Marco Pirola (professionista): sospensione di 2 mesi per violazione degli artt. 2 e 48 della legge professionale e della Carte dei doveri

Delibera di apertura: 

Prot. n.  2663 /12/LG/ac                                                                       Milano, 21 maggio 2012

                                                                                                                     raccomandata ar

 

 

DELIBERA DI APERTURA PROCEDIMENTO DISCIPLINARE 

 

 

Il Consiglio dell’Ordine regionale della Lombardia nella seduta del 10 maggio 2012;

 

ha deliberato, d’ufficio, l’apertura di un procedimento disciplinare ex art. 48 della legge 69 del 1963 nei confronti di Marco Pirola per verificare se vi sia violazione delle norme deontologiche che presiedono alla professione di giornalista e, in particolare, dell’art. 2 della legge professionale sotto il profilo della violazione dei doveri di lealtà e buona fede e della Carta dei doveri del giornalista sotto il profilo dell’assunzione di incarichi e dell’accettazione di pagamenti in contrasto con l’esercizio autonomo della professione, nella condotta tenuta da Marco Pirola il quale avrebbe ricevuto dall’ex assessore della provincia di Monza e Brianza  Massimo Ponzoni, (o da soggetti incaricati da quest’ultimo) somme di denaro formalmente giustificate da rapporti di consulenza ma in realtà finalizzate ad ottenere la pubblicazione, da parte di Marco Pirola, di articoli sempre favorevoli a Massimo Ponzoni e al suo operato.

 

Il giornalista Marco Pirola è, pertanto, invitato a comparire davanti a questo Consiglio, il giorno 5 luglio 2012 alle ore 19,30, con avvertimento che:

- si potrà far assistere da un legale di fiducia;

- ha facoltà di presentare documenti e memorie difensive entro la data del 25 giugno 2012;

- potrà esercitare i diritti garantiti dagli artt. 22 e 25 della legge 241 del 1990 (prendere visione ed estrarre copia degli atti del fascicolo presso la segreteria dell’ordine, previo appuntamento con la signora Anna Contini, addetta alla segreteria di presidenza, n. 0267713702).

 

 

Memoria difensiva: 

(Vedi file allegato)

Sentenza: 

Prot. n. 3412  /12/LG/ac                                                                               Milano, 26 luglio 2012

                                                       notifica urgente a mezzo ufficiale giudiziario (art. 57 legge 69/1963)

 

 

Il Consiglio dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia nella seduta del 12 luglio 2012, ha emesso il seguente

 

PROVVEDIMENTO DISCIPLINARE

 

nel procedimento disciplinare a carico di:

Marco Pirola

 

IN FATTO

 

Il Consiglio dell’Ordine regionale della Lombardia, nella seduta del 10 maggio 2012, ha deliberato, d’ufficio, l’apertura di un procedimento disciplinare ex art. 56 della legge 69 del 1963 nei confronti del collega Marco Pirola per verificare se vi sia violazione delle norme deontologiche che presiedono alla professione di giornalista e, in particolare, dell’art. 2 della legge professionale sotto il profilo della violazione dei doveri di lealtà e buona fede e della Carta dei doveri del giornalista sotto il profilo dell’assunzione di incarichi e dell’accettazione di pagamenti in contrasto con l’esercizio autonomo della professione, nella condotta tenuta dal collega Marco Pirola il quale avrebbe ricevuto dall’ex assessore della regione Lombardia Massimo Ponzoni (o da soggetti incaricati da quest’ultimo) somme di denaro formalmente giustificate da rapporti di consulenza, ma in realtà finalizzate ad ottenere la pubblicazione, da parte di Marco Pirola di articoli sempre favorevoli a Massimo Ponzoni e al suo operato.

