimento disciplinare ex art.56 L.69\1963 nei confronti del collega Michael Bongiorno, iscritto nell'elenco pubblicisti, per aver egli violato gli artt.2 e 48 della legge professionale e la Carta dei doveri del giornalista 8.7.1993 là dove essa sancisce che il giornalista “non può prestare il nome, la voce, l’immagine per iniziative pubblicitarie incompatibili con la tutela dell’autonomia professionale”.
In particolare, per aver pubblicizzato i prodotti  telefonici Wind  Infostrada e la Grappa Bocchino.

Il giornalista Michael Bongiorno è pertanto invitato a comparire davanti a questo Consiglio il giorno 14 gennaio  2009 alle ore 17.30 con avvertimento che si potrà far assistere da un legale di fiducia, che ha facoltà di presentare documenti e memorie difensive, che potrà esercitare i diritti garantiti dagli art. 22 e 25 della legge 241\1990

2. Memoria Difensiva

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3. Sentenza

Prot. n.  562 /09/SG/ac                                                                     Milano,  4 febbraio 2009

Il Consiglio dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia nella seduta del 14 gennaio 2009 ha emesso il seguente

Provvedimento disciplinare

Nel procedimento disciplinare a carico di:
dott. Michael Bongiorno, assistito e rappresentato dall'avv.Mino Auletta

IN FATTO

Il Consiglio dell’Ordine regionale della Lombardia  nella seduta del 26 novembre 2008, letti  gli esposti di………………………………., su iniziativa d'ufficio ha deliberato l’apertura di un procedimento disciplinare ex art.56 L.69\1963 nei confronti del collega Michael Bongiorno, iscritto nell'elenco pubblicisti, per aver egli violato gli artt. 2 e 48 della legge professionale e la Carta dei doveri del giornalista 8.7.1993 là dove essa sancisce che il giornalista “non può prestare il nome, la voce, l’immagine per iniziative pubblicitarie incompatibili con la tutela dell'autonomia professionale”. In particolare, per aver pubblicizzato i prodotti Grappa Bocchino e Wind Infostrada.
Il giornalista Michael Bongiorno è stato perciò invitato a comparire davanti a questo Consiglio il 14 gennaio 2009 alle ore 17.30.
In precedenza, Michael Bongiorno aveva fatto pervenire tramite il suo legale una memoria difensiva in cui respingeva gli addebiti sulla base degli argomenti che qui si riassumono.

In premessa, per quanto riguarda la pubblicità della Grappa Bocchino, si osserva che il preteso illecito disciplinare sarebbe comunque prescritto, essendo trascorsi più di cinque anni dal fatto. Nel merito, si ricorda essere Michael Bongiorno un pubblicista e non un professionista, per di più inserito nell'elenco nel lontano '73 con modalità che sanno di « honoris causa». Inoltre non si rileverebbe alcun elemento di incompatibilità con la tutela dell'autonomia professionale, ove si tenga conto che l'attività esercitata da Michael Bongiorno è quella di presentatore televisivo. Infine, riguardo alla disciplina della promozione pubblicitaria, in generale vi possono essere iniziative pubblicitarie in qualche modo incompatibili con la dignità professionale, ma questo non è certo riscontrabile nelle varie presenze di Bongiorno in richiami promozionali. Ogni suo comportamento deontologicamente rilevante sarebbe dunque da escludere.

Nel corso della sua audizione, il giornalista Michael Bongiorno affermava ritenere il procedimento disciplinare cui è stato sottoposto come frutto di un grande malinteso, ribadendo che la sua professione è quella, nota a tutti, di presentatore televisivo; di aver ricevuto la tessera dell'Ordine nel '73 dall'allora presidente Carlo De Martino quando già la sua notorietà era diffusa così come il tipo di rapporto che ha sempre intrattenuto con gli sponsor; di mantenere tuttora occasionali collaborazioni giornalistiche con Hurrà Juventus e giornali femminili senza ricevere compensi.

L'avvocato Mino Auletta ribadiva le tesi contenute nella sua memoria, concludendo per una dichiarazione di irrilevanza deontologica da attribuire al comportamento di Michael Bongiorno che, a suo parere, per i motivi sopra esposti non avrebbe neppure dovuto essere sottoposto a procedimento disciplinare.

