Simona Pletto (pubblicista): procedimento disciplinare per violazione privacy

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  1. Delibera di apertura
  2. Memoria difensiva
  3. Sentenza

1. Delibera di apertura

Prot. n.  4875 /08/LG/ac                                                                     Milano, 27 novembre 2008
                                  
DELIBERA DI APERTURA PROCEDIMENTO DISCIPLINARE

Il Consiglio dell’Ordine regionale della Lombardia  nella seduta del 27 ottobre 2008,

  • vista la segnalazione dell'Ordine dei giornalisti dell'Emilia Romagna;
  • su iniziativa d'ufficio;

 

ha deliberato l’apertura di un procedimento disciplinare ex art.56 L.69\1963 nei confronti della giornalista Simona Pletto, perché in violazione degli artt. 2 e 48 della legge professionale, della Carta dei doveri del giornalista del 8.7.1993 e della Carta della privacy 2003, quale autrice dell'articolo “Dalle favole agli abusi sessuali” pubblicato sulla Voce di Romagna edizione di Forlì del 4.09.2007, riferiva di una vicenda di cronaca riguardante un musicista-scrittore arrestato con l'accusa di pedofilia,

  • violando il dovere di rispettare sempre e comunque il diritto alla presunzione di innocenza dell’indagato;
  •  non tenendo in debita considerazione il criterio dell’ “essenzialità” dell’informazione, anche  in considerazione del coinvolgimento di un minore come vittima delle presunte violenze. 

 

 La giornalista Simona Pletto è pertanto invitato a comparire davanti a questo Consiglio,  il 14 gennaio 2009 ore 18.30, con avvertimento che si potrà far assistere da un legale di fiducia, che ha facoltà di presentare documenti e memorie difensive, da allegare anche in formato elettronico, che potrà esercitare i diritti garantiti dagli art. 22 e 25 della legge 241\1990.

2. Memoria Difensiva

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3. Sentenza

Prot. n. 935 /09/SG/ac                                                               Milano,  19 febbraio 2009
                         
Il Consiglio dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia nella seduta del 14 gennaio 2009 ha emesso il seguente
Provvedimento disciplinare

Nel procedimento disciplinare a carico della giornalista pubblicista Simona Pletto

            IN FATTO

Il Consiglio dell’Ordine regionale della Lombardia  nella seduta del 27 ottobre 2008, vista la segnalazione dell'Ordine dei giornalisti dell'Emilia Romagna, su iniziativa d'ufficio ha deliberato l’apertura di un procedimento disciplinare ex art. 56 L.69\1963 nei confronti della giornalista Simona Pletto, perché in violazione degli artt. 2 e 48 della legge professionale, della Carta dei doveri del giornalista del 8.7.1993 e della Carta della privacy 2003, quale autrice dell'articolo “Dalle favole agli abusi sessuali” pubblicato sulla Voce di Romagna edizione di Forlì del 4.09.2007 (rectius: 2.09.07), riferiva di una vicenda di cronaca riguardante un musicista-scrittore arrestato con l'accusa di pedofilia

  1. violando il dovere di rispettare sempre e comunque il diritto alla presunzione di innocenza dell’indagato;
  2.  non tenendo in debita considerazione il criterio dell’ “essenzialità” dell’informazione, anche  in considerazione del coinvolgimento di un minore come vittima delle presunte violenze. 

 

La collega Simona Pletto è stata perciò invitata a comparire davanti a questo Consiglio il giorno 14 gennaio 2009.