Già il 26 marzo 2012 Marco Pirola, richiesto di fornire informazioni circa i suoi rapporti con Massimo Ponzoni ha presentato a questo Ordine una memoria nella quale sostiene che, per quanto a sua conoscenza, la società “In Studios” s.r.l. (con la quale egli aveva sottoscritto i due contratti di consulenza) nulla aveva a che fare con Massimo Ponzoni, né con Sergio Pennati, commercialista e sodale del primo; che il contratto da lui stipulato con la società “In Studios” era del tutto regolare come pure regolarmente fatturati sono stati i pagamenti; che l’attività prevista nel contratto è stata da lui esattamente eseguita ed è consistita in uno studio di fattibilità per l’organizzazione di grandi eventi in Brianza con l’individuazione delle relative locations, in un caso, mentre nell’altro egli si è occupato di individuare la sede per un congresso di partito nonchè di altri aspetti logistici legati all’evento; che egli, anche dopo la sottoscrizione del contratto con “In Studios”, ha continuato a svolgere un’opera di informazione critica nei confronti di Massimo Ponzoni, tanto da utilizzare per Ponzoni, negli articoli pubblicati su “L’Esagono”, il nomignolo “il bugiardissimo”. Pirola precisa, inoltre, di non avere mai scritto di Massimo Ponzoni su “Il Giornale” dove le vicende politiche brianzole venivano seguite da altro collega. Conclude affermando che fra gli atti dell’indagine a carico di Massimo Ponzoni vi sono intercettazioni telefoniche in cui lo stesso Ponzoni appare alquanto adirato contro “L’Esagono” per le indiscrezioni, a lui sfavorevoli, pubblicate sul giornale.

Dopo l’apertura del procedimento disciplinare, in data 25 giugno 2012, Marco Pirola ha rimesso a questo Consiglio una memoria sottoscritta dai suo difensori: l’avvocato Gabriele Fava e l’avvocato professor Angelo Giarda.

Nella memoria si contesta la genericità del capo di incolpazione nel quale non sono indicati gli articoli favorevoli a Massimo Ponzoni che Pirola avrebbe scritto. In questo modo sarebbero stati lesi sia il diritto di difesa sia il principio del contraddittorio

Nel merito si sostiene che, per quanto a conoscenza di Marco Pirola, la società “In Studios” non è in alcun modo collegata a Massimo Ponzoni e che l’unico interlocutore che Marco Pirola ha mai avuto è il signor Marco Cordera, amministratore di “In Studios”. Si afferma, inoltre, che Marco Pirola ha svolto per “In Studios” una effettiva e concreta attività di consulenza avente ad oggetto l’individuazione di luoghi abbastanza capienti per poter ospitare eventi affollati, con indicazioni relative anche al catering, al parcheggio, all’ordine pubblico e ad aziende contattabili per ottenere sponsorizzazioni. Si ribadisce che Marco Pirola non ha mai ricevuto denaro da Massimo Ponzoni e che egli ha sempre svolto l’attività giornalistica in maniera indipendente. In proposito si afferma che, degli articoli pubblicati da Marco Pirola nel periodo a cui ci si riferisce, solo alcuni parlano di Massimo Ponzoni e nessuno in termini elogiativi.

Quanto alle accuse contenute nel memoriale di Sergio Pennati si fa presente che Pirola ha presentato querela per diffamazione nei confronti di quest’ultimo. La memoria si conclude chiedendo che venga accertata e dichiarata la nullità della delibera di apertura del procedimento disciplinare. Nel merito si chiede che vengano dichiarati  non sussistenti gli addebiti contestati e, in via subordinata, che venga  adottata una sanzione di lieve entità.

Il giorno 5 luglio 2012 Marco Pirola è comparso davanti a questo Consiglio accompagnato dall’avvocato Gabriele Fava e dall’avvocato professor Angelo Giarda, suoi difensori. Il collega Pirola ha ribadito quanto scritto negli atti difensivi precisando di avere conosciuto Marco Cordara, ovvero colui che gli si è presentato come amministratore unico della società “In Studios”, ad una conferenza stampa organizzata per ricordare la frana di Sant’Antonio Morignone. Successivamente Cordara lo contattò telefonicamente dicendo che la sua società doveva organizzare una serie di eventi in Brianza e che aveva, dunque, bisogno di una persona che conoscesse bene il territorio. Pirola ha ribadito di non aver sospettato che la società fosse riferibile a Massimo Ponzoni e che soltanto tempo dopo, quando egli fu sentito come persona informata sui fatti dalla Guardia di Finanza, gli venne detto che socio occulto di “In Studios” era Sergio Pennati, commercialista e sodale di Massimo Ponzoni.