IN DIRITTO     

In  premessa, questo Collegio tiene a precisare di avere ben presente il valore che la propria giurisprudenza, così come quella del Consiglio dell’Ordine nazionale, hanno costantemente attribuito alla norma cogente della Carta dei doveri che vieta al giornalista di assumere “incarichi e responsabilità in contrasto con l'esercizio autonomo della professione” e gli impone di non  “prestare il nome, la voce, l'immagine per iniziative pubblicitarie incompatibili con la tutela dell'autonomia professionale”.

Né a questo proposito, merita accoglimento una delle tesi difensive, che suggerisce come la norma andrebbe diversamente interpretata a seconda che il soggetto incolpato sia giornalista professionista o pubblicista. In realtà, la costante giurisprudenza anche su questo punto non ammette repliche, essendo ormai uno dei punti fermi del nostro sistema di norme la naturale e opportuna parificazione tra iscritti all’albo dei professionisti e a quello dei pubblicisti, non esistendo giornalisti di serie A e di serie B. Né, del resto, appare fondata l'ulteriore tesi difensiva che sembra introdurre, a proposito del tipo di prestazione pubblicitaria, una sorta di considerazione di “valore” ai fini di un giudizio di compatibilità o meno con la dignità professionale.

Tutto ciò premesso e considerato, questo Consiglio non può però fare a meno di prendere atto  che  il caso del pubblicista Michael Bongiorno debba essere considerato del tutto particolare e forse unico.
Michael Bongiorno è iscritto all’albo dei pubblicisti dal lontano 1973  e da allora ha svolto un’attività giornalistica del tutto sporadica e occasionale. Nella sua audizione, ha confermato di scrivere tuttora qualche articolo di tanto in tanto per riviste femminili o per Hurrà Juventus, in modo del tutto gratuito. In realtà, volendo essere precisi, Michael Bongiorno non svolge attualmente né probabilmente ha mai svolto, almeno in Italia, attività pubblicistica tale da consentirgli la permanenza di iscrizione nell’albo, non fosse che, in base alla legge professionale, il pubblicista iscritto da oltre 15 anni non è più tenuto ad alcuna prova di effettiva attività giornalistica.

Nel caso di Michael Bongiorno, poi, la questione si sarebbe dovuta porre addirittura al momento della sua iscrizione all’albo. Egli stesso, nel corso dell’audizione, ha spiegato come essa avvenne, ricordando che fu l’allora presidente dell’Ordine Carlo De Martino a consegnargli la tessera di giornalista sulla base di una sua precedente iscrizione all’elenco dei giornalisti stranieri.
Si trattò, a tutta evidenza, di una sorta di cooptazione “honoris causa” nei confronti di un personaggio le cui caratteristiche e i cui meriti, nell’ambito della comunicazione televisiva, non è certo il caso di riassumere in questa sede. E però, oggi non si può far a meno di prendere atto, come ha ricordato Michael Bongiorno in sede di audizione, che lui è sempre stato in realtà un presentatore, non un giornalista. Come tale, di sponsorizzazioni si è sempre occupato e – soprattutto – dalla  pubblicità ha sempre tratto una parte fondamentale del proprio reddito.

Una realtà, questa, che era senza dubbio ben nota a chi, oltre 35 anni fa, decise di consegnare a Michael Buongiorno la tessera giornalistica nonostante la sua  conosciuta propensione a prestarsi ad iniziative pubblicitarie. E’ pur vero che la Carta dei doveri del giornalista, la cui violazione viene oggi contestata, è entrata in vigore soltanto  nel ’93. Ma, a parte la considerazione che, a quell’epoca, Michael Bongiorno era iscritto all’Ordine già da vent’anni e da allora altri 16 ne sono trascorsi, è altrettanto vero che già un’interpretazione delle norme sulla professione giornalistica in vigore nel ’73  avrebbero potuto condurre, volendo, alla scelta di non consegnare a Michael Bongiorno una tessera dell’Ordine. Se la decisione  fu allora opposta, ciò avvenne, evidentemente, per considerazioni che nulla avevano a che fare con il reale svolgimento, da parte di Michael Bongiorno, di un’attività di tipo giornalistico ma, come sopra ricordato, per opportunità di tipo diverso.