In precedenza, Simona Pletto aveva fatto pervenire a mezzo e-mail una memoria difensiva in cui respingeva gli addebiti precisando di non aver violato le norme richiamate a tutela dei minori, pur avendo, il suo giornale, scelto di pubblicare il nome della persona arrestata per presunta pedofilia, in quanto egli ricopriva un ruolo pubblico importante. Nulla ad ogni modo, poteva far risalire all'identità del bambino essendo decine, all'epoca, nella sola provincia interessata, le pratiche di affido temporaneo come quella del piccolo in questione, vittima dei presunti abusi.  
La doglianza difensiva veniva ribadita ed approfondita nel corso dell'audizione, in cui la collega Pletto aggiungeva, a dimostrazione della propria buona fede e dell'intenzione di  non esagerare nella pubblicazione di particolari scabrosi, che altri giornali  avevano pubblicato anche particolari relativi ad un video che avrebbe ripreso il comportamento inequivocabile dell'indagato nei confronti del bambino, e che lei si era invece astenuta dal farne cenno ritenendo sufficiente quanto scritto.
Rispondendo alla domanda di un consigliere sulla totale assenza, nell'ambito dell'articolo contestato, di formule dubitative, di “condizionali”, di qualunque accenno al fatto che  quella di pedofilia fosse per il momento una semplice ipotesi d'accusa, la collega Simona Pletto osservava che nel sommario del pezzo figuravano le parole “è accusato”, e che nei giorni seguenti aveva dato ampio risalto alle tesi difensive, con appositi articoli.

Le tesi difensive non meritano accoglimento per i seguenti motivi.  

IN DIRITTO

Premessa necessaria è la precisazione che l'articolo contestato è datato 2 settembre e non 4 settembre 2007, come erroneamente indicato nel capo di incolpazione. In sede di audizione è stato chiarito questo errore meramente “tecnico”, dal momento che l'individuazione del  pezzo era risultata ben chiara.

In merito al capo a),  non si può far a meno di constatare che in tutto l'articolo –  50 righe di apertura -  la vicenda dell'arresto viene riportata in termini tali da non lasciare dubbi a chi legge, sin dall' “attacco”: “Doveva prendersi cura del bimbo, e invece è diventato il suo orco”. E così di seguito: “L'hanno sorpreso nel letto, steso ormai sopra il corpo del bambino, mentre lo accarezzava in atteggiamenti inequivocabili (...) Teatro degli abusi sessuali, consumati dai primi giorni di agosto sul bimbo di cinque anni, era la casa del noto animatore forlivese (...)”. Un articolo, che qui si intende integralmente riportato, steso in chiave non solo (e legittimamente) “colpevolista”, ma privo di qualunque riferimento alle tesi difensive e, soprattutto, totalmente esente da qualunque formula “dubitativa”. Non un verbo al condizionale, non un “presunto”, non uno spiraglio di incertezza rispetto ad un giudizio che suona come una pesante condanna preventiva.
Questo Collegio ritiene che la violazione della norma deontologica risulti evidente dalla semplice lettura del pezzo alla luce dei principi contenuti nella Carta dei doveri del giornalista in tema di presunzione di innocenza: “In tutti i casi di indagini o processi, il giornalista deve sempre ricordare che ogni persona accusata di un reato è innocente fino alla condanna definitiva e non deve costruire le notizie in modo da presentare come colpevoli le persone che non siano state giudicate tali in un processo”.
E non vale certamente ad attenuare la colpa il semplice inserimento di un “E' accusato” nel sommario, né la circostanza che nei giorni successivi la collega abbia scritto nuovi articoli sul caso, dando spazio alle tesi difensive. E' ovvio che la “presunzione di innocenza” nell'ambito della cronaca giudiziaria deve valere per ogni singolo articolo.

Quanto al capo b), la tesi difensiva sostenuta dalla collega Simona Pletto - cioè che l'essersi  astenuta dallo scrivere il particolare dell'esistenza di un video che conteneva immagini inequivocabili dell'episodio proverebbe il rispetto, da parte sua, del requisito di “essenzialità” della cronaca fornita -  in realtà fornisce paradossalmente un argomento che può essere usato a dimostrazione del contrario. E cioè: se la collega avesse riferito dell'esistenza del video, allora avrebbe trovato maggior giustificazione anche l'offrire al lettore una serie di particolari che invece, presentati “a freddo”, sembrano a questo Collegio davvero non “essenziali”, tanto più se riferiti ad un bambino possibile vittima di abusi. (A titolo di esempio: “Ma poco prima, nei suoi morbosi giochi preliminari, c'erano stati i baci, le carezze, i massaggi fatti con le mani unte di un olio profumato, tra incensi e candele accese”).

PQM

 il Collegio ritiene provata la responsabilità disciplinare della giornalista Simona Pletto per entrambi i capi d’incolpazione e ritiene congrua la sanzione dell'avvertimento.

 

Il Vicepresidente
Stefano Gallizzi