A questo punto il consigliere Consani ha rivolto a Marco Pirola la seguente domanda: “Io credo che le osservazioni che hai fatto verso la fine quando hai detto che in altre occasioni hai rifiutato colgano esattamente la questione perché noi, al di là del fatto che poi un giornale, un giornalista possa scrivere bene o male che è un giudizio molto relativo è anche difficile capire quanto bene e quanto male si scriva di un politico, però il problema è esattamente quello che tu hai definito. Quindi la domanda che ti volevo è fare esattamente questa perché tu, diciamo, fra i colleghi che sono stati coinvolti in questa vicenda, sei l’unico che si difende dicendo che non sapeva che questa società, ecco… però, su questo ti devo chiedere perché. Siccome gli altri due colleghi invece, cioè dalle loro dichiarazioni emerge chiaramente che sapessero che c’era questo, siccome tu sei esperto, vivi in Brianza da una vita, io vi chiedo e ti chiedo di essere convincente su questo punto. Vorrei capire come tu possa convincerci che solo tu fra questi colleghi che si occupavano di queste cose potesse non sapere che questa società era collegata a Ponzoni perché questo come hai ben capito è il problema”. Il collega Pirola ha risposto nei seguenti termini: Assolutamente sì. Spiego subito, il mio raggio d’azione e le mie capacità arrivavano a Sesto San Giovanni e non oltre, i due colleghi io non so cosa hanno visto. Conosco Zagato da quando faceva il consigliere comunale a Villasanta nel 1988 e mi sono occupato di lui, però l’ho rivisto oggi, io non so come si sia difeso. Loro due gravitavano sul Pirellone e quindi gravitavano su Milano, indirettamente nel cuore del sistema; io mi fermavo a Sesto San Giovanni. A Milano ci sarò venuto tre volte. La società, se mi si presenta un tizio, non è la prima. Ho lavorato anche in passato per altre società in cui dicevano “Devo fare il sito Internet, vieni a fare le fotografie”. Mi diletto di fotografia e faccio anche le fotografie. Sono società non legate a politici che fanno manti stradali, hanno aperto degli uffici a Bernareggio, ho fatto questo lavoro. Non era il primo. Il signor Marco Cordera io non so neanche chi è, ancora adesso, se non per quello che ho letto sui giornali. Non è venuto Ponzoni a dirmi “Oh guarda che…!”. Assolutamente no. Io, ripeto, non frequentavo come i due colleghi Milano, ma proprio nella maniera più assoluta. Quello che io conoscevo, conosco della Brianza, questa società non aveva sede in Brianza, aveva sede a Milano. Massimo Ponzoni aveva la sua base operativa a Desio per quanto riguarda le nomine, i sindaci, assessori, municipalizzate, e chi più ne ha più ne metta, tutti i disastri che ha fatto, ma per quanto riguarda gli “affari” contestati la sua base era a Milano, che io non frequentavo”.

Il Presidente ha chiesto, allora, al collega Pirola di chiarire come mai il fatto di collaborare all’organizzazione di grandi eventi su un’area delle cui vicende politiche e amministrative egli si occupava come giornalista non lo abbia fatto sentire in una situazione di potenziale incompatibilità, soprattutto al momento della sottoscrizione del secondo contratto quando egli già sapeva che cosa concretamente gli sarebbe stato chiesto. Marco Pirola ha risposto “Sì, sapevo che cosa dovevo fare. La prima volta no perché si trattava di quello che ho appena detto, la seconda volta si trattava di un evento politico. Però, attenzione, nel secondo contratto non mi è stato pagato, mi è stato pagato solo circa la metà, se non sbaglio. Io mi ero fermato a questo punto e avendo lumi, e parlando con una signorina di cui non ricordo il nome, sia con il signor Cordera mi è stato detto che la società era fallita e quindi non poteva più pagare. Al che io mi sono fermato. Nonostante questo ho dichiarato l’intera cifra dei redditi, un 22, tutto quello a corredo”.