Ciò esclude altresì l’elemento soggettivo della coscienza e volontà del comportamento eventualmente elusivo della normativa in vigore. Non si capisce perché Michael Bongiorno, avendo ricevuto la tessera di giornalista nel ’73, quando già esercitava pienamente la sua attività di presentatore con annessi contratti pubblicitari, avrebbe dovuto successivamente percepire che la propria attività violava la deontologia giornalistica. Dunque, a parere del Consiglio, non vi è dubbio che, almeno sotto il profilo della mancanza dell’elemento psicologico, Michael Bongiorno andrebbe in ogni caso assolto dalle incolpazioni contestate per assenza di dolo.

Ma questo Collegio non intende eludere il problema principale, quello dell'attualità del rapporto tra Michael Bongiorno e gli sponsor, in definitiva quello della possibile permanenza di Michael Bongiorno nell’albo dei giornalisti. Ebbene, si tratta allora di procedere all’interpretazione della Carta dei doveri nell’articolo in cui, per l’appunto, vieta di assumere “incarichi e responsabilità in contrasto con l'esercizio autonomo della professione” e gli impone di “non prestare il nome, la voce, l'immagine per iniziative pubblicitarie incompatibili con la tutela dell'autonomia professionale”. In particolare degli incisi “con l’esercizio autonomo della professione” e  “per iniziative pubblicitarie incompatibili con la tutela dell'autonomia professionale”. Questo Consiglio ritiene di dover interpretare questi passaggi nel senso che la norma debba applicarsi certamente a chiunque – professionista ma anche pubblicista – svolga per l’appunto la professione   giornalistica, che deve essere autonoma e non condizionata da contratti pubblicitari.
Infatti, a voler ricercare la ratio del divieto imposto, a parere di questo Collegio non si può che rivenirla in un duplice ordine di opportunità: da un lato, che il giornalista non abbia a che fare con una materia che può condizionarlo nello svolgimento della sua attività di comunicatore “neutrale” anche se non necessariamente imparziale; dall’altro, a tutela dei cittadini destinatari del messaggio pubblicitario, che un giornalista non possa garantire al prodotto sponsorizzato una sorta di valore aggiunto che gli deriva dalla propria immagine di professionista della notizia. E questo, ben inteso, a prescindere dall’ambito della “notorietà” che il giornalista possa avere. Anche un pubblicista occasionale corrispondente di un giornale locale potrebbe violare lo spirito della norma se, conosciuto nel ristretto ambito del proprio paese come giornalista, in quell’ambito facesse pubblicità per un dentifricio.

Ma se questo è lo spirito che sorregge il divieto imposto dalla Carta dei doveri,  appare evidente che non si possa sostenere che Michael Bongiorno lo ha  violato. In realtà, come già osservato, non si può in alcun modo ritenere che Michael Bongiorno svolga attualmente professione giornalistica, la quale dunque non può essere turbata nella propria autonomia. Egli è soltanto iscritto (honoris causa) all’albo dei giornalisti. Ma, soprattutto, a parere di questo Collegio non viene affatto percepito come giornalista dalla stragrande maggioranza – se non forse dalla totalità – di coloro che lo conoscono. Non è certo il pubblicista Michael Bongiorno che può dare valore aggiunto a un prodotto commerciale, ma il presentatore Mike Buongiorno. E  se il presentatore Mike Bongiorno di tanto in tanto scrive qualche articolo per un mensile sportivo o per qualche settimanale popolare, questa sua sporadica attività pubblicistica, non corrispondente ad un esercizio della professione, non sarà certo condizionata dalla preminente e cinquantennale attività prevalente del Bongiorno, che è a tutti nota.

P.Q.M.

questo Consiglio dell'Ordine ritiene di non individuare nel comportamento del giornalista Michael Bongiorno alcun comportamento deontologicamente scorretto.

 

Il  Vicepresidente dell’OgL-estensore
Stefano Gallizzi