Ha preso, infine, la parola l’avvocato professor Giarda il quale ha sottolineato che il denaro ricevuto da Pirola non può essere considerato come corrispettivo per articoli favorevoli a Massimo Ponzoni scritti dallo stesso Pirola, dal momento che gli articoli scritti da Marco Pirola non sono affatto favorevoli a Ponzoni.  Di conseguenza – ha concluso il difensore - l’illecito disciplinare contestato non sussiste.

 

IN DIRITTO

 

Sono stati acquisiti al fascicolo del presente procedimento i due contratti stipulati da Marco Pirola con la società “In Studios” s.r.l.. Si legge in essi: “La collaborazione del signor Marco Pirola riferita ad addetto stampa e comunicazione, si sviluppa in un’attività di consulenza per: gestione della comunicazione e dell’informazione, recensione su presentazioni pubblicitarie inerenti gli studi fotografici della società “In Studios” S.R.L., in Milano, via S. Eusebio, 26”.

Oggetto dell’accordo sembra essere, dunque, una prestazione di tipo, lato sensu, giornalistico. Marco Pirola, però, sostiene di avere svolto a vantaggio di “In Studios” ben altra attività, ovvero una collaborazione in materia logistica e organizzativa che nulla ha a che fare con la  sua professione di giornalista. Appare, per tanto, strano che una società commerciale si sia rivolta ad un giornalista, che da oltre vent’anni svolge la professione, facendogli sottoscrivere un contratto di consulenza in materia di comunicazione e informazione per poi chiedergli di occuparsi di individuare strutture per eventi, con annessi parcheggi, catering e sponsor.

Marco Pirola non spiega perché la società “In Studios” ha sottoscritto con lui un contratto avente un oggetto, per poi chiedergli di svolgere altra attività. Non spiega, neppure, perché mai una società commerciale si sia rivolta ad un giornalista professionista, che tale attività svolge da decenni, per una collaborazione di tutt’altra natura.

In ogni caso per assicurarsi la collaborazione di Marco Pirola “In Studios” era disposta a sborsare 24 mila euro in dieci mesi.

Marco Pirola sostiene di non sapere, né di avere mai saputo che la società “In Studios” sia riferibile a Massimo Ponzoni. Che quest’ultimo si servisse di tale società emerge tuttavia dagli atti di indagine compiuti dalla Procura della Repubblica di Monza e, in particolare, dall’ordinanza di custodia cautelare emessa a carico di Massimo Ponzoni dal giudice per le indagini preliminari di Monza.

Non risulta credibile che il solo Marco Pirola non sapesse che dietro a “In Studios” si celava la persona di Massimo Ponzoni. Non va dimenticato, infatti, che Marco Pirola e il giornale per il quale egli lavora, “L’Esagono”, sono particolarmente addentro a tutte le vicende politiche e amministrative di quel piccolo territorio che è la Brianza, basta consultare il sito internet di “L’Esagono” per rendersene conto. Le vicende brianzole sono sviscerate al punto tale che le notizie vengono distinte a seconda che riguardino nord, est, ovest o centro della Brianza. Se “In Studios” era una delle società riferibili a Massimo Ponzoni, ovvero al più importante esponente politico del PDL brianzolo, non risulta credibile che proprio Marco Pirola nulla ne sapesse. In ogni caso non si comprende come il collega Pirola possa non essersi posto il dubbio della correttezza del suo agire nel momento in cui ha accettato di collaborare all’organizzazione di un congresso di partito nel territorio le cui vicende politiche egli tratta professionalmente.

Ad ogni modo appare censurabile che egli abbia accettato un contratto di consulenza - che almeno sulla carta doveva avere ad oggetto attività giornalistica - da un soggetto di cui - come egli stesso afferma - nulla sapeva. Se si deve credere, infatti, che della società ”In Studios” il collega Pirola aveva conosciuto solo l’amministratore Marco Cordera, è anche vero che egli non si pose il problema di capire chi fossero i soci della società e che accettò un vantaggioso contratto di consulenza in materia di comunicazione e informazione offerto da una persona conosciuta occasionalmente durante una conferenza stampa. Nessun problema il collega Pirola si pose nemmeno quando emerse – come egli stesso afferma – che quella società stava organizzando il congresso del PDL ad Arcore avvalendosi della sua collaborazione.

 

***

 

La difesa di Marco Pirola sostiene che non vi sia prova di un atteggiamento di maggior favore che il collega Pirola avrebbe tenuto nei confronti di Massimo Ponzoni ed, anzi, eccepisce la nullità del capo di incolpazione che non indica quali articoli Marco Pirola avrebbe scritto per favorire il medesimo Ponzoni.

E’ ben lontano delle intenzioni di questo Ordine valutare il merito di quanto scritto dai colleghi. Non è, infatti, possibile sindacare un articolo giornalistico accusandolo di essere troppo favorevole ad una persona o ad una causa, perché questo comporterebbe una grave violazione della libertà di espressione. Ciascun collega è libero di scrivere nei termini più positivi ed elogiativi di chi crede, a condizione di non avere accettato denaro da costui. Di chi gli ha corrisposto denaro, viceversa, deve semplicemente astenersi dallo scrivere.

Dunque, ciò che si contesta al collega Pirola non è il contenuto di uno o più articoli, più o meno favorevoli a Massimo Ponzoni, ma di essersi messo in una situazione tale da compromettere la sua imparzialità e con essa la credibilità della categoria. Recita, infatti, la Carta dei doveri del giornalista “Il giornalista rifiuta pagamenti, rimborsi spese, elargizioni, vacanze gratuite, trasferte, inviti e viaggi, regali, facilitazioni o prebende, da privati o enti pubblici, che possano condizionare il suo lavoro e l’attività redazionale o ledere la sua credibilità o dignità professionale”.

Ritiene questo Ordine che la credibilità del collega Pirola e la dignità della professione escano compromesse dal fatto che Marco Pirola abbia accettato pagamenti per 24 mila euro da una società riferibile ad uno dei principali protagonisti dell’ambito politico di cui Marco Pirola scrive abitualmente. Per altro, questo Consiglio ritiene che la norma deontologica sarebbe violata anche quando l‘attività di “consulenza” fosse stata effettiva e reale. La norma, infatti, chiede al giornalista (fra le altre cose) di rifiutare “pagamenti” ovvero somme di denaro corrisposte a fronte di una controprestazione, se essi possono fare sorgere il sospetto di condizionamenti. Volendo usare un esempio prosaico, non sarebbe deontologicamente lecito che un giornalista fosse retribuito come segretario da un uomo politico del quale parla nei sui articoli, neppure se l’attività di segretario fosse svolta effettivamente, perché questo farebbe sorgere sospetti sulla sua imparzialità. Nel caso concreto, la circostanza che l’attività richiesta a Pirola a fronte del pagamento di 24 mila euro abbia natura incerta (vista la discrepanza fra ciò che è scritto nel contratto e ciò che Pirola sostiene di avere effettivamente fatto) getta una luce ulteriormente negativa sulla vicenda. Non può infine sottacersi che dell’attività che Pirola dice di avere prestato non è rimasta alcuna traccia documentale, mentre se egli avesse svolto effettivamente l’attività indicata come oggetto del contratto di essa sarebbe rimasta necessariamente traccia.

Non va infine dimenticato che una delle prestazioni che Pirola sostiene di avere reso a favore di “In Studios” s.r.l. è la collaborazione all’organizzazione del congresso di un partito politico, partito di cui Marco Pirola si occupava come giornalista.

 

P.Q.M.

 

il Consiglio, ravvisando la responsabilità del collega Marco Pirola per i fatti a lui contestati, ritiene sanzione adeguata la sospensione per mesi due.

L’esecutività della sanzione resta sospesa ai sensi e per gli effetti dell’art. 60 della legge 69 del 1963.